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Roma – Divina Liturgia e investiture

Roma

Divina Liturgia e investiture

Sua Beatitudine Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi), coadiuvato dal corepiscopo mons. Alessandro Frezza, nella Città di Roma, nella cattedrale di via Bovino, 43 (loc. Grotta Celoni) ha celebrato una Divina Liturgia in rito gallicano italico, durante la quale sono stati elevati al grado di Gran Maestro delle confraternite religiose di ispirazione cavalleresca SOSMA-UNITAU (Supremo Ordine di San Michele Arcangelo – UNione ITaliana Aiuti Umanitari) e Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada, rispettivamente i principi: Paolo di Giovine e Alberto Olivieri.  Del Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada è stato nominato Priore per l’Italia il confratello  Maurizio Olivieri

 

Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, anche il conte Enzo Modulo Morosini, Presidente della Consulta Araldico Nobiliare e curatore del Libro d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabili, e la giornalista ed attrice Valeria Di Pace.

Il SOSMA_UNITAU fu fondato da un nostro diacono, padre Michael (al secolo Nicola Chieti) di Riccione, del quale onoriamo la memoria, venuto a mancare alla fine del 2021, avendo quale missione quella di coniugare templarismo e volontariato. Riconosciuta dalla nostra Chiesa nel 2018 come Corpo Volontari

UNITAU di San Michele Arcangelo (UNITAU – Unione Nazionale Interforze Templari Aiuti Umanitari), con Decreto prot. n. 57/18 del 27 ottobre 2018 fu registrata all’Agenzia delle Entrate di Rimini il 27 gennaio 2020, oltre che da Nicola Chieti (detto Nicolas) anche da sir Bismarck Emongene Epo, responsabile di un’organizzazione non governativa che opera in Africa, e dal nostro Arcivescovo Metropolita  quale Arcicappellano e Guida Spirituale, quale SOSMA-UNITAU al fine di coniugare lo spirito della cavalleria cristiana con le attività di carità e aiuti umanitari per “… sostenere le popolazioni più povere del pianeta, attraverso l’attività sanitaria, educativa … assistenza sociale … educazione e istruzione ….” (art. 4 Statuto).

Il lascito del compianto padre Michael che ha dedicato la sua vita  al culto di San Michele Arcangelo e all’edificazione di un’organizzazione internazionale di volontariato e aiuti umanitari la cui mission non può essere dispersa, è stato ripreso dalla Chiesa Ortodossa Italiana, sotto il cui omoforio detta associazione era posta (Bolla Apostolica prot. n. 29 del 17/03/20) che con Bolla ApostolicaReconstructio Ordinis Sancti Michaelis Arcangelidel 9 agosto 2022 ne ha riattivato il Gran Magistero nella persona del principe Paolo di Giovine di Roccaromana, Presidente del Consiglio dei Cavalieri – Concilium Equitum Confratum della Chiesa.

Il SOSMA-UNITAU è già attivo sia sul territorio nazionale, del quale è Gran Priore l’ing. Claudio Donnaloia che all’estero, con Priorati in Romania (conte Pavel Ciprian Feraru), Malta (conte Vincenzo Palazzo Bloise), Russia (barone on. Igor O. Eleferenko de Aubenas) etc.

 

Il Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada è una confraternita religiosa di ispirazione cavalleresca che si rifà idealmente ai Fratres Militae Christi (o in tedesco  Schwertbrüder), chiamati anche Fratelli della Spada, un antico ordine monastico militare tedesco costituito in Lettonia nel 1202 da Alberto di Riga e la cui  regola  era fondata su quella dei più noti Cavalieri Templari.

Ricostituito nel 2020 a Vigna di Valle (Bracciano – RM) per iniziativa della Chiesa Ortodossa d’Italia di S.B. Balisio I (al secolo Giuseppe Grillo) ed affidata con Decreto n. 352 del 3 settembre 2020, dopo la dipartita del suddetto vescovo e la cessazione della Chiesa che aveva fondato, questo gruppo di cavalieri (circa una ottantina), ha chiesto la protezione spirituale e si è posta sotto l’omoforio della nostra Chiesa, nella quale è stata accolta con Decreto di riconoscimento canonico prot. n. 59 del 18 marzo 2022, dopo che il principe di

Giovine ha assunto la Presidenza dell’organo di coordinamento delle confraternite religiose di ispirazione cavalleresca della Chiesa ed ha assunto la direzione del SOSMA-UNITAU, ha ceduto il Gran Magistero del Sacro Ordine al principe Alberto Olivieri, nella certezza che sarà in buone mani. 

Pagina facebook Sacro Ordine Cavalieri Portaspada: https://www.facebook.com/CavalieriPortaspada

 

 

Il SOSMA – UNITAU è anche su internet:
https://supremoordinesanmichelearcangelo.blogspot.com
gruppo facebook: https://www.facebook.com/groups/1215363335162985
per informazioni e contatti:
consulenzenobiliari@gmail.com – telefono +39  3923582230

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Fiore del deserto

Fiore del Deserto

infibulazione e matrimoni forzati nel mondo Islamico

Molti di voi avranno visto su Canale 5, il 14 agosto scorso,  il film del regista Sherry Horman dal titolo “Fiore del deserto”, tratto dall’omonimo libro autobiografico, dove si racconta la storia della modella e scrittrice somala, naturalizzata austriaca Waris Dirie, interpretata dalla bellissima attrice Liya Kebede. E’ stato un film bello e appassionante che narra le vicende di una bambina somala che a tre anni subisce la barbara mutilazione genitale femminile dell’infibulazione e a tredici viene venduta dalla famiglia (cosa usuale in tutto il mondo islamico) come sposa ma che, fuggita dal matrimonio combinato e scappata a Mogadiscio viene aiutata dalla notta a fuggire nel Regno Unito dove a Londra ha la fortuna di incontrare il fotografo Terry Donaldson che la convince a posare come modella aprendogli le strade del successo internazionale. Da allora la Dirie si è imposta come una delle modelle più famose al mondo nonché Ambasciatrice delle Nazioni Unite per la lotta contro le mutilazioni genitali femminili.

Solitamente non parliamo mai di cinema, ma questa volta facciamo un’eccezione, perché questo film  ha sollevato il velo su due aspetti poco conosciuti, almeno in occidente, della cultura islamica: l’infibulazione e la vendita delle spose bambine.

L’infibulazione (dal latino fibula, spilla) è una mutilazione, che prevede l’asportazione  degli organi genitali di una persona allo scopo di impedire alla stessa di avere rapporti sessuali e consiste nella clitoridectomia (asportazione del clitoride) delle ninfe o piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con  cauterizzazione (bruciature), cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. La mutilazione è irreversibile, mentre la capacità di consumare atti sessuali può essere ripristinata attraverso la defibulazione, una pratica che viene svolta solitamente dal marito  dopo il matrimonio. 

Condannata dalle Nazioni Unite l’infibulazione è vietata nella stragrande maggioranza delle nazioni del mondo ma sopravvive nel modo islamico dove vige il diritto islamico (sharia), soprattutto quello sunnita, che ne vede la giustificazioni tramite alcuni Ḥadīth (detti avente valore sia giuridico che religioso attribuiti alla vita e alle opere del profeta Maometto) presenti nella Sunna (seconda fonte del diritto islamico è una raccolta di hadith, tramandati da soggetti ritenuti degni di fede)  islamica e in particolare negli scritti di Sahih al-Bukhari, Jami` at-Tirmidhi, Sahih Muslim, e Muhammad bin Hassan. L’infibulazione è ancora oggi molto diffusa in Egitto e nell’Africa subsahariana, nonostante alcuni stati l’abbiano vietata per legge, ad esempio la Nigeria nel 2015 e il Sudan nel 2020. In Somalia invece, ancora oggi, viene praticata al 100% della popolazione femminile. In queste aree di tradizionalismo e tribalismo islamico se una donna non è infibulata viene considerata impura e rischia di essere o allontanata dalla società o addirittura la stessa vita. Le conseguenze per una donna dell’infibulazione sono tremende: mancanza di rapporti sessuali (se non dopo il matrimonio a seguito del quale il marito scuce la vulva della moglie, ma se la donna rimane vedova o viene ripudiata viene immediatamente re-infibulata per preservarne la purezza), rapporti dolorosi e difficoltosi e spesso è causa di cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. 

Tale pratica è vietata dalle Chiese Cristiane perché considerate un peccato contro la santità del corpo creato da Dio e la Repubblica Italiana l’ha vietata nel 2006 con legge n. 7 del 9 gennaio. In Italia i medici che si prestano ad effettuare tale pratica rischiano di essere interdetti dall’esercizio della professione da tre a dieci anni. Pur tuttavia si pensa che in Italia vi siano circa 40.000 donne immigrate infibulate e che centinaia di ragazzine in Italia vengono, ogni anno, sottoposte a tale barbarie ed operate da anziani delle loro comunità etniche, a pagamento e senza anestesia. 

Va ricordato come nel nome del multiculturalismo la Sinistra non soltanto è stata poco attenta nella difesa della salute delle donne ma addirittura la regione toscana voleva autorizzare una infibulazione soft a spese della Regione negli Ospedali pubblici attaccando la Lega che si era opposta a tale pratica, difesa invece dal presidente democratico della Regione Enrico Rossi. Non dimentichiamo che la legge contro l’infibulazione fu approvata senza il sostegno parlamentare  di alcuni esponenti dell’Ulivo (quale ad esempio l’on. Cinzia Dato) e dal Partito della Rifondazione Comunista.

Il secondo argomento presente nel film è quello della vendita delle spose bambine. Al contrario che nell’occidente cristiano o laico, nel mondo islamico (e non solo, vedi anche l’India induista) i matrimoni sono generalmente combinati dalle famiglie e le bambine vengono vendute come spose fin dall’età di nove anni. Anche in Italia non passa anno che qualche ragazza viene uccisa perché rifiuta un matrimonio combinato oppure perché adotta costumi e vestiario occidentale o si è innamorata di un ragazzo italiano “infedele“. Non farò qui l’elenco perché altrimenti non basta un articolo ma occorrerebbe scrivere un libro. Il caso delle spose bambine è diffuso in tutto il mondo islamico e in Italia, negli ultimi decenni, ci sono stati almeno una trentina di casi sui quali ha indagato la polizia di stato riguardanti soprattutto ragazza pakistane, bengalesi, marocchine, kosovare o rom khorakhanè (bosniaci musulmani) ed è giustificato dall’Islam dal fatto che l’ultima delle 27 mogli (più alcune concubine) del profeta Maometto, ʿĀʾisha bint Abī Bakr (Aisha figlia di Abu Bakr, compagno del profeta e primo Califfo della Comunità Islamica) aveva sei anni al momento del matrimonio e nove a quello della consumazione. Fosse vissuto oggi in occidente, Maometto sarebbe stato condannato per pedofilia ma nel mondo islamico, anche oggi,  9 anni è l’età per il matrimonio accettata dal Regno dell’Arabia Saudita e dalle Corti Islamiche in base alla sharia. In molti paesi islamici, è in uso il matrimonio imposto (jabr) che permette al padre di dare in sposa  la figlia a sua discrezione. Anche se questa pratica è stata formalmente vietata in alcuni stati islamici nordafricani quali il Marocco, la Tunisia e l’Algeria è ancora universalmente diffusa nel mondo islamico, specie in Pakistan, dove è noto dalla maggior parte dei casi emersi nel nostro Paese. Le figlie vengono date in matrimonio in cambio di una somma di denaro, una vera e propria vendita, che prende il nome di mahr o dote.  

Queste pratiche, come dimostrano casi di cronaca che periodicamente appaiono nei giornali, sono più o meno diffuse anche tra le comunità etniche islamiche presenti in Italia ed è per questo che è importante sia conoscerle che denunciare degli aspetti controversi della religione islamica che le permettono e che sono in netto contrasto con le nostre leggi e con la nostra civiltà.

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Chiesa Ortodossa Italiana, “uno sguardo autenticamente cristiano al Mondo e alla Fede”

Chiesa Ortodossa Italiana

“uno sguardo autenticamente cristiano al Mondo e alla Fede”

La redazione deLaprimalinea.it ha raggiunto e intervistato, in esclusiva, il Metropolita d’Italia Filippo Ortenzi 

Il 5 luglio u.s., il nostro Arcivescovo Metropolita è stato intervistato dal giornalista Paolo Fabris della redazione del quotidiano valdostano e non solo La Prima Linea.it, riportiamo il testo dell’intervista:

Nell’anniversario della fondazione della Chiesa Ortodossa Italiana, Laprimalinea.it ha dialogato, senza censure né pregiudizi, con l’uomo che da anni opera, al di là delle molteplici attività di volontariato solidale, per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sui tradizionali valori cristiani. Ne è scaturita un’intervista ‘trasparente’ che pubblichiamo integralmente.

Paolo Fabris (Laprimalinea.it): Metropolita Ortenzi, cosa può dirci delle motivazioni che hanno portato alla nascita di questa esperienza?

Filippo Ortenzi: La Chiesa Ortodossa Italiana nasce dalla necessità di un gruppo di cristiani italiani, da un lato, di riscoprire la fede cristiana originale, quella apostolica, la Retta Fede (Ortodossia) e dall’altro di costituire una Chiesa Nazionale.

PF: In che cosa si differenzia la Chiesa Ortodossa Italiana-Coi dalle altre realtà ortodosse italiane e dalla Chiesa cattolica?

FO: La Chiesa Ortodossa Italiana si differenzia dalle altre chiese ortodosse presenti in Italia perché non è una chiesa straniera che offre assistenza spirituale ai propri fedeli fuori dalla loro Patria, come quelle russa, greca, rumena, serba ecc., ma una chiesa nazionale italiana, occidentale e italofona e, pertanto, ha poco da spartire con i gruppi, animati da vescovi vacantes, che spesso usano nomi esotici (quasi la metà si richiamano tutti a chiese che si autodefiniscono ucraine, per il resto si qualificano come siro-antiochene, caldee, antico-orientali, siromalabaresi ecc., ovviamente all’insaputa delle Chiese dalle quali veicolano i nomi) che cercano fedeli in Italia, talvolta proponendosi come chiese greco-ortodosse di lingua italiana.

PF: Che rapporti ha la Coi con le altre realtà ortodosse mondiali e con associazioni quali Rotary, rosacroce e massoneria?

FO: La Chiesa Ortodossa Italiana è capofila della più grande comunione di chiese ortodosse autocefale del mondo, l’Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale-Uicoa, le quali nel rispetto dei canoni dei Concili Apostolici riconoscono il vescovo ortodosso di Roma, ed io sono l’unico e solo vescovo ortodosso di Roma dopo lo scisma del 1054, quale loro ‘primus inter pares’. Se non per numero di fedeli (la Chiesa Ortodossa Russa da sola ha più fedeli di tutte le altre messe insieme), per il numero di Chiese (oltre 20) l’U.I.C.O.A. è la più numerosa e diffusa comunione di Chiese Ortodosse del mondo, con numerosi fedeli, soprattutto in Brasile e nell’Africa Sud Occidentale, dove questa estate a Brazzaville (Repubblica del Congo) si terrà il I Concilio Africano. Riguardo a strutture quali il Rotary,

Rosa+Croce o Massoneria, non essendo associazioni strettamente religiose non abbiamo rapporti strutturati ed ufficiali. Purtuttavia molti nostri fedeli, compresi membri del clero, provengono da esperienze rosacrociane o massoniche. Il nostro Presidente del Tribunale Nazionale Ecclesiastico ha svolto dagli anni Novanta relazioni, di tipo culturale, spirituale e teologico, sul Cristianesimo orientale, in molte logge di tutta Europa. Noi offriamo assistenza spirituale a tutti e non discriminiamo nessuno. Abbiamo quali interlocutori decine di ordini cavallereschi anche della celebre “Pietas Pellicani” di Adeodato Mancini e, pertanto, anche i massoni cristiani, che la Chiesa Cattolica ha interdetto dalle proprie fila, possono frequentare le nostre Chiese dove saranno accolti come fratelli.

 

PF: Ci sono chiese di serie A e di serie B?

FO: Da un punto di vista strettamente religioso possiamo definire di serie A le Chiese che, come la Chiesa Ortodossa Italiana, sono rimaste fedeli alla cristianità primitiva ed apostolica, quella delle prime comunità successive alla morte di Gesù. Alla spiritualità siriaca delle origini, ai primi sette Concili Ecumenici e hanno mantenuto la Retta Fede, senza deviazioni né innovazioni dogmatiche e di serie B le altre. Tra queste ultime, a parte alcune devianze teologiche (filioque, infallibilità del Papa, dottrina delle indulgenze, ecc.) le Chiese Vetero Cattoliche e Anglicane sono quelle che hanno maggiori assonanze teologiche rispetto all’Ortodossia mentre altre, come le Chiese Protestanti si sono allontanate di molto dal cristianesimo originario. Vi sono poi diverse realtà religiose come Testimoni di Geova,  avventisti e mormoni che molte Chiese dubitano sia corretto anche il solo definire cristiane.

PF: Da dove deriva la continuità apostolica della chiesa ortodossa italiana? 

FO: Purtroppo dal 1054 ad oggi è mancata  una continuità ininterrotta della presenza ortodossa in Italia. Nel sud della Penisola, fino alla caduta di Costantinopoli le comunità italo-greche della Sicilia, della Calabria e della Puglia seguivano la tradizione greco-ortodossa. Le comunità etniche greco-albanesi del meridione (arbëreshë) fino alla controriforma dipendevano dal Patriarcato bulgaro di Ohrid (Macedonia) e nel nord Italia vi sono state due Chiese Ortodosse Autocefale: la Metropolia di Ravenna e il Patriarcato di Aquileia.

Nei secoli però i vari Stati presenti in Italia, su pressione della Chiesa Cattolica, hanno estirpato, con politiche persecutorie e inquisitorie, l’ortodossia italiana che è rinata soltanto nella seconda metà del secolo passato grazie all’impulso e all’azione di tre figure fondamentali: i vescovi Antonio De Rosso, Evloghios e  Adeodato Mancini, di venerata memoria, quest’ultimo glorificato l’hanno scorso a Manta (CN) quale Venerabile (santo monaco) dalla nostra Chiesa. La Chiesa Ortodossa Italiana è stata fondata, nel giugno 2014 da persone che provenivano dall’esperienza ortodossa di De Rosso a Roma, come me ed alcuni altri, e di Mancini a Torino (come Doglione e Giusio), o alcune altre, cercando di proporsi come progetto di riunificazione della varie realtà ortodosse italiane autocefale: progetto fortunatamente riuscito, ponendo sotto una sola ed unica Chiesa Ortodossa Italiana ben sette o otto realtà ed organizzazioni ecclesiali preesistenti.

PF: Programmi per il futuro?

FO: Speriamo, quanto prima, di poter procedere alla glorificazione di personalità che sono, già da prima della pandemia, all’esame del Tribunale Nazionale Ecclesiastico e del Santo Sinodo, quali: Ugo Bassi (quale Venerabile ed Etnomartire, sacerdote barnabita, patriota e garibaldino assassinato nel 1849 a Bologna dalla reazione clericale austro-ungarica); Pio da Pietrelcina (Venerabile, che il clero della nostra diocesi barese ha chiesto di poter essere oggetto di venerazione anche da parte dei fedeli della nostra Chiesa) e la principessa Alice di Battenberg (Venerabile, mamma di Filippo di Edimburgo, fondatrice di una congregazione di monache ortodosse e giusta tra le nazioni, la cui postulazione è stata avanzata da alti dirigenti della Croce Rossa Italiana). A questi si è aggiunto, ma il processo è appena iniziato e dovrà essere vagliato dal Tribunale Nazionale Ecclesiastico, anche il nome di Salvo D’Acquisto, il cui eroico gesto ne fa un martire cristiano, promosso dal dott. Daniele Scalise e vari esponenti dell’Arma dei Carabinieri in quiescenza.

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La Chiesa Ortodossa Bielorussa  aderisce all’U.I.C.O.A.

La Chiesa Ortodossa Bielorussa

 aderisce all’U.I.C.O.A.

(Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale) 

L’Arci-Eparchia del Brasile e dell’America Latina della Igreja Ortodoxa Bielorussa ha aderito all’UICOA – Unione Internazionale della Chiese Ortodosse Autocefale promossa dalla Chiesa Ortodossa Italiana.

Dom Bartholomews, al secolo Jucy Luiz Rodrigues, Metropolita di Rio de Janeiro, Arcivescovo del Brasile e dell’America Latina della Chiesa Ortodossa Bielorussa – Patriarcato di Sant’Andrea, legittimo successore di Dom Nagui, di venerata memoria, venuto a mancare nel 2021, in comunione con la nostra Chiesa quale Primate della Chiesa Cattolica Ortodossa Bielorussa del Brasile, ha chiesto di poter aderire all’Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale (email: uicoa.orthodoxcommunion@gmail.com)

La richiesta è stata accolta con Ukaz n. 47 del 14 luglio 2022, giorno nel quale si fa memoria di San Nicodemo L’Aghiorita (al secolo Nicholas Kallivroutsis), ieromonaco greco, teologo, mistico, esicasta e filosofo, autore con San Macario di Corinto della Philokalia (Filocalia), letteralmente amore per la bellezza una raccolta di testi ascetici, di patristica contenente scritti di Isaia il Solitario, Evagrio Pontico, San Giovanni Cassiano, San Marco l’Asceta, Sant’Esichio il prete, San Neilos l’Asceta,  San Diadoco di Fotice, San Giovanni di Karpathos, San Teodoro il Grande Asceta, San Massimo il Confessore,

Thalassinos il Libico, San Giovanni Damasceno, Abba Philemon, San Teognosto, San Filoteo di Sinai, Theophanis il Monaco, San Pietro di Damasco, San Simeone Metafraste, San Simone il Nuovo Teologo, Nikitas Stethatos, Theoliptos di Filadelfia, San Gregorio del Sinai e San Gregorio Palamas.

La Filocalia, insieme ai Racconti di un Pellegrino russo sono testi indispensabili per coloro che vogliano avvicinarsi all’esicasmo o preghiera del cuore. La Chiesa Ortodossa Italiana, fin dalla fondazione, ha intitolato a San Nicodemo L’Aghiorita la propria Accademia per la formazione del clero e, a tutt’oggi, sono state diverse decine i membri che hanno seguito il corso di Liturgia Pastorale.

(chi fosse interessato può scrivere a: accademia.ortodossa@gmail.com)  

 

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Ecobioetica

ECOBIOETICA

 Bioetica Ambientale e cultura della sopravvivenza

Massimo Giusio, per tutti Max, è persona di cultura eclettica: i suoi campi di ricerca sono l’antropologia, la teologia, la criminologia e vittimologia, la sociologia delle religioni, il diritto, la psicologia sociale e – da tre anni – la bioetica ambientale. Autore di undici libri e relatore in centinaia di convegni e seminari, ha insegnato diritto pubblico e sanitario, criminologia e vittimologia, storia del Cristianesimo, antropologia religiosa presso l’università USEDEI e, attualmente, dirige il Dipartimento di Scienze Storico-Religiose dell’Università San Giovanni Crisostomo (UNISAG), dove ha tenuto  tenuto corsi su Storia, Spiritualità e Teologia Ortodossa, sull’Esorcismo e Demonologia e sull’Esicasmo (la cui videolezione, seguibile sul canale YouTube UNISAG ha già avuto circa 7.000 visualizzazioni).

Membro sin dal 2014 del Santo Sinodo della nostra Chiesa, Corepiscopo dirigente della diocesi COI di Torino e Presidente del Tribunale Nazionale Ecclesiastico, è l’autore di una nuova disciplina: l’ECOBIOETICA, in cui si coniugano l’ecologia, intesa come  visione della difesa del Creato e delle risorse naturali, con la Bioetica (dal greco antico ethos – comportamento e bios – vita), una materia interdisciplinare che si interroga sulle questioni morali legate a vari ambiti, quali la ricerca biologica, la filosofia, la religione, il diritto, la sociologia, la genetica, l’intelligenza artificiale, la neurobiologia del cervello e la medicina. Sull’argomento il professor Giusio ha scritto recentemente un nuovo libro (edito dall’Accademia D’IDEE) dal titolo  Ecobioetica. Lineamenti di bioetica ambientale, in cui l’autore  designa una forma di bioetica ambientale fondata sulle decisioni ultime, nella morale individuale e collettiva, sulla salvezza della specie e ripropone l’importanza di una nuova “Via del bosco“, tipica dell’esperienza monastico-eremitica e  survivalistica, con precise implicazioni religiose e filosofiche.

 

Nel libro, oltre la prefazione effettuata da Luigi Berzano, già professore di Sociologia presso il Dipartimento di Sociologia la Facoltà dell’Università di Torino vi sono riportati degli interventi di Marco Bertone della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri di Torino  e di Enzo Maolucci, padre del survivalismo italiano. Dopo la presentazione, avvenuta l’11 giugno scorso,  del libro presso il circolo culturale “Cultura e Identità” di Courgné, finalmente si è svolto, presso il Campus Salgari di Torino, organizzato dal CESIS, organizzazione che si occupa dell’educazione alla legalità e della tutela ambientale e dalla FISSS (Federazione Italiana Survival e Sport sperimentali) nella quale Max Giusio ricopre il ruolo di Presidente Nazionale, una conferenza sul Tema: Bioetica Ambientale e cultura  della sopravvivenza, che ha visto quale relatore  anche il dottor Roberto Pinna, cancelliere della Chiesa Ortodossa Italiana, corepiscopo e decano per la Sardegna.

 

Le caratteristiche fondamentali dell’avvio storico della riflessione bioetica colgono la necessità di un “pensare”, un additare la “via sostenibile” per la conservazione dell’ecosistema e della specie umana. L’effetto del Coronavirus sull’economia non è ancora stato quantificato con precisione, ma l’unica certezza è che la crisi scatenata dalla pandemia e dal lockdown farà bruciare milioni di posti di lavoro in tutta Europa. A peggiorare la situazione è l’attuale conflitto in Ucraina. Restano sempre attuali le problematiche relative alla tutela ambientale e alle disuguaglianze. Il problema della disuguaglianza, affrontato anche nella dimensione  religiosa, è un grande tema da tempo dibattuto. Risultano da analizzare con competenza le contromisure che hanno adottato i paesi in tutto il mondo allo scopo di consentire pari opportunità a tutti gli abitanti del pianeta.

È urgente discutere seriamente di uno  sviluppo sostenibile. E’ possibile uno sviluppo, legato alla crescita dell’occupazione, sposando le tesi di uno sviluppo sensibile alla tutela dell’ambiente, -la Green Economy non centra nulla. Favorire lo sviluppo dell’economia olistica – attenta all’unitarietà – significa  attuare un modello basato sull’abbondanza che offre metodi e strumenti innovativi, idonei a favorire sia lo sviluppo e la realizzazione degli obiettivi di sviluppo produttivo che, contestualmente, delle potenzialità, delle abilità e dei talenti del capitale umano nonché favorire la conservazione e valorizzazione delle risorse naturali.

 

Insomma una economia equa, solidale e attenta all’ ambiente. 

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Ricordiamo che monsignor Max Giusio è autore di undici libri, tra i quali ricordiamo: Manifesto per una buona sanità” (ed. Mimesis); La libertà religiosa in Italia” (edizioni ABE) un  Testo universitario che ha visto numerose ristampe, che ripercorre il faticoso cammino della libertà religiosa nei suoi profili storici, politico-costituzionali, giuridici e sociali con riportata la  Legislazione aggiornata, la situazione attuale e la storia dei movimenti religiosi, comunità e Chiese in Italia. Altri libri scritti dall’autore sono: Delinquente si nasce o si diventa?”, “Il corpo e l’arte”, “Elementi di criminologia”, “Compendio di vittimologia e victim support” e le voci su  Campanella e Huxley in “Le Città del Sole”.

Per le Edizioni ABE ha scritto il libro Lombroso e il crimine: briganti, mafia, camorra”; “Ferdinando Palasciano e la Croce Rossa. L’italiano che inventò il soccorso umanitario” e; soprattutto, il libro “Elementi di teologia ortodossa”, che invito tutti i fedeli e simpatizzanti ortodossi ad acquistare, in cui viene affrontato con uno stile scorrevole e manualistico, l’appassionante percorso della teologia ortodossa e si propone di offrire una completa introduzione allo studio ed all’apprendimento dei fondamenti della spiritualità, della vita pastorale e della liturgia del Cristianesimo d’Oriente. In cinque capitoli, l’autore unisce ad una trattazione delle principali tappe del pensiero teologico e patristico e delle vicende conciliari dai primi secoli, una analisi articolata delle principali differenze rispetto alla tradizione latina, una descrizione delle principali partizioni e classificazioni teologiche, della Trinità, dei Sacramenti, degli approfondimenti liturgici e rituali e dell’escatologia ortodossa. Si affronta poi una descrizione della geografia religiosa ortodossa in Italia, con i dati aggiornati del CESNUR. Il testo si rivolge a fedeli e studenti di teologia, ma anche a studiosi, ricercatori e a chi voglia avvicinarsi – senza pretese di completezza espositiva, rinvenibili in testi più specifici ed approfondimenti monografici – al mondo suggestivo della vita spirituale e mistica bimillenaria dei Cristiani d’Oriente.

 

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San Giovanni Battista il precursore

San Giovanni Battista il precursore

 Benedizione dell’Acqua di San Giovanni

Costituita Missione “San Giovanni Battista” a Nizza Monferrato 

San Giovanni Battista, che fosti chiamato da Dio a preparare la via al Salvatore del mondo e invitasti le genti alla penitenza e alla conversione, fa’ che il nostro cuore sia purificato dal male perché diveniamo degni di accogliere il Signore. Tu che avesti il privilegio di battezzare nelle acque del Giordano il Figlio di Dio fatto uomo e di indicarlo a tutti quale Agnello che toglie i peccati del mondo, ottienici l’abbondanza del doni dello Spirito Santo e guidaci nella via della salvezza e della pace. Amen

San Giovanni Battista, il precursore, è uno dei santi più venerati dalla cristianità e non solo, essendo venerato come profeta anche dall’Islam e dai Mandei (una religione gnostica monoteista presente in Iraq e Iran). Era figlio di Elisabetta e nipote di Esmeria, sorella di Anna, madre di Maria e, pertanto, era coetaneo di Gesù (era nato sei mesi prima del Salvatore) col quale era legato da vincoli di parentela (cugino di secondo grado). E’ definito il “precursore”, essendo l’ultimo Profeta che preparò il popolo alla venuta del Messia, egli predicò nel deserto, ma anche a Gerusalemme e in  «tutto il paese d’intorno al Giordano» (Matteo 3:5). Era un nazir (o nazireo), ossia una persona che si era consacrato a Dio, e come  tale era tenuto al rispetto di alcune norme, le cui prescrizioni sono presenti nel Libro dei Numeri (6,1-21) e nel Libro dei Giudici(Gc13,1-14) quali: divieto di mangiare cibi impuri o provenienti dalla vigna, bere vino o altre bevande alcoliche, tagliarsi la barba e i capelli, toccare cadaveri ecc.

E’ definito la vox clamantis in deserto (la voce di uno che grida nel deserto) avendo predicato prevalentemente nello Midbar Yehude, o Deserto di Giuda, e sulle rive del fiume Giordano, dove conduceva una vita di predicazione, preghiera e penitenza, vestito di pelli di dromedario con una cintura di pelle attorno ai fianchi e nutrendosi di cavallette (in particolare locuste  del deserto o schistocerca gregaria) e miele selvatico (Marco 1,6), Sulle rive del Giordano oltre la predicazione effettuava riti di purificazione in particolare il battesimo di penitenza che accompagna l’annuncio della venuta del Messia annunciato dai profeti. Gesù, prima di iniziare la sua missione evangelica, si fece battezzare da Giovanni sulle rive del Giordano e in tale occasione il Battista lo riconobbe come “l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” (Giovanni 1,29) e in quell’occasione Dio stesso si manifestò dicendo: “questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Matteo 3,13-17). 

San Giovanni non poté seguire Gesù in quanto fu arrestato su ordine del re Erode e morì martire, decapitato su richiesta di Erodiade. Sant’Andrea, fratello di san Pietro, “il primo chiamato”, era un discepolo di Giovanni. La sua figura è legata al battesimo, alla rigenerazione, alla rinascita e, in Sicilia, in ricordo del Battesimo di Gesù è ritenuto il patrono dei compari e delle comari di battesimo.

Nella notte tra il 23 e 24 giugno si procede alla benedizione dell’acqua di san Giovanni, che oltre ad un potere di purificazione carica le persone di un’energia nuova avendo poteri purificatori e curativi, secondo la tradizione quest’acqua santificata porta  anche prosperità, salute, amore e fortuna.

Il giorno che precede la nascita di san Giovanni in una bacinella si immergono nell’acqua fiori ed erbe aromatiche, preferibilmente di dodici qualità diverse (come gli apostoli o le dodici tribù d’Israele), ogni pianta selvatica va bene: malva, papaveri, rosmarino, camomilla, rose, menta, artemisia,  salvia, lavanda ecc.

Il tutto deve essere tenuto all’aperto e starci tutta la notte, in modo da raccogliere anche la rugiada del mattino, la mattina del 24 il sacerdote effettua il rituale di santificazione delle acque.

Quest’anno nella magione templare di Rocca d’Arazzo (La Ròca d’Arass), una località collinare dell’astigiano, mons. Giacomo di Seborga (al secolo Gian Claudio Doglione), Gran Priore dell’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano ed episcopo della Diocesi di Saluzzo – Seborga, nella notte tra il 23 e 24 giugno, prima della effettuazione del rito di santificazione dell’acqua di san Giovanni, ha ordinato un nuovo diacono, padre Andrea Parodi, che andrà a dirigere la costituenda Missione “San Giovanni Battista” di Nizza Monferrato. 

 

 “Signore Gesù Cristo mite e umile di cuore, che rendi soave il giogo e lieve il peso dei tuoi fedeli, accogli i propositi e le opere di questa giornata e fa che il riposo della notte ci renda più generosi nel tuo servizio. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen”.

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Milano

Milano – La Cultura è dialogo tra i popoli 

 Manifestazione per dire NO alla Russofobia, NO alla cancellazione della Cultura, NO a ogni forma di discriminazione

promossa dall’associazione Amici della Grande Russia

  Milano 15 giugno 2022

 

Dopo il successo della manifestazione tenuta a Roma il 12 maggio scorso, si è svolta il 15 giugno scorso, dalle ore 17,30 alle ore 20,  a Milano, nella suggestiva località dell’Arco della Pace, nella centralissima piazza Sempione, una manifestazione contro la cancellazione della cultura russa e contro ogni forma di discriminazione. La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione “Amici della Grande Russia”, rappresentata localmente dal dott.  Mirko Preatoni, Responsabile per la Cultura della Associazione. Il dott. Preatoni è un musicista di livello internazionale molto conosciuto a Milano, tanto da aver collaborato con il Teatro alla Scala, il Mahler Chamber, la Sinfonica Nazionale della RAI, la Symphonica Toscanini, il Luzern Festival Orchestra e il NDR Sinfonieorchester. Oltre ad aver partecipato al  primo ciclo di concerti sulle Guglie del Duomo, si è esibito nelle più importanti sale da concerto internazionali, tra le quali: Opera-Parigi, Suntory Hall-Tokyo, Avery Fisher Hall-New York, Teatro Colon– Buenos Aires, Chaikovskij Saal-Mosca, H.C.Symphony Hall-Gerusalemme, al concerto alle Piramidi di Giza col maestro Muti (2003), alla Basilica della Natività a Betlemme, al Columbus Day concert ecc. ecc.     

 La manifestazione è stata organizzata dall’associazione “Amici della Grande Russia”, fondata nel 2014 e presieduta dalla signora Yulia Bazarova, con l’obiettivo di promuovere i rapporti culturali tra l’Italia e la Russia, ed è stata organizzata per promuovere la cultura del dialogo, dire No alla Russofobia e alla cancellazione della cultura. La Bazarova, che ha dato inizio alla manifestazione, ricordandone gli obiettivi e ricordando come “la cultura non ha frontiere, lingue né colore di pelle; la cultura russa fa parte della cultura mondiale”. ha presenziato e presentato i relatori.

Tra gli organizzatori e relatori della manifestazione ricordiamo  l’avv. Leo Maria Galati, avvocato europeo facente parte degli Ordini di Roma e di Madrid. Responsabile convegni e didattica. Tutor per i servizi ausiliari presso Ente Nazionale per il Microcredito, nonché responsabile Affari Istituzionali per l’Associazione, da sempre impegnato nel sociale per la difesa dei diritti, che ha dato vita ad un movimento di pensiero ad oggi ripreso a più battute da intellettuali, giornalisti e dai liberi pensatori nei talk televisivi, i quali si sono soffermati sull’importanza della difesa della cultura dei valori e delle tradizioni di un popolo. L’avv. Galati ha riaffermato quanto detto alla manifestazione romana: “La cultura è quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società. La cancellazione della storia e della cultura in generale rappresenta una generazione sociale che costruisce muri ideologici e non ponti di dialogo”.

L’associazione organizza diversi eventi a Roma: la consegna del Premio Internazionale Pushkin, Il Gran Ballo Russo, diversi incontri con noti attori russi, “Dalla Russia: con arte, musica e bellezza”, salotti letterari etc. “La cultura non ha frontiere, lingue né colore di pelle; la cultura russa fa parte della cultura mondiale” ha detto la Bazarova. Per il Vice-presidente, “solo con la ragione si può arrivare alla pace, e la ragione ha bisogno di una profonda conoscenza culturale per esprimersi”.

Il Presidente onorario dell’Associazione è la nota cantante Elena Zaremba, mezzosoprano di fama internazionale attiva sia alla Scala di Milano, che al Royal Opera House di Londra, che al Bolshoi di Mosca, che all’Opera di Stato di Vienna, che al Metropolitan Opera di New York.

Alla manifestazione hanno dato la loro solidarietà artisti italiani quali: il cantante Al Bano Carrisi; l’attrice Angelica Pedatella; l’attore Davide Gramiccioli; la sociologa, poeta, drammaturgo Antonella Pagano; il critico e storico dell’arte Enzo Dall’Ara e tanti altri. Tra gli artisti che si sono esibiti durante la manifestazione, ricordiamo la soprano Larissa Yudina, già membro del Coro Filarmonico di Kaliningrad che è stata una delle sedici cantanti (per cinque anni) della cattedrale centrale di Kaliningrad, con il grande privilegio di poter contribuire a diffondere e far rinascere la cultura musicale ortodossa. Trasferitasi a Milano, dopo aver conseguito,  a pieni voti, la laurea in canto lirico presso Conservatorio Giuseppe Verdi ha fondato   l’Associazione culturale musicale Stravinskij Russkie Motivi, di cui è e, attualmente Presidente e direttore artistico.

Alla manifestazione si è esibito anche  il violoncellista Alexander Zyumbrovskiy (ucraino di Dnipro), a simboleggiare l’amicizia tra due popoli storicamente amici.

Dopo l’introduzione dei dirigenti dell’associazione, Yulia Bazarova e Paolo Dragonetti de Torres Rutili, gli interventi successivi sono stati moderati da Stefano Bini, giornalista, autore e conduttore televisivo (RAI: Community e il lato Positivo), e giornalista di Libero Quotidiano. l’avv. Leo Maria Galati, Responsabile Affari Istituzionali per l’Associazione presso il Parlamento Italiano; Gianfranco Vestuto, Direttore di Russian News e Eurasia News;  l’avv. Stefano Sutti, Senior Partner dello Studio Legale. Fabrizio Vielmini, Adjunct Professor of International Relations Webster University in TashkentGaia Fusai, avvocato;  Jean Toschi Marazzani Visconti, scrittrice e giornalista; . Eliseo Bertolasi, antropologo e ricercatore associato all’Istituto di Alti Studi e Scienze Ausiliarie; ed altri.

Come a Roma, anche a Milano, l’unico leader religioso presente è stato Sua Beatitudine Filippo di Roma (Ortenzi), Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, che nel suo intervento ha ricordato l’etnogenesi dei popoli russi (la Russ di Kiev) e come la cultura russa si una cultura europea, fortemente legata al cristianesimo ortodosso e come in Russia, con Ivan IV, si sia sviluppato il mito della Terza Roma, di Mosca quale baluardo di difesa della cristianità nonché sostenitore di  quell’idea imperiale di Roma, che in Italia si è ormai spenta. Al termine del suo intervento al nostro Metropolita l’associazione ha donato due graditi libri in miniatura di Dostoevskij (Il giocatore) e di Cechov (Racconti).

 

Tra i gruppi che hanno partecipato all’evento segnaliamo Russiyana, compagnia di danze tradizionali russ fondata dal coreografo Maria Avakumova e diretta dalla ballerina  Masha Abakoumova, già artista del Teatro Bolshoi e della compagnia Piatnizkii e Anna Cislaghi, danzatrice italiana specializzata nella danza russa tanto da venire scambiata per una russa doc.

Tra mons. Filippo e le artiste della Russiyana si è avviato un proficuo dialogo, e il nostro Metropolita ha apprezzato questo gruppo il cui repertorio spazia dalla tradizione della Russia all’Ucraina e attraversa tutte le culture dell’est e il folklore zigano. Questa compagnia, dove operano insieme ballerine russe, italiane ed ucraine è un esempio di pace e fratellanza tra i popoli che tutti dovremmo apprezzare.

 

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Salvo D’Acquisto
Salvo D’Acquisto

Costituito

Comitato di postulazione per la glorificazione

del vice brigadiere Salvo D’Acquisto

 

Il 23 settembre 1943 veniva fucilato dai tedeschi, presso la Torre di Palidoro, località ubicata nel territorio del Comune di Fiumicino, il vicebrigadiere della Guardia Nazionale Repubblicana (quarta arma della Repubblica Sociale Italiana, costituita da uomini provenienti dalla Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Polizia dell’Africa Italiana) il milite ventitreenne Salvo D’Acquisto, che si era preso la colpa di un attentato nel quale persero la vita due soldati tedeschi e altri due vennero feriti, al fine di evitare una rappresaglia che avrebbe portato alla morte ventidue cittadini innocenti. Sembra che in realtà non vi sia stato alcun attentato e che i soldati germanici, appartenenti ad un reparto di paracadutisti della 2. Fallschirmjäger-Division, unità d’elité della Luftwaffe (aviazione militare tedesca) si fossero accasermati in una struttura precedentemente in uso alla Guardia di Finanza e siano rimasti vittima di una bomba utilizzata da pescatori di frodo, a suo tempo sequestrata dai finanzieri e incautamente maneggiata dai parà tedeschi.    A nulla valsero le proteste dei militi della locale stazione della G.N.R. e della popolazione, i tedeschi erano talmente arrabbiati per il tradimento dell’Italia che volevano che tali morti fossero vendicati con l’uccisione di ventidue cittadini italiani, catturati come ostaggi, dieci per ogni morto e uno per ogni ferito. Per evitare lo spargimento di sangue innocente il vicebrigadire Salvo D’Acquisto immolò la sua giovane vita. Nella motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare concessa, alla memoria, da S.A.R. Umberto di Savoia, luogotenente generale del Regno, conferita con Decreto “Motu Proprio” del 25 febbraio 1945, è scritto:  «Esempio luminoso d’altruismo, spinto fino alla suprema rinuncia della vita, sul luogo stesso del supplizio, dove, per barbara rappresaglia, era stato condotto dalle orde naziste insieme con 22 ostaggi civili del territorio della sua stazione, pure essi innocenti, non esitava a dichiararsi unico responsabile di un presunto attentato contro le forze armate tedesche. Affrontava così — da solo — impavido la morte, imponendosi al rispetto dei suoi stessi carnefici e scrivendo una nuova pagina indelebile di purissimo eroismo nella storia gloriosa dell’Arma.». Primogenito di cinque fratelli, Salvo Rosario Antonio D’Acquisto era nato a Napoli (quartiere Vomero)  il 15 ottobre 1920 in una famiglia profondamente religiosa, tanto da aver frequentato sia l’asilo che il ginnasio dai salesiani. Era un appassionato di musica, e un discreto baritono. All’età di 19 anni si arruolò volontario nell’Arma dei Carabinieri Reali, dove frequentò la Scuola Allievi Carabinieri di Roma e prestò servizio, prima presso la Compagnia Comando della Legione Carabinieri di Roma dipendente dalla II Divisione Carabinieri “Podgora” e poi presso il Nucleo Carabinieri Fabbricazioni di Armi presso FabbriGuerra di Roma. Animato da grande spirito patriottico, dopo l’entrata del Regno d’Italia nella seconda guerra mondiale, si arruolò volontario per combattere in Libia dove combatté contro gli inglesi, rimanendo ferito ad una gamba, nelle fila della 608 Sezione Carabinieri, di stanza a Bengasi. A seguito della ferita e a una forte febbre malarica, dopo alcuni mesi di cura presso l’Ospedale Militare di Bengasi, rientrò in Italia e nel 1942 fece un corso da sottufficiale presso la Scuola Centrale Carabinieri Reali di Firenze, dove conseguì il grado di vicebrigadiere e assegnato alla Stazione Carabinieri della borgata rurale di Torrimpietra (frazione di Fiumicino), ad una trentina di chilometri dalla capitale. Dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, i carabinieri di Torrimpietra, analogamente alla maggioranza dei militari dell’Arma (su 80.000, 7.000 si sbandarono, 29.000 rimasero fedeli al Re e  al Governo di Brindisi, mentre la maggioranza aderì alla Repubblica Sociale Italiana e confluì nella Guardia Nazionale Repubblicana (44.198 uomini, dei quali 790 ufficiali, 8.253 sottufficiali e 35.155 appuntati e carabinieri). Durante la rappresaglia tedesca per il “presunto” attentato di Palidoro, “quantunque malmenato e a volta anche bastonato dai suoi guardiani, serbò un contegno calmo e dignitoso“, come ebbe a riferire in seguito una cittadina del luogo di nome Wanda Baglioni, che ne fu testimone oculare, per puro spirito cristiano si autoaccusò, addossandosi la responsabilità dell’accaduto, per salvare le vite dei cittadini che come milite e carabiniere si sentiva il dovere di tutelare e proteggere. Un certo Amadio, unico che aveva assistito alla fucilazione, testimoniò che prima dell’esecuzione Salvo D’Acquisto gridò: “Viva l’Italia”.                                   

L’eroica figura di Salvo D’Acquisto è un esempio iconico dell’Arma dei Carabinieri e l’Ordinariato Militare nel 1983 ha iniziato una causa di canonizzazione i cui atti sono alla Congregazione della Causa dei Santi della Chiesa Cattolica Romana. Mentre la Congregazione ha riconosciuto a D’Acquisto l’eroismo delle virtù, nel 2007 detta Congregazione ne ha sospeso il riconoscimento dell’eroica testimonianza della carità che lo avrebbe riconosciuto come martire e conseguentemente alla canonizzazione. L’uscita poi di uno sceneggiato televisivo  a lui dedicata da parte della RAI, dove il nostro eroe era interpretato da Massimo Ranieri, ha di fatto bloccato la canonizzazione da parte della Chiesa Cattolica, in quanto sembra che fosse fidanzato e intrattenesse rapporti pre-matrimoniali con la sua amata. A seguito di detta decisione cattolica, alcuni nostri fedeli, in primis il dott. Gregorio Daniele Scalise, Presidente dell’Uni-Esaarco, con strutture universitarie a Lamezia Terme (CZ), Cuneo e Pinerolo (TO) hanno costituito un Comitato di postulazione per la glorificazione di Salvo D’Acquisto, sicuri che il martirio è un battesimo di sangue che lava tutti i peccati e che  Salvo D’Acquisto rientri anche nel novero degli etno-martiri cristiani per i quali la Chiesa Ortodossa Italiana, mutuando dalle normative canoniche della Chiesa Ortodossa Greca, ne permette la venerazione.

Tra i postulatori ricordiamo l’avv. Pietro Barone, che questo mese di giugno ha promosso, presso il Villaggio Breda, la festa dell’Arma dei Carabinieri, facendo venire anche la banda musicale dei bersaglieri con deposizione di una corona al monumento ai caduti, con la fattiva partecipazione del Presidente del Municipio delle Torri, Nicola Franco. Grande entusiasmo anche tra i carabinieri, in servizio o quiescenza, del nostro Clero, come mons. Antonio Berardo di Casaluce, Vescovo di Ravenna e Sergio Arduini, parroco di Frosinone. Coloro che fossero interessati a partecipare al Comitato di Postulazione o avessero testimonianze o documenti utili per il processo di glorificazione scrivano a chiesaortodossaitaliana@gmail.com   o al cancelliere mons. Roberto Pinna pinnaroberto61@gmail.com, la documentazione verrà posta al vaglio del Tribunale Nazionale Ecclesiastico e del Santo Sinodo della Chiesa.  

Nelle foto in alto: manifesto del film su Salvo D’Acquisto con Massimo Ranieri, l’avv. Pietro Barone al Villagio Breda di Roma con rappresentanti dell’Associazione Nazionale Arma dei Carabinieri, deposito di una corona col presidente del VI Municipio di Roma (Municipio delle Torri) Nicola Franco, mons. Antonio maresciallo dei carabinieri in quiescenza e vescovo di Ravenna, padre Sergio appuntato dei carabinieri e parroco di Frosinone e Gregorio Daniele Scalise, dirigente delle associazioni imprenditoriali CEPA-A e ESAARCO, Presidente dell’Uni-Esaarco con Scuole Superiori di Mediazione Linguistica (lauree triennali) a Lamezia Terme, Cuneo e Pinerolo e Presidente del Comitato di postulazione per la glorificazione di Salvo D’Acquisto.

 

 

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Nuove Missioni e attività

Nuove Missioni e attività

a Torino, Napoli e San Severo (FG)

 

Ogni giorno la Chiesa Ortodossa Italiana consolida la sua presenza nel territorio ed amplia la suo apprezzamento internazionale.

La crescita è omogenea in tutto il territorio nazionale e riguarda tanto il nord che il sud del paese.

 

Prima di parlare delle tre nuove Missioni attivate dalla nostra Chiesa, una a Torino (Diocesi di Torino), una a Napoli (Diocesi di Napoli) e una a San Severo FG (Diocesi di Bari), informiamo che il nostro Arcivescovo Metropolita, Sua Beatitudine Filippo I (Ortenzi) ha un nuovo stemma episcopale, che pubblichiamo qui a fianco e che sostituisce quello in uso dal 2016 come vescovo dell’Eparchia del Lazio, della Tuscia e delle Terre di Roma.

Grazie all’azione di mons. Maximus di Torino ha aderito alla nostra Chiesa padre Andrea di Torino, imprenditore titolare di una delle più note librerie della città. Consacrato sacerdote nella The Holy Celtic Church International, una giurisdizione ecclesiale “culturalmente cattolica che si rifà alle antiche chiese celtiche britanniche e dalla teologia mistica cristiana in generale” dove  convivono tendenze vetero cattoliche, cattoliche liberali, ortodosse …. Padre Andrea ha un discreto numero di fedeli, tanto che ha attivato una missione: la Missione San Giovanni Evangelista (Diocesi di Torino),  con sede nel centro storico torinese, nella centralissima via Garibaldi.

Proviene invece dalla Chiesa Cattolica Romana, padre Mattia Pacomio, un diacono cattolico napoletano plurilaureato,  che viene ad arricchire, anche teologicamente, la nostra famiglia religiosa. Padre Mattia, il suo apostolato riguarderà tutto il territorio campano, è un uomo di grande spiritualità e vocazione missionaria ed ha attivato una Missione Santi Paolo e Barnaba (Diocesi di Napoli) nel quartiere occidentale di Fuorigrotta (Forerotta in dialetto napoletano), dove il comune ha scelto di togliere la dedicazione dello Stadio a San Paolo per intitolarlo a Maradona.

La terza Missione si è invece costituita in terra di Puglia, dove la Diocesi di Bari, già presente con 1sacerdote, un diacono e un ipodiacono nel foggiano, si arricchisce di una nuova missione, anch’essa intitolata a San Giovanni Evangelista. La Missione è stata affidata a padre Francesco, un operatore socio sanitario a suo tempo consacrato diacono in una prelatura cattolica indipendente.

 

Per motivi di privacy abbiamo omesso di pubblicare i cognomi dei nuovi responsabili pastorali della nostra Chiesa, coloro che fossero interessati a partecipare a dette Missioni possono rivolgersi alla sede centrale o diocesana della Chiesa.

Dopo che la pandemia ha bloccato per quasi due anni le cerimonie matrimoniali, finalmente negli ultimi giorni diverse persone si sono rivolte alla nostra Chiesa per battesimi, cerimonie di fidanzamento e matrimonio.

Non possiamo citarli tutti ma ne segnaliamo almeno due, quello tra  Gianluca, dirigente dell’antimafia di Roma e Anna Maria, rumena a Monterotondo e tra Giuseppe, un italiano la cui mamma era una ortodossa eritrea di etnia tigrina  e Michela, rumena a Roma.

Segnaliamo inoltre che padre Emanuele di Torino e padre Paolo d’ Aosta sono stati ospiti del Capitolo d’Investitura dei Cavalieri dell’Ordine Militare et Hospitaliero OSLJ di Gerusalemme e Malta del Gran Priore per l’Italia, conte Giovanni Vergottini che si è tenuto a Druento (TO) il 28 maggio u.s.

Il giorno successivo invece, nella parrocchia di Sant’Efisio a Cagliari, mons. Roberto Pinna, corepiscopo e decano ortodosso per la Sardegna, quale Priore per l’isola della Confraternita dei Cavalieri di San gabriele Arcangelo ha accolto nella famiglia gabrielita i confratelli: Roberto Muscas, Giorgio Murgia e Mario Chessa.

 

 

 

Foto del Solenne Capitolo lazzarita di Druento (TO)

 

 

 

Oltre a dare il benvenuto ai nuovi confratelli, ci preme elogiare il dott. Padre Roberto Pinna che, per la sua preparazione, capacità aggregativa e organizzativa, preparazione teologica e competenza ha avuto l’onore (e l’onere) di essere scelto, su proposta dell’Arcivescovo Metropolita e delibera del Santo Sinodo, quale nuovo Cancelliere della nostra Chiesa, andando a sostituire padre Lino di Roma, dimessosi per gravi motivi di salute e al quale facciamo gli auguri di pronta guarigione.

 

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Le Chiese Ortodosse Bizantine aderiscono all’UICOA

L’Unione delle Chiese Ortodosse Bizantine

Aderisce all’UICOA

Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale 

prossimo Sinodo Ortodosso Africano

a Brazzaville

 

Grazie all’impegno di mons. Richard Marty de Melans, vescovo di Nizza, Monaco e Montecarlo e responsabile della Commissione per le relazioni inter-ortodosse della Chiesa Ortodossa Italiana, si è creata una rete di Chiese Ortodosse francofone africane, che hanno gettato le basi, insieme alle chiese americane ed europee in rapporto con noi, affinché si costituisse la più numerosa comunità di Chiese Ortodosse del pianeta: l’U.I.C.O.A. – Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale. Oggi l’UICOA è già presente in una ventina di Stati, in Nord America (USA e Messico), nell’America Centrale (Nicaragua e Costarica), nell’America Meridionale (Brasile e Colombia), in Europa (Italia, Francia, Croazia, Bulgaria, Cechia e Albania) e in Africa (Camerun, Benin, Angola, Congo-Brazzaville e Repubblica Democratica del Congo).

 

Soprattutto in Africa l’azione di mons. Richard Marty de Melans, attivo personalmente anche a dirigere una comunità sull’Isola della Riunione e quale capo-missione e rappresentante della nostra Chiesa in Africa ha già aggregato intorno all’UICOA delle grandi comunità religiose in Benin e Congo si è verificato un evento importantissimo sia per la crescita dell’ortodossia mondiale che per l’aggregazione delle varie chiese ortodosse in un’unica struttura federativa sovranazionale. Grazie alla collaborazione tra mons. Marthy e mar Ezechias (mons. Simon-Pierre Pembet Sytha), Primate della Chiesa Ortodossa Bizantina del Congo e neo Metropolita dell’Unione Internazionale delle Chiese  Ortodosse Autocefale, una aggregazione di Chiese ortodosse già presente in Africa e ad Haiti, operante in Angola, Benin, Congo-Brazzaville, Camerun, Etiopia, Gabon, Haiti, Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica e  Zimbabwe denominata Unione delle Chiese Ortodosse Bizantine ha chiesto di aderire all’Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale.

Infatti ci ha scritto Mar-Ezechias:

Noi, Sua Beatitudine Simon-Pietro in religione Mar-Ezechias, a nome di tutte le Chiese Ortodosse Bizantine de: l’Africa del Sud, Angola, Congo Brazzaville, Camerun, Etiopia, Zimbabwe, Namibia, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, facenti parte dell’Unione delle Chiese Ortodosse Bizantine, sollecitiamo la nostra adesione all’Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale che voi avete l’onore di guidare. Come potete vedere che la nostra unione non fa che crescere, fate così poco per la maggior gloria del nostro Dio. Chiediamo la vostra indulgenza per gli altri paesi che vorrebbero entrare in comunione con noi per unirsi a questa organizzazione per il bene dei popoli. Ci auguriamo di ricevere una risposta favorevole alla nostra domanda di adesione, per favore credi nel Nome di Nostro Signore Gesù Cristo nella nostra profonda gratitudine.”

 

Ovviamente la richiesta è stata accolta e, durante questa estate, si svolgerà a Brazzaville in Congo il primo Sinodo Africano delle Chiese Ortodosse aderenti all’UICOA.

 

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