Ricerca per:
Pellegrinaggio alla Foiba di Basovizza

Pellegrinaggio alla foibe di Basovizza

 Padre Barnaba al Sacrario di Redipuglia, a Villa Carnera e alla Foiba di Basovizza

 

Pellegrinaggio alla foibe di Basovizza

Un gruppo di fedeli della Chiesa Ortodossa Italiana della provincia di Frosinone, diretti da padre Barnaba (al secolo Sergio Arduini) hanno effettuato un pellegrinaggio in Friuli e nella Venezia Giulia per rendere omaggio ai caduti della Grande Guerra del Sacrario Militare di Redipuglia e alle vittime della barbarie comunista assassinati nella Foiba di Basovizza. A Redipuglia (GO) vi è un imponente sacrario militare monumentale, costruito in tre anni da un gruppo di lavoro dallo scultore Giannino Castiglioni e dall’architetto Giovanni Greppi, inaugurato il 18 settembre 1938 alla presenza del Capo dello Stato on. Benito Mussolini che contiene le spoglie di 39.857 caduti identificati che recano tutte la scritta PRESENTE e nell’ultimo gradone due grandi tombe comuni ai lati di una cappella votiva dove riposano 60.330 caduti ignoti.

Il Sacrario vuole ricordare i 689.000 soldati italiani caduti nella I guerra mondiale, all’epoca percepita IV guerra d’Indipendenza perché promossa per riportare alla madrepatria le città irredente di Trento e Trieste. Tra i caduti sepolti a Redipuglia c’è la tomba del Maresciallo d’Italia principe Emanuele Filiberto Duca D’Aosta, comandante della III Armata, che nel 1931 chiese di essere sepolto tra i propri soldati. Unica donna sepolta nel sacrario è quella della ventunenne Margherita Kaiser Parodi, in omaggio delle crocerossine morte durante la guerra per soccorrere i soldati feriti.   

Durante il pellegrinaggio padre Barnaba ha visitato Villa Carnera e reso omaggio alla Tomba di Primo Carnera a Sequals (PD) per rendere omaggio all’unico pugile italiano che ha vinto (al Madison Square Garden di New York nel 1933) il campionato mondiale dei Pesi Massimi, un uomo generoso, leale, probo e sportivo popolarissimo dell’Italia dell’anteguerra ricordato ancora oggi come “Il Gigante Buono”. 

                                           (nella foto padre Barnaba, e  sulla sinistra e Roberto Humber )

Il pellegrinaggio nelle terre friulano-giuliane si è concluso a Basovizza, una frazione di Trieste dove nel 1945 le forze comuniste dell’Armata Popolare Jugoslava, supportare dal PCI e dai partigiani comunisti italiani (che erano a favore dell’annessione del Friuli Venezia Giulia alla Jugoslavia), hanno assassinato migliaia di soldati e cittadini italiani.

Dopo che il 30 marzo 2004 fu promulgata la legge n. 92/2004 che istituiva il Giorno del Ricordo per i martiri delle Foibe (su proposta di legge del triestino Roberto Menia e di Ignazio La Russa di AN, oggi ambedue in F.d’I): per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” il 10 febbraio 2007 fu inaugurato il Sacrario delle Foibe di Basovizza, con annesso centro di documentazione.

Precedentemente già nel 1992 l’allora presidente della Repubblica on. Oscar Luigi Scalfaro aveva decretato che la Foiba di Basovizza fosse dichiarata monumento nazionale. La foiba di Basovizza è una cavità artificiale, e in particolare un pozzo minerario per l’estrazione del carbone, profondo 228 metri e largo 4 dove alla fine della seconda guerra mondiale ebbero luogo eccidi ed esecuzioni sommarie di prigionieri di guerra (italiani e tedeschi), di civili italiani e anti comunisti sloveni da parte dei partigiani comunisti jugoslavi.

La data scelta è stata quella del 10 febbraio perché in tale giorno, nel 1947, fu firmato il trattato di pace di Parigi che consegnò alla Repubblica comunista della Jugoslavia i territori dell’Istria, del Quarnaro, le città di Zara e Fiume e la Dalmazia, precedentemente parte del Regno d’Italia. Dopo questa data ci fu la pulizia etnica degli italiani dell’Istria, Fiume e Dalmazia con almeno 16.500 italiani infoibati e 350.000 (giuliani, quarnerini e dalmati) profughi.

Va ricordato che I comunisti non si accanirono soltanto contro gli italiani reputati fascisti, ma contro gli italiani in quanto tali, essendo stati infoibati anche partigiani antifascisti quali l’autonomista fiumano Riccardo Zanella e I partigiani Licurgo Olivi del Partito Socialista e Augusto Sverzutti del Partito d’Azione, membri del C.L.N. ma contrari alla juogoslavizzazione del Friuli Venezia Giulia avallata dalle bande comuniste italiane garibaldine nel nome dell’Internazionalismo Comunista (i partigiani comunisti italiani della Divisione Garibaldi “Natisone” che si era posta agli ordini dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia nel maggio 1945 si resero responsabili dell’Eccidio di Porzûs dove trucidarono decine di partigiani, tra I quali Guido Pasolini fratello del poeta e regista Pier Paolo, della Divisione Osoppo di partigiani cattolici e monarchici di sentimenti patriottici e italiani). Va ricordato che dopo la guerra i partigiani comunisti si accanirono contro non soltanto gli italiani, ma soprattutto contro i patrioti croati, dei quali ricordiamo lo sterminio dell’intero clero e classe dirigente della Chiesa Ortodossa Croata.

Padre Barnaba ha benedetto le tombe dei martiri e ricordato i caduti, che non hanno mai avuto giustizia perché il Governo Italiano, guardasigilli il comunista stalinista Palmiro Togliatti, il 22 giugno 1946 promulgò la famosa “Amnistia Togliatti” onde evitare che fossero giudicati i responsabili dei crimini fatti dai partigiani, il 18 settembre 1953 poi il Governo Pella, su proposta del guardasigilli democristiano Antonio Azara approvò un ulteriore indulto e amnistia per tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948, ossia le stragi e le uccisioni di fascisti, presunti tali o anticomunisti effettuati nei tre anni successivi alla fine della guerra.      

Mons. Filippo Ortenzi

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Facebook   Radio Ortodossa      Twitter  UniSAG

Patrick Zaki

Patrik Zaki

 Egitto – come si diventa stranieri in Patria

 

Dopo circa due anni di detenzione senza accuse formali, si è venuto a sapere che lo studente egiziano dell’Università di Bologna, Patrick Zaki, è detenuto per motivi religiosi in quanto ha denunciato una realtà sotto gli occhi di tutti, e cioè che nella Repubblica Araba d’Egitto i copti (egiziani), popolazione camita discendente degli antichi egizi sono discriminati e perseguitati dalla maggioranza araba e musulmana e tollerati, al più, come cittadini di seconda classe o dhimmi.   Ovviamente la notizia non ha fatto piacere alla maggioranza dei mass media italiani che, pensavano che Zaki fosse indagato per avere posizioni diverse da quelle governative sulla condizione degli omosessuali in Egitto. Un Zaki “frocio” era, evidentemente “politicamente corretto“, uno “cristiano”, per chi si batte per l’invasione afro-islamica del nostro popolo, per togliere i crocifissi dalle scuole ecc. diventa, per i pennivendoli del pensiero unico, meno difendibile. All’uopo riporto un articolo da me  pubblicato il 26 dicembre 2017 sul blog Italia Ortodossa dal titolo: Egitto – come si diventa stranieri in Patria.      

Esisteva un tempo, un’antica civiltà che fiorì sulle rive del Nilo migliaia di anni prima che in Italia fosse fondata Roma. Il popolo che viveva in tale territorio costruì monumenti imponenti, che ancora oggi gli scienziati non riescono a capirne le tecniche di costruzione, crearono la scrittura, l’astronomia, la medicina ed era culturalmente progredito migliaia di anni prima che sul mediterraneo si affermassero la cultura greca e la potenza di Roma. Tale popolo mantenne la propria autonomia religiosa e culturale anche dopo essere entrato a far parte dell’Impero Romano e favoriva la conoscenza, avendo costituito la più grande biblioteca del mondo. Il popolo egiziano fu anche uno dei primi a convertirsi al cristianesimo, a cui diede fermento mistico con il monachesimo fondato da Sant’Antonio il Grande e da santi e dotti monaci conosciuti come i “Padri del deserto“, con una particolare vivacità culturale e teologica e ciò fino a quando nel 639 d.c.  orde arabe provenienti dalla Palestina al comando di Amr Ibn al-As irruppero nel suo territorio sconfiggendo successivamente le truppe romane (l’Impero Bizantino non è mai esistito si è sempre chiamato Impero Romano e giuridicamente, dopo la caduta di Roma la capitale dell’Impero divenne Costantinopoli-Nuova Roma, salvo nel periodo 663-668 quando la capitale imperiale fu portata a Siracusa, in Sicilia) che, incapaci militarmente di difenderlo,  l’abbandonarono alla dominazione islamica nel 642. Gli arabi, popolo rozzo di nomadi venuti dal deserto, animato da un fanatismo religioso che gli imponeva la diffusione della religione con la spada e lo sterminio o sottomissione dei popoli soggiogati, per prima cosa cercò di colpire il cuore della cultura egizia distruggendo la grande biblioteca di Alessandria dove erano custodite non soltanto le conoscenze dell’antico Egitto ma di tutta la Civiltà ellenico – romana, con la giustificazione, come affermò il Califfo (vicario del Profeta e Guida dei Credenti) Omar che se nei libri si affermavano cose in accordo con il Corano erano inutili, se invece si affermavano cose contrarie erano dannose e pertanto, in ambedue i casi andavano distrutti. Dopo una trentina d’anni gli invasori arabi imposero come lingua ufficiale l’arabo, che sostituì il copto (egiziano), che gradualmente cessò di essere parlato dagli abitanti finendo per estinguersi, dopo un migliaio di anni, alla fine del diciassettesimo secolo, sopravvivendo unicamente come lingua liturgica della Chiesa Copta-Ortodossa e delle altre Chiese Cristiane presenti nel territorio. Gli Arabi imposero anche il calendario mussulmano, lunare e impreciso che sostituì il calendario copto od alessandrino derivato dall’antico calendario egizio e la scrittura copta, simile a quella greca, fu sostituita da quella araba meno elaborata essendo priva di vocali. Con il tempo gli invasori arabi si sposarono con le donne o gli uomini locali e, com’è d’obbligo, per i non credenti, se si sposano con un mussulmano, si devono convertire all’Islam e, gradualmente numerosi egiziani onde non pagare la tassa di sottomissione e non essere dhimmi (credenti in una religione dei popoli del libro – cristiani ed ebrei – tollerati ma discriminati e sottomessi all’Islam), si convertirono all’Islam abbandonando la loro religione ed accettando nome e costumi arabi, finendo per considerarsi arabi essi stessi. Gradualmente in Egitto, il termine egiziano o copto, ha finito per individuare i discendenti degli antichi egizi che mai si sono mischiati con gli Arabi ed hanno mantenuto una lingua (sia pur usata nella liturgia ma che si studia nelle Parrocchie), un popolo (quello egiziano autentico) e una fede (quella cristiana). Molti ignorano che non esiste una Repubblica Egiziana ma una Repubblica Araba d’Egitto, a rimarcare che l’Egitto è degli Arabi e dei Mussulmani e che gli egiziani (copti) e i cristiani non hanno diritti. Quello che è successo in Egitto è successo anche in Kosovo dove gli albanesi immigrati al seguito delle truppe ottomane hanno gradualmente superato per numero le precedenti popolazioni serbe-ortodosse costringendole a lasciare i territori dei loro avi e sarebbe successo in Spagna se non ci fosse stata la Reconquista cristiana (per fortuna loro all’epoca non c’era un Papa Francesco) ed in Sicilia se dopo quattro secoli di dominazione saracena non fosse stata liberata dai normanni di Goffredo D’Altavilla. Quanto sopra raccontato è un monito per tutti quelli che nel nome dell’accoglienza vogliono le frontiere aperte, rischiamo di finire come gli egiziani … stranieri in Patria.     

Mons. Filippo Ortenzi

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Facebook   Radio Ortodossa      Twitter  UniSAG

Gérard Depardieu

Gérard Depardieu

Parigi – l’attore francese si è convertito all’Ortodossia

 

Gèrard Xavier Marcel Depardieu, nato a Châteauroux, nella regione francese della Valle della Loira il 27 dicembre 1948, è uno dei più famosi attori e produttori cinematografici d’oltralpe. Nella sua carriera è stato protagonista di numerosi film, il più noto dei quali è il Cyrano de Bergerc (per il quale ha vinto quale miglior attore protagonista il Festival di Cannes del 1990, il Premio César nel 1991 e fu  candidato al premio Oscar quale miglior attore protagonista nel 1991), ha ottenuto altri premi come miglior attore protagonista con i film L’ultimo metrò (Premio Cèsar 1981) e Police (Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla 42.ma Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 1985), ha vinto altresì il Golden Globe nel 1991 per il film Matrimonio di convenienza e il Leone d’Oro alla carriera a Venezia nel 1997. Tra gli altri riconoscimenti ricordiamo che nel 1991 gli fu dedicato un asteroide (19999 Depardieu) sito nella Fascia degli asteroidi tra Marte e Giove e di essere stato insignito dell’Ordine della Legion d’Onore nel 1996.

Nato in una famiglia cattolica, laica e di sinistra, non è stato mai battezzato e, nell’ambiente del cinema francese, al pari della maggioranza degli altri attori aveva sposato idee di sinistra, anti-occidentali e terzomondiste che lo portarono, nel 1970 a convertirsi all’Islam, religione abbandonata due anni dopo, e ha subire la fascinazione delle spiritualità orientali quali buddhismo e induismo, senza mai formalmente aderire ad alcuna denominazione religiosa. Unica costante nella sua vita, l’avversione alla Chiesa Cattolica. Col tempo ha modificato le proprie idee politiche, abbandonando la sinistra anti-cristiana, antinazionale e filo-islamica e avvicinandosi alla destra sovranista, tanto che nel 2017 ha appoggiato alle presidenziali Marine Le Pen del Rassemblement National contro il candidato liberal Emmanuel Macron di La Rèpublique en Marche e nel 2019 i gilet gialli. Appassionato dalla Russia nel 2013 gli fu concessa da Valdimir Putin la cittadinanza russa, e a causa di ciò è stato inserito nel 2015 tra le persone a cui è vietato l’ingresso nella Repubblica dell’Ucraina. Come è in uso nell’ortodossia, l’attore in Russia si è affidato ad un Padre Spirituale, ed è stato personalmente seguito nel suo percorso di conversione da Padre Tikho Chevkunov, conosciuto per essere il confessore personale del presidente russo Vladimir Putin. A 71 anni, finito il periodo di catecumenato, è stato battezzato il 4 settembre scorso, a Parigi, nella Cattedrale ortodossa russa di Saint-Alexandre-Nevsky. Il battesimo dell’attore è stato fatto per aspersione e non per immersione perché, causa la mole, il battistero della cattedrale era piccolo. Va ricordato che, al contrario di quanto affermato da talune chiese ortodosse fondamentaliste paleoimerologhiti, il battesimo per aspersione è perfettamente ortodosso perché già previsto nella Didachè in epoca apostolica.

Al contrario di esponenti del cinema quali Omar Sharif (nato cattolico), della musica: Janet Jackson, Ice Cube, Snoop Dogg .. e dello sport, come i pugili Cassius Clay e Miki Tyson che hanno abbandonato il protestantesimo o il cattolicesimo per l’Islam, l’Ortodossia, negli ultimi anni sta suscitando una forte fascinazione nel mondo dello spettacolo. Molti ignorano, ad esempio, che il famoso attore americano Charles Bronson si era convertito all’ortodossia, così come il cantante raggee giamaicano Bob Marley, ex rastafariano. Tra gli altri attori convertitesi all’ortodossia ricordiamo le attrici americane Jennifer Ariston, Tyna Frey, Rita Amy Sedaris, Shawnee Smith (anche cantante ed ex avventista), Lana Wood, Milla Jovovich …; gli attori americani Tom Hanks, Jim Belushi, Cari-Hiroyki Tagawa, Michael Chiklis, John Stamos …; i cantanti e musicisti: Adam Aminé Daniel (rapper d’origine etiope), Yuri Shervchuk, il cantante inglese dei Depeche Mode David Gahan e la cantante Katie Melua, il cantante d’origine ebraica Chris Hillman dei I Byrd, il pianista d’origine svizzero-alzsaziana Alexandre Frey, il compositore statunitense John Craton, i compositori inglesi Ivan Moody e sir Jon Kenneth Tavener, il musicista jazz afro-americano Kalil Amar Wilson ecc; artisti come Gala Dalì (modella e moglie di Salvador Dali) e sportivi come i campioni Marcus Stoinis (Australia – cricket), Milan Lucic (Canada – hockey), Andre Agassi (americano d’origine iraniana – tennis), Jeff George (USA – quaterback di Football americano) ecc. In Italia tra coloro che si sono convertiti alla Chiesa Ortodossa Italiana ricordiamo Alessandro D’Agostini, noto poeta e artista, fondatore del Movimento Poeti d’Azione, il compositore dott. Ubaldo Sterlicchio, ex generale della Polizia Stradale e il nobile cavalier Francesco Russo di Cortimpiano, noto poeta, scrittore ed innografo sia in italiano che in napoletano.

Mons. Filippo Ortenzi

Gérard Depardieu Parigi – l’attore francese si è convertito all’Ortodossia

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Facebook   Radio Ortodossa      Twitter  UniSAG

Radio Roma Capitale – Live Social

Radio Roma Capitale – Live Social

intervista a mons. Filippo Ortenzi e l’avv. Ersilia Lia Barracca

Mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, accompagnato dall’avv. Ersilia Lia Barracca. Responsabile legale dell’Arcidiocesi e diaconessa della nostra Chiesa, sono stati intervisti nell’ambito della trasmissione Live Social (interviste e storie) trasmessa da Radio Roma Capitale – l’unica radio che da voce al cittadino, radio ufficiale dell’Ente Roma Capitale.

Radio Roma Capitale - Live Social

Oltre che della Chiesa sia mons. Filippo e l’avv. Ersilia Lia Barracca hanno aprlato dell’opposizione della Chiesa al D.D.L. Zan e della denuncia contro un manifestante del Gay Pride di Roma 2021, predisposta dall’avv. Ersilia Lia Barracca, per blasfemia e vilipendio della Religione.

Radio Roma Capitale – Live Social

intervista mons. Filippo Ortenzi e l’avv. Ersilia Lia Barracca

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Facebook         Twitter  UniSAG

8 settembre – Natività di Maria

8 settembre

  Natività di Maria

 

  Natività di Maria

L’8 settembre la Chiesa Ortodossa festeggia la Natività di Maryām (Maria), madre secondo la carne del nostro Salvatore Yēšūa’ (Gesù). Nel 431 il Concilio di Efeso (III Concilio Ecumenico) convocato dall’imperatore romano Teodosio II e presiduto dal Patriarca Cirillo di Alessandria d’Egitto (il Papa, come per la quasi totalità dei Concili del I millennio, non era presente), gli riconobbe il titolo di Theotokos (o Deipara o Dei genetris = Genetrice di Dio, reso in ambito italiano come Madre di Dio). Maria nacque a Nazaret e era figlia di Jojakin (Gioacchino), di Gerusalemme, un uomo virtuoso e molto ricco, giudeo della stirpe di David e Hannah (Anna) di Bethemme, figlia d’un levita della stirpe sacerdotale d’Aronne.

La Santa Vergine nacque da genitori molto anziani e, precedentemente sterili, grazie alla benedizione divina che accolse le loro preghiere. Secondo l’ortodossia Maria era una vera donna e, come tutte le donne, fu concepita in modo assolutamente normale e, pertanto, non era immune dal peccato ancestrale. Pertanto la Chiesa Ortodossa rifiuta il dogma cattolico dell’Immacolata Concezione che avrebbe quale conseguenza una deificazione della Madre del Salvatore (infatti nella Chiesa Cattolica già si parla di Maria come Mediatrice e Corredentrice dell’Umanità) e ne verrebbe a compromettere anche la dottrina della natura, anche umana, di Cristo.         

Il Vescovo Filippo di Roma e padre Giuseppe hanno celebrato la festa della Natività di Maria presso la Parrocchia dei Santi Imperatori Costantino ed Elena a Roma Anagnina con relativa benedizione delle acque.

TROPARIO
La tua Natività, o Vergine,
Ha proclamato gioia all’intero universo!
Il Sole di Giustizia, Cristo nostro Dio,
È brillato da te, o Theotokos!
Annullando la maledizione,
Ha concesso una benedizione.
Distruggendo la morte, ci ha concesso la Vita eterna.

         KONTAKION

Per la tua Natività, o Vergine Purissima,
Gioacchino e Anna sono liberati dalla sterilità;
Adamo ed Eva, dalla corruzione della morte.
E noi, tuo popolo, liberato dalla colpa del peccato, celebriamo e cantiamo a te:
La donna sterile partorisce la Theotokos, la nutrice della nostra vita!

8 settembre – Natività di Maria

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Facebook   Radio Ortodossa      Twitter  UniSAG

Martirio di San Giovanni Battista

Martirio di San Giovanni Battista

Divina Liturgia  a Roma officiata da padre Giovanni e mons. Filippo 

 

              Domenica 29 agosto scorso, Si è celebrata presso la Parrocchia “Santi Elena e Costantino” di Roma, una Divina Liturgia per la festa di San Giovanni Battista, il Precursore, officiata da padre Giovanni e presieduta dall’arcivescovo Filippo di Roma. Da Orthodoxviki apprendiamo che Giovanni: “Trascorse i suoi primi anni nel tratto montuoso della Giudea che giace tra Gerusalemme e il Mar Morto (Matteo 3:1-12). Condusse una vita semplice, indossando abiti in fibra di corda (gamla) e mangiando “cavallette e miele selvatico” (Matteo 3:4). Da adulto Giovanni iniziò a predicare in pubblico e le persone di “ogni quartiere” furono attratte dal suo messaggio. L’essenza della sua predicazione era la necessità del pentimento e del voltarsi dalle occupazioni egoistiche. Ha denunciato i sadducei e i farisei come una “generazione di vipere” e li ha avvertiti di non assumere che la loro eredità concedesse loro un privilegio speciale (Luca 3:8). Ha messo in guardia gli esattori delle tasse e i soldati contro l’estorsione e il saccheggio. La sua dottrina e il suo stile di vita suscitarono interesse, portando persone da tutte le parti a vederlo sulle rive del fiume Giordano. Là battezzò migliaia di persone al pentimento.

La fama di Giovanni raggiunse le orecchie di Gesù a Nazaret (Mt 3,5), e dalla Galilea venne al Giordano per essere battezzato da Giovanni, per il motivo speciale che a lui si addiceva «adempiere ogni giustizia» (Mt 3 :15). L’ufficio speciale di Giovanni cessò con il battesimo di Gesù, che ora deve “aumentare” mentre il Re viene nel suo regno. Continuò, tuttavia, per un po’ a rendere testimonianza della messianicità di Gesù. Lo indicò ai suoi discepoli, dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio”. Il suo ministero pubblico fu improvvisamente (probabilmente dopo circa sei mesi) terminato dalla sua messa in prigione da parte di Erode, che aveva rimproverato per il peccato di aver preso con sé la moglie di suo fratello Filippo (Lc 3,19). Fu rinchiuso nel castello di Macheronte, fortezza all’estremità meridionale di Peraea, 9 miglia a est del Mar Morto, e qui fu decapitato su istigazione di Erodiade; tradizione successiva implica anche Salomé. I suoi discepoli, dopo aver consegnato il corpo senza testa alla tomba, andarono e riferirono a Gesù tutto ciò che era accaduto (Mt 14:3-12). La morte di Giovanni avvenne apparentemente poco prima della terza Pasqua del ministero di Gesù.

Gesù stesso testimoniò riguardo a Giovanni che era una “luce ardente e splendente” (Giovanni 5:35). Giovanni fu l’ultimo dei profeti dell’Antico Testamento, fungendo così da figura di ponte tra quel periodo di rivelazione e Gesù. Abbracciano anche una tradizione secondo cui, dopo la sua morte, Giovanni discese all’inferno e lì predicò ancora una volta che Gesù il Messia stava arrivando.”

Dalle «Omelie» di san Beda, il Venerabile, sacerdote (Om. 23)
Il beato precursore della nascita del Signore, della sua predicazione e della sua morte, dimostrò una forza degna degli sguardi celesti nel suo combattimento. Anche se agli occhi degli uomini ebbe a subire tormenti, la sua speranza è piena di immortalità, come dice la Scrittura (cfr. Sap 3, 4). E’ ben giusto che noi ricordiamo con solenne celebrazione il suo giorno natalizio. Egli lo rese memorabile con la sua passione e lo imporporò del suo sangue. E’ cosa santa venerarne la memoria e celebrarla in gioia di spirito. Egli confermò con il martirio la testimonianza che aveva dato per il Signore.
San Giovanni subì il carcere e le catene a testimonianza per il nostro Redentore, perché doveva prepararne la strada. Per lui diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, ma solo di tacere la verità. Tuttavia morì per Cristo.
Cristo ha detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6), perciò proprio per Cristo versò il sangue, perché lo versò per la verità. E siccome col nascere, col predicare, col battezzare doveva dare testimonianza a colui che sarebbe nato, avrebbe predicato e battezzato, così soffrendo segnalò anche che il Cristo avrebbe sofferto. Un uomo di tale e tanta grandezza pose termine alla vita presente con lo spargimento del sangue dopo la lunga sofferenza della catene. Egli annunziava la libertà della pace superna e fu gettato in prigione dagli empi. Fu rinchiuso nell’oscurità del carcere colui che venne a rendere testimonianza alla luce e che dalla stessa luce, che è Cristo, meritò di essere chiamato lampada che arde e illumina. Fu battezzato nel proprio sangue colui al quale era stato concesso di battezzare il Redentore del mondo, di udire la voce del Padre su di lui e di vedere la grazia dello Spirito Santo scendere sopra di lui. Ma a persone come lui non doveva riuscire gravoso, anzi facile e bello sopportare per la verità tormenti transitori ripagabili con le gioie eterne. Per uno come lui la morte non riusciva un evento ineluttabile o una dura necessità. Era piuttosto un premio, una palma di vita eterna per la confessione del nome di Cristo. Perciò ben dice l’Apostolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1, 29). Chiama grazia di Cristo che gli eletti soffrano per lui: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi» (Rm 8, 18).

 

Martirio di San Giovanni Battista

Divina Liturgia  a Roma officiata da padre Giovanni e mons. Filippo 

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Facebook   Radio Ortodossa      Twitter  UniSAG

Alania

Alania  

Repubblica dell’Ossezia del Sud

 

Alania

Padre Roberto Pinna, nella sua duplice veste di parroco della Parrocchia Sant’Efisio di Cagliari (sita in via G. Peretti, 2/A) e di Console onorario della Repubblica dell’Ossezia del Sud – Stato di Alania, ha commemorato, dinanzi al monumento dei martiri d’Italia, i caduti osseti morti per nella guerra d’indipendenza dalla Georgia, per i quali ha officiato un rito di suffragio. La manifestazione è stata disturbata da alcuni cittadini georgiani contrari all’indipendentismo osseto.

La notizia ci da l’occasione per far conoscere un popolo e un territorio di cui la maggior parte della gente ne ignora addirittura l’esistenza. Innanzi tutto gli osseti non sono altro che i discendenti degli antichi Alani (da alcuni ricordati unicamente perché hanno dato il nome ad una imponente razza canina molossoide), un popolo nomade e guerriero del caucaso che dal 700 fino al 1239 costituì un fiorente regno che comprendeva i territori degli attuali stati della federazione russa Ossezia del Nord e Circassia ma che fu spazzato via dalla furia delle orde mongole. Conosciuti fin dai tempi dei romani come popolo bellicoso del quale si magnificava la potenza dei suoi arcieri a cavallo, erano noti ai greci col nome di As-Oghuz nomadi erranti.

Abkhazia e Ossezia del Sud

A titolo di curiosità per indicare i territori abitati da loro abitati gli antichi greci iniziarono a utilizzare il termine Asia, col quale originariamente si indicavano i territori delle steppe ad oriente dell’Impero romano e successivamente ha dato il nome all’intero Continente (anche se gli As-Alani-Osseti vivevano in realtà nei territori europei del Caucaso). Gli osseti che chiamano sé stessi Ir cioè “Arî”, e la loro patria Iron cioè “Ariana” erano una tribù scita del popolo dei Sarmati e il termine Alani, che stanno riscoprendo e preferiscono ad osseto, deriva da arya ed è simile a iraniani (abitanti dell’Iran o Aryana – Terra degli Ariani).

Popolazione scita-sarmata seguivano una fede politeista denominata Iron Din o Æss Din (Fede Osseta o degli As) e miti e cultura dell’antica religione (Assianesimo) ancora sopravvivono in parte della popolazione ed hanno visto un revival dopo la desovietizzazione. Il cristianesimo ortodosso fu introdotto da missionari di Costantinopoli nel IX secolo e una principessa osseta, Maria di Alania, moglie di Michele VII Ducas detto Parapinace, fu imperatrice romana e regnò a Costantinopoli-Nuova Roma dal 1071 al 1078. Soggiogati dai mongoli, gli alani furono decimati dai tartari e sottoposti ai governi islamici del Khanato di Crimea o dell’Impero Ottomano. In detto periodo subirono l’introduzione dell’Islam ma al contrario delle altre popolazioni iraniche (azeri, tagiki, persiani …) l’islamizzazione non fu completa e il cristianesimo sopravvisse.

La ricristianizzazione degli osseti-alani fu ripresa poi da missionari russi dopo che l’Ossezia fu liberata dal giogo ottomano. All’inizio del XXI secolo, a seguito dei fatti della scuola di Beslan del 2004, dove un commando terrorista islamico ceceno uccise centinaia di persone, tra le quali 186 bambini, c’è stato un abbandono di massa dall’islam e un ritorno al cristianesimo e si sono sviluppate tra la popolazione forti sentimenti anti-islamici. L’Ossezia del Sud – Stato di Alania è un paese piccolo di appena 3900 kmq, per intenderci è poco più grande della Valle d’Aosta (3.263 kmq) e scarsamente abitato (55.000 abitanti) che aspira all’unificazione con la più grande (8.000 kmq per 800.000 abitanti) Repubblica russa dell’Ossezia del Nord. Il territorio è montuoso, in parte coltivato a cereali o alla coltivazione della  vite, ma per lo più utilizzato quale pascolo per la pastorizia (ovini). 

La capitale ha un nome per noi quasi impronunciabile: Tskhinvali (che dal 1934 al 1961 si chiamava Staliniri in onore di Stalin), ed è un importante centro agricolo nel quale vive quasi il 70% della popolazione. L’Alania è uno Stato a riconoscimento limitato, in quanto intrattiene relazioni diplomatiche unicamente con 5 Stati membri dell’ONU (Russia, Siria, Venezuela, Nicaragua e Nauru) e 6 stati che, come lo Stato di Alania, non ne fanno parte (Abkhazia, Repubblica Moldava della Transnistria, Repubblica Popolare del Doneck, Repubblica Popolare di Lugansk, Artsakh e Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi).

La Repubblica Italiana, considera il territorio dell’Ossezia del Sud quale parte della repubblica della Georgia. Dal punto di vista religioso gli osseti o alani sono per la stragrande maggioranza di fede ortodossa (al Nord sono sotto il Patriarcato di Mosca mentre al Sud dipendevano dalla Chiesa Ortodossa Autocefala Georgiana). Attualmente gli ortodossi dell’Ossezia del Sud hanno costituito una Diocesi Ortodossa di Alania (alla quale ha aderito il 61% della popolazione, gli altri sono cristiani russi, georgiani o armeni, un 1% sono ebrei, il resto seguono l’assianesimo o l’islam sunnita) e si sono messi sotto l’omoforio della Chiesa Vetero-Calendarista di Grecia – Sinodo in Resistenza. La Chiesa Ortodossa Italiana è presente nella Repubblica tramite un proprio Legato Apostolico, il dott. Enrico Attilio Deliperi, che ha lo scopo di tenere rapporti con le autorità civili e religiose del paese.

Alania  

Repubblica dell’Ossezia del Sud

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Facebook           Radio Ortodossa           TwitterUniSAG

UNISAG – Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

UNISAG

Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

Corso Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa

Si è concluso a giugno il Corso di Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa promosso dal Dipartimento Storico-Religioso diretto dal dott. prof. Massimo Giusio, teologo, scrittore, saggista, giurista e sociologo delle religioni. Il Corso che ha avuto inizio nel mese di gennaio ha affrontato i seguenti argomenti: La spiritualità dell’Oriente Cristiano. Introduzione al Corso –  Da Platone ai Tarocchi, il Fedone e l’anima immortale tra Grecia, Rinascimento e filosofia della religione – Dimostrazione dell’Immortalità dell’anima nel pensiero filosofico –  Le prove filosofiche dell’esistenza di Dio secondo il pensiero di Aristotele e Anselmo D’Aosta – Le prove filosofiche dell’esistenza di Dio: Cartesio, Leibniz , Kant – Dio e il Cristianesimo tra Hegel, Scrima, Evdokimov e Severino Prove dell’Esistenza di Dio in Tommaso d’Aquino e Gregorio Palamas – Lo Scisma del 1054: Verità e Bufale, lo sviluppo dell’Ortodossia Diavolo, Demonologia e Satanisti tra Storia, Teologia e Sociologia Esicasmo, preghiera del cuore e ortodossia Giustizia e Religione, i fratelli di Gesù –  le diaconesse e le donne nel cristianesimo  – la fine dei tempi, Escatologie  e ApocalissiEscatologia Ortodossa, Lineamenti Generali

Le lezioni sono state tenute dal dott. prof. Max Giusio e, nel corso del corso  hanno tenuto lezioni anche il dott. mons. Filippo Ortenzi, il dott. prof. Tudor Petcu, il dott. prof. avv. Andrea Pasqualini, l’editore e storico dott. Arturo Bascetta e il dott. Massimo Introvigne, massimo esperto di sociologia delle religioni del mondo. Al corso hanno partecipato, alcuni soltanto saltuariamente, ben 60 discenti, dei quali 16 hanno sostenuto gli esami (collegio esaminatore: dott. Massimo Giusio, dott. Filippo Ortenzi e dott. Arturo Bascetta) ed hanno ottenuto un ATTESTATO di partecipazione. Tra quelli che hanno superato il corso diversi vi sono stati padre Alessandro Frezza di Roma e padre Stefano Garzino di Cuneo, nonché il dott. Giovanni Alborghetti di Brescia, il dott. Fiorenzo Cincotti di Torino e il dott. Marco Soranno di Roma. Diversi dei partecipanti al corso hanno ricevuto gli ordini sacri: padre Gianni de Paola di Campobasso, padre Gabriele (L. Caiano) di Bari, padre Roberto Pinna di Cagliari e padre Paolo Fabris d’Aosta, sono stati consacrati sacerdoti; padre Marco Barra di Salerno e padre Gianluca Gerunda di Bergamo sono stati ordinati Diaconi, mentre la prof.ssa Elena Quidello di8 Taranto e l’avv. Ersilia Barracca di Roma, sono entrate nel clero quali Diaconesse. Altri quali  le dottoresse Tania Pizzamiglio di Udine e Laura Sangiorgio di Catania, che hanno superato il corso col massimo dei voti, dovranno essere ordinate Diaconesse alla prima occasione utile.

Dal Codex Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana:

Canone 42 – Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

Comma 1) La Chiesa Ortodossa Italiana ha istituito per la preparazione dei propri chierici, monaci e per i fedeli che vogliono approfondire la loro cultura religiosa una Università Teologica denominata: Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo per curare la preparazione accademica nella conoscenza dell’ortodossia antica e contemporanea, con particolari attenzioni alle tradizioni storiche, liturgiche, teologiche, scientifiche, sociali, economiche, sanitarie, umanistiche e culturali.

Comma 2) Dall’Università, che potrà avere succursali in tutte le Diocesi ed Esarcati, dipendono le Facoltà di Teologia, Diritto Canonico, Scientifiche, Sociali, Sanitarie, Umanistiche e di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Comma 3) L’Università è retta da Statuti.

Comma 5) La nomina del Rettore e del Segretario Generale dell’Università ha validità novennale ed è rinnovabile.

Comma 6) Il Rettore ed il Segretario Generale dell’Università provvederanno alle nomine ed alla strutturazione di ogni Facoltà e relative succursali.

Comma 7) L’Università per le attività statutarie potrà aprire un conto corrente ed editare materiale didattico specifico.

L’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo è iscritta al  n. 686411142111-53 quale Istituto di Ricerca e Formazione presso il R.T. della Commissione Europea.

L’Università ha anche un Canale YouTube UNISAG – https://www.youtube.com/channel/UCy9QGxObY49jKAD4wwbjcVQ/video

Corpo docente e senato accademico

Filippo Ortenzi Rettore, Episcopo, lauree in Giurisprudenza (Università degli Studi di Macerata), Marketing (International Yorker University) e Teologia Ortodossa (ISTO di Yaounde. Preside il Senato Accademico.

Massimo Giusio Vice-Rettore, Preside Dipartimento Storico-Religioso, Corepiscopo, laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi di Torino), teologo, scrittore, saggista, ricercatore Cesnur e sociologo delle religioni. Membro del Senato AccademicoDocente: Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa

Ambrogio Giordano Pro-Rettore, Ingegnere, sociologo, diacono. Lauree in Sociologia (Università degli Studi di Urbino), Ingegneria Civile (Università degli Studi “G.Marconi” di Roma), Scienze Criminologiche (Università degli Studi “G.Marconi” di Roma), Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Ambientale (Università degli Studi “G.Marconi”di Roma), Membro del Senato AccademicoDocente: Sociologia delle Religioni e Scienze della Comunicazione

Giovanni Cordassco Salmera di San Quirico, avvocato, laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi di Catanzaro “Magna Grecia” ), membro del Senato Accademico   Docente: Diritto Romano Cristiano e Teologia del Diritto

Carmine Ricciardella, avvocato, laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi di Foggia) Docente: Diritto Civile e Penale Ecclesiastico

Michel Emi Maritato, commercialista, tributarista e giornalista, laurea in Economia e Commercio (Università degli Studi di Roma).  Docente: Economia Bancaria e Politiche Monetarie

Enzo Modulo Morosini, imprenditore, araldista di fama mondiale.   Docente: Diritto Storico Araldico Ecclesistico

Arturo Bascetta, editore Edizioni ABE. Giornalista, direttore “La Paranza di Mare“. Membro del Senato Accademico. Docente: Storia Ecclesiastica

Arturo Fontana, imprenditore immobiliare, giornalista, radioamatore, regista radio-televisivo. Laureato in Ortodonzia (Università degli Studi di Messina). Membro del Senato Accademico. Docente: Cominicazione Radio-Televisiva

Pietro Barone, avvocato. Laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi “La Sapienza” di Roma). Membro del Senato Accademico. Docente: Diritto Ecclesiastico

Tudor Petcu, professore. Laurea in Filosofia (Università degli Studi di Bucarest). Membro del Senato Accademico. Docente: Teologia e Storia del Cristianesimo d’Oriente

Andrea Pasqualini, avvocato. Laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi “La Sapienza” di Roma), docente Università “G.Marconi” di Roma, Membro del Senato Accademico.              Docente: Diritto, Teologia e Storia del Cristianesimo

 

UNISAG 

Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

Corso Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Facebook         Twitter  UniSAG

XinJiang

XinJiang

Perché sugli Uiguri hanno ragione i cinesi 

 

XinJiang

Come è noto nella regione cinese del XinJiang (Nuova Frontiera) abita una popolazione d’origine turca e religione islamica, quella degli uiguri (46% della popolazione), nonché anche altre minoranze islamiche come kirghisi, huiuzbechi, dongxiang e kazachi, per un totale del 55% della popolazione. Dal 2015 la Cina ha promosso una dura repressione contro il terrorismo islamico jihadista dell’ETIM – Movimento Islamico del Turkestan Orientale e del Partito Islamico del Turkestan, i quali nei primi decenni del secolo sono stati responsabili di numerosi atti terroristici, come quello di piazza Tienanmen a Pechino del 2013 (5 morti e 38 feriti), di 197 morti nel 2009 e dell’assalto al commissariato di polizia di Khote nel 2010 e numerosi altri attentati all’inizio della seconda decade del secolo, tra i quali ricordiamo quello di Kashgar che provocò la morte di 19 persone. L’islam uiguro è salafita, sunnita ed uno dei più fondamentalisti del pianeta e soltanto una dura repressione con rieducazione di massa e programmi di de-islamizzazione ha fatto si che la Cina sia l’unico paese al mondo dove è stata applicata una efficace lotta contro il terrorismo islamico. Poiché tale politica si è rivelata vincente, le  demoplutocrazie capitaliste non la dovrebbero condannare ma, semmai studiare e riproporre dove il pericolo islamico è più incombente (ad esempio nelle banlieue parigine, nel Londestan britannico ecc).

uiguri

Ci sarà un motivo perché NESSUN leader politico e religioso islamico si è permesso di attaccare la Cina per sostenere la causa uiguri, né il Re dell’Arabia Saudita Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd né il neo-califfo turco Recep Tayyip Erdogan, né il Grande Imam  di Al-Azhar Muḥammad Aḥmad al-Tayyib, massima autorità religiosa sunnita e neppure  il Grande Āyatollāh Seyyed Alī Ḥoseynī Khāmeneī massima autorità religiosa sciita. Stranamente l’unico leader religioso al mondo che si batte per la causa islamica in Xinjiang è George Mario Bergoglio, noto anche come Papa Francesco, il quale mentre si da da fare per difendere minoranze islamiche jihaidiste tipo gli uiguri in Cina o i rohingya in Myanmar, sembra disinteressarsi completamente della sorte dei cristiani perseguitati o discriminati, in particolar modo dai regimi islamici. Ha destato perplessità ad esempio che, neppure da Capo di Stato, oltre che da leader religioso, abbia  protestato per la sacrilega trasformazione della Basilica di Santa Sofia in Moschea ad Istanbul e sia rimasto in silenzio (al pari delle democrazie occidentali, Italia compresa, e della stampa nostrana) sulla polizia etnica e le stragi di cristiani armeni in Nagorno Karabakh all’inizio dell’anno ad opera dell’esercito azero supportato da milizia jihaidiste siriane fatte appositamente affluire dal governo turco o al genocidio in atto nel Tigrè da parte dell’esercito etiope del governo di Abiy Ahmed Ali supportato da quello eritreo (dove i diritti umani vengono rispettati meno che nella famigerata Corea del Nord), contro il popolo tigrino. Forse perché Santa Sofia era sede del Patriarcato di Costantinopoli-Nuova Roma, o perché gli armeni e i tigrini sono ortodossi? Come mai questo interesse alla difesa dell’Islam e disinteresse a quella dei cristiani è un mistero, ma d’altra parte a Dubai nel 2019 ha firmato col Grande Imam  di Al- Azhar un documento comune nel quale si sostiene una vera e propria eresia, e cioè che il Dio Cristiano (la Santissima Trinità) e quello islamico (Allah) sono la stessa divinità (non mi risulta che i musulmani abbiano accettato la Trinità come loro Dio, forse i cattolici hanno accettato Allah ….?). Ritorniamo allo XinJiang, è bene ricordare che nel 1933 fu fondata la Repubblica Islamica del Turkstan Orientale (o Uyghurstan) e la prima azione che fece questo regime fu quella di sterminare le minoranze religiose cristiane e induiste. Le truppe dell’emiro uiguro Amir Abdullah Bughra ammazzarono o espulsero i missionari svedesi presenti a Yarkand, chiusero, distrussero o trasformarono in moschee le poche decine di chiese luterane o ortodosse presenti nel territorio (prima dell’islamizzazione gli uiguri erano cristiani della chiesa nestoriana). I cristiani, che erano poche migliaia, furono torturati, costretti ad abiurare e se non lo facevano, venivano decapitati. Furono migliaia di cristiani uiguri e kirghisi assassinati nel nome dell’Islam in XinJiang, dove il cristianesimo che stava rinascendo fu completamente estirpato. All’inizio del secolo scorso furono migliaia gli uiguri che ritornarono alla cristianità,  tra questi ricordiamo Johannes Avetaranian (Mohammed Shukri) un discendente del profeta Maometto che dopo aver abbracciato il cristianesimo ne fu uno dei massimi propagandisti. L’estremismo uiguri fu feroce non soltanto verso i cristiani, ma anche contro i commercianti indiani di religione indù presenti in gran numero nelle città e soprattutto contro le donne che avevano sposato degli infedeli che furono tutte trucidate. Va segnalato altresì l’odio degli uiguri contro i cinesi che causarono stragi non soltanto di cinesi pagani di etnia Han ma si scatenò anche contro  quelli musulmani di etnia Hui. I movimenti separatisti e terroristi islamici uiguri, che si finanziano attraverso il traffico di droga e hanno migliaia di combattenti nelle file terroriste islamiche in Siria (circa 6.000) e altre migliaia in  Afghanistan e nel Caucaso,  vedono nella Repubblica Islamica del Turkestan Orientale il modello da seguire e restaurare. Ma forse della difesa dei pochi cristiani lì presenti al Papa non interessa nulla. Va rilevato che, al contrario del governo islamico uiguro che distrusse tutte le chiese cristiane e templi indù o cinesi della regione, la Repubblica Popolare Cinese pur essendo comunista e atea, rispetta le minoranze religiose molto di più di quanto lo farebbe una eventuale Repubblica Uiguri. Che la posizione cinese verso gli uiguri non sia di persecuzione religiosa lo dimostra il fatto che nella regione esistono ben 24.000 moschee (delle quali oltre 15.000 uiguri le altre hui, kirghise, kazake, uzbeke, dongxiang, tagike …). Templi e chiese di altre religioni sono altresì tollerate, le minoranze tibetane e mongole ad esempio dispongono di 40 templi buddhisti lamaisti, e vi sono anche 51 chiese (24 protestanti, 25 cattoliche e 2 ortodosse) per i circa 50.000 cristiani ivi residenti. Ambedue le Chiese ortodosse sono state ricostruite, grazie anche a rapporti più distensivi tra la Russia e la Cina,  alla fine del XX secolo, una è a Ürümqi (capitale del XinJiang) che serve i 3.000 fedeli e l’altra a Ghulja, nella Prefettura Autonoma Kazaka di Yili, quest’ultima ricostruita dal governo cinese, per i 5.500 fedeli, tutte e due servono cittadini di etnia russa, (uiguri cristiani dopo le stragi della prima metà del secolo sembra non esistano più). Ambedue le chiese sono state ricostruite in località dove furono distrutte da quella furia islamica salafita uiguri e, che incautamente alcuni regimi occidentali e leader religiosi cristiani rischiano di favorirne il ritorno. Una domanda sorge spontanea: siamo sicuri che i 50.000 cristiani del XinJiang (riguardo i cattolici ad esempio hanno 25 chiese per meno di 20.000 fedeli …), che oggi il governo cinese difende non farebbero la fine dei cristiani e  induisti che nel 1933 furono completamente sterminati dal governo islamico uiguri? Io non ne sono sicuro e penso che la sicurezza dei cristiani locali sia maggiormente garantita dal Governo Cinese.

Filippo Ortenzi, arcivescovo metropolita

XinJiang”

Perché sugli Uiguri hanno ragione i cinesi 

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Facebook   Radio Ortodossa      Twitter  UniSAG

Bolla apostolica “Scriba Press”

Bolla apostolica Scriba Press

La giornalista Ada Cosco nominata addetta stampa

 

chiesa ortodossa italiana

Noi, Filippo Ortenzi, per Grazia di Dio, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, nominiamo in via fiduciaria, ai sensi del comma 2 Canone 20 la giornalista Ada Cosco

Addetta Stampa

della Chiesa Ortodossa Italiana .

L’Addetto Stampa fa parte, ai sensi del Canone 20 del Codex Canonum della C.O.I., della Curia Apostolica

La giornalista Ada Cosco è molto conosciuta in Calabria, dove ha lavorato per radio (Radio Azzurra), televisioni (CalabriaUno.TV, Telediogene, Videocrotone TV) e giornali (Il Crotonese, Il Meridione, Crotone OK) locali ed ora è redattrice del quotidiano Corriere Nazionale, di Telestudio TST e  RTI (Radio Televisione International) Canale 12. E’ inoltre addetta stampa dell’Università di Criminologia di Vibo Valentia. (nella foto col corepiscopo mons. Alessandro di Roma)

Giornalista freelance, agri chef, critico gastronomico, membro del Consiglio Direttivo Arga-Unaga della F.N.S.I., è stata postulatrice della causa di Glorificazione del Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini che, con il parere favorevole del Tribunale Nazionale Ecclesiastico diretto dal dott. Massimo Giusio e l’approvazione del Santo Sinodo, è stata effettuata a Manta (CN) il 3 luglio 2021 e il giorno dopo, a Saluzzo, nei locali della Parrocchia Santa Caterina è stata ordinata nel ministero di Lettore.

La giornalista Ada Cosco nominata addetta stampa 

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

Facebook         Twitter  UniSAG