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Benedizione delle Coppie Omosessuali

Benedizione delle Coppie Omosessuali

Rifiutare  una  benedizione a chi  lo  richiede è un atto disumano e offende il Vangelo – La Chiesa Ortodossa Italiana, a mezzo del suo Arcivescovo, ha approvato il seguente documento

Benedizione delle Coppie Omosessuali

La recente pronuncia della Chiesa Cattolica Romana (“Responsum” C.D.F. del 15 marzo) in ordine alla illiceità della Benedizione delle unioni di persone dello stesso stesso, impone alcune riflessioni e considerazioni teologiche ed antropologiche alla luce del Vangelo, dello spirito pastorale vero e della natura strutturale e funzionale dell’atto benedizionale. Tutto l’anno, ed in particolare nella giornata di S. Antonio, si benedicono in molti luoghi cani, gatti, criceti e pappagalli. La Chiesa Cattolica ha benedetto nei secoli inquisitori, roghi, dittatori di ogni specie, eserciti ed armi, funerali di criminali, assassini, mafiosi, camorristi, con carrozze e cavalli, suicidi, alberi, pietre, elementi naturali. Le Benedizioni di unioni civili di persone dello stesso sesso, invece, costituiscono per il Responsum un atto “illecito”. Quindi è impossibile benedirle. Per la verità, la formulazione giuridica, erede della tradizionale semantica magisteriale, è più sottile: il parere conclude che la Chiesa “non ha il potere di disporre” della benedizione. Stiamo ovviamente, parlando del caso in cui questa benedizione venga richiesta, espressamente, dalle persone omosessuali che, credendo ovviamente nel valore della protezione divina e nel cammino di fede, intendono unirsi stabilmente su una base affettiva solida. Vediamo, nel dettaglio, il percorso argomentativo con il quale si è giunti all’apodittica risoluzione consultiva.

  1. Viene citato, anzitutto, il Catechismo ufficiale (n. 1670) che nel contesto definitorio della Benedizione precisa che essa «chiama gli uomini a lodare Dio, li invita a chiedere la sua protezione, li esorta a meritare, con la santità della vita, la sua misericordia» Più ampio di così, incondizionatamente, non si può esprimere. Si indica poi che le benedizioni, inoltre, sono «istituite in certo qual modo a imitazione dei sacramenti, si riportano sempre e principalmente a effetti spirituali, che ottengono per impetrazione della Chiesa». Il primo passaggio logico ostativo è che si interpreta quel termine, “uomini” come “relazioni”, per cui occorrerebbe che “ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore”. Quindi, solo le “realtà ordinate” (quelle, si capisce, ritenute conformi ai disegni divini dal Magistero), a servire i disegni di Dio possono essere destinatarie della Benedizione. Si prosegue indicando che “per tale motivo, non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso”.

  2. Con lo stesso iter logico, le coppie sterili non prevedono una apertura per sé alla trasmissione della vita, anzi la escludono sul piano biologico ed a priori. Ma proseguiamo. Le unioni civili sarebbero “in relazione con i sacramenti” e per ciò solo illecite. Il disegno di Dio è valido solo per il matrimonio e la famiglia intesa in senso tradizionale. Per cui, la fattispecie illecita è interpretata come “contraria” al disegno di Dio. Con la stessa ricostruzione ermeneutica, si sono torturati, bolliti e bruciati gli omosessuali sui roghi per cinquecento anni. Nessuno si pone la domanda “Ma non è che anche questo tipo di affettività stabili sono una manifestazione del disegno di Dio, per sé imperscrutabile, una forma per quanto minoritaria ma sincera e di vero amore”, un modo per dare ordine e armonia a vite spesso discriminate, offese, dileggiate anche a causa dello stigma cattolico ultrasecolare cui sono state sottoposte, nonostante la presenza massiccia (alcuni testi recenti parlano di 65 – 70 per cento) di sacerdoti cattolici omosessuali, spesso protagonisti delle cronache (basta inserire la voce “pretigay” sui motori di ricerca) per episodi inconcepibili, violenze su ragazzi talvolta minori, costumi viziosi di frequentazione di prostituti, distrazione di fondi, imbarazzanti scoperte in saune, cinema, ed altri teatri erotici ben meno commendevoli rispetto ad un sereno affetto stabile?

  3. Ulteriore argomento di chiusura è la cosiddetta “ermeneutica analogica”: queste unioni costituiscono (“in certo qual modo”, precisa il testo) una “imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale”. Era probabilmente un rimando, allora, anche quello della nota vicenda evangelica del centurione (cfr. Matteo 8:5-13) in cui siamo con evidenza di fronte ad una unione “scandalosa” (il termine greco, “pais”, è lo stesso utilizzato per definire l’amante giovane di un maschio adulto: di qui, peraltro, l’espressione “paiderastes”). Il centurione chiede a Gesù di guarire il ragazzo malato, ma precisa che non è il caso che il Salvatore si rechi di persona nella sua casa (difficile interpretare tale espressione se non con l’evidente imbarazzo del militare romano). Cosa fa Gesù? Lo guarisce. Senza alcuna condizione o premessa teologica, incondizionatamente e gratuitamente. Per la Benedizione non dovrebbe valere un principio analogo? Benedire significa forse approvare, nel merito, ed elevare a modello quella relazione? O non, semplicemente, formulare un augurio ed un auspicio di protezione divina, di crescita nella fede, magari anche di riflessione e di ponderazione, ma in cui prevale l’Amore, spirito vero ed essenza primaria del Vangelo? In ogni caso, e senza condizioni. Meno che mai con dichiarazioni di “illiceità”.

  4. Si è pensato alle conseguenze di un rifiuto “ufficializzato”, a chi lo richiede cristianamente ed in buona fede, seppure per una unione che non è quella idealmente ritenuta perfetta dal Magistero, del matrimonio tra uomo e donna, ma è realizzata tra due esseri umani, nella loro fragilità e nella loro fede e ricerca di Dio? Significa, con effetti psicologici devastanti di cui ci si assume la responsabilità, respingere per loro l’aiuto e la parola di Dio. Siete nel peccato mortale, la sanzione escatologica è infernale. Nella sostanza, i Pastori cattolici romani devono accogliere con rispetto e delicatezza gli omosessuali, benedirli eccezionalmente ma solo “uti singuli”, ma questi non possono decidere, con sanzione di “illiceità” e divieto di benedizione, di vivere assieme, volersi bene, dare ordine e normalità alla loro esistenza e fornirsi aiuto reciproco, nella gioventù e nella vecchiaia. Come è acquisizione ormai evidente alla coscienza sociale, salvo esecrabili sacche di sottocultura, ignoranza o discriminazione. Ciò appare del tutto disumano, specie se posto il relazione alla contraddittorietà di certi comportamenti recenti della Chiesa, che percepisce miliardi dallo Stato e finanzia, con somme enormi, produzioni artistiche di noti artisti gay sposati da anni, che perciò la umiliano e deridono sui media, o che con un continuo “tira e molla” di aperture e chiusure come i DPCM sulla pandemia, alterna spiragli di comprensione (“Chi sono io per giudicare gli omosessuali che cercano Dio?”) a frasi apodittiche come “la benedizione manifesterebbe l’intenzione non di affidare alla protezione e all’aiuto di Dio alcune singole persone, nel senso di cui sopra, ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio”. Come se si conoscesse, e si potesse conoscere, senza precomprensioni inconsce e poco neutre, in una comunità fortemente caratterizzata dalla presenza massiccia di membri ad orientamento omosessuale o bisessuale, il reale contenuto dei “disegni rivelati da Dio”. Sarebbe forse più prudente, invece che assumere scelte offensive e disumanizzanti, far prevalere l’Amore, in ogni caso, sul rifiuto. Un rifiuto, per quanto giustificato da sottigliezze giuridico-canonistiche, fragili appigli ermeneutici e pretese di conoscenza della volontà imperscrutabile di Dio, è molto peggio, sul piano teologico, ma anche antropologico e psicologico, di un gesto definitivo e totale di Amore. Perchè l’essenza è nell’Amore, non è mai nel rifiuto. Neppure se sottilmente giustificato. C’era bisogno, con tutti i problemi della secolarizzazione, del relativismo dilagante e della scristianizzazione, di questa ulteriore ferita spirituale, psicologica e psicosociale per milioni di fratelli?

  5. La Chiesa Ortodossa Italiana, pertanto, continuerà la propria prassi di Benedizione, per i fedeli cristiani che ne fanno espressa e sincera richiesta, delle unioni affettive stabili, senza che ciò implichi alcuna valutazione esplicita od implicita di tale relazione nei suoi contenuti, come modello da imitare o da incoraggiare, ma neppure da condannare a priori con esiti di fatto offensivi e lesivi della personalità, ritenendo che questi nostri fratelli e sorelle rimangano e crescano frugiferenti nella Chiesa e ne costituiscano un differente, ma prezioso e speciale arricchimento. Che fa parte, anche esso, del Disegno divino che tutto ha creato così com’è, tutto sa, tutto ha previsto e voluto. E tutto ama. E sicuramente, senza ombra di dubbio, espressione della lettera e dello spirito evangelico. E pensiamo e riteniamo che in Paradiso possa esserci, con molta maggiore probabilità, il centurione del Vangelo di Matteo piuttosto che tanti ipocriti, farisei e sepolcri imbiancati. O moralisti che di giorno condannano e la sera volano nelle chat omoerotiche, come ci confermano i media ogni giorno. Ciò nonostante, invitiamo con sincera volontà di dialogo e spirito costruttivo i fratelli della tradizione romana, specialmente coloro che vivono con dolore contraddizioni personali e sensibilità su questi temi, a ripensare e rivedere con contrizione e discernimento queste erronee posizioni che provocano dolore, difficoltà umane e psicologiche specie nei soggetti più giovani, ed ulteriore colpevolizzazione e stigmatizzazione sociale. Quanto meno perchè, dopo averli bruciati per mezzo millennio con lo stesso stilema ermeneutico della convinzione della verità di una asserita “contrarietà ai disegni divini”, questi nostri fratelli, specie da noi Pastori, meriterebbero per il Mistero inscrutabile della loro condizione umana e naturale un ben diverso, più nobile ed accogliente risarcimento. Fatto di tenerezza e di aiuto nella fede. Gesù, al centurione, non chiede patenti di conformità ai disegni divini. Guarisce. E basta. La medicina dell’anima è nell’Amore. Non nel rifiuto.

p.s. nella foto, benedizione, all’interno di un rito adelfopholisico (*1) di due nostre fedeli: Katia e Francesca, affinché sia loro inviato dall’alto un amore perfetto e siano benedette in unità e spirito e in fede certa, effettuata a Roma nel luglio 2019 dal vescovo Filippo, assistito da padre Antonio e dalla diaconessa Gabriela.

Note

(*1) adelphopoiesis, rito benedizionale di affratellamento tra membri dello stesso sesso è in uso nelle chiese ortodosse orientali fin dai primi secoli della cristianità e non è stata mai formalmente abrogato. Santi protettori delle coppie omo-affettive sono Sergio e Bacco,   due soldati romani morti durante la persecuzione di Diocleziano e che furono dichiarati protettori dell’esercito imperiale romano (impropriamente definito bizantino) 

                               

Benedizione delle Coppie Omosessuali

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La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

Salute e Covid-19

Salute e Covid-19

 La salute dell’anima  favorisce la salute del corpo e aiuta a superare gli effetti della pandemia

Salute e Covid-19

La chiusura altalenante di palestre e chiese ha un effetto devastante per la salute fisica e spirituale della popolazione. La salute fisica e spirituale sono intrinsecamente connesse e la religione, come dimostra il fatto che epoca immemorabile la figura del sacerdote e del medico spesso coincidevano, e di questo ne è prova, ancora oggi, della persistenza di guaritori-sciamani in diverse aree tribali dell’Africa, delle Americhe, dell’Asia e dell’Oceania. La cura della salute non soltanto fisica, ma anche spirituale è riconosciuta anche dal nostro Ordinamento statuale che prevede la presenza di cappelle negli Ospedali, perché l’assistenza religiosa e la preghiera sono utili anche a superare i momenti di sconforto e di dolore, dare serenità all’anima e aiutare a superare la malattia. Ci sono malattie poi, come la depressione, dove l’assistenza spirituale ha spesso effetti più benefici delle cure mediche, come è anche vero che chi crede ha maggiori possibilità di guarigione rispetto ai non credenti. Che la religione ha un effetto benefico sulla salute è un dato scientifico incontrovertibile, infatti secondo una ricerca della della Harvard School of Public Health che hanno pubblicato un’analisi del loro grande studio prospettico su 74.543 infermiere americane circa la relazione tra la frequentazione di funzioni religiose e la mortalità, ha certificato che le possibilità di contrarre malattie, anche mortali, sono tra i credenti, molto minori rispetto a coloro che non credono. Storicamente poi l’assistenza psicologica alle famiglie, come anche ai malati, è stata storicamente appannaggio dei sacerdoti, e non è detto che quella religiosa sia meno efficiente di quella offerta dagli psicologi. Sul quotidiano online d’informazione sanitaria www.quotidianosanità.it del 20 maggio 2016 viene riportata una dichiarazione del dott. Franco Berrino, epidemiologo dell’Istituto Tumori di Milano per il quale: “è ragionevole ipotizzare che la preghiera, agisca riducendo uno dei principali fattori di rischio delle malattie croniche, lo stato infiammatorio cronico”. Chiudere o limitare luoghi di culto o assistenza religiosa non aiuta certamente la popolazione a superare l’impatto che la pandemia ha non soltanto sull’economia ma anche sulla salute psico-fisica delle persone. Il cristianesimo poi è non soltanto la religione della salvezza delle anime ma anche della salute e, come ci ricorda il Vangelo, Gesù ha integrato la sua predicazione effettuando guarigioni miracolose e dando speranza all’umanità del superamento della morte attraverso la sua risurrezione. Oggi vari studi scientifici, effettuati soprattutto in America, riconoscono l’importanza medica del cristianesimo quale religione della salute dell’anima e del corpo, e che la cura sacerdotale ha un effetto benefico perché sviluppando emozioni positive, ha effetti sull’umore, favorisce l’ottimismo indispensabile per superare le malattie, offre una prospettiva di speranza, ha effetti anche sulla longevità, il miglioramento dell’aspettativa di vita e la qualità della vita. Oggi ad esempio sta crescendo la psicologia della religione, che studia il comportamento umano in rapporto con il trascendente, critica la psicologia freudiana e sostiene che “numerose nevrosi sono principalmente legate al fatto che i bisogni religiosi dell’anima non sono più presi sul serio dalla psicologia”. Le neuroscienze spirituali, la neuroteologia, la teobiologia, la teologia del corpo ecc., come anche accertato da numerose ricerche accademiche, sostengono che le pratiche religiose, la preghiera, la meditazione ortodossa quale l’esicasmo o preghiera del cuore, sono una risorsa utile a far fronte a situazioni di sofferenza, stress e problemi di vita che interferiscono con la salute fisica e mentale. Alla luce di ciò bloccare o limitare  l’assistenza religiosa alla popolazione danneggia le difese immunitarie e favorisce, non ostacola, l’incidenza della pandemia sulla società. Il cristianesimo poi, da sempre, è una religione medicinale che ha supportato la medicina anche attraverso preghiere e riti di guarigione che, da secoli, ha aiutato il nostro popolo a superare attraverso la cura della salute spirituale anche anche gli aspetti più tragici delle epidemie che hanno colpito ciclicamente l’umanità.

Salute e Covid-19Filippo Ortenzi

arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana

Salute e Covid-19

 La salute dell’anima  favorisce la salute del corpo e aiuta a superare gli effetti della pandemia

 

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Incontro con la comunità eritrea

Servizio Voce Amica

Missione sant’Elia lo speleota

Missione sant’Elia lo Speleota

Fratel Elia (Vittorio Favazzo)

un missionario al servizio dei poveri

Missione sant'Elia lo speleota

Si è costituita a Reggio Calabria e Melicuccà la MissioneSant’Elia, lo speleota”, dedicata a un santo ortodosso greco-calabro del IX secolo nato a Reggio Calabria e morto a Melicuccà. In tale cittadina è presente una grotta dove ha vissuto e che è ancora meta di pellegrinaggi devozionali sia da parte dei fedeli ortodossi che di quelli cattolici. Responsabile della missione è stato nominato fratel Elia (al secolo Vittorio Favazzo), diaconoeletto” della Chiesa Ortodossa Italiana. Fratel Elia è un personaggio molto noto nella città di Reggio Calabria, dove da anni fa apostolato tra i poveri, gli indigenti e i senzatetto. La storia di questo diacono è interessante: a 19 anni, dopo aver effettuato a Roma degli studi di comunicazione per la professione di regista e documentarista venne a contatto con le baraccopoli esistenti nella periferia della Capitale rimanendone fortemente impressionato. Successivamente conobbe, grazie ad un dvd del regista Franco Zeffirelli: “Fratello Sole, Sorella Luna” la spiritualità francescana e decise di seguirne la strada e dedicare la sua vita alla preghiera e all’aiuto dei bisognosi perché, come sostiene: “nasciamo polvere, ma non dobbiamo morire polvere. Dobbiamo vivere per il bene agli altri, dare il bene è infinitamente meglio che riceverlo. Questo diventa un precetto di vita materiale e spirituale: dobbiamo capire le necessità degli altri per fornire loro un aiuto”. Per seguire questa vocazione fratel Elia ha cominciato ad andare negli Ospedali per consolare gli ammalati, evangelizzare ed aiutare i poveri. Per essere vicino agli ultimi, comprenderne i bisogni, condividerne la vita e portare a loro la parola di Gesù, per sua scelta, è vissuto tra i più “barboni” di Palermo, condividendone le difficoltà, vivendo con loro per strada e dormendo sulle panchine o nei prati. Questa esperienza ha rafforzato la sua fede, tanto che ci ha detto: “nella povertà c’è amore, c’è spiritualità, c’è un rapporto più diretto con Gesù”. Animato da profondo spirito ecumenico, fratel Elia lo troviamo a servire alla mensa del Convento di San Francesco di Reggio Calabria, ad aiutare gli immigrati e i senza tetto reggini, accompagnare i disabili nelle loro necessità ecc. La sua forte spiritualità lo ha portato ad intraprendere numerosi pellegrinaggi (tra i quali: Tindari, Assisi e Santiago di Compostela), rigorosamente a piedi, perché, come sostiene: “muovendosi a piedi si ha l’opportunità di parlare, conoscere, approfondire. E poi il cammino non è altro che l’immagine di un cammino più grande verso la fede”. Fratel Elia (Vittorio Favazzo), riprendendo la spiritualità di sant’Elia lo speleota, e sulle orme e secondo l’aspirazione di mons. Leopoldo Adeodato Mancini, vescovo ortodosso di venerata memoria, riattiverà anche il culto locale del santo sia a Reggio che a Melicuccà (Melikukià  in grecanico o greco-calabro), cittadina nata intorno alle grotte dove vivevano sant’Elia e i monaci che lo avevano seguito e che ha dato i natali a due santi ortodossi calabresi: san Luca il Grammatico e san Nicodemo l’umile.

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A Sanremo spettacolo blasfemo

Sant’Agata

A Sanremo spettacolo blasfemo

A Sanremo Spettacolo blasfemo

 Duemila anni di storia, simboli e tradizione cristiana derisi coi soldi pubblici

Lode al coraggioso – purtroppo solitario – intervento di riprovazione del Vescovo cattolico di Sanremo

A Sanremo spettacolo blasfemo

L’Arcivescovo della Chiesa Ortodossa Italiana, monsignor Filippo Ortenzi, ed il Vescovo della Diocesi della Chiesa Ortodossa Italiana di Nizza, Monaco e Ventimiglia, monsignor Richard Marty, nel prendere atto delle migliaia di segnalazioni di protesta e di indignazione sull’incredibile spettacolo, costato milioni di euro dei contribuenti italiani già stremati dalla crisi e dalla pandemia, di derisione dei simboli e dei valori cristiani nelle serate del Festival, osservano che ciò non può restare privo di conseguenze, invitando ad iniziative precise e di ferma riprovazione. Il turpe show di personaggi volgari, narcisisti ed esibizionisti che svolgono da tempo una marcata propaganda nichilista, con offese evidenti alla Divinità, ai Santi, a Maria, al Sacro Cuore di Gesù, e a molti altri simboli della tradizione cristiana ed occidentale, trasformati in una fiera orripilante, sullo sfondo e nella volgarità estetizzante delle culture gender fluid, con tratti evidenti di esaltazione neopagana, e satanista, con una rivendicazione espressa di trasgressività e dissoluzione dei valori come segno di modernità e libertà, collegata ad autentico manifesto di scherno ed ironia anticristiana, pagato dal servizio pubblico ad onta di ogni comune buon senso. Ciò nel silenzio della politica e della dirigenza RAI, evidentemente densa di contiguità, nemmeno troppo dissimulate, con lobbies ben identificabili ed adesione complice o corriva ad una deriva morale e spirituale del Paese – e di una tradizione bimillenaria – ormai dilagante, che non solo non si vuole correggere, ma viene anzi esaltata, valorizzata come prodotto artistico e spettacolarizzata.

Il progetto emerge ora con maggior chiarezza: dissolvere con la massima rapidità, in pochi anni, la sensibilità ed i valori della nostra cultura cristiana, Esprimere, anche in modi eccessivi, ipersensibilità per espressioni linguistiche o simboli che feriscono sensibilità di minoranze, che vanno certo tutelate con fermezza ma senza parossismi irrazionali (si pensi ai crocifissi o al Presepe o espressioni linguistiche che urterebbero spiritualità diverse) e poi organizzare, coi soldi RAI, un enorme circo blasfemo ed anticristiano, esaltando valori come il relativismo, il nichilismo, l’autorappresentazione vittimistico-narcisistica e volgare dei simboli del Cristianesimo, l’edonismo pseudoestetico ed erotizzante, ridicolo e privo di senso, e sbandierando tali follie dissolutorie addirittura come un originale prodotto artistico, di valore apprezzabile. Non si può non reagire a questo infame spettacolo, che trova corrivi conduttori strapagati e dirigenti ed amministratori collaborativi: la sensibilità cristiana può essere presa impunemente a martellate, nel silenzio della Chiesa Cattolica romana e con l’unica e lodevole eccezione del Vescovo di Sanremo, S.E. Mons. Suetta, cui va il plauso per il coraggio e la forza d’animo di aver riprovato, unico per ora, questo incredibile e disumanizzante grand-guignol anticristiano. Che sia la Chiesa Ortodossa Italiana a difendere questo coraggioso rappresentante della tradizione latina ed il patrimonio simbolico e spirituale del Cristianesimo italico può sembrare inopportuno o poco prevedibile. Ma la gravità della deriva morale di cui questo è episodio è solo l’ultimo e gigantesco tassello induce ad esprimere una lode speciale a chi, vox clamans in deserto, riafferma con vigore la propria disapprovazione. Stupisce invece il silenzio, davvero incomprensibile e dai contorni che vanno certamente approfonditi, delle gerarchie cattoliche e del suo vertice. “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, osservava Livio nel XXI libro delle Historiae, Oggi, mentre le sacre stanze, che si spera non abbiano applaudito anche loro al pride neopagano, spiccano per ritrosia reattiva, prosegue negli ambienti che ormai tutti conoscono l’ormai evidente e ben organizzato disegno di dissoluzione della nostra tradizione bimillenaria, della storia cristiana, della saldezza morale dei valori occidentali. In nome dell’edonismo, della volgarità spacciata per arte, del crescente consenso a sottoculture esibizioniste, narcisiste, nichiliste, relativiste, post-umane. E, probabilmente, sempre più anti-umane.

                                 

A Sanremo Spettacolo blasfemo

 Duemila anni di storia, simboli e tradizione cristiana derisi coi soldi pubblici

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Custodia del Creato

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 Firmato Protocollo d’Intesa 
tra Chiesa Ortodossa Italiana e Italia Bio

 

Custodia del Creato

La Chiesa Ortodossa Italiana ha sottoscritto a Roma, il 5 marzo 202, un Protocollo d’Intesa con l’associazione Italia Bio, che si è già concretizzata in Puglia nel varo di un Distretto alimentare Bio Slow. Questa importante collaborazione è stata resa possibile grazie all’interessamento del presidente nazionale della Fraternità Ortodossa ing. Ambrogio Giordano, che ha già concretizzato una proficua collaborazione tra le due realtà in Puglia, dove si sta costituendo un importante Distretto Alimentare Bio Slow. L’associazione Italia Bio è nata dall’iniziativa di alcuni produttori biologici al fine di promuovere prodotti e cibi sani, sviluppare un nuovo modello di economia sostenibile, sobria e conviviale, che garantisca la conservazione dell’ambiente e delle risorse naturali, la qualità della vita, la felicità delle persone e il rispetto del creato. In questa alleanza tra agricoltori e consumatori è importante anche l’apporto della visione cristiana che, come ha ricordato il nostro arcivescovo mons. Filippo Ortenzi citando la Genesi (Gn 2,15): “Dio pose l’uomo nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” e il custodire, coltivare e valorizzare e non l’utilizzo predatorio e distruttivo, è quanto Dio ha indicato quale compito principale dell’umanità. 

Riportiamo il testo del Protocollo d’Intesa tra la Chiesa Ortodossa Italiana e l’associazione Bio Food, sottoscritta da mons, Filippo Ortenzi e dal Presidente Nazionale di Italia Bio dott. Ignazio Garau.

DIFESA DEL CREATO E SVILUPPO SOSTENIBILE, AGRICOLTURA BIOLOGICA E SICUREZZA ALIMENTARE, SCAMBIO DI CONOSCENZE E COLLABORAZIONE PER PROMUOVERE E

DIFFONDERE L’ETICA DELLA VITA IN ARMONIA CON LA

REALTA’ MATERIALE E SPIRITUALE CHE CI CIRCONDA

Premesso che:

  • L’emergenza climatica, l’emergenza sanitaria e l’emergenza economica che gravano su tutta la Comunità Umana sono strettamente connesse tra di loro e sono conseguenti alla nostra disattenzione nei confronti del pianeta che ci ospita, all’eccessivo sfruttamento delle risorse a disposizione;
  • “Economia” ed “ecologia” non sono discipline tra loro antitetiche, come si è continuato a pensare fino al recente passato, considerato anche che i due termini condividono un identico elemento etimologico, l’οἶκος, che sta a indicare lo stesso interesse per la gestione della “casa”, ovvero per l’amministrazione del nostro spazio vitale;
  • È necessario cambiare rapidamente paradigma, modificare i modelli di riferimento economici, ambientali e sociali che ci hanno guidato nei secoli passati, occorre adottare nuovi e più sostenibili stili di vita: non siamo solo in un’epoca di cambiamenti, siamo al cambiamento di un’epoca. Nulla potrà essere semplicemente come prima, perché il prima ci ha portato ai problemi di oggi;
  • Per produrre cambiamenti in tempi brevi è necessario l’impegno delle istituzioni, ma anche il coinvolgimento dell’intera comunità.

Se promuoviamo una nuova visione del nostro rapporto con il creato, se tutti indichiamo la praticabilità e la convenienza di un modello di economia, e di società, più solare e solidale, più conviviale, assieme possiamo farcela;

  • Il cibo e l’agricoltura, biologica e contadina, sono i riferimenti da cui partire per un percorso di sviluppo sostenibile, poiché il cibo è coinvolgente e, nelle sue molteplici implicazioni, lega in modo stretto le persone, l’organizzazione delle comunità, la salute e la qualità della vita con le risorse naturali, la terra, la biodiversità, la loro gestione e salvaguardia;
  • L’agricoltura biologica è un insieme di principi e di valori che costituiscono una visione originale del modo in cui l’uomo deve interagire con il suo ambiente vitale, indicando modalità di produzione, preparazione e distribuzione del cibo e di altri beni che aiutino a non dissipare le risorse disponibili sul nostro pianeta terra, rispettando la vita delle piante e degli altri animali. L’agricoltura biologica afferisce al modo in cui le persone interagiscono con paesaggi vivi, si rapportano l’uno con l’altro, contribuiscono a formare e custodire l’eredità delle generazioni future;
  • la Chiesa Ortodossa Italiana e l’Associazione Italia Bio, pur nella diversità di caratteristiche, ruoli e funzioni, condividono la necessità di collaborare per promuovere iniziative e azioni orientate allo sviluppo sostenibile e alla difesa del nostro ecosistema.

Considerato che:

  • la Chiesa Ortodossa Italiana ritiene suo compito fondamentale agire per la salvaguardia del creato e vuole coinvolgere attivamente la Comunità dei fedeli avvalendosi della collaborazione e del supporto dell’Associazione Italia Bio.

Tutto ciò premesso e considerato

La Chiesa Ortodossa Italiana 

diocesi di torino

e

L’associazione Italia Bio
Custodia del Creato

sottoscrivono il presente Protocollo d’Intesa concordando sulle finalità sopra esposte e congiuntamente, in relazione alle proprie competenze e ruoli, si impegnano a:

  • creare rapporti di scambio di conoscenze ed esperienze sui temi legati all’uso delle risorse, ai mutamenti climatici, alle energie rinnovabili, alle produzioni biologiche, alla biodiversità e più in generale allo sviluppo sostenibile e su come questi temi possano essere affrontati nel contesto specifico della Comunità Ecclesiale;
  • collaborare per attivare specifici momenti di approfondimento e di studio sulle tematiche dello sviluppo sostenibile, delle “sana alimentazione” e della “Dieta Mediterranea”, anche organizzando appositi corsi formativi in collaborazione con l’Università e gli Enti di Formazione della Chiesa;
  • per rendere concreta la scelta della sostenibilità all’interno di ogni comunità ecclesiale si istituirà un gruppo di lavoro, con i rappresentanti delle parti, con l’obiettivo di ideare un sistema di gestione ambientale differenziato per le diverse aree di interesse (chiese, scuole, strutture di accoglienza, ecc.). Obiettivo consentire a ogni comunità di ridurre significativamente i propri consumi di risorse, di energia (elettrica e termica), la produzione di rifiuti, fornendo il proprio contributo per la tutela dell’ambiente e del clima, risparmiando denaro e promuovendo una coscienza ambientale all’interno e all’esterno della chiesa;
  • lo stesso gruppo di lavoro elaborerà anche una proposta per prevedere in ogni comunità la possibilità di organizzare un gruppo di acquisto collegato direttamente ai produttori agricoli, facilitando la creazione di filiere corte che ristabiliscano corrette condizioni di collaborazione tra produttori e consumatori, con vantaggi per entrambe le parti;
  • tale scelte consentiranno di prevedere anche la possibilità di predisporre la certificazione ambientale di Chiesa eco-sostenibile;
  • un’impostazione che offrirà anche lo spunto per creare occasioni di condivisione comunitaria dell’esperienza ecologica e organizzare momenti di conoscenza delle qualità ambientali presenti nel territorio della comunità e opportunità conviviali per la scoperta delle produzioni biologiche e tipiche;
  • il percorso prevederà specifiche iniziative indirizzate ai bambini e ai giovani perché possano partecipare e condividere il progetto;
  • il gruppo di lavoro predisporrà una “Dichiarazione per la difesa del creato”, da sottoporre all’approvazione del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Italiana;
  • creare una linea di prodotti biologici dei Monasteri o delle comunità religiose afferenti alla Chiesa Ortodossa Italiana;
  • fornire la consulenza interdisciplinare per la costituzione di un Comitato Tecnico Scientifico di supporto al progetto dei distretti Bio Slow sotto l’egida del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Italiana;
  • la Chiesa Ortodossa Italiana nella persona del suo Primate Sua Beatitudine Filippo Ortenzi, darà la disponibilità ad assumere il ruolo di Cappellano dei singoli ambiti territoriali, nei quali i Distretti Bio Slow, in primis quello delle Puglie implementerà tutte le iniziative a livello nazionale;
  • la Chiesa Ortodossa Italiana a seguito della sottoscrizione del presente protocollo, collaborerà alla costruzione di paradigmi comunicativi, rivenienti dal confronto delle strutture preposte proprie dei vari Distretti Bio Slow, in particolare quello delle Puglie e degli esperti di comunicazione della Chiesa Ortodossa Italiana;
  • il Presidente nazionale di Italia Bio, in accordo con il Primate della Chiesa Ortodossa Italiana concorderà dichiarazioni ed eventi congiunti aventi la finalità di sfruttare la sinergia operativa derivante dal presente accordo, allo scopo di raggiungere gli obiettivi comuni concordati su scala nazionale. La Chiesa Ortodossa Italiana in particolare si impegna a sensibilizzare tutta la sua comunità presente in tutte le Regioni d’Italia;
  • la Chiesa Ortodossa Italiana, nella Regione Puglia, coinvolgerà l’associazione sociale e culturale Rinascita e Rose, con tutte le sue strutture, al fine di facilitare l’immediata attivazione di tutte le iniziative previste nella Regione in forza del fatto che il Presidente di detta associazione è un membro del clero della Chiesa Ortodossa Italiana, dando mandato allo stesso di rendersi immediatamente disponibile a supportare l’iniziativa qui oggetto di accordo, con tutti i mezzi disponibili dell’Associazione.              

Custodia del Creato

 Firmato Protocollo d’Intesa 
tra Chiesa Ortodossa Italiana e Italia Bio

                        

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

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Incontro con la comunità eritrea

La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

diocesi di torino
Sicilia

Sicilia

 Costituita la Missione san Giorgio Megalomartire

 

Sicilia

Si è costituita a Santa Caterina Villarmosa (CL) la Missione “San Giorgio Megalomartire” della Chiesa Ortodossa Italiana. Detta missione, che rafforza la nostra Diocesi di Siracusa-Cefalù, già presente nelle provincie di Messina, Palermo, Siracusa, Catania, Agrigento, Trapani e a Malta, è sorta grazie al dott. Michele Antonio Tramontana, diacono eletto, seminarista al corso di Liturgia Pastorale dell’Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita e partecipante al corso di Teologia e Spiritualità Ortodossa promosso dal Dipartimento di Scienze Storico-religiose dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. Santa Caterina Villarmosa è un comune della provincia di Caltanissetta fondato dal barone Pier Andrea Grimaldi nel 1572 su licentia populandi del Regno di Sicilia e abitata da popolazioni d’origine siciliana (è detta in siciliano Santa Catarina, gallo-italiche Catrina e d’origine spagnola: Villarmosa deriva da villa hermosa  che significa bella città) di circa 5.000 abitanti, dei quali circa 100 di fede ortodossa (prevalentemente rumeni) e oltre trenta musulmani) per lo più marocchini) e il resto quasi tutti cattolici. Patrona della città è Santa Caterina di Alessandria, una santa ortodossa egiziana venerata anche dalla Chiesa Cattolica, e la Missione è stata dedicata a San Giorgio Megalomartire, patrono della cavalleria e santo molto venerato nell’ex Reame duo-siciliano (basti pensare che l’ordine cavalleresco dei Borboni Napoli, come quello dei Borboni Spagna, si chiama Ordine Costantiniano di San Giorgio). San Giorgio, figlio di un persiano e una cappadoce, nacque in Cappadocia (nell’odierna Turchia), fu un valoroso ufficiale e legionario romano, morto martire durante la persecuzione di Diocleziano a Lydda (nell’attuale Sicilia

Israele) dove le sue reliquie sono custodite in una Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Gerusalemme (la Chiesa Madre, che ha avuto quale primo vescovo san Giacomo il Giusto, fratello del Signore).

Il nostro diacono, che nel settembre 2020 ha già attivato un nucleo locale della Fraternità Ortodossa (gruppo laicale analogo all’Azione Cattolica) sta predisponendo un locale di sua proprietà a luogo di culto che sarà, presumibilmente, attivato nella primavera di quest’anno.                                    

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Calendario dei Santi 2021

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e Corso di Teologia e Spiritualità Ortodossa

Calendario dei Santi 2021

La Cancelleria della Chiesa Ortodossa Italiana ha predisposto il Calendario 2021 con l’elenco dei santi ortodossi, in particolare quelli italiani. Chi fosse interessato ad averne una copia (in PDF) può richiederla mettendo: nome cognome, indirizzo e informazioni di contatto (email e telefono) a:

chiesaortodossaitaliana@gmail.com

Si ricorda che l’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo sta effettuando, tutti i sabati dalle ore 17,30 alle ore 20 dei corsi di Teologia e Spiritualità Ortodossa su piattaforma Zoom, chi fosse interessato può chiedere il modulo di adesione scrivendo a: unisangiov.crisostomo@gmail.com

Calendario dei Santi 2021

mons. Filippo Ortenzimons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita

Calendario Ortodosso

 i Santi del mese di Gennaio

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Casa Alloggio Madre della Consolazione

Collegio degli Arconti

Collegio degli Arconti

 Confraternita di san Giovanni Crisostomo

Collegio degli Arconti

 

Nel 1453, dopo la caduta di Costantinopoli ad opera dei turchi ottomani, il Patriarcato di Costantinopoli da guida spirituale dell’Impero si trovò ad essere sotto il dominio di un governo islamico ostile. In tale situazione le popolazioni non islamiche non facenti parte della Umma (comunità dei credenti), definite infedeli, non godevano degli stessi diritti dei musulmani ma, se appartenenti alle genti del Libro, stavano in una posizione di inferiorità giuridica e venivano tollerati come dhimmi (protetti). La protezione accordata dalle autorità islamiche agli infedeli non era diversa da quella accordata dai mafiosi e consisteva in un “pizzo” denominato imposta di capitazione (jizia), spesso talmente gravosa da indurre le persone a convertirsi all’Islam per motivi fiscali. Gli infedeli della gente del Libro (cristiani, ebrei, zoroastriani, sabei) venivano costituiti in millet (nazioni) a capo dei quali vi era, per i cristiani Rūm  (arabo  الرُّومal-Rūmossia romani (gli abitanti dell’Impero Romano d’Oriente si definivano romani, il termine bizantino è stato inventato dagli storici occidentali nel XVIII secolo) o romei (romani di lingua greca e fede ortodossa), il Patriarca di Costantinopoli (per gli ebrei ad esempio vi era il Gran Rabbino di Costantinopoli). A titolo di curiosità il millet più numeroso era quello armeno (Chiesa Apostolica Armena, monofisita antico-orientale). All’interno del millet le comunità religiose erano tenute alla riscossione delle tasse, avevano poteri in materia di diritto di famiglia e rappresentavano la comunità nei confronti del Sultano. In tale situazione le comunità ortodosse romane di lingua greca di Costantinopoli-Nuova Roma (il Sultanato Ottomano non cambiò mai il nome della città, cambiato solo il 28 marzo 1930 quando prese il nome di Istanbul, che significa “Casa dell’Islam“) si specializzarono, essendogli precluse le attività burocratiche e militari, nel campo del commercio marittimo. Grazie all’attività commerciale diverse famiglie ortodosse, come gli Agir, i Duca, gli Ypsilanti, i Kantakuzin, i Lascaris ecc., accumularono ingenti ricchezze trasformandosi nei maggiori finanziatori del Patriarcato di Costantinopoli e difensori delle popolazioni romane ortodosse. Dette fafamiglie si trasferirono prevalentemente nel quartiere patriarcale del Fanar. Per i meriti acquisiti verso il Patriarcato e le comunità dei fedeli ortodossi ottennero dal Patriarca Ecumenico il titolo onorifico di Arconti (greco: ἄρχων, árchon), titolo che nelle Grecia antica, soprattutto ad Atene, designava le più alte magistrature dello Stato (dal polemarco o generale – stratega; all’Arconte-Re teocratico, ai tesmoteti, custodi delle leggi e giudici delle controversie), durante l’impero Romano di Costantinopoli venivano così chiamati anche i governatori imperiali. Nel XIX secolo, un arconte, Alexander Ypsilanti, già generale dell’esercito russo e aiutante dell’imperatore Alessandro I, è stato uno dei condottieri degli insorgenti greci della guerra di liberazione contro l’occupazione ottomana del 1821, ed eroe dell’indipendenza della Grecia. Il 10 marzo 1966 il patriarca di Costantinopoli Atenagora I costituì l’Ordine di Sant’Andrea Apostolo – Arconti del Patriarcato Ecumenico per premiare eminenti fedeli ortodossi (quasi tutti dell’Arcidiocesi statunitense) che si siano distinti per finanziare le attività patriarcali, eparchiali o parrocchiane; che siano in grado di fornire il proprio tempo, talento e finanze, per quanto possibile, per proteggere la libertà religiosa del Patriarcato ecumenico; che si adoperino per tutelare davanti alle autorità statali o federali gli interessi del Patriarcato, l’agibilità religiosa dello stesso e ne protegga gli interessi religiosi e organizzativi. Gli Arconti del Patriarcato di Costantinopoli, finanziano il “Fondo ecumenico patriarcale di Sant’Andrea“, tanto Anthony Limberakis, comandante nazionale dell’Ordine degli Arconti, ne è divenuto il presidente ed assegna onorificenza, quali la proclamazione di “Apostoli del mondo” che, ad esempio, nel 2007 furono assegnate a papa Benedetto XVI e al patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli.

Collegio degli Arconti

La nostra Chiesa Ortodossa Italiana, per sua scelta, non ha istituito Ordini Equestri né concede titoli nobiliari, pur offrendo assistenza spirituale a tutte le associazioni cavalleresche e nobiliari che richiedono nostre guide spirituali e cappellanie e si pongono sotto l’omoforio della nostra Chiesa (quali gli Ordini Nobiliari di San Mercurio di Cesarea e quello di san Nicola di Myra), pur tuttavia vi sono persone meritevoli della nostra Chiesa che per il loro impegno, per il loro aiuto alle nostre strutture ecclesiali, caritative e d’apostolato, meritano un qualche riconoscimento da parte della Chiesa. A tal fine con motu proprio: “Fratum S. Ioannis Chrisostomi – Collegium autem Archontes” prot. n. 14/21 dell’11 febbraio 2021, giorno nel quale si fa memoria di San Castrese di Castel Volturno, vescovo e martire San Calocero, Vescovo di Ravenna, Confessore, Sua Beatitudine Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi), arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, ha istituito la Confraternita di San Giovanni Crisostomo – Collegio degli Arconti. I primi fedeli che hanno ottenuto l’ambita onorificenza sono stati:

nob. Cav. Francesco Russo, barone di Cortimpiano e marchese di San Lorenzo, scrittore, innografo, melodista, Gran Priore della Confraternita dei Cavalieri Templari “Ugone dei Pagani”, ideatore del Premio Internazionale di Poesia “Aniello Califano”; fondatore dell’Accademia Artisti Europeicavaliere al merito della Repubblica ItalianaCommendatore dell’Ordine della Corona Normanna, Innografo ufficiale della Chiesa Ortodossa Italiana (con relativo Diploma da parte dell’Accademia San Nicodemo l’Aghiorita).

> avv. Pietro Barone, Priore del Lazio della Confraternita dei Cavalieri Templari “Ugone dei Pagani”, membro del Tribunale Diocesano, del Tribunale Nazionale Ecclesiastico e del Consiglio Nazionale Ecclesiastico della Chiesa Ortodossa Italiana; docente di Diritto Ecclesiastico membro del Senato Accademico dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo.

nob. dott. Pavel Ciprian Feraru, cavaliere ereditario e conte palatino dell’Ordine Nobiliare di San Mercurio di Cesarealaureato all’Accademia di Polizia in Relazioni Economiche Internazionali; ha conseguito un Master in Sicurezza Nazionale e Terrorismo; ha conseguito varie specializzazioni in campo gastronomico tra le quali ricordiamo una presso la prestigiosa scuola francese di cucina Bocuse d’Or; collabora con la Casa Reale di Romania e conduce varie trasmissioni radiofoniche su Radio Romania; ha scritto diversi libri e dirige l’O.N.G. The Order of Saint Archangel Mihail che aiuta, in maniera particolare anziani e bambini con sindrome di down.

nob. dott. Enzo Modulo Morosini, conte di Risicalla e Sant’Anna Morosina, patrizio veneto, cavaliere ereditario dell’Impero Napoleonico, dell’Ordine di San Marco, dell’Ordine Civile di Savoia, di Santo Stefano Papa ecc. ecc. laureato in FilosofiaPsicologiaScienze Documentarie della StoriaScienze Araldiche; curatore dell’Archivio Storico Nobiliare Cavalleresco Corder Modulo Morosini; curatore del Libro d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabiliaccademico dell’Accademia del Mediterraneo, dell’Accademia Tiberina ecc.; docente di Diritto Storico Araldico Ecclesiastico e membro del Senato Accademico dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. 

> dott. Padre Roberto Pinna, responsabile della Missione “Sant’Efisio” di Cagliari, membro del Consiglio Nazionale Ecclesiastico della Chiesa Ortodossa Italiana; ha conseguito il diploma all’Istituto Tecnico Nautico e la laurea in Psico Economia presso l’Università eCampus. Cavaliere dell’Ordine di Monsanto (Portogallo) e affiliato a varie società iniziatiche (Loggia Hiram e Pronos Genesi AMORC), è stato direttore artistico dell’Associazione Sardegnarmonica di Cagliari, è Direttore di un Ufficio Postale nonché Segretario Regionale dell’UGL Comunicazioni della Sardegna.

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Casa Alloggio Madre della Consolazione

Prof. Tudor Petcu

Prof. Tudor Petcu 

 insieme al teologo Massimo Giusio, sarà docente del Corso di Teologia e Storia del Cristianesimo d’Oriente 

Prof. Tudor Pectu

Il prof. Tudor Petcu, del Dipartimento Filosofia delle Religioni dell’Università di Bucarest, membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Dimitrie Cantemir, professore di filosofia presso la Little London International Academy, scrittore, filosofo, dottore di ricerca in Filosofia della politica e collaboratore presso il Dipartimento di scienze della storia e della documentazione storica nella Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Milano è venuto ad arricchire il corpo docente della nostra Università. Studioso della cultura filosofica e storiografica italiana dell’Ottocento e del Novecento il professore  collabora, oltreché con riviste rumene come Luceafarul, anche con diverse pubblicazioni italiane: Nuova Rivista Storica, Il Pensiero Politico, Rivista di Storia della Filosofia ecc. Su proposta del Preside del Dipartimento di Scienze Storico-Religiose della nostra Università, mons. Massimo Giusio, scrittore, teologo, sociologo delle religioni, ha arricchito la nostra Università con la sua preparazione e il suo prestigio internazionale entrando quale professore ospite  (“Visiting Professor”), nel Corpo Docente del “Corso di Teologia e Storia del Cristianesimo d’Oriente 2021”, operando specialmente, a livello didattico, nei seguenti insegnamenti:
– Filosofia della religione e Cristianesimo d’Oriente
– Storia della spiritualità ortodossa nella dimensione filosofica e teologica

Prof. Tudor Pectu

Le lezioni, organizzate dal Dipartimento di Scienze Storico-Religiose dell’Università,  saranno tenute, oltre che dal dott. Tudor Petcu, dal teologo, scrittore e sociologo delle religioni dott. prof.  Massimo Giusio, vice Rettore dell’Università e ricercatore del Cesnur e dal dott. prof. Emanuele Porcellana,  si terranno tutti i sabati, alle ore 17,30, sulla piattaforma ZOOM, il cui link d’invito sarà postato sul gruppo whatsApp di “UNI.SanGiovanniCrisostomo“.

Chi fosse interessato a partecipare al corso ci scriva o su:

unisangiov.crisostomo@gmail.com

chiesaortodossaitaliana@gmail.come

Prof. Tudor Pectu

insieme al teologo Massimo Giusio, sarà docente del Corso di Teologia e Storia del Cristianesimo d’Oriente

 

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Servizio Voce Amica

Sant’Agata

Sant’Agata – diaconessa e martire

 Intervista all’arcivescovo Filippo da parte del giornalista

Michel Emi Maritato (di Paese Roma)

Sant'Agata

Il 5 febbraio le Sante Chiese di Dio fanno memoria di Sant’ Agata, vergine e martire, una delle Sante più venerate dalla cristianità, patrona di Catania e tantissime altre località. Di famiglia benestante, era una diaconessa dedita alla carità, all’apostolato e alla catechesi che fu messa a morte il 5 febbraio 251 durante la persecuzione di Decio per non aver abiurato alla fede cristiana. Ne parliamo con Mons. Filippo Ortenzi, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, perché questa santa è stata proclamata dalla Chiesa Ortodossa Italiana, unitamente a santa Febe (diacono della città di Cencre della quale parla san Paolo nell’epistola ai Romani) quale Patrona delle Diaconesse.

Come mai se sant’Agata era una diaconessa, oggi detto ordine non esiste più?

Come è noto la Chiesa Cattolica, che ha abrogato l’ordine apostolico delle diaconesse verso la fine del primo millennio, ha creato una damnatio memoriae sull’esistenza di tale ordine tanto da evitare, ad esempio, di ricordare che detta santa era un membro del clero cristiano. La nostra Chiesa, al contrario, ha ristabilito l’ordine delle Diaconesse e sta avendo un forte interesse da parte di tante donne che vogliono mettersi al servizio della Chiesa e dei fratelli.

Sant'Agata

Come mai la Chiesa di cui lei è vescovo rilancia il Diaconato femminile? Il diaconato femminile è un’istituzione risalente al periodo apostolico, infatti ne parla San Paolo di Tarso che, nella Lettera ai Romani, scriveva: vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencrea”. Proprio da questo scritto noi traiamo la deduzione che le diaconesse erano presenti ed attive fin dalle origini del cristianesimo. Dunque il diaconato femminile è addirittura ben precedente, all’istituzione del monachesimo, sorto in Oriente nel IV secolo dell’era cristiana con Sant’Antonio e in Oriente con san Benedetto nel VI secolo. Le discepole di Gesù, come un po’ tutte le donne che operarono nel cristianesimo delle origini erano tenute in grande considerazione dalle comunità dell’epoca. Le loro testimonianze e i loro insegnamenti erano molto apprezzati. Un ruolo preminente lo ebbe, per esempio, Santa Maria Maddalena, che Ippolito nel suo Commento al Cantico chiama l’Apostolo degli Apostoli“. San Paolo (1 Tim. 3, 8-11) sui diaconi scrive: «Che i diaconi siano degli uomini onorati… che siano provati, e solo poi assolvano il loro servizio di diaconi. Che le donne parimenti siano onorate (semmai,), non maldicenti, sobrie, degne di fiducia in tutto. Che i diaconi non siano stati sposati che una volta». 10

Ma detto ordine è stato mai formalmente riconosciuto dalla Chiesa?

Sulla legittimità del servizio delle Diaconesse vi sono anche delle delibere conciliari, quale quella del Concilio Ecumenico di Calcedonia del 451 e quello di Costantinopoli del 692, concili ai quali formalmente ha partecipato anche la Chiesa di Roma, che però in seguito ha disapplicato e disatteso. Va ricordato comunque che delle diaconesse in Occidente si è parlato anche nei Concili locali di Epaon del 517, di Orleans del 533, di Tours del 567 fino al V libro della Collectio canonum del XI secolo e, come per l’introduzione del filoque nel credo, la soppressione delle diaconesse fu propugnata principalmente dal clero franco e deliberata dai sinodi merolingi.

Secondo lei per la Chiesa Cristiana delle origini il Diaconato, sia maschile che femminile era un Ordine Sacro?

Non secondo me, ma secondo la Tradizione e la Dottrina. Infatti, se si consultano le Costituzioni Apostoliche, libro VIII, valide per tutta la Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica ed Ortodossa (Chiesa indivisa del primo millennio) si leggerà chiaramente che le stesse prevedono l’accesso delle donne all’ordine diaconale. Tale consuetudine è rimasta nella Chiesa Ortodossa, anche se dal 1400 molte Chiese dell’Est ne hanno fortemente limitate le consacrazioni e in alcune, pur non essendo mai stata formalmente soppressa, l’ordinazione delle diaconesse è andata in disuso. La Chiesa Ortodossa è rimasta fedele ai Concili Ecumenici della Chiesa indivisa del primo millennio mentre, al contrario, la Chiesa Romana, che man mano si è allontanata dalla Retta Fede, lo ha abrogato fin dal VI -VII secolo, considerando le donne indegne di far parte del clero, compreso quello minore.

Vi sono state nel passato diaconesse italiane?

In Italia vi sono diverse santa, riconosciute tali e venerate anche dalla Chiesa Cattolica Romana, che erano delle Diaconesse, anche se la Chiesa di Roma tende a nascondere la loro appartenenza all’ordine sacro.

Ad esempio?

Oltre il caso della Santa più venerata in Sicilia: Sant’Agata, patrona di Catania, San Marino e Malta, nonché co-patrona di Capua e Palermo ed altre località in Italia e all’estero ricordo, tra le altre, le Sante romane Giulia, Typhena e Melania.

Sembra però che in Russia, Romania, Bulgaria ed in altre Chiese Ortodosse non vi siano diaconesse.

Per la verità con il crescere del monachesimo femminile in diverse Chiese ortodosse è caduta in desuetudine la diaconia femminile, ma non è stata mai formalmente abrogata, tanto che vi sono Chiese come quella Apostolica Armena e quella Ortodossa Georgiana dove è difficile trovare una parrocchia dove non vi sia almeno una diaconessa. Per quanto riguarda le chiese greco-ortodosse va ricordato che San Nektarius, (Nettario), nel XIX secolo reiniziò a consacrare diaconesse, scegliendone diverse tra le monache del monastero da lui fondato. Il diaconato femminile è rilanciato dalla Commissione Pan-Ortodossa di Rodi del 1988 e dal Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Greca del 2004.

Nell’antichità come venivano scelte le diaconesse?

Prevalentemente tra le vergini, le vedove e tra le mogli dei vescovi. Al riguardo va ricordato che San Gregorio di Nissa, che per altro aveva una sorella diaconessa di nome Macrina, ebbe la consacrazione ad episcopo unitamente alla moglie Teodosia che nella stessa liturgia venne consacrata diaconessa.

Come venivano viste le Diaconesse nella Chiesa antica e come vengono viste dall’Ortodossia attuale?

Per comprendere bene il ruolo e la funzione della Diaconia femminile è utile leggere il libro dello scrittore Evanghelos D. Theodoru dal titolo: La questione dell’ingresso delle donne nel Sacro Clero secondo la tradizione Ortodossa orientale. Qui l’autore ci ricorda come “secondo la Didaskalia e secondo la Costituzione degli Apostoli (Costitutiones Apostolorum) la diaconessa occupa una posizione molto onorata negli Ordini del clero, dato che in queste fonti da una parte viene sottolineato che i diaconi e le diaconesse appartengono allo stesso ministero, al “ministerium diaconiae”è come un’anima in due corpi”. E’ dunque importante sottolineare che, come ci ricorda lo scrittore, diaconi e diaconesse, appartengono allo stesso ministero. Il testo che ho citato è consultabile nel sito dell’Arcidiocesi italiana del Patriarcato di Costantinopoli. In ambito cattolico è difficile reperire della documentazione perché si tende a sminuire e negarne il ruolo delle diaconesse dei primi secoli. Ho l’impressione che si punti a farle apparire in un ruolo senza significato e senza consacrazione … una specie di colf o sacrestana.

Come mai la vostra Chiesa ha rilanciato l’ordine nel delle diaconesse?

Il rilancio delle Diaconesse è stato, fin dall’origine, uno dei punti caratterizzanti la Chiesa Ortodossa Italiana. Prima diaconessa consacrata dalla Chiesa Ortodossa Italiana, è stata Maria Dimitrova, autorevole esponente della comunità bulgara di Roma. Poi ne sono state ordinate varie altre, quali ad esempio Gabriela Velicaholova di Rieti, Olga Federica Pagliani di Cosenza e Marisa Soldà di Latina. Nella Chiesa Ortodossa le donne sono presenti anche in altri ordini ecclesiastici minori quali Ipodiacono, cantore e lettore. Ad esempio la prima donna Lettore ordinata dalla nostra Chiesa è stata Lorella Latini di Roma, stilista, artigiana e creativa, nonché Presidente dell’associazione laica di fedeli denominata L’Arca di Sant’Antonio Abate che si occupa prevalentemente della difesa del creato e contro la violenza agli animali e la prima donna ordinata cantore è stata la professoressa Elena Qiodello, giornalista, ex insegnante d’inglese, blogger e critica d’arte. Tra i lettori della nostra Chiesa ricordiamo anche Marie Monique Marty, moglie del nostro vescovo di Nizza – Monaco e Ventimiglia.

Vi sono attualmente vostre fedeli che vogliono diventare diaconesse?

Sono attualmente cinque le donne che si sono iscritte al corso di Liturgia Pastorale promosso dalla nostra Accademia san Nicodemo l’Aghiorita per accedere al diaconato, spero vivamente che tutte completino la loro preparazione e, se Dio vorrà, quando la situazione sanitaria ce lo permetterà verranno ad arricchire il clero della nostra Chiesa.

Nelle foto sopra – sant’Agata di Catania e mons. Filippo con le diaconesse madre Gabriela e madre Maria
Sant'Agatamadre Gabriela Velicaholova
Sant'Agataordinazione madre Marisa Soldà
Sant'Agataordinazione madre Federica Pagliani
Sant’Agata – diaconessa e martire

Intervista all’arcivescovo Filippo da parte del giornalista

Michel Emi Maritato (di Paese Roma)

 

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La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

La vera storia dei Magi