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A Sanremo spettacolo blasfemo

A Sanremo Spettacolo blasfemo

 Duemila anni di storia, simboli e tradizione cristiana derisi coi soldi pubblici

Lode al coraggioso – purtroppo solitario – intervento di riprovazione del Vescovo cattolico di Sanremo

A Sanremo spettacolo blasfemo

L’Arcivescovo della Chiesa Ortodossa Italiana, monsignor Filippo Ortenzi, ed il Vescovo della Diocesi della Chiesa Ortodossa Italiana di Nizza, Monaco e Ventimiglia, monsignor Richard Marty, nel prendere atto delle migliaia di segnalazioni di protesta e di indignazione sull’incredibile spettacolo, costato milioni di euro dei contribuenti italiani già stremati dalla crisi e dalla pandemia, di derisione dei simboli e dei valori cristiani nelle serate del Festival, osservano che ciò non può restare privo di conseguenze, invitando ad iniziative precise e di ferma riprovazione. Il turpe show di personaggi volgari, narcisisti ed esibizionisti che svolgono da tempo una marcata propaganda nichilista, con offese evidenti alla Divinità, ai Santi, a Maria, al Sacro Cuore di Gesù, e a molti altri simboli della tradizione cristiana ed occidentale, trasformati in una fiera orripilante, sullo sfondo e nella volgarità estetizzante delle culture gender fluid, con tratti evidenti di esaltazione neopagana, e satanista, con una rivendicazione espressa di trasgressività e dissoluzione dei valori come segno di modernità e libertà, collegata ad autentico manifesto di scherno ed ironia anticristiana, pagato dal servizio pubblico ad onta di ogni comune buon senso. Ciò nel silenzio della politica e della dirigenza RAI, evidentemente densa di contiguità, nemmeno troppo dissimulate, con lobbies ben identificabili ed adesione complice o corriva ad una deriva morale e spirituale del Paese – e di una tradizione bimillenaria – ormai dilagante, che non solo non si vuole correggere, ma viene anzi esaltata, valorizzata come prodotto artistico e spettacolarizzata.

Il progetto emerge ora con maggior chiarezza: dissolvere con la massima rapidità, in pochi anni, la sensibilità ed i valori della nostra cultura cristiana, Esprimere, anche in modi eccessivi, ipersensibilità per espressioni linguistiche o simboli che feriscono sensibilità di minoranze, che vanno certo tutelate con fermezza ma senza parossismi irrazionali (si pensi ai crocifissi o al Presepe o espressioni linguistiche che urterebbero spiritualità diverse) e poi organizzare, coi soldi RAI, un enorme circo blasfemo ed anticristiano, esaltando valori come il relativismo, il nichilismo, l’autorappresentazione vittimistico-narcisistica e volgare dei simboli del Cristianesimo, l’edonismo pseudoestetico ed erotizzante, ridicolo e privo di senso, e sbandierando tali follie dissolutorie addirittura come un originale prodotto artistico, di valore apprezzabile. Non si può non reagire a questo infame spettacolo, che trova corrivi conduttori strapagati e dirigenti ed amministratori collaborativi: la sensibilità cristiana può essere presa impunemente a martellate, nel silenzio della Chiesa Cattolica romana e con l’unica e lodevole eccezione del Vescovo di Sanremo, S.E. Mons. Suetta, cui va il plauso per il coraggio e la forza d’animo di aver riprovato, unico per ora, questo incredibile e disumanizzante grand-guignol anticristiano. Che sia la Chiesa Ortodossa Italiana a difendere questo coraggioso rappresentante della tradizione latina ed il patrimonio simbolico e spirituale del Cristianesimo italico può sembrare inopportuno o poco prevedibile. Ma la gravità della deriva morale di cui questo è episodio è solo l’ultimo e gigantesco tassello induce ad esprimere una lode speciale a chi, vox clamans in deserto, riafferma con vigore la propria disapprovazione. Stupisce invece il silenzio, davvero incomprensibile e dai contorni che vanno certamente approfonditi, delle gerarchie cattoliche e del suo vertice. “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, osservava Livio nel XXI libro delle Historiae, Oggi, mentre le sacre stanze, che si spera non abbiano applaudito anche loro al pride neopagano, spiccano per ritrosia reattiva, prosegue negli ambienti che ormai tutti conoscono l’ormai evidente e ben organizzato disegno di dissoluzione della nostra tradizione bimillenaria, della storia cristiana, della saldezza morale dei valori occidentali. In nome dell’edonismo, della volgarità spacciata per arte, del crescente consenso a sottoculture esibizioniste, narcisiste, nichiliste, relativiste, post-umane. E, probabilmente, sempre più anti-umane.

                                 

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Chiesa Ortodossa Italiana

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Custodia del Creato

Custodia del Creato

 Firmato Protocollo d’Intesa 
tra Chiesa Ortodossa Italiana e Italia Bio

 

Custodia del Creato

La Chiesa Ortodossa Italiana ha sottoscritto a Roma, il 5 marzo 202, un Protocollo d’Intesa con l’associazione Italia Bio, che si è già concretizzata in Puglia nel varo di un Distretto alimentare Bio Slow. Questa importante collaborazione è stata resa possibile grazie all’interessamento del presidente nazionale della Fraternità Ortodossa ing. Ambrogio Giordano, che ha già concretizzato una proficua collaborazione tra le due realtà in Puglia, dove si sta costituendo un importante Distretto Alimentare Bio Slow. L’associazione Italia Bio è nata dall’iniziativa di alcuni produttori biologici al fine di promuovere prodotti e cibi sani, sviluppare un nuovo modello di economia sostenibile, sobria e conviviale, che garantisca la conservazione dell’ambiente e delle risorse naturali, la qualità della vita, la felicità delle persone e il rispetto del creato. In questa alleanza tra agricoltori e consumatori è importante anche l’apporto della visione cristiana che, come ha ricordato il nostro arcivescovo mons. Filippo Ortenzi citando la Genesi (Gn 2,15): “Dio pose l’uomo nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse” e il custodire, coltivare e valorizzare e non l’utilizzo predatorio e distruttivo, è quanto Dio ha indicato quale compito principale dell’umanità. 

Riportiamo il testo del Protocollo d’Intesa tra la Chiesa Ortodossa Italiana e l’associazione Bio Food, sottoscritta da mons, Filippo Ortenzi e dal Presidente Nazionale di Italia Bio dott. Ignazio Garau.

DIFESA DEL CREATO E SVILUPPO SOSTENIBILE, AGRICOLTURA BIOLOGICA E SICUREZZA ALIMENTARE, SCAMBIO DI CONOSCENZE E COLLABORAZIONE PER PROMUOVERE E

DIFFONDERE L’ETICA DELLA VITA IN ARMONIA CON LA

REALTA’ MATERIALE E SPIRITUALE CHE CI CIRCONDA

Premesso che:

  • L’emergenza climatica, l’emergenza sanitaria e l’emergenza economica che gravano su tutta la Comunità Umana sono strettamente connesse tra di loro e sono conseguenti alla nostra disattenzione nei confronti del pianeta che ci ospita, all’eccessivo sfruttamento delle risorse a disposizione;
  • “Economia” ed “ecologia” non sono discipline tra loro antitetiche, come si è continuato a pensare fino al recente passato, considerato anche che i due termini condividono un identico elemento etimologico, l’οἶκος, che sta a indicare lo stesso interesse per la gestione della “casa”, ovvero per l’amministrazione del nostro spazio vitale;
  • È necessario cambiare rapidamente paradigma, modificare i modelli di riferimento economici, ambientali e sociali che ci hanno guidato nei secoli passati, occorre adottare nuovi e più sostenibili stili di vita: non siamo solo in un’epoca di cambiamenti, siamo al cambiamento di un’epoca. Nulla potrà essere semplicemente come prima, perché il prima ci ha portato ai problemi di oggi;
  • Per produrre cambiamenti in tempi brevi è necessario l’impegno delle istituzioni, ma anche il coinvolgimento dell’intera comunità.

Se promuoviamo una nuova visione del nostro rapporto con il creato, se tutti indichiamo la praticabilità e la convenienza di un modello di economia, e di società, più solare e solidale, più conviviale, assieme possiamo farcela;

  • Il cibo e l’agricoltura, biologica e contadina, sono i riferimenti da cui partire per un percorso di sviluppo sostenibile, poiché il cibo è coinvolgente e, nelle sue molteplici implicazioni, lega in modo stretto le persone, l’organizzazione delle comunità, la salute e la qualità della vita con le risorse naturali, la terra, la biodiversità, la loro gestione e salvaguardia;
  • L’agricoltura biologica è un insieme di principi e di valori che costituiscono una visione originale del modo in cui l’uomo deve interagire con il suo ambiente vitale, indicando modalità di produzione, preparazione e distribuzione del cibo e di altri beni che aiutino a non dissipare le risorse disponibili sul nostro pianeta terra, rispettando la vita delle piante e degli altri animali. L’agricoltura biologica afferisce al modo in cui le persone interagiscono con paesaggi vivi, si rapportano l’uno con l’altro, contribuiscono a formare e custodire l’eredità delle generazioni future;
  • la Chiesa Ortodossa Italiana e l’Associazione Italia Bio, pur nella diversità di caratteristiche, ruoli e funzioni, condividono la necessità di collaborare per promuovere iniziative e azioni orientate allo sviluppo sostenibile e alla difesa del nostro ecosistema.

Considerato che:

  • la Chiesa Ortodossa Italiana ritiene suo compito fondamentale agire per la salvaguardia del creato e vuole coinvolgere attivamente la Comunità dei fedeli avvalendosi della collaborazione e del supporto dell’Associazione Italia Bio.

Tutto ciò premesso e considerato

La Chiesa Ortodossa Italiana 

diocesi di torino

e

L’associazione Italia Bio
Custodia del Creato

sottoscrivono il presente Protocollo d’Intesa concordando sulle finalità sopra esposte e congiuntamente, in relazione alle proprie competenze e ruoli, si impegnano a:

  • creare rapporti di scambio di conoscenze ed esperienze sui temi legati all’uso delle risorse, ai mutamenti climatici, alle energie rinnovabili, alle produzioni biologiche, alla biodiversità e più in generale allo sviluppo sostenibile e su come questi temi possano essere affrontati nel contesto specifico della Comunità Ecclesiale;
  • collaborare per attivare specifici momenti di approfondimento e di studio sulle tematiche dello sviluppo sostenibile, delle “sana alimentazione” e della “Dieta Mediterranea”, anche organizzando appositi corsi formativi in collaborazione con l’Università e gli Enti di Formazione della Chiesa;
  • per rendere concreta la scelta della sostenibilità all’interno di ogni comunità ecclesiale si istituirà un gruppo di lavoro, con i rappresentanti delle parti, con l’obiettivo di ideare un sistema di gestione ambientale differenziato per le diverse aree di interesse (chiese, scuole, strutture di accoglienza, ecc.). Obiettivo consentire a ogni comunità di ridurre significativamente i propri consumi di risorse, di energia (elettrica e termica), la produzione di rifiuti, fornendo il proprio contributo per la tutela dell’ambiente e del clima, risparmiando denaro e promuovendo una coscienza ambientale all’interno e all’esterno della chiesa;
  • lo stesso gruppo di lavoro elaborerà anche una proposta per prevedere in ogni comunità la possibilità di organizzare un gruppo di acquisto collegato direttamente ai produttori agricoli, facilitando la creazione di filiere corte che ristabiliscano corrette condizioni di collaborazione tra produttori e consumatori, con vantaggi per entrambe le parti;
  • tale scelte consentiranno di prevedere anche la possibilità di predisporre la certificazione ambientale di Chiesa eco-sostenibile;
  • un’impostazione che offrirà anche lo spunto per creare occasioni di condivisione comunitaria dell’esperienza ecologica e organizzare momenti di conoscenza delle qualità ambientali presenti nel territorio della comunità e opportunità conviviali per la scoperta delle produzioni biologiche e tipiche;
  • il percorso prevederà specifiche iniziative indirizzate ai bambini e ai giovani perché possano partecipare e condividere il progetto;
  • il gruppo di lavoro predisporrà una “Dichiarazione per la difesa del creato”, da sottoporre all’approvazione del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Italiana;
  • creare una linea di prodotti biologici dei Monasteri o delle comunità religiose afferenti alla Chiesa Ortodossa Italiana;
  • fornire la consulenza interdisciplinare per la costituzione di un Comitato Tecnico Scientifico di supporto al progetto dei distretti Bio Slow sotto l’egida del Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Italiana;
  • la Chiesa Ortodossa Italiana nella persona del suo Primate Sua Beatitudine Filippo Ortenzi, darà la disponibilità ad assumere il ruolo di Cappellano dei singoli ambiti territoriali, nei quali i Distretti Bio Slow, in primis quello delle Puglie implementerà tutte le iniziative a livello nazionale;
  • la Chiesa Ortodossa Italiana a seguito della sottoscrizione del presente protocollo, collaborerà alla costruzione di paradigmi comunicativi, rivenienti dal confronto delle strutture preposte proprie dei vari Distretti Bio Slow, in particolare quello delle Puglie e degli esperti di comunicazione della Chiesa Ortodossa Italiana;
  • il Presidente nazionale di Italia Bio, in accordo con il Primate della Chiesa Ortodossa Italiana concorderà dichiarazioni ed eventi congiunti aventi la finalità di sfruttare la sinergia operativa derivante dal presente accordo, allo scopo di raggiungere gli obiettivi comuni concordati su scala nazionale. La Chiesa Ortodossa Italiana in particolare si impegna a sensibilizzare tutta la sua comunità presente in tutte le Regioni d’Italia;
  • la Chiesa Ortodossa Italiana, nella Regione Puglia, coinvolgerà l’associazione sociale e culturale Rinascita e Rose, con tutte le sue strutture, al fine di facilitare l’immediata attivazione di tutte le iniziative previste nella Regione in forza del fatto che il Presidente di detta associazione è un membro del clero della Chiesa Ortodossa Italiana, dando mandato allo stesso di rendersi immediatamente disponibile a supportare l’iniziativa qui oggetto di accordo, con tutti i mezzi disponibili dell’Associazione.              

Custodia del Creato

 Firmato Protocollo d’Intesa 
tra Chiesa Ortodossa Italiana e Italia Bio

                        

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Incontro con la comunità eritrea

La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

diocesi di torino
Sicilia

Sicilia

 Costituita la Missione san Giorgio Megalomartire

 

Sicilia

Si è costituita a Santa Caterina Villarmosa (CL) la Missione “San Giorgio Megalomartire” della Chiesa Ortodossa Italiana. Detta missione, che rafforza la nostra Diocesi di Siracusa-Cefalù, già presente nelle provincie di Messina, Palermo, Siracusa, Catania, Agrigento, Trapani e a Malta, è sorta grazie al dott. Michele Antonio Tramontana, diacono eletto, seminarista al corso di Liturgia Pastorale dell’Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita e partecipante al corso di Teologia e Spiritualità Ortodossa promosso dal Dipartimento di Scienze Storico-religiose dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. Santa Caterina Villarmosa è un comune della provincia di Caltanissetta fondato dal barone Pier Andrea Grimaldi nel 1572 su licentia populandi del Regno di Sicilia e abitata da popolazioni d’origine siciliana (è detta in siciliano Santa Catarina, gallo-italiche Catrina e d’origine spagnola: Villarmosa deriva da villa hermosa  che significa bella città) di circa 5.000 abitanti, dei quali circa 100 di fede ortodossa (prevalentemente rumeni) e oltre trenta musulmani) per lo più marocchini) e il resto quasi tutti cattolici. Patrona della città è Santa Caterina di Alessandria, una santa ortodossa egiziana venerata anche dalla Chiesa Cattolica, e la Missione è stata dedicata a San Giorgio Megalomartire, patrono della cavalleria e santo molto venerato nell’ex Reame duo-siciliano (basti pensare che l’ordine cavalleresco dei Borboni Napoli, come quello dei Borboni Spagna, si chiama Ordine Costantiniano di San Giorgio). San Giorgio, figlio di un persiano e una cappadoce, nacque in Cappadocia (nell’odierna Turchia), fu un valoroso ufficiale e legionario romano, morto martire durante la persecuzione di Diocleziano a Lydda (nell’attuale Sicilia

Israele) dove le sue reliquie sono custodite in una Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Gerusalemme (la Chiesa Madre, che ha avuto quale primo vescovo san Giacomo il Giusto, fratello del Signore).

Il nostro diacono, che nel settembre 2020 ha già attivato un nucleo locale della Fraternità Ortodossa (gruppo laicale analogo all’Azione Cattolica) sta predisponendo un locale di sua proprietà a luogo di culto che sarà, presumibilmente, attivato nella primavera di quest’anno.                                    

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 Costituita la Missione san Giorgio Megalomartire 

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La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

Calendario dei Santi 2021

Calendario dei Santi 2021

e Corso di Teologia e Spiritualità Ortodossa

Calendario dei Santi 2021

La Cancelleria della Chiesa Ortodossa Italiana ha predisposto il Calendario 2021 con l’elenco dei santi ortodossi, in particolare quelli italiani. Chi fosse interessato ad averne una copia (in PDF) può richiederla mettendo: nome cognome, indirizzo e informazioni di contatto (email e telefono) a:

chiesaortodossaitaliana@gmail.com

Si ricorda che l’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo sta effettuando, tutti i sabati dalle ore 17,30 alle ore 20 dei corsi di Teologia e Spiritualità Ortodossa su piattaforma Zoom, chi fosse interessato può chiedere il modulo di adesione scrivendo a: unisangiov.crisostomo@gmail.com

Calendario dei Santi 2021

mons. Filippo Ortenzimons. Filippo Ortenzi
Arcivescovo Metropolita

Calendario Ortodosso

 i Santi del mese di Gennaio

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Collegio degli Arconti

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 Confraternita di san Giovanni Crisostomo

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Nel 1453, dopo la caduta di Costantinopoli ad opera dei turchi ottomani, il Patriarcato di Costantinopoli da guida spirituale dell’Impero si trovò ad essere sotto il dominio di un governo islamico ostile. In tale situazione le popolazioni non islamiche non facenti parte della Umma (comunità dei credenti), definite infedeli, non godevano degli stessi diritti dei musulmani ma, se appartenenti alle genti del Libro, stavano in una posizione di inferiorità giuridica e venivano tollerati come dhimmi (protetti). La protezione accordata dalle autorità islamiche agli infedeli non era diversa da quella accordata dai mafiosi e consisteva in un “pizzo” denominato imposta di capitazione (jizia), spesso talmente gravosa da indurre le persone a convertirsi all’Islam per motivi fiscali. Gli infedeli della gente del Libro (cristiani, ebrei, zoroastriani, sabei) venivano costituiti in millet (nazioni) a capo dei quali vi era, per i cristiani Rūm  (arabo  الرُّومal-Rūmossia romani (gli abitanti dell’Impero Romano d’Oriente si definivano romani, il termine bizantino è stato inventato dagli storici occidentali nel XVIII secolo) o romei (romani di lingua greca e fede ortodossa), il Patriarca di Costantinopoli (per gli ebrei ad esempio vi era il Gran Rabbino di Costantinopoli). A titolo di curiosità il millet più numeroso era quello armeno (Chiesa Apostolica Armena, monofisita antico-orientale). All’interno del millet le comunità religiose erano tenute alla riscossione delle tasse, avevano poteri in materia di diritto di famiglia e rappresentavano la comunità nei confronti del Sultano. In tale situazione le comunità ortodosse romane di lingua greca di Costantinopoli-Nuova Roma (il Sultanato Ottomano non cambiò mai il nome della città, cambiato solo il 28 marzo 1930 quando prese il nome di Istanbul, che significa “Casa dell’Islam“) si specializzarono, essendogli precluse le attività burocratiche e militari, nel campo del commercio marittimo. Grazie all’attività commerciale diverse famiglie ortodosse, come gli Agir, i Duca, gli Ypsilanti, i Kantakuzin, i Lascaris ecc., accumularono ingenti ricchezze trasformandosi nei maggiori finanziatori del Patriarcato di Costantinopoli e difensori delle popolazioni romane ortodosse. Dette fafamiglie si trasferirono prevalentemente nel quartiere patriarcale del Fanar. Per i meriti acquisiti verso il Patriarcato e le comunità dei fedeli ortodossi ottennero dal Patriarca Ecumenico il titolo onorifico di Arconti (greco: ἄρχων, árchon), titolo che nelle Grecia antica, soprattutto ad Atene, designava le più alte magistrature dello Stato (dal polemarco o generale – stratega; all’Arconte-Re teocratico, ai tesmoteti, custodi delle leggi e giudici delle controversie), durante l’impero Romano di Costantinopoli venivano così chiamati anche i governatori imperiali. Nel XIX secolo, un arconte, Alexander Ypsilanti, già generale dell’esercito russo e aiutante dell’imperatore Alessandro I, è stato uno dei condottieri degli insorgenti greci della guerra di liberazione contro l’occupazione ottomana del 1821, ed eroe dell’indipendenza della Grecia. Il 10 marzo 1966 il patriarca di Costantinopoli Atenagora I costituì l’Ordine di Sant’Andrea Apostolo – Arconti del Patriarcato Ecumenico per premiare eminenti fedeli ortodossi (quasi tutti dell’Arcidiocesi statunitense) che si siano distinti per finanziare le attività patriarcali, eparchiali o parrocchiane; che siano in grado di fornire il proprio tempo, talento e finanze, per quanto possibile, per proteggere la libertà religiosa del Patriarcato ecumenico; che si adoperino per tutelare davanti alle autorità statali o federali gli interessi del Patriarcato, l’agibilità religiosa dello stesso e ne protegga gli interessi religiosi e organizzativi. Gli Arconti del Patriarcato di Costantinopoli, finanziano il “Fondo ecumenico patriarcale di Sant’Andrea“, tanto Anthony Limberakis, comandante nazionale dell’Ordine degli Arconti, ne è divenuto il presidente ed assegna onorificenza, quali la proclamazione di “Apostoli del mondo” che, ad esempio, nel 2007 furono assegnate a papa Benedetto XVI e al patriarca Bartolomeo I di Costantinopoli.

Collegio degli Arconti

La nostra Chiesa Ortodossa Italiana, per sua scelta, non ha istituito Ordini Equestri né concede titoli nobiliari, pur offrendo assistenza spirituale a tutte le associazioni cavalleresche e nobiliari che richiedono nostre guide spirituali e cappellanie e si pongono sotto l’omoforio della nostra Chiesa (quali gli Ordini Nobiliari di San Mercurio di Cesarea e quello di san Nicola di Myra), pur tuttavia vi sono persone meritevoli della nostra Chiesa che per il loro impegno, per il loro aiuto alle nostre strutture ecclesiali, caritative e d’apostolato, meritano un qualche riconoscimento da parte della Chiesa. A tal fine con motu proprio: “Fratum S. Ioannis Chrisostomi – Collegium autem Archontes” prot. n. 14/21 dell’11 febbraio 2021, giorno nel quale si fa memoria di San Castrese di Castel Volturno, vescovo e martire San Calocero, Vescovo di Ravenna, Confessore, Sua Beatitudine Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi), arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, ha istituito la Confraternita di San Giovanni Crisostomo – Collegio degli Arconti. I primi fedeli che hanno ottenuto l’ambita onorificenza sono stati:

nob. Cav. Francesco Russo, barone di Cortimpiano e marchese di San Lorenzo, scrittore, innografo, melodista, Gran Priore della Confraternita dei Cavalieri Templari “Ugone dei Pagani”, ideatore del Premio Internazionale di Poesia “Aniello Califano”; fondatore dell’Accademia Artisti Europeicavaliere al merito della Repubblica ItalianaCommendatore dell’Ordine della Corona Normanna, Innografo ufficiale della Chiesa Ortodossa Italiana (con relativo Diploma da parte dell’Accademia San Nicodemo l’Aghiorita).

> avv. Pietro Barone, Priore del Lazio della Confraternita dei Cavalieri Templari “Ugone dei Pagani”, membro del Tribunale Diocesano, del Tribunale Nazionale Ecclesiastico e del Consiglio Nazionale Ecclesiastico della Chiesa Ortodossa Italiana; docente di Diritto Ecclesiastico membro del Senato Accademico dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo.

nob. dott. Pavel Ciprian Feraru, cavaliere ereditario e conte palatino dell’Ordine Nobiliare di San Mercurio di Cesarealaureato all’Accademia di Polizia in Relazioni Economiche Internazionali; ha conseguito un Master in Sicurezza Nazionale e Terrorismo; ha conseguito varie specializzazioni in campo gastronomico tra le quali ricordiamo una presso la prestigiosa scuola francese di cucina Bocuse d’Or; collabora con la Casa Reale di Romania e conduce varie trasmissioni radiofoniche su Radio Romania; ha scritto diversi libri e dirige l’O.N.G. The Order of Saint Archangel Mihail che aiuta, in maniera particolare anziani e bambini con sindrome di down.

nob. dott. Enzo Modulo Morosini, conte di Risicalla e Sant’Anna Morosina, patrizio veneto, cavaliere ereditario dell’Impero Napoleonico, dell’Ordine di San Marco, dell’Ordine Civile di Savoia, di Santo Stefano Papa ecc. ecc. laureato in FilosofiaPsicologiaScienze Documentarie della StoriaScienze Araldiche; curatore dell’Archivio Storico Nobiliare Cavalleresco Corder Modulo Morosini; curatore del Libro d’Oro delle Famiglie Nobili e Notabiliaccademico dell’Accademia del Mediterraneo, dell’Accademia Tiberina ecc.; docente di Diritto Storico Araldico Ecclesiastico e membro del Senato Accademico dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. 

> dott. Padre Roberto Pinna, responsabile della Missione “Sant’Efisio” di Cagliari, membro del Consiglio Nazionale Ecclesiastico della Chiesa Ortodossa Italiana; ha conseguito il diploma all’Istituto Tecnico Nautico e la laurea in Psico Economia presso l’Università eCampus. Cavaliere dell’Ordine di Monsanto (Portogallo) e affiliato a varie società iniziatiche (Loggia Hiram e Pronos Genesi AMORC), è stato direttore artistico dell’Associazione Sardegnarmonica di Cagliari, è Direttore di un Ufficio Postale nonché Segretario Regionale dell’UGL Comunicazioni della Sardegna.

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Prof. Tudor Petcu

Prof. Tudor Petcu 

 insieme al teologo Massimo Giusio, sarà docente del Corso di Teologia e Storia del Cristianesimo d’Oriente 

Prof. Tudor Pectu

Il prof. Tudor Petcu, del Dipartimento Filosofia delle Religioni dell’Università di Bucarest, membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Dimitrie Cantemir, professore di filosofia presso la Little London International Academy, scrittore, filosofo, dottore di ricerca in Filosofia della politica e collaboratore presso il Dipartimento di scienze della storia e della documentazione storica nella Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Milano è venuto ad arricchire il corpo docente della nostra Università. Studioso della cultura filosofica e storiografica italiana dell’Ottocento e del Novecento il professore  collabora, oltreché con riviste rumene come Luceafarul, anche con diverse pubblicazioni italiane: Nuova Rivista Storica, Il Pensiero Politico, Rivista di Storia della Filosofia ecc. Su proposta del Preside del Dipartimento di Scienze Storico-Religiose della nostra Università, mons. Massimo Giusio, scrittore, teologo, sociologo delle religioni, ha arricchito la nostra Università con la sua preparazione e il suo prestigio internazionale entrando quale professore ospite  (“Visiting Professor”), nel Corpo Docente del “Corso di Teologia e Storia del Cristianesimo d’Oriente 2021”, operando specialmente, a livello didattico, nei seguenti insegnamenti:
– Filosofia della religione e Cristianesimo d’Oriente
– Storia della spiritualità ortodossa nella dimensione filosofica e teologica

Prof. Tudor Pectu

Le lezioni, organizzate dal Dipartimento di Scienze Storico-Religiose dell’Università,  saranno tenute, oltre che dal dott. Tudor Petcu, dal teologo, scrittore e sociologo delle religioni dott. prof.  Massimo Giusio, vice Rettore dell’Università e ricercatore del Cesnur e dal dott. prof. Emanuele Porcellana,  si terranno tutti i sabati, alle ore 17,30, sulla piattaforma ZOOM, il cui link d’invito sarà postato sul gruppo whatsApp di “UNI.SanGiovanniCrisostomo“.

Chi fosse interessato a partecipare al corso ci scriva o su:

unisangiov.crisostomo@gmail.com

chiesaortodossaitaliana@gmail.come

Prof. Tudor Pectu

insieme al teologo Massimo Giusio, sarà docente del Corso di Teologia e Storia del Cristianesimo d’Oriente

 

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Sant’Agata

Sant’Agata – diaconessa e martire

 Intervista all’arcivescovo Filippo da parte del giornalista

Michel Emi Maritato (di Paese Roma)

Sant'Agata

Il 5 febbraio le Sante Chiese di Dio fanno memoria di Sant’ Agata, vergine e martire, una delle Sante più venerate dalla cristianità, patrona di Catania e tantissime altre località. Di famiglia benestante, era una diaconessa dedita alla carità, all’apostolato e alla catechesi che fu messa a morte il 5 febbraio 251 durante la persecuzione di Decio per non aver abiurato alla fede cristiana. Ne parliamo con Mons. Filippo Ortenzi, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, perché questa santa è stata proclamata dalla Chiesa Ortodossa Italiana, unitamente a santa Febe (diacono della città di Cencre della quale parla san Paolo nell’epistola ai Romani) quale Patrona delle Diaconesse.

Come mai se sant’Agata era una diaconessa, oggi detto ordine non esiste più?

Come è noto la Chiesa Cattolica, che ha abrogato l’ordine apostolico delle diaconesse verso la fine del primo millennio, ha creato una damnatio memoriae sull’esistenza di tale ordine tanto da evitare, ad esempio, di ricordare che detta santa era un membro del clero cristiano. La nostra Chiesa, al contrario, ha ristabilito l’ordine delle Diaconesse e sta avendo un forte interesse da parte di tante donne che vogliono mettersi al servizio della Chiesa e dei fratelli.

Sant'Agata

Come mai la Chiesa di cui lei è vescovo rilancia il Diaconato femminile? Il diaconato femminile è un’istituzione risalente al periodo apostolico, infatti ne parla San Paolo di Tarso che, nella Lettera ai Romani, scriveva: vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencrea”. Proprio da questo scritto noi traiamo la deduzione che le diaconesse erano presenti ed attive fin dalle origini del cristianesimo. Dunque il diaconato femminile è addirittura ben precedente, all’istituzione del monachesimo, sorto in Oriente nel IV secolo dell’era cristiana con Sant’Antonio e in Oriente con san Benedetto nel VI secolo. Le discepole di Gesù, come un po’ tutte le donne che operarono nel cristianesimo delle origini erano tenute in grande considerazione dalle comunità dell’epoca. Le loro testimonianze e i loro insegnamenti erano molto apprezzati. Un ruolo preminente lo ebbe, per esempio, Santa Maria Maddalena, che Ippolito nel suo Commento al Cantico chiama l’Apostolo degli Apostoli“. San Paolo (1 Tim. 3, 8-11) sui diaconi scrive: «Che i diaconi siano degli uomini onorati… che siano provati, e solo poi assolvano il loro servizio di diaconi. Che le donne parimenti siano onorate (semmai,), non maldicenti, sobrie, degne di fiducia in tutto. Che i diaconi non siano stati sposati che una volta». 10

Ma detto ordine è stato mai formalmente riconosciuto dalla Chiesa?

Sulla legittimità del servizio delle Diaconesse vi sono anche delle delibere conciliari, quale quella del Concilio Ecumenico di Calcedonia del 451 e quello di Costantinopoli del 692, concili ai quali formalmente ha partecipato anche la Chiesa di Roma, che però in seguito ha disapplicato e disatteso. Va ricordato comunque che delle diaconesse in Occidente si è parlato anche nei Concili locali di Epaon del 517, di Orleans del 533, di Tours del 567 fino al V libro della Collectio canonum del XI secolo e, come per l’introduzione del filoque nel credo, la soppressione delle diaconesse fu propugnata principalmente dal clero franco e deliberata dai sinodi merolingi.

Secondo lei per la Chiesa Cristiana delle origini il Diaconato, sia maschile che femminile era un Ordine Sacro?

Non secondo me, ma secondo la Tradizione e la Dottrina. Infatti, se si consultano le Costituzioni Apostoliche, libro VIII, valide per tutta la Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica ed Ortodossa (Chiesa indivisa del primo millennio) si leggerà chiaramente che le stesse prevedono l’accesso delle donne all’ordine diaconale. Tale consuetudine è rimasta nella Chiesa Ortodossa, anche se dal 1400 molte Chiese dell’Est ne hanno fortemente limitate le consacrazioni e in alcune, pur non essendo mai stata formalmente soppressa, l’ordinazione delle diaconesse è andata in disuso. La Chiesa Ortodossa è rimasta fedele ai Concili Ecumenici della Chiesa indivisa del primo millennio mentre, al contrario, la Chiesa Romana, che man mano si è allontanata dalla Retta Fede, lo ha abrogato fin dal VI -VII secolo, considerando le donne indegne di far parte del clero, compreso quello minore.

Vi sono state nel passato diaconesse italiane?

In Italia vi sono diverse santa, riconosciute tali e venerate anche dalla Chiesa Cattolica Romana, che erano delle Diaconesse, anche se la Chiesa di Roma tende a nascondere la loro appartenenza all’ordine sacro.

Ad esempio?

Oltre il caso della Santa più venerata in Sicilia: Sant’Agata, patrona di Catania, San Marino e Malta, nonché co-patrona di Capua e Palermo ed altre località in Italia e all’estero ricordo, tra le altre, le Sante romane Giulia, Typhena e Melania.

Sembra però che in Russia, Romania, Bulgaria ed in altre Chiese Ortodosse non vi siano diaconesse.

Per la verità con il crescere del monachesimo femminile in diverse Chiese ortodosse è caduta in desuetudine la diaconia femminile, ma non è stata mai formalmente abrogata, tanto che vi sono Chiese come quella Apostolica Armena e quella Ortodossa Georgiana dove è difficile trovare una parrocchia dove non vi sia almeno una diaconessa. Per quanto riguarda le chiese greco-ortodosse va ricordato che San Nektarius, (Nettario), nel XIX secolo reiniziò a consacrare diaconesse, scegliendone diverse tra le monache del monastero da lui fondato. Il diaconato femminile è rilanciato dalla Commissione Pan-Ortodossa di Rodi del 1988 e dal Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Greca del 2004.

Nell’antichità come venivano scelte le diaconesse?

Prevalentemente tra le vergini, le vedove e tra le mogli dei vescovi. Al riguardo va ricordato che San Gregorio di Nissa, che per altro aveva una sorella diaconessa di nome Macrina, ebbe la consacrazione ad episcopo unitamente alla moglie Teodosia che nella stessa liturgia venne consacrata diaconessa.

Come venivano viste le Diaconesse nella Chiesa antica e come vengono viste dall’Ortodossia attuale?

Per comprendere bene il ruolo e la funzione della Diaconia femminile è utile leggere il libro dello scrittore Evanghelos D. Theodoru dal titolo: La questione dell’ingresso delle donne nel Sacro Clero secondo la tradizione Ortodossa orientale. Qui l’autore ci ricorda come “secondo la Didaskalia e secondo la Costituzione degli Apostoli (Costitutiones Apostolorum) la diaconessa occupa una posizione molto onorata negli Ordini del clero, dato che in queste fonti da una parte viene sottolineato che i diaconi e le diaconesse appartengono allo stesso ministero, al “ministerium diaconiae”è come un’anima in due corpi”. E’ dunque importante sottolineare che, come ci ricorda lo scrittore, diaconi e diaconesse, appartengono allo stesso ministero. Il testo che ho citato è consultabile nel sito dell’Arcidiocesi italiana del Patriarcato di Costantinopoli. In ambito cattolico è difficile reperire della documentazione perché si tende a sminuire e negarne il ruolo delle diaconesse dei primi secoli. Ho l’impressione che si punti a farle apparire in un ruolo senza significato e senza consacrazione … una specie di colf o sacrestana.

Come mai la vostra Chiesa ha rilanciato l’ordine nel delle diaconesse?

Il rilancio delle Diaconesse è stato, fin dall’origine, uno dei punti caratterizzanti la Chiesa Ortodossa Italiana. Prima diaconessa consacrata dalla Chiesa Ortodossa Italiana, è stata Maria Dimitrova, autorevole esponente della comunità bulgara di Roma. Poi ne sono state ordinate varie altre, quali ad esempio Gabriela Velicaholova di Rieti, Olga Federica Pagliani di Cosenza e Marisa Soldà di Latina. Nella Chiesa Ortodossa le donne sono presenti anche in altri ordini ecclesiastici minori quali Ipodiacono, cantore e lettore. Ad esempio la prima donna Lettore ordinata dalla nostra Chiesa è stata Lorella Latini di Roma, stilista, artigiana e creativa, nonché Presidente dell’associazione laica di fedeli denominata L’Arca di Sant’Antonio Abate che si occupa prevalentemente della difesa del creato e contro la violenza agli animali e la prima donna ordinata cantore è stata la professoressa Elena Qiodello, giornalista, ex insegnante d’inglese, blogger e critica d’arte. Tra i lettori della nostra Chiesa ricordiamo anche Marie Monique Marty, moglie del nostro vescovo di Nizza – Monaco e Ventimiglia.

Vi sono attualmente vostre fedeli che vogliono diventare diaconesse?

Sono attualmente cinque le donne che si sono iscritte al corso di Liturgia Pastorale promosso dalla nostra Accademia san Nicodemo l’Aghiorita per accedere al diaconato, spero vivamente che tutte completino la loro preparazione e, se Dio vorrà, quando la situazione sanitaria ce lo permetterà verranno ad arricchire il clero della nostra Chiesa.

Nelle foto sopra – sant’Agata di Catania e mons. Filippo con le diaconesse madre Gabriela e madre Maria
Sant'Agatamadre Gabriela Velicaholova
Sant'Agataordinazione madre Marisa Soldà
Sant'Agataordinazione madre Federica Pagliani
Sant’Agata – diaconessa e martire

Intervista all’arcivescovo Filippo da parte del giornalista

Michel Emi Maritato (di Paese Roma)

 

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Intercomunione

Intercomunione

 tra la  Chiesa Ortodossa Italiana 

e la Eglise  Orthodoxe d’Europe – Eglise de France

 

Intercomunione

Grazie a mons. Richard Marty de Malans, vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia, membro del Santo Sinodo e Presidente della Commissione Sinodale  per le Comunità Estere, le Relazioni inter-ortodosse, inter-cristiane e inter-religiose è stata sottoscritta, tra l’arcivescovo Filippo di Roma, in rappresentanza della  Chiesa Ortodossa Italiana, e l’arcivescovo Jacques di Parigi, in rappresentanza   dell’Eglise Orthodoxe d’Europe – Eglise de France,   in   obbedienza alla parola di Nostro Signore  Gesù   Cristo      “perché tutti siano una cosa sola(Giovanni XVII,20) ed in base alla totale osservanza   dei Santi Canoni della  Santa    Chiesa    Ortodossa,       la piena inter-comunione  sacrale,  liturgica  e canonica tra le nostre Chiese. 
Intercomunione
Le nostre Chiese  mantengono  una  comunità  di  fede    assoluta trasmessa dagli Apostoli, credono nei primi 7 concili ecumenici,
hanno valide linee di successioni apostoliche, professano
invariato il credo niceno-costantinopolitano, riconoscono i sette misteri ( sacramenti), ammettono le donne negli ordini minori e al diaconato, e praticano il sacerdozio per gli uomini come stabilito da nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo, scegliendo dodici uomini come suoi discepoli.
* nella foto il vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia mons. Richard Marty de Malans

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Ortodossia Italiana

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 Intervista al teologo Massimo Giusio a cura di Tudor Pectu

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Il professor Tudor Petcu, del Dipartimento di Filosofia delle religioni dell’Università di Bucarest, ha avviato una ricerca sulla Chiesa Ortodossa Italiana e ha richiesto, su questo tema, un’intervista molto articolata al dott. prof. mons. Massimo GiusioVice-Rettore e Preside della Facoltà di Teologia della nostra Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. L’intervista verrà pubblicata, tradotta in inglese e rumeno, sul portale dell’Università. Il prof. Giusio ha accettato volentieri, anche al fine di avviare una collaborazione strutturata tra le nostre strutture di formazione e l’Università di Bucarest.

Le chiederei inanzi tutto di dirmi quale è la ragione per la quale Lei si è convertito all’Ortodossia. Come ha incontrato l’Ortodossia e come si spiega la sua scelta di diventare ortodosso?

Come direbbe Lukacs, che trae però l’espressione da Stendhal, fu proprio “un colpo di pistola in un concerto”. Ero cristiano da sempre, e qualche interesse per la spiritualità orientale l’avevo già, tratta dai libri del cardinale Spidlik che amavo moltissimo. Ma la vera folgorazione fu un incontro, come avviene spesso. Tenevo, fresco di studi, un ciclo di conferenze a Torino, presso l’Università Unitrè, sulle “Prove dell’esistenza di Dio nella storia del pensiero”. Dieci lezioni. Da Aristotele, Anselmo, Cartesio e Kant, Schleiermacher, Hegel, fino a Bontadini. Un pomeriggio di novembre. Ero giovanissimo, il corso era seguìto, ero felice e mi impegnavo molto, ma avevo notato un signore, con la barba e sempre vestito di nero, ma non in abito talare, che faceva sempre domande, ed erano tutte intelligentissime. Ortodossia ItalianaDopo una lezione, mi chiese di parlarmi. Voleva sapere cosa ne pensassi delle critiche di Geach e Kenny alle prove ontologiche, cosmologiche e teleologiche delle “cinque vie” di Tommaso. Per me era materia incandescente, terreno di dibattito persino tra i neotomisti, che conoscevo bene, ma lui non era da meno. Finimmo in pizzeria, e poi in birreria, e facemmo mezzanotte. Scoprii che era un vescovo ortodosso, si chiamava Adeodato Mancini, Padre Adeodato per tutti. Era stato uno dei seguaci veneti di De Rosso, lui era originario di Venezia, ed aveva ottenuto l’episcopato Assiro-Caldeo, ma già allora l’idea era di una Chiesa Ortodossa nazionale, tutta italiana, del tutto priva di relazioni gerarchizzate con i grandi Patriarcati. L’avevo capito subito, che non era uno studente, o un ricercatore. Aveva una notevole profondità teologica, ma mi colpì, soprattutto, per un altro motivo. A mezzanotte, mi regalò una bella edizione della Filocalia, e mi chiese di fargli sapere cosa ne pensassi. Poi, mi disse che sarebbe andato a fare “gli spaghetti coi barboni”. Cosa significava? Gli chiesi di accompagnarlo. Aveva un vecchio camper sgamgherato, e nel cuore della notte, si recava dai senza fissa dimora, in due o tre luoghi torinesi, e cucinava un piatto di spaghetti. Per tutti. Sorrisi e una felicità mai vista. Negli occhi di quelle persone trovai una strada senza più remore. Un mito. Rimasi per tanti anni come suo collaboratore, divorai una serie di libri di mistici e teologi ortodossi russi, greci, rumeni. E poi “La spiritualità dei cristiani d’oriente”, sempre di Spidlik. La conversione arrivò poche settimane dopo. Convinta, sicura. Forse i libri, gli approfondimenti teologici, ma soprattutto il suo esempio. Da allora, non ho più avuto dubbi: avevo fatto la scelta giusta. Due anni dopo, il diaconato. E poi , nel 2015, il corepiscopato.

Ortodossia Italiana

Sarei molto interessato a scoprire come percepisce Lei l’Italia nella sua prospettiva ortodossa.

Da questo punto di vista le confesso che sono molto preoccupato. La Chiesa Ortodossa Italiana si è riorganizzata nel 2015. Abbiamo una sessantina di appartenenti al clero, migliaia di fedeli o di persone curiose che si avvicinano a noi, una sede a Roma ed una Università Ortodossa, e questo mi rende contento del lavoro che abbiamo iniziato a fare. Ma il panorama generale non è dei migliori: la scristianizzazione e la relativizzazione, la banalizzazione dei valori e delle tradizioni cristiane sono un fenomeno visibile. I fedeli cattolici – e pensi che il 95 % degli italiani è battezzato – che frequentano la Chiesa ed i sacramenti non superano il 15 per cento. I giovani sono disorientati, c’è molta confusione, una crescente indifferenza per il tesoro di patrimoni culturali, artistici e simbolici della Cristianità. Le ansie e le divisioni interne con questo pontificato si percepiscono anche all’interno delle parrocchie, le crisi delle vocazioni, la tendenziale sfiducia relazionale e disumanizzante tra le persone è stata acutizzata dalla pandemia. Io, che sono un sincero cultore del dialogo ecumenico, talvolta mi sento in difficoltà. Si avverte una debolezza nel magistero, nella capacità di insegnamento. reale, del substrato assoluto e valoriale della nostra eredità millenaria. Ed in questo la proposta di fede e la spiritualità ortodossa hanno molte carte da spendere, e lo testimoniano i tantissimi rumeni in Italia che affollano le chiese da noi. Certe affermazioni di Papa Francesco sono lodevoli nell’intenzione, ma si prestano a molte ambiguità interpretative, perché stridono con la realtà e la sostenibilità. Molti si avvicinano a noi proprio per questa situazione di disagio, di mancanza di guida, di incertezza morale. Ma la cosa, Le assicuro, non mi fa piacere. Tra cattolici e ortodossi il dialogo deve essere continuo, e proficuo. La realtà spirituale e morale italiana, comunque, non è lusinghiera né positiva. Lo si avverte anche dalla sensibilità decrescente verso i simboli cristiani: crocefisso, Natale, liturgia. Si avverte incertezza, incapacità di dare unità di senso alla vita. Crescono i suicidi, anche tra i giovanissimi, acutizzati dalla crisi economica. Se la vita non ha senso, tutto diventa possibile. La Cristianità non può essere solo mutua assistenza, o il gestire ONLUS o patrimoni immobiliari sterminati. Per questo spesso assumiamo posizioni radicali, ma sempre con rispetto dell’identità cattolica. Ho tantissimi amici vescovi e preti cattolici. Le confesso che anche molti di loro, filosoficamente e teologicamente ben preparati, nutrono le medesime preoccupazioni.

Ora le chiedo di presentarmi in dettaglio gli argomenti secondo cui l’Ortodossia in Italia esiste fin dal tempo degli Apostoli. A partire da questa affermazione si può dedurre logicamente che anche San Pietro, il primo capo della Chiesa Universale, è stato di fatto ortodosso?

Mi permetta di farle una premessa. Dire che esista una “Ortodossia” e da quando abbia iniziato ad esistere in Italia, stabilendo uno spartiacque cronologico netto, rischia di essere un problema aporetico che trasmoda nel mero feticismo nominalistico. Dipende da cosa intendiamo con questa locuzione. Se lo intendiamo in senso etimologico e germinale, la “retta fede” (ma in realtà come lei ben sa, l’utilizzo del termine doxa nella storia della filosofia fino al III secolo apre scenari ben più ampi e delicati), intesa come convinzione soggettiva, è evidente che fosse presente in nuce, e necessariamente dopo la Pentecoste, in tutti gli Apostoli, ma sull’interpretazione così anfibologica della frase di Gesù, quella del “Tu es Petrus” e del “su questa Pietra”, si potrebbero scrivere dieci libri, e mi dilungherei troppo. Il termine “Ortodossia”, nell’uso comune ed ecclesiologico di caratterizzazione orientale separata dalla tradizione latina, invece, come Lei certamente sa, nasce solo intorno al X – XI secolo, dopo le polemiche di Fozio del secolo precedente, il Filioque, e le doppie scomuniche costantinopolitane del 1054. Veniamo al merito della sua domanda. L’ortodossia intesa, quindi, come realtà di professione della retta fede cristiana, quindi come concetto dottrinale e teologico, appare evidentemente in tutti gli Apostoli, ed anche in Pietro. Ed appartiene ad essi sul piano reale, sin dalla discesa dello Spirito Santo. Qua si potrebbe porre piuttosto un delicato problema, ma anch’esso richiederebbe fiumi di inchiostro, sulla più aggiornata analisi della vera vocazione universalistica della posizione petrina, alla luce delle considerazioni sui “non circoncisi” negli Atti degli Apostoli, su cui si sono appassionati perfino Bultmann o Kung, ma entriamo nella storia della teologia e nella patristica. Con esiti che spesso sono stati divisivi, e contrari ad un sano spirito ecumenico. E non sarebbe più un’intervista, ma una tediosa elaborazione ermeneutica.

Per quanto conosco, la Chiesa Ortodossa Italiana nasce dall’aspirazione a creare una realtà nazionale, indipendente da giurisdizioni straniere e guidata solo da italiani. Perciò le sarei grato se potesse dirmi quale è l’unicità dell’Ortodossia italiana nel mondo delle chiese ortodosse storiche e quali prospettive di sviluppo ci sono per l’Ortodossia italiana nel prossimo futuro.

Le riepilogo la genesi storica della nostra Chiesa. I seguaci di Antonio De Rosso, nel 2010, erano rimasti in pochissimi. Nel 2014, acquistammo la disponibilità di un bellissimo Monastero in Piemonte, in provincia di Cuneo. Quello fu una sorta di laboratorio teologico e pastorale, il primo germe di una realtà che esisteva dal 1977, ma andava aggiornata e rimodellata. Decidemmo le liturgie utilizzabili: Crisostomo, ma anche il rito gallicano, e San Colombano. Affinammo le nostre linee organizzative, il modo possibile di diffonderci in tutte le regioni italiane e, dopo la morte del compianto padre Adeodato e, purtroppo, del suo delfino padre Antonio Settineri, appena cinquantenne, anche per onorare la loro memoria facemmo il grande passo. Ripartimmo da Roma e dal Piemonte, e dal 2014 fondammo con monsignor Filippo Ortenzi l’Università di San Giovanni Crisostomo, con sede a Roma, e l’Accademia di formazione di San Nicodemo, per la preparazione di diaconi, monaci e sacerdoti. Oggi abbiamo cinque vescovi, docenti preparati e molti studenti che si avvicinano a noi. La strada è ancora lunghissima, ma un bel pezzo di cammino è stato avviato. Veniamo alla seconda questione. Le prospettive di sviluppo in Italia di una Chiesa nazionale, ma ortodossa, sono moltissime. Le dico le principali. Anzitutto, la grande necessità di ricomposizione morale e spirituale nel segno della Tradizione, di cui tantissimi cristiani in Italia avvertono la crescente riduzione, Da noi arrivano molti ferventi cattolici o ex religiosi, pensi che il nostro vescovo di Alessandria e Genova, monsignor Giovanni Ferrando, teologo preparato, è stato parroco cattolico per quarantacinque anni. A chi obietta che ciò può implicare l’ospitare dei “delusi”, ribattiamo che non vi è alcuna competizione, o concorrenzialità, tra proposte di fede. Basta che la gente si avvicini al Pastore: non conta null’altro, di sostanziale. Molti si avvicinano, poi, per i motivi più disparati ed in qualche caso anche per i cosiddetti “casi personali”: divorziati, ex preti che si sono sposati, assonanze simboliche, amore per l’arte e le icone, fascino per la liturgia orientale, ma soprattutto nuovo desiderio di preghiera e di slancio mistico originario. E tanti altri motivi. Il secondo ordine di osservazioni è la specificità dell’Italia: qui ha dominato, per due millenni, la presenza della Chiesa di Roma, senza un contraltare spirituale alternativo, cristiano e tradizionale, come quello orientale, se non nelle frange uniate. E con una tendenziale ostilità, come spiego nel dettaglio nel mio manuale sulla libertà religiosa in Italia del 2018, verso ogni altra forma religiosa organizzata. Ma col limite oggettivo di coinvolgere rispetto ad altre forme religiose, nella proposta di specificità spirituale e liturgica, quasi solo cittadini stranieri. La questione di fondo, di De Rosso e nostra, era e rimane: perché non far conoscere e comprendere sempre più, ora che la “terza secolarizzazione” rende davvero libere e più autentiche le scelte di fede, la proposta cristiana ortodossa agli italiani, con gli adattamenti specifici al carattere nazionale,ma nel grembo straordinario della spiritualità e della ricerca della theosis, dopo secoli in cui ciò, per tanti motivi, è stato possibile così poco? Mi creda. I risultati dei primi anni sono davvero positivi, e val la pena di continuare.

Possiamo dire dal suo punto di vista che l’Italia cristiana del primo millennio ha più punti in comune con i paesi ortodossi, di ieri e di oggi, di quanti ne abbia con l’Italia cattolica contemporanea?

Su questo tema credo che Lei abbia in larga misura molte buone ragioni. Senza scomodare Heidegger o Severino, va rilevato che il tempo della egemonia della Tecnica, dello svuotare – col “pensiero calcolatore” globalista – i serbatoi antichi della cultura e delle identità tradizionali, lascia sensi di vuoto sempre più tremendi, smonta ogni elemento generativo di senso, inquieta sempre di più la sensibilità di tante, tantissime persone. Cristiane e non. Ritrovare rigore, semplicità, desiderio di significati profondi della vita lo ho definito, in uno dei miei libri, un “desiderio originario”. Proprio quello che animò tutta la Cristianità alle sue radici, come giustamente osserva Lei, fino alla netta separazione che, secondo me, avviene molto prima dello Scisma del 1054, a partire dal VII secolo. Da allora, Roma diventa l’unico ordine possibile in una Europa sconvolta, invasa e con guerre continue, e ne guida la riorganizzazione, creando una Autorità forte, che ha molti meriti storici ma crea ineluttabilmente quella che io definisco una “teologia del potere”, gerarchico-autoritaria, ancillare, sostitutiva ed inquisitoriale poi, del potere temporale. La divaricazione, invece, ad Est provoca effetti spiritualmente positivi in linea con le radici dei primi secoli. Nel mondo orientale, la sfera religiosa, forte di autorità centrali autonome e ben radicate (dall’impero bizantino, fino agli Zar) non ha bisogno di diventare potere terreno, e si concentra, mirabilmente, sull’esperienza interiore, la mistica, la liturgia, la forza invincibile, nazionale e popolare, dello spirito e del senso religioso delle origini. Persino Stalin, in una notte ormai celebre, convoca dopo vent’anni di persecuzione i vescovi ortodossi, si umilia e chiede il loro sostegno per affrontare la guerra. E’ la vittoria più grande e memorabile dell’Ortodossia, e di Cristo. La proposta della spiritualità ortodossa, nella confusione e nell’angoscia contemporanea di cui già Gide o Foucault avvertivano i prodromi, è sempre più efficace, sia per la riscoperta e la riconfigurazione della vita interiore, sia nei rapporti tra gli individui, nei modelli sociali, nella ricerca presente in ogni essere umano di stabilità, di necessarietà di un ordine superiore che trascenda le stagioni mutevoli, le angosce e le inquietudini del nostro tempo e che attenui semplificazioni, banalità, relativismi esistenziali, superficialità valoriali.

Il Metropolita Antonio de Rosso è riuscito a rimettere in piedi l’Ortodossia italiana, in altre parole, una Chiesa Ortodossa saldamente radicata nel patrimonio e nella cultura cristiana d’Italia. Mi interesserebbe, però, sapere di quali altri rappresentanti importanti dell’Ortodossia italiana possiamo discutere?

Oggi, dopo la breve parentesi di Alessandro Meluzzi, che ha scelto percorsi diversi ed è assai impegnato in tante altre attività, il più instancabile rappresentante della Chiesa Ortodossa Italiana – considerando che io, purtroppo, sono ancora molto impegnato con altre attività di lavoro, insegnamento e ricerca e non posso lavorare per la Chiesa a tempo pieno, come è invece necessario – è sicuramente monsignor Filippo Ortenzi, nostro Metropolita, che ha la sede a Roma, in via Appia Nuova. In pochi anni, ha realizzato un lavoro enorme, utilizzando molto anche i social ed i mezzi digitali, ed i risultati si vedono. Sul piano teologico, oltre a chi le scrive ci sono molti altri importanti rappresentanti: c’è monsignor Giovanni Ferrando, in Piemonte, mentre al Sud c’è padre Gianni De Paola, ed abbiamo molte ramificazioni anche in Sicilia. A Ventimiglia abbiamo un vescovo di origini francesi, monsignor Marty. Potrei citarle ancora, quali altri importanti esponenti della COI, padre Alberto Crudo (Presidente Banco Alimentare “Regina Pacis” di Viterbo n.d.r.), padre Nilo, padre Stefano Garzino e monsignor Antonio Berardo, e molti altri. La Chiesa è presente, coi suoi organigrammi, in ben quindici regioni italiane, su venti. 

Potremmo parlare oggi di un certo ruolo della sua Chiesa nella società italiana? Dall’altra parte, come fanno gli italiani a riferirsi alla sua chiesa quando la scoprono?

Le modalità di raccordo con i fedeli, o i curiosi che si avvicinano a noi, sono moltissime. C’è il “passaparola” tra le persone, i gruppi, i fedeli. La grande maggioranza, del resto è la legge dei grandi numeri, è quella che ci contatta via Internet, sui gruppi Facebook, sulle pagine di teologia ortodossa, o sulle trasmissioni televisive. Le faccio un esempio numerico: sulla pagina FB, solo dal 5 dicembre ad oggi abbiamo avuto 5.038 contatti, ed una cinquantina di messaggi di adesione, richieste, informazioni. Più o meno, abbiamo una decina di adesioni alla settimana, che vengono indirizzate ai singoli responsabili territoriali. Sulla parte relativa alla funzione della Chiesa, parlare di “ruolo nella società” è un poco imbarazzante. Siamo tutte persone, fortunatamente, umili e abbastanza semplici, viviamo del nostro lavoro, c’è chi insegna, chi lavora in fabbrica, chi fa l’avvocato, o il medico. Siamo umili, e vogliamo restarlo. Il nostro ruolo deve essere altrettanto semplice, anche se fermo nei valori di fondo e nei presupposti pastorali: una proposta cristiana diversa, alternativa, una richiesta di approfondimento della propria vita interiore, della riconsiderazione, della stimolazione, o dell’arricchimento, della fede, per chi ce l’ha. O una proposta, ancora più radicale, di incontro e di dialogo per chi non ce l’ha, ma cerca un senso alla propria esistenza. Che non può essere, per definizione, potremmo dire, “ontologicamente” priva di senso. Tutto lì. Certamente la nostra crescita non ci ha fatti cambiare, o diventare più ambiziosi. Il ruolo in una società dipende dalla potenza del messaggio, e della sua astrazione dalla banalità crescente. Indipendentemente dalla nostra specifica Chiesa, sono i valori ortodossi che hanno un ruolo importante, sempre di più, nel vivere sociale. Il nostro compito è, con modestia, con i pochi mezzi a disposizione ma con impegno sincero, di trasmetterli per quanto possiamo, come una eredità antica ma sempre viva di continuità con il passato ma decisiva per il futuro di ogni persona. Spero di non essere stato prolisso, ma le sue domande, assai stimolanti, meritavano una trattazione adeguata e, spero, completa. La ringrazio tanto per l’attenzione che ci ha dato.

Ortodossia Italiana

 Intervista al teologo Massimo Giusio a cura di Tudor Pectu

 

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La vera storia dei Magi

Missione sant’Ermagora di Aquileia

Missione sant’Ermagora di Aquileia

 L’Ortodossia ritorna nel territorio dell’antico Patriarcato

 

Missione sant'Ermagora di Aquileia

Con la costituzione della Missione Sant’Ermagora di Aquileia, della quale è stato nominato responsabile padre Metodio, l’Ortodossia Italiana si ricostituisce e consolida in uno dei territori dove tra il 568 e il 1751 (quando fu soppresso con Bolla papale Iniuncta nobis da Papa Benedetto XIV) operò il Patrircato di Aquileia (Patriarchatus Aquileiensis), un’entità religiosa per molto tempo ortodossa ed autocefala che costituì una della più grandi Metropolie del medioevo. Tale Patriarcato aveva infatti giurisdizione su buona parte dell’Italia del nord-Est, su parte della Svizzera e dell’Austria, sulla Slovenia, la Croazia e parte della Bosnia Erzegovina. Nel 1077 i patriarchi furono insegniti dall’impero asburgico quali duchi del Friuli e governarono sulla Patrie dal Friûl (Patria del Friuli), che non comprendeva soltanto il Friuli propriamente detto, ma anche zone del Veneto (Cadore Valle del Bois, nel bellunese), dell’Austria (Stiria e Carinzia), della Slovenia (Carniola) e l’intera Istria (oggi prevalentemente croata, tranne la provincia italiana di Trieste e quella slovena di Capodistria).
Missione sant'Ermagora di Aquileiasant’Ermagora di Aquileia
La nostra Missione locale sta coordinando le varie comunità di fedeli della nostra Chiesa già presenti a Grado, Gorizia, Aquilea e Trieste e si sta adoperando per l’apertura di un luogo di culto. La Missione Aquileiana fa parte della Diocesi di Ravenna diretta da mons. Antonio Berardo di Casaluce, un carabiniere in quiescenza che è stato uno dei primi ricostruttori dell’ortodossia in Italia.

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 L’Ortodossia ritorna nel territorio dell’antico Patriarcato 

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La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

Incontro con la comunità eritrea