Russofobia             

Russofobia             

Russofobia

 Manifestazione contro la cancellazione della cultura russa e contro ogni forma di discriminazione

promossa dall’associazione Amici della Grande Russia

  Roma 12 maggio 2022

Si è svolta a Roma, nella centralissima piazza Santi Apostoli (tra piazza Venezia e Fontana di Trevi), una manifestazione contro la crescente russofobia, che a causa del conflitto in atto in Ucraina, sta montando nel nostro Paese.  La manifestazione è stata organizzata dall’associazione “Amici della Grande Russia”, fondata nel 2914 e presieduta dalla signora Yulia Bazarova, con l’obiettivo di promuovere i rapporti culturali tra l’Italia e la Russia, ed è stata organizzata per promuovere la cultura del dialogo, dire No alla Russofobia e alla cancellazione della cultura. La Bazarova, che ha dato inizio alla manifestazione, ricordandone gli obiettivi e ricordando come “la cultura non ha frontiere, lingue né colore di pelle; la cultura russa fa parte della cultura mondiale”. ha presenziato e presentato i relatori.

Tra gli altri  intervenuti ricordiamo il poeta  Paolo Dragonetti de Torres Rutili, vicepresidente dell’associazione, che dopo aver sostenuto come solo con la ragione si può arrivare alla pace, e la ragione ha bisogno di una profonda conoscenza culturale per esprimersi”, ha recitato una poesia dedicata alla Pace dedicata al grande scrittore Lev Tolstoj e  l’avv. Leo Maria Galati, da sempre impegnato nel sociale per il quale:“La cultura è quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società. La cancellazione della storia e della cultura in generale rappresenta una generazione sociale che costruisce muri ideologici e non ponti di dialogo”.

Altri interventi sono stati quelli della signora Dariya Puchkova, Direttrice del Centro russo di Scienza e di Cultura “ Rossotrudnichestvo Italia”,  dell’avv. Leo Maria Galati, tra gli organizzatori dell’evento e il giornalista Gianfranco Vestuto, Direttore di Russian News, un osservatorio dello spazio euroasiatico, e opinionista sulla Russia nei talk show televisivi.  La cultura è quanto concorre alla formazione dell’individuo sul piano intellettuale e morale e all’acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società. Per volontà degli organizzatori non sono state ammesse in piazza bandiere nazionali (neppure quella della Federazione Russa), né di partito anche al fine di evitare strumentalizzazioni o provocazioni.

Durante la manifestazione si è esibita la soprano russa Maria Smirnova, che ha cantato alcune celebri romanze russe con la musica del noto compositore russo Sergej Rachmaninoff; e di Nikolai Rimskij-Korsakov. Nel repertorio di Maria Smirnova anche diverse arie italiane tra le quali una famosa aria del noto compositore Giacomo Puccini ”O, mio babbino, caro”.

Mons. Filippo Ortenzi, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, è stato l’unico leader religioso invitato ad intervenire quale relatore alla manifestazione. Nel suo applauditissimo intervento ha ricordato i legami storico-culturali e religiosi tra l’Italia e la Russia, come il cristianesimo ortodosso sia stato il collante della cultura e dell’anima russa. Ha parlato del mito della Terza Roma, di come dopo la caduta di Costantinopoli-Nuova Roma e in un momento nel quale tutti patriarcati ortodossi (Gerusalemme, Antiochia, Alessandria d’Egitto e la stessa Costantinopoli) erano sotto dominazione islamica, la Russia era l’unico stato ortodosso libero e che anelava a ristabilire l’ecumene cristiano e restaurare quell’impero romano che i territori russi ha soltanto lambito (in Crimea e nelle coste del mar Nero) ma il cui mito vive, ancora oggi, più a Mosca che a Roma.

L’intervento del nostro metropolita si è concluso con: “Viva l’Italia, viva la Russia, viva la Prima e la Terza Roma”.

A margine della manifestazione il nostro metropolita è stato intervistato da varie troupe televisive, da Mediaset a AGTW e dalla giornalista Flavia Amabile della Stampa.  Inutile dire che ai giornalisti della difesa della cultura russa interessava ben poco essendo stati mandati dalle rispettive redazioni unicamente per intervistare sulla guerra. Al riguardo la nostra Chiesa ha chiarito la propria posizione già all’inizio del marzo scorso col documento “Beati gli Operatori di Pace” (pubblicato sul blog di questo sito il 9 marzo u.s.), nella quale non giustifica l’invasione, ma rimarcando che ciò non può essere un pretesto per fomentare la russofobia o l’ostilità contro la fede ortodossa.

Non si possono discriminare Gorkij, Gogol, Dostoevskij, Tolstoj ecc. quali fossero responsabili di una guerra iniziata molti anni dopo la loro dipartita verso la casa del Padre, né dimenticare come teologi russi venuti in occidente (prevalentemente a Parigi) abbiamo non soltanto mantenuto quella spiritualità che è nuovamente divampata con tutta la sua potenza dopo la fine del regime sovietico,  ateo e anticristiano, ma ha portato un vento di novità antica e rinnovata nel dibattito teologico contemporaneo (vedi Nikolaj Berdjaev,  Michail Bulgakov e Pavel Evdokimov). 

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