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Consacrati due nuovi Vescovi Ortodossi

Consacrati due nuovi Vescovi Ortodossi

Rocca Grimalda (AL)

 

Consacrati due nuovi Vescovi Ortodossi

Rocca Grimalda (AL). Domenica 26 luglio, nella Cappella privata di mons. Giovanni Ferrando (don Nino per i roccatani), si è svolta la Divina Liturgia consacratoria, officiata da Sua Eminenza mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana e da mons. Antonio Berardo, barone di Casaluce e vescovo ortodosso di Ravenna, durante la quale sono stati elevati alla dignità episcopale, lo stesso Giovanni Ferrando, quale vescovo di Alessandria e Seborga e Richard Marty, quale vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia. Alla cerimonia hanno partecipato anche: Padre Stefano Capponi (parrocchia Sant’Emidio da Ascoli), Padre Emanuele Ferrero (Parrocchia San Martito de la Tours di Torino), Padre Paolo Fabris (Missione Sant’Orso di Aosta) e Padre Stefano Garzino (Parrocchia San Gabriele Arcangelo di Manta – CN).

Consacrati due nuovi Vescovi Ortodossi.

La Diocesi di Alessandria Seborga che è stata affidata a Sua Ecc. Rev.ma Giovanni Ferrando ha quale territorio canonico le provincie piemontese di Alessandria, Asti e Cuneo e quelle liguri di Savona ed Imperia (meno Viareggio e San Remo) ed ha sede episcopale a Rocca Grimalda (AL) presso l’Abbazia dei Canonici Regolari di Sant’Antonio (Antoniani) dei quali il vescovo ricopre il ruolo di Gran Maestro.

Consacrati due nuovi Vescovi Ortodossi

E’ stato elevato altresì alla dignità episcopale Sua Eccellenza Reverendissima Richard Marty quale vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia con giurisdizione canonica sulle città liguri di Ventimiglia e San Remo, sui territori italiani irredenti della Contea di Nizza, della Sardegna, di Briga e Tenda e sul Principato di Monaco. Sede episcopale della diocesi è nella città francese di Cannes.

 

 

 

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Rocca Grimalda (AL)

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ROMA Parrocchia Santi Costantino e Elena

ROMA  Parrocchia Santi Costantino e Elena

La Parrocchia Ortodossa SS. Costantino e Elena aderisce alla Chiesa Ortodossa Italiana

ROMA Parrocchia Santi Costantino e Elena

Padre Giovanni Ioan Pricop, responsabile della Missione Ortodossa Rumena di Roma (proveniente dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli) ha aderito alla Chiesa Ortodossa  Italiana. Padre Pricop, di nazionalità rumena, ha una piccola Chiesa a Roma, in via Roccella Jonica n. 15, a due passi dal capolinea ANAGNINA  della Metro A.

La comunità parrocchiale dell’Anagnina (Parrocchia Santi Costantino e Elena) è molto numerosa (oltre 300 parrocchiani) tanto che il luogo di culto è normalmente insufficiente per raccoglierli tutti (ci entrano al massimo 100 persone) e, una parte dei fedeli è costretta a seguire la liturgia fuori della Chiesa. Il dott. padre Ioan è stato nominato dall’Arcivescovo Metropolita quale Esarca per l’Italia delle comunità di lingua rumena della nostra Chiesa.

 

IROMA Parrocchia Santi Costantino e ElenaROMA Parrocchia Santi Costantino e ElenaROMA Parrocchia Santi Costantino e ElenaROMA Parrocchia Santi Costantino e Elena

dal Codex Canonum approvato dal Santo Sinodo  il 22 agosto 2019 con Bolla Apostolica “Codex Ecclesia Orthodoxa Italica” (prot. N. 14/19)

Canone 28– La Parrocchia

Comma 1) La parrocchia è la comunità dei cristiani ortodossi, chierici e laici, situata su un certo territorio guidata da un sacerdote parroco nominato dal gerarca della rispettiva diocesi.

Comma 2) La Comunità Parrocchiale, che raggruppa almeno 10 (dieci) persone di religione ortodossa e che si trova sotto la giurisdizione di un vescovo, può essere creata in base al libero consenso dei fedeli per soddisfare i loro bisogni religiosi e morali, sotto la direzione di un sacerdote (o in mancanza di un diacono) scelto dalla comunità e provvisto della benedizione del vescovo.

Comma 3) Spetta unicamente al Vescovo diocesano erigere, sopprimere o modificare le parrocchie ricadenti nel proprio territorio.

Comma 4) Nelle parrocchie si conservano i documenti dell’anagrafe ecclesiastica: atti di battesimo, atti di matrimonio, atti di morte.

Comma 5) La parrocchia è il motore dell’attività pastorale nel suo territorio. In essa si porta avanti:

Roma Parrocchia Santi Costantino e Elena

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diocesi di torino
No alla profanazione di Santa Sophia

No alla profanazione di Santa Sophia

No alla profanazione di Santa Sophia

Il 10 luglio 2020 su pressione del governo islamista di Recep Tayyip Erdoğan leader dell’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) il Consiglio di Stato Turco ha annullato il decreto del fondatore della Turchia moderna il generale Mustafa Kemal Atatürk che in nome della laicità e della modernizzazione dello Stato aveva abolito il calendario islamico e l’alfabeto arabo preferendo il calendario gregoriano e l’alfabeto latino, aveva emanato una Costituzione basata sul diritto occidentale e trasformato la Basilica di Santa Sofia da Santa Moschea della Grande Hagia Sophia in museo. Parimenti è stato annullato il provvedimento del suo predecessore Ahmet Necdet Sezer che nel 2006 aveva destinato una piccola stanza del complesso museale a luogo di culto e di preghiera sia per i musulmani che per i cristiani. Tale fatto è un insulto alla Storia, al Cristianesimo ed anche all’idea di Turchia laica e tollerante che era alla base della rivoluzione dei “Giovani Turchi”  e del Partito Repubblicano del Popolo che nel 1922 depose il Sultano Maometto VI ed abolì il Califfato, trasformano la Turchia da teocrazia islamica in uno Stato Moderno.  Sarebbe opportuno che l’Italia protesti vivamente contro questo sopruso ed insulto alla Storia e a tutto l’Ecumene Cristiano. A quanti criticano le posizioni anti-immigrazioniste dei partiti patriottici europei ricordo che in Turchia c’è stato una vera e propria sostituzione etnica delle popolazioni che ivi vivevano prima dell’invasione ottomana. L’Anatolia non era infatti un territorio disabitato. In tale territorio erano germogliate  nell’antichità civiltà importanti, come l’impero degli Ittiti e, prima dell’unificazione operata dai Romani vi erano Stati e Nazioni quali la Bitinia, la Lycia, la Frigia, la Galazia, la Lidia, la Panfilia, la Misia, il Ponto,il Regno di Pergamo, la Licaonia, la Paflagonia,la Pisidia; la regione assira e curda (i curdi sono discendenti del popolo iranico dei Medi) della Cappadocia;  le regioni armene del Commagene, dell’Armenia Superiore  e della Cilicia; i territori ellenici della Troade, della Ionia, della Darcania e la regione siriaca dell’Hatay (dove c’è la capitale storica della Siria: Antiochia dei Siri). Tutte queste popolazioni furono amalgamate dai romani tanto che quando giunsero, a più riprese, tribù turco-mussulmane (la più importante delle quali furono i turchi ottomani) l’Anatolia era popolata da romei (romani di lingua greca), armeni, assiri e siriaci. Oggi  delle popolazioni originarie dell’anatolia sopravvivono poche migliaia di romei (impropriamente definiti greci), di siriaci (ad Antiochia) e di armeni (a Istambul) in quanto sono state sterminate, o espulse o assimilate dal Califfato Islamico. Lo ricordino ai governanti italiani che, in dispregio della storia, stanno favorendo l’invasione afro-islamica della nostra Patria. Non vorremmo che tra qualche secolo i pochi cristiani che saranno sopravvissuti ricordino Conte, Mattarella e Papa Francesco quali responsabili dell’islamizzazione dell’Italia e del fatto che San Pietro, come profetizzato da Maometto nel Corano, al pari di Santa Sophia venga un domani trasformata in Moschea. Nel totale silenzio dell’Italia va segnalata la presa di posizione della Russia di Putin, che ancora una volta, si è dimostrata l’unica difesa della cristianità nel mondo e dell’UNESCO che reputa Santa Sophia quale Patrimonio dell’Umanità.  Fa rumore il complice silenzio della Chiesa Cattolica Romana (non ha protestato né come Chiesa né come Stato Città del Vaticano limitandosi il Papa a dire unicamente di “essere addolorato“)che ha, sulla propria coscienza, il saccheggio e profanazione della Basilica di Santa Sofia (dedicata alla Sophia o Sapienza di Dio) voluta dall’isoapostolo  San Costantino Imperatore ed inaugurata il 15 febbraio 360 dal figlio Costanzo II, avvenuta nel 1202 quando la IV Crociata indetta da Papa Innocenzo III (lo stesso della crociata contro i Catari nella Francia Meridionale e dell’Inquisizione) fece crollare il plurimillenario Impero Romano (l’impero bizantino è una bufala storica in quanto giuridicamente non è mai esistito) assaltando e saccheggiando Costantinopoli-Nuova Roma e depredando la basilica delle preziose reliquie ivi custodite (per lo storico romeo Niceta Coniata oltre le reliquie dei Santi, furono trafugate anche una pietra del sepolcro di Gesù e il Sudario, ossia la Sacra Sindone). Dal 1202 al 1261(anno nel quale fu riconquistata dai principi romei e fu restaurato l’Impero) infatti la Basilica di Santa Sofia fu trasformata in una Cattedrale cattolica romana. Dopo la conquista islamica Santa Sofia fu trasformata in Moschea dal Sultano Maometto II il 29 maggio 1453 e tale rimase fino alla Rivoluzione Kemalista che la trasformò in museo nel 1931. E’ bene che l’Italia riconsideri la sudditanza all’imperialismo turco, riprenda le relazioni diplomatiche con la Repubblica Araba della Siria e cessi di appoggiare le milizia islamiste del filo-turco Consiglio Nazionale Siriano e il Governo islamista libico di Bengasi (in mano ai Fratelli Musulmani) appoggiato dalla Turchia ed appoggi invece, come fa la Francia, gli USA, l’Egitto  e la Russia l’azione del Feldmaresciallo Generale  Khalīfa Belqāsim Ḥaftar Alferjani  del governo di Tobruck, che lotta contro le milizie islamiste e per una Libia libera e laica”

No alla profanazione di Santa SophiaMons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana

 

 

No alla profanazione di Santa Sophia

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Abkhazia e Ossezia del Sud

Abkhazia e Ossezia del Sud

Abkhazia e Ossezia del Sud

Con Decreti n. 65 e n. 66  del 7 e 8 luglio 2020, S.E.R. Filippo, per grazia di Dio e volontà del Santo Sinodo, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, ha decretato la costituzione, ai sensi del Canone 110 del Codex Canonum della nostra Chiesa delle Legazioni Apostoliche della Chiesa Ortodossa Italiana per la Repubblica dell’Abkhazia e per la Repubblica dell’Ossezia del Sud. 

Delegato Apostolico per l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud È stato nominato Il dott.  Enrico Attilio Deliperi (nella foto in alto  il dott. Enrico Attilio Deliperi, primo da sinistra con la bandiera della Repubblica dell’Abkhazia)

Abkhazia e Ossezia del Sud

Il dott. Enrico Attilio Deliperi, è un imprenditore d’origine sarda residente a Roma che opera nel Caucaso e rappresenta in Italia le due repubbliche secessioniste staccatesi dalla Repubblica di Georgia, ossia la Repubblica di Abkhazia, stato costiero sul Mar Nero corrispondente   a parte dell’antica Colchide (terra di Eete e Medea, del mito di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del Vello d’Oro e patria anche delle Amazzoni) . L’Abkhazia nel passato ha fatto parte dell’Impero Romano, sia sotto il diretto controllo di Roma che di Costantinopoli-Nuova Roma; e della Repubblica dell’Ossezia del Sud – Stato di Alania, uno stato montuoso la cui popolazione discende dall’antica popolazione iranica degli Alani. (nella foto in basso la bandiera della Repubblica dell’Ossezia del Sud – Stato di Alania)

Canone 110 – Legazioni Apostoliche

Comma 1)  Il Santo Sinodo può nominare e inviare suoi Rappresentanti, detti Legati sia presso  i vari Esarcati presenti nelle diverse nazioni o regioni, sia presso le Chiese in comunione, gli Ordini Cavallereschi, Case Regnanti o ex Regnanti,  Stati e le Autorità pubbliche, come pure di trasferirli e richiamarli. Comma 2) I Legati rappresentano il Santo Sinodo ed hanno il compito di relazionare l’Arcivescovo Metropolita sulle condizioni in cui versano i varie Esarcati, nonché su tutto ciò che tocca la vita stessa della Chiesa e il bene delle anime; nonché promuovere e sostenere le relazioni fra la Chiesa Ortodossa Italiana  e le Organizzazioni presso le quali sono stati accreditati; Comma 3) Il Legato dell’Arcivescovo Metropolita presso altra Chiesa o struttura religiosa può prendere il nome di Apocrisario. Comma 4)L’ufficio del Legato cessa per revoca da parte della Chiesa o rinuncia. Comma 5Il compito principale del Legato  è quello di rendere sempre più saldi ed efficaci i vincoli di unità che intercorrono tra la Chiesa Ortodossa Italiana  e le Autorità dei territori o le Istituzioni presso il quale è accreditato.

 

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Matrimoni ortodossi al Santuario della SS. Trinità

Matrimoni ortodossi al Santuario della SS. Trinità

Matrimoni ortodossi al Santuario della SS. TrinitàSi è svolta, presso il Santuario della Santissima Trinità di Valle Paradiso (Boville Ernica FR) officiata da Sua Ecc. Rev.ma Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi),  assistito da Padre Sergio Arduini, Rettore del Santuario,  il Rito dell’Incoronazione che ha unito in matrimonio: Padre Nilo  (al secolo Alfredo Mancuso), nostro sacerdote  e Gran Priore Vicario della Confraternita Templare San Giacomo de Molay con Federica Olga Pagliani, diaconessa della nostra Chiesa e Fabio Marroccolo, confratello templare di Altamura (BA) con Florentina Podaru (detta Lilly).

Matrimoni ortodossi al Santuario della SS. TrinitàMatrimoni ortodossi al Santuario della SS. Trinità

Durante la celebrazione della  Divina Liturgia matrimoniale,  gli stessi sono stati incoronati e uniti nel  santo mistero del matrimonio. Il matrimonio ortodosso  non è l’unione legale di un uomo e  di una donna ma è il riconoscimento da parte della Chiesa dell’unione che Dio ha già operato nelle vite degli sposi: è l’ingresso, in modo misterioso, dell’unione umana degli sposi (in quanto unione terrena, soggetta al peccato, al dolore e alla morte) nella dimensione divina del Regno di Dio. La Chiesa Ortodossa considera il legame matrimoniale di un uomo e una donna “mistero grande … in Cristo e nella Chiesa”, e la famiglia che da esso ne deriva una “Chiesa domestica” che costituisce la sola garanzia per la nascita e la educazione cristiana ed ortodossa dei figli.

Matrimoni ortodossi al Santuario della SS. Trinità

Efesini 5,25-32:

“E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,  per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

  1. Giovanni Crisostomo: Omelia XX sulla lettera agli efesini

Un saggio che aveva annoverato molte cose tra le beatitudini, ha posto anche questa nel novero di una beatitudine: “Una moglie dice che va d’accordo col marito“. E pure altre volte pone tra le beatitudini il fatto che una moglie viva in armonia col marito. Fin dall’origine appare che Dio ha avuto molta cura di quest’unione; e parlando di entrambi come di uno solo così diceva: “Maschio e femmina li fece“; e di nuovo: “Non c’è più né maschio né femmina“. …Stabilì così per il marito e per la moglie il fondamento e la disposizione dell’amore, affidando a ciascuno il compito adatto: a questo il compito di comandare e proteggere, a quella di ubbidire. … La compagna della vita, la madre dei figli, il fondamento di ogni letizia non con il timore e le minacce bisogna incatenarla, ma con l’amore e la condiscendenza. …Non ricercare presso la moglie ciò che non le appartiene. Vedi che la chiesa ricevette tutto dal Signore: per merito suo è divenuta gloriosa, per merito suo immacolata. Non disprezzare la sposa per la sua bruttezza. Ascolta la Scrittura che dice: “Piccola fra gli esseri alati è l’ape e fonte di dolcezza è il suo frutto”. È creatura di Dio: tu non maltratti quella, ma il suo creatore. Che danno potrebbe averne la moglie? Non lodarla per la bellezza: è propria di anime sregolate la lode, quell’odio e lo stesso amore. Ricerca la bellezza dell’anima: imita lo sposo della chiesa. La bellezza esteriore è piena di ostentazione e di dissennatezza e fa cadere nella gelosia e spesso ti fa sospettare assurdamente della realtà. Ma arreca piacere? Sino al primo mese ed al secondo o al massimo ad un anno, ma in seguito non più, ed il prodigio è consunto dall’abitudine: restano invece i mali sopraggiunti a causa della bellezza, la vanità, la dissennatezza e l’orgoglio. Niente di simile invece per colei che non è tale, ma l’amore che è incominciato in modo giusto permane intenso, poiché riguarda la bellezza dell’anima, non del corpo. … “Così dice i mariti devono amare le loro mogli come i propri corpi“. Che è mai questo? È passato ad un’immagine più elevata, ad un esempio più efficace; e non solo questo, ma per così dire anche ad un altro motivo più vicino e più evidente. Quello infatti non era di molta efficacia. Affinché non si dicesse: “Colui era Cristo, era Dio ed ha dato se stesso“, in altro modo pone ormai la stessa istanza dicendo: “Così devono“, poiché non si tratta di grazia, ma di dovere. Dopo aver detto: “Come i loro corpi“, aggiunse: “Nessuno mai ebbe in odio la propria carne, ma la nutre e la riscalda“. Cioè la cura con molta attenzione. E come è sua carne? Ascolta: “Questo ora è osso dalle mie ossa dice e carne dalla mia carne“. E non solo questo ma anche: “Diventeranno dice una sola carne“. “Come anche Cristo amò la chiesa“. È passato all’esempio precedente. “Poiché siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa“. In ché modo? È nato dalla nostra materia, come anche Eva è carne dalla carne di Adamo. … “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna ed i due si trasformeranno in una sola carne”. Infatti indica che uno, lasciati i genitori dai quali nacque, si unisce a quella ed in seguito il padre, la madre e il figlio sono la carne formatasi dall’unione di entrambi, poiché il figlio nasce dalla mescolanza dei semi, cosicché i tre sono una sola carne. …Il matrimonio deriva non da passione né dal corpo, ma è tutto spirituale, essendo l’anima unita a Dio con un vincolo ineffabile e Dio solo lo conosce. Per questo dice: “Chi è unito al Signore è un solo spirito”.

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Due nuovi operai nella vigna del Signore

Due nuovi operai nella vigna del Signore

Montesilvano (PE) 

Due nuovi operai nella vigna del Signore

Due nuovi operai vengono a lavorare nella vigna del Signore, a rafforzare la presenza della nostra Chiesa sul territorio e a guidare le anime sulla via della Salvezza.

Il Regno dei Cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna” 

(Matteo 20,1)

Nel suggestivo Hotel Adriatico di Montesilvano (Pescara), in una giornata ricca di impegni (prima della cerimonia di ordinazione c’era stata la presentazione del Comitato per la glorificazione di Ugo Bassi), si è svolta, officiata da mons. Filippo, Arcivescovo di Roma, coadiuvato da Padre Stefano di Ascoli e Padre Daniele di Roma, una Divina Liturgia in Rito Gallicano Italico, durante la quale sono stati ordinati:

Padre Paolo Fabris,  incardinato nella Diocesi di Torino, dove curerà la Missione “Sant’Orso di Aosta” di Aosta e Provincia

Padre Gianni de Paola, incardinato nella Diocesi di Bari, dove curerà la Missione San Nicola di Myra di Campomarino (CB) e la Missione San Michele Arcangelo di Foggia.

Due nuovi operai nella vigna del Signore

I due nuovi Servi del Signore hanno ambedue seguito il Corso di Liturgia Pastorale organizzato dall’Accademia Ortodossa San Nicodemo L’Aghiorita indispensabile per chiunque voglia far parte del nostro Clero, perché oltre ad una formazione di base in campo teologico e sacramentale fornisce tutte le liturgie, i benedizionali e quanto serve per seguire e guidare il popolo di Dio.

Al termine della cerimonia mons. Filippo Ortenzi, arcivescovo di Roma e Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana è stato intervistato da emittenti televisive locali, tra le quali ricordiamo Tele Pescara.

dal Codex Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana

Canone 31– La Missione

Comma 1) La Missione è la comunità dei cristiani ortodossi, situata su un territorio, nazionale od estero, dove manchi un sacerdote la cui cura è affidata ad un Diacono o membro minore del Clero o a un religioso. Può essere diretta anche da un sacerdote, se trattasi di territorio estero od anche nazionale, qualora trattasi di un nucleo di fedeli non costituita in Parrocchia.

Comma 2) La Missione è costituita dal gerarca territorialmente competente o l’Arcivescovo Metropolita sentito il Santo Sinodo.

Comma 3) Nei territori di missione spetta al Vescovo del luogo promuovere, guidare e coordinare le iniziative e le opere, che tendono all’azione missionaria.

Due nuovi operai nella vigna del Signore

Montesilvano (PE)

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Consacrazione di tre sacerdoti

Consacrazione di tre sacerdoti e una diaconessa

 

Consacrazione di tre sacerdoti

Si è svolto, presso il Santuario della Santissima Trinità – Chiesa Cattedrale della Chiesa Ortodossa Italiana (via Valle Paradiso n. 1 – Boville Ernica FR), durante il la Divina Liturgia in Rito Gallicano Italico officiata dall’Arcivescovo Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi) l’ordinazione sacerdotale dei diaconi:  Franco Altobello di Latina, Sergio Arduini di Frosinone e Stefano Capponi di Ascoli.

Consacrazione di tre sacerdotiI tre sacerdoti guideranno rispettivamente:

Padre Sergio: Rettore del Santuario della Santissima Trinità di Valle Paradiso e Parroco di Frosinone (Parrocchia San Michele Arcangelo).

Padre Franco: Parroco di Latina (Parrocchia San Marco Evangelista) e responsabile delle Missioni di Terracina e Rocca Massima.

Padre Stefano: Parroco di Ascoli Piceno (Parrocchia Sant’Emidio) e responsabile delle Missioni di Teramo, Giulianova (TE) e Guarldo Tadino (PG)

Consacrazione di tre sacerdoti

E’ stata altresì ordinata Diaconessa la signora Marisa Soldà, ipodiacono della nostra missione pontina. Al termine della cerimonia si è consumato un rancio fraterno offerto dai nuovi operai della vigna del Signore che vanno a rafforzare e arricchire l’Arcidiocesi di Roma della nostra Chiesa.

Canone 49 – Presbiterato (Codex Canonum)

Comma 1) Il presbitero è il  ministro del culto ordinato per il sacerdozio (ad sacerdotium) che ha ricevuto, in una specifica ordinazione, il mandato di presiedere il culto, guidare la comunità cristiana e annunciare la parola di Dio.

Comma 2) l’attività del presbitero è finalizzata al servizio della comunità cristiana in un’ottica di  carità pastorale, che si concretizza nel triplica compito:

  1. a) Presidenza della liturgia;
  2. b) guida della Comunità;
  3. c) annuncio della parola.

I tre compiti (tria munera) sono modellati a imitazione di Cristo: sacerdote, re (servo) e profeta.

Consacrazione di tre sacerdoti e una diaconessa

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Ugo Bassi

Ugo Bassi

Fede e Libertà

Costituito Comitato di postulazione per la Causa  di  Glorificazione di Padre Ugo Bassi

Ugo Bassi

La figura di Ugo Bassi è una delle più luminose del Risorgimento, sacerdote barnabita, patriota e garibaldino si è opposto al potere temporale delle Chiesa Cattolica e, giustamente, può essere considerato un precursore della necessità di costituire una Chiesa Nazionale italiana. Ed è per questo che la sua figura è guardata con estremo interesse dalla Chiesa Ortodossa Italiana, che quell’idea ha raccolto e l’ha fatta propria.  Ugo Bassi, al secolo Giuseppe (nato a Cento il 12 agosto 1801 e assassinato a Bologna l’8 agosto 1849), prese il nome religioso di Ugo in onore del poeta Ugo Foscolo. Quale sacerdote aderì ai barnabiti o Chierici Regolari di San Paolo  – (lat.: Clerici Regulares Sancti Pauli), ordine dedito alla vita comunitaria in povertà e per questo oggetto di diffidenza da parte della Chiesa Cattolica che più volte li mandò a giudizio dell’Inquisizione perché accusati di seguire le eresie delle beghine (o bagardi) e dei poveri di Lione (valdesi), movimenti pauperistici che criticavano l’opulenza e il potere temporale della Chiesa. Come tutti i barnabiti fu attivo nell’apostolato cristiano e nell’educazione dei giovani in scuole, convitti e oratori nello spirito dell’ordine che è quello di  «rianimare lo spirito ecclesiastico e lo zelo per le anime tra il clero». Fu un predicatore piuttosto famoso e, nei suoi lunghi e numerosi viaggi per l’Italia, vivendo sempre in povertà, fu seguito spesso da molte persone attratte dalla sua testimonianza di fede. Adolescente durante l’età napoleonica, studiò nel collegio Barnabita di Bologna manifestando interesse verso gli ambienti culturali patriottici e liberali. Rimase affascinato dal Proclama che il generale Gioacchino Napoleone  Murat, Re di Napoli,  emise da Rimini nel 1815, parlando per la prima volta di una Italia libera e unita. Fuggito dal collegio per arruolarsi, gli venne,  a causa della giovane età, rifiutato l’arruolamento. Le sue prediche infiammavano i fedeli ma preoccupavano le gerarchie cattoliche in quanto era solito  denunciare la corruzione del clero e l’operato della corte pontificia con violente invettive contro ”l’iniqua Roma avara metropoli sentina di vizi“, oltreché polemizzare contro l’odioso ordine dei gesuiti visti come i difensori dell’oppressione clerico-feudale e nemici del popolo e della Patria (erano talmente impopolari che anche un liberale neoguelfo e moderato come  l’abate piemontese padre Vincenzo Gioberti, li attaccò col libro “Il gesuita moderno“). A Genova le sue invettive contro i gesuiti, gli procurarono oltre che l’ostilità di detta compagnia anche della Lega Cattolica (partito clericale antenato della Democrazia Cristiana) e della gerarchia della Chiesa. Probabilmente si deve anche all’opera di Ugo Bassi  se  Sua Maestà Carlo Alberto (i due si stimavano reciprocamente tanto che ottenne anche una udienza da parte del Re) promulgò il 28 agosto 1948 una legge (la legge n.777) con la quale, anche al fine di fermare i numerosi tumulti e le manifestazioni antigesuitiche che a Genova erano degenerate in rivolte violente, ma erano altrettanto animose anche in Sardegna (a Cagliari e a Sassari  i gesuiti erano stati espulsi a furor di popolo) e in Piemonte: a Chieri, Novara, Torino, Saluzzo ecc. ne decretava l’espulsione dal Regno di Sardegna (legge purtroppo abrogata dal fascismo nel 1929 a seguito della stipula dei Patti Lateranensi). Le sue continue prediche per la riscoperta dell’ortodossia cristiana dei primi secoli contro la degenerazione cattolica, la corruzione del clero e il potere temporale gli procurarono espulsioni e il divieto di accedere dal Ducato di Parma, dal Lombardo Veneto e la proibizione a predicare negli Stati Pontifici. Ugo Bassi si trovava ad Ancona quando seguì come cappellano i volontari pontifici del Gen. Andrea Ferrari che stavano partendo per unirsi all’esercito sabaudo nella Prima Guerra d’Indipendenza.  Con acceso patriottismo diffuse lo spirito rivoluzionario fra i soldati, come prima aveva infuso quello religioso nella popolazione civile. Fu ferito a Treviso il 12 maggio 1848  e portato a Venezia, all’epoca governata dall’Austria. Rimase nella città lagunare e, dopo la sua guarigione combatté per la Repubblica di San Marco  (1848-49). Sempre nel 1848 il Papa Pio IX, su proposta del Generale dei Barnabiti padre Caccia, ne decretò la secolarizzazione, il 1 gennaio 1849 incorse nella Scomunica Maggiore, decretata da Papa Pio IX (Gaeta – Da questa pacifica) per coloro che: “tentano di distruggere l’autorità temporale del Romano Pontefice sui Domini di Santa Chiesa“,ciò nonostante il Bassi continuò a sentirsi un sacerdote e comportarsi come tale. Nel 1849 si trovava a Roma, dove partecipò alla nascita della Repubblica Romana e venne nominato cappellano della Legione di Garibaldi. Così Bassi descrive l’incontro con l’Eroe dei Due Mondi: “Garibaldi è l’Eroe più degno di poema, che io sperassi in vita mia di vedere. Le nostre anime si sono congiunte come se fossero state sorelle in cielo prima di trovarsi nelle vie della terra“. Bassi seguì Garibaldi  nei combattimenti di Palestrina, Velletri, Roccasecca, dove venne ferito a un piede, e sul Gianicolo. Fino alla resa di Roma rimase in prima fila prestando assistenza religiosa ai combattenti della Repubblica  ed anche ai nemici francesi feriti e catturati. Il 2 luglio pronunciò l’ultimo discorso: celebrando in S. Lorenzo in Lucina l’elogio funebre per la morte di Luciano Manara ebbe parole dure contro gli artefici della caduta della Repubblica. A Roma combatté, curò i feriti, rincuorò i soldati.  Dopo la caduta della Repubblica Romana fuggì alla volta di Venezia con il Generale Giuseppe Garibaldi, Francesco Nullo, Angelo Brunetti detto Ciceruacchio,  Giovanni Livraghi e altri. Giunto  a San Marino, il gruppo si separò. Bassi, partito da San Marino, con il capitano garibaldino Giovanni Livraghi, fu catturato dai soldati dell’esercito austro-ungarico (che insieme a quello borbonico e a quello francese si erano alleati per restaurare il potere temporale della Chiesa) il 3 agosto nei pressi di Comacchio  e furono rinchiuso nella torretta  di Villa Spada. Il 7 agosto, senza aver subito alcun processo, i due vennero condannati a morte e il giorno successivo fucilati e buttati in una unica fossa ubicata in una località vicina all’attuale Torre di Maratona dello Stadio. Morì, quarantottenne recitando l’Ave Maria. Il 18 agosto 1849 gli austriaci, per impedire che i cittadini di Bologna manifestassero i propri sentimenti di approvazione e affetto sulla tomba del Bassi, riesumarono il suo corpo traslandolo nel cimitero della Certosa. L’8 agosto 1940, su sollecitazione dello storico Umberto Beseghi (biografo di Ugo Bassi) e del direttore del Museo Civico del Risorgimento Giovanni Maioli al fine di saldare in un unico ambiente i caduti del Risorgimento, della Prima Guerra Mondiale e della “Rivoluzione fascista”: «Come Italiano del tempo di Mussolini, vorrei vedere la tomba di Ugo Bassi in altro luogo, cioè nella nicchia che, nel solenne e austero sepolcreto dei Caduti in Guerra e per la Rivoluzione, si trova di fronte all’altare sormontato dal Crocefisso. Colà, dentro un semplice sarcofago, potrebbero essere sepolti i resti di Ugo Bassi […]». Il sarcofago contenente i resti di Ugo Bassi  fu collocato, alla presenza dei discendenti dei familiari e di S.A.R. Adalberto di Savoia-Genova, Duca di Bergamo nella nicchia prospiciente all’altare presente nella cripta del sacrario dei Caduti della Grande Guerra. Negli anni ’80 del secolo scorso, fu riscoperto nell’ambito dell’operazione culturale denominata Socialismo Tricolore da Bettino Craxi che fu un  ammiratore del suo patriottismo e delle sue profonde convinzioni civili e religiose. Don Ugo Bassi che vedeva nel Risorgimento un ideale cristiano di libertà e carità e per esso diede la vita è, oltre che un martire del Risorgimento italiano, e può essere considerato  un precursore dell’esigenza di costituire una  Chiesa Nazionale e Patriottica, i cui ideali sono stati raccolti dalla Chiesa Ortodossa Italiana.

Il Codex Canonum della Ecclesia Orthodoxa Italica (Canoni della Chiesa Ortodossa Italiana) al Canone n. 93 (la Glorificazione dei Santi) accogliendo una prassi in uso nella Chiesa Ortodossa Greca, ammette al comma 4) anche gli etnomartiri: La Chiesa Ortodossa Italiana può riconoscere Santi anche cristiani italiani di particolare valore morale e spirituale morti non in “odio alla fede” (in odiun fidei) ma in “odio alla Patria” (in odium Patriae). Il valore morale e spirituale di padre Ugo Bassi è indubbio, avendo dedicato la vita, oltre che per gli Ideali di Patria e Libertà, anche nell’assistenza ai poveri, agli ammalati (come la cura dei colerosi dell’Olivella di Palermo e dei feriti nella battaglia di Roma, senza distinzione se fossero patrioti italiani o dell’armata cattolica francese), non dimentichiamo che a Palermo nel 1837, a Palermo, i suoi richiami alla purezza della vita dei primi tempi cristiani e all’applicazione totale dei principi evangelici furono osteggiati non solo dal Regime Borbonico che vi intravedeva un pericoloso intento  politico e una visione di rinnovamento della società civile ma anche del clero cattolico, che difendeva con i denti i propri privilegi feudali ed era spesso un “instrumentum regni” utile alle classi dominanti per tenere nell’ignoranza e sfruttare il popolo. Sempre nel 1837 in Sicilia, fronteggiò l’epidemia di colera che si era propagata a Siracusa, e per la meritoria opera di assistenza personale  verso  i poveri e  gli infermi, pagando di tasca sua i medicinali,  divenne (come testimoniato dal Sindaco di Siracusa Emanuele Francica Barone di Pàncali) il benemerito  della sua città e passò alla storia come “Padre degli infelici“. A Bologna, durante l’occupazione asburgica e il malgoverno pontificio, il “luogo del martirio” di Ugo Bassi divenne  meta di un continuo pellegrinaggio e i ciuffi d’erba intrisi del suo sangue, strappati dal popolo nel luogo della fucilazione,  sono venerati come le reliquie di un “santo del popolo”. Una scritta recita: “Moschettato da chi tradì Italia e Pio” ma, come ha scritto il principe Giuseppe Francesco Maria Francica Maio di Belforte e Panaja, un cui avo ha combattuto nell’esercito garibaldino partecipando alla spedizione dei mille: “Si può, pertanto, capire l’entusiasmo e la gioia che assapora il mio cuore, se la causa di Glorificazione riuscirà  a trionfare su tutte le brutture commesse dalla storia. “Padre perdona, poiché essi non sanno quel che fanno”. Ma il guaio è che “essi” sapevano e ancora oggi “sanno“.

Ai sensi del Canone n. 92 – Comma 1 del Codex della Chiesa Ortodossa Italiana, si è costituito un comitato di postulazione promosso dall’imprenditore torinese Giuseppe Frecchio, dai calabresi avvocato principe Giuseppe Francesco Maria Fràncica Mayo di Belforte e Panaja  (Sovrana Gran Loggia Garibaldini d’Italia) e Daniele Gregorio Scalise (Presidente Confederazione Nazionale ESAARCO), dal Gran Magistero della  Confraternita della Milizia di San Michele Arcangelo, dall’avv. Pietro Barone della Confraternita dei Cavalieri Templari Ugone dei Pagani, dai napoletani dott. Francesco Vecchio (Cavalieri del Tempio di Salomone)  e Padre Elia, dall’ex primario medico messinese dott. Carmelo La Rosa (Sentinelle della Pietà del Pellicano “Argonauti del Santo Graal”),al comitato ha aderito anche l’ecclesiastico francese padre Richard Marty di Cannes, Delegato Apostolico della Chiesa Ortodossa Italiana in Francia.  Portavoce e addetto stampa del Comitato di Postulazione  è stato nominato il giornalista romano Paolo Miki D’Agostini (Direttore del quotidiano Roma Sera).

Coloro che vogliono aderire al          Comitato possono scrivere alla Cancelleria della Chiesa: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  o al portavoce del Comitato Paolo Miki D’Agostini, direttore del quotidiano Paese Roma: paolomikidagostini@gmail.com

Ugo Bassi

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Terracina (Latina) Costituita la Confraternita del Buon Samaritano

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E’ stata costituita a Terracina (LT) la sede locale della Confraternita del Buon Samaritano, aderente alla Confederazione Nazionale delle Confraternite del Buon Samaritano (C.F.93053690041), organizzazione canonica della Chiesa Ortodossa Italiana (www.chiesa-ortodossa.com) fondata a San Michele Mondovì (CN) il 23 luglio 2014 che, ai sensi del Canone 68 del Codex Canonum della stessa Chiesa si prefigge di promuovere la carità cristiana nel campo socio sanitario” nonché  il volontariato e la formazione di operatori pastorali di volontari della carità nonché l’apostolato della fede ortodossa

Presidente della Confraternita del Buon Samaritano di Terracina è stato eletto il dott.geom. Carlo Baldasseroni, coadiuvato dal vice-presidente dott. Pierluigi Sena. Il Baldasseroni è stato altresì nominato Co-Presidente della Confederazione delle Confraternite del Buon Samaritano (vedi nota prot. N. 47 del 22 maggio 2020 a firma dell’Arcivescovo Metropolita)

Le Confraternite del Buon Samaritano sono associazioni di volontariato dipendenti canonicamente dalla Chiesa Ortodossa che agiscono nei limiti della legge 11 agosto 1991, n. 266, delle leggi regionali di attuazione e dei principi generali dell’ordinamento giuridico.

Ai sensi dell’art. 5 dello Statuto

La   Confederazione delle Confraternite del Buon Samaritano non ha scopo di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale  nell’ambito della carità cristiana  quali:

  1. a) costituzione, ove possibile, di strutture di volontariato con ambulanza per trasportando ammalati e diversamente abili;
  2. b) costituzione di ambulatori per l’assistenza medico-sanitaria ad ammalati od infortunati;
  3. c) assistenza materiale e spirituale agli ammalati od infortunati nel loro domicilio e nei luoghi di cura;
  4. e) concorrendo con la propria organizzazione ed esperienza a soccorrere le popolazioni colpite da calamità naturali;
  5. f) partecipazione a congressi, seminari, incontri. nazionali ed internazionali nei quali si dibattano problemi inerenti il primo soccorso e la pubblica assistenza;
  6. g) impegnarsi per la missione di evangelizzazione ed apostolato della Chiesa, manifestando un autentico slancio missionario, con l’intento di promuovere la diffusione della fede ortodossa italiana.
  7. h) effettuando ogni altro servizio-attività idoneo al raggiungimento degli scopi sociali.

ed è contattabile via email: confraternitabuonsamaritano@gmail.com

https://www.notizienazionali.it/notizie/attualita/25374/terracina-(lt)-costituita-la-confraternita-del-buon-samaritano

 

Terracina (Latina)

Costituita la Confraternita del Buon Samaritano

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La Confederazione delle Confraternite del Buon Samaritano, è una associazione laica di fedeli, costituita  dalla Chiesa  Ortodossa Italiana (www.chiesa-ortodossa.com) al fine di promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica. Le varie Confraternite operano nel campo delle opere di carità e misericordia, nel settore dell’assistenza sociale e socio-sanitaria, del pronto soccorso, dell’intervento nelle  pubbliche calamità, nonché nella formazione di operatori della carità e della tutela dei diritti umani. In questo momento di solitudine per molte persone, specialmente anziane, la Confraternita, grazie alla disponibilità della signora Daniela de Merulis di Roma, si è resa disponibile quale “voce amica” a rendersi utile anche nel settore dell’assistenza telefonica a distanza per le persone che, stando a casa, si sentano particolarmente sole ed hanno bisogno di una voce di conforto.Le persone interessate possono contattare la signora De Merulis attraverso la pagina facebook: https://www.facebook.com/confraternitabuonsamaritano e utilizzando il pulsante WhatsApp.

 

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