La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

La Maina

Terra di amazzoni e guerrieri

un territorio greco che i musulmani non sono riusciti mai a domare

La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

La Maina (parte meridionale del territorio dell’antica Sparta) è una penisola del Peloponneso abitato da una popolazione greca che vive in una zona montuosa e impervia e  che termina a Capo Matapan. I manioti furono ultima popolazione greca che non si era ancora convertita al cristianesimo e dove era sopravvissuta l’antica religione pagana ellenica, la loro conversione avvenne a ridosso dell’anno mille, quando da secoli l’impero romano stava combattendo contro le invasioni islamiche nel vicino oriente e che avevano occupato anche diverse isole greche. La conversione fu opera soprattutto di san Nicone il Metanoita, ricordato anche per la fondazione di tre chiese e un monastero a Sparta, dove è sepolto e venerato da secoli. Pur scarsamente abitata (oggigiorno vi vivono poco più di 20.000 persone e, nel passato, raggiunse al massimo 100.000 abitanti) è stata l’unica regione della Grecia rimasta pressoché indipendente per tutto il periodo della denominazione islamica ottomana. I Manioti (detti anche Spartani) infatti abitavano in torri fortificate, in zone difficilmente accessibili e impraticabili e avevano donne tenaci, che combattevano ferocemente insieme ai propri uomini. La Koinon (Comunità) dei manioti fu semi-indipendente per tutto il periodo dell’Impero Romano, che ebbe sempre un forte rispetto per questi discendenti dell’antica Sparta, dove reclutava tra le più efficienti truppe combattenti. Nel 468 distrussero un’armata di vandali e alani mandata da Gaiserico per conquistare la Grecia e durante le invasioni barbariche neppure i Visigoti e gli Avari, che avevano occupato il resto della Grecia, riuscirono a penetrare nei territori di questa bellicosa popolazione. Dopo la conquista crociata di Costantinopoli, che nel nome del cattolicesimo pose fine al millenario impero romano, depredando la città delle sue reliquie (trasportate prevalentemente a Roma) e delle sue ricchezze, i manioti, come un’altra popolazione montanara di fede ortodossa, quella degli zaconi, furono le uniche genti greche i cui territori non furono occupati dalle forze franco-cattoliche del Principato di Acaia. Con la riconquista della Grecia da parte del ricostituito Impero Romano (erroneamente definito bizantino dagli storici contemporanei)  e l’espulsione degli invasori franco-cattolici dalla Laconia, i manioti divennero fedeli sudditi del Despotato di Morea. Dopo la caduta di Costantinopoli (1453) ad opera del Sultano Maometto II iniziò l’aggressione islamica alla Grecia. Nel 1480 l’Impero Ottomano, per sottomettere questo lembo di territorio rimasto indipendente, mandò contro i manioti 2000 fanti e 300 cavalieri che furono attaccati e sterminati dai ribelli manioti guidati dal comandante Kladas, che successivamente, sterminarono tutti i turchi e i mussulmani che ivi si erano insediati nella Piana di Laconia.. Dopo tale atto per oltre un secolo i mussulmani ottomani si ben guardarono di attaccare questi fieri discendenti di Sparta. Soltanto nel primo decennio del XVII secolo un esercito ottomano formato da più di 20.000 uomini e 70 navi riuscì, sia pure per poco, a sottomettere la MainaNel 1659 un esercito di 13.000 manioti sconfisse gli ottomani e liberò Calamata (Peleponneso greco) dal giogo islamico e nel 1667 navi corsare maniote attaccarono la flotta turca incendiando numerose navi per aiutare i loro fratelli dell’isola di Candia difesa, dai veneziani. Quando il gran Visir mandò una flotta guidata da Hasan Baba per sottometterli, questi attaccarono le navi e fecero strage dei turchi. Alla fine del XVII secolo, anche grazie al tradimento del potente clan dei Gerakaris, la Mania passò sotto il dominio ottomano e una parte rilevante della popolazione fuggì in Occidente, come i Latriani che nel 1670 si stabilirono a Livorno (dove presero il cognome Medici), altri a Volterra o a Napoli (qui Tomaso Asanis Paleologo fece costruire una chiesa greco-ortodossa). Il clan degli  Stephanopoulos si stabilì in Corsica e da qui successivamente in Sardegna, creando un insediamento a Montresta. Nel ‘700 i manioti si resero nuovamente indipendenti con Sua Altezza Gerakarios Limberakis, governatore della Maina e signore di Rumelia (terra dei Romani). Nel 1770 i Manioni furoni tra i promotori della sollevazione promossa dall’ammiraglio russo conte Aleksey Grigoryevich Orlov. In quell’anno una Legione composta da 500 manioti e 6 russi debellò un contingente di ben 3.500 soldati ottomani. Truppe ottomane che erano penetrate nella Maina vennero attaccate nottetempo ad Almiro dai guerrieri e amazzoni mainite, in tale battaglia  i turchi persero oltre 1.700 uomini a fronte di appena 39 perdite maniote. Dopo la fine della rivolta,volontari manioti combatterono contro gli ottomani e a fianco dei russi in Crimea dove operò una Legione al comando del maggiore Stephanos Mavromicalis. Per sottomettere i manioti la Sublime Porta mandò ingenti truppe turche e albanesi. A Kastania le Case-Torri del clan Kolokotronis resistettero per 12 giorni ad un esercito ottomano di oltre 16.000 uomini guidato da Haci Osman. Le Torri erano difese da 150 manioti in armi, sia uomini che donne, molti dei quali morirono in battaglia e gli altri, catturati furono torturati e uccisi per smembramento. La moglie del comandante Kostantinos Kolokotronis, vestita da guerriero maniota riuscì a fuggire col figlio Theodoros, che successivamente diventerà uno degli eroi dell’indipendentismo greco. Dopo Kastania le truppe ottomane di Haci Osman avanzarono verso Skoutari per attaccare le Torri del clan Grigorakis ma una milizia di clefti manioti (i clefti erano delle milizie irregolari anti-turche, simili agli aiduchi operanti negli altri paesi balcanici e ai cetnici serbi) formata da 5.000 uomini e 2.000 donne attaccò i turchi nella Piana di Agio Pigada. L’esercito ottomano perse oltre 10.000 uomini in battaglia e il resto dovette fuggire e ripiegare verso la Laconia, a dimostrazione che non solo negli uomini ma anche nelle donne della Maina scorreva il sangue guerriero di Sparta. Dopo tale battaglia la Maina fu la base delle milizie ortodosse dei clefti e i suoi porti si trasformarono in basi di pirateria anti-turca. Nel 1803 una flotta ottomana guidata dall’Ammiraglio turco Seremet fu respinta dai manioti della roccaforte di Zatenos e nel 1807 analoga sorte ebbero gli attacchi turchi contro la città di Gytheio. Anche l’attacco ottomano del 1815 fu respinto dai guerrieri mainiti guidati da Theodorobey (Theodoros Zanerakos). Nel 1821 i manioti furono i primi ad aderire militarmente al movimento indipendentista greco Filiki Eteria e davanti alla Chiesa degli Arcangeli Michele e Gabriele di Areopoli iniziarono la guerra d’indipendenza una settimana prima che la sollevazione iniziasse anche nelle altre località greche. La bandiera delle truppe mainote era bianca con una croce blu al centro e il motto “Vittoria o Morte” con sopra lo scudo spartano, non usarono lo slogan “Libertà o Morte” come tutte le altre formazioni dell’Eteria perché la Maina era già da secoli libera dal giogo ottomano. Il 23 marzo 1821 truppe maniote guidate da Petros Mavromicalis, comandante in capo delle truppe spartane (così erano denominate le truppe maniote) liberò Calamata e, successivamente attaccò gli ottomani in Messenia e Laconia. Un contingente spartano di 300 uomini diretto da Theodoros Kolokotronis liberò l’Accadia sconfiggendo un contingente turco di 1.300 uomini, mentre il 12 settembre truppe spartane occuparono Tripoli, capitale ottomana del Peloponneso. Nel 1824 l’esercito ottomano, rafforzato da un enorme armata egiziana al comando del Chedivè (vice-Re) d’Egitto Mehmed Ali riuscì a soffocare l’insurrezione greca e a riprendere il controllo di tutto il territorio, ad eccezione della Maina e della città di Nauplia difesa da contingenti spartani. Il 21 giugno 1826 Mehmed Ali, desideroso di soffocare l’ultimo territorio ribelle della Grecia, attaccò la Maina con 7.000 soldati e due navi da guerra ma fu respinto davanti alle Mura di Vergas da 2.000 guerrieri manioti, rafforzati da 500 rifugiati greci. Le armate islamiche furono costrette ad evacuare la Maina subendo la perdita di oltre 2.500 uomini. Il 24 giugno 1926 il comandante delle forze ottomane-egiziane mandò una flotta contro la città portuale di Areopoli priva di guarnigioni essendo tutti gli uomini a combattere ad Almyro e Vergas, 1.500 soldati egiziani sbarcarono nella Baia di Diros ma alla notizia i sacerdoti ortodossi iniziarono a richiamare il popolo al sono delle campane e centinaia di donne e vecchi che lavoravano nei campi assaltarono i turchi con roncole, falci e forconi ricacciando indietro i soldati islamici che furono costretti a fuggire e risalire sulle navi. Nella battaglia gli egiziani persero 1.000 soldati e le vittoriose donne di Diro sono passate alla storia come “le Amazzoni di Diro”. Ibhraim Pasha al fine di sottomettere la Maina mandò una armata araba  di 6.000 uomini che rasero al suolo la Casa-Torre del clan Stathakos ma furono sconfitti a Polytsaravos dalle milizie clefte-spartane forti di 2.500 uomini. Nella battaglia  gli arabi ebbero 400 morti a fronte di appena 9 manioti. Questa battaglia è ritenuta dagli storici come l’inizio della liberazione della Grecia dalla dominazione ottomana. Per concludere vorrei segnalare che in Sardegna, nella zona nota come Pianàrza, tra il fiume Temo e il Monteferru esiste un paese, di nome Montresta (OR) fondato nel 1746 da una cinquantina di famiglie maniote originarie della città di Oitylo e provenienti da un precedente insediamento in Corsica, su un territorio messo loro a disposizione dal Re di Sardegna Carlo Emanuele III. In detta cittadina, che oggi ha poco meno di 500 abitanti, la lingua maniota (una lingua greca arcaica che al pari del griko o greco-salentino ha molti doricismi) è estinta e la popolazione parla italiano o sardo e le uniche testimonianze rimangono in alcuni cognomi, quali Stefanopoli (Stephanopoulos), Comneno o Passero (Psaròs).

mons. Filippo Ortenzimons. Filippo Ortenzi
Rettore Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

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