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Perché il 25 dicembre è una festa cristiana

Perché il 25 dicembre è una festa cristiana

Nei testi sacri la nascita di Gesù è riportata soltanto da due dei quattro Vangeli riconosciuti canonici dalla cristianità, e precisamente  dai Vangeli secondo Matteo e Luca, dove però non è presente la data precisa (giorno, mese ed anno). Nei primi secoli i cristiani festeggiavano solitamente la nascita in Cielo di Gesù (Pentecoste) più che quella terrena e la prima testimonianza della festa del Natale ricadente il 25 dicembre risale ad un antico almanacco del 354 d.C. (*1). Oggi, leggendo la stampa laica e, talvolta anche quella cattolica, sembre acquisita quale verità storica quella che la scelta del 25 dicembre sia dovuta alla cristianizzazione della popolare festa pagana del “Sole vittorioso” (Sol invictus), nella certezza che era più facile far cambiare religione ai cittadini dell’Impero mantenendo e cambiando nome alle feste che erano già abituati a celebrare. In tal senso il 25 dicembre, giorno del solstizio d’inverno (notte più lunga dell’anno, dopo la quale le ore di luce aumentano a scapito del buio). “Sempre in quel periodo i romani celebravano i saturnali per onorare Saturno, dio dell’agricoltura: si tratta di una festa in cui il Sole rinato era segno dell’approssimarsi della primavera portatrice di nuovi frutti, e per questo ci si scambiava ricchi doni tra amici e parenti.”.  Per la verità va evidenziato che il solstizio d’inverno cade il 21 e non il 25 dicembre, anche se  25 dicembre si festeggiava nelle varie località dell’Impero sia la festa di Mithra (divinità proto-indo-iranica del Sole, dell’amicizia, dell’onestà e dei contratti secondo la religione zoroastriana, ancora venerato nella religione induista in quanto presente nei Veda) che quella di Saturno, in quanto il calendario giuliano, fissato da Giulio Cesare il 45 a.C. faceva cadere la Bruma (Saturnalia) il 25 dicembre, giorno solstiziale che segnava la fine delle giornate più buie e dopo il quale, grazie alle divinità solari, la giornata iniziava ad allungarsi. Tale festa era stata proclamata dall’ imperatore Aureliano nel 274, anno durante il quale in tale data  aveva fatto edificare un grandioso tempio in un tempo nel quale le comunità cristiane già festeggiavano da tempo il Natale il 25 dicembre e, semmai potrebbe essere che i pagani abbiano cercato di paganizzare una festa molto popolare tra le emergenti comunità cristiane.  Verso il 350 d.C. il vescovo di Roma,  Papa  Giulio I, dichiarò il 25 dicembre quale anniversario della nascita di Gesù e tale data fu accolta da tutto il mondo cristiano (ad eccezione degli Armeni che la festeggiano il 6 gennaio, quando noi festeggiamo l’Epifania). Secondo un’opinione diffusa e attualmente considerata attendibile, Papa Giulio I, al fine di dare continuità ad un’antica tradizione e continuità tra le vecchie e la nuova religione, trasformò il Dies Natalis Soli Invictis dei pagani, festa dedicata alla nascita del Sole (Mithra), introdotta a Roma da Eliogabalo, imperatore dal 218 al 222, (per non parlare del dio sole Aîon, figlio della vergine Kore, del dio siriano El-Gabal, del dio greco Elios etc. i cui culti erano diffusi nell’Impero, in Persia ed Arabia o ai culti solari delle popolazioni germaniche dell’Europa del Nord dove sostituì la Festa della Yule, che si festeggiava il 21 dicembre) nel Natale cristiano, dal momento che Gesù rappresenta la vera luce. D’altra parte nelle Sacre Scritture non è forse scritto che  Sorgerà per voi il Sole di giustizia” (Malachia, 14, 2) e nel vangelo di Luca (1,79 s.) non è forse scritto: “Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace“?  E lo stesso Gesù non aveva affermato:«Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» (Giovanni 12, 46) e non rappresentava pertanto la vittoria della Luce sulle tenebre? Nel 529 l’imperatore Giustiniano I (santo e isapostolo per le Chiese Ortodosse) la rese festa ufficiale dell’Impero e, da allora, viene universalmente celebrata dalla cristianità.  Pertanto, a detta dei sapientoni laici (e purtroppo anche da molti ignoranti del clero cristiano) la scelta di festeggiare il Natale il 25 dicembre era una scelta unicamente simbolica atta a favorire la conversione dei pagani i quali avrebbero potuto continuare a festeggiare in tale data anche dopo essere diventati cristiani. Date opinione è talmente diffusa che numerose chiese evangeliche pentecostali e i Testimoni di Geova si rifiutano di festeggiare il Natale considerandolo una festa pagana. 

Che anche tale tesi abbia dei fondamenti di verità può essere confermata dal fatto che nel 1941 nella necropoli vaticana fu liberato un mosaico raffigurante Cristo-Sole che ascende al cielo su una quadriga di cavalli bianchi in mezzo ad un lussureggiante intreccio di rami di vite. 

La tesi per la quale la Chiesa di Roma avesse scelto la data del  25 dicembre per opporre la festa di Gesù, vera luce del mondo, alla festa pagana del Natalis solis invicti è, purtroppo, diventata un luogo comune. Già nel settecento il predicatore tedesco, pedagogista, archeologo e teologo berlinese Paul Ernst Jablonski, membro dell’Accademia Reale delle Scienze di Berlino, autore delle Institutiones historie christianae antiquioris (Francoforte sul Reno, 1754), nella sua critica protestante anti-papista, sostenne la tesi che la “cristianizzazione” delle feste pagane, tra le quali il Natale, fosse la testimonianza più evidente della “degenerazione” della Chiesa di Roma. La cosa assurda è che per confutare tale tesi alcuni teologi cattolici come il benedettino Dom Jean Harduin invece di confutare tale tesi le hanno giustificate adducendo motivi pastorali e di apostolato tanto che oggi viene condivisa  anche dalla maggioranza dei teologi cattolici, come si evince in un articolo pubblicato su Famiglia Cristiana del 26 dicembre 2019 a firma del teologo Robert Cheaib. Tale convinzione è così radicata che Papa Giovanni Paolo II (santo per la Chiesa Cattolica), durante l’udienza di preparazione al Natale del 1993 ebbe a dire che:  “La data del 25 dicembre, com’è noto, è convenzionale

Ma è davvero così? 

Ma vediamo le origini cristiane del 25 dicembre.

Teoria di correlazione con la Hanukkah. Altra teoria uscita recentemente è quella sostenuta da alcuni studiosi, tra i quali Joseph F. Kelly, autore del libro The Origins of Christmas, la data del 25 dicembre potrebbe essere posta in relazione con la festa ebraica della Ridedicazione del Tempio, la Hanukkah, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev, un mese lunare che corrisponde approssimativamente a novembre o dicembre, tese suggestiva ma che forse non c’entra nulla con la data natalizia, perché durava otto giorni e non sempre tra questi vi era il 25 dicembre.

Prima dello studio del calendario qumranico, avvenuto in tempi recenti, il motivo per il quale la nascita di Gesù veniva fatta ricadere il 25 dicembre era un altro ed era legata alla data della morte di Gesù che, secondo i Vangeli, si collocava tra il 25 marzo e il 6 aprile del calendario giuliano. 

Teoria dell’Età Integrale, correlata alla creazione. Il 25 marzo gli ebrei festeggiano la benedizione della luce (o del Sole) nota come Birkat Hachama. Secondo una tradizione rabbinica il Sole fu creato nella sua posizione nel giorno dell’equinozio di primavera (primo giorno del calendario iranico detto Novruz o Noruz ossia giorno nuovo, da inizio al calendario zoroastriano, a quello  Jalāl o calendario persiano, a quello Badí‘ della religione bahai). Tale tasi è stata sostenuta nel X secolo dal rabbino aschenazita francese Rav Shlomo Yitzaqui (Rashi), conosciuto in Italia anche come Salomone Isaccide, in un Commentario sul Talmud, che ha avuto grande diffusione nel mondo ebraico. Si può ipotizzare che Gesù, vera luce del mondo, sia stato concepito nel giorno della Benedizione della Luce e, di conseguenza, è nato il 25 dicembre.

Un inciso, nei primi secoli d’adozione del calendario giuliano, elaborato dall’astronomo egizio Sosicide di Alessandria e promulgato da Caio Giulio Cesare Pontifex Maximus dell’Impero nel 46 a.C., l’equinozio di primavera e il solstizio d’inverno ricadevano nei giorni 25 marzo e 25 dicembre e, soltanto successivamente, sono stati indicati al 21 di detti mesi.

Teoria coincidenza morte/concepimento. Era opinione diffusa, che riprendeva delle credenze nate in ambiente ebraico riguardo la morte dei Profeti biblici, che la morte di Nostro Signore fosse avvenuta nell’anniversario della sua “venuta al mondo”. Innanzitutto occorre precisare che in ambito ebraico è presente una scienza teologica (oggi considerata pseudoscienza, cioè una disciplina apparentemente basata su metodo scientifico ma priva di fondamento reale) denominata gematria, fondata sulla numerologia, dove vengono collegati parole dell’alfabeto e  numeri. simbolici La gematria fu riscoperta in Italia e in occidente nel XVII secolo dall’erudito fiorentino Pico della Mirandola (1463-1494) durante la stagione dell’Umanesimo (*2 ter). Ad esempio, secondo la gematria  il nome di Gesù in greco è 888 o (8 + 8 + 8 =6) 8= Figlio di Dio, 6= Figlio dell’Uomo, perché 6 è il numero dell’uomo. (*2 quater).  Uno studio approfondito su queste teorie si deve all’accademico francese Louis Marie Olivier Duchesne (13 settembre 1843 – 21 aprile 1922) sacerdote cattolico, filologo, archeologo, studioso, autore del libro Origines du culte chrétien (“Origini del culto cristiano”), legato alla nostra Nazione (è morto a Roma), appassionato di ortodossia (è stato anche sul Monte Athos) e caduto in disgrazia durante la fine della sua esistenza terrena perché la Chiesa Cattolica mise all’indice la sua  la sua Histoire ancienne de l’Église (“Storia antica della Chiesa”) dove venivano svelate verità nascoste dalla Chiesa di Roma. Ebbene secondo questa ipotesi, per la festività del Natale si calcolò che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua incarnazione o concezione (non della sua nascita), e così si pensò che la sua data di nascita dovesse cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo. tra il 25 dicembre e il 6 gennaio. (*2 cinque).  Per lo scrittore e apologeta cristiano romano-cartaginese Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (155-230 d.C.), era avvenuta l’ottavo giorno delle calende d’aprile, corrispondente al 25 marzo. Il calcolo di Tertulliano si basava sicuramente  anche su valutazioni basate sul simbolismo e la gematria, legate all’equinozio di primavera del calendario romano  e  alla ipotetica data della creazione del mondo, seguendo tali ragionamenti  l’ipotesi che la vita di Gesù sia stata di un numero intero di anni, dato che le frazioni possono essere considerate imperfette, ne deriverebbe, secondo lo studioso, che l’incarnazione sia avvenuta  il 25 marzo, e la nascita al 25 dicembre. A mio parere la teoria di Duchesse è storicamente attendibile, perché era opinione diffusa tra le chiese cristiane dell’epoca, soprattutto in  quelle di Roma ed Alessandria; che il 25 marzo fosse contemporaneamente il giorno della morte e dell’incarnazione di Gesù la logica conseguenza era che il giorno della nascita sarebbe stato sicuramente il 25 dicembre. Eppoi morte e passione di Gesù e nascita sarebbero coincise con l’equinozio di primavera e il solstizio d’inverno, questa coincidenza alla quale credevano soprattutto i cristiani d’Africa oggi è reputata poco attendibile perché l’equinozio di primavera ricade il 21 e non il 25 marzo e il solstizio d’inverno il 21 e non il 25 dicembre, ma forse in epoca apostolica i calcoli del tempo erano diversi e non coincidevano perfettamente con quelli odierni. 

Origine antica. Che i cristiani dei primi secoli festeggiassero il Natale il 25 dicembre c’è traccia nello scritto Commentario su Daniele, del teologo Ippolito di Roma del 204, ne parla Evodio (secondo vescovo della Chiesa di Antiochia), in una epistola in parte riportata da Niceforo Callisto nella sua Storia ecclesiastica, II, dello pseudo-Giovanni Crisostomo (III secolo), nella Historia Ecclesiae Christi scritta da Ippolito. vescovo di Cesarea Marittima, dello storico siro Giovanni Malalas, etc., nonché nel Depositio Martyrum” del 336 e  nel Chronographus del 354 redatto dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo, i quali affermano che Gesù nacque l’ottavo giorno delle calende di gennaio e  visto che nell’uso latino si contavano il primo e l’ultimo elemento di una serie, l’ottavo giorno prima del 1° gennaio era proprio il 25 dicembre.  La data di questa festa ebbe enorme successo in Occidente, anche grazie all’opera di San Leone Magno, papa di Roma (440-461 d.C.), mentre in Oriente era più popolare ricordare la nascita del Salvatore il 6 gennaio, giorno della Teofania o manifestazione della divinità di Gesù al Mondo, rappresentato dai Magi, sacerdoti, sapienti, astrologi e indovini dell’antica religione zoroastriana. Dalla Cathopedia, o Enciclopedia Cattolica (Catholic Encyclopédie voce Christmas) ad esempio,  sappiamo che il filosofo, teologo, scrittore e apologeta cristiano del II secolo Tito Flavio Clemente (più noto come san Clemente Alessandrino) sosteneva che in Egitto i seguaci della scuola gnostica di Basilides, celebravano la nascita di Gesù, unitamente all’Epifania l’11 del mese di Tybi (6 gennaio).

Teoria dell’Origine Evangelica: In Oriente dove Teofania (manifestazione della divinità di Gesù ai Magi) e Natalità si tendeva a farli coincidere il 6 gennaio, la separazione venne definitivamente accolta, seppure dopo una lunga resistenza,  nel 386 d.C. grazie all’opera di san Giovanni Crisostomo (alla quale è dedicata la nostra Università teologica), per il quale l’osservanza del Natale in detta data non soltanto in Occidente, ma anche in Africa, Tracia e buona parte dell’Asia romana e la sua rapida diffusione era un segno evidente della sua genuinità. San Giovanni Crisostomo si appassionò talmente all’origine cristiana del 25 dicembre che fece degli studi sui vangeli, dai quali si può dedurre che Zaccaria, padre di Giovanni Battista, sacerdotale della classe di Abijah, che secondo le Antichità Giudaiche dello scrittore ebraico-romano Flavio Giuseppe (Yosef ben Matityhu), era l’ottava delle 24 classi sacerdotali nel turno di servizio al tempio di Gerusalemme, ricevette l’annuncio del concepimento di Giovanni Battista (ultimo profeta, precursore e cugino di Gesù) a settembre,  poiché il vangelo data il concepimento di Gesù dopo sei mesi, ovvero a marzo, la nascita sarebbe avvenuta sicuramente entro dicembre. Anche Papa Giulio I, in base ai calcoli edotti e dal vangelo e dai turni sacerdotali di Zaccaria edotti dagli scritti di Flavio Giuseppe, giunse alle stesse considerazioni. Ricerche archeologiche del secolo scorso dimostrano la validità storica di tale tesi.

Teoria qumranica (che conferma quella evangelica): secondo il vangelo di Luca (Lc 1,5-13) Zaccaria, era un sacerdote della classe Abijah che esercitava le sue funzioni nel tempio quando l’arcangelo Gabriele gli annunciò la nascita del figlio Giovanni  (il profeta Giovanni Battista, il precursore). Secondo tale calendario i turni per il servizio nel tempio della famiglia di Abidjan capitavano due volte l’anno: dall’8 al 14 del terzo mese e dal 24 al trenta dell’ottavo mese. La tradizione orientale che fa risalire la nascita di Giovanni il 24 giugno, pone la data del servizio al tempio di Zaccaria nel secondo turno: 24-30 dell’8° mese. A sua volta Luca data l’annunciazione dell’angelo a Maria nel 6° mese successivo al concepimento di Giovanni (Luca, 1, 26). Le liturgie orientali ed occidentali concordano nel determinare questa data con il 31 del mese di Adar, corrispondente al nostro 25 marzo. Infatti in questa data la Chiesa celebra ancora l’annuncio dell’angelo ed il concepimento di Gesù. Di riflesso la data della nascita doveva essere posta 9 mesi dopo, appunto il 25 dicembre. Tale data è conforme anche agli scritti di  Shemarjahu Talmon, dell’Università Ebraica di Gerusalemme, ha ricostruito le turnazioni sacerdotali degli ebrei e le ha applicato al calendario gregoriano sulla base dello studio del Libro dei Giubilei scoperto a Qumran. In questa maniera, ha stabilito che la data di nascita di Gesù potrebbe essere il 25 dicembre. Si fa presente che il succitato Shemarjahu Talmon, non è cristiano, ma un professore dell’Università di Gerusalemme di religione ebraica che ha calcolato l’esatto ordine cronologico di servizio al Tempio delle classi sacerdotali basandosi sui rotoli di Qumran e da tali calcoli ha evidenziato la convergenza dei dati qumranici con quelli evangelici, dove  le date della nascita di Giovanni Battista e Gesù coincidono con quelle della tradizione cristiana e, il fatto che tali conteggi siano stati fatti da un non cristiano assume una rilevanza oggettiva e imparziale.

 Lo storico Michele Loconsole, sull’Occidentale del 25 dicembre 2009, sostiene non soltanto che la Chiesa di Gerusalemme (la Chiesa Madre della cristianità) festeggiava il 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte e che tale usanza sia riconducibile alla cerchia dei familiari e dei primitivi discepoli del Signore, ma che che si siano anche delle prove documentali che confermano tale asserzione. Per suffragare la sua tesi ricorda come nel 1947 un pastorello palestinese trovò casualmente in una grotta del deserto di Qumran, vicino il Mar Morto,  una giara piena di rotoli, probabilmente nascosta dagli esseni (membri di una comunità monastica ebraica) nel 70 d.C. per non farli cadere in mano dell’occupante romano. Moltre altre giare e rotoli furono trovati successivamente nella medesima località. Tra i rotoli ritrovati vi è anche il Libro dei Giubilei, dove sono riportate le date in cui le classi sacerdotali officiavano al Tempio di Gerusalemme, da questa si evince che essendo Zaccaria della classe sacerdotale di Abijah (o Abia), sarebbe entrato a celebrare nel Tempio il 23 settembre, dove l’Arcangelo Gabriele gli avrebbe comunicato che sua moglie Elisabetta, ritenuta sterile, avrebbe avuto un figlio di nome Giovanni, vedi Vangelo secondo Luca (Lc 1:1-25 – Zaccaria e l’Angelo). Da ciò si deduce che san Giovanni Battista, il Precursore, sarebbe nato dopo nove mesi (il 24 giugno). Lo stesso vangelo di Luca ci informa  che quando Maria si reca a trovare la cugina Elisabetta, dopo l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele (Lc 1, 26-38), questa era al sesto mese di gravidanza  (24/25 marzo) e, di conseguenza, se Gesù è stato concepito il 25 marzo (che secondo il calendario giuliano dell’epoca, come abbiamo affermato precedentemente, coincideva con l’equinozio di primavera) la nascita di Gesù sarebbe avvenuta il 25 dicembre. 

Da quanto si evince la tesi dell’origine pagana del Natale, non soltanto è superata ma è falsa.

Sua Beatitudine Filippo Ortenzi

Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana

 

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

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Visita Pastorale a Campomarino – Convegno Religioso a San Giovanni Rotondo

Visita Pastorale a Campomarino – Convegno Religioso a San Giovanni Rotondo 

Presentazione Congregazione Monaci Francescani Ortodossi

eConcilium Equitum Confratum

Glorificazione Venerabili Francesco d’Assisi e Pio da Pietralcina e ordinazione nuovi membri del Clero

 

Si è svolta mercoledì 7 dicembre la visita pastorale di Sua Beatitudine Filippo di Roma,  a Campomarino (FG), dove è stata visitata la locale parrocchia dedicata a San Nicola di Myra.

La comunità parrocchiale di Campomarino (Këmarini in arbëreshë), ha ultimamente attivato una sede locale della Confraternita del Buon Samaritano, della quale è stata nominata presidente la signora Maria Gianserra, che si è attivata per raccogliere vestiario e generi alimentari per i nostri fratelli più poveri e bisognosi. 

Non avendo una Chiesa in muratura, grazie all’ingegno del parroco padre Gianni De Paola, la chiesetta dedicata a San Nicola di Myra è stata allestita in un container, piccolo ma funzionale.
La Parrocchia, che ha anche una pagina facebook (https://www.facebook.com/groups/1607118762794700) è molto attiva sia nel campo della carità cristiana che in quello dell’apostolato e spesso produce dirette facebook con centinaia di visualizzazioni in tutta Italia.

Il pomeriggio del 7, si svolta, a San Giovanni Rotondo (FG), presso l’Hotel Corona, città nota in tutto il mondo perché qui è vissuto Pio da Pietrelcina (Francesco Forgione), frate minore cappuccino che già in vita era oggetto di devozione popolare, tanto da essere portato agli onori degli altari anche dalla Chiesa Cattolica in quanto, insieme a san Francesco d’Assisi, è il santo più amato dal popolo italiano, un Convegno sul francescanesimo e, in particolare, sulle figure di san Francesco e san Pio, che hanno visto quale relatore, oltre Sua Beatitudine Filippo, il vescovo francescano mons. Giovanni Maddamma, Superiore Generale per l’Italia della Congregazione dei Fratelli e Sorelle Minori di San Francesco e Santa Chiara, che ha illustrato, in modo dettagliato ed esaustivo la figura dei due santi. Sono stati inoltre presentate due realtà importanti per la nostra Chiesa, quali la Congregazione dei Monaci Francescani Ortodossi e il  “Concilium Equitum Confratum”, organo di coordinamento delle confraternite e associazioni laiche di fedeli di ispirazione cavalleresca diretta da  S.A.S. principe Paolo di Giovine.

Giovedì 8, dopo la presentazione del Dipartimento Scienze dell’Ambiente e del Creato dell’UNISAG – Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo effettuata dal Prorettore dott. ing. prof padre Ambrogio Giordano, e la distribuzione di attestati accademici a varie personalità del clero e fedeli presenti, si è svolta una  Divina Liturgia con Tomos anachirixis di glorificazione dei  Venerabili Francesco d’Assisi e Pio da Pietrelcina – Benedizione delle Icone e ordinazione  di nuovi membri del clero: il diacono e generale Giuseppe Marasco, comandante degli Ispettori Ambientali Territoriali Civilis, consacrato Sacerdote (Parrocchia San Marco di Manfredonia FG), il dott. Antonio Curatti, tenente della Croce Rossa Militare di Bari, consacrato Diacono e nominato responsabile della Missione San Martino di Martina Franca (TA), la signora Maria Gianserra, priore della Confraternita del Buon Samaritano di Campomarino ordinata Lettore e incardinata nella locale Parrocchia di San Nicola di Myra e il dott. principe Paolo di Giovine di Roccaromana, presidente del “Concilium Equitum Confratrum – Consiglio dei Cavalieri” ordinato Ipodiacono e responsabile della Missione “San Michele Arcangelo” di Velletri (RM).

Alla Cerimonia hanno partecipato diversi membri del clero: padre Sergio Arduini di Frosinone, padre Ambrogio Giordano di Foggia e padre Gianni De Paola di Campomarino (CB). Era presente altresì il Priore della Daunia della Confraternita di San Michele Arcangelo fratel Pasquale Di Domenico.

Dopo la cerimonia il clero e i fedeli hanno concluso la giornata con un’agape fraterna durante la quale si è stabilito di organizzare, nei mesi prossimi, almeno altri due eventi uno a Manfredonia e un altro a Trani.

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ROMA – Festa San Michele Arcangelo

Roma – Festa di  San Michele Arcangelo

la Chiesa Ortodossa Italiana partecipa alla festa della comunità  Ortodossa Eritrea

 

Si è svolta domenica 22 novembre, nella Chiesa Copta Ortodossa Eritrea di San Salvatore in Campo, la festa patronale dell’Arcangelo Michele, alla quale hanno partecipato un migliaio di fedeli della comunità eritrea di Roma.

San Michele è raffigurato come un giovane alato in armatura, con spada che  affronta il demonio in veste di drago, per sconfiggerlo. La preghiera che i fedeli gli rivolgono, è di essere difesi dalle insidie e dalla malvagità del Male. 

Preghiera sempre molto attuale.

 La cerimonia è stata guidata da Abuna Paulus, vescovo per l’Europa delle comunità copte ortodosse eritree. Alla celebrazione, successiva processione e festa ha partecipato Sua Beatitudine Filippo, arcivescovo di Roma della Chiesa Ortodossa Italiana.

Le autorità religiose eritree, nei loro interventi, hanno ringraziato la Chiesa Ortodossa Italiana per aver partecipato all’evento e sono rimasti favorevolmente sorpresi per la rinascita dell’ortodossia nella nostra Nazione.

La nostra Chiesa intrattiene rapporti amichevoli con la comunità ortodossa eritrea da anni, già nel 2020 (per la precisione il 27 settembre) – mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, si era incontrato  con una delegazione  del Consiglio Direttivo della comunità copta ortodossa eritrea di Roma, guidata dal Presidente padre Gebremariam Hadera, e composta dal segretario Ghirmay Simon e dal consigliere Selomon Sambini per instaurare rapporti di amicizia e collaborazione tra le comunità ortodosse eritrea e italiana.

Nella foto Abuna Paulus, vescovo per l’Europa della Chiesa Copta Ortodossa Eritrea e S.B. Filippo

Ci ha fatto quindi enormemente piacere l’invito, giuntoci dal Rev. Tesfaslassie Estifanos Kifle, parroco della Chiesa Copta Ortodossa Eritrea di Roma, di partecipare  alla cerimonia liturgica dell’Arcangelo San Michele, che ha avuto luogo il 20 novembre 2022 dalle ore 08.00 in Piazza San Salvatore in Campo. La cerimonia, effettuata in una Chiesa strapiena è stata molto suggestiva e, durante l’Eucarestia è stato chiesto all’Arcangelo di aiutarci a crescere nella fiducia, conducendoci sulla strada del coraggio e della Fede eroica e pura.

Successivamente si è svolta una processione con l’uscita  delle Tavole Sacre, al termine della quale si è svolta una manifestazione con canti religiosi nella piazza antistante la Chiesa e, dopo le parole del vescovo Abuna Paulus il nostro Metropolita ha portato i saluti della Chiesa Ortodossa Italiana.

L’Eritrea è uno Stato laico che rispetta e festeggia le ricorrenze delle diverse religioni presenti, principalmente cristiano ortodossa e musulmana sunnita, con piccole minoranze cattoliche, protestanti e animiste. A Roma gli eritrei e gli italo-eritrei (discendenti di coppie miste) sono circa settemila molti dei quali con cittadinanza italiana e ben integrati nel tessuto sociale della nostra città.

Mentre gli italo-eritrei sono per lo più cattolici, i cittadini eritrei presenti in Italia sono in maggioranza ortodossi con una forte minoranza musulmana. 

Abitata fin dall’antichità, l’attuale Eritrea, al tempo dei faraoni (2.500 a.C),  era conosciuta come “La terra di Punt“, che significa “Terra degli dei”.

Nell’anno 1000 a.C. fu occupata dai Sabei (il popolo yemenita della mitica Regina Machedà, che andò in sposa al Re Salomone ed è nota nella Bibbia come Regina di Saba) di religione ebraica, che poi diedero origine a vari regni, il Regno di D’mt (VIII secolo a.C) e il Regno di Axum (I secolo d.C – VII secolo d.C).

Durante il regno axumita le popolazioni dell’attuale eritrea si convertirono al cristianesimo copto ortodosso, tranne una piccola parte che rimase fedele alla religione ebraica (falascià), poi sopravvenne un periodo di turbolenza medioevale che finì nel XVI secolo con l’invasione ottomana che durò fino al 1882 quando passò sotto il governo reale italiano. 

Fu sotto l’Italia che a questo territorio fu dato il nome di Eritrea (suggerito al presidente del Consiglio Francesco Crispi dallo scrittore milanese Carlo Dossi ), riprendendo dal greco ἐρυθρός (erythrós) che significa “rosso” essendo situata nelle coste del mar Rosso.

Il popolo eritreo è stato sempre molto legato all’Italia, tanto che dopo la sconfitta delle truppe italiane  a  Gondar (27-11-41), gli eritrei condussero, dal novembre 41 all’autunno 43 una forte guerriglia contro l’occupazione britannica che coinvolse oltre settemila guerrieri, guidate da comandanti sia italiani come Luigi Cristiani (seniore della Milizia) e il capitano del SIM Francesco De Martini, che eritrei come il muntaz (caporale degli Zaptiè o carabinieri eritrei) Ali Gabrè e lo sciumbasci (maresciallo degli ascari) Amid Idris Awate, quest’ultimo nel dopoguerra sarà uno degli eroi dell’indipendentismo eritreo dove diresse le formazioni militari guerrigliere.

Ma il più noto di tutti, vero eroe nazionale per l’Eritrea, è stato il capitano di cavalleria Amedeo Guillet, noto come il “Comandante Diavolo”, comandante del “Gruppo Bande Amhara”, una vera leggenda tanto che nel 2000 venne ricevuto all’Asmara dal presidente Isaias Afewerki con gli onori riservati ad un capo di Stato.

Dopo la celebrazione religiosa l’incontro è proseguito in Via Tuscolana presso DIVINA Club dove si è svolto un pranzo comunitario. Sua Beatitudine è stato fatto accomodare sul tavolo delle autorità, a fianco del primo segretario dell’ambasciata dello Stato di Eritrea Haile Ogbazghi Tecle. La comunità eritrea lamenta che il nostro Governo, nonostante i legami storici con l’Italia,  ha abbandonato completamente il loro paese, vittima non soltanto di una cattiva stampa ma anche di embarghi che ne impediscono la crescita economica.

L’Italia è il secondo esportatore in Eritrea dopo l’Arabia Saudita ma, praticamente, non importa nulla. La nostra Chiesa ha dato la sua disponibilità per sensibilizzare le autorità italiane affinché l’amicizia tra i popoli eritreo e italiano favorisca anche la reciproca comprensione e amicizia tra gli Stati.

nella foto con il primo segretario dell’Ambasciata Eritrea Haile Ogbazghi Tecle

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Attivate due nuove Parrocchie a Roma e Trieste

Attivate due  nuove Parrocchia a Roma e Trieste 

Aiuti Umanitari dal SOSMA-UNITAU e dai Cavalieri Portaspada

Protesta della Chiesa Ortodossa Italiana e dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate al cimitero francese di Venafro

 

 

La nostra Chiesa sta vivendo negli ultimi mesi una crescita esponenziale, presso la Chiesa Cattedrale di via Bovino n. 43 (quartiere Torre Gaia – Roma) si è costituita la parrocchia “Sant’Ugone dei Pagani” della quale è stato nominato parroco padre Alessandro Frezza, la stessa è la sede arcivescovile di Sua Beatitudine Filippo di Roma, Metropolita della nostra Chiesa. 

Padre Alessandro potrà contare sulla collaborazione di padre Sebastiano e padre Sergio nonché della diaconessa avv. Ersilia Lia Barracca e del lettore Mihaela Traci.

Il rito utilizzato in parrocchia è prevalentemente  quello gallicano italico, anche se eccezionalmente verrà utilizzato anche il San Giovanni Crisostomo.

La parrocchia di “Sant’Ugone dei Pagani si aggiunge alla parrocchia “Santi imperatori Costantino ed Elena di Roma Anagnina (via Roccella Ionica n. 6), magnificamente diretta da padre Giovanni Pricop, parrocchia con più di settecento fedeli, per la quasi totalità di nazionalità rumena.

Ha chiesto di essere incardinato nella nostra Chiesa il dott. padre Constantin Eugeniu Negrea, laureato in Teologia Dogmatica all’Università di Iași (Moldavia rumena) e ordinato sacerdote nella Chiesa Ortodossa Rumena. 

Lo stesso andrà a dirigere la Parrocchia “La resurrezione del Signore – Inviarea Domnului” di Trieste, una comunità prevalentemente di lingua rumena, che già conta oltre trecento fedeli. (nella foto padre Constantin Eugeniu Negrea)

 

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che risuona o cembalo che strepita. Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi tanta fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei averi e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, è benevola la carità. Non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia di orgoglio, non manca di rispetto, non cerca II proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. La carità tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà, la conoscenza svanirà. […] Ora, dunque, rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. La fede finirà, la speranza finirà, ciò che rimarrà è la carità, perché la più grande di tutte!. San Paolo – 1 lettera Corinzi 13,1-13

Sua Altezza Serenissima Paolo di Giovine, principe di Roccaromana e Gran Maestro del SOSMA-UNITAU (Supremo Ordine di San Michele Arcangelo – Unione Nazionale Internazionale Territoriale Aiuti Umanitari), come sempre, sulla scia di quanto indicato dal fondatore e compianto Nicolas Chieti, ha coniugato sempre più la fratellanza cavalleresca con gli Aiuti Umanitari a fianco degli ultimi e dei bisognosi.

 

Martedì 3 novembre sono stati distribuiti dal SOSMA-UNITAU e dal Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada ai poveri di Guidonia, tramite la Caritas, ai poveri delle comunità italiana e rumena della Chiesa Ortodossa Italiana e a un centro di accoglienza per profughi ucraini circa tre quintali di susine, avuti in dono grazie alle conoscenze dei principi di Giovine (SOSMA) e Olivieri (Portaspada).

VENAFRO – il tre novembre, In occasione della visita della signora Lise Moutoumalaya, consorte del Console generale della repubblica Francese a Napoli al Cimitero di Venafro (IS) dove sono seppelliti 3414 soldati del Corpo di Spedizione Francese in Italia (per la maggior parte formato da truppe coloniali composte da goumier   marocchini, algerini, tunisini e senegalesi), il dott. Emiliano Ciotti, presidente dell’A.N.V.M. – Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, nostro fedele, accompagnato da alcuni dirigenti dell’A.N.V.M. tra i quali padre Sergio Arduini, parroco di Frosinone, nonché cappellano della stessa, hanno organizzato un sit-in di protesta per chiedere che la Francia riconosca le colpe dei suoi soldati compiute nel 1944 al termine della seconda guerra mondiale.

 

I goumier (per almeno un quarto formato da francesi e per il resto da soldati musulmani provenienti dal nord africa) del Corpo di Spedizione Francese si macchiò di 60mila violenze nei confronti della popolazione civile italiana. Queste violenze bestiali dal 1946 vennero definite con il termine “marocchinate”.

 

Il presidente dell’A.N.V.M. Emiliano Ciotti ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Chiediamo alla Francia di riconoscere i crimini commessi dai suoi soldati coloniali. Questi soldati si macchiarono di violenze terribili: stupri, aggressioni, furti, rapine, razzie e omicidi. Tutte vicende che per troppi anni sono state volutamente sottaciute e che adesso il Governo Francese dovrebbe riconoscere pubblicamente.

Sarebbe un gesto di pacificazione importante che servirebbe a ridare dignità alle vittime e serenità alle famiglie che ancora piangono le violenze subite dai loro cari, ingiustamente dimenticati anche dall’Italia.”

CHIESA ORTODOSSA ITALIANA

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Un nuovo operaio nella Vigna del Signore

Un nuovo operaio nella Vigna del Signore

Ordinato diacono padre Bartolomeo che andrà a dirigere la

Missione “San Saba del Mercurion” di Santa Domenica Talao – Scalea

Domenica 30 ottobre, nella cattedrale di via Bovino n. 43 (Villaggio Breda – quartiere Torre Gaia – loc. Grotta Celoni Roma), Sua Beatitudine Filippo, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, coadiuvato dal corepiscopo padre Alessandro di Roma, ha ordinato diacono padre Bartolomeo (al secolo Valentino Cioffi), padrino dell’ordinazione è stato lo ieromonaco padre Sebastiano di Roma.

La Divina Liturgia, in rito gallicano italico è stata celebrata da padre Alessandro, corepiscopo e vescovo ausiliare di Roma.

Per il Canone 51 del Corpus Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana: Il diaconato è il primo grado dell’Ordine Sacro ordinato per il “servizio” nella vita liturgica e pastorale e nelle opere sociali e caritative. Il Diacono è pertanto abilitato a servire il popolo di Dio nel ministero dell’altare, della parola (lettura del Vangelo) e della carità ed ha inoltre la facoltà di impartire benedizioni di persone, luoghi e oggetti, benedizioni eucaristiche e presiedere altre liturgie fuori della Divina Liturgia,dei salmi e delle preghiere nonché di amministrare il battesimo su delega del parroco, o in mancanza del Vescovo del luogo.

Compete ai diaconi, assistere il Vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, nella predicazione e nella carità (triade “diaconía” della liturgia, della predicazione e della carità), in comunione col vescovo e con il suo presbiterio.

Pertanto, il diacono, può amministrare solennemente il battesimo, conservare e distribuire l’Eucaristia, portare il viatico ai moribondi, leggere la Sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, impartire le benedizioni. Sono dediti alla carità e all’assistenza, e devono essere misericordiosi, attivi, camminare secondo la verità del Signore, il quale si è fatto servo di tutti.

Per la consacrazione a diacono è prescritto che il candidato: sia uomo di fede, buoni costumi, pietà, zelo per le anime, saggezza, prudenza e virtù umane, e inoltre dotato di tutte le altre qualità che lo rendono adatto a compiere l’ufficio in questione; sia irreprensibile e goda di buona reputazione; se sposato sia un buon marito e padre di famiglia, con figli credenti e che non possono essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati; abbia almeno 25 (venticinque) anni di età e  conseguito una adeguata preparazione.

Padre Bartolomeo, che ha conseguito sia il Diploma di Liturgia Pastorale con l’Accademia Ortodossa San Nicodemo L’Agiorita che l’Attestato in Esorcismo con l’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo è stato incardinato nella Diocesi del Mercurion, della quale è vescovo Sua Beatitudine Filippo di Roma, e andrà a dirigere la Missione San Saba del Mercurion, che seguirà i fedeli ortodossi di Santa Domenica Talao e Scalea, ambedue località del cosentino dove l’ortodossia era sopravvissuta fino al terzo secolo dello scorso millennio e dove oggi sono presenti numerosi ortodossi etnici (oltre 500) provenienti dalla Romania, dall’Ucraina, dalla Russia e, in misura minore, dalla Moldavia, Bulgaria, Serbia, Albania etc.

San Saba del Mercurion (detto anche san Saba il Giovane o san Saba da Collesano, dal paese della provincia di Palermo che gli diede i natali) al quale è stata dedicata la Missione, fu un monaco ortodosso siciliano che, nel decimo secolo si rifugiò in Calabria a seguito delle conquista islamica della Sicilia per sfuggire alle persecuzioni da parte dei saraceni. 

Membro di una famiglia di santi monaci, ebbe come genitori san Fratello di san Macario da Collesano e figlio dei santi Cristoforo e Kalì, è stato uno dei più importanti diffusori del monachesimo ortodosso calabrese dove fondò diversi monasteri, il più noto dei quali fu quello di Laino Castello (Castièddru) nella Valle del Mercurion alle pensìdici del Monte Pollino.

 

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Ordinazione di due nuovi sacerdoti

Ordinazione di  due nuovi sacerdoti

Attivate due nuove Missioni

all’Aquila e Salerno

 

Sabato 15 ottobre, nella cattedrale di via Bovino n. 43 (Villaggio Breda – quartiere Torre Gaia – loc. Grotta Celoni Roma) durante la Divina Liturgia in rito gallicano italico, Sua Beatitudine Filippo, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, coadiuvato dal corepiscopo padre Alessandro di Roma e da padre Sergio di Frosinone, ha ordinato sacerdoti padre Masseo Emilio (al secolo Gian Luca Boni), baccalaureato in teologia ed ex frate francescano conventuale, una persona di grande umanità e preparazione teologica e padre Marco Barra di Salerno, diacono salernitano.

dal Vangelo secondo Matteo (20,25-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Per il Canone 49 del Codex Canonum della C.O.I.:  

Comma 1) Il presbitero è il ministro del culto  ordinato per il sacerdozio (ad sacerdotium) che ha ricevuto, in una specifica ordinazione, il mandato di presiedere il culto, guidare la comunità cristiana e annunciare la parola di Dio.

Comma 2) l’attività del presbitero è finalizzata al servizio della comunità cristiana in un’ottica di carità pastorale, che si concretizza nel triplica compito:

  1. a) Presidenza della liturgia;
  2. b) guida della Comunità;
  3. c) annuncio della parola.

I tre compiti (tria munera) sono modellati a imitazione di Cristo: sacerdote, re (servo) e profeta.

(nella  foto: ordinazione padre Marco Barra)

Comma 3) Per la consacrazione a presbitero che il candidato:

  1. a) sia uomo di fede, buoni costumi, pietà, zelo per le anime, saggezza, prudenza e virtù umane, e inoltre dotato di tutte le altre qualità che lo rendono adatto a compiere l’ufficio in questione;
  2. b) sia irreprensibile e goda di buona reputazione;
  3. c) se sposato sia un buon marito e padre di famiglia, con figli credenti e che non possono essere accusati di dissolutezza o siano insubordinati;
  4. d) abbia almeno 30 (trenta) anni di età. (ex canone 14 Concilio Ecumenico di Costantinopoli)
  5. e) sia stato Diacono per almeno 3 (tre) anni;
  6. f) abbia conseguito il diploma in Teologia all’Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita o in altro in istituto statale o religioso approvato dalla Cancelleria Metropolitana, oppure sia riconosciuto esperto in tali discipline e ne sia dichiarato degno dal Vescovo, sentito l’Arcivescovo Metropolita;

(nella foto ordinazione padre Masseo Emilio)

Comma 4) Ogni presbitero incardinato in una diocesi (Eparchia o Esarcato), oltreché in un monastero o altro istituto di vita consacrata o prelatura personale, sotto l’autorità, di un vescovo, od anche di un superiore religioso o del prelato della prelatura personale.

Comma 5) Tutti i presbiteri operano alle dirette dipendenze dei vescovi.

  1. a) I presbiteri che non appartengono ad alcuna congregazione religiosa formano il clero secolare.
  2. b) I membri di una congregazione monastica che sono stati ordinati presbiteri sono chiamati ieromonaci, e costituiscono il clero regolare (perché la loro vita è disciplinata dalla “regola” dell’istituto di appartenenza).

Comma 6)Il presbitero che guida una Parrocchia, cioè una Comunità locale di fedeli è detto Parroco; se guida un Santuario o gli è affidata una cattedrale è detto Rettore; se cura una Cappellania è detto Cappellano.

Comma 7) I chierici non possono esercitare il servizio liturgico in altre città senza essere stati invitati dal vescovo del luogo ed essere stati autorizzati con lettere commendatizie del proprio vescovo. (*2)

Comma 8) Chi appartiene all’ordine sacerdotale non può unirsi in matrimonio con una donna infedele o eretica. 

Comma 9) Il presbitero che viene elevato ad Arciprete (Corepiscopo), o per dirigere un Decanato (Vicariato) o per svolgere rappresentanze esarchiali o luogotenenze diocesane o per svolgere incarichi particolari quale proto gerarca della Chiesa prende il nome di Corepiscopo. Se ieromonaco prende il nome di Archimandrita. Archimandrita è anche lo ieromonaco che dirige una congregazione monastica.

Padre Masseo, essendo anche monaco è stato ordinato Ieromonaco (sacerdote e monaco), fa parte del clero regolare, è stato incardinato nell’Arcidiocesi di Roma e andrà a dirigere la costituenda Missione “San Francesco” dell’Aquila (Abruzzo),  mentre padre Marco, sacerdote uxorato, facente parte del clero secolare, già incardinato nella Diocesi di Napoli, andrà a dirigere la Missione “San Matteo” di Salerno.

 

 

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Asti

ASTI

Nuovi Priorati della Pietà del Pellicano

Visita Pastorale e ordinazione sacerdotale

 

 

Importante Visita Pastorale del nostro Arcivescovo Metropolita ad Asti, dove ha presenziato una costituzione di nuovi priorati dell’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano e, nel corso della Divina Liturgia domenicale ha consacrato un nuovo sacerdote e un oblato templare della Compagnia di San Basilio.

Sabato 1 ottobre presso le sale dello Gnun Sagrin di Asti,  Sua Beatitudine Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi), Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, ha presenziato ad Asti agli eventi organizzati da mons. Giacomo di Seborga (al secolo Gian Claudio Doglione), archimandrita, vescovo di Saluzzo-Seborga e Gran Priore dell’Ordine Monastico Templare “Pietà del Pellicano” costituito dal Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini vescovo ortodosso di venerata memoria.

Il Gran Priorato dell’O.M.T. della Pietà del Pellicano ha istituito tre nuovi Priorati, affidando la reggenza a:

principe fratel Giuliano Lagorio della Rocca

  • Priorato O.M.T. Pietà del Pellicano “San Gregorio Magno”

arch. fratel Ettore Lazzarotto

  • Priorato O.M.T. Pietà del Pellicano “San Leonardo di Noblack”

n.d. sorella Barbara Piana (diaconessa)

  • Priorato O.M.T. Pietà del Pellicano “San Uriele Arcangelo”

(nella foto: Ettore Lazzarotto – Barbara Piana – Giacomo Doglione – Giuliano Lagorio della Rocca)

L’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano è un ordine monastico iniziatico le cui origini risalgono al medioevo e che è stato rifondato nel secolo scorso da mons. Leopoldo Adeodato Mancini.

 

La figura del Pellicano che nutre i suoi piccoli col proprio sangue rappresenta il Cristo che dona la sua vita per noi.  Simbolo eucarsistico per eccellenza è presente in una delle più famose preghiere di Tommaso d’Aquino, Adoro te devote:

Oh pio Pellicano, Signore Gesù, Purifica me, immondo, col Tuo sangue,

Del quale una sola goccia può salvare Il mondo intero da ogni peccato.”

Dopo la riunione dell’O:M.T. si sono riunite le Sentinelle della Pietà del Pellicano rappresentati dall’Ambasciatore Carmelo Salpietro e dai responsabili della Lancia Templare di Milano sigg. Silvano Botta e Caterina Praticò. Le Sentinelle furono fondate dal Venerabile Adeodato Mancini (eterna memoria) al fine di fornire la vigilanza e la protezione del vescovo, sono dei confratelli laici di ispirazione templare inseriti nel contesto iniziatico della Pietas Pelicani.

Domenica mattina nei locali messi a disposizione dal circolo Gnun Sagrin di Asti, si è svolta la Divina Liturgia officiata dal nostro Metropolita Filippo di Roma e da padre Emanuele, parroco di San Martino de la Tour di Torino, durante la quale è stato ordinato sacerdote padre Andrea Parodi, responsabile della Missione “San Giovanni Battista” di Nizza Monferrato.

Durante la Liturgia sono stati consegnati anche degli Attestati di Esorcista a padre Andrea e a mons. Giacomo di Seborga.

 

Al termine della cerimonia è stato nominato oblato della Compagnia di San Basilio fratel Andrea Lesino. La Compagnia di San Basilio è la struttura iniziatica  monastico vocazionale che fa capo al Gran Priorato dell’Ordine Monastico Templare della Pietà del Pellicano di Rocca d’Arazzo.

Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, oltre i citati priori degli O.M.T, della Pietà del Pellicano, delegazioni provenienti dalla Sicilia, dalla Lombardia, dal Piemonte, dal Lazio e dal Principato del Lussemburgo. Era presente anche il dott. Giovanni Alborghetti, di Brescia, con una rappresentanza della confraternita denominata Ordine Ecumenico Ortodosso di Gerusalemme e, cosa soprattutto fratel Fabio Settineri, principe (dal latino “primus inter pares” primo tra i pari) della Pietà del Pellicano, titolo affidatogli dal Venerabile Adeodato Mancini prima della dipartita alla Casa del Padre per continuare la tradizione iniziatica cristiana di ispirazione cavalleresca della Pietas Pelicani.

 

 

Dopo le cerimonie religiose si è svolto un Capitolo delle Sentinelle della Pietà del Pellicano che hanno consolidato la collaborazione reciproca tra le strutture di derivazione manciniana.

 

 

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Ordinazione diaconale presso l’Eremo “san Adeodato Mancini” di Cardè (CN)

Ordinazione diaconale presso l’Eremo “san Adeodato Mancini” di Cardè (CN)

padre Domenico Gribaudo ordinato ierodiacono

L’ordinazione è stata effettuata da mons. Roberto Pinna e dal Gran Priore della Confraternita Gabrielita padre Stefano Garzino

La Confraternita Gabrielita diretta da padre Stefano Garzino, oltre che a confratelli-cavalieri, è attiva anche nel campo del monachesimo, sia maschile che femminile, avendo attivato due Eremi in provincia di Cuneo, uno a Cardè (maschile) ed uno a Mondovì (femminile).

Presso l’Eremo di Cardè, dove è attiva anche la locale parrocchia ortodossa dedicata al Venerabile Adeodato Mancini, glorificato a Manta (CN) nel luglio dello scorso anno, domenica 18 settembre, giorno nel quale la Chiesa Ortodossa ha fatto memoria di santa Ariadne (Arianna)  di Primnesso, martire e di sant’Eustorgio di Milano, vescovo, nell’ eremo Gabrielita di Carde’, si è svolta la consacrazione a Diacono del fratello monaco Domenico da Cardé (al secolo Domenico Gribaudo)

monaco gabrielita dal 2021, che è stato seguito nel suo percorso di fede da monsignor Roberto Pinna, cancelliere della Chiesa, responsabile del Decanato Ortodosso della Sardegna e responsabile del  Priorato sardo della Confraternita di San  Gabriele Arcangelo, il quale ha visionato e approvato la tesi sul monachesimo presentata da padre Domenico.

In osservanza alle norme del monachesimo ortodosso, quando un monaco diventa diacono prende il nome di ierodiacono.

 

Lo Ierodiacono (in greco: Ἱεροδιάκονος, Ierodiákonos), è il monaco che è stato ordinato diacono (o diacono che è stato tonsurato monaco), fa parte del clero nero (non uxorato) e nei ranghi del clero ha la precedenza rispetto al diacono uxorato.

L’ordinazione diaconale è stata officiata da mons. Roberto Pinna, che nell’ambito della Confraternita riveste l’incarico di Priore della Sardegna. aiutato da padre Stefano Garzino, Gran Priore della Confraternita nonché parroco delle parrocchie di Santa Caterina d’Alessandria (Saluzzo ) e san Adeodato Mancini (Cardè), ha partecipato all’ordinazione anche padre Paolo Fabris, parroco della Missione sant’Orso di Aosta e Priore gabrielita per la Valle d’Aosta e l’accolito Giovanni Valeri responsabile del priorato gabrielita della provincia di Cuneo.

 

Al rito hanno partecipato una ventina di fedeli, che si sono poi uniti in un’ agape fraterna.

Àgape o agàpe (in greco antico: ἀγάπη, agápē, in latino: caritas) significa amore disinteressato, immenso, smisurato. Viene utilizzato nella teologia cristiana per indicare l’amore di Dio nei confronti dell’umanità. Ringrazio Padre Stefano Garzino, tutti i fratelli   e le sorelle  per la loro fraterna  accoglienza  e per la loro semplice, vera ,genuina  fede Ortodossa .

Preghiera a San Gabriele Arcangelo

San Gabriele Arcangelo,
glorioso Arcangelo della pace e della speranza,
messaggero fedele del Padre Eterno,

tu che sei il potere e la forza di Dio,
estendi le ali protettive e aiutaci
a ricevere il calore e la forza,
dacci la saggezza e inviaci la tua luce.

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ROMA – Divina Liturgia – Ordinazioni

ROMA – Divina Liturgia – Ordinazioni

Due nuovi operai nella vigna del Signore

 

 

Domenica 11 settembre, giorno nel quale la Chiesa Ortodossa ha fatto memoria del Venerabile sant’Elia lo Speleota di Melicuccà, una delle più grandi figure del monachesimo ortodosso greco-calabro e l’ascensione della Deipara la cielo, alle a Roma, nella suggestiva cattedrale di via Bovino n. 43, si è svolta  la consacrazione a Diacono del dott. Fabrizio Carbognani di Parma e Lettore della signora Mihaela Traci di Roma.  

Il primo, laureato in Giurisprudenza e in Psicologia, proviene dalla Chiesa Cattolica Romana, dove ha svolto per anni il ministero come Accolito dopo un corso triennale di Teologia.

Diplomato in Liturgia Pastorale presso la nostra Accademia Ortodossa San Nicodemo L’Aghiorita, andrà a dirigere la costituenda Missione “San Giuda Taddeo” di Parma.

La scelta di San Giuda Taddeo (ossia il “magnanimo”), uno dei dodici apostoli e primo “Catholicos” (Patriarca) della Chiesa Ortodossa Armena, martire nella Colcide (attuale stato caucasico della Georgia) insieme a Simone il Canane, è quantomeno singolare, perché la loro festa ricade il 28 ottobre, festa della Chiesa Ortodossa Italiana dove si ricorda l’evento che ha decretato la vittoria del cristianesimo sul paganesimo, ossia la battaglia di Ponte Milvio, dove san Costantino il Grande, isapostolo e imperatore dei Romani, sconfisse Massenzio il 28 ottobre 312. La notte prima della battaglia Costantino ebbe un sogno in cui gli fu detto di porre un simbolo cristiano sugli scudi dei suoi soldati “in hoc signo vinces”.

La seconda, nata ortodossa del Patriarcato di Bucarest, svolge un lavoro operaio, sta studiando per OSS, è una brava cantante e, anch’essa ha seguito il corso liturgico-pastorale della nostra Accademia.

Dopo le ordinazioni si è svolto anche il rito del fidanzamento tra Filippo e Mariana. Il rito del fidanzamento ortodosso è molto suggestivo, e consiste nello scambio degli anelli (il matrimonio ortodosso è detto “incoronazione”). Il sacerdote prende gli anelli, disegna tre croci sul capo di ciascuno e li appoggia agli anulari della mano destra. Gli anelli vengono scambiati tre volte tra i due futuri sposi, per simboleggiare l’arricchimento che lega gli sposi ogni giorno della loro vita.

 

Alla fine della Liturgia i neo consacrati e i neo fidanzati hanno offerto ai presenti  un rinfresco, a base di sarmale  (involtini di foglie di verza in salamoia con riso e carne macinata),  insalata di biof (una sorta di insalata russa propria della Romania) ed altro.

dagli Atti degli Apostoli 6, 1–7: Istituzione dei diaconi.

In quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana. I dodici, convocata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non è conveniente che noi lasciamo la Parola di Dio per servire alle mense. Pertanto, fratelli, cercate di trovare fra di voi sette uomini, dei quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico.

Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della Parola. Questa proposta piacque a tutta la moltitudine; ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselito di Antiochia. Li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani. La Parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche un gran numero di sacerdoti ubbidiva alla fede.”

nelle foto:

in alto (a destra): altare con, padre Sergio, padre Alessandro, S.B. Filippo  e padre Fabrizio

seconda (a sinistra): ordinazione di padre Fabrizio Carbognani a Diacono

terza (a destra): ordinazione a lettore della signora Mihaela Traci (detta Michela)

quarta (sinistra): foto di gruppo di alcuni dei presenti

quinta (a destra): attestati di ordinazione Liturgia Pastorale  a Fabio Carbognani

sesta ed ultima: attestati di ordinazione e Liturgia Pastorale a Mihaela Traci

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Solidarietà e Aiuti Umanitari

Solidarietà e Aiuti Umanitari

Cavalieri Portaspada, SOSMA-UNITAU, AssoTutela, Opera Ortodossa Mensa dei Poveri, e padre Alessandro Frezza in prima linea in difesa degli ultimi e dei bisognosi

 

Mentre i governi pensano soltanto ad aiutare i belligeranti, la nostra Chiesa tutte le domeniche prega: “Per la pace che viene dall’alto, e per la salute delle anime nostre, preghiamo il Signore” e “Per la pace di tutto quanto il mondo, per la prosperità delle sante chiese di Dio e per l’unione di tutti, preghiamo il Signore”.  

In questa situazione dove tutti innestano la BidenLetta (pardon la baionetta) noi nel nostro piccolo ci interessiamo di aiutare le vittime della guerra, in primis per le martoriate popolazioni ucraine e poi per le popolazioni che vivono in Italia, anch’essa martoriata da una recessione indotta da sanzioni assurde che affamano i popoli ed allungano e non risolvono i problemi della guerra.

 

Il principe Paolo di Giovine e l’Ordine dei Cavalieri Portaspada hanno raccolto e donato al console ucraino di Napoli prima un assegno di mille euro e con, successiva donazioni, circa 2.000 euro a favore delle popolazioni ucraine e il dott. Michel Emi Maritato, diacono eletto e portavoce della nostra Chiesa, quale Presidente dell’associazione Assotutela e direttore del quotidiano online Vento Nuovo, oltre che mandare TIR di aiuti medici ed alimentari alle popolazioni vittime della guerra, si è prodigato a favore dei bimbi ucraini bisognosi di cure.

Il nostro portavoce dott. Michel Emi Maritato, in merito all’aiuto ai bambini ucraini,  ci ha rilasciato la seguente dichiarazione “L’associazione che mi onoro di presiedere, fa della tutela dei diritti e della protezione dei più deboli lo scopo principale,  a tal fine ho più volte incontrato esponenti dell’ambasciata Ucraina per affrontare il tema della disponibilità offerta da questa nostra grande famiglia, per accogliere i bambini oncologici offrendo la continuità delle cure in Italia.

L’AssoTutela ha assicurato i contatti con gli ospedali infantili e garantito tutti i passaggi burocratici relativi all’accoglienza, alla presa in carico, al completamento del percorso assistenziale. Abbiamo deciso di essere solidali con azioni concrete che abbiano un riflesso tangibile sulla vita dei cittadini ucraini”.

Finalmente con Bolla Apostolica “Recustructio Ordinis Sancti Michaelis Arcangeli SOSMA_UNITAU” del 9 agosto scorso, è stato ricostituita la Presidenza e Gran Magistero del Supremo Ordine di San Michele Arcangelo – Unione Nazionale Italiana Aiuti Umanitari”, la cui guida è stata affidata al dott. Paolo di Giovine.

Il SOSMA-UNITAU, la Chiesa Ortodossa Italiana e l’Opera Ortodossa Mensa dei Poveri, hanno avuto in dono alcune centinaia di cocomeri, che sono stati donati ai poveri della nostra comunità rumena di Roma Anagnina, e a poveri e bisognosi di Roma e Velletri.

Il SOSMA-UNITAU e l’Opera Ortodossa Mensa dei Poveri si stanno attrezzando per poter costituire una struttura permanente di aiuto ai poveri che, a causa della pandemia e della guerra, sono sempre più numerosi e bisognosi d’aiuto.

Per ultimo un plauso particolare va a padre Alessandro Frezza,  nostro corepiscopo che, persona di grande umanità e spirito di servizio, si è prodigato con Assotutela e attraverso la collaborazione col giornale Vento Nuovo, nell’aiuto concreto a favore delle popolazioni ucraine.  

Nella foto Sua Beatitudine Filippo di Roma consegna una Benemerenza a padre Alessandro Frezza con questa motivazione: “per l’impegno e l’abnegazione profusi nella  raccolta di aiuti a favore delle popolazioni ucraine vittime della guerra e nella straordinaria e generosa attività di soccorso verso i profughi“.

Le persone e associazioni che volessero donare cibo, vestiario, medicine o quant’altro per i poveri e bisognosi sia italiani che stranieri possono contattare la nostra Chiesa: chiesaortodossaitaliana@gmail.com o telefonare al + 39 0621119875

CHIESA ORTODOSSA ITALIANA

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telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

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