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 tra la  Chiesa Ortodossa Italiana 

e la Eglise  Orthodoxe d’Europe – Eglise de France

 

Intercomunione

Grazie a mons. Richard Marty de Malans, vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia, membro del Santo Sinodo e Presidente della Commissione Sinodale  per le Comunità Estere, le Relazioni inter-ortodosse, inter-cristiane e inter-religiose è stata sottoscritta, tra l’arcivescovo Filippo di Roma, in rappresentanza della  Chiesa Ortodossa Italiana, e l’arcivescovo Jacques di Parigi, in rappresentanza   dell’Eglise Orthodoxe d’Europe – Eglise de France,   in   obbedienza alla parola di Nostro Signore  Gesù   Cristo      “perché tutti siano una cosa sola(Giovanni XVII,20) ed in base alla totale osservanza   dei Santi Canoni della  Santa    Chiesa    Ortodossa,       la piena inter-comunione  sacrale,  liturgica  e canonica tra le nostre Chiese. 
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Le nostre Chiese  mantengono  una  comunità  di  fede    assoluta trasmessa dagli Apostoli, credono nei primi 7 concili ecumenici,
hanno valide linee di successioni apostoliche, professano
invariato il credo niceno-costantinopolitano, riconoscono i sette misteri ( sacramenti), ammettono le donne negli ordini minori e al diaconato, e praticano il sacerdozio per gli uomini come stabilito da nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo, scegliendo dodici uomini come suoi discepoli.
* nella foto il vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia mons. Richard Marty de Malans

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 tra la  Chiesa Ortodossa Italiana 

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Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

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Servizio Voce Amica

La vera storia dei Magi

Ortodossia Italiana

Ortodossia Italiana

 Intervista al teologo Massimo Giusio a cura di Tudor Pectu

Ortodossia Italiana

Il professor Tudor Petcu, del Dipartimento di Filosofia delle religioni dell’Università di Bucarest, ha avviato una ricerca sulla Chiesa Ortodossa Italiana e ha richiesto, su questo tema, un’intervista molto articolata al dott. prof. mons. Massimo GiusioVice-Rettore e Preside della Facoltà di Teologia della nostra Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. L’intervista verrà pubblicata, tradotta in inglese e rumeno, sul portale dell’Università. Il prof. Giusio ha accettato volentieri, anche al fine di avviare una collaborazione strutturata tra le nostre strutture di formazione e l’Università di Bucarest.

Le chiederei inanzi tutto di dirmi quale è la ragione per la quale Lei si è convertito all’Ortodossia. Come ha incontrato l’Ortodossia e come si spiega la sua scelta di diventare ortodosso?

Come direbbe Lukacs, che trae però l’espressione da Stendhal, fu proprio “un colpo di pistola in un concerto”. Ero cristiano da sempre, e qualche interesse per la spiritualità orientale l’avevo già, tratta dai libri del cardinale Spidlik che amavo moltissimo. Ma la vera folgorazione fu un incontro, come avviene spesso. Tenevo, fresco di studi, un ciclo di conferenze a Torino, presso l’Università Unitrè, sulle “Prove dell’esistenza di Dio nella storia del pensiero”. Dieci lezioni. Da Aristotele, Anselmo, Cartesio e Kant, Schleiermacher, Hegel, fino a Bontadini. Un pomeriggio di novembre. Ero giovanissimo, il corso era seguìto, ero felice e mi impegnavo molto, ma avevo notato un signore, con la barba e sempre vestito di nero, ma non in abito talare, che faceva sempre domande, ed erano tutte intelligentissime. Ortodossia ItalianaDopo una lezione, mi chiese di parlarmi. Voleva sapere cosa ne pensassi delle critiche di Geach e Kenny alle prove ontologiche, cosmologiche e teleologiche delle “cinque vie” di Tommaso. Per me era materia incandescente, terreno di dibattito persino tra i neotomisti, che conoscevo bene, ma lui non era da meno. Finimmo in pizzeria, e poi in birreria, e facemmo mezzanotte. Scoprii che era un vescovo ortodosso, si chiamava Adeodato Mancini, Padre Adeodato per tutti. Era stato uno dei seguaci veneti di De Rosso, lui era originario di Venezia, ed aveva ottenuto l’episcopato Assiro-Caldeo, ma già allora l’idea era di una Chiesa Ortodossa nazionale, tutta italiana, del tutto priva di relazioni gerarchizzate con i grandi Patriarcati. L’avevo capito subito, che non era uno studente, o un ricercatore. Aveva una notevole profondità teologica, ma mi colpì, soprattutto, per un altro motivo. A mezzanotte, mi regalò una bella edizione della Filocalia, e mi chiese di fargli sapere cosa ne pensassi. Poi, mi disse che sarebbe andato a fare “gli spaghetti coi barboni”. Cosa significava? Gli chiesi di accompagnarlo. Aveva un vecchio camper sgamgherato, e nel cuore della notte, si recava dai senza fissa dimora, in due o tre luoghi torinesi, e cucinava un piatto di spaghetti. Per tutti. Sorrisi e una felicità mai vista. Negli occhi di quelle persone trovai una strada senza più remore. Un mito. Rimasi per tanti anni come suo collaboratore, divorai una serie di libri di mistici e teologi ortodossi russi, greci, rumeni. E poi “La spiritualità dei cristiani d’oriente”, sempre di Spidlik. La conversione arrivò poche settimane dopo. Convinta, sicura. Forse i libri, gli approfondimenti teologici, ma soprattutto il suo esempio. Da allora, non ho più avuto dubbi: avevo fatto la scelta giusta. Due anni dopo, il diaconato. E poi , nel 2015, il corepiscopato.

Ortodossia Italiana

Sarei molto interessato a scoprire come percepisce Lei l’Italia nella sua prospettiva ortodossa.

Da questo punto di vista le confesso che sono molto preoccupato. La Chiesa Ortodossa Italiana si è riorganizzata nel 2015. Abbiamo una sessantina di appartenenti al clero, migliaia di fedeli o di persone curiose che si avvicinano a noi, una sede a Roma ed una Università Ortodossa, e questo mi rende contento del lavoro che abbiamo iniziato a fare. Ma il panorama generale non è dei migliori: la scristianizzazione e la relativizzazione, la banalizzazione dei valori e delle tradizioni cristiane sono un fenomeno visibile. I fedeli cattolici – e pensi che il 95 % degli italiani è battezzato – che frequentano la Chiesa ed i sacramenti non superano il 15 per cento. I giovani sono disorientati, c’è molta confusione, una crescente indifferenza per il tesoro di patrimoni culturali, artistici e simbolici della Cristianità. Le ansie e le divisioni interne con questo pontificato si percepiscono anche all’interno delle parrocchie, le crisi delle vocazioni, la tendenziale sfiducia relazionale e disumanizzante tra le persone è stata acutizzata dalla pandemia. Io, che sono un sincero cultore del dialogo ecumenico, talvolta mi sento in difficoltà. Si avverte una debolezza nel magistero, nella capacità di insegnamento. reale, del substrato assoluto e valoriale della nostra eredità millenaria. Ed in questo la proposta di fede e la spiritualità ortodossa hanno molte carte da spendere, e lo testimoniano i tantissimi rumeni in Italia che affollano le chiese da noi. Certe affermazioni di Papa Francesco sono lodevoli nell’intenzione, ma si prestano a molte ambiguità interpretative, perché stridono con la realtà e la sostenibilità. Molti si avvicinano a noi proprio per questa situazione di disagio, di mancanza di guida, di incertezza morale. Ma la cosa, Le assicuro, non mi fa piacere. Tra cattolici e ortodossi il dialogo deve essere continuo, e proficuo. La realtà spirituale e morale italiana, comunque, non è lusinghiera né positiva. Lo si avverte anche dalla sensibilità decrescente verso i simboli cristiani: crocefisso, Natale, liturgia. Si avverte incertezza, incapacità di dare unità di senso alla vita. Crescono i suicidi, anche tra i giovanissimi, acutizzati dalla crisi economica. Se la vita non ha senso, tutto diventa possibile. La Cristianità non può essere solo mutua assistenza, o il gestire ONLUS o patrimoni immobiliari sterminati. Per questo spesso assumiamo posizioni radicali, ma sempre con rispetto dell’identità cattolica. Ho tantissimi amici vescovi e preti cattolici. Le confesso che anche molti di loro, filosoficamente e teologicamente ben preparati, nutrono le medesime preoccupazioni.

Ora le chiedo di presentarmi in dettaglio gli argomenti secondo cui l’Ortodossia in Italia esiste fin dal tempo degli Apostoli. A partire da questa affermazione si può dedurre logicamente che anche San Pietro, il primo capo della Chiesa Universale, è stato di fatto ortodosso?

Mi permetta di farle una premessa. Dire che esista una “Ortodossia” e da quando abbia iniziato ad esistere in Italia, stabilendo uno spartiacque cronologico netto, rischia di essere un problema aporetico che trasmoda nel mero feticismo nominalistico. Dipende da cosa intendiamo con questa locuzione. Se lo intendiamo in senso etimologico e germinale, la “retta fede” (ma in realtà come lei ben sa, l’utilizzo del termine doxa nella storia della filosofia fino al III secolo apre scenari ben più ampi e delicati), intesa come convinzione soggettiva, è evidente che fosse presente in nuce, e necessariamente dopo la Pentecoste, in tutti gli Apostoli, ma sull’interpretazione così anfibologica della frase di Gesù, quella del “Tu es Petrus” e del “su questa Pietra”, si potrebbero scrivere dieci libri, e mi dilungherei troppo. Il termine “Ortodossia”, nell’uso comune ed ecclesiologico di caratterizzazione orientale separata dalla tradizione latina, invece, come Lei certamente sa, nasce solo intorno al X – XI secolo, dopo le polemiche di Fozio del secolo precedente, il Filioque, e le doppie scomuniche costantinopolitane del 1054. Veniamo al merito della sua domanda. L’ortodossia intesa, quindi, come realtà di professione della retta fede cristiana, quindi come concetto dottrinale e teologico, appare evidentemente in tutti gli Apostoli, ed anche in Pietro. Ed appartiene ad essi sul piano reale, sin dalla discesa dello Spirito Santo. Qua si potrebbe porre piuttosto un delicato problema, ma anch’esso richiederebbe fiumi di inchiostro, sulla più aggiornata analisi della vera vocazione universalistica della posizione petrina, alla luce delle considerazioni sui “non circoncisi” negli Atti degli Apostoli, su cui si sono appassionati perfino Bultmann o Kung, ma entriamo nella storia della teologia e nella patristica. Con esiti che spesso sono stati divisivi, e contrari ad un sano spirito ecumenico. E non sarebbe più un’intervista, ma una tediosa elaborazione ermeneutica.

Per quanto conosco, la Chiesa Ortodossa Italiana nasce dall’aspirazione a creare una realtà nazionale, indipendente da giurisdizioni straniere e guidata solo da italiani. Perciò le sarei grato se potesse dirmi quale è l’unicità dell’Ortodossia italiana nel mondo delle chiese ortodosse storiche e quali prospettive di sviluppo ci sono per l’Ortodossia italiana nel prossimo futuro.

Le riepilogo la genesi storica della nostra Chiesa. I seguaci di Antonio De Rosso, nel 2010, erano rimasti in pochissimi. Nel 2014, acquistammo la disponibilità di un bellissimo Monastero in Piemonte, in provincia di Cuneo. Quello fu una sorta di laboratorio teologico e pastorale, il primo germe di una realtà che esisteva dal 1977, ma andava aggiornata e rimodellata. Decidemmo le liturgie utilizzabili: Crisostomo, ma anche il rito gallicano, e San Colombano. Affinammo le nostre linee organizzative, il modo possibile di diffonderci in tutte le regioni italiane e, dopo la morte del compianto padre Adeodato e, purtroppo, del suo delfino padre Antonio Settineri, appena cinquantenne, anche per onorare la loro memoria facemmo il grande passo. Ripartimmo da Roma e dal Piemonte, e dal 2014 fondammo con monsignor Filippo Ortenzi l’Università di San Giovanni Crisostomo, con sede a Roma, e l’Accademia di formazione di San Nicodemo, per la preparazione di diaconi, monaci e sacerdoti. Oggi abbiamo cinque vescovi, docenti preparati e molti studenti che si avvicinano a noi. La strada è ancora lunghissima, ma un bel pezzo di cammino è stato avviato. Veniamo alla seconda questione. Le prospettive di sviluppo in Italia di una Chiesa nazionale, ma ortodossa, sono moltissime. Le dico le principali. Anzitutto, la grande necessità di ricomposizione morale e spirituale nel segno della Tradizione, di cui tantissimi cristiani in Italia avvertono la crescente riduzione, Da noi arrivano molti ferventi cattolici o ex religiosi, pensi che il nostro vescovo di Alessandria e Genova, monsignor Giovanni Ferrando, teologo preparato, è stato parroco cattolico per quarantacinque anni. A chi obietta che ciò può implicare l’ospitare dei “delusi”, ribattiamo che non vi è alcuna competizione, o concorrenzialità, tra proposte di fede. Basta che la gente si avvicini al Pastore: non conta null’altro, di sostanziale. Molti si avvicinano, poi, per i motivi più disparati ed in qualche caso anche per i cosiddetti “casi personali”: divorziati, ex preti che si sono sposati, assonanze simboliche, amore per l’arte e le icone, fascino per la liturgia orientale, ma soprattutto nuovo desiderio di preghiera e di slancio mistico originario. E tanti altri motivi. Il secondo ordine di osservazioni è la specificità dell’Italia: qui ha dominato, per due millenni, la presenza della Chiesa di Roma, senza un contraltare spirituale alternativo, cristiano e tradizionale, come quello orientale, se non nelle frange uniate. E con una tendenziale ostilità, come spiego nel dettaglio nel mio manuale sulla libertà religiosa in Italia del 2018, verso ogni altra forma religiosa organizzata. Ma col limite oggettivo di coinvolgere rispetto ad altre forme religiose, nella proposta di specificità spirituale e liturgica, quasi solo cittadini stranieri. La questione di fondo, di De Rosso e nostra, era e rimane: perché non far conoscere e comprendere sempre più, ora che la “terza secolarizzazione” rende davvero libere e più autentiche le scelte di fede, la proposta cristiana ortodossa agli italiani, con gli adattamenti specifici al carattere nazionale,ma nel grembo straordinario della spiritualità e della ricerca della theosis, dopo secoli in cui ciò, per tanti motivi, è stato possibile così poco? Mi creda. I risultati dei primi anni sono davvero positivi, e val la pena di continuare.

Possiamo dire dal suo punto di vista che l’Italia cristiana del primo millennio ha più punti in comune con i paesi ortodossi, di ieri e di oggi, di quanti ne abbia con l’Italia cattolica contemporanea?

Su questo tema credo che Lei abbia in larga misura molte buone ragioni. Senza scomodare Heidegger o Severino, va rilevato che il tempo della egemonia della Tecnica, dello svuotare – col “pensiero calcolatore” globalista – i serbatoi antichi della cultura e delle identità tradizionali, lascia sensi di vuoto sempre più tremendi, smonta ogni elemento generativo di senso, inquieta sempre di più la sensibilità di tante, tantissime persone. Cristiane e non. Ritrovare rigore, semplicità, desiderio di significati profondi della vita lo ho definito, in uno dei miei libri, un “desiderio originario”. Proprio quello che animò tutta la Cristianità alle sue radici, come giustamente osserva Lei, fino alla netta separazione che, secondo me, avviene molto prima dello Scisma del 1054, a partire dal VII secolo. Da allora, Roma diventa l’unico ordine possibile in una Europa sconvolta, invasa e con guerre continue, e ne guida la riorganizzazione, creando una Autorità forte, che ha molti meriti storici ma crea ineluttabilmente quella che io definisco una “teologia del potere”, gerarchico-autoritaria, ancillare, sostitutiva ed inquisitoriale poi, del potere temporale. La divaricazione, invece, ad Est provoca effetti spiritualmente positivi in linea con le radici dei primi secoli. Nel mondo orientale, la sfera religiosa, forte di autorità centrali autonome e ben radicate (dall’impero bizantino, fino agli Zar) non ha bisogno di diventare potere terreno, e si concentra, mirabilmente, sull’esperienza interiore, la mistica, la liturgia, la forza invincibile, nazionale e popolare, dello spirito e del senso religioso delle origini. Persino Stalin, in una notte ormai celebre, convoca dopo vent’anni di persecuzione i vescovi ortodossi, si umilia e chiede il loro sostegno per affrontare la guerra. E’ la vittoria più grande e memorabile dell’Ortodossia, e di Cristo. La proposta della spiritualità ortodossa, nella confusione e nell’angoscia contemporanea di cui già Gide o Foucault avvertivano i prodromi, è sempre più efficace, sia per la riscoperta e la riconfigurazione della vita interiore, sia nei rapporti tra gli individui, nei modelli sociali, nella ricerca presente in ogni essere umano di stabilità, di necessarietà di un ordine superiore che trascenda le stagioni mutevoli, le angosce e le inquietudini del nostro tempo e che attenui semplificazioni, banalità, relativismi esistenziali, superficialità valoriali.

Il Metropolita Antonio de Rosso è riuscito a rimettere in piedi l’Ortodossia italiana, in altre parole, una Chiesa Ortodossa saldamente radicata nel patrimonio e nella cultura cristiana d’Italia. Mi interesserebbe, però, sapere di quali altri rappresentanti importanti dell’Ortodossia italiana possiamo discutere?

Oggi, dopo la breve parentesi di Alessandro Meluzzi, che ha scelto percorsi diversi ed è assai impegnato in tante altre attività, il più instancabile rappresentante della Chiesa Ortodossa Italiana – considerando che io, purtroppo, sono ancora molto impegnato con altre attività di lavoro, insegnamento e ricerca e non posso lavorare per la Chiesa a tempo pieno, come è invece necessario – è sicuramente monsignor Filippo Ortenzi, nostro Metropolita, che ha la sede a Roma, in via Appia Nuova. In pochi anni, ha realizzato un lavoro enorme, utilizzando molto anche i social ed i mezzi digitali, ed i risultati si vedono. Sul piano teologico, oltre a chi le scrive ci sono molti altri importanti rappresentanti: c’è monsignor Giovanni Ferrando, in Piemonte, mentre al Sud c’è padre Gianni De Paola, ed abbiamo molte ramificazioni anche in Sicilia. A Ventimiglia abbiamo un vescovo di origini francesi, monsignor Marty. Potrei citarle ancora, quali altri importanti esponenti della COI, padre Alberto Crudo (Presidente Banco Alimentare “Regina Pacis” di Viterbo n.d.r.), padre Nilo, padre Stefano Garzino e monsignor Antonio Berardo, e molti altri. La Chiesa è presente, coi suoi organigrammi, in ben quindici regioni italiane, su venti. 

Potremmo parlare oggi di un certo ruolo della sua Chiesa nella società italiana? Dall’altra parte, come fanno gli italiani a riferirsi alla sua chiesa quando la scoprono?

Le modalità di raccordo con i fedeli, o i curiosi che si avvicinano a noi, sono moltissime. C’è il “passaparola” tra le persone, i gruppi, i fedeli. La grande maggioranza, del resto è la legge dei grandi numeri, è quella che ci contatta via Internet, sui gruppi Facebook, sulle pagine di teologia ortodossa, o sulle trasmissioni televisive. Le faccio un esempio numerico: sulla pagina FB, solo dal 5 dicembre ad oggi abbiamo avuto 5.038 contatti, ed una cinquantina di messaggi di adesione, richieste, informazioni. Più o meno, abbiamo una decina di adesioni alla settimana, che vengono indirizzate ai singoli responsabili territoriali. Sulla parte relativa alla funzione della Chiesa, parlare di “ruolo nella società” è un poco imbarazzante. Siamo tutte persone, fortunatamente, umili e abbastanza semplici, viviamo del nostro lavoro, c’è chi insegna, chi lavora in fabbrica, chi fa l’avvocato, o il medico. Siamo umili, e vogliamo restarlo. Il nostro ruolo deve essere altrettanto semplice, anche se fermo nei valori di fondo e nei presupposti pastorali: una proposta cristiana diversa, alternativa, una richiesta di approfondimento della propria vita interiore, della riconsiderazione, della stimolazione, o dell’arricchimento, della fede, per chi ce l’ha. O una proposta, ancora più radicale, di incontro e di dialogo per chi non ce l’ha, ma cerca un senso alla propria esistenza. Che non può essere, per definizione, potremmo dire, “ontologicamente” priva di senso. Tutto lì. Certamente la nostra crescita non ci ha fatti cambiare, o diventare più ambiziosi. Il ruolo in una società dipende dalla potenza del messaggio, e della sua astrazione dalla banalità crescente. Indipendentemente dalla nostra specifica Chiesa, sono i valori ortodossi che hanno un ruolo importante, sempre di più, nel vivere sociale. Il nostro compito è, con modestia, con i pochi mezzi a disposizione ma con impegno sincero, di trasmetterli per quanto possiamo, come una eredità antica ma sempre viva di continuità con il passato ma decisiva per il futuro di ogni persona. Spero di non essere stato prolisso, ma le sue domande, assai stimolanti, meritavano una trattazione adeguata e, spero, completa. La ringrazio tanto per l’attenzione che ci ha dato.

Ortodossia Italiana

 Intervista al teologo Massimo Giusio a cura di Tudor Pectu

 

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Casa Alloggio Madre della Consolazione

La vera storia dei Magi

Missione sant’Ermagora di Aquileia

Missione sant’Ermagora di Aquileia

 L’Ortodossia ritorna nel territorio dell’antico Patriarcato

 

Missione sant'Ermagora di Aquileia

Con la costituzione della Missione Sant’Ermagora di Aquileia, della quale è stato nominato responsabile padre Metodio, l’Ortodossia Italiana si ricostituisce e consolida in uno dei territori dove tra il 568 e il 1751 (quando fu soppresso con Bolla papale Iniuncta nobis da Papa Benedetto XIV) operò il Patrircato di Aquileia (Patriarchatus Aquileiensis), un’entità religiosa per molto tempo ortodossa ed autocefala che costituì una della più grandi Metropolie del medioevo. Tale Patriarcato aveva infatti giurisdizione su buona parte dell’Italia del nord-Est, su parte della Svizzera e dell’Austria, sulla Slovenia, la Croazia e parte della Bosnia Erzegovina. Nel 1077 i patriarchi furono insegniti dall’impero asburgico quali duchi del Friuli e governarono sulla Patrie dal Friûl (Patria del Friuli), che non comprendeva soltanto il Friuli propriamente detto, ma anche zone del Veneto (Cadore Valle del Bois, nel bellunese), dell’Austria (Stiria e Carinzia), della Slovenia (Carniola) e l’intera Istria (oggi prevalentemente croata, tranne la provincia italiana di Trieste e quella slovena di Capodistria).
Missione sant'Ermagora di Aquileiasant’Ermagora di Aquileia
La nostra Missione locale sta coordinando le varie comunità di fedeli della nostra Chiesa già presenti a Grado, Gorizia, Aquilea e Trieste e si sta adoperando per l’apertura di un luogo di culto. La Missione Aquileiana fa parte della Diocesi di Ravenna diretta da mons. Antonio Berardo di Casaluce, un carabiniere in quiescenza che è stato uno dei primi ricostruttori dell’ortodossia in Italia.

Missione sant’Ermagora di Aquileia

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La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

Incontro con la comunità eritrea

Elementi di Storia e Spiritualità Ortodossa             

Elementi di Storia

e Spiritualità Ortodossa

Ai partecipanti sarà donato il libro “Elementi di Teologia Ortodossa”” del teologo Massimo Giusio

Elementi di Storia e Spiritualità Ortodossa  

L’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo, struttura accademica della Chiesa Ortodossa Italiana ha organizzato un Corso di formazione storico – teologica (lezioni in remoto) avente quale tema: Elementi di storia e spiritualità del Cristianesimo Orientale Il corso sarà tenuto dal Vice-Rettore dell’Università,  il teologo dott. Prof. Mons. Massimo GIUSIO Il corso intende fornire un quadro storico essenziale della vicenda storica del Cristianesimo d’Oriente, ed alcune lezioni sul tema centrale delle prove dell’esistenza di Dio nell’evoluzione del pensiero filosofico e teologico dall’antichità ad oggi, comprendendo, in dieci lezioni, i seguenti argomenti:

  • 1. La nascita del Cristianesimo, gruppi etnici nel I secolo e prime tradizioni e chiese cristiane sviluppatesi in Medio Oriente, Egitto, Asia Minore, Estremo Oriente, Balcani, Europa orientale, Africa nord-orientale e India meridionale, nascita della Pentarchia,

  • 2. L’organizzazione del Cristianesimo orientale dei primi secoli: ecclesiastici cristiani orientali, struttura ecclesiastica delle chiese orientali, servizi ecclesiastici o liturgia, Clero, Ordini ascetici o carismatici, Eresie cristiane pre-ecumeniche, Impero Romano e Ortodossia bizantina, i cristiani di San Tommaso- 3. Concili ecumenici, il problema dell’ autonomia, Chiesa ortodossa orientale, caratteristiche ecclesiastiche nazionalistiche, Cristianesimo siriaco, le prime polemiche con Roma, la posizione orientale nei Concili dal III al VII secolo, Fozio e la rottura con Roma del IX secolo fino allo scisma del 1054

  • 4. I fatti del 1054, il ruolo di Michele Cerulario ed il “Filioque”, il quadro storico fino al XV secolo,
  • 5. Le Chiese Ortodosse nell’età moderna e contemporanea: Patriarcati e vicende storico – religiose nei rapporti con Roma fino al Concilio Vaticano II

  • 6. L’Ortodossia oggi, i fenomeni dell’autocefalia e la situazione italiana, la storia della COI

  • 7. La spiritualità cristiana: differenze tra Oriente ed Occidente, cristologia, il ruolo della Teotokos, la Trinità, i sacramenti, la liturgia,

  • 8. Le prove dell’esistenza di Dio nella storia del pensiero da Aristotele a San Tommaso e la loro recezione nell’Oriente cristiano,,

  • 8. Le prove dell’esistenza di Dio nella storia del pensiero da San Tommaso a Kant, le critiche filosofiche possibili verso le dimostrazioni, il pensiero di Leibniz, Hegel e Schleiermacher e il dibattito con Feuerbach,

  • 9. Prove ontologiche e teologia nel XX secolo: il dibattito europeo ed il pensiero ortodosso, il punto sulla validità egli argomenti dimostrativi dell’esistenza di Dio, i rapporti con la Filocalia e le altre fonti spirituali e teologiche d’Oriente,

  • 10. Essere ortodossi oggi: vita spirituale, comunità, organizzazioni, liturgia, il bilancio storico di un millennio di divisioni e l’ecumenismo possibile.

Agli iscritti al Corso che effettueranno una oblazione volontaria a favore della Chiesa Ortodossa Italiana sul Conto Corrente Bancario:

UNICREDIT BANCA – C.C.B. 103887904

 intestato a  Chiesa Ortodossa Italiana

IBAN:  IT59H0200805218000103887904

Oggetto: Contributo Corso Elementi di storia e spiritualità Ortodossa

verrà mandato come dono una copia del Libro: Elementi di Teologia Ortodossa di Massimo Giusio

INDICE del LIBRO

CAP. I – LA TEOLOGIA: NOZIONI INTRODUTTIVE

Teologia e Teologia Fondamentale

Le discipline Teologiche

Teologia Fondamentale: Definizione, Oggetto, Scopo.

La Rivelazione

La Tradizione

Il Magistero e i Canoni

CAP. II – LA TEOLOGIA ORTODOSSA

Definizione, profili storici e caratteri generali

Lo Scisma del 1054 e il problema del “Filoque”

Le Basi Teologiche Ortodosse

La Bibbia nel mondo ortodosso-serbo

CAP. III – QUESTIONI TEOLOGICHE ORTODOSSE

Fede, Scienza, Salvezza

Gesù Cristo, l’Incarnazione, Maria

I Santi e la Glorificazione

I Sacramenti

Misteri, Fede e Carità

L’Escatologia

Elementi di Liturgia OrtodossaItaliana

Il “Credo”

CAP. IV – APPROFONDIMENTI FINALI

CAP. V – CRISTIANESIMO E ORTODOSSI IN ITALIANA

La Geografia religiosa italiana

Le realtà Ortodosse in Italiana

Bibliografia

L’iscrizione deve essere effettuata entro il 18 gennaio 2021, il 19 inizieranno in remoto sulla piattaforma ZOOM e verranno effettuate da mons. Massimo Giusio, teologo, sociologo, docente e saggista torinese, vice Rettore dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo.

Per adesione scrivere a: chiesaortodossaitaliana@gmail.com

Elementi di Storia e Spiritualità Ortodossa

Ai partecipanti sarà donato il libro “Elementi di Teologia Ortodossa”” del teologo Massimo Giusio

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Incontro con la comunità eritrea

Servizio Voce Amica

Teofania

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 Grande Santificazione delle Acque

 

Teofania

Il 6 gennaio, nella Parrocchia dei SS. Elena e Costantino di via Roccella Jonica (Roma Anagnina) padre Giovanni Pricop, assistito da mons. Filippo Ortenzi, durante la Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo, ha provveduto alla Grande Santificazione delle Acque. “Signore Gesù Cristo, Figlio unigenito, tu sei nel seno del Padre, sei Dio vero, fonte della vita e dell’immortalità, Luce da Luce, e
TeofaniaTeofania
sei venuto nel mondo per illuminarlo: rischiara la nostra mente con il tuo santo Spirito e accoglici ora che ti porgiamo la magnificazione e il ringraziamento per i tuoi prodigi mirabili sin dall’eterno e per la tua economia salutare per gli ultimi secoli.
Festeggiando il memoriale di questo tuo divino mistero, ti preghiamo, Sovrano amico degli uomini: Spargi su di noi indegni tuoi servi, secondo la tua divina promessa, l’acqua purificante, dono della tua benignità, affinché la nostra richiesta di peccatori su quest’acqua sia benaccetta alla tua bontà e la benedizione per mezzo di essa sia data in grazia a noi e a tutto il tuo popolo credente, a gloria del tuo santo e adorato Nome. “In tale economia ti sei vestito della nostra povera e debole argilla e sei disceso nella dimensione della servitù, o Re di tutto, e, ancora, hai accettato di essere battezzato da mano di servo nel Giordano, per santificare la natura delle acque, tu immune da peccato, per aprirci la strada alla rigenerazione mediante l’acqua e lo Spirito, e per ricostituirci alla pristina libertà.Teofania Teofania TeofaniaTeofania
Poiché a te spetta ogni gloria, onore e adorazione, insieme al Padre e al tuo Spirito tuttosanto, buono e vivifico, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.”

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diocesi di torino
Calendario Ortodosso

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 i Santi del mese di Gennaio

 

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Al Clero della Chiesa Ortodossa Italiana, ai fedeli e alle Chiese in Comunione liturgica e sacramentale e a quanti leggeranno questo Messaggio, Grazia, Misericordia e Pace.

Cari fratelli, stiamo predisponendo il Calendario dei Santi della nostra Chiesa per il 2021. Il nostro calendario accoglierà i santi cristiani più venerati del primo millennio (Chiesa indivisa) con particolare riferimento ai santi italiani, i santi ortodossi più noti, quelli glorificati dalla nostra Chiesa (san Giacomo de Molay e sant’Ugone dei Pagani) o accolti nel nostro calendario come sant’Alexei Romanov (glorificato dalla Chiesa Ortodossa Russa e patrono della nostra Confraternita Scout Ortodossi d’Italia) o accolti, con apposito Tomos dalla Chiesa Cattolica (san Galgano Chiusdino). Intanto pubblichiamo il calendario dei Santi del mese di Gennaio 2021.

1 Venerdì – Circoncisione del Signore/ S. Basilio Magno, il Grande; è stato un vescovo e teologo greco antico, Dottore della Chiesa e primo dei Padri Cappadoci.

Si ricordano anche:

San Fulgenzio (monaco africano) di Cagliari del VI sec.

San Concordio ieromartire di Spoleto (PG) II sec.

San Giustino di Chieti, vescovo di Chieti, (circa 540).

2 Sabato San Silvestro Papa . Alla morte del suo predecessore Milziade, avvenuta nel 314, san Silvestro fu consacrato vescovo dell’Antica Roma. Inviò delegati del suo clero al Primo Concilio Ecumenico di Nicea nel 325. Fu san Silvestro a battezzare e guidare nel suo cammino verso la fede l’imperatore Costantino il Grande.

Si ricorda anche:

San Silvestro di Draghina (EN) monaco siciliano, Igumeno del Monastero di San Michele Arcangelo.

San Martiniano di Milano, Vescovo di Milano (ca.435)

3 Domenica San Malachia Profeta – Il profeta Malachia, nome che significa “messaggero di Dio “, è l’ultimo dei dodici profeti minori, e anche di tutti i profeti del Vecchio Testamento.

Si ricorda anche:

San Luciano, Diacono di Lentini (SR).

4 Lunedì San Clemente I, uno dei Settanta Apostoli, terzo Papa di Roma (circa 101)

Si ricorda anche:

San Lino, protovescovo di Roma (circa 76)

San Teoctisto fu fondatore e igumeno del monastero di San Nicola di Caccamo (PA).

5 Martedì Santa Emiliana, romana, zia paterna di San Gregorio Magno (VI sec.)

Si ricorda anche:

San Teopempto e San Teona, San Teopempto vescovo di Nicomedia, capitale della Bitinia, venne condannato a morte nel 304, durante la persecuzione di Diocleziano. Rimanendo illeso dopo crudeli torture, gli fu dato da bere del veleno preparato da un mago di nome Teona. Protetto dalla grazia divina, rimase ancora una volta illeso e ciò generò la conversione di Teona a Cristo. San Teopempto infine morì per decapitazione, mentre san Teona venne sepolto vivo .

6 Mercoledì Santa Teofania e battesimo del Signore, festa dei Magi.

Si ricorda anche:

San Nilammone anacoreta egiziano del IV/V secolo.

7 Giovedì – Sinassi di San Giovanni Battista Santo e Glorioso Profeta e Precursore che ha avuto un ruolo fondamentale nel mistero del battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo. (il 24 giugno si festeggia la nascita di Giovanni il Battista)

Si ricorda anche:

San Crispino da Pavia, Vescovo di Pavia (467)

8 Venerdì – San Massimo da Pavia, Vescovo di Pavia (511)

Si ricorda anche:

Santa Domnica originaria di un piccolo villaggio nei pressi di Cartagine (Tunisia), si dedicò alla vita ascetica e ottenne i doni della profezia e di operare miracoli.

9 Sabato San Marcellino d’Ancona, Vescovo di Ancona (566)

si ricorda anche:

San Polieucto, soldato nativo dell’Armenia, subì il martirio sotto l’imperatore Decio.

10 Domenica – San Gregorio di Nissa Fratello di San Basilio Magno, fu monaco e vescovo di Nissa, in Cappadocia. San Gregorio di Nissa, “Colonna dell’ortodossia”, fece della ricerca di ciò che è veramente utile il suo scopo, e giunse a trovarlo nel Cristianesimo, nel quale è possibile “l’imitazione della natura divina” essendo la creatura riflesso del Creatore.

Si ricorda anche:

Sante Tecla e Giustina, di Lentini (SR)

Beata Teosebia diaconessa (385), sorella di San Basilio il Grande 

11 Lunedì – – San Teodosio il Cenobianca Monaco eremita della Cappadocia. Grazie ai suoi numerosi miracoli, la sua fama raggiunse numerosi re, e l’odore della sua santità si diffuse in tutto il mondo. L’appellativo “Cenobiarca” gli deriva dall’avere avuto sotto la propria autorità diversi monasteri.

Si ricorda anche:

San Leuco, nativo di Alessandria d’Egitto, primo vescovo di Siracusa.

12 Martedì Santa Taziana era Diaconessa ai tempi dell’imperatore Alessandro Severo. E’ morta martire. Torturata crudelmente rimase a lungo illesa, finché non venne decapitata.

Si ricorda anche:

Sant’Ilario, monaco mercuriense (XI sec.).

13 Mercoledì – Sant’Emilio Diacono di origine slava, per la sua fede cristiana fu torturato e martirizzato sotto l’imperatore Licinio.

Memoria anche di

San Nicola il Greco archimandrita italo greco ortodosso di Casoli (CH).

San Potito di Napoli, fanciullo martire (ca 136-161)

14 Giovedì – Santa  Nina, isapostola, illuminatrice  della Georgia (335)

Si ricorda anche:

San Saba di Serbia, (al secolo Rastko Nemanjić) è stato un arcivescovo ortodossoserbo.

15 Venerdì Sant’Efisio di Sardegna, martire (303); 

Si ricorda anche:

Santa Secondina Vergine martire di Roma (250 ca.); 

San Massimo, Vescovo di Nola (ca. 250);  

Sant’Eugippo, ordinato sacerdote a Roma, fu biografo di San Severino di Norico (535);

16 Sabato – Sant’Onorato di Fondi (LT) monaco ed abate pre-benedettino Santa Priscilla matrona romana.

Si ricorda anche:

Santa Priscilla di Roma

San Marcello I, vescovo di Roma dal 308 al 309

San Valerio, Vescovo di Sorrento (453 ca); 

Santa Liberata, sorella di Sant’Epifanio da Pavia;

San Tiziano, vescovo di Oderzo (650)

17 Domenica – Sant’Antonio Abate ( detto anche il Grande) fondatore del monachesimo cristiano.

Si ricorda anche.

San  Teodosio il Grande, imperatore di Roma (395);

18 Lunedì – Sant’Atanasio il Grande, vescovo di Alessandria

Si ricorda anche.

Santa Prisca di Roma, vergine e martire;

Santa Liberata da Como, una santa vergine di Como dove fondò il convento di Santa Margherita (580);

19 Martedì San Macario egiziano visse nel deserto di Scete. All’età di quarant’anni ricevette la grazia di scacciare i demoni e di predire il futuro e venne considerato degno del ministero sacerdotale.

Si ricorda anche:

San Ponziano da Spoleto, martire(169); 

Santa Messalina da Foligno, martire (251);

San Bassiano di Lodi, Vescovo di Lodi in Lombardia (413);

San CatelloCastellus ), Vescovo di Castellamare (IX sec.);

San Macario il Romano di Novgorod, Abate (1550).

20 Mercoledì San Sebastiano, martire di Roma (288 ca.)

Si ricorda anche:

Sant’Eutimio sacerdote ed asceta, nacque a Melitene, in Armenia compì numerosi miracoli e quando celebrava la Divina Liturgia appariva come una colonna di fuoco.

San Fabiano, vescovo di Roma (250);

Sant’Agatone, vescovo di Roma (681); 

San Mauro, monaco e abate di Classe a Ravenna, poi vescovo di Cesena (946)

21Giovedì San Massimo il Confessore nativo di Costantinopoli fu il più grande teologo del suo tempo, compose trattati e lettere che ebbero ampia circolazione.

Si ricorda anche:

San Zosimo, ieromonaco di Siracusa (VI/VII sec.);

Sant’Agnese di Roma, vergine e martire (304);

San Zosima, Vescovo di Siracusa (662);

San Publio, primo vescovo di Malta e successivamente vescovo di Atene (112 circa o 161-180 circa);

S. Epifanio da Pavia, Vescovo di Pavia (496).

22 Venerdì – San Timoteo, apostolo, discepolo di San Paolo Apostolo è uno dei 70 Apostoli, morì martire e il suo corpo è conservato nel Duomo di Termoli dal 1239, proveniente da Costantinopoli.

Si fà memoria anche di:

San Domenico di Sora, fondatore di diversi monasteri, celebre per i miracoli (1031); 

Sant’Anastasio monaco di origine persiana. (Il suo nome era Magundat) Dopo molte torture, venne decapitato per ordine dell’Imperatore Persiano.

23 Sabato – San Clemente di Ancira, (Galazia – odierna Turchia), ieromonaco, e poi Vescovo della sua città subì il martirio durante il regno di Massimiano.

Si fa memoria anche di:

Sant’Agatangelo era di origine romana e subì il martirio, morendo per decapitazione sotto l’imperatore Massimiano;

San Paolino il Misericordioso, Vescovo di Nola (431);

Sant’Amasio da Teano, vescovo di Teano (356);

San MartyriusMartory), santo eremita abruzzese (VI secolo)

24 Domenica Santa Xenia la Giusta, di Roma (V secolo) , andò in Asia minore dove costruì un piccolo oratorio in onore del protomartire Santo Stefano e, con le sue due compagne e alcune altre vergini che si erano unite a loro, si consacrò alla pratica della virtù. Operò miracoli e morì in pace dopo una vita santa.

Si fa memoria anche di:

San Babila, vescovo siriaco morto martire in Sicilia.

25 Lunedì – San Gregorio il teologo , Padre e Maestro della Chiesa nacque in Cappadocia, (Turchia), ieromonaco e teologo è stato vescovo di Costantinopoli.

Si fa memoria anche di:

SantaFelicita di Roma e sette figli, figli (c.164):

26 Martedì – SanTito fu uno dei più stretti collaboratori di Paolo di Tarso, che gli indirizzò una delle sue lettere pastorali. È stato vescovo di Creta.

San Senofonte, senatore a Costantinopoli ed era uomo pio e giusto divenne monaco si ritirò nel deserto dove ricevette il dono di compiere miracoli.

Santa Paula di Roma Paula di Palestina ), fondatrice monastica in Palestina (404);

Sant’Atanasio, vescovo a Sorrento .

27 Mercoledì – San Giuliano martire ad Atino (FR)

28 Giovedì Sant’Efrem di Nisibi,(o il Siro) nativo della Mesopotamia, ordinato diacono fondò e divenne maestro della grande scuola cristiana di Nisibi, commentando le Sacre Scritture e spiegando i dogmi della fede ortodossa. Ha ricevuto l’appellativo di “Colonna della Chiesa” e “Cetra dello Spirito Santo”, ed è da considerarsi il maggiore rappresentante del cristianesimo di lingua siriaca.

Si fa memoria anche di:

San Callinico, monaco pugliese del XII sec;

San Flavio, vice prefetto di Roma, martirizzato a Civitavecchia sotto Diocleziano (304 circa)

29 Venerdì – San Costanzo di Perugia, ieromartire e protovescovo di Perugia (170).

30 Sabato Sinassi dei santi gerarchi: San Basilio il Grande, San Giovanni Crisostomo e San Gregorio il Teologo

Si fa memoria anche:

Sant’Armentario di Pavia, vescovo di Pavia (711 circa)

31 Domenica San Giulio d’EginaGiulio di Novara ), sacerdote missionario nell’Italia settentrionale (401)

Si fa memoria anche di:

San Ciro, era un monaco nativo di Alessandria, martire decapitato sotto Diocleziano.

Sant’Anatasio di Catania, vescovo di Methone – Grecia (IX sec).

San Geminiano di Modena, diacono e successivamente successore del vescovo di Modena (348); 

Santa Marcella di Roma (410).

  

mons. Filippo Ortenzimons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita

Calendario Ortodosso

 i Santi del mese di Gennaio

Chiesa Ortodossa Italiana

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La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

Incontro con la comunità eritrea

Badate che nessuno vi inganni

Badate che nessuno vi inganni

 Messaggio per l’anno nuovo

 

Badate che nessuno vi inganni

Al Clero della Chiesa Ortodossa Italiana, ai fedeli e alle Chiese in Comunione liturgica e sacramentale e a quanti leggeranno questo Messaggio, Grazia, Misericordia e Pace.

Cari fratelli, il 2021 inizia con la speranza che rimargini le ferite che ha inflitto l’ultimo anno, dove una epidemia diabolica scatenata, forse causata da quella che il santo imperatore romano Giustiniano (Novellae Costitutiones), isapostolo e protettore della vera Fede, definiva: «diaboliche e sconvenienti turpitudini”, che causano “carestie, terremoti e pestilenze», e gli atavici flagelli (pestisfamesbellum) che da sempre, in periodi ricorrenti, affliggono l’umanità. Anche la nostra Chiesa è stata attraversata dalla malattia e dal dolore, a febbraio abbiamo perso l’ipodiacono Giovanni Trombino di Latina, uno dei primi apostoli della nostra Chiesa nell’Agro Pontino, poi la pademia ha colpito mons. Marty, vescovo Ventimiglia e sua moglie Marie Dominique (lettore), I reverendi padri: Enrico di Roma, Raphael di Catania, Roberto di Cagliari e fratel Luciano, Gran Priore della Fraternità Sentinelle della Speranza di Roma. Altri hanno visto morire dei genitori, come padre Daniele di Roma e padre e Domenico di Valle Paradiso che ha perduto, rispettivamente babbo e la mamma. L’epidemia ha colpito vari vescovi ortodossi, dal Patriarca di Kiev all’Arcivescovo d’Atene e molti ortodossi italiani che ci sono vicini, come il conte Enzo Modulo Morosini, nostro araldista e tanti altri dei quali non siamo a conoscenza. Ricordiamo tutti loro nelle nostre preghiere perché la Fede in Gesù aiuti tutti noi a superare le avversità ricordandoci le parole del centurione romano di Cafarnao quando chiese a Gesù di guarire il suo servo paralizzato e sofferente: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito» (Mt 8,8). Il primo gennaio si legge la lettera di san Paolo Apostolo ai Colossesi: “Badate che nessuno vi inganni con la sua filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità,  e voi avete in lui parte alla sua pienezza, di lui cioè che è il capo di ogni Principato e di ogni Potestà.  In lui voi siete stati anche circoncisi, di una circoncisione però non fatta da mano di uomo, mediante la spogliazione del nostro corpo di carne, ma della vera circoncisione di Cristo. Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.” E’ una lettura sulla quale riflettere, soprattutto in questo momento, dove la crescita della nostra Chiesa crea invidie e gelosie in persone che pù che fratelli in Cristo, spinti da diabolicum temptationem denigrano e diffamano la nostra Chiesa cercando di insinuarsi tra il nostro, sempre più numeroso, clero. Il primo gennaio si commemora anche San Basilio il Grande, di Cesarea di Cappadocia, che oggi si chiama Kayseri ed è la capitale della provincia turca dell’Anatolia Centrale, città dove ogni traccia della presenza cristiana, e delle popolazioni cristiane (assiri, cappadoci, romei, armeni) che là abitavano è stata estirpata dai musulmani dopo che nel 1084 fu conquistata dai turchi selgiuchidi ed oggi è tra le roccaforti dell’islamismo politico e anticristiano della Turchia moderna. Oggi nelle Chiesa di tradizione greca, compresa la nostra parrocchia di Roma Anagnina diretta dall’infaticabile padre Giovanni Pricop, si celebra la Divina Liturgia di San Basilio. Ricordiamo le parole di San Basilio (Omelia sulla Natività di Cristo): “Finché Dio rimane nelle altezze, tu non lo cerchi; quando discende accanto a te e conversa con te nella carne, non lo accogli ma cerchi il motivo per il quale hai potuto diventare familiare con Dio. Sappi che per questa ragione Dio è venuto nella carne, perché era necessario che questa carne, oggetto di maledizione, fosse santificata; che questa carne debole, fosse rafforzata; che questa carne, estranea a Dio, gli diventasse familiare; che questa carne caduta dal paradiso, fosse risollevata nei cieli” a significare che compito di ogni cristiano è la sua santificazione, aspirazione di ogni cristiano è la deificazione dell’uomo, compito di ogni pastore è quello di portare le anime sulla via della salvezza. L’anno 2021 sarà molto importante per la nostra Chiesa in quanto ci saranno le tonsure monastiche di almeno una decina di persone (maschi e femmine) che andranno a rafforzare la nostra Congregazione degli Antoniani e si celebreranno almeno tre eventi rilevanti, uno al sud con la glorificazione del Venerabile Pio, taumaturgo; una al centro con la glorificazione del venerabile Ugo, etnomartire e una al nord con la glorificazione del venerabile Adeodato, nonché con l’ordinazione, nella prossima primavera di una ventina di diaconi tra i seminaristi del corso di Liturgia Pastorale. Per concludere, nel ricordo della natività di Nostro Signore che facendosi uomo è diventato nostro fratello, e col battesimo ci ha resi figli di Dio, apriamo i nostri cuori alla speranza concludendo, per ognuno di noi, con le parole bibliche: Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace”(Nm 6, 24-25).

mons. Filippo Ortenzimons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita

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La vera storia dei Magi

Messaggio Natalizio

Messaggio Natalizio

Natale di speranza e Rinascita 

Essere come i Magi per testimoniare la nascita del Salvatore

Messaggio Natalizio

Oggi è un giorno di grande gioia e speranza per l’Umanità, perché si fa memoria di un evento salvifico unico, quando “il Verbo si è fatto carne, e venne ad abitare in mezzo a noi” (Giov. 1,14). Già nel giorno miracoloso della nascita di Nostro Signore è riportata, dagli evangelisti, la missione universale della redenzione umana operata da Gesù, infatti gli angeli diedero l’annuncio per prima ai pastori “vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo” (Lc 2,10) a significare anche l’aspetto pastorale che tale nascita acquisiva e poi a sapienti gentili o goym (non ebrei), quali erano i Magi, sacerdoti astrologi dell’antica religione di Zoroastro (che ancora sopravvive in Iran e India) che attendevano il Sannshyant (Salvatore) profetizzato dall’Avesta (libro sacro della religione mazdeista o zoroastriana). E proprio la presenza dei Magi alla nascita di Gesù ci deve fare riflettere. Gesù infatti è nato a Betlemme, come profetizzato dal Profeta Michea (cap.5): “E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te uscirà colui che deve guidare il popolo a nome mio … le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti… egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra” ma coloro che lo attendevano, sacerdoti ed ebrei, non lo riconobbero. Lo riconobbero invece i Magi, sacerdoti astrologi persiani, che possedevano, come riportato dall’apocrifo Vangelo armeno dell’Infanzia di Gesù (tradotto a Venezia, nel 1717, dal monaco benedettino padre Isaia Daietsi) un antichissimo documento scritto, “chiuso e sigillato dalle mani di Dio” dato a Seth, figlio di Adamo, nato come “figlio della consolazione” dopo l’assassinio di Abele per mano di Caino, e trasmesso ai suoi figli, di generazione in generazione. Tale documento, “costudito con somma cura” fu da Noè dato al figlio Sem, e “i figli di questi ai propri figli, i quali come li ricevettero lo trasmisero ad Abramo, e Abramo lo affidò al Sommo Sacerdote Melchisedec, e per questa via giunse al nostro popolo ai tempi di Ciro, re della Persia”. L’attesa di Gesù, il Salvatore, non apparteneva soltanto alla soteriologia ebraica, ma era insita nella natura stessa dell’uomo e nel ricordo ancestrale ed innato dell’esistenza di una mitica età dell’oro o di un paradiso perduto. I Magi che rendono testimonianza alla teofania dal (greco theophàneia, composto da theos – Dio e da phàinein  – manifestazione) rappresentano l’umanità, le genti (da gentili o non ebrei) alle quali il cristianesimo, ha annunciato il suo messaggio di salvezza. Nel “Libro della Rivelazione di Seth” che i Magi asserivano di possedere era scritto che “nell’anno 6000, il sesto giorno, io manderò il mio Figlio unico, il Figlio dell’uomo, che ristabilirà la dignità primitiva”. Gesù è nato “per noi uomini e per la nostra saggezza” (come scritto nel Credo) e per portare il messaggio agli “uomini di buona volontà” (come da traduzione del gloria operata da  san Girolamo nella Vulgata). Il messaggio per noi ortodossi è chiaro, perché come ci ha insegnato Sant’Atanasio (Adversus haereres): “Dio diviene uomo perché l’uomo divenga Dio” al fine di ritornare alle origini, al motivo per il quale Dio creò l’Uomo, alla restaurazione dell’immagine archetipica , l’imago Dei. Ma perché questa sapienza antica custodita nella Rivelazione di Seth era in mano a sacerdoti e sapienti gentili e non ai sacerdoti e sapienti ebrei? Anche questo è scritto nel Vangelo armeno dell’infanzia di Gesù: “perché essi non erano degni di diventare figli del Regno, essendo destinati a rinnegare e a crocifiggere il Salvatore” ed infatti, saputo dai Magi della nascita del Salvatore, comblottarono con Erode per farlo assassinare. Oggi anche noi siamo una piccola fiamma che illumina un deserto di cuori che hanno abbandonato la via del Signore e il natale da Natività di Gesù è stato trasformato nel mero simbolo consumistico del cenone, del torrone, del panettone e dello scambio di regali. Da evento cristiano si è trasformato in evento pagano, laico, agnostico. Gesù non è più presente nel Natale e neppure nel cuore degli uomini.  Il messaggio al clero e ai fedeli ortodossi è quello di essere i nuovi Magi, coloro che riconoscono il messaggio teantrico della Teofania e riprendano il testimone dato da Gesù agli apostoli quando gli disse: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15) ricordando loro che  “Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.” (Mc 16,16). Buon Natale a tutti.

mons. Filippo Ortenzimons. Filippo Ortenzi
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Santa e Gloriosa Martire Lucia da Siracusa

Santa e Gloriosa Martire Lucia da Siracusa

Santa e Gloriosa Martire Lucia da Siracusa

 

Il 13 dicembre non è ricordato per il fatto che nel 1294 papa Celestino V (Pietro da Marrone), dopo appena 4 mesi di regno, rinunciò al papato dando l’ispirazione al sommo poeta Dante Alighieri di citarlo nel III Canto dell’Inferno: “vidi e conobbi l’ombra di colui che per viltade fece il gran rifiuto”, dove lo mise nell’Antinferno (Limbo) tra gli ignavi, cioè coloro che vissero “senza infamia e senza lodo”. Pur essendo un personaggio storico noto, pochi ricordano che questa è anche la data della morte di uno dei più grandi imperatori Federico Ruggero di Hoenstaufen, nato (Jesi -AN) e morto in Italia (a Fiorentino di Puglia FG), noto come Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero, duca di Svevia, Re di Germania, Re di Sicilia e Re di Gerusalemme conosciuto con l’appellativo di “Stupor mundi”. In Sardegna in questo giorno viene fatta memoria dsant’Antioco di Sulcis, un santo medico originario della Mauretania (attuale Marocco), arrestato in Galazia (regione storica dell’Anatolia abitata dal popolo celtico dei Galati) per il suo apostolato cristiano e condannato a lavorare nelle miniere di piombo del Sulcis (note come plumbaria) dove morì nel 127 dopo aver diffuso la fede tra prigionieri e carcerieri dell’Isola. No, nell’immaginario popolare questo è il giorno di Santa Luciauna giovane martire cristiana morta nel 304 a Siracusa, vittima della “grande persecuzione” scatenata dall’imperatore Diocleziano, conosciuta universalmente come protettrice della vista (per il fatto che Lucia viene dal latino lux = luce) e per il detto popolare “Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”, detto indubbiamente carino, che fa rima, ma falso perché il giorno più corto è il 21 dicembre che coincide col solstizio d’inverno. Figlia di una nobile famiglia cristiana di  Siracusæ (Siracusa) per la sua fede e l’intercessione di sant’Agata, la santa e gloriosa martire e diaconessa di Catania, ottenne la guarigione miracolosa della madre Eutychie affetta da incurabili emorragie. Dopo aver donato tutti suoi beni ai poveri si dedicò alla cura dei bisognosi, delle vedove e degli infermi, consacrando la sua vita al Signore e rifiutando il matrimonio combinato dal padre con un giovane pagano del luogo. Quest’ultimo, offeso per il rifiuto la denunciò come cristiana. Condotta di fronte al Prefetto romano del luogo (un certo Pascasio) ed invitata a sacrificare agli dei pagani pena la tortura o essere segregata in un postribolo, la santa rifiutò asserendo: “il corpo si contamina solo se l’anima acconsente”. Per giustificare la propria obiezione di coscienza contro l’ordine di sacrificare agli dei, Lucia citò l’epistola dell’apostolo Giacomo: “Sacrificio puro presso Dio è soccorrere i poveri, gli orfani e le vedove. Per tre anni ho offerto tutto al mio Dio. Ora non ho più nulla, e offro me stessa(1). Morì martire nell’anno 304, all’età di 21 anni, per sgozzamento (“jagulatio”) o, secondo altre fonti, decapitazione profetando la caduta di Diocleziano (si dimise da imperatore l’anno successivo) e il trionfo della fede cristiana (9 anni dopo con il Rescritto di tolleranza o Editto di Milano di Costantino e Licinio, il cristianesimo, fino allora perseguitato fu prima tollerato e poi divenne la religione ufficiale dell’Impero). La maggior parte degli storici ecclesiastici considera invece una leggenda quella che alla santa abbiano cavato gli occhi, sembra sia nata nell’ambito della religiosità popolare cattolica nel XV secolo, ottenendo un successo enorme tanto che nell’iconografia la santa viene raffigurata con un piatto con sopra due occhi, il giglio e la palmaNel 1.039 il corpo della santa fu portato a Costantinopoli-Nuova Roma dallo strategos e catapano Giorgio Maniakes per impedire che cadesse nelle mani saracene e, dopo il sacco di Costantinopoli effettuato dai crociati cattolici nel 1204 e che pose fine al millenario Impero Romano, fu trafugato dai veneziani come bottino di guerra e portato a Venezia, ove attualmente riposa nella Chiesa dedicata ai santi Geremia e Lucia. Come spesso succede in ambiente cattolico, anche una Chiesa francese sostiene di avere il corpo della santa, che viene venerata in una Chiesa di San Vincenzo di Metz, meta di pellegrinaggio da tutta la Francia e dal mondo germanico (2).A titolo di mera curiosità la Chiesa di san Giovanni Maggiore di Napoli sostiene di avere le reliquie degli occhi di santa Lucia, venerate da secoli per la protezione della vista. Riguardo le presunte reliquie di Metz, queste furono dichiarate autentiche dalle autorità cattoliche del luogo nel 1792 a riprova che la verità nella Chiesa Cattolica più che un fatto oggettivo è una pura opinione.

Santa e Gloriosa Martire Lucia da Siracusa

Troparion della Santa e Gloriosa Martire Lucia di Siracusa (3)

Indossando il mantello radioso della verginità
ed essendo promessa sposa di Cristo che  
ti ha donato la vita, hai abbandonato l’amore della tua fidanzata terrena,
o Lucia Vergine-Martire,
perciò come dono nuziale
hai portato a Cristo lo spargimento del tuo sangue,
intercedi anche presso di lui per tutti noi!

Santa e Gloriosa Martire Lucia da Siracusa

 

Note:

(1) – Carlo Fatuzzo su http://www.santiebeati.it/dettaglio/25550

(2) – Pierre Edouard Wagner, docente associato della Facoltà di Teologia Cattolica di Strasburgo – “Culte et reliques de sainte Lucie à Saint-Vincent de Metz

(3) – da OrthodoxWiki “Lucia di Siracusa

autore

Mons. Filippo Ortenzimons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana – Rettore Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

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Concezione di sant’Anna

Concezione di sant’Anna

Posizione ortodossa sull’Immacolata Concezione

 

Concezione di sant'Anna

Il 9 dicembre secondo la Chiesa Ortodossa festeggia la concezione di Maria, Tuttasanta Theotokos (Madre di Dio). Sant’Anna era figlia di Natham di Betlemme, sacerdote della tribù di Levi e moglie di san Gioacchino, galileo (1). Per molti anni Sant’Anna rimase senza figli e la coppia subì molti rimproveri per la sua sterilità. Quando erano a Gerusalemme per offrire un sacrificio a Dio, il Sommo Sacerdote, Issacar, rimproverò Gioacchino: “Non sei degno di offrire sacrifici con quelle mani senza figli“. Entrambi gli sposi si sono dati alla preghiera fervente e l’Arcangelo Gabriele annunciò loro separatamente che sarebbero stati i genitori di una figlia che avrebbe portato benedizioni a tutta la razza umana.” (2) In quel giorno, attraverso la concezione di sant’Anna, la sterilità di tutta la natura umana separata da Dio attraverso la morte, aveva fine e, attraverso il concepimento sovrannaturale di colei che era rimasta sterile secondo l’età in cui le donne non potevano più portar frutto, Dio annunciava e confermava il miracolo più grande della concezione senza seme e della nascita immacolata del Cristo nel seno della Tuttasanta Vergine Madre di Dio. Nel casto bacio tra i santi Gioacchino e Anna, l’iconografia tradizionale vede il momento del concepimento della Madre di Dio. (3)

La Chiesa ortodossa non accetta il dogma cattolico dell’Immacolata Concezionee celebra la festa il 9 dicembre anziché l’8: questo avviene perché Nostro Signore rappresenta il modello di perfezione dell’umanità. Dopo di lui, i più perfetti al mondo sono stati la Sua Santissima Madre e San Giovanni Battista, però certamente meno perfetti di Cristo: per questo la gestazione della Madonna durò, secondo l’ortodossia, nove mesi meno un giorno (9 dicembre – 8 settembre), e quella del Battista nove mesi e un giorno (23 settembre – 24 giugno).

Riguardo la dottrina dell’Immacolata Concezione, che si ricollega all’influenza delle dottrine agostiniane sulla teologia cattolica e protestante (soprattutto luterana), va precisato che all’Ortodossia è estranea la dottrina del “peccato originale” come macchia comune a tutta la discendenza di Adamo e non come libertà e libero arbitrio permesso all’umanità da parte del Creatore (4). Le dottrine immacolazioniste all’interno del mondo cattolico iniziarono ad essere sostenute non soltanto dagli agostiniani, che ripresero tesi di Tertulliano condannate come eretiche dal Sinodo di Roma del 498, ma anche dai francescani e, soprattutto dai gesuiti. Detta dottrina, che non riguarda la nascita miracolosa e verginale di Gesù ma il concepimento privo di peccato di Maria contrasta con quanto scritto nel Vangelo di Luca quando la Theotokos dice all’Angelo: L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore” (Lu. 1:46,47) ed affievolendo l’umanità di Maria, ne affievolisce di conseguenza quella di Nostro salvatore Gesù Cristo , nato non soltanto come “vero Dio”, ma anche “vero Uomo”. Prima che Papa Pio IX l’8 dicembre 1854 con Bolla “Ineffabilis Deus” imponesse alla Chiesa Cattolica il dogma dell’Immacolata Concezione, accogliendo così la teologia immacolista degli scotisti (seguaci del teologo francescano Douns Scoto) va rilevato che numerose critiche si erano levate contro tale posizione da parte di Santi come il cistercense Bernardo di Chiaravalle, che la riteneva “eretica”, e i teologi benedettini (vedi Pietro Roger), carmelitani (Giovanni Baconthorp nel libro Quodilibet sostenne che “la Beata Vergine, in quanto Figlia di Adamo, contrasse anche lei il peccato originale”), e soprattutto da parte dei teologi domenicani (per Juan de Monzon “la tesi dell’Immacolata Concezione è nettamente in contrasto con la Dottrina della Chiesa”) e tomisti, che al pù sposarono la tesi macolista (concezione con peccato e nascita senza). Tale dogma, che non ha giustificazioni evangeliche, in quanto non presente nei vangeli canonici, è un ennesimo motivo di distanza tra la Teologia Ortodossa e quella Cattolica.


Concezione di sant'AnnaInni (5)

Troparion

Oggi i vincoli della sterilità sono spezzati,
Dio ha ascoltato le preghiere di Gioacchino e Anna.
Ha promesso loro oltre ogni speranza,
Per sopportare la fanciulla di Dio
Da chi è nato come uomo mortale il non circoscritto,
Che ha comandato a un angelo di gridarle:
Rallegrati, o pieno di grazia, il Signore è con te!

Kontakion

Oggi l’universo gioisce,
Perché Anna ha concepito la Theotokos attraverso la dispensazione di Dio,
Perché ha generato Colui che deve portare la Parola ineffabile!

Note.

(1) – Secondo alcuni studiosi i galilei sono nati dall’incrocio degli ebrei delle tribù di Zabulon, Issachar, Neftali con popolazioni celtiche provenienti dall’Anatolia, i galati, e per questo erano visto con sospetto dai giudei che li ritenevano impuri. Pregiudizio di cui parla anche il Vangelo secondo Giovanni. “«Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?»(1,46)

(2) – tratto da Ortodoxviki.org

(3) – vedi http://traditiomarciana.blogspot.com/2019/12/9-dicembre-la-concezione-di-s-anna.html

(4) – l’Ortodossia che rifiuta al pari dell’ebraismo la dottrina del “peccato originale”, per altro giuridicamente discutibile in quanto le responsabilità penali sono personali e non possono essere ascritte ai discendenti come potrà spiegare qualsiasi conoscitore del diritto, ha elaborato la dottrina della theosis o deificazione. L’Uomo attraverso il battesimo e l’accettazione del messaggio evangelico aspira al ritorno al momento originario quando fu fatto ad “Imago Dei”.

(5) – Gli inni sono tratti dal sito Orthodoxviki.org

autore:

Mons. Filippo OrtenziMons. Filippo Ortenzi

Arcivescovo Metropolita Chiesa Ortodossa Italiana

Concezione di sant’Anna

Posizione ortodossa sull’Immacolata Concezione

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