Martirio di San Giovanni Battista

Martirio di San Giovanni Battista

Martirio di San Giovanni Battista

Divina Liturgia  a Roma officiata da padre Giovanni e mons. Filippo 

 

              Domenica 29 agosto scorso, Si è celebrata presso la Parrocchia “Santi Elena e Costantino” di Roma, una Divina Liturgia per la festa di San Giovanni Battista, il Precursore, officiata da padre Giovanni e presieduta dall’arcivescovo Filippo di Roma. Da Orthodoxviki apprendiamo che Giovanni: “Trascorse i suoi primi anni nel tratto montuoso della Giudea che giace tra Gerusalemme e il Mar Morto (Matteo 3:1-12). Condusse una vita semplice, indossando abiti in fibra di corda (gamla) e mangiando “cavallette e miele selvatico” (Matteo 3:4). Da adulto Giovanni iniziò a predicare in pubblico e le persone di “ogni quartiere” furono attratte dal suo messaggio. L’essenza della sua predicazione era la necessità del pentimento e del voltarsi dalle occupazioni egoistiche. Ha denunciato i sadducei e i farisei come una “generazione di vipere” e li ha avvertiti di non assumere che la loro eredità concedesse loro un privilegio speciale (Luca 3:8). Ha messo in guardia gli esattori delle tasse e i soldati contro l’estorsione e il saccheggio. La sua dottrina e il suo stile di vita suscitarono interesse, portando persone da tutte le parti a vederlo sulle rive del fiume Giordano. Là battezzò migliaia di persone al pentimento.

La fama di Giovanni raggiunse le orecchie di Gesù a Nazaret (Mt 3,5), e dalla Galilea venne al Giordano per essere battezzato da Giovanni, per il motivo speciale che a lui si addiceva «adempiere ogni giustizia» (Mt 3 :15). L’ufficio speciale di Giovanni cessò con il battesimo di Gesù, che ora deve “aumentare” mentre il Re viene nel suo regno. Continuò, tuttavia, per un po’ a rendere testimonianza della messianicità di Gesù. Lo indicò ai suoi discepoli, dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio”. Il suo ministero pubblico fu improvvisamente (probabilmente dopo circa sei mesi) terminato dalla sua messa in prigione da parte di Erode, che aveva rimproverato per il peccato di aver preso con sé la moglie di suo fratello Filippo (Lc 3,19). Fu rinchiuso nel castello di Macheronte, fortezza all’estremità meridionale di Peraea, 9 miglia a est del Mar Morto, e qui fu decapitato su istigazione di Erodiade; tradizione successiva implica anche Salomé. I suoi discepoli, dopo aver consegnato il corpo senza testa alla tomba, andarono e riferirono a Gesù tutto ciò che era accaduto (Mt 14:3-12). La morte di Giovanni avvenne apparentemente poco prima della terza Pasqua del ministero di Gesù.

Gesù stesso testimoniò riguardo a Giovanni che era una “luce ardente e splendente” (Giovanni 5:35). Giovanni fu l’ultimo dei profeti dell’Antico Testamento, fungendo così da figura di ponte tra quel periodo di rivelazione e Gesù. Abbracciano anche una tradizione secondo cui, dopo la sua morte, Giovanni discese all’inferno e lì predicò ancora una volta che Gesù il Messia stava arrivando.”

Dalle «Omelie» di san Beda, il Venerabile, sacerdote (Om. 23)
Il beato precursore della nascita del Signore, della sua predicazione e della sua morte, dimostrò una forza degna degli sguardi celesti nel suo combattimento. Anche se agli occhi degli uomini ebbe a subire tormenti, la sua speranza è piena di immortalità, come dice la Scrittura (cfr. Sap 3, 4). E’ ben giusto che noi ricordiamo con solenne celebrazione il suo giorno natalizio. Egli lo rese memorabile con la sua passione e lo imporporò del suo sangue. E’ cosa santa venerarne la memoria e celebrarla in gioia di spirito. Egli confermò con il martirio la testimonianza che aveva dato per il Signore.
San Giovanni subì il carcere e le catene a testimonianza per il nostro Redentore, perché doveva prepararne la strada. Per lui diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, ma solo di tacere la verità. Tuttavia morì per Cristo.
Cristo ha detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6), perciò proprio per Cristo versò il sangue, perché lo versò per la verità. E siccome col nascere, col predicare, col battezzare doveva dare testimonianza a colui che sarebbe nato, avrebbe predicato e battezzato, così soffrendo segnalò anche che il Cristo avrebbe sofferto. Un uomo di tale e tanta grandezza pose termine alla vita presente con lo spargimento del sangue dopo la lunga sofferenza della catene. Egli annunziava la libertà della pace superna e fu gettato in prigione dagli empi. Fu rinchiuso nell’oscurità del carcere colui che venne a rendere testimonianza alla luce e che dalla stessa luce, che è Cristo, meritò di essere chiamato lampada che arde e illumina. Fu battezzato nel proprio sangue colui al quale era stato concesso di battezzare il Redentore del mondo, di udire la voce del Padre su di lui e di vedere la grazia dello Spirito Santo scendere sopra di lui. Ma a persone come lui non doveva riuscire gravoso, anzi facile e bello sopportare per la verità tormenti transitori ripagabili con le gioie eterne. Per uno come lui la morte non riusciva un evento ineluttabile o una dura necessità. Era piuttosto un premio, una palma di vita eterna per la confessione del nome di Cristo. Perciò ben dice l’Apostolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1, 29). Chiama grazia di Cristo che gli eletti soffrano per lui: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi» (Rm 8, 18).

 

Martirio di San Giovanni Battista

Divina Liturgia  a Roma officiata da padre Giovanni e mons. Filippo 

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