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Attivate due nuove Parrocchie a Roma e Trieste

Attivate due  nuove Parrocchia a Roma e Trieste 

Aiuti Umanitari dal SOSMA-UNITAU e dai Cavalieri Portaspada

Protesta della Chiesa Ortodossa Italiana e dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate al cimitero francese di Venafro

 

 

La nostra Chiesa sta vivendo negli ultimi mesi una crescita esponenziale, presso la Chiesa Cattedrale di via Bovino n. 43 (quartiere Torre Gaia – Roma) si è costituita la parrocchia “Sant’Ugone dei Pagani” della quale è stato nominato parroco padre Alessandro Frezza, la stessa è la sede arcivescovile di Sua Beatitudine Filippo di Roma, Metropolita della nostra Chiesa. 

Padre Alessandro potrà contare sulla collaborazione di padre Sebastiano e padre Sergio nonché della diaconessa avv. Ersilia Lia Barracca e del lettore Mihaela Traci.

Il rito utilizzato in parrocchia è prevalentemente  quello gallicano italico, anche se eccezionalmente verrà utilizzato anche il San Giovanni Crisostomo.

La parrocchia di “Sant’Ugone dei Pagani si aggiunge alla parrocchia “Santi imperatori Costantino ed Elena di Roma Anagnina (via Roccella Ionica n. 6), magnificamente diretta da padre Giovanni Pricop, parrocchia con più di settecento fedeli, per la quasi totalità di nazionalità rumena.

Ha chiesto di essere incardinato nella nostra Chiesa il dott. padre Constantin Eugeniu Negrea, laureato in Teologia Dogmatica all’Università di Iași (Moldavia rumena) e ordinato sacerdote nella Chiesa Ortodossa Rumena. 

Lo stesso andrà a dirigere la Parrocchia “La resurrezione del Signore – Inviarea Domnului” di Trieste, una comunità prevalentemente di lingua rumena, che già conta oltre trecento fedeli. (nella foto padre Constantin Eugeniu Negrea)

 

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che risuona o cembalo che strepita. Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi tanta fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei averi e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, è benevola la carità. Non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia di orgoglio, non manca di rispetto, non cerca II proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. La carità tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà, la conoscenza svanirà. […] Ora, dunque, rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. La fede finirà, la speranza finirà, ciò che rimarrà è la carità, perché la più grande di tutte!. San Paolo – 1 lettera Corinzi 13,1-13

Sua Altezza Serenissima Paolo di Giovine, principe di Roccaromana e Gran Maestro del SOSMA-UNITAU (Supremo Ordine di San Michele Arcangelo – Unione Nazionale Internazionale Territoriale Aiuti Umanitari), come sempre, sulla scia di quanto indicato dal fondatore e compianto Nicolas Chieti, ha coniugato sempre più la fratellanza cavalleresca con gli Aiuti Umanitari a fianco degli ultimi e dei bisognosi.

 

Martedì 3 novembre sono stati distribuiti dal SOSMA-UNITAU e dal Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada ai poveri di Guidonia, tramite la Caritas, ai poveri delle comunità italiana e rumena della Chiesa Ortodossa Italiana e a un centro di accoglienza per profughi ucraini circa tre quintali di susine, avuti in dono grazie alle conoscenze dei principi di Giovine (SOSMA) e Olivieri (Portaspada).

VENAFRO – il tre novembre, In occasione della visita della signora Lise Moutoumalaya, consorte del Console generale della repubblica Francese a Napoli al Cimitero di Venafro (IS) dove sono seppelliti 3414 soldati del Corpo di Spedizione Francese in Italia (per la maggior parte formato da truppe coloniali composte da goumier   marocchini, algerini, tunisini e senegalesi), il dott. Emiliano Ciotti, presidente dell’A.N.V.M. – Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, nostro fedele, accompagnato da alcuni dirigenti dell’A.N.V.M. tra i quali padre Sergio Arduini, parroco di Frosinone, nonché cappellano della stessa, hanno organizzato un sit-in di protesta per chiedere che la Francia riconosca le colpe dei suoi soldati compiute nel 1944 al termine della seconda guerra mondiale.

 

I goumier (per almeno un quarto formato da francesi e per il resto da soldati musulmani provenienti dal nord africa) del Corpo di Spedizione Francese si macchiò di 60mila violenze nei confronti della popolazione civile italiana. Queste violenze bestiali dal 1946 vennero definite con il termine “marocchinate”.

 

Il presidente dell’A.N.V.M. Emiliano Ciotti ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Chiediamo alla Francia di riconoscere i crimini commessi dai suoi soldati coloniali. Questi soldati si macchiarono di violenze terribili: stupri, aggressioni, furti, rapine, razzie e omicidi. Tutte vicende che per troppi anni sono state volutamente sottaciute e che adesso il Governo Francese dovrebbe riconoscere pubblicamente.

Sarebbe un gesto di pacificazione importante che servirebbe a ridare dignità alle vittime e serenità alle famiglie che ancora piangono le violenze subite dai loro cari, ingiustamente dimenticati anche dall’Italia.”

CHIESA ORTODOSSA ITALIANA

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Un nuovo operaio nella Vigna del Signore

Un nuovo operaio nella Vigna del Signore

Ordinato diacono padre Bartolomeo che andrà a dirigere la

Missione “San Saba del Mercurion” di Santa Domenica Talao – Scalea

Domenica 30 ottobre, nella cattedrale di via Bovino n. 43 (Villaggio Breda – quartiere Torre Gaia – loc. Grotta Celoni Roma), Sua Beatitudine Filippo, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, coadiuvato dal corepiscopo padre Alessandro di Roma, ha ordinato diacono padre Bartolomeo (al secolo Valentino Cioffi), padrino dell’ordinazione è stato lo ieromonaco padre Sebastiano di Roma.

La Divina Liturgia, in rito gallicano italico è stata celebrata da padre Alessandro, corepiscopo e vescovo ausiliare di Roma.

Per il Canone 51 del Corpus Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana: Il diaconato è il primo grado dell’Ordine Sacro ordinato per il “servizio” nella vita liturgica e pastorale e nelle opere sociali e caritative. Il Diacono è pertanto abilitato a servire il popolo di Dio nel ministero dell’altare, della parola (lettura del Vangelo) e della carità ed ha inoltre la facoltà di impartire benedizioni di persone, luoghi e oggetti, benedizioni eucaristiche e presiedere altre liturgie fuori della Divina Liturgia,dei salmi e delle preghiere nonché di amministrare il battesimo su delega del parroco, o in mancanza del Vescovo del luogo.

Compete ai diaconi, assistere il Vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, nella predicazione e nella carità (triade “diaconía” della liturgia, della predicazione e della carità), in comunione col vescovo e con il suo presbiterio.

Pertanto, il diacono, può amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, portare il viatico ai moribondi, leggere la Sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, impartire le benedizioni. Sono dediti alla carità e all’assistenza, e devono essere misericordiosi, attivi, camminare secondo la verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti.

Per la consacrazione a diacono è prescritto che il candidato: sia uomo di fede, buoni costumi, pietà, zelo per le anime, saggezza, prudenza e virtù umane, e inoltre dotato di tutte le altre qualità che lo rendono adatto a compiere l’ufficio in questione; sia irreprensibile e goda di buona reputazione; se sposato sia un buon marito e padre di famiglia, con figli credenti e che non possono essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati; abbia almeno 25 (venticinque) anni di età e  conseguito una adeguata preparazione.

Padre Bartolomeo, che ha conseguito sia il Diploma di Liturgia Pastorale con l’Accademia Ortodossa San Nicodemo L’Agiorita che l’Attestato in Esorcismo con l’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo è stato incardinato nella Diocesi del Mercurion, della quale è vescovo Sua Beatitudine Filippo di Roma, e andrà a dirigere la Missione San Saba del Mercurion, che seguirà i fedeli ortodossi di Santa Domenica Talao e Scalea, ambedue località del cosentino dove l’ortodossia era sopravvissuta fino al terzo secolo dello scorso millennio e dove oggi sono presenti numerosi ortodossi etnici (oltre 500) provenienti dalla Romania, dall’Ucraina, dalla Russia e, in misura minore, dalla Moldavia, Bulgaria, Serbia, Albania etc.

San Saba del Mercurion (detto anche san Saba il Giovane o san Saba da Collesano, dal paese della provincia di Palermo che gli diede i natali) al quale è stata dedicata la Missione, fu un monaco ortodosso siciliano che, nel decimo secolo si rifugiò in Calabria a seguito delle conquista islamica della Sicilia per sfuggire alle persecuzioni da parte dei saraceni. 

Membro di una famiglia di santi monaci, ebbe come genitori san Fratello di san Macario da Collesano e figlio dei santi Cristoforo e Kalì, è stato uno dei più importanti diffusori del monachesimo ortodosso calabrese dove fondò diversi monasteri, il più noto dei quali fu quello di Laino Castello (Castièddru) nella Valle del Mercurion alle pensìdici del Monte Pollino.

 

Chiesa Ortodossa Italiana

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Ordinazione di due nuovi sacerdoti

Ordinazione di  due nuovi sacerdoti

Attivate due nuove Missioni

all’Aquila e Salerno

 

Sabato 15 ottobre, nella cattedrale di via Bovino n. 43 (Villaggio Breda – quartiere Torre Gaia – loc. Grotta Celoni Roma) durante la Divina Liturgia in rito gallicano italico, Sua Beatitudine Filippo, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, coadiuvato dal corepiscopo padre Alessandro di Roma e da padre Sergio di Frosinone, ha ordinato sacerdoti padre Masseo Emilio (al secolo Gian Luca Boni), baccalaureato in teologia ed ex frate francescano conventuale, una persona di grande umanità e preparazione teologica e padre Marco Barra di Salerno, diacono salernitano.

dal Vangelo secondo Matteo (20,25-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Per il Canone 49 del Codex Canonum della C.O.I.:  

Comma 1) Il presbitero è il ministro del culto  ordinato per il sacerdozio (ad sacerdotium) che ha ricevuto, in una specifica ordinazione, il mandato di presiedere il culto, guidare la comunità cristiana e annunciare la parola di Dio.

Comma 2) l’attività del presbitero è finalizzata al servizio della comunità cristiana in un’ottica di carità pastorale, che si concretizza nel triplica compito:

  1. a) Presidenza della liturgia;
  2. b) guida della Comunità;
  3. c) annuncio della parola.

I tre compiti (tria munera) sono modellati a imitazione di Cristo: sacerdote, re (servo) e profeta.

(nella  foto: ordinazione padre Marco Barra)

Comma 3) Per la consacrazione a presbitero che il candidato:

  1. a) sia uomo di fede, buoni costumi, pietà, zelo per le anime, saggezza, prudenza e virtù umane, e inoltre dotato di tutte le altre qualità che lo rendono adatto a compiere l’ufficio in questione;
  2. b) sia irreprensibile e goda di buona reputazione;
  3. c) se sposato sia un buon marito e padre di famiglia, con figli credenti e che non possono essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati;
  4. d) abbia almeno 30 (trenta) anni di età. (ex canone 14 Concilio Ecumenico di Costantinopoli)
  5. e) sia stato Diacono per almeno 3 (tre) anni;
  6. f) abbia conseguito il diploma in Teologia all’Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita o in altro in istituto statale o religioso approvato dalla Cancelleria Metropolitana, oppure sia riconosciuto esperto in tali discipline e ne sia dichiarato degno dal Vescovo, sentito l’Arcivescovo Metropolita;

(nella foto ordinazione padre Masseo Emilio)

Comma 4) Ogni presbitero incardinato in una diocesi (Eparchia o Esarcato), oltreché in un monastero o altro istituto di vita consacrata o prelatura personale, sotto l’autorità, di un vescovo, od anche di un superiore religioso o del prelato della prelatura personale.

Comma 5) Tutti i presbiteri operano alle dirette dipendenze dei vescovi.

  1. a) I presbiteri che non appartengono ad alcuna congregazione religiosa formano il clero secolare.
  2. b) I membri di una congregazione monastica che sono stati ordinati presbiteri sono chiamati ieromonaci, e costituiscono il clero regolare (perché la loro vita è disciplinata dalla “regola” dell’istituto di appartenenza).

Comma 6)Il presbitero che guida una Parrocchia, cioè una Comunità locale di fedeli è detto Parroco; se guida un Santuario o gli è affidata una cattedrale è detto Rettore; se cura una Cappellania è detto Cappellano.

Comma 7) I chierici non possono esercitare il servizio liturgico in altre città senza essere stati invitati dal vescovo del luogo ed essere stati autorizzati con lettere commendatizie del proprio vescovo. (*2)

Comma 8) Chi appartiene all’ordine sacerdotale non può unirsi in matrimonio con una donna infedele o eretica. 

Comma 9) Il presbitero che viene elevato ad Arciprete (Corepiscopo), o per dirigere un Decanato (Vicariato) o per svolgere rappresentanze esarchiali o luogotenenze diocesane o per svolgere incarichi particolari quale proto gerarca della Chiesa prende il nome di Corepiscopo. Se ieromonaco prende il nome di Archimandrita. Archimandrita è anche lo ieromonaco che dirige una congregazione monastica.

Padre Masseo, essendo anche monaco è stato ordinato Ieromonaco (sacerdote e monaco), fa parte del clero regolare, è stato incardinato nell’Arcidiocesi di Roma e andrà a dirigere la costituenda Missione “San Francesco” dell’Aquila (Abruzzo),  mentre padre Marco, sacerdote uxorato, facente parte del clero secolare, già incardinato nella Diocesi di Napoli, andrà a dirigere la Missione “San Matteo” di Salerno.

 

 

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Asti

ASTI

Nuovi Priorati della Pietà del Pellicano

Visita Pastorale e ordinazione sacerdotale

 

 

Importante Visita Pastorale del nostro Arcivescovo Metropolita ad Asti, dove ha presenziato una costituzione di nuovi priorati dell’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano e, nel corso della Divina Liturgia domenicale ha consacrato un nuovo sacerdote e un oblato templare della Compagnia di San Basilio.

Sabato 1 ottobre presso le sale dello Gnun Sagrin di Asti,  Sua Beatitudine Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi), Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, ha presenziato ad Asti agli eventi organizzati da mons. Giacomo di Seborga (al secolo Gian Claudio Doglione), archimandrita, vescovo di Saluzzo-Seborga e Gran Priore dell’Ordine Monastico Templare “Pietà del Pellicano” costituito dal Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini vescovo ortodosso di venerata memoria.

Il Gran Priorato dell’O.M.T. della Pietà del Pellicano ha istituito tre nuovi Priorati, affidando la reggenza a:

principe fratel Giuliano Lagorio della Rocca

  • Priorato O.M.T. Pietà del Pellicano “San Gregorio Magno”

arch. fratel Ettore Lazzarotto

  • Priorato O.M.T. Pietà del Pellicano “San Leonardo di Noblack”

n.d. sorella Barbara Piana (diaconessa)

  • Priorato O.M.T. Pietà del Pellicano “San Uriele Arcangelo”

(nella foto: Ettore Lazzarotto – Barbara Piana – Giacomo Doglione – Giuliano Lagorio della Rocca)

L’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano è un ordine monastico iniziatico le cui origini risalgono al medioevo e che è stato rifondato nel secolo scorso da mons. Leopoldo Adeodato Mancini.

 

La figura del Pellicano che nutre i suoi piccoli col proprio sangue rappresenta il Cristo che dona la sua vita per noi.  Simbolo eucarsistico per eccellenza è presente in una delle più famose preghiere di Tommaso d’Aquino, Adoro te devote:

Oh pio Pellicano, Signore Gesù, Purifica me, immondo, col Tuo sangue,

Del quale una sola goccia può salvare Il mondo intero da ogni peccato.”

Dopo la riunione dell’O:M.T. si sono riunite le Sentinelle della Pietà del Pellicano rappresentati dall’Ambasciatore Carmelo Salpietro e dai responsabili della Lancia Templare di Milano sigg. Silvano Botta e Caterina Praticò. Le Sentinelle furono fondate dal Venerabile Adeodato Mancini (eterna memoria) al fine di fornire la vigilanza e la protezione del vescovo, sono dei confratelli laici di ispirazione templare inseriti nel contesto iniziatico della Pietas Pelicani.

Domenica mattina nei locali messi a disposizione dal circolo Gnun Sagrin di Asti, si è svolta la Divina Liturgia officiata dal nostro Metropolita Filippo di Roma e da padre Emanuele, parroco di San Martino de la Tour di Torino, durante la quale è stato ordinato sacerdote padre Andrea Parodi, responsabile della Missione “San Giovanni Battista” di Nizza Monferrato.

Durante la Liturgia sono stati consegnati anche degli Attestati di Esorcista a padre Andrea e a mons. Giacomo di Seborga.

 

Al termine della cerimonia è stato nominato oblato della Compagnia di San Basilio fratel Andrea Lesino. La Compagnia di San Basilio è la struttura iniziatica  monastico vocazionale che fa capo al Gran Priorato dell’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano di Rocca d’Arazzo.

Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, oltre i citati priori degli O.M.T, della Pietà del Pellicano, delegazioni provenienti dalla Sicilia, dalla Lombardia, dal Piemonte, dal Lazio e dal Principato del Lussemburgo. Era presente anche il dott. Giovanni Alborghetti, di Brescia, con una rappresentanza della confraternita denominata Ordine Ecumenico Ortodosso di Gerusalemme e, cosa soprattutto fratel Fabio Settineri, principe (dal latino “primus inter pares” primo tra i pari) della Pietà del Pellicano, titolo affidatogli dal Venerabile Adeodato Mancini prima della dipartita alla Casa del Padre per continuare la tradizione iniziatica cristiana di ispirazione cavalleresca della Pietas Pelicani.

 

 

Dopo le cerimonie religiose si è svolto un Capitolo delle Sentinelle della Pietà del Pellicano che hanno consolidato la collaborazione reciproca tra le strutture di derivazione manciniana.

 

 

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Ordinazione diaconale presso l’Eremo “san Adeodato Mancini” di Cardè (CN)

Ordinazione diaconale presso l’Eremo “san Adeodato Mancini” di Cardè (CN)

padre Domenico Gribaudo ordinato ierodiacono

L’ordinazione è stata effettuata da mons. Roberto Pinna e dal Gran Priore della Confraternita Gabrielita padre Stefano Garzino

La Confraternita Gabrielita diretta da padre Stefano Garzino, oltre che a confratelli-cavalieri, è attiva anche nel campo del monachesimo, sia maschile che femminile, avendo attivato due Eremi in provincia di Cuneo, uno a Cardè (maschile) ed uno a Mondovì (femminile).

Presso l’Eremo di Cardè, dove è attiva anche la locale parrocchia ortodossa dedicata al Venerabile Adeodato Mancini, glorificato a Manta (CN) nel luglio dello scorso anno, domenica 18 settembre, giorno nel quale la Chiesa Ortodossa ha fatto memoria di santa Ariadne (Arianna)  di Primnesso, martire e di sant’Eustorgio di Milano, vescovo, nell’ eremo Gabrielita di Carde’, si è svolta la consacrazione a Diacono del fratello monaco Domenico da Cardé (al secolo Domenico Gribaudo)

monaco gabrielita dal 2021, che è stato seguito nel suo percorso di fede da monsignor Roberto Pinna, cancelliere della Chiesa, responsabile del Decanato Ortodosso della Sardegna e responsabile del  Priorato sardo della Confraternita di San  Gabriele Arcangelo, il quale ha visionato e approvato la tesi sul monachesimo presentata da padre Domenico.

In osservanza alle norme del monachesimo ortodosso, quando un monaco diventa diacono prende il nome di ierodiacono.

 

Lo Ierodiacono (in greco: Ἱεροδιάκονος, Ierodiákonos), è il monaco che è stato ordinato diacono (o diacono che è stato tonsurato monaco), fa parte del clero nero (non uxorato) e nei ranghi del clero ha la precedenza rispetto al diacono uxorato.

L’ordinazione diaconale è stata officiata da mons. Roberto Pinna, che nell’ambito della Confraternita riveste l’incarico di Priore della Sardegna. aiutato da padre Stefano Garzino, Gran Priore della Confraternita nonché parroco delle parrocchie di Santa Caterina d’Alessandria (Saluzzo ) e san Adeodato Mancini (Cardè), ha partecipato all’ordinazione anche padre Paolo Fabris, parroco della Missione sant’Orso di Aosta e Priore gabrielita per la Valle d’Aosta e l’accolito Giovanni Valeri responsabile del priorato gabrielita della provincia di Cuneo.

 

Al rito hanno partecipato una ventina di fedeli, che si sono poi uniti in un’ agape fraterna.

Àgape o agàpe (in greco antico: ἀγάπη, agápē, in latino: caritas) significa amore disinteressato, immenso, smisurato. Viene utilizzato nella teologia cristiana per indicare l’amore di Dio nei confronti dell’umanità. Ringrazio Padre Stefano Garzino, tutti i fratelli   e le sorelle  per la loro fraterna  accoglienza  e per la loro semplice, vera ,genuina  fede Ortodossa .

Preghiera a San Gabriele Arcangelo

San Gabriele Arcangelo,
glorioso Arcangelo della pace e della speranza,
messaggero fedele del Padre Eterno,

tu che sei il potere e la forza di Dio,
estendi le ali protettive e aiutaci
a ricevere il calore e la forza,
dacci la saggezza e inviaci la tua luce.

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ROMA – Divina Liturgia – Ordinazioni

ROMA – Divina Liturgia – Ordinazioni

Due nuovi operai nella vigna del Signore

 

 

Domenica 11 settembre, giorno nel quale la Chiesa Ortodossa ha fatto memoria del Venerabile sant’Elia lo Speleota di Melicuccà, una delle più grandi figure del monachesimo ortodosso greco-calabro e l’ascensione della Deipara la cielo, alle a Roma, nella suggestiva cattedrale di via Bovino n. 43, si è svolta  la consacrazione a Diacono del dott. Fabrizio Carbognani di Parma e Lettore della signora Mihaela Traci di Roma.  

Il primo, laureato in Giurisprudenza e in Psicologia, proviene dalla Chiesa Cattolica Romana, dove ha svolto per anni il ministero come Accolito dopo un corso triennale di Teologia.

Diplomato in Liturgia Pastorale presso la nostra Accademia Ortodossa San Nicodemo L’Aghiorita, andrà a dirigere la costituenda Missione “San Giuda Taddeo” di Parma.

La scelta di San Giuda Taddeo (ossia il “magnanimo”), uno dei dodici apostoli e primo “Catholicos” (Patriarca) della Chiesa Ortodossa Armena, martire nella Colcide (attuale stato caucasico della Georgia) insieme a Simone il Canane, è quantomeno singolare, perché la loro festa ricade il 28 ottobre, festa della Chiesa Ortodossa Italiana dove si ricorda l’evento che ha decretato la vittoria del cristianesimo sul paganesimo, ossia la battaglia di Ponte Milvio, dove san Costantino il Grande, isapostolo e imperatore dei Romani, sconfisse Massenzio il 28 ottobre 312. La notte prima della battaglia Costantino ebbe un sogno in cui gli fu detto di porre un simbolo cristiano sugli scudi dei suoi soldati “in hoc signo vinces”.

La seconda, nata ortodossa del Patriarcato di Bucarest, svolge un lavoro operaio, sta studiando per OSS, è una brava cantante e, anch’essa ha seguito il corso liturgico-pastorale della nostra Accademia.

Dopo le ordinazioni si è svolto anche il rito del fidanzamento tra Filippo e Mariana. Il rito del fidanzamento ortodosso è molto suggestivo, e consiste nello scambio degli anelli (il matrimonio ortodosso è detto “incoronazione”). Il sacerdote prende gli anelli, disegna tre croci sul capo di ciascuno e li appoggia agli anulari della mano destra. Gli anelli vengono scambiati tre volte tra i due futuri sposi, per simboleggiare l’arricchimento che lega gli sposi ogni giorno della loro vita.

 

Alla fine della Liturgia i neo consacrati e i neo fidanzati hanno offerto ai presenti  un rinfresco, a base di sarmale  (involtini di foglie di verza in salamoia con riso e carne macinata),  insalata di biof (una sorta di insalata russa propria della Romania) ed altro.

dagli Atti degli Apostoli 6, 1–7: Istituzione dei diaconi.

In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana. I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico.

Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola. Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. La Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede.”

nelle foto:

in alto (a destra): altare con, padre Sergio, padre Alessandro, S.B. Filippo  e padre Fabrizio

seconda (a sinistra): ordinazione di padre Fabrizio Carbognani a Diacono

terza (a destra): ordinazione a lettore della signora Mihaela Traci (detta Michela)

quarta (sinistra): foto di gruppo di alcuni dei presenti

quinta (a destra): attestati di ordinazione Liturgia Pastorale  a Fabio Carbognani

sesta ed ultima: attestati di ordinazione e Liturgia Pastorale a Mihaela Traci

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Solidarietà e Aiuti Umanitari

Solidarietà e Aiuti Umanitari

Cavalieri Portaspada, SOSMA-UNITAU, AssoTutela, Opera Ortodossa Mensa dei Poveri, e padre Alessandro Frezza in prima linea in difesa degli ultimi e dei bisognosi

 

Mentre i governi pensano soltanto ad aiutare i belligeranti, la nostra Chiesa tutte le domeniche prega: “Per la pace che viene dall’alto, e per la salute delle anime nostre, preghiamo il Signore” e “Per la pace di tutto quanto il mondo, per la prosperità delle sante chiese di Dio e per l’unione di tutti, preghiamo il Signore”.  

In questa situazione dove tutti innestano la BidenLetta (pardon la baionetta) noi nel nostro piccolo ci interessiamo di aiutare le vittime della guerra, in primis per le martoriate popolazioni ucraine e poi per le popolazioni che vivono in Italia, anch’essa martoriata da una recessione indotta da sanzioni assurde che affamano i popoli ed allungano e non risolvono i problemi della guerra.

 

Il principe Paolo di Giovine e l’Ordine dei Cavalieri Portaspada hanno raccolto e donato al console ucraino di Napoli prima un assegno di mille euro e con, successiva donazioni, circa 2.000 euro a favore delle popolazioni ucraine e il dott. Michel Emi Maritato, diacono eletto e portavoce della nostra Chiesa, quale Presidente dell’associazione Assotutela e direttore del quotidiano online Vento Nuovo, oltre che mandare TIR di aiuti medici ed alimentari alle popolazioni vittime della guerra, si è prodigato a favore dei bimbi ucraini bisognosi di cure.

Il nostro portavoce dott. Michel Emi Maritato, in merito all’aiuto ai bambini ucraini,  ci ha rilasciato la seguente dichiarazione “L’associazione che mi onoro di presiedere, fa della tutela dei diritti e della protezione dei più deboli lo scopo principale,  a tal fine ho più volte incontrato esponenti dell’ambasciata Ucraina per affrontare il tema della disponibilità offerta da questa nostra grande famiglia, per accogliere i bambini oncologici offrendo la continuità delle cure in Italia.

L’AssoTutela ha assicurato i contatti con gli ospedali infantili e garantito tutti i passaggi burocratici relativi all’accoglienza, alla presa in carico, al completamento del percorso assistenziale. Abbiamo deciso di essere solidali con azioni concrete che abbiano un riflesso tangibile sulla vita dei cittadini ucraini”.

Finalmente con Bolla Apostolica “Recustructio Ordinis Sancti Michaelis Arcangeli SOSMA_UNITAU” del 9 agosto scorso, è stato ricostituita la Presidenza e Gran Magistero del Supremo Ordine di San Michele Arcangelo – Unione Nazionale Italiana Aiuti Umanitari”, la cui guida è stata affidata al dott. Paolo di Giovine.

Il SOSMA-UNITAU, la Chiesa Ortodossa Italiana e l’Opera Ortodossa Mensa dei Poveri, hanno avuto in dono alcune centinaia di cocomeri, che sono stati donati ai poveri della nostra comunità rumena di Roma Anagnina, e a poveri e bisognosi di Roma e Velletri.

Il SOSMA-UNITAU e l’Opera Ortodossa Mensa dei Poveri si stanno attrezzando per poter costituire una struttura permanente di aiuto ai poveri che, a causa della pandemia e della guerra, sono sempre più numerosi e bisognosi d’aiuto.

Per ultimo un plauso particolare va a padre Alessandro Frezza,  nostro corepiscopo che, persona di grande umanità e spirito di servizio, si è prodigato con Assotutela e attraverso la collaborazione col giornale Vento Nuovo, nell’aiuto concreto a favore delle popolazioni ucraine.  

Nella foto Sua Beatitudine Filippo di Roma consegna una Benemerenza a padre Alessandro Frezza con questa motivazione: “per l’impegno e l’abnegazione profusi nella  raccolta di aiuti a favore delle popolazioni ucraine vittime della guerra e nella straordinaria e generosa attività di soccorso verso i profughi“.

Le persone e associazioni che volessero donare cibo, vestiario, medicine o quant’altro per i poveri e bisognosi sia italiani che stranieri possono contattare la nostra Chiesa: chiesaortodossaitaliana@gmail.com o telefonare al + 39 0621119875

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Roma – Divina Liturgia e investiture

Roma

Divina Liturgia e investiture

Sua Beatitudine Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi), coadiuvato dal corepiscopo mons. Alessandro Frezza, nella Città di Roma, nella cattedrale di via Bovino, 43 (loc. Grotta Celoni) ha celebrato una Divina Liturgia in rito gallicano italico, durante la quale sono stati elevati al grado di Gran Maestro delle confraternite religiose di ispirazione cavalleresca SOSMA-UNITAU (Supremo Ordine di San Michele Arcangelo – UNione ITaliana Aiuti Umanitari) e Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada, rispettivamente i principi: Paolo di Giovine e Alberto Olivieri.  Del Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada è stato nominato Priore per l’Italia il confratello  Maurizio Olivieri

 

Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, anche il conte Enzo Modulo Morosini, Presidente della Consulta Araldico Nobiliare e curatore del Libro d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabili, e la giornalista ed attrice Valeria Di Pace.

Il SOSMA_UNITAU fu fondato da un nostro diacono, padre Michael (al secolo Nicola Chieti) di Riccione, del quale onoriamo la memoria, venuto a mancare alla fine del 2021, avendo quale missione quella di coniugare templarismo e volontariato. Riconosciuta dalla nostra Chiesa nel 2018 come Corpo Volontari

UNITAU di San Michele Arcangelo (UNITAU – Unione Nazionale Interforze Templari Aiuti Umanitari), con Decreto prot. n. 57/18 del 27 ottobre 2018 fu registrata all’Agenzia delle Entrate di Rimini il 27 gennaio 2020, oltre che da Nicola Chieti (detto Nicolas) anche da sir Bismarck Emongene Epo, responsabile di un’organizzazione non governativa che opera in Africa, e dal nostro Arcivescovo Metropolita  quale Arcicappellano e Guida Spirituale, quale SOSMA-UNITAU al fine di coniugare lo spirito della cavalleria cristiana con le attività di carità e aiuti umanitari per “… sostenere le popolazioni più povere del pianeta, attraverso l’attività sanitaria, educativa … assistenza sociale … educazione e istruzione ….” (art. 4 Statuto).

Il lascito del compianto padre Michael che ha dedicato la sua vita  al culto di San Michele Arcangelo e all’edificazione di un’organizzazione internazionale di volontariato e aiuti umanitari la cui mission non può essere dispersa, è stato ripreso dalla Chiesa Ortodossa Italiana, sotto il cui omoforio detta associazione era posta (Bolla Apostolica prot. n. 29 del 17/03/20) che con Bolla ApostolicaReconstructio Ordinis Sancti Michaelis Arcangelidel 9 agosto 2022 ne ha riattivato il Gran Magistero nella persona del principe Paolo di Giovine di Roccaromana, Presidente del Consiglio dei Cavalieri – Concilium Equitum Confratum della Chiesa.

Il SOSMA-UNITAU è già attivo sia sul territorio nazionale, del quale è Gran Priore l’ing. Claudio Donnaloia che all’estero, con Priorati in Romania (conte Pavel Ciprian Feraru), Malta (conte Vincenzo Palazzo Bloise), Russia (barone on. Igor O. Eleferenko de Aubenas) etc.

 

Il Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada è una confraternita religiosa di ispirazione cavalleresca che si rifà idealmente ai Fratres Militae Christi (o in tedesco  Schwertbrüder), chiamati anche Fratelli della Spada, un antico ordine monastico militare tedesco costituito in Lettonia nel 1202 da Alberto di Riga e la cui  regola  era fondata su quella dei più noti Cavalieri Templari.

Ricostituito nel 2020 a Vigna di Valle (Bracciano – RM) per iniziativa della Chiesa Ortodossa d’Italia di S.B. Balisio I (al secolo Giuseppe Grillo) ed affidata con Decreto n. 352 del 3 settembre 2020, dopo la dipartita del suddetto vescovo e la cessazione della Chiesa che aveva fondato, questo gruppo di cavalieri (circa una ottantina), ha chiesto la protezione spirituale e si è posta sotto l’omoforio della nostra Chiesa, nella quale è stata accolta con Decreto di riconoscimento canonico prot. n. 59 del 18 marzo 2022, dopo che il principe di

Giovine ha assunto la Presidenza dell’organo di coordinamento delle confraternite religiose di ispirazione cavalleresca della Chiesa ed ha assunto la direzione del SOSMA-UNITAU, ha ceduto il Gran Magistero del Sacro Ordine al principe Alberto Olivieri, nella certezza che sarà in buone mani. 

Pagina facebook Sacro Ordine Cavalieri Portaspada: https://www.facebook.com/CavalieriPortaspada

 

 

Il SOSMA – UNITAU è anche su internet:
https://supremoordinesanmichelearcangelo.blogspot.com
gruppo facebook: https://www.facebook.com/groups/1215363335162985
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Fiore del deserto

Fiore del Deserto

infibulazione e matrimoni forzati nel mondo Islamico

Molti di voi avranno visto su Canale 5, il 14 agosto scorso,  il film del regista Sherry Horman dal titolo “Fiore del deserto”, tratto dall’omonimo libro autobiografico, dove si racconta la storia della modella e scrittrice somala, naturalizzata austriaca Waris Dirie, interpretata dalla bellissima attrice Liya Kebede. E’ stato un film bello e appassionante che narra le vicende di una bambina somala che a tre anni subisce la barbara mutilazione genitale femminile dell’infibulazione e a tredici viene venduta dalla famiglia (cosa usuale in tutto il mondo islamico) come sposa ma che, fuggita dal matrimonio combinato e scappata a Mogadiscio viene aiutata dalla notta a fuggire nel Regno Unito dove a Londra ha la fortuna di incontrare il fotografo Terry Donaldson che la convince a posare come modella aprendogli le strade del successo internazionale. Da allora la Dirie si è imposta come una delle modelle più famose al mondo nonché Ambasciatrice delle Nazioni Unite per la lotta contro le mutilazioni genitali femminili.

Solitamente non parliamo mai di cinema, ma questa volta facciamo un’eccezione, perché questo film  ha sollevato il velo su due aspetti poco conosciuti, almeno in occidente, della cultura islamica: l’infibulazione e la vendita delle spose bambine.

L’infibulazione (dal latino fibula, spilla) è una mutilazione, che prevede l’asportazione  degli organi genitali di una persona allo scopo di impedire alla stessa di avere rapporti sessuali e consiste nella clitoridectomia (asportazione del clitoride) delle ninfe o piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con  cauterizzazione (bruciature), cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. La mutilazione è irreversibile, mentre la capacità di consumare atti sessuali può essere ripristinata attraverso la defibulazione, una pratica che viene svolta solitamente dal marito  dopo il matrimonio. 

Condannata dalle Nazioni Unite l’infibulazione è vietata nella stragrande maggioranza delle nazioni del mondo ma sopravvive nel modo islamico dove vige il diritto islamico (sharia), soprattutto quello sunnita, che ne vede la giustificazioni tramite alcuni Ḥadīth (detti avente valore sia giuridico che religioso attribuiti alla vita e alle opere del profeta Maometto) presenti nella Sunna (seconda fonte del diritto islamico è una raccolta di hadith, tramandati da soggetti ritenuti degni di fede)  islamica e in particolare negli scritti di Sahih al-Bukhari, Jami` at-Tirmidhi, Sahih Muslim, e Muhammad bin Hassan. L’infibulazione è ancora oggi molto diffusa in Egitto e nell’Africa subsahariana, nonostante alcuni stati l’abbiano vietata per legge, ad esempio la Nigeria nel 2015 e il Sudan nel 2020. In Somalia invece, ancora oggi, viene praticata al 100% della popolazione femminile. In queste aree di tradizionalismo e tribalismo islamico se una donna non è infibulata viene considerata impura e rischia di essere o allontanata dalla società o addirittura la stessa vita. Le conseguenze per una donna dell’infibulazione sono tremende: mancanza di rapporti sessuali (se non dopo il matrimonio a seguito del quale il marito scuce la vulva della moglie, ma se la donna rimane vedova o viene ripudiata viene immediatamente re-infibulata per preservarne la purezza), rapporti dolorosi e difficoltosi e spesso è causa di cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. 

Tale pratica è vietata dalle Chiese Cristiane perché considerate un peccato contro la santità del corpo creato da Dio e la Repubblica Italiana l’ha vietata nel 2006 con legge n. 7 del 9 gennaio. In Italia i medici che si prestano ad effettuare tale pratica rischiano di essere interdetti dall’esercizio della professione da tre a dieci anni. Pur tuttavia si pensa che in Italia vi siano circa 40.000 donne immigrate infibulate e che centinaia di ragazzine in Italia vengono, ogni anno, sottoposte a tale barbarie ed operate da anziani delle loro comunità etniche, a pagamento e senza anestesia. 

Va ricordato come nel nome del multiculturalismo la Sinistra non soltanto è stata poco attenta nella difesa della salute delle donne ma addirittura la regione toscana voleva autorizzare una infibulazione soft a spese della Regione negli Ospedali pubblici attaccando la Lega che si era opposta a tale pratica, difesa invece dal presidente democratico della Regione Enrico Rossi. Non dimentichiamo che la legge contro l’infibulazione fu approvata senza il sostegno parlamentare  di alcuni esponenti dell’Ulivo (quale ad esempio l’on. Cinzia Dato) e dal Partito della Rifondazione Comunista.

Il secondo argomento presente nel film è quello della vendita delle spose bambine. Al contrario che nell’occidente cristiano o laico, nel mondo islamico (e non solo, vedi anche l’India induista) i matrimoni sono generalmente combinati dalle famiglie e le bambine vengono vendute come spose fin dall’età di nove anni. Anche in Italia non passa anno che qualche ragazza viene uccisa perché rifiuta un matrimonio combinato oppure perché adotta costumi e vestiario occidentale o si è innamorata di un ragazzo italiano “infedele“. Non farò qui l’elenco perché altrimenti non basta un articolo ma occorrerebbe scrivere un libro. Il caso delle spose bambine è diffuso in tutto il mondo islamico e in Italia, negli ultimi decenni, ci sono stati almeno una trentina di casi sui quali ha indagato la polizia di stato riguardanti soprattutto ragazza pakistane, bengalesi, marocchine, kosovare o rom khorakhanè (bosniaci musulmani) ed è giustificato dall’Islam dal fatto che l’ultima delle 27 mogli (più alcune concubine) del profeta Maometto, ʿĀʾisha bint Abī Bakr (Aisha figlia di Abu Bakr, compagno del profeta e primo Califfo della Comunità Islamica) aveva sei anni al momento del matrimonio e nove a quello della consumazione. Fosse vissuto oggi in occidente, Maometto sarebbe stato condannato per pedofilia ma nel mondo islamico, anche oggi,  9 anni è l’età per il matrimonio accettata dal Regno dell’Arabia Saudita e dalle Corti Islamiche in base alla sharia. In molti paesi islamici, è in uso il matrimonio imposto (jabr) che permette al padre di dare in sposa  la figlia a sua discrezione. Anche se questa pratica è stata formalmente vietata in alcuni stati islamici nordafricani quali il Marocco, la Tunisia e l’Algeria è ancora universalmente diffusa nel mondo islamico, specie in Pakistan, dove è noto dalla maggior parte dei casi emersi nel nostro Paese. Le figlie vengono date in matrimonio in cambio di una somma di denaro, una vera e propria vendita, che prende il nome di mahr o dote.  

Queste pratiche, come dimostrano casi di cronaca che periodicamente appaiono nei giornali, sono più o meno diffuse anche tra le comunità etniche islamiche presenti in Italia ed è per questo che è importante sia conoscerle che denunciare degli aspetti controversi della religione islamica che le permettono e che sono in netto contrasto con le nostre leggi e con la nostra civiltà.

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Chiesa Ortodossa Italiana, “uno sguardo autenticamente cristiano al Mondo e alla Fede”

Chiesa Ortodossa Italiana

“uno sguardo autenticamente cristiano al Mondo e alla Fede”

La redazione deLaprimalinea.it ha raggiunto e intervistato, in esclusiva, il Metropolita d’Italia Filippo Ortenzi 

Il 5 luglio u.s., il nostro Arcivescovo Metropolita è stato intervistato dal giornalista Paolo Fabris della redazione del quotidiano valdostano e non solo La Prima Linea.it, riportiamo il testo dell’intervista:

Nell’anniversario della fondazione della Chiesa Ortodossa Italiana, Laprimalinea.it ha dialogato, senza censure né pregiudizi, con l’uomo che da anni opera, al di là delle molteplici attività di volontariato solidale, per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sui tradizionali valori cristiani. Ne è scaturita un’intervista ‘trasparente’ che pubblichiamo integralmente.

Paolo Fabris (Laprimalinea.it): Metropolita Ortenzi, cosa può dirci delle motivazioni che hanno portato alla nascita di questa esperienza?

Filippo Ortenzi: La Chiesa Ortodossa Italiana nasce dalla necessità di un gruppo di cristiani italiani, da un lato, di riscoprire la fede cristiana originale, quella apostolica, la Retta Fede (Ortodossia) e dall’altro di costituire una Chiesa Nazionale.

PF: In che cosa si differenzia la Chiesa Ortodossa Italiana-Coi dalle altre realtà ortodosse italiane e dalla Chiesa cattolica?

FO: La Chiesa Ortodossa Italiana si differenzia dalle altre chiese ortodosse presenti in Italia perché non è una chiesa straniera che offre assistenza spirituale ai propri fedeli fuori dalla loro Patria, come quelle russa, greca, rumena, serba ecc., ma una chiesa nazionale italiana, occidentale e italofona e, pertanto, ha poco da spartire con i gruppi, animati da vescovi vacantes, che spesso usano nomi esotici (quasi la metà si richiamano tutti a chiese che si autodefiniscono ucraine, per il resto si qualificano come siro-antiochene, caldee, antico-orientali, siromalabaresi ecc., ovviamente all’insaputa delle Chiese dalle quali veicolano i nomi) che cercano fedeli in Italia, talvolta proponendosi come chiese greco-ortodosse di lingua italiana.

PF: Che rapporti ha la Coi con le altre realtà ortodosse mondiali e con associazioni quali Rotary, rosacroce e massoneria?

FO: La Chiesa Ortodossa Italiana è capofila della più grande comunione di chiese ortodosse autocefale del mondo, l’Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale-Uicoa, le quali nel rispetto dei canoni dei Concili Apostolici riconoscono il vescovo ortodosso di Roma, ed io sono l’unico e solo vescovo ortodosso di Roma dopo lo scisma del 1054, quale loro ‘primus inter pares’. Se non per numero di fedeli (la Chiesa Ortodossa Russa da sola ha più fedeli di tutte le altre messe insieme), per il numero di Chiese (oltre 20) l’U.I.C.O.A. è la più numerosa e diffusa comunione di Chiese Ortodosse del mondo, con numerosi fedeli, soprattutto in Brasile e nell’Africa Sud Occidentale, dove questa estate a Brazzaville (Repubblica del Congo) si terrà il I Concilio Africano. Riguardo a strutture quali il Rotary,

Rosa+Croce o Massoneria, non essendo associazioni strettamente religiose non abbiamo rapporti strutturati ed ufficiali. Purtuttavia molti nostri fedeli, compresi membri del clero, provengono da esperienze rosacrociane o massoniche. Il nostro Presidente del Tribunale Nazionale Ecclesiastico ha svolto dagli anni Novanta relazioni, di tipo culturale, spirituale e teologico, sul Cristianesimo orientale, in molte logge di tutta Europa. Noi offriamo assistenza spirituale a tutti e non discriminiamo nessuno. Abbiamo quali interlocutori decine di ordini cavallereschi anche della celebre “Pietas Pellicani” di Adeodato Mancini e, pertanto, anche i massoni cristiani, che la Chiesa Cattolica ha interdetto dalle proprie fila, possono frequentare le nostre Chiese dove saranno accolti come fratelli.

 

PF: Ci sono chiese di serie A e di serie B?

FO: Da un punto di vista strettamente religioso possiamo definire di serie A le Chiese che, come la Chiesa Ortodossa Italiana, sono rimaste fedeli alla cristianità primitiva ed apostolica, quella delle prime comunità successive alla morte di Gesù. Alla spiritualità siriaca delle origini, ai primi sette Concili Ecumenici e hanno mantenuto la Retta Fede, senza deviazioni né innovazioni dogmatiche e di serie B le altre. Tra queste ultime, a parte alcune devianze teologiche (filioque, infallibilità del Papa, dottrina delle indulgenze, ecc.) le Chiese Vetero Cattoliche e Anglicane sono quelle che hanno maggiori assonanze teologiche rispetto all’Ortodossia mentre altre, come le Chiese Protestanti si sono allontanate di molto dal cristianesimo originario. Vi sono poi diverse realtà religiose come Testimoni di Geova,  avventisti e mormoni che molte Chiese dubitano sia corretto anche il solo definire cristiane.

PF: Da dove deriva la continuità apostolica della chiesa ortodossa italiana? 

FO: Purtroppo dal 1054 ad oggi è mancata  una continuità ininterrotta della presenza ortodossa in Italia. Nel sud della Penisola, fino alla caduta di Costantinopoli le comunità italo-greche della Sicilia, della Calabria e della Puglia seguivano la tradizione greco-ortodossa. Le comunità etniche greco-albanesi del meridione (arbëreshë) fino alla controriforma dipendevano dal Patriarcato bulgaro di Ohrid (Macedonia) e nel nord Italia vi sono state due Chiese Ortodosse Autocefale: la Metropolia di Ravenna e il Patriarcato di Aquileia.

Nei secoli però i vari Stati presenti in Italia, su pressione della Chiesa Cattolica, hanno estirpato, con politiche persecutorie e inquisitorie, l’ortodossia italiana che è rinata soltanto nella seconda metà del secolo passato grazie all’impulso e all’azione di tre figure fondamentali: i vescovi Antonio De Rosso, Evloghios e  Adeodato Mancini, di venerata memoria, quest’ultimo glorificato l’hanno scorso a Manta (CN) quale Venerabile (santo monaco) dalla nostra Chiesa. La Chiesa Ortodossa Italiana è stata fondata, nel giugno 2014 da persone che provenivano dall’esperienza ortodossa di De Rosso a Roma, come me ed alcuni altri, e di Mancini a Torino (come Doglione e Giusio), o alcune altre, cercando di proporsi come progetto di riunificazione della varie realtà ortodosse italiane autocefale: progetto fortunatamente riuscito, ponendo sotto una sola ed unica Chiesa Ortodossa Italiana ben sette o otto realtà ed organizzazioni ecclesiali preesistenti.

PF: Programmi per il futuro?

FO: Speriamo, quanto prima, di poter procedere alla glorificazione di personalità che sono, già da prima della pandemia, all’esame del Tribunale Nazionale Ecclesiastico e del Santo Sinodo, quali: Ugo Bassi (quale Venerabile ed Etnomartire, sacerdote barnabita, patriota e garibaldino assassinato nel 1849 a Bologna dalla reazione clericale austro-ungarica); Pio da Pietrelcina (Venerabile, che il clero della nostra diocesi barese ha chiesto di poter essere oggetto di venerazione anche da parte dei fedeli della nostra Chiesa) e la principessa Alice di Battenberg (Venerabile, mamma di Filippo di Edimburgo, fondatrice di una congregazione di monache ortodosse e giusta tra le nazioni, la cui postulazione è stata avanzata da alti dirigenti della Croce Rossa Italiana). A questi si è aggiunto, ma il processo è appena iniziato e dovrà essere vagliato dal Tribunale Nazionale Ecclesiastico, anche il nome di Salvo D’Acquisto, il cui eroico gesto ne fa un martire cristiano, promosso dal dott. Daniele Scalise e vari esponenti dell’Arma dei Carabinieri in quiescenza.

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