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Radio Roma Capitale – Live Social

Radio Roma Capitale – Live Social

intervista a mons. Filippo Ortenzi e l’avv. Ersilia Lia Barracca

Mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, accompagnato dall’avv. Ersilia Lia Barracca. Responsabile legale dell’Arcidiocesi e diaconessa della nostra Chiesa, sono stati intervisti nell’ambito della trasmissione Live Social (interviste e storie) trasmessa da Radio Roma Capitale – l’unica radio che da voce al cittadino, radio ufficiale dell’Ente Roma Capitale.

Radio Roma Capitale - Live Social

Oltre che della Chiesa sia mons. Filippo e l’avv. Ersilia Lia Barracca hanno aprlato dell’opposizione della Chiesa al D.D.L. Zan e della denuncia contro un manifestante del Gay Pride di Roma 2021, predisposta dall’avv. Ersilia Lia Barracca, per blasfemia e vilipendio della Religione.

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intervista mons. Filippo Ortenzi e l’avv. Ersilia Lia Barracca

Chiesa Ortodossa Italiana

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telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

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8 settembre – Natività di Maria

8 settembre

  Natività di Maria

 

  Natività di Maria

L’8 settembre la Chiesa Ortodossa festeggia la Natività di Maryām (Maria), madre secondo la carne del nostro Salvatore Yēšūa’ (Gesù). Nel 431 il Concilio di Efeso (III Concilio Ecumenico) convocato dall’imperatore romano Teodosio II e presiduto dal Patriarca Cirillo di Alessandria d’Egitto (il Papa, come per la quasi totalità dei Concili del I millennio, non era presente), gli riconobbe il titolo di Theotokos (o Deipara o Dei genetris = Genetrice di Dio, reso in ambito italiano come Madre di Dio). Maria nacque a Nazaret e era figlia di Jojakin (Gioacchino), di Gerusalemme, un uomo virtuoso e molto ricco, giudeo della stirpe di David e Hannah (Anna) di Bethemme, figlia d’un levita della stirpe sacerdotale d’Aronne.

La Santa Vergine nacque da genitori molto anziani e, precedentemente sterili, grazie alla benedizione divina che accolse le loro preghiere. Secondo l’ortodossia Maria era una vera donna e, come tutte le donne, fu concepita in modo assolutamente normale e, pertanto, non era immune dal peccato ancestrale. Pertanto la Chiesa Ortodossa rifiuta il dogma cattolico dell’Immacolata Concezione che avrebbe quale conseguenza una deificazione della Madre del Salvatore (infatti nella Chiesa Cattolica già si parla di Maria come Mediatrice e Corredentrice dell’Umanità) e ne verrebbe a compromettere anche la dottrina della natura, anche umana, di Cristo.         

Il Vescovo Filippo di Roma e padre Giuseppe hanno celebrato la festa della Natività di Maria presso la Parrocchia dei Santi Imperatori Costantino ed Elena a Roma Anagnina con relativa benedizione delle acque.

TROPARIO
La tua Natività, o Vergine,
Ha proclamato gioia all’intero universo!
Il Sole di Giustizia, Cristo nostro Dio,
È brillato da te, o Theotokos!
Annullando la maledizione,
Ha concesso una benedizione.
Distruggendo la morte, ci ha concesso la Vita eterna.

         KONTAKION

Per la tua Natività, o Vergine Purissima,
Gioacchino e Anna sono liberati dalla sterilità;
Adamo ed Eva, dalla corruzione della morte.
E noi, tuo popolo, liberato dalla colpa del peccato, celebriamo e cantiamo a te:
La donna sterile partorisce la Theotokos, la nutrice della nostra vita!

8 settembre – Natività di Maria

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Martirio di San Giovanni Battista

Martirio di San Giovanni Battista

Divina Liturgia  a Roma officiata da padre Giovanni e mons. Filippo 

 

              Domenica 29 agosto scorso, Si è celebrata presso la Parrocchia “Santi Elena e Costantino” di Roma, una Divina Liturgia per la festa di San Giovanni Battista, il Precursore, officiata da padre Giovanni e presieduta dall’arcivescovo Filippo di Roma. Da Orthodoxviki apprendiamo che Giovanni: “Trascorse i suoi primi anni nel tratto montuoso della Giudea che giace tra Gerusalemme e il Mar Morto (Matteo 3:1-12). Condusse una vita semplice, indossando abiti in fibra di corda (gamla) e mangiando “cavallette e miele selvatico” (Matteo 3:4). Da adulto Giovanni iniziò a predicare in pubblico e le persone di “ogni quartiere” furono attratte dal suo messaggio. L’essenza della sua predicazione era la necessità del pentimento e del voltarsi dalle occupazioni egoistiche. Ha denunciato i sadducei e i farisei come una “generazione di vipere” e li ha avvertiti di non assumere che la loro eredità concedesse loro un privilegio speciale (Luca 3:8). Ha messo in guardia gli esattori delle tasse e i soldati contro l’estorsione e il saccheggio. La sua dottrina e il suo stile di vita suscitarono interesse, portando persone da tutte le parti a vederlo sulle rive del fiume Giordano. Là battezzò migliaia di persone al pentimento.

La fama di Giovanni raggiunse le orecchie di Gesù a Nazaret (Mt 3,5), e dalla Galilea venne al Giordano per essere battezzato da Giovanni, per il motivo speciale che a lui si addiceva «adempiere ogni giustizia» (Mt 3 :15). L’ufficio speciale di Giovanni cessò con il battesimo di Gesù, che ora deve “aumentare” mentre il Re viene nel suo regno. Continuò, tuttavia, per un po’ a rendere testimonianza della messianicità di Gesù. Lo indicò ai suoi discepoli, dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio”. Il suo ministero pubblico fu improvvisamente (probabilmente dopo circa sei mesi) terminato dalla sua messa in prigione da parte di Erode, che aveva rimproverato per il peccato di aver preso con sé la moglie di suo fratello Filippo (Lc 3,19). Fu rinchiuso nel castello di Macheronte, fortezza all’estremità meridionale di Peraea, 9 miglia a est del Mar Morto, e qui fu decapitato su istigazione di Erodiade; tradizione successiva implica anche Salomé. I suoi discepoli, dopo aver consegnato il corpo senza testa alla tomba, andarono e riferirono a Gesù tutto ciò che era accaduto (Mt 14:3-12). La morte di Giovanni avvenne apparentemente poco prima della terza Pasqua del ministero di Gesù.

Gesù stesso testimoniò riguardo a Giovanni che era una “luce ardente e splendente” (Giovanni 5:35). Giovanni fu l’ultimo dei profeti dell’Antico Testamento, fungendo così da figura di ponte tra quel periodo di rivelazione e Gesù. Abbracciano anche una tradizione secondo cui, dopo la sua morte, Giovanni discese all’inferno e lì predicò ancora una volta che Gesù il Messia stava arrivando.”

Dalle «Omelie» di san Beda, il Venerabile, sacerdote (Om. 23)
Il beato precursore della nascita del Signore, della sua predicazione e della sua morte, dimostrò una forza degna degli sguardi celesti nel suo combattimento. Anche se agli occhi degli uomini ebbe a subire tormenti, la sua speranza è piena di immortalità, come dice la Scrittura (cfr. Sap 3, 4). E’ ben giusto che noi ricordiamo con solenne celebrazione il suo giorno natalizio. Egli lo rese memorabile con la sua passione e lo imporporò del suo sangue. E’ cosa santa venerarne la memoria e celebrarla in gioia di spirito. Egli confermò con il martirio la testimonianza che aveva dato per il Signore.
San Giovanni subì il carcere e le catene a testimonianza per il nostro Redentore, perché doveva prepararne la strada. Per lui diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, ma solo di tacere la verità. Tuttavia morì per Cristo.
Cristo ha detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6), perciò proprio per Cristo versò il sangue, perché lo versò per la verità. E siccome col nascere, col predicare, col battezzare doveva dare testimonianza a colui che sarebbe nato, avrebbe predicato e battezzato, così soffrendo segnalò anche che il Cristo avrebbe sofferto. Un uomo di tale e tanta grandezza pose termine alla vita presente con lo spargimento del sangue dopo la lunga sofferenza della catene. Egli annunziava la libertà della pace superna e fu gettato in prigione dagli empi. Fu rinchiuso nell’oscurità del carcere colui che venne a rendere testimonianza alla luce e che dalla stessa luce, che è Cristo, meritò di essere chiamato lampada che arde e illumina. Fu battezzato nel proprio sangue colui al quale era stato concesso di battezzare il Redentore del mondo, di udire la voce del Padre su di lui e di vedere la grazia dello Spirito Santo scendere sopra di lui. Ma a persone come lui non doveva riuscire gravoso, anzi facile e bello sopportare per la verità tormenti transitori ripagabili con le gioie eterne. Per uno come lui la morte non riusciva un evento ineluttabile o una dura necessità. Era piuttosto un premio, una palma di vita eterna per la confessione del nome di Cristo. Perciò ben dice l’Apostolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1, 29). Chiama grazia di Cristo che gli eletti soffrano per lui: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi» (Rm 8, 18).

 

Martirio di San Giovanni Battista

Divina Liturgia  a Roma officiata da padre Giovanni e mons. Filippo 

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Alania

Alania  

Repubblica dell’Ossezia del Sud

 

Alania

Padre Roberto Pinna, nella sua duplice veste di parroco della Parrocchia Sant’Efisio di Cagliari (sita in via G. Peretti, 2/A) e di Console onorario della Repubblica dell’Ossezia del Sud – Stato di Alania, ha commemorato, dinanzi al monumento dei martiri d’Italia, i caduti osseti morti per nella guerra d’indipendenza dalla Georgia, per i quali ha officiato un rito di suffragio. La manifestazione è stata disturbata da alcuni cittadini georgiani contrari all’indipendentismo osseto.

La notizia ci da l’occasione per far conoscere un popolo e un territorio di cui la maggior parte della gente ne ignora addirittura l’esistenza. Innanzi tutto gli osseti non sono altro che i discendenti degli antichi Alani (da alcuni ricordati unicamente perché hanno dato il nome ad una imponente razza canina molossoide), un popolo nomade e guerriero del caucaso che dal 700 fino al 1239 costituì un fiorente regno che comprendeva i territori degli attuali stati della federazione russa Ossezia del Nord e Circassia ma che fu spazzato via dalla furia delle orde mongole. Conosciuti fin dai tempi dei romani come popolo bellicoso del quale si magnificava la potenza dei suoi arcieri a cavallo, erano noti ai greci col nome di As-Oghuz nomadi erranti.

Abkhazia e Ossezia del Sud

A titolo di curiosità per indicare i territori abitati da loro abitati gli antichi greci iniziarono a utilizzare il termine Asia, col quale originariamente si indicavano i territori delle steppe ad oriente dell’Impero romano e successivamente ha dato il nome all’intero Continente (anche se gli As-Alani-Osseti vivevano in realtà nei territori europei del Caucaso). Gli osseti che chiamano sé stessi Ir cioè “Arî”, e la loro patria Iron cioè “Ariana” erano una tribù scita del popolo dei Sarmati e il termine Alani, che stanno riscoprendo e preferiscono ad osseto, deriva da arya ed è simile a iraniani (abitanti dell’Iran o Aryana – Terra degli Ariani).

Popolazione scita-sarmata seguivano una fede politeista denominata Iron Din o Æss Din (Fede Osseta o degli As) e miti e cultura dell’antica religione (Assianesimo) ancora sopravvivono in parte della popolazione ed hanno visto un revival dopo la desovietizzazione. Il cristianesimo ortodosso fu introdotto da missionari di Costantinopoli nel IX secolo e una principessa osseta, Maria di Alania, moglie di Michele VII Ducas detto Parapinace, fu imperatrice romana e regnò a Costantinopoli-Nuova Roma dal 1071 al 1078. Soggiogati dai mongoli, gli alani furono decimati dai tartari e sottoposti ai governi islamici del Khanato di Crimea o dell’Impero Ottomano. In detto periodo subirono l’introduzione dell’Islam ma al contrario delle altre popolazioni iraniche (azeri, tagiki, persiani …) l’islamizzazione non fu completa e il cristianesimo sopravvisse.

La ricristianizzazione degli osseti-alani fu ripresa poi da missionari russi dopo che l’Ossezia fu liberata dal giogo ottomano. All’inizio del XXI secolo, a seguito dei fatti della scuola di Beslan del 2004, dove un commando terrorista islamico ceceno uccise centinaia di persone, tra le quali 186 bambini, c’è stato un abbandono di massa dall’islam e un ritorno al cristianesimo e si sono sviluppate tra la popolazione forti sentimenti anti-islamici. L’Ossezia del Sud – Stato di Alania è un paese piccolo di appena 3900 kmq, per intenderci è poco più grande della Valle d’Aosta (3.263 kmq) e scarsamente abitato (55.000 abitanti) che aspira all’unificazione con la più grande (8.000 kmq per 800.000 abitanti) Repubblica russa dell’Ossezia del Nord. Il territorio è montuoso, in parte coltivato a cereali o alla coltivazione della  vite, ma per lo più utilizzato quale pascolo per la pastorizia (ovini). 

La capitale ha un nome per noi quasi impronunciabile: Tskhinvali (che dal 1934 al 1961 si chiamava Staliniri in onore di Stalin), ed è un importante centro agricolo nel quale vive quasi il 70% della popolazione. L’Alania è uno Stato a riconoscimento limitato, in quanto intrattiene relazioni diplomatiche unicamente con 5 Stati membri dell’ONU (Russia, Siria, Venezuela, Nicaragua e Nauru) e 6 stati che, come lo Stato di Alania, non ne fanno parte (Abkhazia, Repubblica Moldava della Transnistria, Repubblica Popolare del Doneck, Repubblica Popolare di Lugansk, Artsakh e Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi).

La Repubblica Italiana, considera il territorio dell’Ossezia del Sud quale parte della repubblica della Georgia. Dal punto di vista religioso gli osseti o alani sono per la stragrande maggioranza di fede ortodossa (al Nord sono sotto il Patriarcato di Mosca mentre al Sud dipendevano dalla Chiesa Ortodossa Autocefala Georgiana). Attualmente gli ortodossi dell’Ossezia del Sud hanno costituito una Diocesi Ortodossa di Alania (alla quale ha aderito il 61% della popolazione, gli altri sono cristiani russi, georgiani o armeni, un 1% sono ebrei, il resto seguono l’assianesimo o l’islam sunnita) e si sono messi sotto l’omoforio della Chiesa Vetero-Calendarista di Grecia – Sinodo in Resistenza. La Chiesa Ortodossa Italiana è presente nella Repubblica tramite un proprio Legato Apostolico, il dott. Enrico Attilio Deliperi, che ha lo scopo di tenere rapporti con le autorità civili e religiose del paese.

Alania  

Repubblica dell’Ossezia del Sud

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UNISAG – Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

UNISAG

Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

Corso Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa

Si è concluso a giugno il Corso di Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa promosso dal Dipartimento Storico-Religioso diretto dal dott. prof. Massimo Giusio, teologo, scrittore, saggista, giurista e sociologo delle religioni. Il Corso che ha avuto inizio nel mese di gennaio ha affrontato i seguenti argomenti: La spiritualità dell’Oriente Cristiano. Introduzione al Corso –  Da Platone ai Tarocchi, il Fedone e l’anima immortale tra Grecia, Rinascimento e filosofia della religione – Dimostrazione dell’Immortalità dell’anima nel pensiero filosofico –  Le prove filosofiche dell’esistenza di Dio secondo il pensiero di Aristotele e Anselmo D’Aosta – Le prove filosofiche dell’esistenza di Dio: Cartesio, Leibniz , Kant – Dio e il Cristianesimo tra Hegel, Scrima, Evdokimov e Severino Prove dell’Esistenza di Dio in Tommaso d’Aquino e Gregorio Palamas – Lo Scisma del 1054: Verità e Bufale, lo sviluppo dell’Ortodossia Diavolo, Demonologia e Satanisti tra Storia, Teologia e Sociologia Esicasmo, preghiera del cuore e ortodossia Giustizia e Religione, i fratelli di Gesù –  le diaconesse e le donne nel cristianesimo  – la fine dei tempi, Escatologie  e ApocalissiEscatologia Ortodossa, Lineamenti Generali

Le lezioni sono state tenute dal dott. prof. Max Giusio e, nel corso del corso  hanno tenuto lezioni anche il dott. mons. Filippo Ortenzi, il dott. prof. Tudor Petcu, il dott. prof. avv. Andrea Pasqualini, l’editore e storico dott. Arturo Bascetta e il dott. Massimo Introvigne, massimo esperto di sociologia delle religioni del mondo. Al corso hanno partecipato, alcuni soltanto saltuariamente, ben 60 discenti, dei quali 16 hanno sostenuto gli esami (collegio esaminatore: dott. Massimo Giusio, dott. Filippo Ortenzi e dott. Arturo Bascetta) ed hanno ottenuto un ATTESTATO di partecipazione. Tra quelli che hanno superato il corso diversi vi sono stati padre Alessandro Frezza di Roma e padre Stefano Garzino di Cuneo, nonché il dott. Giovanni Alborghetti di Brescia, il dott. Fiorenzo Cincotti di Torino e il dott. Marco Soranno di Roma. Diversi dei partecipanti al corso hanno ricevuto gli ordini sacri: padre Gianni de Paola di Campobasso, padre Gabriele (L. Caiano) di Bari, padre Roberto Pinna di Cagliari e padre Paolo Fabris d’Aosta, sono stati consacrati sacerdoti; padre Marco Barra di Salerno e padre Gianluca Gerunda di Bergamo sono stati ordinati Diaconi, mentre la prof.ssa Elena Quidello di8 Taranto e l’avv. Ersilia Barracca di Roma, sono entrate nel clero quali Diaconesse. Altri quali  le dottoresse Tania Pizzamiglio di Udine e Laura Sangiorgio di Catania, che hanno superato il corso col massimo dei voti, dovranno essere ordinate Diaconesse alla prima occasione utile.

Dal Codex Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana:

Canone 42 – Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

Comma 1) La Chiesa Ortodossa Italiana ha istituito per la preparazione dei propri chierici, monaci e per i fedeli che vogliono approfondire la loro cultura religiosa una Università Teologica denominata: Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo per curare la preparazione accademica nella conoscenza dell’ortodossia antica e contemporanea, con particolari attenzioni alle tradizioni storiche, liturgiche, teologiche, scientifiche, sociali, economiche, sanitarie, umanistiche e culturali.

Comma 2) Dall’Università, che potrà avere succursali in tutte le Diocesi ed Esarcati, dipendono le Facoltà di Teologia, Diritto Canonico, Scientifiche, Sociali, Sanitarie, Umanistiche e di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Comma 3) L’Università è retta da Statuti.

Comma 5) La nomina del Rettore e del Segretario Generale dell’Università ha validità novennale ed è rinnovabile.

Comma 6) Il Rettore ed il Segretario Generale dell’Università provvederanno alle nomine ed alla strutturazione di ogni Facoltà e relative succursali.

Comma 7) L’Università per le attività statutarie potrà aprire un conto corrente ed editare materiale didattico specifico.

L’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo è iscritta al  n. 686411142111-53 quale Istituto di Ricerca e Formazione presso il R.T. della Commissione Europea.

L’Università ha anche un Canale YouTube UNISAG – https://www.youtube.com/channel/UCy9QGxObY49jKAD4wwbjcVQ/video

Corpo docente e senato accademico

Filippo Ortenzi Rettore, Episcopo, lauree in Giurisprudenza (Università degli Studi di Macerata), Marketing (International Yorker University) e Teologia Ortodossa (ISTO di Yaounde. Preside il Senato Accademico.

Massimo Giusio Vice-Rettore, Preside Dipartimento Storico-Religioso, Corepiscopo, laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi di Torino), teologo, scrittore, saggista, ricercatore Cesnur e sociologo delle religioni. Membro del Senato AccademicoDocente: Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa

Ambrogio Giordano Pro-Rettore, Ingegnere, sociologo, diacono. Lauree in Sociologia (Università degli Studi di Urbino), Ingegneria Civile (Università degli Studi “G.Marconi” di Roma), Scienze Criminologiche (Università degli Studi “G.Marconi” di Roma), Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Ambientale (Università degli Studi “G.Marconi”di Roma), Membro del Senato AccademicoDocente: Sociologia delle Religioni e Scienze della Comunicazione

Giovanni Cordassco Salmera di San Quirico, avvocato, laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi di Catanzaro “Magna Grecia” ), membro del Senato Accademico   Docente: Diritto Romano Cristiano e Teologia del Diritto

Carmine Ricciardella, avvocato, laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi di Foggia) Docente: Diritto Civile e Penale Ecclesiastico

Michel Emi Maritato, commercialista, tributarista e giornalista, laurea in Economia e Commercio (Università degli Studi di Roma).  Docente: Economia Bancaria e Politiche Monetarie

Enzo Modulo Morosini, imprenditore, araldista di fama mondiale.   Docente: Diritto Storico Araldico Ecclesistico

Arturo Bascetta, editore Edizioni ABE. Giornalista, direttore “La Paranza di Mare“. Membro del Senato Accademico. Docente: Storia Ecclesiastica

Arturo Fontana, imprenditore immobiliare, giornalista, radioamatore, regista radio-televisivo. Laureato in Ortodonzia (Università degli Studi di Messina). Membro del Senato Accademico. Docente: Cominicazione Radio-Televisiva

Pietro Barone, avvocato. Laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi “La Sapienza” di Roma). Membro del Senato Accademico. Docente: Diritto Ecclesiastico

Tudor Petcu, professore. Laurea in Filosofia (Università degli Studi di Bucarest). Membro del Senato Accademico. Docente: Teologia e Storia del Cristianesimo d’Oriente

Andrea Pasqualini, avvocato. Laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi “La Sapienza” di Roma), docente Università “G.Marconi” di Roma, Membro del Senato Accademico.              Docente: Diritto, Teologia e Storia del Cristianesimo

 

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XinJiang

XinJiang

Perché sugli Uiguri hanno ragione i cinesi 

 

XinJiang

Come è noto nella regione cinese del XinJiang (Nuova Frontiera) abita una popolazione d’origine turca e religione islamica, quella degli uiguri (46% della popolazione), nonché anche altre minoranze islamiche come kirghisi, huiuzbechi, dongxiang e kazachi, per un totale del 55% della popolazione. Dal 2015 la Cina ha promosso una dura repressione contro il terrorismo islamico jihadista dell’ETIM – Movimento Islamico del Turkestan Orientale e del Partito Islamico del Turkestan, i quali nei primi decenni del secolo sono stati responsabili di numerosi atti terroristici, come quello di piazza Tienanmen a Pechino del 2013 (5 morti e 38 feriti), di 197 morti nel 2009 e dell’assalto al commissariato di polizia di Khote nel 2010 e numerosi altri attentati all’inizio della seconda decade del secolo, tra i quali ricordiamo quello di Kashgar che provocò la morte di 19 persone. L’islam uiguro è salafita, sunnita ed uno dei più fondamentalisti del pianeta e soltanto una dura repressione con rieducazione di massa e programmi di de-islamizzazione ha fatto si che la Cina sia l’unico paese al mondo dove è stata applicata una efficace lotta contro il terrorismo islamico. Poiché tale politica si è rivelata vincente, le  demoplutocrazie capitaliste non la dovrebbero condannare ma, semmai studiare e riproporre dove il pericolo islamico è più incombente (ad esempio nelle banlieue parigine, nel Londestan britannico ecc).

uiguri

Ci sarà un motivo perché NESSUN leader politico e religioso islamico si è permesso di attaccare la Cina per sostenere la causa uiguri, né il Re dell’Arabia Saudita Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd né il neo-califfo turco Recep Tayyip Erdogan, né il Grande Imam  di Al-Azhar Muḥammad Aḥmad al-Tayyib, massima autorità religiosa sunnita e neppure  il Grande Āyatollāh Seyyed Alī Ḥoseynī Khāmeneī massima autorità religiosa sciita. Stranamente l’unico leader religioso al mondo che si batte per la causa islamica in Xinjiang è George Mario Bergoglio, noto anche come Papa Francesco, il quale mentre si da da fare per difendere minoranze islamiche jihaidiste tipo gli uiguri in Cina o i rohingya in Myanmar, sembra disinteressarsi completamente della sorte dei cristiani perseguitati o discriminati, in particolar modo dai regimi islamici. Ha destato perplessità ad esempio che, neppure da Capo di Stato, oltre che da leader religioso, abbia  protestato per la sacrilega trasformazione della Basilica di Santa Sofia in Moschea ad Istanbul e sia rimasto in silenzio (al pari delle democrazie occidentali, Italia compresa, e della stampa nostrana) sulla polizia etnica e le stragi di cristiani armeni in Nagorno Karabakh all’inizio dell’anno ad opera dell’esercito azero supportato da milizia jihaidiste siriane fatte appositamente affluire dal governo turco o al genocidio in atto nel Tigrè da parte dell’esercito etiope del governo di Abiy Ahmed Ali supportato da quello eritreo (dove i diritti umani vengono rispettati meno che nella famigerata Corea del Nord), contro il popolo tigrino. Forse perché Santa Sofia era sede del Patriarcato di Costantinopoli-Nuova Roma, o perché gli armeni e i tigrini sono ortodossi? Come mai questo interesse alla difesa dell’Islam e disinteresse a quella dei cristiani è un mistero, ma d’altra parte a Dubai nel 2019 ha firmato col Grande Imam  di Al- Azhar un documento comune nel quale si sostiene una vera e propria eresia, e cioè che il Dio Cristiano (la Santissima Trinità) e quello islamico (Allah) sono la stessa divinità (non mi risulta che i musulmani abbiano accettato la Trinità come loro Dio, forse i cattolici hanno accettato Allah ….?). Ritorniamo allo XinJiang, è bene ricordare che nel 1933 fu fondata la Repubblica Islamica del Turkstan Orientale (o Uyghurstan) e la prima azione che fece questo regime fu quella di sterminare le minoranze religiose cristiane e induiste. Le truppe dell’emiro uiguro Amir Abdullah Bughra ammazzarono o espulsero i missionari svedesi presenti a Yarkand, chiusero, distrussero o trasformarono in moschee le poche decine di chiese luterane o ortodosse presenti nel territorio (prima dell’islamizzazione gli uiguri erano cristiani della chiesa nestoriana). I cristiani, che erano poche migliaia, furono torturati, costretti ad abiurare e se non lo facevano, venivano decapitati. Furono migliaia di cristiani uiguri e kirghisi assassinati nel nome dell’Islam in XinJiang, dove il cristianesimo che stava rinascendo fu completamente estirpato. All’inizio del secolo scorso furono migliaia gli uiguri che ritornarono alla cristianità,  tra questi ricordiamo Johannes Avetaranian (Mohammed Shukri) un discendente del profeta Maometto che dopo aver abbracciato il cristianesimo ne fu uno dei massimi propagandisti. L’estremismo uiguri fu feroce non soltanto verso i cristiani, ma anche contro i commercianti indiani di religione indù presenti in gran numero nelle città e soprattutto contro le donne che avevano sposato degli infedeli che furono tutte trucidate. Va segnalato altresì l’odio degli uiguri contro i cinesi che causarono stragi non soltanto di cinesi pagani di etnia Han ma si scatenò anche contro  quelli musulmani di etnia Hui. I movimenti separatisti e terroristi islamici uiguri, che si finanziano attraverso il traffico di droga e hanno migliaia di combattenti nelle file terroriste islamiche in Siria (circa 6.000) e altre migliaia in  Afghanistan e nel Caucaso,  vedono nella Repubblica Islamica del Turkestan Orientale il modello da seguire e restaurare. Ma forse della difesa dei pochi cristiani lì presenti al Papa non interessa nulla. Va rilevato che, al contrario del governo islamico uiguro che distrusse tutte le chiese cristiane e templi indù o cinesi della regione, la Repubblica Popolare Cinese pur essendo comunista e atea, rispetta le minoranze religiose molto di più di quanto lo farebbe una eventuale Repubblica Uiguri. Che la posizione cinese verso gli uiguri non sia di persecuzione religiosa lo dimostra il fatto che nella regione esistono ben 24.000 moschee (delle quali oltre 15.000 uiguri le altre hui, kirghise, kazake, uzbeke, dongxiang, tagike …). Templi e chiese di altre religioni sono altresì tollerate, le minoranze tibetane e mongole ad esempio dispongono di 40 templi buddhisti lamaisti, e vi sono anche 51 chiese (24 protestanti, 25 cattoliche e 2 ortodosse) per i circa 50.000 cristiani ivi residenti. Ambedue le Chiese ortodosse sono state ricostruite, grazie anche a rapporti più distensivi tra la Russia e la Cina,  alla fine del XX secolo, una è a Ürümqi (capitale del XinJiang) che serve i 3.000 fedeli e l’altra a Ghulja, nella Prefettura Autonoma Kazaka di Yili, quest’ultima ricostruita dal governo cinese, per i 5.500 fedeli, tutte e due servono cittadini di etnia russa, (uiguri cristiani dopo le stragi della prima metà del secolo sembra non esistano più). Ambedue le chiese sono state ricostruite in località dove furono distrutte da quella furia islamica salafita uiguri e, che incautamente alcuni regimi occidentali e leader religiosi cristiani rischiano di favorirne il ritorno. Una domanda sorge spontanea: siamo sicuri che i 50.000 cristiani del XinJiang (riguardo i cattolici ad esempio hanno 25 chiese per meno di 20.000 fedeli …), che oggi il governo cinese difende non farebbero la fine dei cristiani e  induisti che nel 1933 furono completamente sterminati dal governo islamico uiguri? Io non ne sono sicuro e penso che la sicurezza dei cristiani locali sia maggiormente garantita dal Governo Cinese.

Filippo Ortenzi, arcivescovo metropolita

XinJiang”

Perché sugli Uiguri hanno ragione i cinesi 

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Bolla apostolica “Scriba Press”

Bolla apostolica Scriba Press

La giornalista Ada Cosco nominata addetta stampa

 

chiesa ortodossa italiana

Noi, Filippo Ortenzi, per Grazia di Dio, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, nominiamo in via fiduciaria, ai sensi del comma 2 Canone 20 la giornalista Ada Cosco

Addetta Stampa

della Chiesa Ortodossa Italiana .

L’Addetto Stampa fa parte, ai sensi del Canone 20 del Codex Canonum della C.O.I., della Curia Apostolica

La giornalista Ada Cosco è molto conosciuta in Calabria, dove ha lavorato per radio (Radio Azzurra), televisioni (CalabriaUno.TV, Telediogene, Videocrotone TV) e giornali (Il Crotonese, Il Meridione, Crotone OK) locali ed ora è redattrice del quotidiano Corriere Nazionale, di Telestudio TST e  RTI (Radio Televisione International) Canale 12. E’ inoltre addetta stampa dell’Università di Criminologia di Vibo Valentia. (nella foto col corepiscopo mons. Alessandro di Roma)

Giornalista freelance, agri chef, critico gastronomico, membro del Consiglio Direttivo Arga-Unaga della F.N.S.I., è stata postulatrice della causa di Glorificazione del Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini che, con il parere favorevole del Tribunale Nazionale Ecclesiastico diretto dal dott. Massimo Giusio e l’approvazione del Santo Sinodo, è stata effettuata a Manta (CN) il 3 luglio 2021 e il giorno dopo, a Saluzzo, nei locali della Parrocchia Santa Caterina è stata ordinata nel ministero di Lettore.

La giornalista Ada Cosco nominata addetta stampa 

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Attivate tre nuove Missioni

Attivate tre nuove Missioni

a Treviglio (BG), SUTRI (VT) e priverno (LT)

 

La Chiesa Ortodossa Italiana accresce ancora la sua presenza nel territorio nazionale. Nell’ultimo mese sono state attivate tre nuove Missioni:

A Treviglio (BG) Missione di San Giovanni Crisostomo, con giurisdizione su tutta la provincia di Bergamo. La Missione è stata affidata a Padre Gianluca Gerunda. Padre Gianluca ha seguito il corso di Liturgia Pastorale presso l’Accademia Ortodossa San Giovanni Crisostomo e ha conseguito, col massimo dei voti (100/100) l’Attestato in Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa dall’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. Padre Gianluca è stato ordinato a Saluzzo (CN), domenica 4 luglio presso la Parrocchia Santa Caterina di Alessandria.

A Sutri (VT) Missione Santa Fortunata. La missione è stata affidata alla diaconessa avv. Ersilia Barracca, presidente della Fraternità Ortodossa di Sutri, membro del Tribunale Nazionale Ecclesiastico e del Consiglio Nazionale Ecclesiastico della nostra Chiesa. Legale dell’Arcidiocesi di Roma, nota per aver predisposto la denuncia querela per vilipendio alla religione nei confronti di un manifestante al Gay Pride di Roma, travestito da Cristo e che dileggiava la nostra Religione. L’avvocato ha anche conseguito l’Attestato quale partecipante al Corso di Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa promosso dal Dipartimento Storico Religioso dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo diretto dal dott. prof. Max Giusio.

A Priverno (LT) Missione San Giovanni Evangelista. La missione è stata affidata a padre Francesco Paci, già sacerdote della Prelatura Cattolica Cristo Risorto e della Chiesa Celtica. La cerimonia di ordinazione, unitamente a quella di madre Ersilia è stata effettuata ad Aprilia (LT) domenica 25 luglio.

Nello stesso giorno padre Francesco si è unito nel rito benedizionale dell’affratellamento (adelphopoiesis) con Giovanni Malizia, il quale anche lui è entrato quale fedele della nostra Chiesa.

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La Chiesa Ortodossa Italiana denuncia il Gay Pride di Roma

La Chiesa Ortodossa Italiana

denuncia il Gay Pride di Roma

 

Il 23 luglio scorso, presso la stazione di Roma Prenestina della Legione Carabinieri Lazio, mons. Filippo Ortenzi, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana ha sporto denuncia querela per offesa alla religione, mediante vilipendio delle persone (di cui all’art. 403 c.p.) e delle cose (di cui all’404 c.p.)

La denuncia è stata predisposta dall’avv. Ersilia Barracca, del Foro di Roma, membro del Tribunale Nazionale Ecclesiastico della nostra Chiesa.

Fatto:

il giorno 26 giugno 2021 a Roma si è celebrato il “Gay Pride”. Il corteo è stato aperto da un ragazzo travestito da “Cristo lgbt” con stimmate colorate e bandiera arcobaleno, oltre alla croce portata sulle spalle e un simbolo fallico al posto della scritta INRI. Detto ragazzo indossava calze a rete e “tacco 12”. Il tutto “condito” da insulti e minacce contro chi non è d’accordo con il DDL ZAN. …

Diritto:

E’ indubbio che la condotta testé descritta configura violazione degli artt. 403 e 404 del codice penale.

Con la legge 24 febbraio 2006 n. 65, il legislatore cancellando ogli riferimento alla religione di Stato … ne mantenne la procedibilità d’ufficio. …

Il vilipendio si sostanzia nel gettare o manifestare disprezzo, con parole, scritti, disegni o atti nei confronti dell’entità contro cui la manifestazione è diretta, in modo idoneo ad indurre, I destinatari della manifestazione al disprezzo. Costituiscono vilipendio la contumelia, lo scherno e l’offesa fine a se stessa. Fondamentale risulta l’elemento soggettivo dei reati previsti dagli artt. 403-404 c.p., dove non è richiesto il dolo specifico, ma il dolo intenzionale, ovvero la volontarietà del soggetto attivo di offendere il sentimento religioso di chi si riconosce in qualunque confessione.

Mons. Filippo

Denuncia-querela

nei confronti degli individui i quali, il giorno 26 aprile 2021 a Roma hanno, durante la manifestazione del “Gay Pride”, vilipeso, offeso, dileggiato il sentimento religioso, manifestando nel corteo aperto da un ragazzo travestito da “Cristo lgbt” con stimmate colorate e bandiera arcobaleno, oltre alla croce portata sulle spalle ed un simbolo fallico al posto della scritta INRI. Detto ragazzo indossava calze a rete e “tacco12” … affinché I colpevoli siano individuati e puniti secondo Legge.

Chiede in caso di richiesta di archiviazione di essere avvisato ex art. 408 c.p.p.

Nomina difensore l’avv. Ersilia Barracca, presso il cui studio elegge domicilio.

La Chiesa Ortodossa Italiana

denuncia il  Gay Pride  di Roma

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Sant’Agata

 

Cagliari

Cagliari 

Ordinazione sacerdotale e apertura parrocchia

 

cagliari

E’ stata aperta a Cagliari, in via Giuseppe Peretti n. 2A la Parrocchia Sant’Efisio  di Cagliari. Parroco è stato nominato  padre Roberto Pinna.

Padre Roberto è stato ordinato sacerdote  dall’arcivescovo Filippo di Roma il  4 luglio scorso, dopo aver terminato gli studi di Liturgia Pastorale presso l’Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita e aver ricevuto l’Attestato dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo in “Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa” col massimo dei voti (100/100).  

Sant’Efisio di Cagliari

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Ordinazione sacerdotale e apertura parrocchia

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