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Le Chiese Ortodosse Bizantine aderiscono all’UICOA

L’Unione delle Chiese Ortodosse Bizantine

Aderisce all’UICOA

Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale 

prossimo Sinodo Ortodosso Africano

a Brazzaville

 

Grazie all’impegno di mons. Richard Marty de Melans, vescovo di Nizza, Monaco e Montecarlo e responsabile della Commissione per le relazioni inter-ortodosse della Chiesa Ortodossa Italiana, si è creata una rete di Chiese Ortodosse francofone africane, che hanno gettato le basi, insieme alle chiese americane ed europee in rapporto con noi, affinché si costituisse la più numerosa comunità di Chiese Ortodosse del pianeta: l’U.I.C.O.A. – Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale. Oggi l’UICOA è già presente in una ventina di Stati, in Nord America (USA e Messico), nell’America Centrale (Nicaragua e Costarica), nell’America Meridionale (Brasile e Colombia), in Europa (Italia, Francia, Croazia, Bulgaria, Cechia e Albania) e in Africa (Camerun, Benin, Angola, Congo-Brazzaville e Repubblica Democratica del Congo).

 

Soprattutto in Africa l’azione di mons. Richard Marty de Melans, attivo personalmente anche a dirigere una comunità sull’Isola della Riunione e quale capo-missione e rappresentante della nostra Chiesa in Africa ha già aggregato intorno all’UICOA delle grandi comunità religiose in Benin e Congo si è verificato un evento importantissimo sia per la crescita dell’ortodossia mondiale che per l’aggregazione delle varie chiese ortodosse in un’unica struttura federativa sovranazionale. Grazie alla collaborazione tra mons. Marthy e mar Ezechias (mons. Simon-Pierre Pembet Sytha), Primate della Chiesa Ortodossa Bizantina del Congo e neo Metropolita dell’Unione Internazionale delle Chiese  Ortodosse Autocefale, una aggregazione di Chiese ortodosse già presente in Africa e ad Haiti, operante in Angola, Benin, Congo-Brazzaville, Camerun, Etiopia, Gabon, Haiti, Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica e  Zimbabwe denominata Unione delle Chiese Ortodosse Bizantine ha chiesto di aderire all’Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale.

Infatti ci ha scritto Mar-Ezechias:

Noi, Sua Beatitudine Simon-Pietro in religione Mar-Ezechias, a nome di tutte le Chiese Ortodosse Bizantine de: l’Africa del Sud, Angola, Congo Brazzaville, Camerun, Etiopia, Zimbabwe, Namibia, Gabon, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, facenti parte dell’Unione delle Chiese Ortodosse Bizantine, sollecitiamo la nostra adesione all’Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale che voi avete l’onore di guidare. Come potete vedere che la nostra unione non fa che crescere, fate così poco per la maggior gloria del nostro Dio. Chiediamo la vostra indulgenza per gli altri paesi che vorrebbero entrare in comunione con noi per unirsi a questa organizzazione per il bene dei popoli. Ci auguriamo di ricevere una risposta favorevole alla nostra domanda di adesione, per favore credi nel Nome di Nostro Signore Gesù Cristo nella nostra profonda gratitudine.”

 

Ovviamente la richiesta è stata accolta e, durante questa estate, si svolgerà a Brazzaville in Congo il primo Sinodo Africano delle Chiese Ortodosse aderenti all’UICOA.

 

Chiesa Ortodossa Italiana

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Roma
ROMA

Festa dei santi imperatori

san Costantino e sant’Elena 

 

Si è svolta a Roma la festa parrocchiale dei santi imperatori Costantino ed Elena. La cerimonia, che ha visto la partecipazione di centinaia di fedeli, si è svolta presso la Chiesa parrocchiale, sita in via Roccella Ionica n. 6 (Metro Roma Anagnina).

Celebrante è stato padre Giovanni Pricop, parroco nonché esarca delle comunità ortodosse di lingua rumena in Italia, coadiuvato da padre Alexandru Nicolae Margine.       

L’omelia è stata effettuata da Sua Beatitudine Filippo (Ortenzi) di Roma, che dopo aver ricordato come prima di Costantino le comunità cristiane hanno subito numerose e sanguinose persecuzioni (prima da parte delle guardie

del Tempio, poi da imperatori romani come Nerone e Diocleziano, dopo la battaglia del 28 ottobre 312 a Ponte Milvio e l’editto di Milano, il cristianesimo da religione perseguitata è diventata la religione predominante dell’impero.

L’imperatore racconta come prima della battaglia contro Massenzio gli apparve una visione con una croce e la scritta “con questo segno vincerai” che fece sì che attribuisca all’aiuto divino la battaglia che cambiò la storia della romanità.

Costantino, di origine illiriche nacque a Naissus, capitale della provincia romana della Mesia  (odierna Niš in Serbia) nel 274 ed è morto a Nicomedia, capitale della Bitinia (odierna İzmit in Turchia) nel 337. Per gli ortodossi (i cattolici non lo riconoscono come santo), non soltanto è uno dei più grandi santi della cristianità ma lo venerano come Isapostolo (pari agli apostoli) in quanto si deve a lui la fondazione di Costantinopoli-Nuova Roma (che per oltre 1000 anni sarà la capitale dell’Impero Romano), la convocazione del I Concilio Ecumenico a Nicea dove furono rigettate le teorie eretiche di Ario, fu proclamato la omousia, ossia che il Figlio ha la medesima natura del Padre e gettate le basi del Credo. Costantino non soltanto protesse il cristianesimo ma ha fatto costruire numerose Chiese, tra le quali ricordiamo le basiliche del Santo Sepolcro a Gerusalemme, della Natività a Betlemme, nonché del Laterano  e di San Pietro a Roma. 

Anche la mamma dell’imperatore ebbe un ruolo importante per la diffusione del cristianesimo e si ricorda come durante un pellegrinaggio a Gerusalemme avrebbe rinvenuto la Vera Croce di Cristo (custodita a Gerusalemme fino al 1187 quando fu presa in mano dai musulmani di Saladino e probabilmente distrutta), con tanto di titulus crucis. Durante l’omelia il nostro Arcivescovo ha raccontato anche alcune curiosità, quale quella che la Vera Croce fu trovata sotto un terreno dove era presente una pianta  aromatica che venne ribattezzata basilico (da da basileus “re”) o  pianta regale, tanto  che ancora oggi alcune chiese ortodosse, specie quella rumena, osano mazzetti di basilico per le benedizioni.

 

 

Dopo la Divina Liturgia la cerimonia ha continuato all’aperto, dove si è provveduto alla benedizione delle acque e dell’abbondante cibo che i fedeli avevano portato per l’occasione.

 

 

 

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Frosinone
   Frosinone

Commemorazione delle Vittime delle Marocchinate

promossa dall’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate e dalla Chiesa Ortodossa Italiana 

 

Come ogni anno il giorno della memoria delle vittime delle “marocchinate” (18 maggio), viene ricordato diverse località italiane (quest’anno un centinaio), ma la manifestazione più importante è quella che si è svolta a Frosinone, capoluogo di quella Ciociaria dove si sono verificati i crimini più efferati e dove sono stati depositati dei fiori dinanzi al monumento ai caduti di viale Mazzini.                                                                

La storica manifestazione di Frosinone, anche quest’anno è stata organizzata da padre Sergio Arduini, dirigente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate (A.N.V.M.), nonché parroco della locale comunità ortodossa italiana dedicata a San Michele Arcangelo.

18 maggio perché?  Il 18 maggio del 1944, a seguito  dello sfondamento della linea Gustav, le forze alleate conquistano Monte Cassino. Per ringraziare  i Goumier (truppe marocchine, algerine, tunisine, senegalesi e berbere inquadrate nell’esercito francese e comandate da Ufficiali e Sottufficiali francesi) il generale Augustin Guillaume autorizza dette truppe di riscuotere, per quattro giorni, la loro ricompensa secondo la legge islamica, ossia diritto di saccheggio verso tutto ciò che viene conquistato e non è musulmano e conseguenti violenze sessuali verso donne, ma anche uomini e bambini, devastazioni, uccisioni e furti …                                                       Alla manifestazione hanno parlato il Presidente dell’A.N.V.M. Emiliano Ciotti, scrittore e ricercatore (autore di un libro sulle Marocchinate) che ha ricordato i crimini commessi dalle truppe coloniali islamiche francesi e di come dette efferatezze siano state nascoste per non offuscare il mito della liberazione e ha spiegato ai presenti come il 18 maggio sia stato proposto come giornata del ricordo delle vittime delle marocchinate perché è la giornata nella quale le truppe alleate sfondarono la linea Gustav e le truppe coloniali francesi, con l’autorizzazione alleata, si diedero al saccheggio, alle violenze e agli stupri. La storia non si cancella, le vittime non possono essere dimenticate ed è per questo che chiediamo da anni l’approvazione di una legge statale che istituisca ufficialmente la Giornata in memoria delle Vittime da celebrarsi il 18 maggio.

Padre Sergio Arduini,  appuntato dei carabinieri e parroco ortodosso di Frosinone, nonché Dirigente Nazionale dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, dopo aver ricordato la figura del dott. Ferdinando Signorelli, ex senatore della repubblica e presidente nazionale onorario dell’A.N.V.M., e  ricordato gli eventi che hanno insanguinato l’Italia, colpendo la popolazione civile, inerme e indifesa, ha parlato della manifestazione di Frosinone che oramai si sta svolgendo da vari anni. Un impegno dell’Associazione, che è riuscita comunque a ottenere il riconoscimento da parte della Regione Lazio, è che da parte dello Stato si  istituisca una Giornata Nazionale delle Marocchinate così come già avviene per la giornata delle Foibe e delle Shoah.

La signora Barbara Paesano, rappresentante ANVM di Isola Liri, dopo aver letto delle drammatiche testimonianze di donne e bambine ciociare dell’epoca ha ricordato come certi fatti siano stati fino ad ora sottaciuti dalla storiografia locale ed evidenziato come la storia non ci ha insegnato nulla perché attualmente in ucraina si stanno verificando episodi di efferatezza analoga a quelli verificatisi nel Frusinate.

L’assessore al Comune di Frosinone, nonché candidato sindaco Riccardo Mastrangeli ha ricordato come quando si parla di marocchinate si parla soprattutto delle donne ciociare che hanno sofferto con grande dignità il dolore causato riuscendo a mantenere inalterato il loro ruolo fondamentale di perno della famiglia.

L’avvocato Mauro Sabetta ha informato che nonostante siano pochissime le vittime che, superando la vergogna e la paura di essere “additate e marchiate”, hanno trovarono il coraggio di denunciare le violenze subite, a queste né lo stato italiano né quello francese riconoscono alcuna forma di indennizzo ritenendo prescritti detti reati. 

La Chiesa Ortodossa Italiana ha commemorato le vittime con la presenza del vescovo mons. Filippo Ortenzi che, accompagnato da padre Alessandro di Roma, dopo aver ricordato che anche nella sua terra natia, in provincia di Viterbo, si sono avuti, seppure in misura minore, delle violenze contro le donne e i bambini, da parte dei goumier francesi,  ha invitato i presenti ad una preghiera in ricordo delle vittime e  proceduto alle benedizioni di rito.

Mons. Filippo e padre Sergio, oltreché il presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate Emiliano Ciotti e la dirigente della stessa Barbara Paesano, sono stati altresì intervistati da una troupe dell’emittente televisiva locale Extra TV.

 

 

 

 

 

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Ucraina

Ucraina

Aiuti SÌ – Guerra NO

I recenti avvenimenti in Ucraina, dove si svolge una guerra fratricida tra grandi e piccoli russi, popoli che hanno in comune una stessa origine (la Rus’ di Kiev), una stessa storia e una stessa Fede, stanno creando una situazione che se non viene al più presto risolta, oltre che a maggiori lutti e distruzione nelle terre ucraine, c’è il rischio che possa trascinare l’umanità alla terza guerra mondiale. 

La posizione della nostra Chiesa al riguardo dell’invasione russa è chiara ed è stata ampliamente illustrata su questo sito il 9 marzo u.s. (Beati gli operatori di Pace), ciò detto le sanzioni, l’invio di armi, l’allargamento della NATO e l’accerchiamento della Russia, rischiano di far sì che una guerra regionale si trasformi in mondiale con conseguenze disastrose per l’umanità.   

La nostra Chiesa è vicina ai popoli sofferenti dell’Ucraina ed anche al popolo russo, oggetto di continua e crescente ostilità nel nostro Paese come in tutto l’Occidente e lo ha dimostrato ampiamente, infatti molti nostri sacerdoti e fedeli si sono adoperati per mandare aiuti alle popolazioni martoriate dell’Ucraina e, al contempo, siamo vicini ai nostri fratelli russi che vengono ingiustamente boicottati o osteggiati.

Riguardo agli aiuti citiamo l’opera dei nostri monaci antoniani, ed in particolare dello ieromonaco padre Elia (Favazzo) a Reggio Calabria; del nostro portavoce dott. Michail Emi Maritato che con l’associazione AssoTutela ha inviato in Ucraina numerosi Tir di aiuti alimentari e sanitari; padre Franco (Altobello) a Latina; padre Giovanni e la parrocchia di Roma Anagnina; il nostro seminarista Giustino Bruno a Pescara; la nostra magione templare dell’astigiano; ecc. ecc. 

 

Per quanto attiene  i russi, la maggioranza di essi  non ha partecipato alla manifestazione indetta dagli “Amici della Grande Russia” per difendere, sia l’amicizia russo-italiana e i legami storici che uniscono la Prima e la Terza Roma, che  la cultura russa che viene oscurata anche nei nostri atenei, come se Dostoevskij fosse responsabile delle guerre o dei crimini effettuati dai governi di Stalin o di Putin.

Ai giornalisti presenti in piazza Santi Apostoli a Roma non interessava parlare della cultura russa ma unicamente conoscere l’opinione dei russi che abitano in Italia in merito alla guerra, mettendo in difficoltà gli stessi, perché qualora si sarebbero espressi in modo negativo avrebbero avuto problemi in Russia e se l’avessero avallata, nel nostro Paese. 

Compito delle Chiese Ortodosse è quello di aiutare le popolazioni e pregare per la Pace. Chi volesse aiutare concretamente le vittime di questa assurda, e speriamo non lunga, guerra può contattare la Confraternita del Buon Samaritano, email: confraternitabuonsamaritano@gmail.com, nostra associazione di volontariato o concordare con  la nostra Chiesa, chiesaortodossaitaliana@gmail.com,  liturgie o veglie di preghiera o iniziative per la promozione della Pace.     

 

Ai fedeli di Roma ricordiamo che domenica (22 maggio)  mattina, ci sarà la festa patronale, con processione, della Parrocchia Santi Imperatori “Costantino ed Elena” di Roma Anagnina (Metro Anagnina – via Roccella Ionica n. 6), i fedeli e il clero romano sono invitati ad intervenire.

 

 

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Russofobia             

Russofobia

 Manifestazione contro la cancellazione della cultura russa e contro ogni forma di discriminazione

promossa dall’associazione Amici della Grande Russia

  Roma 12 maggio 2022

Si è svolta a Roma, nella centralissima piazza Santi Apostoli (tra piazza Venezia e Fontana di Trevi), una manifestazione contro la crescente russofobia, che a causa del conflitto in atto in Ucraina, sta montando nel nostro Paese.  La manifestazione è stata organizzata dall’associazione “Amici della Grande Russia”, fondata nel 2914 e presieduta dalla signora Yulia Bazarova, con l’obiettivo di promuovere i rapporti culturali tra l’Italia e la Russia, ed è stata organizzata per promuovere la cultura del dialogo, dire No alla Russofobia e alla cancellazione della cultura. La Bazarova, che ha dato inizio alla manifestazione, ricordandone gli obiettivi e ricordando come “la cultura non ha frontiere, lingue né colore di pelle; la cultura russa fa parte della cultura mondiale”. ha presenziato e presentato i relatori.

Tra gli altri  intervenuti ricordiamo il poeta  Paolo Dragonetti de Torres Rutili, vicepresidente dell’associazione, che dopo aver sostenuto come solo con la ragione si può arrivare alla pace, e la ragione ha bisogno di una profonda conoscenza culturale per esprimersi”, ha recitato una poesia dedicata alla Pace dedicata al grande scrittore Lev Tolstoj e  l’avv. Leo Maria Galati, da sempre impegnato nel sociale per il quale:“La cultura è quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società. La cancellazione della storia e della cultura in generale rappresenta una generazione sociale che costruisce muri ideologici e non ponti di dialogo”.

Altri interventi sono stati quelli della signora Dariya Puchkova, Direttrice del Centro russo di Scienza e di Cultura “ Rossotrudnichestvo Italia”,  dell’avv. Leo Maria Galati, tra gli organizzatori dell’evento e il giornalista Gianfranco Vestuto, Direttore di Russian News, un osservatorio dello spazio euroasiatico, e opinionista sulla Russia nei talk show televisivi.  La cultura è quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società. Per volontà degli organizzatori non sono state ammesse in piazza bandiere nazionali (neppure quella della Federazione Russa), né di partito anche al fine di evitare strumentalizzazioni o provocazioni.

Durante la manifestazione si è esibita la soprano russa Maria Smirnova, che ha cantato alcune celebri romanze russe con la musica del noto compositore russo Sergej Rachmaninoff; e di Nikolai Rimskij-Korsakov. Nel repertorio di Maria Smirnova anche diverse arie italiane tra le quali una famosa aria del noto compositore Giacomo Puccini ”O, mio babbino, caro”.

Mons. Filippo Ortenzi, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, è stato l’unico leader religioso invitato ad intervenire quale relatore alla manifestazione. Nel suo applauditissimo intervento ha ricordato i legami storico-culturali e religiosi tra l’Italia e la Russia, come il cristianesimo ortodosso sia stato il collante della cultura e dell’anima russa. Ha parlato del mito della Terza Roma, di come dopo la caduta di Costantinopoli-Nuova Roma e in un momento nel quale tutti patriarcati ortodossi (Gerusalemme, Antiochia, Alessandria d’Egitto e la stessa Costantinopoli) erano sotto dominazione islamica, la Russia era l’unico stato ortodosso libero e che anelava a ristabilire l’ecumene cristiano e restaurare quell’impero romano che i territori russi ha soltanto lambito (in Crimea e nelle coste del mar Nero) ma il cui mito vive, ancora oggi, più a Mosca che a Roma.

L’intervento del nostro metropolita si è concluso con: “Viva l’Italia, viva la Russia, viva la Prima e la Terza Roma”.

A margine della manifestazione il nostro metropolita è stato intervistato da varie troupe televisive, da Mediaset a AGTW e dalla giornalista Flavia Amabile della Stampa.  Inutile dire che ai giornalisti della difesa della cultura russa interessava ben poco essendo stati mandati dalle rispettive redazioni unicamente per intervistare sulla guerra. Al riguardo la nostra Chiesa ha chiarito la propria posizione già all’inizio del marzo scorso col documento “Beati gli Operatori di Pace” (pubblicato sul blog di questo sito il 9 marzo u.s.), nella quale non giustifica l’invasione, ma rimarcando che ciò non può essere un pretesto per fomentare la russofobia o l’ostilità contro la fede ortodossa.

Non si possono discriminare Gorkij, Gogol, Dostoevskij, Tolstoj ecc. quali fossero responsabili di una guerra iniziata molti anni dopo la loro dipartita verso la casa del Padre, né dimenticare come teologi russi venuti in occidente (prevalentemente a Parigi) abbiamo non soltanto mantenuto quella spiritualità che è nuovamente divampata con tutta la sua potenza dopo la fine del regime sovietico,  ateo e anticristiano, ma ha portato un vento di novità antica e rinnovata nel dibattito teologico contemporaneo (vedi Nikolaj Berdjaev,  Michail Bulgakov e Pavel Evdokimov). 

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