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Dai frutti si riconosce l’albero

Dai frutti si riconosce l’albero

Una Chiesa di Seminatori, Pescatori e Pastori

Crescita delle strutture di Apostolato e Volontariato

Preghiera per la salute di Papa Benedetto XVI

San Matteo (Mt 7,15-20): “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete.”, ebbene se dai frutti si riconosce l’azione dello Spirito Santo è indubbio che l’azione della nostra Chiesa ha dato buoni frutti, ha visto aumentare il numero dei membri del clero e dei fedeli, si è rivelata una Casa costruita sulla Roccia (Mt 7, 24) ed è rimasta fedele alla sua missione principale che è quella di portare il popolo di Dio verso la salvezza delle anime.  Ci avviciniamo al 2023 ed è opportuno fare un riassunto di un anno, il 2022, che ha determinato una svolta importante nella nostra Chiesa, cresciuta enormemente sia in termini di fedeli, che di clero, che in relazioni internazionali. Nostro Signore Gesù Cristo ha dato tracciato il solco dell’azione della Chiesa nella figura del seminatore (Marco 4,1 – Matteo 13,1-23 e Luca 8,4-125) e nella figura del pescatore (Marco 1,14-20) e del pastore (Giovanni 10,1-21 – Matteo 18,12-14 e Luca 15,1-7). La nostra Missione prioritaria è la salus animarum ossia la salvezza delle anime e per fare questo occorre seminare la parola di Gesù, essere pescatori di uomini e saper guidare il popolo di Dio verso la salvezza.  (nella foto ordinazione a presbitero di padre Alexandru Nicolae Margine – Chiesa Santi Arcangeli Gabriele e Michele di Roma)

Ebbene se l’azione della nostra Chiesa nel 2022 si è vista dai frutti, non possiamo che rilevare che abbiamo seminato bene e lo dimostrano i 37 (trentasette) nuovi membri del clero che, o abbiamo ordinato (1 corepiscopo, 8 sacerdoti, 2 lettori e 1 ipodiacono) o incardinato (3 vescovi, 9 sacerdoti e 5 diaconi) dall’inizio dell’anno ad oggi, molti provenienti dalla Chiesa Cattolica (19 pari al 51,35%), alcuni dalla Chiesa Ortodossa Rumena (3 pari all’8,33%) o da realtà Vetero-Cattoliche (2 pari al 5.41%) o Celtiche (1 pari al 2,70%) ma tanti dal mondo Evangelico ed Episcopale (ben 12 pari al 32,43%). Come dice il Signore riguardo la semina della parola di Dio, l’evangelizzazione della nostra Chiesa ha dato buoni frutti e abbiamo ordinato tanti nuovi “pescatori di uomini”, cioè di anime e bravi pastori che sanno guidare un gregge di fedeli sempre più numerosi e motivati, come dimostra l’alto numero di vocazioni presenti nella nostra comunità religiosa. A livello nazionale la Diocesi che è più cresciuta in termine di clero è quella di Roma, che ha visto l’ordinazione del 43,48% dei nuovi membri del clero, seguita da quella di Bari (27,39%), delle diocesi di Saluzzo, Napoli e Siracusa (+8,7% cadauno) e per finire di quelle di Torino, Ravenna e del Mercurion (4,35%). Inoltre abbiamo creato un Vicariato Missionario in Brasile e una Diocesi Missionaria in Egitto.

(nella foto Abuna Mina Tawfiq Amin Qallad, vescovo della Diocesi Missionaria del Cairo)

Alla fine del gennaio scorso abbiamo promosso la costituzione dell’U.I.C.O.A. – Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale, alla quale hanno aderito decine di Chiese ortodosse d’America, Europa ed Asia ed ha visto la confluenza dell’Unione delle Chiese Ortodosse Bizantine presente in dodici paesi africani. 

L’UICOA, se non per numero di fedeli, ma sicuramente per il numero delle chiese aderenti, è diventata la più grande Comunione di Chiese Ortodosse del Mondo.

La considerazione internazionale della nostra Chiesa è tale che siamo entrati in collaborazione con la Diocesi della Chiesa Ortodossa Eritrea, tanto da essere invitati alla loro festa di San Michele Arcangelo, tenuta a Roma il 22 novembre u.s., dove il nostro Metropolita ha potuto partecipare alla liturgia, alla processione e, unico vescovo non eritreo, parlare ai fedeli eritrei ed essere ospite d’onore al pranzo sociale.

Ci ha fatto enorme piacere inoltre che la Chiesa Ortodossa Autocefala Polacca abbia mandato gli auguri di buon Natale all’UICOA e alla nostra Chiesa, segno evidente dell’interesse che la nostra opera sta ottenendo anche da parte delle Chiese Ortodosse “storiche”.

Anche le nostre associazioni di apostolato e filantropiche hanno avuto un forte impulso, la Fraternità Ortodossa, della quale è presidente l’ing. dott. Ambrogio Giordano, ha aperto nuove Segreterie Regionali e Provinciali: dott. Alessandro Podda (Sardegna), arch. Alessandra Caradonna (Milano), Giustino Bruno (Pescara), Valentino Cioffi (Cosenza), ten. Antonio Curatti (Taranto) e locali: Michele Saporito (Campobasso), arch. Mario Perri (Cosenza), padre Marco Tartarini (Carbognano – VT), Sandro Segatori (Marta – VT), dott.ssa Tania Pizzamiglio (Bagnaria Arsa – UD), giornalista Ada Cosco (Andali – CZ). E’ stata inoltre attivata una sede per i nostri fedeli residenti in Ungheria a Budapest, della quale è responsabile il dott. Roberto Vernarelli.

Nel campo dell’assistenza ai poveri ed ai bisognosi, si sono distinti il SOSMA-UNITAU (Aiuti Umanitari) e il Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada di Paolo Di Giovine e Alberto Olivieri,  nostri sacerdoti quali padre Giovanni Pricop (Roma), padre Elia Favazzo (Reggio Calabria) e padre Gianni de Paola (Campomarino), il nostro portavoce dott. Michel Emi Maritato,  presidente di AssoTutela che ha raccolto tonnellate di aiuti alimentari e farmaceutiche per le popolazioni vittime della guerra in Ucraina.

Inoltre vi è stato un rilancio della Confederazione delle Confraternite del Buon Samaritano, la nostra struttura di carità cristiana, che si è rafforzata con la nomina del dott. Massimo Giusio, corepiscopo di Torino, a Presidente Nazionale Vicario. 

Sono stati altresì attivati dei nuovi Priorati Regionali in Piemonte (Massimo Giusio), Sardegna (Alessandro Podda) e Molise (Maria Gianserra) e provinciali a Salerno (Marco Barra).

La Confraternita del Buon Samaritano ha distribuito aiuti alimentari, raccolto giocattoli e, soprattutto, raccolto indumenti usati per i poveri e i bisognosi. Per questa ultima attività dobbiamo ringraziare soprattutto i dirigenti della AFG Energy di Roma, che si sono adoperati nella raccolta.

Oltre le numerose associazioni e confraternite di ispirazione cavalleresca che hanno chiesto il riconoscimento da parte della nostra Chiesa (che consiste nel fornire guida spirituale e cappellani alle strutture richiedenti), quest’anno sono state costituite tre nuovi Priorati dell’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano, del quale è Gran Priore l’archimandrita Giacomo Doglione, vescovo di Saluzzo-Seborga, e principalmente il Priorato “San Gregorio Magno” a Roma, diretto dall’architetto fratel Ettore Lazzarotto e i Priorati “San Leonardo di Noblack” del quale è Priore la diaconessa sorella Barbara Piano e “San Uriele Arcangelo” del principe fratel Giuliano Lagorio della Rocca ad Asti. 

Oltre questi è stato riorganizzato il SOSMA UNITAU (Supremo Ordine di San Michele Arcangelo – Unione Nazionale Internazionale Territoriale Aiuti Umanitari) la cui direzione è stata data al principe Paolo Di Giovine di Roccaromana ed accolti nella nostra Chiesa: il Sacro Militare Ordine del Santissimo Sacramento dell’Annunciazione di Nazareth (S.M.O.S.S.A.N.) con sede a Guardialfiera CB, ordine dinastico di S.A.R. Christian Agricola, l’Ordine Ecumenico Ortodosso di Gerusalemme (Ordo Oecumenicus Orthodoxus Hierosolymitanus – O.E.H.) con sede a Brescia, diretto dal dott. Giovanni Pietro Alborghetti, il Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada, con sede a  ROMA del quale è Gran Maestro il p.pe Alberto Olivieri , i Cavalieri di San Nicola – Ordine della Nave, con sede a Bari, diretti dal dott. Giuseppe Massimo (Bepy) Goffredo e l’ Ordo Militaris et Hospitalis Sancti Lazari Hierosolymitani (Ordine Militare e Ospedaliero di San Lazzaro di Gerusalemme Malta) OSLJ  con sede a  Milano, del quale è Gran Priore per l’Italia il conte Giovanni Vergottini. Per coordinare sia le nuove, che le confraternite già da anni aderenti o sotto la protezione canonica della Chiesa, ad agosto è stato istituito un organismo di coordinamento, il Concilium Equitum Confratrum o Consiglio del Cavalieri, del quale è stato nominato presidente il dott. Paolo Di Giovine.

Ad ottobre si è costituita all’interno della nostra Chiesa la Congregazione dei Monaci Francescani Ortodossi, che ha coniugato il monachesimo ortodosso (basiliano-benedettino) con la spiritualità francescana.

La prima uscita pubblica della Congregazione è stata, non a caso,  a San Giovanno Rotondo all’inizio di dicembre, dove il 7 si è discusso della spiritualità di san Francesco d’Assisi e san Pio da Pietrelcina e i punti di contatto tra francescanesimo e ortodossia, specialmente con la spiritualità ortodossa russa, ad esempio col fenomeno conosciuto come  jurodstvo o stoltezza in Cristo.

Molto apprezzato dai presenti è stato l’intervento di frate Giovanni Maddamma, della Congregazione Francescana dei Fratelli e Sorelle Minori di San Francesco e Santa Chiara, che ci ha illuminato con la sua lectio magistralis e ha dato la disponibilità a supportare la neo costituita congregazione con i suoi consigli e guida spirituale. Il giorno 8 invece la nostra Chiesa ha accolto tra i Santi da noi venerati anche i Venerabili Francesco d’Assisi e Pio da Pietrelcina.

 

In questo momento la Chiesa Ortodossa Italiana si unisce ai fratelli cattolici e a Papa Francesco nella preghiera per l’anima di Sua Santità Benedetto XVI

(Joseph Aloisius Ratzinger)

Dio Onnipotente ed Eterno, tu sei la salute eterna di coloro che credono in te. Ascolta le nostre preghiere per il tuo servo Benedetto, che ti ha raggiunto nella Casa del Padre e per il quale imploriamo l’aiuto della tua tenera misericordia

Chiesa Ortodossa Italiana

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Per un Natale di Pace e Solidarietà

Per un Natale di Pace e Solidarietà

 

Durante la Divina Liturgia il sacerdote si rivolge ai fedeli dicendo: Per la pace che viene dall’alto e per la salvezza delle nostre anime preghiamo il signoree oggi più che mai la Pace è il bene più prezioso che è stato smarrito e che colpisce, in Ucraina come in Kosovo, in Iraq come in Siria, in Etiopia come in Egitto, soprattutto le comunità cristiane ortodosse.

La nostra realtà ecclesiale può poco contro tali tragedie, se non aiutare le popolazioni colpite, come hanno fatto ad esempio per le martoriate popolazioni ucraine, tra gli altri, padre Elia (Favazzo), Priore Generale Vicario dei Monaci Antoniani a Reggio Calabria, il principe Paolo di Giovine, ipodiacono e Gran Maestro del SOSMA-UNITAU (Aiuti Umanitari) e il dott. Michel Emi Maritato, nostro portavoce e presidente di AssoTutela a Roma.

In un periodo dove la pandemia e la crisi economica causata dalla guerra fratricida russo-ucraina hanno causato l’aumento della povertà la nostra Chiesa, pur anch’essa povera, ha cercato di essere, per quanto possibile, vicina agli ultimi e ai bisognosi, come ci ha insegnato nostro Signore, infatti nel Vangelo secondo Luca (4:18) è scritto: “Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri e il ricupero della vista ai ciechi; per rimettere in libertà gli oppressi”.

A dicembre vi è stata una forte crescita dell’attività della Confraternita del Buon Samaritano che non soltanto ha visto l’apertura di nuovi priorati, ma è stata attiva  anche nella raccolta di beni, giocattoli per bambini  e vestiario di prima necessità.

(nella foto raccolta viveri – Parrocchia San Nicola di Myra di Campomarino)

Dal Libro dei Proverbi (28:27): “Chi dona al povero non sarà mai nel bisogno, ma colui che chiude gli occhi sarà coperto di maledizioni” e in ottemperanza di quanto scritto nelle Sacri Scritture segnaliamo alcune iniziative avvenute a ridosso delle feste natalizie:

Campomarino (Këmarini) CB, dove padre Gianni De Paola guida una delle più attive parrocchie della nostra Chiesa, presente in un territorio arbëreshe dove l’ortodossia viene riscoperta da una popolazione  di origine greco-albanese. Qui la Parrocchia San Nicola di Myra e la locale Confraternita del Buon Samaritano guidata da Maria Gianserra,  hanno effettuato una raccolta di cibo e vestiario da donare ai bisognosi.


Loceri NU, il prof. Alessandro Podda, insegnante di lingua sarda e che ha tradotto le liturgie della nostra Chiesa in sardo, tanto che l’anno prossimo verrà data alle stampe il libro “Giusta Fide Antiga”, che sta seguendo il Corso di Liturgia Pastorale della nostra Accademia San Nicodemo L’Aghiorita per accedere al diaconato, quale Priore della locale Confraternita del Buon Samaritano, in collaborazione con la Pro Loco di Loceri ha raccolto giocattoli da inviare alla Missione ortodossa di padre Francisco di San Paolo del Brasile.

(nella foto vestiti  distribuiti presso la Cattedrale di via Bovino,43 di Roma)

Roma grazie alla collaborazione del principe Paolo di Giovine di Roccaromana e alla generosità di Noemy e Davide della AGF Energy, sono stati raccolti numerosi indumenti che sono state distribuite dalle nostre parrocchie dei Santi Imperatori Elena e Costantino di padre Giovanni (via Roccella Ionica, 6) e dei Santi Arcangeli Michele e Gabriele (via Bovino,43) dei padri Alessandro e Sebastiano, soprattutto tra i poveri della comunità romena della nostra Chiesa.

Nascita di Gesù – dal Vangelo secondo Luca (2:1-20)

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra.  Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio.  Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città.  Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme,  per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.  Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.  Diede alla luce il suo figlio unigenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà».

Appena gli angeli si allontanarono per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

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Perché il 25 dicembre è una festa cristiana

Perché il 25 dicembre è una festa cristiana

Nei testi sacri la nascita di Gesù è riportata soltanto da due dei quattro Vangeli riconosciuti canonici dalla cristianità, e precisamente  dai Vangeli secondo Matteo e Luca, dove però non è presente la data precisa (giorno, mese ed anno). Nei primi secoli i cristiani festeggiavano solitamente la nascita in Cielo di Gesù (Pentecoste) più che quella terrena e la prima testimonianza della festa del Natale ricadente il 25 dicembre risale ad un antico almanacco del 354 d.C. (*1). Oggi, leggendo la stampa laica e, talvolta anche quella cattolica, sembre acquisita quale verità storica quella che la scelta del 25 dicembre sia dovuta alla cristianizzazione della popolare festa pagana del “Sole vittorioso” (Sol invictus), nella certezza che era più facile far cambiare religione ai cittadini dell’Impero mantenendo e cambiando nome alle feste che erano già abituati a celebrare. In tal senso il 25 dicembre, giorno del solstizio d’inverno (notte più lunga dell’anno, dopo la quale le ore di luce aumentano a scapito del buio). “Sempre in quel periodo i romani celebravano i saturnali per onorare Saturno, dio dell’agricoltura: si tratta di una festa in cui il Sole rinato era segno dell’approssimarsi della primavera portatrice di nuovi frutti, e per questo ci si scambiava ricchi doni tra amici e parenti.”.  Per la verità va evidenziato che il solstizio d’inverno cade il 21 e non il 25 dicembre, anche se  25 dicembre si festeggiava nelle varie località dell’Impero sia la festa di Mithra (divinità proto-indo-iranica del Sole, dell’amicizia, dell’onestà e dei contratti secondo la religione zoroastriana, ancora venerato nella religione induista in quanto presente nei Veda) che quella di Saturno, in quanto il calendario giuliano, fissato da Giulio Cesare il 45 a.C. faceva cadere la Bruma (Saturnalia) il 25 dicembre, giorno solstiziale che segnava la fine delle giornate più buie e dopo il quale, grazie alle divinità solari, la giornata iniziava ad allungarsi. Tale festa era stata proclamata dall’ imperatore Aureliano nel 274, anno durante il quale in tale data  aveva fatto edificare un grandioso tempio in un tempo nel quale le comunità cristiane già festeggiavano da tempo il Natale il 25 dicembre e, semmai potrebbe essere che i pagani abbiano cercato di paganizzare una festa molto popolare tra le emergenti comunità cristiane.  Verso il 350 d.C. il vescovo di Roma,  Papa  Giulio I, dichiarò il 25 dicembre quale anniversario della nascita di Gesù e tale data fu accolta da tutto il mondo cristiano (ad eccezione degli Armeni che la festeggiano il 6 gennaio, quando noi festeggiamo l’Epifania). Secondo un’opinione diffusa e attualmente considerata attendibile, Papa Giulio I, al fine di dare continuità ad un’antica tradizione e continuità tra le vecchie e la nuova religione, trasformò il Dies Natalis Soli Invictis dei pagani, festa dedicata alla nascita del Sole (Mithra), introdotta a Roma da Eliogabalo, imperatore dal 218 al 222, (per non parlare del dio sole Aîon, figlio della vergine Kore, del dio siriano El-Gabal, del dio greco Elios etc. i cui culti erano diffusi nell’Impero, in Persia ed Arabia o ai culti solari delle popolazioni germaniche dell’Europa del Nord dove sostituì la Festa della Yule, che si festeggiava il 21 dicembre) nel Natale cristiano, dal momento che Gesù rappresenta la vera luce. D’altra parte nelle Sacre Scritture non è forse scritto che  Sorgerà per voi il Sole di giustizia” (Malachia, 14, 2) e nel vangelo di Luca (1,79 s.) non è forse scritto: “Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace“?  E lo stesso Gesù non aveva affermato:«Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» (Giovanni 12, 46) e non rappresentava pertanto la vittoria della Luce sulle tenebre? Nel 529 l’imperatore Giustiniano I (santo e isapostolo per le Chiese Ortodosse) la rese festa ufficiale dell’Impero e, da allora, viene universalmente celebrata dalla cristianità.  Pertanto, a detta dei sapientoni laici (e purtroppo anche da molti ignoranti del clero cristiano) la scelta di festeggiare il Natale il 25 dicembre era una scelta unicamente simbolica atta a favorire la conversione dei pagani i quali avrebbero potuto continuare a festeggiare in tale data anche dopo essere diventati cristiani. Date opinione è talmente diffusa che numerose chiese evangeliche pentecostali e i Testimoni di Geova si rifiutano di festeggiare il Natale considerandolo una festa pagana. 

Che anche tale tesi abbia dei fondamenti di verità può essere confermata dal fatto che nel 1941 nella necropoli vaticana fu liberato un mosaico raffigurante Cristo-Sole che ascende al cielo su una quadriga di cavalli bianchi in mezzo ad un lussureggiante intreccio di rami di vite. 

La tesi per la quale la Chiesa di Roma avesse scelto la data del  25 dicembre per opporre la festa di Gesù, vera luce del mondo, alla festa pagana del Natalis solis invicti è, purtroppo, diventata un luogo comune. Già nel settecento il predicatore tedesco, pedagogista, archeologo e teologo berlinese Paul Ernst Jablonski, membro dell’Accademia Reale delle Scienze di Berlino, autore delle Institutiones historie christianae antiquioris (Francoforte sul Reno, 1754), nella sua critica protestante anti-papista, sostenne la tesi che la “cristianizzazione” delle feste pagane, tra le quali il Natale, fosse la testimonianza più evidente della “degenerazione” della Chiesa di Roma. La cosa assurda è che per confutare tale tesi alcuni teologi cattolici come il benedettino Dom Jean Harduin invece di confutare tale tesi le hanno giustificate adducendo motivi pastorali e di apostolato tanto che oggi viene condivisa  anche dalla maggioranza dei teologi cattolici, come si evince in un articolo pubblicato su Famiglia Cristiana del 26 dicembre 2019 a firma del teologo Robert Cheaib. Tale convinzione è così radicata che Papa Giovanni Paolo II (santo per la Chiesa Cattolica), durante l’udienza di preparazione al Natale del 1993 ebbe a dire che:  “La data del 25 dicembre, com’è noto, è convenzionale

Ma è davvero così? 

Ma vediamo le origini cristiane del 25 dicembre.

Teoria di correlazione con la Hanukkah. Altra teoria uscita recentemente è quella sostenuta da alcuni studiosi, tra i quali Joseph F. Kelly, autore del libro The Origins of Christmas, la data del 25 dicembre potrebbe essere posta in relazione con la festa ebraica della Ridedicazione del Tempio, la Hanukkah, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev, un mese lunare che corrisponde approssimativamente a novembre o dicembre, tese suggestiva ma che forse non c’entra nulla con la data natalizia, perché durava otto giorni e non sempre tra questi vi era il 25 dicembre.

Prima dello studio del calendario qumranico, avvenuto in tempi recenti, il motivo per il quale la nascita di Gesù veniva fatta ricadere il 25 dicembre era un altro ed era legata alla data della morte di Gesù che, secondo i Vangeli, si collocava tra il 25 marzo e il 6 aprile del calendario giuliano. 

Teoria dell’Età Integrale, correlata alla creazione. Il 25 marzo gli ebrei festeggiano la benedizione della luce (o del Sole) nota come Birkat Hachama. Secondo una tradizione rabbinica il Sole fu creato nella sua posizione nel giorno dell’equinozio di primavera (primo giorno del calendario iranico detto Novruz o Noruz ossia giorno nuovo, da inizio al calendario zoroastriano, a quello  Jalāl o calendario persiano, a quello Badí‘ della religione bahai). Tale tasi è stata sostenuta nel X secolo dal rabbino aschenazita francese Rav Shlomo Yitzaqui (Rashi), conosciuto in Italia anche come Salomone Isaccide, in un Commentario sul Talmud, che ha avuto grande diffusione nel mondo ebraico. Si può ipotizzare che Gesù, vera luce del mondo, sia stato concepito nel giorno della Benedizione della Luce e, di conseguenza, è nato il 25 dicembre.

Un inciso, nei primi secoli d’adozione del calendario giuliano, elaborato dall’astronomo egizio Sosicide di Alessandria e promulgato da Caio Giulio Cesare Pontifex Maximus dell’Impero nel 46 a.C., l’equinozio di primavera e il solstizio d’inverno ricadevano nei giorni 25 marzo e 25 dicembre e, soltanto successivamente, sono stati indicati al 21 di detti mesi.

Teoria coincidenza morte/concepimento. Era opinione diffusa, che riprendeva delle credenze nate in ambiente ebraico riguardo la morte dei Profeti biblici, che la morte di Nostro Signore fosse avvenuta nell’anniversario della sua “venuta al mondo”. Innanzitutto occorre precisare che in ambito ebraico è presente una scienza teologica (oggi considerata pseudoscienza, cioè una disciplina apparentemente basata su metodo scientifico ma priva di fondamento reale) denominata gematria, fondata sulla numerologia, dove vengono collegati parole dell’alfabeto e  numeri. simbolici La gematria fu riscoperta in Italia e in occidente nel XVII secolo dall’erudito fiorentino Pico della Mirandola (1463-1494) durante la stagione dell’Umanesimo (*2 ter). Ad esempio, secondo la gematria  il nome di Gesù in greco è 888 o (8 + 8 + 8 =6) 8= Figlio di Dio, 6= Figlio dell’Uomo, perché 6 è il numero dell’uomo. (*2 quater).  Uno studio approfondito su queste teorie si deve all’accademico francese Louis Marie Olivier Duchesne (13 settembre 1843 – 21 aprile 1922) sacerdote cattolico, filologo, archeologo, studioso, autore del libro Origines du culte chrétien (“Origini del culto cristiano”), legato alla nostra Nazione (è morto a Roma), appassionato di ortodossia (è stato anche sul Monte Athos) e caduto in disgrazia durante la fine della sua esistenza terrena perché la Chiesa Cattolica mise all’indice la sua  la sua Histoire ancienne de l’Église (“Storia antica della Chiesa”) dove venivano svelate verità nascoste dalla Chiesa di Roma. Ebbene secondo questa ipotesi, per la festività del Natale si calcolò che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua incarnazione o concezione (non della sua nascita), e così si pensò che la sua data di nascita dovesse cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo. tra il 25 dicembre e il 6 gennaio. (*2 cinque).  Per lo scrittore e apologeta cristiano romano-cartaginese Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (155-230 d.C.), era avvenuta l’ottavo giorno delle calende d’aprile, corrispondente al 25 marzo. Il calcolo di Tertulliano si basava sicuramente  anche su valutazioni basate sul simbolismo e la gematria, legate all’equinozio di primavera del calendario romano  e  alla ipotetica data della creazione del mondo, seguendo tali ragionamenti  l’ipotesi che la vita di Gesù sia stata di un numero intero di anni, dato che le frazioni possono essere considerate imperfette, ne deriverebbe, secondo lo studioso, che l’incarnazione sia avvenuta  il 25 marzo, e la nascita al 25 dicembre. A mio parere la teoria di Duchesse è storicamente attendibile, perché era opinione diffusa tra le chiese cristiane dell’epoca, soprattutto in  quelle di Roma ed Alessandria; che il 25 marzo fosse contemporaneamente il giorno della morte e dell’incarnazione di Gesù la logica conseguenza era che il giorno della nascita sarebbe stato sicuramente il 25 dicembre. Eppoi morte e passione di Gesù e nascita sarebbero coincise con l’equinozio di primavera e il solstizio d’inverno, questa coincidenza alla quale credevano soprattutto i cristiani d’Africa oggi è reputata poco attendibile perché l’equinozio di primavera ricade il 21 e non il 25 marzo e il solstizio d’inverno il 21 e non il 25 dicembre, ma forse in epoca apostolica i calcoli del tempo erano diversi e non coincidevano perfettamente con quelli odierni. 

Origine antica. Che i cristiani dei primi secoli festeggiassero il Natale il 25 dicembre c’è traccia nello scritto Commentario su Daniele, del teologo Ippolito di Roma del 204, ne parla Evodio (secondo vescovo della Chiesa di Antiochia), in una epistola in parte riportata da Niceforo Callisto nella sua Storia ecclesiastica, II, dello pseudo-Giovanni Crisostomo (III secolo), nella Historia Ecclesiae Christi scritta da Ippolito. vescovo di Cesarea Marittima, dello storico siro Giovanni Malalas, etc., nonché nel Depositio Martyrum” del 336 e  nel Chronographus del 354 redatto dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo, i quali affermano che Gesù nacque l’ottavo giorno delle calende di gennaio e  visto che nell’uso latino si contavano il primo e l’ultimo elemento di una serie, l’ottavo giorno prima del 1° gennaio era proprio il 25 dicembre.  La data di questa festa ebbe enorme successo in Occidente, anche grazie all’opera di San Leone Magno, papa di Roma (440-461 d.C.), mentre in Oriente era più popolare ricordare la nascita del Salvatore il 6 gennaio, giorno della Teofania o manifestazione della divinità di Gesù al Mondo, rappresentato dai Magi, sacerdoti, sapienti, astrologi e indovini dell’antica religione zoroastriana. Dalla Cathopedia, o Enciclopedia Cattolica (Catholic Encyclopédie voce Christmas) ad esempio,  sappiamo che il filosofo, teologo, scrittore e apologeta cristiano del II secolo Tito Flavio Clemente (più noto come san Clemente Alessandrino) sosteneva che in Egitto i seguaci della scuola gnostica di Basilides, celebravano la nascita di Gesù, unitamente all’Epifania l’11 del mese di Tybi (6 gennaio).

Teoria dell’Origine Evangelica: In Oriente dove Teofania (manifestazione della divinità di Gesù ai Magi) e Natalità si tendeva a farli coincidere il 6 gennaio, la separazione venne definitivamente accolta, seppure dopo una lunga resistenza,  nel 386 d.C. grazie all’opera di san Giovanni Crisostomo (alla quale è dedicata la nostra Università teologica), per il quale l’osservanza del Natale in detta data non soltanto in Occidente, ma anche in Africa, Tracia e buona parte dell’Asia romana e la sua rapida diffusione era un segno evidente della sua genuinità. San Giovanni Crisostomo si appassionò talmente all’origine cristiana del 25 dicembre che fece degli studi sui vangeli, dai quali si può dedurre che Zaccaria, padre di Giovanni Battista, sacerdotale della classe di Abijah, che secondo le Antichità Giudaiche dello scrittore ebraico-romano Flavio Giuseppe (Yosef ben Matityhu), era l’ottava delle 24 classi sacerdotali nel turno di servizio al tempio di Gerusalemme, ricevette l’annuncio del concepimento di Giovanni Battista (ultimo profeta, precursore e cugino di Gesù) a settembre,  poiché il vangelo data il concepimento di Gesù dopo sei mesi, ovvero a marzo, la nascita sarebbe avvenuta sicuramente entro dicembre. Anche Papa Giulio I, in base ai calcoli edotti e dal vangelo e dai turni sacerdotali di Zaccaria edotti dagli scritti di Flavio Giuseppe, giunse alle stesse considerazioni. Ricerche archeologiche del secolo scorso dimostrano la validità storica di tale tesi.

Teoria qumranica (che conferma quella evangelica): secondo il vangelo di Luca (Lc 1,5-13) Zaccaria, era un sacerdote della classe Abijah che esercitava le sue funzioni nel tempio quando l’arcangelo Gabriele gli annunciò la nascita del figlio Giovanni  (il profeta Giovanni Battista, il precursore). Secondo tale calendario i turni per il servizio nel tempio della famiglia di Abidjan capitavano due volte l’anno: dall’8 al 14 del terzo mese e dal 24 al trenta dell’ottavo mese. La tradizione orientale che fa risalire la nascita di Giovanni il 24 giugno, pone la data del servizio al tempio di Zaccaria nel secondo turno: 24-30 dell’8° mese. A sua volta Luca data l’annunciazione dell’angelo a Maria nel 6° mese successivo al concepimento di Giovanni (Luca, 1, 26). Le liturgie orientali ed occidentali concordano nel determinare questa data con il 31 del mese di Adar, corrispondente al nostro 25 marzo. Infatti in questa data la Chiesa celebra ancora l’annuncio dell’angelo ed il concepimento di Gesù. Di riflesso la data della nascita doveva essere posta 9 mesi dopo, appunto il 25 dicembre. Tale data è conforme anche agli scritti di  Shemarjahu Talmon, dell’Università Ebraica di Gerusalemme, ha ricostruito le turnazioni sacerdotali degli ebrei e le ha applicato al calendario gregoriano sulla base dello studio del Libro dei Giubilei scoperto a Qumran. In questa maniera, ha stabilito che la data di nascita di Gesù potrebbe essere il 25 dicembre. Si fa presente che il succitato Shemarjahu Talmon, non è cristiano, ma un professore dell’Università di Gerusalemme di religione ebraica che ha calcolato l’esatto ordine cronologico di servizio al Tempio delle classi sacerdotali basandosi sui rotoli di Qumran e da tali calcoli ha evidenziato la convergenza dei dati qumranici con quelli evangelici, dove  le date della nascita di Giovanni Battista e Gesù coincidono con quelle della tradizione cristiana e, il fatto che tali conteggi siano stati fatti da un non cristiano assume una rilevanza oggettiva e imparziale.

 Lo storico Michele Loconsole, sull’Occidentale del 25 dicembre 2009, sostiene non soltanto che la Chiesa di Gerusalemme (la Chiesa Madre della cristianità) festeggiava il 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte e che tale usanza sia riconducibile alla cerchia dei familiari e dei primitivi discepoli del Signore, ma che che si siano anche delle prove documentali che confermano tale asserzione. Per suffragare la sua tesi ricorda come nel 1947 un pastorello palestinese trovò casualmente in una grotta del deserto di Qumran, vicino il Mar Morto,  una giara piena di rotoli, probabilmente nascosta dagli esseni (membri di una comunità monastica ebraica) nel 70 d.C. per non farli cadere in mano dell’occupante romano. Moltre altre giare e rotoli furono trovati successivamente nella medesima località. Tra i rotoli ritrovati vi è anche il Libro dei Giubilei, dove sono riportate le date in cui le classi sacerdotali officiavano al Tempio di Gerusalemme, da questa si evince che essendo Zaccaria della classe sacerdotale di Abijah (o Abia), sarebbe entrato a celebrare nel Tempio il 23 settembre, dove l’Arcangelo Gabriele gli avrebbe comunicato che sua moglie Elisabetta, ritenuta sterile, avrebbe avuto un figlio di nome Giovanni, vedi Vangelo secondo Luca (Lc 1:1-25 – Zaccaria e l’Angelo). Da ciò si deduce che san Giovanni Battista, il Precursore, sarebbe nato dopo nove mesi (il 24 giugno). Lo stesso vangelo di Luca ci informa  che quando Maria si reca a trovare la cugina Elisabetta, dopo l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele (Lc 1, 26-38), questa era al sesto mese di gravidanza  (24/25 marzo) e, di conseguenza, se Gesù è stato concepito il 25 marzo (che secondo il calendario giuliano dell’epoca, come abbiamo affermato precedentemente, coincideva con l’equinozio di primavera) la nascita di Gesù sarebbe avvenuta il 25 dicembre. 

Da quanto si evince la tesi dell’origine pagana del Natale, non soltanto è superata ma è falsa.

Sua Beatitudine Filippo Ortenzi

Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana

 

Chiesa Ortodossa Italiana

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Visita Pastorale a Campomarino – Convegno Religioso a San Giovanni Rotondo

Visita Pastorale a Campomarino – Convegno Religioso a San Giovanni Rotondo 

Presentazione Congregazione Monaci Francescani Ortodossi

eConcilium Equitum Confratum

Glorificazione Venerabili Francesco d’Assisi e Pio da Pietralcina e ordinazione nuovi membri del Clero

 

Si è svolta mercoledì 7 dicembre la visita pastorale di Sua Beatitudine Filippo di Roma,  a Campomarino (FG), dove è stata visitata la locale parrocchia dedicata a San Nicola di Myra.

La comunità parrocchiale di Campomarino (Këmarini in arbëreshë), ha ultimamente attivato una sede locale della Confraternita del Buon Samaritano, della quale è stata nominata presidente la signora Maria Gianserra, che si è attivata per raccogliere vestiario e generi alimentari per i nostri fratelli più poveri e bisognosi. 

Non avendo una Chiesa in muratura, grazie all’ingegno del parroco padre Gianni De Paola, la chiesetta dedicata a San Nicola di Myra è stata allestita in un container, piccolo ma funzionale.
La Parrocchia, che ha anche una pagina facebook (https://www.facebook.com/groups/1607118762794700) è molto attiva sia nel campo della carità cristiana che in quello dell’apostolato e spesso produce dirette facebook con centinaia di visualizzazioni in tutta Italia.

Il pomeriggio del 7, si svolta, a San Giovanni Rotondo (FG), presso l’Hotel Corona, città nota in tutto il mondo perché qui è vissuto Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione), frate minore cappuccino che già in vita era oggetto di devozione popolare, tanto da essere portato agli onori degli altari anche dalla Chiesa Cattolica in quanto, insieme a san Francesco d’Assisi, è il santo più amato dal popolo italiano, un Convegno sul francescanesimo e, in particolare, sulle figure di san Francesco e san Pio, che hanno visto quale relatore, oltre Sua Beatitudine Filippo, il vescovo francescano mons. Giovanni Maddamma, Superiore Generale per l’Italia della Congregazione dei Fratelli e Sorelle Minori di San Francesco e Santa Chiara, che ha illustrato, in modo dettagliato ed esaustivo la figura dei due santi. Sono stati inoltre presentate due realtà importanti per la nostra Chiesa, quali la Congregazione dei Monaci Francescani Ortodossi e il  “Concilium Equitum Confratum”, organo di coordinamento delle confraternite e associazioni laiche di fedeli di ispirazione cavalleresca diretta da  S.A.S. principe Paolo di Giovine.

Giovedì 8, dopo la presentazione del Dipartimento Scienze dell’Ambiente e del Creato dell’UNISAG – Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo effettuata dal Prorettore dott. ing. prof padre Ambrogio Giordano, e la distribuzione di attestati accademici a varie personalità del clero e fedeli presenti, si è svolta una  Divina Liturgia con Tomos anachirixis di glorificazione dei  Venerabili Francesco d’Assisi e Pio da Pietrelcina – Benedizione delle Icone e ordinazione  di nuovi membri del clero: il diacono e generale Giuseppe Marasco, comandante degli Ispettori Ambientali Territoriali Civilis, consacrato Sacerdote (Parrocchia San Marco di Manfredonia FG), il dott. Antonio Curatti, tenente della Croce Rossa Militare di Bari, consacrato Diacono e nominato responsabile della Missione San Martino di Martina Franca (TA), la signora Maria Gianserra, priore della Confraternita del Buon Samaritano di Campomarino ordinata Lettore e incardinata nella locale Parrocchia di San Nicola di Myra e il dott. principe Paolo di Giovine di Roccaromana, presidente del “Concilium Equitum Confratrum – Consiglio dei Cavalieri” ordinato Ipodiacono e responsabile della Missione “San Michele Arcangelo” di Velletri (RM).

Alla Cerimonia hanno partecipato diversi membri del clero: padre Sergio Arduini di Frosinone, padre Ambrogio Giordano di Foggia e padre Gianni De Paola di Campomarino (CB). Era presente altresì il Priore della Daunia della Confraternita di San Michele Arcangelo fratel Pasquale Di Domenico.

Dopo la cerimonia il clero e i fedeli hanno concluso la giornata con un’agape fraterna durante la quale si è stabilito di organizzare, nei mesi prossimi, almeno altri due eventi uno a Manfredonia e un altro a Trani.

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ROMA – Festa San Michele Arcangelo

Roma – Festa di  San Michele Arcangelo

la Chiesa Ortodossa Italiana partecipa alla festa della comunità  Ortodossa Eritrea

 

Si è svolta domenica 22 novembre, nella Chiesa Copta Ortodossa Eritrea di San Salvatore in Campo, la festa patronale dell’Arcangelo Michele, alla quale hanno partecipato un migliaio di fedeli della comunità eritrea di Roma.

San Michele è raffigurato come un giovane alato in armatura, con spada che  affronta il demonio in veste di drago, per sconfiggerlo. La preghiera che i fedeli gli rivolgono, è di essere difesi dalle insidie e dalla malvagità del Male. 

Preghiera sempre molto attuale.

 La cerimonia è stata guidata da Abuna Paulus, vescovo per l’Europa delle comunità copte ortodosse eritree. Alla celebrazione, successiva processione e festa ha partecipato Sua Beatitudine Filippo, arcivescovo di Roma della Chiesa Ortodossa Italiana.

Le autorità religiose eritree, nei loro interventi, hanno ringraziato la Chiesa Ortodossa Italiana per aver partecipato all’evento e sono rimasti favorevolmente sorpresi per la rinascita dell’ortodossia nella nostra Nazione.

La nostra Chiesa intrattiene rapporti amichevoli con la comunità ortodossa eritrea da anni, già nel 2020 (per la precisione il 27 settembre) – mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, si era incontrato  con una delegazione  del Consiglio Direttivo della comunità copta ortodossa eritrea di Roma, guidata dal Presidente padre Gebremariam Hadera, e composta dal segretario Ghirmay Simon e dal consigliere Selomon Sambini per instaurare rapporti di amicizia e collaborazione tra le comunità ortodosse eritrea e italiana.

Nella foto Abuna Paulus, vescovo per l’Europa della Chiesa Copta Ortodossa Eritrea e S.B. Filippo

Ci ha fatto quindi enormemente piacere l’invito, giuntoci dal Rev. Tesfaslassie Estifanos Kifle, parroco della Chiesa Copta Ortodossa Eritrea di Roma, di partecipare  alla cerimonia liturgica dell’Arcangelo San Michele, che ha avuto luogo il 20 novembre 2022 dalle ore 08.00 in Piazza San Salvatore in Campo. La cerimonia, effettuata in una Chiesa strapiena è stata molto suggestiva e, durante l’Eucarestia è stato chiesto all’Arcangelo di aiutarci a crescere nella fiducia, conducendoci sulla strada del coraggio e della Fede eroica e pura.

Successivamente si è svolta una processione con l’uscita  delle Tavole Sacre, al termine della quale si è svolta una manifestazione con canti religiosi nella piazza antistante la Chiesa e, dopo le parole del vescovo Abuna Paulus il nostro Metropolita ha portato i saluti della Chiesa Ortodossa Italiana.

L’Eritrea è uno Stato laico che rispetta e festeggia le ricorrenze delle diverse religioni presenti, principalmente cristiano ortodossa e musulmana sunnita, con piccole minoranze cattoliche, protestanti e animiste. A Roma gli eritrei e gli italo-eritrei (discendenti di coppie miste) sono circa settemila molti dei quali con cittadinanza italiana e ben integrati nel tessuto sociale della nostra città.

Mentre gli italo-eritrei sono per lo più cattolici, i cittadini eritrei presenti in Italia sono in maggioranza ortodossi con una forte minoranza musulmana. 

Abitata fin dall’antichità, l’attuale Eritrea, al tempo dei faraoni (2.500 a.C),  era conosciuta come “La terra di Punt“, che significa “Terra degli dei”.

Nell’anno 1000 a.C. fu occupata dai Sabei (il popolo yemenita della mitica Regina Machedà, che andò in sposa al Re Salomone ed è nota nella Bibbia come Regina di Saba) di religione ebraica, che poi diedero origine a vari regni, il Regno di D’mt (VIII secolo a.C) e il Regno di Axum (I secolo d.C – VII secolo d.C).

Durante il regno axumita le popolazioni dell’attuale eritrea si convertirono al cristianesimo copto ortodosso, tranne una piccola parte che rimase fedele alla religione ebraica (falascià), poi sopravvenne un periodo di turbolenza medioevale che finì nel XVI secolo con l’invasione ottomana che durò fino al 1882 quando passò sotto il governo reale italiano. 

Fu sotto l’Italia che a questo territorio fu dato il nome di Eritrea (suggerito al presidente del Consiglio Francesco Crispi dallo scrittore milanese Carlo Dossi ), riprendendo dal greco ἐρυθρός (erythrós) che significa “rosso” essendo situata nelle coste del mar Rosso.

Il popolo eritreo è stato sempre molto legato all’Italia, tanto che dopo la sconfitta delle truppe italiane  a  Gondar (27-11-41), gli eritrei condussero, dal novembre 41 all’autunno 43 una forte guerriglia contro l’occupazione britannica che coinvolse oltre settemila guerrieri, guidate da comandanti sia italiani come Luigi Cristiani (seniore della Milizia) e il capitano del SIM Francesco De Martini, che eritrei come il muntaz (caporale degli Zaptiè o carabinieri eritrei) Ali Gabrè e lo sciumbasci (maresciallo degli ascari) Amid Idris Awate, quest’ultimo nel dopoguerra sarà uno degli eroi dell’indipendentismo eritreo dove diresse le formazioni militari guerrigliere.

Ma il più noto di tutti, vero eroe nazionale per l’Eritrea, è stato il capitano di cavalleria Amedeo Guillet, noto come il “Comandante Diavolo”, comandante del “Gruppo Bande Amhara”, una vera leggenda tanto che nel 2000 venne ricevuto all’Asmara dal presidente Isaias Afewerki con gli onori riservati ad un capo di Stato.

Dopo la celebrazione religiosa l’incontro è proseguito in Via Tuscolana presso DIVINA Club dove si è svolto un pranzo comunitario. Sua Beatitudine è stato fatto accomodare sul tavolo delle autorità, a fianco del primo segretario dell’ambasciata dello Stato di Eritrea Haile Ogbazghi Tecle. La comunità eritrea lamenta che il nostro Governo, nonostante i legami storici con l’Italia,  ha abbandonato completamente il loro paese, vittima non soltanto di una cattiva stampa ma anche di embarghi che ne impediscono la crescita economica.

L’Italia è il secondo esportatore in Eritrea dopo l’Arabia Saudita ma, praticamente, non importa nulla. La nostra Chiesa ha dato la sua disponibilità per sensibilizzare le autorità italiane affinché l’amicizia tra i popoli eritreo e italiano favorisca anche la reciproca comprensione e amicizia tra gli Stati.

nella foto con il primo segretario dell’Ambasciata Eritrea Haile Ogbazghi Tecle

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CATANIA – Attivazione Eremo “Maria Madre della Misericordia a Catania”

CATANIA – attivazione

Eremo “Maria Madre della Misericordia

Attivate la Confraternita del Buon Samaritano e la Fraternità Ortodossa in Sardegna.

Intercomunione con la Chiesa Cattolica Apostolica Indipendente di Tradizione Salomonica del Brasile.

La nostra  Chiesa sta vivendo una fase di crescita incredibile, non passa settimana che nuovi operai si aggiungono al clero, domenica 13 novembre presso la nostra Cattedrale di Roma, durante la divina liturgia  in rito gallicano italico, officiata da padre Sergio Arduini, Sua Beatitudine Filippo di Roma ha consacrato ieromonaco padre Giovanni Malaponte di Catania.

 

A Catania padre Giovanni seguirà la sua comunità di fedeli guidando l’Eremo “Madonna Madre della Misericordia” sita in via Enrico Pantano n. 67.

 

 

Alla cerimonia hanno partecipato, oltre padre Sergiopadre Sebastiano padre Raphael che ha accompagnato il neo sacerdote.

Tra i fedeli presenti, segnaliamo anche la presenza del dott. Paolo Miki D’Agostino, direttore editoriale del quotidiano Paese Roma e portavoce del Comitato per la Glorificazione di Ugo Bassi (che si dovrebbe tenere nell’inverno dell’anno prossimo a Trani) e il dott. Andrea Littera, massimo esperto di ontopsicoterapia d’Italia.

In Sardegna il dott. Alessandro Podda di Loceri (NU), docente di lingua e cultura sarda, è stato nominato rappresentante per la Sardegna della Confraternita del Buon Samaritano e della Fraternità Ortodossa. Il dott. Podda, che è seminarista presso la nostra Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita dove sta seguendo con profitto il corso di Liturgia Pastorale per accedere al diaconato. 

Il dott. Podda ha tradotto in lingua sarda la Divina Liturgia della nostra Chiesa dal titolo “Giusta Fide Antìga – Liturgia Divina de su populo sardu”, che quanto prima sarà data alle stampe.

 

A livello internazionale la nostra Chiesa ha sottoscritto una intercomunione con la Chiesa Cattolica Apostolica Indipendente di Tradizione Salomonica del Brasile della quale è Metropolita – Primate dom Felismar Manuel, la quale, al di là del nome riconosce gli stessi Concili, gli stessi sacramenti e gli stessi dogmi delle Chiese Ortodosse. Questa chiesa in Italia è rappresentata da padre Luciano Bruno, proveniente dal mondo veterocattolico, che ha assicurato la completa collaborazione con le strutture ecclesiali, pastorali, accademiche e caritative della nostra Chiesa.

 

 

Chiesa Ortodossa Italiana

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Attivate due nuove Parrocchie a Roma e Trieste

Attivate due  nuove Parrocchia a Roma e Trieste 

Aiuti Umanitari dal SOSMA-UNITAU e dai Cavalieri Portaspada

Protesta della Chiesa Ortodossa Italiana e dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate al cimitero francese di Venafro

 

 

La nostra Chiesa sta vivendo negli ultimi mesi una crescita esponenziale, presso la Chiesa Cattedrale di via Bovino n. 43 (quartiere Torre Gaia – Roma) si è costituita la parrocchia “Sant’Ugone dei Pagani” della quale è stato nominato parroco padre Alessandro Frezza, la stessa è la sede arcivescovile di Sua Beatitudine Filippo di Roma, Metropolita della nostra Chiesa. 

Padre Alessandro potrà contare sulla collaborazione di padre Sebastiano e padre Sergio nonché della diaconessa avv. Ersilia Lia Barracca e del lettore Mihaela Traci.

Il rito utilizzato in parrocchia è prevalentemente  quello gallicano italico, anche se eccezionalmente verrà utilizzato anche il San Giovanni Crisostomo.

La parrocchia di “Sant’Ugone dei Pagani si aggiunge alla parrocchia “Santi imperatori Costantino ed Elena di Roma Anagnina (via Roccella Ionica n. 6), magnificamente diretta da padre Giovanni Pricop, parrocchia con più di settecento fedeli, per la quasi totalità di nazionalità rumena.

Ha chiesto di essere incardinato nella nostra Chiesa il dott. padre Constantin Eugeniu Negrea, laureato in Teologia Dogmatica all’Università di Iași (Moldavia rumena) e ordinato sacerdote nella Chiesa Ortodossa Rumena. 

Lo stesso andrà a dirigere la Parrocchia “La resurrezione del Signore – Inviarea Domnului” di Trieste, una comunità prevalentemente di lingua rumena, che già conta oltre trecento fedeli. (nella foto padre Constantin Eugeniu Negrea)

 

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che risuona o cembalo che strepita. Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi tanta fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei averi e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, è benevola la carità. Non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia di orgoglio, non manca di rispetto, non cerca II proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. La carità tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà, la conoscenza svanirà. […] Ora, dunque, rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. La fede finirà, la speranza finirà, ciò che rimarrà è la carità, perché la più grande di tutte!. San Paolo – 1 lettera Corinzi 13,1-13

Sua Altezza Serenissima Paolo di Giovine, principe di Roccaromana e Gran Maestro del SOSMA-UNITAU (Supremo Ordine di San Michele Arcangelo – Unione Nazionale Internazionale Territoriale Aiuti Umanitari), come sempre, sulla scia di quanto indicato dal fondatore e compianto Nicolas Chieti, ha coniugato sempre più la fratellanza cavalleresca con gli Aiuti Umanitari a fianco degli ultimi e dei bisognosi.

 

Martedì 3 novembre sono stati distribuiti dal SOSMA-UNITAU e dal Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada ai poveri di Guidonia, tramite la Caritas, ai poveri delle comunità italiana e rumena della Chiesa Ortodossa Italiana e a un centro di accoglienza per profughi ucraini circa tre quintali di susine, avuti in dono grazie alle conoscenze dei principi di Giovine (SOSMA) e Olivieri (Portaspada).

VENAFRO – il tre novembre, In occasione della visita della signora Lise Moutoumalaya, consorte del Console generale della repubblica Francese a Napoli al Cimitero di Venafro (IS) dove sono seppelliti 3414 soldati del Corpo di Spedizione Francese in Italia (per la maggior parte formato da truppe coloniali composte da goumier   marocchini, algerini, tunisini e senegalesi), il dott. Emiliano Ciotti, presidente dell’A.N.V.M. – Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, nostro fedele, accompagnato da alcuni dirigenti dell’A.N.V.M. tra i quali padre Sergio Arduini, parroco di Frosinone, nonché cappellano della stessa, hanno organizzato un sit-in di protesta per chiedere che la Francia riconosca le colpe dei suoi soldati compiute nel 1944 al termine della seconda guerra mondiale.

 

I goumier (per almeno un quarto formato da francesi e per il resto da soldati musulmani provenienti dal nord africa) del Corpo di Spedizione Francese si macchiò di 60mila violenze nei confronti della popolazione civile italiana. Queste violenze bestiali dal 1946 vennero definite con il termine “marocchinate”.

 

Il presidente dell’A.N.V.M. Emiliano Ciotti ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Chiediamo alla Francia di riconoscere i crimini commessi dai suoi soldati coloniali. Questi soldati si macchiarono di violenze terribili: stupri, aggressioni, furti, rapine, razzie e omicidi. Tutte vicende che per troppi anni sono state volutamente sottaciute e che adesso il Governo Francese dovrebbe riconoscere pubblicamente.

Sarebbe un gesto di pacificazione importante che servirebbe a ridare dignità alle vittime e serenità alle famiglie che ancora piangono le violenze subite dai loro cari, ingiustamente dimenticati anche dall’Italia.”

CHIESA ORTODOSSA ITALIANA

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Un nuovo operaio nella Vigna del Signore

Un nuovo operaio nella Vigna del Signore

Ordinato diacono padre Bartolomeo che andrà a dirigere la

Missione “San Saba del Mercurion” di Santa Domenica Talao – Scalea

Domenica 30 ottobre, nella cattedrale di via Bovino n. 43 (Villaggio Breda – quartiere Torre Gaia – loc. Grotta Celoni Roma), Sua Beatitudine Filippo, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, coadiuvato dal corepiscopo padre Alessandro di Roma, ha ordinato diacono padre Bartolomeo (al secolo Valentino Cioffi), padrino dell’ordinazione è stato lo ieromonaco padre Sebastiano di Roma.

La Divina Liturgia, in rito gallicano italico è stata celebrata da padre Alessandro, corepiscopo e vescovo ausiliare di Roma.

Per il Canone 51 del Corpus Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana: Il diaconato è il primo grado dell’Ordine Sacro ordinato per il “servizio” nella vita liturgica e pastorale e nelle opere sociali e caritative. Il Diacono è pertanto abilitato a servire il popolo di Dio nel ministero dell’altare, della parola (lettura del Vangelo) e della carità ed ha inoltre la facoltà di impartire benedizioni di persone, luoghi e oggetti, benedizioni eucaristiche e presiedere altre liturgie fuori della Divina Liturgia,dei salmi e delle preghiere nonché di amministrare il battesimo su delega del parroco, o in mancanza del Vescovo del luogo.

Compete ai diaconi, assistere il Vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, nella predicazione e nella carità (triade “diaconía” della liturgia, della predicazione e della carità), in comunione col vescovo e con il suo presbiterio.

Pertanto, il diacono, può amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, portare il viatico ai moribondi, leggere la Sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, impartire le benedizioni. Sono dediti alla carità e all’assistenza, e devono essere misericordiosi, attivi, camminare secondo la verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti.

Per la consacrazione a diacono è prescritto che il candidato: sia uomo di fede, buoni costumi, pietà, zelo per le anime, saggezza, prudenza e virtù umane, e inoltre dotato di tutte le altre qualità che lo rendono adatto a compiere l’ufficio in questione; sia irreprensibile e goda di buona reputazione; se sposato sia un buon marito e padre di famiglia, con figli credenti e che non possono essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati; abbia almeno 25 (venticinque) anni di età e  conseguito una adeguata preparazione.

Padre Bartolomeo, che ha conseguito sia il Diploma di Liturgia Pastorale con l’Accademia Ortodossa San Nicodemo L’Agiorita che l’Attestato in Esorcismo con l’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo è stato incardinato nella Diocesi del Mercurion, della quale è vescovo Sua Beatitudine Filippo di Roma, e andrà a dirigere la Missione San Saba del Mercurion, che seguirà i fedeli ortodossi di Santa Domenica Talao e Scalea, ambedue località del cosentino dove l’ortodossia era sopravvissuta fino al terzo secolo dello scorso millennio e dove oggi sono presenti numerosi ortodossi etnici (oltre 500) provenienti dalla Romania, dall’Ucraina, dalla Russia e, in misura minore, dalla Moldavia, Bulgaria, Serbia, Albania etc.

San Saba del Mercurion (detto anche san Saba il Giovane o san Saba da Collesano, dal paese della provincia di Palermo che gli diede i natali) al quale è stata dedicata la Missione, fu un monaco ortodosso siciliano che, nel decimo secolo si rifugiò in Calabria a seguito delle conquista islamica della Sicilia per sfuggire alle persecuzioni da parte dei saraceni. 

Membro di una famiglia di santi monaci, ebbe come genitori san Fratello di san Macario da Collesano e figlio dei santi Cristoforo e Kalì, è stato uno dei più importanti diffusori del monachesimo ortodosso calabrese dove fondò diversi monasteri, il più noto dei quali fu quello di Laino Castello (Castièddru) nella Valle del Mercurion alle pensìdici del Monte Pollino.

 

Chiesa Ortodossa Italiana

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Ordinazione di due nuovi sacerdoti

Ordinazione di  due nuovi sacerdoti

Attivate due nuove Missioni

all’Aquila e Salerno

 

Sabato 15 ottobre, nella cattedrale di via Bovino n. 43 (Villaggio Breda – quartiere Torre Gaia – loc. Grotta Celoni Roma) durante la Divina Liturgia in rito gallicano italico, Sua Beatitudine Filippo, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, coadiuvato dal corepiscopo padre Alessandro di Roma e da padre Sergio di Frosinone, ha ordinato sacerdoti padre Masseo Emilio (al secolo Gian Luca Boni), baccalaureato in teologia ed ex frate francescano conventuale, una persona di grande umanità e preparazione teologica e padre Marco Barra di Salerno, diacono salernitano.

dal Vangelo secondo Matteo (20,25-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Per il Canone 49 del Codex Canonum della C.O.I.:  

Comma 1) Il presbitero è il ministro del culto  ordinato per il sacerdozio (ad sacerdotium) che ha ricevuto, in una specifica ordinazione, il mandato di presiedere il culto, guidare la comunità cristiana e annunciare la parola di Dio.

Comma 2) l’attività del presbitero è finalizzata al servizio della comunità cristiana in un’ottica di carità pastorale, che si concretizza nel triplica compito:

  1. a) Presidenza della liturgia;
  2. b) guida della Comunità;
  3. c) annuncio della parola.

I tre compiti (tria munera) sono modellati a imitazione di Cristo: sacerdote, re (servo) e profeta.

(nella  foto: ordinazione padre Marco Barra)

Comma 3) Per la consacrazione a presbitero che il candidato:

  1. a) sia uomo di fede, buoni costumi, pietà, zelo per le anime, saggezza, prudenza e virtù umane, e inoltre dotato di tutte le altre qualità che lo rendono adatto a compiere l’ufficio in questione;
  2. b) sia irreprensibile e goda di buona reputazione;
  3. c) se sposato sia un buon marito e padre di famiglia, con figli credenti e che non possono essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati;
  4. d) abbia almeno 30 (trenta) anni di età. (ex canone 14 Concilio Ecumenico di Costantinopoli)
  5. e) sia stato Diacono per almeno 3 (tre) anni;
  6. f) abbia conseguito il diploma in Teologia all’Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita o in altro in istituto statale o religioso approvato dalla Cancelleria Metropolitana, oppure sia riconosciuto esperto in tali discipline e ne sia dichiarato degno dal Vescovo, sentito l’Arcivescovo Metropolita;

(nella foto ordinazione padre Masseo Emilio)

Comma 4) Ogni presbitero incardinato in una diocesi (Eparchia o Esarcato), oltreché in un monastero o altro istituto di vita consacrata o prelatura personale, sotto l’autorità, di un vescovo, od anche di un superiore religioso o del prelato della prelatura personale.

Comma 5) Tutti i presbiteri operano alle dirette dipendenze dei vescovi.

  1. a) I presbiteri che non appartengono ad alcuna congregazione religiosa formano il clero secolare.
  2. b) I membri di una congregazione monastica che sono stati ordinati presbiteri sono chiamati ieromonaci, e costituiscono il clero regolare (perché la loro vita è disciplinata dalla “regola” dell’istituto di appartenenza).

Comma 6)Il presbitero che guida una Parrocchia, cioè una Comunità locale di fedeli è detto Parroco; se guida un Santuario o gli è affidata una cattedrale è detto Rettore; se cura una Cappellania è detto Cappellano.

Comma 7) I chierici non possono esercitare il servizio liturgico in altre città senza essere stati invitati dal vescovo del luogo ed essere stati autorizzati con lettere commendatizie del proprio vescovo. (*2)

Comma 8) Chi appartiene all’ordine sacerdotale non può unirsi in matrimonio con una donna infedele o eretica. 

Comma 9) Il presbitero che viene elevato ad Arciprete (Corepiscopo), o per dirigere un Decanato (Vicariato) o per svolgere rappresentanze esarchiali o luogotenenze diocesane o per svolgere incarichi particolari quale proto gerarca della Chiesa prende il nome di Corepiscopo. Se ieromonaco prende il nome di Archimandrita. Archimandrita è anche lo ieromonaco che dirige una congregazione monastica.

Padre Masseo, essendo anche monaco è stato ordinato Ieromonaco (sacerdote e monaco), fa parte del clero regolare, è stato incardinato nell’Arcidiocesi di Roma e andrà a dirigere la costituenda Missione “San Francesco” dell’Aquila (Abruzzo),  mentre padre Marco, sacerdote uxorato, facente parte del clero secolare, già incardinato nella Diocesi di Napoli, andrà a dirigere la Missione “San Matteo” di Salerno.

 

 

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Asti

ASTI

Nuovi Priorati della Pietà del Pellicano

Visita Pastorale e ordinazione sacerdotale

 

 

Importante Visita Pastorale del nostro Arcivescovo Metropolita ad Asti, dove ha presenziato una costituzione di nuovi priorati dell’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano e, nel corso della Divina Liturgia domenicale ha consacrato un nuovo sacerdote e un oblato templare della Compagnia di San Basilio.

Sabato 1 ottobre presso le sale dello Gnun Sagrin di Asti,  Sua Beatitudine Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi), Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, ha presenziato ad Asti agli eventi organizzati da mons. Giacomo di Seborga (al secolo Gian Claudio Doglione), archimandrita, vescovo di Saluzzo-Seborga e Gran Priore dell’Ordine Monastico Templare “Pietà del Pellicano” costituito dal Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini vescovo ortodosso di venerata memoria.

Il Gran Priorato dell’O.M.T. della Pietà del Pellicano ha istituito tre nuovi Priorati, affidando la reggenza a:

principe fratel Giuliano Lagorio della Rocca

  • Priorato O.M.T. Pietà del Pellicano “San Gregorio Magno”

arch. fratel Ettore Lazzarotto

  • Priorato O.M.T. Pietà del Pellicano “San Leonardo di Noblack”

n.d. sorella Barbara Piana (diaconessa)

  • Priorato O.M.T. Pietà del Pellicano “San Uriele Arcangelo”

(nella foto: Ettore Lazzarotto – Barbara Piana – Giacomo Doglione – Giuliano Lagorio della Rocca)

L’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano è un ordine monastico iniziatico le cui origini risalgono al medioevo e che è stato rifondato nel secolo scorso da mons. Leopoldo Adeodato Mancini.

 

La figura del Pellicano che nutre i suoi piccoli col proprio sangue rappresenta il Cristo che dona la sua vita per noi.  Simbolo eucarsistico per eccellenza è presente in una delle più famose preghiere di Tommaso d’Aquino, Adoro te devote:

Oh pio Pellicano, Signore Gesù, Purifica me, immondo, col Tuo sangue,

Del quale una sola goccia può salvare Il mondo intero da ogni peccato.”

Dopo la riunione dell’O:M.T. si sono riunite le Sentinelle della Pietà del Pellicano rappresentati dall’Ambasciatore Carmelo Salpietro e dai responsabili della Lancia Templare di Milano sigg. Silvano Botta e Caterina Praticò. Le Sentinelle furono fondate dal Venerabile Adeodato Mancini (eterna memoria) al fine di fornire la vigilanza e la protezione del vescovo, sono dei confratelli laici di ispirazione templare inseriti nel contesto iniziatico della Pietas Pelicani.

Domenica mattina nei locali messi a disposizione dal circolo Gnun Sagrin di Asti, si è svolta la Divina Liturgia officiata dal nostro Metropolita Filippo di Roma e da padre Emanuele, parroco di San Martino de la Tour di Torino, durante la quale è stato ordinato sacerdote padre Andrea Parodi, responsabile della Missione “San Giovanni Battista” di Nizza Monferrato.

Durante la Liturgia sono stati consegnati anche degli Attestati di Esorcista a padre Andrea e a mons. Giacomo di Seborga.

 

Al termine della cerimonia è stato nominato oblato della Compagnia di San Basilio fratel Andrea Lesino. La Compagnia di San Basilio è la struttura iniziatica  monastico vocazionale che fa capo al Gran Priorato dell’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano di Rocca d’Arazzo.

Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, oltre i citati priori degli O.M.T, della Pietà del Pellicano, delegazioni provenienti dalla Sicilia, dalla Lombardia, dal Piemonte, dal Lazio e dal Principato del Lussemburgo. Era presente anche il dott. Giovanni Alborghetti, di Brescia, con una rappresentanza della confraternita denominata Ordine Ecumenico Ortodosso di Gerusalemme e, cosa soprattutto fratel Fabio Settineri, principe (dal latino “primus inter pares” primo tra i pari) della Pietà del Pellicano, titolo affidatogli dal Venerabile Adeodato Mancini prima della dipartita alla Casa del Padre per continuare la tradizione iniziatica cristiana di ispirazione cavalleresca della Pietas Pelicani.

 

 

Dopo le cerimonie religiose si è svolto un Capitolo delle Sentinelle della Pietà del Pellicano che hanno consolidato la collaborazione reciproca tra le strutture di derivazione manciniana.

 

 

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