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Alania

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Repubblica dell’Ossezia del Sud

 

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Padre Roberto Pinna, nella sua duplice veste di parroco della Parrocchia Sant’Efisio di Cagliari (sita in via G. Peretti, 2/A) e di Console onorario della Repubblica dell’Ossezia del Sud – Stato di Alania, ha commemorato, dinanzi al monumento dei martiri d’Italia, i caduti osseti morti per nella guerra d’indipendenza dalla Georgia, per i quali ha officiato un rito di suffragio. La manifestazione è stata disturbata da alcuni cittadini georgiani contrari all’indipendentismo osseto.

La notizia ci da l’occasione per far conoscere un popolo e un territorio di cui la maggior parte della gente ne ignora addirittura l’esistenza. Innanzi tutto gli osseti non sono altro che i discendenti degli antichi Alani (da alcuni ricordati unicamente perché hanno dato il nome ad una imponente razza canina molossoide), un popolo nomade e guerriero del caucaso che dal 700 fino al 1239 costituì un fiorente regno che comprendeva i territori degli attuali stati della federazione russa Ossezia del Nord e Circassia ma che fu spazzato via dalla furia delle orde mongole. Conosciuti fin dai tempi dei romani come popolo bellicoso del quale si magnificava la potenza dei suoi arcieri a cavallo, erano noti ai greci col nome di As-Oghuz nomadi erranti.

Abkhazia e Ossezia del Sud

A titolo di curiosità per indicare i territori abitati da loro abitati gli antichi greci iniziarono a utilizzare il termine Asia, col quale originariamente si indicavano i territori delle steppe ad oriente dell’Impero romano e successivamente ha dato il nome all’intero Continente (anche se gli As-Alani-Osseti vivevano in realtà nei territori europei del Caucaso). Gli osseti che chiamano sé stessi Ir cioè “Arî”, e la loro patria Iron cioè “Ariana” erano una tribù scita del popolo dei Sarmati e il termine Alani, che stanno riscoprendo e preferiscono ad osseto, deriva da arya ed è simile a iraniani (abitanti dell’Iran o Aryana – Terra degli Ariani).

Popolazione scita-sarmata seguivano una fede politeista denominata Iron Din o Æss Din (Fede Osseta o degli As) e miti e cultura dell’antica religione (Assianesimo) ancora sopravvivono in parte della popolazione ed hanno visto un revival dopo la desovietizzazione. Il cristianesimo ortodosso fu introdotto da missionari di Costantinopoli nel IX secolo e una principessa osseta, Maria di Alania, moglie di Michele VII Ducas detto Parapinace, fu imperatrice romana e regnò a Costantinopoli-Nuova Roma dal 1071 al 1078. Soggiogati dai mongoli, gli alani furono decimati dai tartari e sottoposti ai governi islamici del Khanato di Crimea o dell’Impero Ottomano. In detto periodo subirono l’introduzione dell’Islam ma al contrario delle altre popolazioni iraniche (azeri, tagiki, persiani …) l’islamizzazione non fu completa e il cristianesimo sopravvisse.

La ricristianizzazione degli osseti-alani fu ripresa poi da missionari russi dopo che l’Ossezia fu liberata dal giogo ottomano. All’inizio del XXI secolo, a seguito dei fatti della scuola di Beslan del 2004, dove un commando terrorista islamico ceceno uccise centinaia di persone, tra le quali 186 bambini, c’è stato un abbandono di massa dall’islam e un ritorno al cristianesimo e si sono sviluppate tra la popolazione forti sentimenti anti-islamici. L’Ossezia del Sud – Stato di Alania è un paese piccolo di appena 3900 kmq, per intenderci è poco più grande della Valle d’Aosta (3.263 kmq) e scarsamente abitato (55.000 abitanti) che aspira all’unificazione con la più grande (8.000 kmq per 800.000 abitanti) Repubblica russa dell’Ossezia del Nord. Il territorio è montuoso, in parte coltivato a cereali o alla coltivazione della  vite, ma per lo più utilizzato quale pascolo per la pastorizia (ovini). 

La capitale ha un nome per noi quasi impronunciabile: Tskhinvali (che dal 1934 al 1961 si chiamava Staliniri in onore di Stalin), ed è un importante centro agricolo nel quale vive quasi il 70% della popolazione. L’Alania è uno Stato a riconoscimento limitato, in quanto intrattiene relazioni diplomatiche unicamente con 5 Stati membri dell’ONU (Russia, Siria, Venezuela, Nicaragua e Nauru) e 6 stati che, come lo Stato di Alania, non ne fanno parte (Abkhazia, Repubblica Moldava della Transnistria, Repubblica Popolare del Doneck, Repubblica Popolare di Lugansk, Artsakh e Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi).

La Repubblica Italiana, considera il territorio dell’Ossezia del Sud quale parte della repubblica della Georgia. Dal punto di vista religioso gli osseti o alani sono per la stragrande maggioranza di fede ortodossa (al Nord sono sotto il Patriarcato di Mosca mentre al Sud dipendevano dalla Chiesa Ortodossa Autocefala Georgiana). Attualmente gli ortodossi dell’Ossezia del Sud hanno costituito una Diocesi Ortodossa di Alania (alla quale ha aderito il 61% della popolazione, gli altri sono cristiani russi, georgiani o armeni, un 1% sono ebrei, il resto seguono l’assianesimo o l’islam sunnita) e si sono messi sotto l’omoforio della Chiesa Vetero-Calendarista di Grecia – Sinodo in Resistenza. La Chiesa Ortodossa Italiana è presente nella Repubblica tramite un proprio Legato Apostolico, il dott. Enrico Attilio Deliperi, che ha lo scopo di tenere rapporti con le autorità civili e religiose del paese.

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UNISAG – Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

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Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

Corso Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa

Si è concluso a giugno il Corso di Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa promosso dal Dipartimento Storico-Religioso diretto dal dott. prof. Massimo Giusio, teologo, scrittore, saggista, giurista e sociologo delle religioni. Il Corso che ha avuto inizio nel mese di gennaio ha affrontato i seguenti argomenti: La spiritualità dell’Oriente Cristiano. Introduzione al Corso –  Da Platone ai Tarocchi, il Fedone e l’anima immortale tra Grecia, Rinascimento e filosofia della religione – Dimostrazione dell’Immortalità dell’anima nel pensiero filosofico –  Le prove filosofiche dell’esistenza di Dio secondo il pensiero di Aristotele e Anselmo D’Aosta – Le prove filosofiche dell’esistenza di Dio: Cartesio, Leibniz , Kant – Dio e il Cristianesimo tra Hegel, Scrima, Evdokimov e Severino Prove dell’Esistenza di Dio in Tommaso d’Aquino e Gregorio Palamas – Lo Scisma del 1054: Verità e Bufale, lo sviluppo dell’Ortodossia Diavolo, Demonologia e Satanisti tra Storia, Teologia e Sociologia Esicasmo, preghiera del cuore e ortodossia Giustizia e Religione, i fratelli di Gesù –  le diaconesse e le donne nel cristianesimo  – la fine dei tempi, Escatologie  e ApocalissiEscatologia Ortodossa, Lineamenti Generali

Le lezioni sono state tenute dal dott. prof. Max Giusio e, nel corso del corso  hanno tenuto lezioni anche il dott. mons. Filippo Ortenzi, il dott. prof. Tudor Petcu, il dott. prof. avv. Andrea Pasqualini, l’editore e storico dott. Arturo Bascetta e il dott. Massimo Introvigne, massimo esperto di sociologia delle religioni del mondo. Al corso hanno partecipato, alcuni soltanto saltuariamente, ben 60 discenti, dei quali 16 hanno sostenuto gli esami (collegio esaminatore: dott. Massimo Giusio, dott. Filippo Ortenzi e dott. Arturo Bascetta) ed hanno ottenuto un ATTESTATO di partecipazione. Tra quelli che hanno superato il corso diversi vi sono stati padre Alessandro Frezza di Roma e padre Stefano Garzino di Cuneo, nonché il dott. Giovanni Alborghetti di Brescia, il dott. Fiorenzo Cincotti di Torino e il dott. Marco Soranno di Roma. Diversi dei partecipanti al corso hanno ricevuto gli ordini sacri: padre Gianni de Paola di Campobasso, padre Gabriele (L. Caiano) di Bari, padre Roberto Pinna di Cagliari e padre Paolo Fabris d’Aosta, sono stati consacrati sacerdoti; padre Marco Barra di Salerno e padre Gianluca Gerunda di Bergamo sono stati ordinati Diaconi, mentre la prof.ssa Elena Quidello di8 Taranto e l’avv. Ersilia Barracca di Roma, sono entrate nel clero quali Diaconesse. Altri quali  le dottoresse Tania Pizzamiglio di Udine e Laura Sangiorgio di Catania, che hanno superato il corso col massimo dei voti, dovranno essere ordinate Diaconesse alla prima occasione utile.

Dal Codex Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana:

Canone 42 – Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

Comma 1) La Chiesa Ortodossa Italiana ha istituito per la preparazione dei propri chierici, monaci e per i fedeli che vogliono approfondire la loro cultura religiosa una Università Teologica denominata: Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo per curare la preparazione accademica nella conoscenza dell’ortodossia antica e contemporanea, con particolari attenzioni alle tradizioni storiche, liturgiche, teologiche, scientifiche, sociali, economiche, sanitarie, umanistiche e culturali.

Comma 2) Dall’Università, che potrà avere succursali in tutte le Diocesi ed Esarcati, dipendono le Facoltà di Teologia, Diritto Canonico, Scientifiche, Sociali, Sanitarie, Umanistiche e di alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Comma 3) L’Università è retta da Statuti.

Comma 5) La nomina del Rettore e del Segretario Generale dell’Università ha validità novennale ed è rinnovabile.

Comma 6) Il Rettore ed il Segretario Generale dell’Università provvederanno alle nomine ed alla strutturazione di ogni Facoltà e relative succursali.

Comma 7) L’Università per le attività statutarie potrà aprire un conto corrente ed editare materiale didattico specifico.

L’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo è iscritta al  n. 686411142111-53 quale Istituto di Ricerca e Formazione presso il R.T. della Commissione Europea.

L’Università ha anche un Canale YouTube UNISAG – https://www.youtube.com/channel/UCy9QGxObY49jKAD4wwbjcVQ/video

Corpo docente e senato accademico

Filippo Ortenzi Rettore, Episcopo, lauree in Giurisprudenza (Università degli Studi di Macerata), Marketing (International Yorker University) e Teologia Ortodossa (ISTO di Yaounde. Preside il Senato Accademico.

Massimo Giusio Vice-Rettore, Preside Dipartimento Storico-Religioso, Corepiscopo, laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi di Torino), teologo, scrittore, saggista, ricercatore Cesnur e sociologo delle religioni. Membro del Senato AccademicoDocente: Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa

Ambrogio Giordano Pro-Rettore, Ingegnere, sociologo, diacono. Lauree in Sociologia (Università degli Studi di Urbino), Ingegneria Civile (Università degli Studi “G.Marconi” di Roma), Scienze Criminologiche (Università degli Studi “G.Marconi” di Roma), Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Ambientale (Università degli Studi “G.Marconi”di Roma), Membro del Senato AccademicoDocente: Sociologia delle Religioni e Scienze della Comunicazione

Giovanni Cordassco Salmera di San Quirico, avvocato, laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi di Catanzaro “Magna Grecia” ), membro del Senato Accademico   Docente: Diritto Romano Cristiano e Teologia del Diritto

Carmine Ricciardella, avvocato, laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi di Foggia) Docente: Diritto Civile e Penale Ecclesiastico

Michel Emi Maritato, commercialista, tributarista e giornalista, laurea in Economia e Commercio (Università degli Studi di Roma).  Docente: Economia Bancaria e Politiche Monetarie

Enzo Modulo Morosini, imprenditore, araldista di fama mondiale.   Docente: Diritto Storico Araldico Ecclesistico

Arturo Bascetta, editore Edizioni ABE. Giornalista, direttore “La Paranza di Mare“. Membro del Senato Accademico. Docente: Storia Ecclesiastica

Arturo Fontana, imprenditore immobiliare, giornalista, radioamatore, regista radio-televisivo. Laureato in Ortodonzia (Università degli Studi di Messina). Membro del Senato Accademico. Docente: Cominicazione Radio-Televisiva

Pietro Barone, avvocato. Laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi “La Sapienza” di Roma). Membro del Senato Accademico. Docente: Diritto Ecclesiastico

Tudor Petcu, professore. Laurea in Filosofia (Università degli Studi di Bucarest). Membro del Senato Accademico. Docente: Teologia e Storia del Cristianesimo d’Oriente

Andrea Pasqualini, avvocato. Laurea in Giurisprudenza (Università degli Studi “La Sapienza” di Roma), docente Università “G.Marconi” di Roma, Membro del Senato Accademico.              Docente: Diritto, Teologia e Storia del Cristianesimo

 

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Corso Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa

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XinJiang

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Perché sugli Uiguri hanno ragione i cinesi 

 

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Come è noto nella regione cinese del XinJiang (Nuova Frontiera) abita una popolazione d’origine turca e religione islamica, quella degli uiguri (46% della popolazione), nonché anche altre minoranze islamiche come kirghisi, huiuzbechi, dongxiang e kazachi, per un totale del 55% della popolazione. Dal 2015 la Cina ha promosso una dura repressione contro il terrorismo islamico jihadista dell’ETIM – Movimento Islamico del Turkestan Orientale e del Partito Islamico del Turkestan, i quali nei primi decenni del secolo sono stati responsabili di numerosi atti terroristici, come quello di piazza Tienanmen a Pechino del 2013 (5 morti e 38 feriti), di 197 morti nel 2009 e dell’assalto al commissariato di polizia di Khote nel 2010 e numerosi altri attentati all’inizio della seconda decade del secolo, tra i quali ricordiamo quello di Kashgar che provocò la morte di 19 persone. L’islam uiguro è salafita, sunnita ed uno dei più fondamentalisti del pianeta e soltanto una dura repressione con rieducazione di massa e programmi di de-islamizzazione ha fatto si che la Cina sia l’unico paese al mondo dove è stata applicata una efficace lotta contro il terrorismo islamico. Poiché tale politica si è rivelata vincente, le  demoplutocrazie capitaliste non la dovrebbero condannare ma, semmai studiare e riproporre dove il pericolo islamico è più incombente (ad esempio nelle banlieue parigine, nel Londestan britannico ecc).

uiguri

Ci sarà un motivo perché NESSUN leader politico e religioso islamico si è permesso di attaccare la Cina per sostenere la causa uiguri, né il Re dell’Arabia Saudita Salmān bin ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd né il neo-califfo turco Recep Tayyip Erdogan, né il Grande Imam  di Al-Azhar Muḥammad Aḥmad al-Tayyib, massima autorità religiosa sunnita e neppure  il Grande Āyatollāh Seyyed Alī Ḥoseynī Khāmeneī massima autorità religiosa sciita. Stranamente l’unico leader religioso al mondo che si batte per la causa islamica in Xinjiang è George Mario Bergoglio, noto anche come Papa Francesco, il quale mentre si da da fare per difendere minoranze islamiche jihaidiste tipo gli uiguri in Cina o i rohingya in Myanmar, sembra disinteressarsi completamente della sorte dei cristiani perseguitati o discriminati, in particolar modo dai regimi islamici. Ha destato perplessità ad esempio che, neppure da Capo di Stato, oltre che da leader religioso, abbia  protestato per la sacrilega trasformazione della Basilica di Santa Sofia in Moschea ad Istanbul e sia rimasto in silenzio (al pari delle democrazie occidentali, Italia compresa, e della stampa nostrana) sulla polizia etnica e le stragi di cristiani armeni in Nagorno Karabakh all’inizio dell’anno ad opera dell’esercito azero supportato da milizia jihaidiste siriane fatte appositamente affluire dal governo turco o al genocidio in atto nel Tigrè da parte dell’esercito etiope del governo di Abiy Ahmed Ali supportato da quello eritreo (dove i diritti umani vengono rispettati meno che nella famigerata Corea del Nord), contro il popolo tigrino. Forse perché Santa Sofia era sede del Patriarcato di Costantinopoli-Nuova Roma, o perché gli armeni e i tigrini sono ortodossi? Come mai questo interesse alla difesa dell’Islam e disinteresse a quella dei cristiani è un mistero, ma d’altra parte a Dubai nel 2019 ha firmato col Grande Imam  di Al- Azhar un documento comune nel quale si sostiene una vera e propria eresia, e cioè che il Dio Cristiano (la Santissima Trinità) e quello islamico (Allah) sono la stessa divinità (non mi risulta che i musulmani abbiano accettato la Trinità come loro Dio, forse i cattolici hanno accettato Allah ….?). Ritorniamo allo XinJiang, è bene ricordare che nel 1933 fu fondata la Repubblica Islamica del Turkstan Orientale (o Uyghurstan) e la prima azione che fece questo regime fu quella di sterminare le minoranze religiose cristiane e induiste. Le truppe dell’emiro uiguro Amir Abdullah Bughra ammazzarono o espulsero i missionari svedesi presenti a Yarkand, chiusero, distrussero o trasformarono in moschee le poche decine di chiese luterane o ortodosse presenti nel territorio (prima dell’islamizzazione gli uiguri erano cristiani della chiesa nestoriana). I cristiani, che erano poche migliaia, furono torturati, costretti ad abiurare e se non lo facevano, venivano decapitati. Furono migliaia di cristiani uiguri e kirghisi assassinati nel nome dell’Islam in XinJiang, dove il cristianesimo che stava rinascendo fu completamente estirpato. All’inizio del secolo scorso furono migliaia gli uiguri che ritornarono alla cristianità,  tra questi ricordiamo Johannes Avetaranian (Mohammed Shukri) un discendente del profeta Maometto che dopo aver abbracciato il cristianesimo ne fu uno dei massimi propagandisti. L’estremismo uiguri fu feroce non soltanto verso i cristiani, ma anche contro i commercianti indiani di religione indù presenti in gran numero nelle città e soprattutto contro le donne che avevano sposato degli infedeli che furono tutte trucidate. Va segnalato altresì l’odio degli uiguri contro i cinesi che causarono stragi non soltanto di cinesi pagani di etnia Han ma si scatenò anche contro  quelli musulmani di etnia Hui. I movimenti separatisti e terroristi islamici uiguri, che si finanziano attraverso il traffico di droga e hanno migliaia di combattenti nelle file terroriste islamiche in Siria (circa 6.000) e altre migliaia in  Afghanistan e nel Caucaso,  vedono nella Repubblica Islamica del Turkestan Orientale il modello da seguire e restaurare. Ma forse della difesa dei pochi cristiani lì presenti al Papa non interessa nulla. Va rilevato che, al contrario del governo islamico uiguro che distrusse tutte le chiese cristiane e templi indù o cinesi della regione, la Repubblica Popolare Cinese pur essendo comunista e atea, rispetta le minoranze religiose molto di più di quanto lo farebbe una eventuale Repubblica Uiguri. Che la posizione cinese verso gli uiguri non sia di persecuzione religiosa lo dimostra il fatto che nella regione esistono ben 24.000 moschee (delle quali oltre 15.000 uiguri le altre hui, kirghise, kazake, uzbeke, dongxiang, tagike …). Templi e chiese di altre religioni sono altresì tollerate, le minoranze tibetane e mongole ad esempio dispongono di 40 templi buddhisti lamaisti, e vi sono anche 51 chiese (24 protestanti, 25 cattoliche e 2 ortodosse) per i circa 50.000 cristiani ivi residenti. Ambedue le Chiese ortodosse sono state ricostruite, grazie anche a rapporti più distensivi tra la Russia e la Cina,  alla fine del XX secolo, una è a Ürümqi (capitale del XinJiang) che serve i 3.000 fedeli e l’altra a Ghulja, nella Prefettura Autonoma Kazaka di Yili, quest’ultima ricostruita dal governo cinese, per i 5.500 fedeli, tutte e due servono cittadini di etnia russa, (uiguri cristiani dopo le stragi della prima metà del secolo sembra non esistano più). Ambedue le chiese sono state ricostruite in località dove furono distrutte da quella furia islamica salafita uiguri e, che incautamente alcuni regimi occidentali e leader religiosi cristiani rischiano di favorirne il ritorno. Una domanda sorge spontanea: siamo sicuri che i 50.000 cristiani del XinJiang (riguardo i cattolici ad esempio hanno 25 chiese per meno di 20.000 fedeli …), che oggi il governo cinese difende non farebbero la fine dei cristiani e  induisti che nel 1933 furono completamente sterminati dal governo islamico uiguri? Io non ne sono sicuro e penso che la sicurezza dei cristiani locali sia maggiormente garantita dal Governo Cinese.

Filippo Ortenzi, arcivescovo metropolita

XinJiang”

Perché sugli Uiguri hanno ragione i cinesi 

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Bolla apostolica “Scriba Press”

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La giornalista Ada Cosco nominata addetta stampa

 

chiesa ortodossa italiana

Noi, Filippo Ortenzi, per Grazia di Dio, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, nominiamo in via fiduciaria, ai sensi del comma 2 Canone 20 la giornalista Ada Cosco

Addetta Stampa

della Chiesa Ortodossa Italiana .

L’Addetto Stampa fa parte, ai sensi del Canone 20 del Codex Canonum della C.O.I., della Curia Apostolica

La giornalista Ada Cosco è molto conosciuta in Calabria, dove ha lavorato per radio (Radio Azzurra), televisioni (CalabriaUno.TV, Telediogene, Videocrotone TV) e giornali (Il Crotonese, Il Meridione, Crotone OK) locali ed ora è redattrice del quotidiano Corriere Nazionale, di Telestudio TST e  RTI (Radio Televisione International) Canale 12. E’ inoltre addetta stampa dell’Università di Criminologia di Vibo Valentia. (nella foto col corepiscopo mons. Alessandro di Roma)

Giornalista freelance, agri chef, critico gastronomico, membro del Consiglio Direttivo Arga-Unaga della F.N.S.I., è stata postulatrice della causa di Glorificazione del Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini che, con il parere favorevole del Tribunale Nazionale Ecclesiastico diretto dal dott. Massimo Giusio e l’approvazione del Santo Sinodo, è stata effettuata a Manta (CN) il 3 luglio 2021 e il giorno dopo, a Saluzzo, nei locali della Parrocchia Santa Caterina è stata ordinata nel ministero di Lettore.

La giornalista Ada Cosco nominata addetta stampa 

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Intercomunione

Intercomunione

Tra la Chiesa Ortodossa Italiana e la Chiesa Ortodossa del Benin

 

intercomunione

Il Benin è uno Stato francofono africano situato nel golfo di Guinea, grande un terzo dell’Italia e abitato da circa 12 milioni e mezzo di abitanti. Precedentemente era denominato Dahomey, nome che ricorda un Regno tribale del popolo Fon, attivo dal 1600 al 1904. Il popolo Fon, che rappresenta il 40% della popolazione e per circa il 45% è di religione Vudù,  fu responsabile di oltre il 20% dell’intera tratta degli schiavi verso le Americhe.

La seconda etnia del paese sono gli yoruba, che rappresentano il 12% della popolazione, in maggioranza cattolici ma con una forte presenza di un culto religioso sincretico, quello della Chiesa dei Cristiani Celesti, che rappresentano il 5% della popolazione beninese ma circa il 40% della popolazione yoruba. Il nome Benin fu scelto dal governo golpista di Mathieu Kérékou nel 1972 quando fu istituito una dittatura comunista marxista-leninista e cambiò il nome in Repubblica Popolare del Benin, ricollegandosi ad un impero yaruba che solo marginalmente interessava la regione essendo per lo più in territorio nigeriano (dove i yoruba sono 42 milioni, mentre in Benin non arrivano al milione e settecentomila).

Nella Repubblica del Benin i cristiani rappresentano il 43% della popolazione (dei quali: 27,2% cattolici, 5% cristiani celesti, 3,2% metodisti), i musulmani sono il 25% (per la quasi totalità sunniti) e un 24% aderenti alle religioni tradizionali animiste (per oltre tre quarti Vudù). Nel Benin, dove come in altre realtà africane si assiste ad una diminuzione progressiva dei fedeli dei culti tradizionali e dei cattolici a favore dell’Islam e del cristianesimo celestino ed evangelico pentecostale la presenza ortodossa è pressoché inesistente.

Da informazioni risulta che il Benin, il Niger e il Togo dovrebbero essere seguite dalla Missione greco-ortodossa della Nigeria del Patriarcato di Alessandria d’Egitto, ma non sembra che vi siano comunità ortodosse attive nel paese. E’ pertanto con estrema gioia che abbiamo stipulato, grazie al nostro vescovo di Nizza mons. Richard Marty de Malans, responsabile per il dialogo ecumenico e le inter-comunioni della nostra Chiesa, una piena comunione canonica, liturgica e sacramentale con l’Eglise Orthodoxa du Benin, una piccola chiesa fondata da Mons. Eugène Alhin Catharia. un beninese avvicinatosi all’ortodossia siro-antiochena di rito occidentale in Francia, dove ha conseguito il Diploma in Teologia Ortodossa (Nuovo Testamento), nonché in Sociologia e Antropologia (Migrazioni e Relazioni Interetniche), Psicopatologia e psicotraumatologia. Consacrato vescovo da una Chiesa indipendente Ortodossa Siriaca (HELIOS), mons. Catharia, che riveste anche il ruolo di  Gran Priore della Comunità dei Fratelli Ospedalieri Ortodossi (Monaci Ortodossi) è attivo in numerose opere caritative presenti in Benin, dove collabora anche con la Comunità cattolica di Sant’Egidio e sta attivando in Benin un Grande Seminario di formazione in teologia Ortodossa per l’Africa occidentale francofona.                            

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Attivate tre nuove Missioni

Attivate tre nuove Missioni

a Treviglio (BG), SUTRI (VT) e priverno (LT)

 

La Chiesa Ortodossa Italiana accresce ancora la sua presenza nel territorio nazionale. Nell’ultimo mese sono state attivate tre nuove Missioni:

A Treviglio (BG) Missione di San Giovanni Crisostomo, con giurisdizione su tutta la provincia di Bergamo. La Missione è stata affidata a Padre Gianluca Gerunda. Padre Gianluca ha seguito il corso di Liturgia Pastorale presso l’Accademia Ortodossa San Giovanni Crisostomo e ha conseguito, col massimo dei voti (100/100) l’Attestato in Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa dall’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. Padre Gianluca è stato ordinato a Saluzzo (CN), domenica 4 luglio presso la Parrocchia Santa Caterina di Alessandria.

A Sutri (VT) Missione Santa Fortunata. La missione è stata affidata alla diaconessa avv. Ersilia Barracca, presidente della Fraternità Ortodossa di Sutri, membro del Tribunale Nazionale Ecclesiastico e del Consiglio Nazionale Ecclesiastico della nostra Chiesa. Legale dell’Arcidiocesi di Roma, nota per aver predisposto la denuncia querela per vilipendio alla religione nei confronti di un manifestante al Gay Pride di Roma, travestito da Cristo e che dileggiava la nostra Religione. L’avvocato ha anche conseguito l’Attestato quale partecipante al Corso di Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa promosso dal Dipartimento Storico Religioso dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo diretto dal dott. prof. Max Giusio.

A Priverno (LT) Missione San Giovanni Evangelista. La missione è stata affidata a padre Francesco Paci, già sacerdote della Prelatura Cattolica Cristo Risorto e della Chiesa Celtica. La cerimonia di ordinazione, unitamente a quella di madre Ersilia è stata effettuata ad Aprilia (LT) domenica 25 luglio.

Nello stesso giorno padre Francesco si è unito nel rito benedizionale dell’affratellamento (adelphopoiesis) con Giovanni Malizia, il quale anche lui è entrato quale fedele della nostra Chiesa.

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