XinJiang

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Perché sugli Uiguri hanno ragione i cinesi 

 

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Come è noto nella regione cinese del XinJiang (Nuova Frontiera) abita una popolazione d’origine turca e religione islamica, quella degli uiguri (46% della popolazione), nonché anche altre minoranze islamiche come kirghisi, huiuzbechi, dongxiang e kazachi, per un totale del 55% della popolazione. Dal 2015 la Cina ha promosso una dura repressione contro il terrorismo islamico jihadista dell’ETIM – Movimento Islamico del Turkestan Orientale e del Partito Islamico del Turkestan, i quali nei primi decenni del secolo sono stati responsabili di numerosi atti terroristici, come quello di piazza Tienanmen a Pechino del 2013 (5 morti e 38 feriti), di 197 morti nel 2009 e dell’assalto al commissariato di polizia di Khote nel 2010 e numerosi altri attentati all’inizio della seconda decade del secolo, tra i quali ricordiamo quello di Kashgar che provocò la morte di 19 persone. L’islam uiguro è salafita, sunnita ed uno dei più fondamentalisti del pianeta e soltanto una dura repressione con rieducazione di massa e programmi di de-islamizzazione ha fatto si che la Cina sia l’unico paese al mondo dove è stata applicata una efficace lotta contro il terrorismo islamico. Poiché tale politica si è rivelata vincente, le  demoplutocrazie capitaliste non la dovrebbero condannare ma, semmai studiare e riproporre dove il pericolo islamico è più incombente (ad esempio nelle banlieue parigine, nel Londestan britannico ecc).

uiguri

Ci sarà un motivo perché NESSUN leader politico e religioso islamico si è permesso di attaccare la Cina per sostenere la causa uiguri, né il Re dell’Arabia Saudita Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd né il neo-califfo turco Recep Tayyip Erdogan, né il Grande Imam  di Al-Azhar Muḥammad Aḥmad al-Tayyib, massima autorità religiosa sunnita e neppure  il Grande Āyatollāh Seyyed Alī Ḥoseynī Khāmeneī massima autorità religiosa sciita. Stranamente l’unico leader religioso al mondo che si batte per la causa islamica in Xinjiang è George Mario Bergoglio, noto anche come Papa Francesco, il quale mentre si da da fare per difendere minoranze islamiche jihaidiste tipo gli uiguri in Cina o i rohingya in Myanmar, sembra disinteressarsi completamente della sorte dei cristiani perseguitati o discriminati, in particolar modo dai regimi islamici. Ha destato perplessità ad esempio che, neppure da Capo di Stato, oltre che da leader religioso, abbia  protestato per la sacrilega trasformazione della Basilica di Santa Sofia in Moschea ad Istanbul e sia rimasto in silenzio (al pari delle democrazie occidentali, Italia compresa, e della stampa nostrana) sulla polizia etnica e le stragi di cristiani armeni in Nagorno Karabakh all’inizio dell’anno ad opera dell’esercito azero supportato da milizia jihaidiste siriane fatte appositamente affluire dal governo turco o al genocidio in atto nel Tigrè da parte dell’esercito etiope del governo di Abiy Ahmed Ali supportato da quello eritreo (dove i diritti umani vengono rispettati meno che nella famigerata Corea del Nord), contro il popolo tigrino. Forse perché Santa Sofia era sede del Patriarcato di Costantinopoli-Nuova Roma, o perché gli armeni e i tigrini sono ortodossi? Come mai questo interesse alla difesa dell’Islam e disinteresse a quella dei cristiani è un mistero, ma d’altra parte a Dubai nel 2019 ha firmato col Grande Imam  di Al- Azhar un documento comune nel quale si sostiene una vera e propria eresia, e cioè che il Dio Cristiano (la Santissima Trinità) e quello islamico (Allah) sono la stessa divinità (non mi risulta che i musulmani abbiano accettato la Trinità come loro Dio, forse i cattolici hanno accettato Allah ….?). Ritorniamo allo XinJiang, è bene ricordare che nel 1933 fu fondata la Repubblica Islamica del Turkstan Orientale (o Uyghurstan) e la prima azione che fece questo regime fu quella di sterminare le minoranze religiose cristiane e induiste. Le truppe dell’emiro uiguro Amir Abdullah Bughra ammazzarono o espulsero i missionari svedesi presenti a Yarkand, chiusero, distrussero o trasformarono in moschee le poche decine di chiese luterane o ortodosse presenti nel territorio (prima dell’islamizzazione gli uiguri erano cristiani della chiesa nestoriana). I cristiani, che erano poche migliaia, furono torturati, costretti ad abiurare e se non lo facevano, venivano decapitati. Furono migliaia di cristiani uiguri e kirghisi assassinati nel nome dell’Islam in XinJiang, dove il cristianesimo che stava rinascendo fu completamente estirpato. All’inizio del secolo scorso furono migliaia gli uiguri che ritornarono alla cristianità,  tra questi ricordiamo Johannes Avetaranian (Mohammed Shukri) un discendente del profeta Maometto che dopo aver abbracciato il cristianesimo ne fu uno dei massimi propagandisti. L’estremismo uiguri fu feroce non soltanto verso i cristiani, ma anche contro i commercianti indiani di religione indù presenti in gran numero nelle città e soprattutto contro le donne che avevano sposato degli infedeli che furono tutte trucidate. Va segnalato altresì l’odio degli uiguri contro i cinesi che causarono stragi non soltanto di cinesi pagani di etnia Han ma si scatenò anche contro  quelli musulmani di etnia Hui. I movimenti separatisti e terroristi islamici uiguri, che si finanziano attraverso il traffico di droga e hanno migliaia di combattenti nelle file terroriste islamiche in Siria (circa 6.000) e altre migliaia in  Afghanistan e nel Caucaso,  vedono nella Repubblica Islamica del Turkestan Orientale il modello da seguire e restaurare. Ma forse della difesa dei pochi cristiani lì presenti al Papa non interessa nulla. Va rilevato che, al contrario del governo islamico uiguro che distrusse tutte le chiese cristiane e templi indù o cinesi della regione, la Repubblica Popolare Cinese pur essendo comunista e atea, rispetta le minoranze religiose molto di più di quanto lo farebbe una eventuale Repubblica Uiguri. Che la posizione cinese verso gli uiguri non sia di persecuzione religiosa lo dimostra il fatto che nella regione esistono ben 24.000 moschee (delle quali oltre 15.000 uiguri le altre hui, kirghise, kazake, uzbeke, dongxiang, tagike …). Templi e chiese di altre religioni sono altresì tollerate, le minoranze tibetane e mongole ad esempio dispongono di 40 templi buddhisti lamaisti, e vi sono anche 51 chiese (24 protestanti, 25 cattoliche e 2 ortodosse) per i circa 50.000 cristiani ivi residenti. Ambedue le Chiese ortodosse sono state ricostruite, grazie anche a rapporti più distensivi tra la Russia e la Cina,  alla fine del XX secolo, una è a Ürümqi (capitale del XinJiang) che serve i 3.000 fedeli e l’altra a Ghulja, nella Prefettura Autonoma Kazaka di Yili, quest’ultima ricostruita dal governo cinese, per i 5.500 fedeli, tutte e due servono cittadini di etnia russa, (uiguri cristiani dopo le stragi della prima metà del secolo sembra non esistano più). Ambedue le chiese sono state ricostruite in località dove furono distrutte da quella furia islamica salafita uiguri e, che incautamente alcuni regimi occidentali e leader religiosi cristiani rischiano di favorirne il ritorno. Una domanda sorge spontanea: siamo sicuri che i 50.000 cristiani del XinJiang (riguardo i cattolici ad esempio hanno 25 chiese per meno di 20.000 fedeli …), che oggi il governo cinese difende non farebbero la fine dei cristiani e  induisti che nel 1933 furono completamente sterminati dal governo islamico uiguri? Io non ne sono sicuro e penso che la sicurezza dei cristiani locali sia maggiormente garantita dal Governo Cinese.

Filippo Ortenzi, arcivescovo metropolita

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