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Ortodossia Italiana

Ortodossia Italiana

 Intervista al teologo Massimo Giusio a cura di Tudor Pectu

Ortodossia Italiana

Il professor Tudor Petcu, del Dipartimento di Filosofia delle religioni dell’Università di Bucarest, ha avviato una ricerca sulla Chiesa Ortodossa Italiana e ha richiesto, su questo tema, un’intervista molto articolata al dott. prof. mons. Massimo GiusioVice-Rettore e Preside della Facoltà di Teologia della nostra Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. L’intervista verrà pubblicata, tradotta in inglese e rumeno, sul portale dell’Università. Il prof. Giusio ha accettato volentieri, anche al fine di avviare una collaborazione strutturata tra le nostre strutture di formazione e l’Università di Bucarest.

Le chiederei inanzi tutto di dirmi quale è la ragione per la quale Lei si è convertito all’Ortodossia. Come ha incontrato l’Ortodossia e come si spiega la sua scelta di diventare ortodosso?

Come direbbe Lukacs, che trae però l’espressione da Stendhal, fu proprio “un colpo di pistola in un concerto”. Ero cristiano da sempre, e qualche interesse per la spiritualità orientale l’avevo già, tratta dai libri del cardinale Spidlik che amavo moltissimo. Ma la vera folgorazione fu un incontro, come avviene spesso. Tenevo, fresco di studi, un ciclo di conferenze a Torino, presso l’Università Unitrè, sulle “Prove dell’esistenza di Dio nella storia del pensiero”. Dieci lezioni. Da Aristotele, Anselmo, Cartesio e Kant, Schleiermacher, Hegel, fino a Bontadini. Un pomeriggio di novembre. Ero giovanissimo, il corso era seguìto, ero felice e mi impegnavo molto, ma avevo notato un signore, con la barba e sempre vestito di nero, ma non in abito talare, che faceva sempre domande, ed erano tutte intelligentissime. Ortodossia ItalianaDopo una lezione, mi chiese di parlarmi. Voleva sapere cosa ne pensassi delle critiche di Geach e Kenny alle prove ontologiche, cosmologiche e teleologiche delle “cinque vie” di Tommaso. Per me era materia incandescente, terreno di dibattito persino tra i neotomisti, che conoscevo bene, ma lui non era da meno. Finimmo in pizzeria, e poi in birreria, e facemmo mezzanotte. Scoprii che era un vescovo ortodosso, si chiamava Adeodato Mancini, Padre Adeodato per tutti. Era stato uno dei seguaci veneti di De Rosso, lui era originario di Venezia, ed aveva ottenuto l’episcopato Assiro-Caldeo, ma già allora l’idea era di una Chiesa Ortodossa nazionale, tutta italiana, del tutto priva di relazioni gerarchizzate con i grandi Patriarcati. L’avevo capito subito, che non era uno studente, o un ricercatore. Aveva una notevole profondità teologica, ma mi colpì, soprattutto, per un altro motivo. A mezzanotte, mi regalò una bella edizione della Filocalia, e mi chiese di fargli sapere cosa ne pensassi. Poi, mi disse che sarebbe andato a fare “gli spaghetti coi barboni”. Cosa significava? Gli chiesi di accompagnarlo. Aveva un vecchio camper sgamgherato, e nel cuore della notte, si recava dai senza fissa dimora, in due o tre luoghi torinesi, e cucinava un piatto di spaghetti. Per tutti. Sorrisi e una felicità mai vista. Negli occhi di quelle persone trovai una strada senza più remore. Un mito. Rimasi per tanti anni come suo collaboratore, divorai una serie di libri di mistici e teologi ortodossi russi, greci, rumeni. E poi “La spiritualità dei cristiani d’oriente”, sempre di Spidlik. La conversione arrivò poche settimane dopo. Convinta, sicura. Forse i libri, gli approfondimenti teologici, ma soprattutto il suo esempio. Da allora, non ho più avuto dubbi: avevo fatto la scelta giusta. Due anni dopo, il diaconato. E poi , nel 2015, il corepiscopato.

Ortodossia Italiana

Sarei molto interessato a scoprire come percepisce Lei l’Italia nella sua prospettiva ortodossa.

Da questo punto di vista le confesso che sono molto preoccupato. La Chiesa Ortodossa Italiana si è riorganizzata nel 2015. Abbiamo una sessantina di appartenenti al clero, migliaia di fedeli o di persone curiose che si avvicinano a noi, una sede a Roma ed una Università Ortodossa, e questo mi rende contento del lavoro che abbiamo iniziato a fare. Ma il panorama generale non è dei migliori: la scristianizzazione e la relativizzazione, la banalizzazione dei valori e delle tradizioni cristiane sono un fenomeno visibile. I fedeli cattolici – e pensi che il 95 % degli italiani è battezzato – che frequentano la Chiesa ed i sacramenti non superano il 15 per cento. I giovani sono disorientati, c’è molta confusione, una crescente indifferenza per il tesoro di patrimoni culturali, artistici e simbolici della Cristianità. Le ansie e le divisioni interne con questo pontificato si percepiscono anche all’interno delle parrocchie, le crisi delle vocazioni, la tendenziale sfiducia relazionale e disumanizzante tra le persone è stata acutizzata dalla pandemia. Io, che sono un sincero cultore del dialogo ecumenico, talvolta mi sento in difficoltà. Si avverte una debolezza nel magistero, nella capacità di insegnamento. reale, del substrato assoluto e valoriale della nostra eredità millenaria. Ed in questo la proposta di fede e la spiritualità ortodossa hanno molte carte da spendere, e lo testimoniano i tantissimi rumeni in Italia che affollano le chiese da noi. Certe affermazioni di Papa Francesco sono lodevoli nell’intenzione, ma si prestano a molte ambiguità interpretative, perché stridono con la realtà e la sostenibilità. Molti si avvicinano a noi proprio per questa situazione di disagio, di mancanza di guida, di incertezza morale. Ma la cosa, Le assicuro, non mi fa piacere. Tra cattolici e ortodossi il dialogo deve essere continuo, e proficuo. La realtà spirituale e morale italiana, comunque, non è lusinghiera né positiva. Lo si avverte anche dalla sensibilità decrescente verso i simboli cristiani: crocefisso, Natale, liturgia. Si avverte incertezza, incapacità di dare unità di senso alla vita. Crescono i suicidi, anche tra i giovanissimi, acutizzati dalla crisi economica. Se la vita non ha senso, tutto diventa possibile. La Cristianità non può essere solo mutua assistenza, o il gestire ONLUS o patrimoni immobiliari sterminati. Per questo spesso assumiamo posizioni radicali, ma sempre con rispetto dell’identità cattolica. Ho tantissimi amici vescovi e preti cattolici. Le confesso che anche molti di loro, filosoficamente e teologicamente ben preparati, nutrono le medesime preoccupazioni.

Ora le chiedo di presentarmi in dettaglio gli argomenti secondo cui l’Ortodossia in Italia esiste fin dal tempo degli Apostoli. A partire da questa affermazione si può dedurre logicamente che anche San Pietro, il primo capo della Chiesa Universale, è stato di fatto ortodosso?

Mi permetta di farle una premessa. Dire che esista una “Ortodossia” e da quando abbia iniziato ad esistere in Italia, stabilendo uno spartiacque cronologico netto, rischia di essere un problema aporetico che trasmoda nel mero feticismo nominalistico. Dipende da cosa intendiamo con questa locuzione. Se lo intendiamo in senso etimologico e germinale, la “retta fede” (ma in realtà come lei ben sa, l’utilizzo del termine doxa nella storia della filosofia fino al III secolo apre scenari ben più ampi e delicati), intesa come convinzione soggettiva, è evidente che fosse presente in nuce, e necessariamente dopo la Pentecoste, in tutti gli Apostoli, ma sull’interpretazione così anfibologica della frase di Gesù, quella del “Tu es Petrus” e del “su questa Pietra”, si potrebbero scrivere dieci libri, e mi dilungherei troppo. Il termine “Ortodossia”, nell’uso comune ed ecclesiologico di caratterizzazione orientale separata dalla tradizione latina, invece, come Lei certamente sa, nasce solo intorno al X – XI secolo, dopo le polemiche di Fozio del secolo precedente, il Filioque, e le doppie scomuniche costantinopolitane del 1054. Veniamo al merito della sua domanda. L’ortodossia intesa, quindi, come realtà di professione della retta fede cristiana, quindi come concetto dottrinale e teologico, appare evidentemente in tutti gli Apostoli, ed anche in Pietro. Ed appartiene ad essi sul piano reale, sin dalla discesa dello Spirito Santo. Qua si potrebbe porre piuttosto un delicato problema, ma anch’esso richiederebbe fiumi di inchiostro, sulla più aggiornata analisi della vera vocazione universalistica della posizione petrina, alla luce delle considerazioni sui “non circoncisi” negli Atti degli Apostoli, su cui si sono appassionati perfino Bultmann o Kung, ma entriamo nella storia della teologia e nella patristica. Con esiti che spesso sono stati divisivi, e contrari ad un sano spirito ecumenico. E non sarebbe più un’intervista, ma una tediosa elaborazione ermeneutica.

Per quanto conosco, la Chiesa Ortodossa Italiana nasce dall’aspirazione a creare una realtà nazionale, indipendente da giurisdizioni straniere e guidata solo da italiani. Perciò le sarei grato se potesse dirmi quale è l’unicità dell’Ortodossia italiana nel mondo delle chiese ortodosse storiche e quali prospettive di sviluppo ci sono per l’Ortodossia italiana nel prossimo futuro.

Le riepilogo la genesi storica della nostra Chiesa. I seguaci di Antonio De Rosso, nel 2010, erano rimasti in pochissimi. Nel 2014, acquistammo la disponibilità di un bellissimo Monastero in Piemonte, in provincia di Cuneo. Quello fu una sorta di laboratorio teologico e pastorale, il primo germe di una realtà che esisteva dal 1977, ma andava aggiornata e rimodellata. Decidemmo le liturgie utilizzabili: Crisostomo, ma anche il rito gallicano, e San Colombano. Affinammo le nostre linee organizzative, il modo possibile di diffonderci in tutte le regioni italiane e, dopo la morte del compianto padre Adeodato e, purtroppo, del suo delfino padre Antonio Settineri, appena cinquantenne, anche per onorare la loro memoria facemmo il grande passo. Ripartimmo da Roma e dal Piemonte, e dal 2014 fondammo con monsignor Filippo Ortenzi l’Università di San Giovanni Crisostomo, con sede a Roma, e l’Accademia di formazione di San Nicodemo, per la preparazione di diaconi, monaci e sacerdoti. Oggi abbiamo cinque vescovi, docenti preparati e molti studenti che si avvicinano a noi. La strada è ancora lunghissima, ma un bel pezzo di cammino è stato avviato. Veniamo alla seconda questione. Le prospettive di sviluppo in Italia di una Chiesa nazionale, ma ortodossa, sono moltissime. Le dico le principali. Anzitutto, la grande necessità di ricomposizione morale e spirituale nel segno della Tradizione, di cui tantissimi cristiani in Italia avvertono la crescente riduzione, Da noi arrivano molti ferventi cattolici o ex religiosi, pensi che il nostro vescovo di Alessandria e Genova, monsignor Giovanni Ferrando, teologo preparato, è stato parroco cattolico per quarantacinque anni. A chi obietta che ciò può implicare l’ospitare dei “delusi”, ribattiamo che non vi è alcuna competizione, o concorrenzialità, tra proposte di fede. Basta che la gente si avvicini al Pastore: non conta null’altro, di sostanziale. Molti si avvicinano, poi, per i motivi più disparati ed in qualche caso anche per i cosiddetti “casi personali”: divorziati, ex preti che si sono sposati, assonanze simboliche, amore per l’arte e le icone, fascino per la liturgia orientale, ma soprattutto nuovo desiderio di preghiera e di slancio mistico originario. E tanti altri motivi. Il secondo ordine di osservazioni è la specificità dell’Italia: qui ha dominato, per due millenni, la presenza della Chiesa di Roma, senza un contraltare spirituale alternativo, cristiano e tradizionale, come quello orientale, se non nelle frange uniate. E con una tendenziale ostilità, come spiego nel dettaglio nel mio manuale sulla libertà religiosa in Italia del 2018, verso ogni altra forma religiosa organizzata. Ma col limite oggettivo di coinvolgere rispetto ad altre forme religiose, nella proposta di specificità spirituale e liturgica, quasi solo cittadini stranieri. La questione di fondo, di De Rosso e nostra, era e rimane: perché non far conoscere e comprendere sempre più, ora che la “terza secolarizzazione” rende davvero libere e più autentiche le scelte di fede, la proposta cristiana ortodossa agli italiani, con gli adattamenti specifici al carattere nazionale,ma nel grembo straordinario della spiritualità e della ricerca della theosis, dopo secoli in cui ciò, per tanti motivi, è stato possibile così poco? Mi creda. I risultati dei primi anni sono davvero positivi, e val la pena di continuare.

Possiamo dire dal suo punto di vista che l’Italia cristiana del primo millennio ha più punti in comune con i paesi ortodossi, di ieri e di oggi, di quanti ne abbia con l’Italia cattolica contemporanea?

Su questo tema credo che Lei abbia in larga misura molte buone ragioni. Senza scomodare Heidegger o Severino, va rilevato che il tempo della egemonia della Tecnica, dello svuotare – col “pensiero calcolatore” globalista – i serbatoi antichi della cultura e delle identità tradizionali, lascia sensi di vuoto sempre più tremendi, smonta ogni elemento generativo di senso, inquieta sempre di più la sensibilità di tante, tantissime persone. Cristiane e non. Ritrovare rigore, semplicità, desiderio di significati profondi della vita lo ho definito, in uno dei miei libri, un “desiderio originario”. Proprio quello che animò tutta la Cristianità alle sue radici, come giustamente osserva Lei, fino alla netta separazione che, secondo me, avviene molto prima dello Scisma del 1054, a partire dal VII secolo. Da allora, Roma diventa l’unico ordine possibile in una Europa sconvolta, invasa e con guerre continue, e ne guida la riorganizzazione, creando una Autorità forte, che ha molti meriti storici ma crea ineluttabilmente quella che io definisco una “teologia del potere”, gerarchico-autoritaria, ancillare, sostitutiva ed inquisitoriale poi, del potere temporale. La divaricazione, invece, ad Est provoca effetti spiritualmente positivi in linea con le radici dei primi secoli. Nel mondo orientale, la sfera religiosa, forte di autorità centrali autonome e ben radicate (dall’impero bizantino, fino agli Zar) non ha bisogno di diventare potere terreno, e si concentra, mirabilmente, sull’esperienza interiore, la mistica, la liturgia, la forza invincibile, nazionale e popolare, dello spirito e del senso religioso delle origini. Persino Stalin, in una notte ormai celebre, convoca dopo vent’anni di persecuzione i vescovi ortodossi, si umilia e chiede il loro sostegno per affrontare la guerra. E’ la vittoria più grande e memorabile dell’Ortodossia, e di Cristo. La proposta della spiritualità ortodossa, nella confusione e nell’angoscia contemporanea di cui già Gide o Foucault avvertivano i prodromi, è sempre più efficace, sia per la riscoperta e la riconfigurazione della vita interiore, sia nei rapporti tra gli individui, nei modelli sociali, nella ricerca presente in ogni essere umano di stabilità, di necessarietà di un ordine superiore che trascenda le stagioni mutevoli, le angosce e le inquietudini del nostro tempo e che attenui semplificazioni, banalità, relativismi esistenziali, superficialità valoriali.

Il Metropolita Antonio de Rosso è riuscito a rimettere in piedi l’Ortodossia italiana, in altre parole, una Chiesa Ortodossa saldamente radicata nel patrimonio e nella cultura cristiana d’Italia. Mi interesserebbe, però, sapere di quali altri rappresentanti importanti dell’Ortodossia italiana possiamo discutere?

Oggi, dopo la breve parentesi di Alessandro Meluzzi, che ha scelto percorsi diversi ed è assai impegnato in tante altre attività, il più instancabile rappresentante della Chiesa Ortodossa Italiana – considerando che io, purtroppo, sono ancora molto impegnato con altre attività di lavoro, insegnamento e ricerca e non posso lavorare per la Chiesa a tempo pieno, come è invece necessario – è sicuramente monsignor Filippo Ortenzi, nostro Metropolita, che ha la sede a Roma, in via Appia Nuova. In pochi anni, ha realizzato un lavoro enorme, utilizzando molto anche i social ed i mezzi digitali, ed i risultati si vedono. Sul piano teologico, oltre a chi le scrive ci sono molti altri importanti rappresentanti: c’è monsignor Giovanni Ferrando, in Piemonte, mentre al Sud c’è padre Gianni De Paola, ed abbiamo molte ramificazioni anche in Sicilia. A Ventimiglia abbiamo un vescovo di origini francesi, monsignor Marty. Potrei citarle ancora, quali altri importanti esponenti della COI, padre Alberto Crudo (Presidente Banco Alimentare “Regina Pacis” di Viterbo n.d.r.), padre Nilo, padre Stefano Garzino e monsignor Antonio Berardo, e molti altri. La Chiesa è presente, coi suoi organigrammi, in ben quindici regioni italiane, su venti. 

Potremmo parlare oggi di un certo ruolo della sua Chiesa nella società italiana? Dall’altra parte, come fanno gli italiani a riferirsi alla sua chiesa quando la scoprono?

Le modalità di raccordo con i fedeli, o i curiosi che si avvicinano a noi, sono moltissime. C’è il “passaparola” tra le persone, i gruppi, i fedeli. La grande maggioranza, del resto è la legge dei grandi numeri, è quella che ci contatta via Internet, sui gruppi Facebook, sulle pagine di teologia ortodossa, o sulle trasmissioni televisive. Le faccio un esempio numerico: sulla pagina FB, solo dal 5 dicembre ad oggi abbiamo avuto 5.038 contatti, ed una cinquantina di messaggi di adesione, richieste, informazioni. Più o meno, abbiamo una decina di adesioni alla settimana, che vengono indirizzate ai singoli responsabili territoriali. Sulla parte relativa alla funzione della Chiesa, parlare di “ruolo nella società” è un poco imbarazzante. Siamo tutte persone, fortunatamente, umili e abbastanza semplici, viviamo del nostro lavoro, c’è chi insegna, chi lavora in fabbrica, chi fa l’avvocato, o il medico. Siamo umili, e vogliamo restarlo. Il nostro ruolo deve essere altrettanto semplice, anche se fermo nei valori di fondo e nei presupposti pastorali: una proposta cristiana diversa, alternativa, una richiesta di approfondimento della propria vita interiore, della riconsiderazione, della stimolazione, o dell’arricchimento, della fede, per chi ce l’ha. O una proposta, ancora più radicale, di incontro e di dialogo per chi non ce l’ha, ma cerca un senso alla propria esistenza. Che non può essere, per definizione, potremmo dire, “ontologicamente” priva di senso. Tutto lì. Certamente la nostra crescita non ci ha fatti cambiare, o diventare più ambiziosi. Il ruolo in una società dipende dalla potenza del messaggio, e della sua astrazione dalla banalità crescente. Indipendentemente dalla nostra specifica Chiesa, sono i valori ortodossi che hanno un ruolo importante, sempre di più, nel vivere sociale. Il nostro compito è, con modestia, con i pochi mezzi a disposizione ma con impegno sincero, di trasmetterli per quanto possiamo, come una eredità antica ma sempre viva di continuità con il passato ma decisiva per il futuro di ogni persona. Spero di non essere stato prolisso, ma le sue domande, assai stimolanti, meritavano una trattazione adeguata e, spero, completa. La ringrazio tanto per l’attenzione che ci ha dato.

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 Intervista al teologo Massimo Giusio a cura di Tudor Pectu

 

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Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

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Casa Alloggio Madre della Consolazione

La vera storia dei Magi

Missione sant’Ermagora di Aquileia

Missione sant’Ermagora di Aquileia

 L’Ortodossia ritorna nel territorio dell’antico Patriarcato

 

Missione sant'Ermagora di Aquileia

Con la costituzione della Missione Sant’Ermagora di Aquileia, della quale è stato nominato responsabile padre Metodio, l’Ortodossia Italiana si ricostituisce e consolida in uno dei territori dove tra il 568 e il 1751 (quando fu soppresso con Bolla papale Iniuncta nobis da Papa Benedetto XIV) operò il Patrircato di Aquileia (Patriarchatus Aquileiensis), un’entità religiosa per molto tempo ortodossa ed autocefala che costituì una della più grandi Metropolie del medioevo. Tale Patriarcato aveva infatti giurisdizione su buona parte dell’Italia del nord-Est, su parte della Svizzera e dell’Austria, sulla Slovenia, la Croazia e parte della Bosnia Erzegovina. Nel 1077 i patriarchi furono insegniti dall’impero asburgico quali duchi del Friuli e governarono sulla Patrie dal Friûl (Patria del Friuli), che non comprendeva soltanto il Friuli propriamente detto, ma anche zone del Veneto (Cadore Valle del Bois, nel bellunese), dell’Austria (Stiria e Carinzia), della Slovenia (Carniola) e l’intera Istria (oggi prevalentemente croata, tranne la provincia italiana di Trieste e quella slovena di Capodistria).
Missione sant'Ermagora di Aquileiasant’Ermagora di Aquileia
La nostra Missione locale sta coordinando le varie comunità di fedeli della nostra Chiesa già presenti a Grado, Gorizia, Aquilea e Trieste e si sta adoperando per l’apertura di un luogo di culto. La Missione Aquileiana fa parte della Diocesi di Ravenna diretta da mons. Antonio Berardo di Casaluce, un carabiniere in quiescenza che è stato uno dei primi ricostruttori dell’ortodossia in Italia.

Missione sant’Ermagora di Aquileia

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La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

Incontro con la comunità eritrea

Elementi di Storia e Spiritualità Ortodossa             

Elementi di Storia

e Spiritualità Ortodossa

Ai partecipanti sarà donato il libro “Elementi di Teologia Ortodossa”” del teologo Massimo Giusio

Elementi di Storia e Spiritualità Ortodossa  

L’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo, struttura accademica della Chiesa Ortodossa Italiana ha organizzato un Corso di formazione storico – teologica (lezioni in remoto) avente quale tema: Elementi di storia e spiritualità del Cristianesimo Orientale Il corso sarà tenuto dal Vice-Rettore dell’Università,  il teologo dott. Prof. Mons. Massimo GIUSIO Il corso intende fornire un quadro storico essenziale della vicenda storica del Cristianesimo d’Oriente, ed alcune lezioni sul tema centrale delle prove dell’esistenza di Dio nell’evoluzione del pensiero filosofico e teologico dall’antichità ad oggi, comprendendo, in dieci lezioni, i seguenti argomenti:

  • 1. La nascita del Cristianesimo, gruppi etnici nel I secolo e prime tradizioni e chiese cristiane sviluppatesi in Medio Oriente, Egitto, Asia Minore, Estremo Oriente, Balcani, Europa orientale, Africa nord-orientale e India meridionale, nascita della Pentarchia,

  • 2. L’organizzazione del Cristianesimo orientale dei primi secoli: ecclesiastici cristiani orientali, struttura ecclesiastica delle chiese orientali, servizi ecclesiastici o liturgia, Clero, Ordini ascetici o carismatici, Eresie cristiane pre-ecumeniche, Impero Romano e Ortodossia bizantina, i cristiani di San Tommaso- 3. Concili ecumenici, il problema dell’ autonomia, Chiesa ortodossa orientale, caratteristiche ecclesiastiche nazionalistiche, Cristianesimo siriaco, le prime polemiche con Roma, la posizione orientale nei Concili dal III al VII secolo, Fozio e la rottura con Roma del IX secolo fino allo scisma del 1054

  • 4. I fatti del 1054, il ruolo di Michele Cerulario ed il “Filioque”, il quadro storico fino al XV secolo,
  • 5. Le Chiese Ortodosse nell’età moderna e contemporanea: Patriarcati e vicende storico – religiose nei rapporti con Roma fino al Concilio Vaticano II

  • 6. L’Ortodossia oggi, i fenomeni dell’autocefalia e la situazione italiana, la storia della COI

  • 7. La spiritualità cristiana: differenze tra Oriente ed Occidente, cristologia, il ruolo della Teotokos, la Trinità, i sacramenti, la liturgia,

  • 8. Le prove dell’esistenza di Dio nella storia del pensiero da Aristotele a San Tommaso e la loro recezione nell’Oriente cristiano,,

  • 8. Le prove dell’esistenza di Dio nella storia del pensiero da San Tommaso a Kant, le critiche filosofiche possibili verso le dimostrazioni, il pensiero di Leibniz, Hegel e Schleiermacher e il dibattito con Feuerbach,

  • 9. Prove ontologiche e teologia nel XX secolo: il dibattito europeo ed il pensiero ortodosso, il punto sulla validità egli argomenti dimostrativi dell’esistenza di Dio, i rapporti con la Filocalia e le altre fonti spirituali e teologiche d’Oriente,

  • 10. Essere ortodossi oggi: vita spirituale, comunità, organizzazioni, liturgia, il bilancio storico di un millennio di divisioni e l’ecumenismo possibile.

Agli iscritti al Corso che effettueranno una oblazione volontaria a favore della Chiesa Ortodossa Italiana sul Conto Corrente Bancario:

UNICREDIT BANCA – C.C.B. 103887904

 intestato a  Chiesa Ortodossa Italiana

IBAN:  IT59H0200805218000103887904

Oggetto: Contributo Corso Elementi di storia e spiritualità Ortodossa

verrà mandato come dono una copia del Libro: Elementi di Teologia Ortodossa di Massimo Giusio

INDICE del LIBRO

CAP. I – LA TEOLOGIA: NOZIONI INTRODUTTIVE

Teologia e Teologia Fondamentale

Le discipline Teologiche

Teologia Fondamentale: Definizione, Oggetto, Scopo.

La Rivelazione

La Tradizione

Il Magistero e i Canoni

CAP. II – LA TEOLOGIA ORTODOSSA

Definizione, profili storici e caratteri generali

Lo Scisma del 1054 e il problema del “Filoque”

Le Basi Teologiche Ortodosse

La Bibbia nel mondo ortodosso-serbo

CAP. III – QUESTIONI TEOLOGICHE ORTODOSSE

Fede, Scienza, Salvezza

Gesù Cristo, l’Incarnazione, Maria

I Santi e la Glorificazione

I Sacramenti

Misteri, Fede e Carità

L’Escatologia

Elementi di Liturgia OrtodossaItaliana

Il “Credo”

CAP. IV – APPROFONDIMENTI FINALI

CAP. V – CRISTIANESIMO E ORTODOSSI IN ITALIANA

La Geografia religiosa italiana

Le realtà Ortodosse in Italiana

Bibliografia

L’iscrizione deve essere effettuata entro il 18 gennaio 2021, il 19 inizieranno in remoto sulla piattaforma ZOOM e verranno effettuate da mons. Massimo Giusio, teologo, sociologo, docente e saggista torinese, vice Rettore dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo.

Per adesione scrivere a: chiesaortodossaitaliana@gmail.com

Elementi di Storia e Spiritualità Ortodossa

Ai partecipanti sarà donato il libro “Elementi di Teologia Ortodossa”” del teologo Massimo Giusio

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

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Incontro con la comunità eritrea

Servizio Voce Amica

Teofania

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 Grande Santificazione delle Acque

 

Teofania

Il 6 gennaio, nella Parrocchia dei SS. Elena e Costantino di via Roccella Jonica (Roma Anagnina) padre Giovanni Pricop, assistito da mons. Filippo Ortenzi, durante la Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo, ha provveduto alla Grande Santificazione delle Acque. “Signore Gesù Cristo, Figlio unigenito, tu sei nel seno del Padre, sei Dio vero, fonte della vita e dell’immortalità, Luce da Luce, e
TeofaniaTeofania
sei venuto nel mondo per illuminarlo: rischiara la nostra mente con il tuo santo Spirito e accoglici ora che ti porgiamo la magnificazione e il ringraziamento per i tuoi prodigi mirabili sin dall’eterno e per la tua economia salutare per gli ultimi secoli.
Festeggiando il memoriale di questo tuo divino mistero, ti preghiamo, Sovrano amico degli uomini: Spargi su di noi indegni tuoi servi, secondo la tua divina promessa, l’acqua purificante, dono della tua benignità, affinché la nostra richiesta di peccatori su quest’acqua sia benaccetta alla tua bontà e la benedizione per mezzo di essa sia data in grazia a noi e a tutto il tuo popolo credente, a gloria del tuo santo e adorato Nome. “In tale economia ti sei vestito della nostra povera e debole argilla e sei disceso nella dimensione della servitù, o Re di tutto, e, ancora, hai accettato di essere battezzato da mano di servo nel Giordano, per santificare la natura delle acque, tu immune da peccato, per aprirci la strada alla rigenerazione mediante l’acqua e lo Spirito, e per ricostituirci alla pristina libertà.Teofania Teofania TeofaniaTeofania
Poiché a te spetta ogni gloria, onore e adorazione, insieme al Padre e al tuo Spirito tuttosanto, buono e vivifico, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.”

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La vera storia dei Magi

 

diocesi di torino
Calendario Ortodosso

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 i Santi del mese di Gennaio

 

Calendario Ortodosso

Al Clero della Chiesa Ortodossa Italiana, ai fedeli e alle Chiese in Comunione liturgica e sacramentale e a quanti leggeranno questo Messaggio, Grazia, Misericordia e Pace.

Cari fratelli, stiamo predisponendo il Calendario dei Santi della nostra Chiesa per il 2021. Il nostro calendario accoglierà i santi cristiani più venerati del primo millennio (Chiesa indivisa) con particolare riferimento ai santi italiani, i santi ortodossi più noti, quelli glorificati dalla nostra Chiesa (san Giacomo de Molay e sant’Ugone dei Pagani) o accolti nel nostro calendario come sant’Alexei Romanov (glorificato dalla Chiesa Ortodossa Russa e patrono della nostra Confraternita Scout Ortodossi d’Italia) o accolti, con apposito Tomos dalla Chiesa Cattolica (san Galgano Chiusdino). Intanto pubblichiamo il calendario dei Santi del mese di Gennaio 2021.

1 Venerdì – Circoncisione del Signore/ S. Basilio Magno, il Grande; è stato un vescovo e teologo greco antico, Dottore della Chiesa e primo dei Padri Cappadoci.

Si ricordano anche:

San Fulgenzio (monaco africano) di Cagliari del VI sec.

San Concordio ieromartire di Spoleto (PG) II sec.

San Giustino di Chieti, vescovo di Chieti, (circa 540).

2 Sabato San Silvestro Papa . Alla morte del suo predecessore Milziade, avvenuta nel 314, san Silvestro fu consacrato vescovo dell’Antica Roma. Inviò delegati del suo clero al Primo Concilio Ecumenico di Nicea nel 325. Fu san Silvestro a battezzare e guidare nel suo cammino verso la fede l’imperatore Costantino il Grande.

Si ricorda anche:

San Silvestro di Draghina (EN) monaco siciliano, Igumeno del Monastero di San Michele Arcangelo.

San Martiniano di Milano, Vescovo di Milano (ca.435)

3 Domenica San Malachia Profeta – Il profeta Malachia, nome che significa “messaggero di Dio “, è l’ultimo dei dodici profeti minori, e anche di tutti i profeti del Vecchio Testamento.

Si ricorda anche:

San Luciano, Diacono di Lentini (SR).

4 Lunedì San Clemente I, uno dei Settanta Apostoli, terzo Papa di Roma (circa 101)

Si ricorda anche:

San Lino, protovescovo di Roma (circa 76)

San Teoctisto fu fondatore e igumeno del monastero di San Nicola di Caccamo (PA).

5 Martedì Santa Emiliana, romana, zia paterna di San Gregorio Magno (VI sec.)

Si ricorda anche:

San Teopempto e San Teona, San Teopempto vescovo di Nicomedia, capitale della Bitinia, venne condannato a morte nel 304, durante la persecuzione di Diocleziano. Rimanendo illeso dopo crudeli torture, gli fu dato da bere del veleno preparato da un mago di nome Teona. Protetto dalla grazia divina, rimase ancora una volta illeso e ciò generò la conversione di Teona a Cristo. San Teopempto infine morì per decapitazione, mentre san Teona venne sepolto vivo .

6 Mercoledì Santa Teofania e battesimo del Signore, festa dei Magi.

Si ricorda anche:

San Nilammone anacoreta egiziano del IV/V secolo.

7 Giovedì – Sinassi di San Giovanni Battista Santo e Glorioso Profeta e Precursore che ha avuto un ruolo fondamentale nel mistero del battesimo di Nostro Signore Gesù Cristo. (il 24 giugno si festeggia la nascita di Giovanni il Battista)

Si ricorda anche:

San Crispino da Pavia, Vescovo di Pavia (467)

8 Venerdì – San Massimo da Pavia, Vescovo di Pavia (511)

Si ricorda anche:

Santa Domnica originaria di un piccolo villaggio nei pressi di Cartagine (Tunisia), si dedicò alla vita ascetica e ottenne i doni della profezia e di operare miracoli.

9 Sabato San Marcellino d’Ancona, Vescovo di Ancona (566)

si ricorda anche:

San Polieucto, soldato nativo dell’Armenia, subì il martirio sotto l’imperatore Decio.

10 Domenica – San Gregorio di Nissa Fratello di San Basilio Magno, fu monaco e vescovo di Nissa, in Cappadocia. San Gregorio di Nissa, “Colonna dell’ortodossia”, fece della ricerca di ciò che è veramente utile il suo scopo, e giunse a trovarlo nel Cristianesimo, nel quale è possibile “l’imitazione della natura divina” essendo la creatura riflesso del Creatore.

Si ricorda anche:

Sante Tecla e Giustina, di Lentini (SR)

Beata Teosebia diaconessa (385), sorella di San Basilio il Grande 

11 Lunedì – – San Teodosio il Cenobianca Monaco eremita della Cappadocia. Grazie ai suoi numerosi miracoli, la sua fama raggiunse numerosi re, e l’odore della sua santità si diffuse in tutto il mondo. L’appellativo “Cenobiarca” gli deriva dall’avere avuto sotto la propria autorità diversi monasteri.

Si ricorda anche:

San Leuco, nativo di Alessandria d’Egitto, primo vescovo di Siracusa.

12 Martedì Santa Taziana era Diaconessa ai tempi dell’imperatore Alessandro Severo. E’ morta martire. Torturata crudelmente rimase a lungo illesa, finché non venne decapitata.

Si ricorda anche:

Sant’Ilario, monaco mercuriense (XI sec.).

13 Mercoledì – Sant’Emilio Diacono di origine slava, per la sua fede cristiana fu torturato e martirizzato sotto l’imperatore Licinio.

Memoria anche di

San Nicola il Greco archimandrita italo greco ortodosso di Casoli (CH).

San Potito di Napoli, fanciullo martire (ca 136-161)

14 Giovedì – Santa  Nina, isapostola, illuminatrice  della Georgia (335)

Si ricorda anche:

San Saba di Serbia, (al secolo Rastko Nemanjić) è stato un arcivescovo ortodossoserbo.

15 Venerdì Sant’Efisio di Sardegna, martire (303); 

Si ricorda anche:

Santa Secondina Vergine martire di Roma (250 ca.); 

San Massimo, Vescovo di Nola (ca. 250);  

Sant’Eugippo, ordinato sacerdote a Roma, fu biografo di San Severino di Norico (535);

16 Sabato – Sant’Onorato di Fondi (LT) monaco ed abate pre-benedettino Santa Priscilla matrona romana.

Si ricorda anche:

Santa Priscilla di Roma

San Marcello I, vescovo di Roma dal 308 al 309

San Valerio, Vescovo di Sorrento (453 ca); 

Santa Liberata, sorella di Sant’Epifanio da Pavia;

San Tiziano, vescovo di Oderzo (650)

17 Domenica – Sant’Antonio Abate ( detto anche il Grande) fondatore del monachesimo cristiano.

Si ricorda anche.

San  Teodosio il Grande, imperatore di Roma (395);

18 Lunedì – Sant’Atanasio il Grande, vescovo di Alessandria

Si ricorda anche.

Santa Prisca di Roma, vergine e martire;

Santa Liberata da Como, una santa vergine di Como dove fondò il convento di Santa Margherita (580);

19 Martedì San Macario egiziano visse nel deserto di Scete. All’età di quarant’anni ricevette la grazia di scacciare i demoni e di predire il futuro e venne considerato degno del ministero sacerdotale.

Si ricorda anche:

San Ponziano da Spoleto, martire(169); 

Santa Messalina da Foligno, martire (251);

San Bassiano di Lodi, Vescovo di Lodi in Lombardia (413);

San CatelloCastellus ), Vescovo di Castellamare (IX sec.);

San Macario il Romano di Novgorod, Abate (1550).

20 Mercoledì San Sebastiano, martire di Roma (288 ca.)

Si ricorda anche:

Sant’Eutimio sacerdote ed asceta, nacque a Melitene, in Armenia compì numerosi miracoli e quando celebrava la Divina Liturgia appariva come una colonna di fuoco.

San Fabiano, vescovo di Roma (250);

Sant’Agatone, vescovo di Roma (681); 

San Mauro, monaco e abate di Classe a Ravenna, poi vescovo di Cesena (946)

21Giovedì San Massimo il Confessore nativo di Costantinopoli fu il più grande teologo del suo tempo, compose trattati e lettere che ebbero ampia circolazione.

Si ricorda anche:

San Zosimo, ieromonaco di Siracusa (VI/VII sec.);

Sant’Agnese di Roma, vergine e martire (304);

San Zosima, Vescovo di Siracusa (662);

San Publio, primo vescovo di Malta e successivamente vescovo di Atene (112 circa o 161-180 circa);

S. Epifanio da Pavia, Vescovo di Pavia (496).

22 Venerdì – San Timoteo, apostolo, discepolo di San Paolo Apostolo è uno dei 70 Apostoli, morì martire e il suo corpo è conservato nel Duomo di Termoli dal 1239, proveniente da Costantinopoli.

Si fà memoria anche di:

San Domenico di Sora, fondatore di diversi monasteri, celebre per i miracoli (1031); 

Sant’Anastasio monaco di origine persiana. (Il suo nome era Magundat) Dopo molte torture, venne decapitato per ordine dell’Imperatore Persiano.

23 Sabato – San Clemente di Ancira, (Galazia – odierna Turchia), ieromonaco, e poi Vescovo della sua città subì il martirio durante il regno di Massimiano.

Si fa memoria anche di:

Sant’Agatangelo era di origine romana e subì il martirio, morendo per decapitazione sotto l’imperatore Massimiano;

San Paolino il Misericordioso, Vescovo di Nola (431);

Sant’Amasio da Teano, vescovo di Teano (356);

San MartyriusMartory), santo eremita abruzzese (VI secolo)

24 Domenica Santa Xenia la Giusta, di Roma (V secolo) , andò in Asia minore dove costruì un piccolo oratorio in onore del protomartire Santo Stefano e, con le sue due compagne e alcune altre vergini che si erano unite a loro, si consacrò alla pratica della virtù. Operò miracoli e morì in pace dopo una vita santa.

Si fa memoria anche di:

San Babila, vescovo siriaco morto martire in Sicilia.

25 Lunedì – San Gregorio il teologo , Padre e Maestro della Chiesa nacque in Cappadocia, (Turchia), ieromonaco e teologo è stato vescovo di Costantinopoli.

Si fa memoria anche di:

SantaFelicita di Roma e sette figli, figli (c.164):

26 Martedì – SanTito fu uno dei più stretti collaboratori di Paolo di Tarso, che gli indirizzò una delle sue lettere pastorali. È stato vescovo di Creta.

San Senofonte, senatore a Costantinopoli ed era uomo pio e giusto divenne monaco si ritirò nel deserto dove ricevette il dono di compiere miracoli.

Santa Paula di Roma Paula di Palestina ), fondatrice monastica in Palestina (404);

Sant’Atanasio, vescovo a Sorrento .

27 Mercoledì – San Giuliano martire ad Atino (FR)

28 Giovedì Sant’Efrem di Nisibi,(o il Siro) nativo della Mesopotamia, ordinato diacono fondò e divenne maestro della grande scuola cristiana di Nisibi, commentando le Sacre Scritture e spiegando i dogmi della fede ortodossa. Ha ricevuto l’appellativo di “Colonna della Chiesa” e “Cetra dello Spirito Santo”, ed è da considerarsi il maggiore rappresentante del cristianesimo di lingua siriaca.

Si fa memoria anche di:

San Callinico, monaco pugliese del XII sec;

San Flavio, vice prefetto di Roma, martirizzato a Civitavecchia sotto Diocleziano (304 circa)

29 Venerdì – San Costanzo di Perugia, ieromartire e protovescovo di Perugia (170).

30 Sabato Sinassi dei santi gerarchi: San Basilio il Grande, San Giovanni Crisostomo e San Gregorio il Teologo

Si fa memoria anche:

Sant’Armentario di Pavia, vescovo di Pavia (711 circa)

31 Domenica San Giulio d’EginaGiulio di Novara ), sacerdote missionario nell’Italia settentrionale (401)

Si fa memoria anche di:

San Ciro, era un monaco nativo di Alessandria, martire decapitato sotto Diocleziano.

Sant’Anatasio di Catania, vescovo di Methone – Grecia (IX sec).

San Geminiano di Modena, diacono e successivamente successore del vescovo di Modena (348); 

Santa Marcella di Roma (410).

  

mons. Filippo Ortenzimons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita

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