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XX Settembre 1870

XX settembre 1870

Roma è italiana

 

XX Settembre 1870

Il 20 settembre 1870 la V Armata dell’esercito italiano, guidata dal generale Raffaele Cadorna, deputato della Destra Storica al Parlamento italiano, entrava a Roma ottenedo la resa dell’esercito pontificio, guidato del generale tedesco Hermann Kanzler (un cui nipote morirà combattendo nell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale nel 1916) e composto prevalentemente da volontari cattolici provenienti prevalentemente dalla Svizzera, dalla Germania e dalla Francia (Zuavi francesi, belgi e olandesi del colonnello svizzero Eugenie Joseph Allet; carabinieri tedeschi ; volontari francesi della Legione di Antibes). Finiva così una teocrazia plurimillenaria che aveva malgovernato Roma e l’Italia Centrale (Lazio, Umbria, Marche, Romagna e parte dell’Emilia) per oltre un millennio (dal 750 al 1870). Detto regime basava la sua legittimazione su un falso storico, sulla cui inattendibilità nessuno storico e filologo attuale dubita, il che la dice lunga su una Chiesa che da un lato rivendica di essere l’unica chiesa fondata da Gesù e dall’altro è sempre vissuta manipolando la verità e promuovendo la menzogna. Infatti tutti i Papi hanno rivendicato il loro diritto a regnare appellandosi alla falsa Costitutum Costantini, ossia alla inesistente Donazione di Costantino a papa Silvestro I, secondo la quale l’imperatore avrebbe attribuito al papa Silvestro I e ai suoi successori le seguenti concessioni:

  • il primato (principatum) del vescovo di Roma sulle chiese patriarcali orientali: CostantinopoliAlessandria d’EgittoAntiochia e Gerusalemme;
  • la sovranità del pontefice su tutti i sacerdoti del mondo;
  • la sovranità della Basilica del Laterano, in quanto “caput et vertex”, su tutte le chiese;
  • la superiorità del potere papale su quello imperiale.
  • la giurisdizione civile sulla città di Roma, l’Italia e sull’Impero Romano d’Occidente.
  • Il diritto del Papa all’utilizzo del diadema imperiale, degli onori e delle insegne proprie dell’imperatore.


XX Settembre 1870

Papa Pio IX (al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti), denominato il “papa porco” dai romani che tentarono di gettarne la bara nel Tevere durante il funerale, noto per la repressione dei moti indipendentisti come la Repubblica Romana, per aver fatto decapitare numerosi patrioti (nella foto il famoso boia pontificio Mastro Tit, e aver scomunicato tutti coloro che (*1) disconoscevano il potere temporale della Chiesa, probabilmente su fece proclamare infallibile dal Concilio Vaticano I, al fine di ribadire la validità della falsa donazione costantiniana e scomunicare tutti coloro che anelavano all’unità d’Italia.

Questo personaggio, che tra le altre cose rinchiuse nuovamente gli ebrei nel ghetto (erano stati emancipati dall’effimera Repubblica Romana), nonostante si sia reso responsabile delle Stragi di Perugia del 20 giugno 1859, dove diede carta bianca alle truppe mercenarie svizzere guidate dal colonnello Antonio Schmidt d’Altorf è stato canonizzato come Santo dalla Chiesa Cattolica….

Ricordiamo che dopo la liberazione di Roma dalla tirannide pontificia, Pio IX promulgò, il 1 novembre 1870, l’enciplica Respicientes ea Omnia per denunciare quella che definiva ingiusta, violenta, nulla e invalida, occupazione di Roma la cui sovranità era stata “concessa a questa Sede Apostolica per particolare volontà di Dio” cosa che detta da un’enciplica da un Vicario di Cristo infallibile era come l’avesse detto Cristo stesso, e pertanto comunicava  “a tutta la Chiesa che tutti coloro i quali compirono l’invasione, l’usurpazione, l’occupazione di qualunque provincia dei Nostri Stati e di questa alma città, o fecero alcune di tali cose; e parimenti i loro mandanti, fautori, aiutanti, consiglieri, aderenti od altri, quali che siano, che procurarono l’esecuzione dei fatti predetti o l’eseguirono essi stessi in qualsivoglia modo, o sotto qualunque pretesto, incorsero nella scomunica maggiore e nelle altre censure e pene ecclesiastiche inflitte dai sacri Canoni, dalle Costituzioni apostoliche e dai decreti dei Concilii generali, principalmente da quello Tridentino

XX Settembre 1870

Sull’operato di Papa Mastai credo sia esaustivo leggere il sonetto dedicato alle vittime perugine della repressione pontificia del poeta Gesuè Carducci.

PER LE STRAGI DI PERUGIA

di Gesuè Carducci

Non piú di frodi la codarda rabbia
Pasce Roma nefanda in suo bordello;
Sangue sitisce, e con enfiate labbia
A’ cattolici lupi apre il cancello;

E gli sfrena su i popoli, e la sabbia
Intinge di lascivia e di macello:
E perché il mondo piú temenza n’abbia,
Capitano dà Cristo al reo drappello;

Cristo di libertade insegnatore;
Cristo che a Pietro fe’ ripor la spada,
Che uccidere non vuol, perdona e muore.

Fulmina, Dio, la micidial masnada;
E l’adultera antica e il peccatore
Ne l’inferno onde uscí per sempre cada.

Note

*1) tra questi il sacerdote e patriota padre Ugo Bassi, cappellano della Legione Garibaldina durante la Repubblica Romana, di venerata memoria, oggetto di una postulazione presso la Chiesa Ortodossa Italiana che ne riconosce la santità e il martirio.

 

XX settembre 1870

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Missione San Nicola di Myra

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di Campomarino (CB)

 

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La Missione San Nicola di Myra di Campomarino (CB) diretta dall’infaticabile Padre Gianni de Paola, comunica di aver attivato una Cappella in via Moscato n. 12.

Padre Gianni comunica altresì gli orari delle funzioni liturgiche, che si terranno:

Lunedì, giovedì e sabato alle ore 18.00
? Martedì, mercoledì e venerdì alle ore 
8.00

Domenica: Divina Liturgia alle ore 9.30


Missione San Nicola di Myra

Durante la settimana, specie il giovedì, le funzioni liturgiche vengono spesso trasmesse in diretta facebook sulla pagina della Missione: Padre Gianni~Missione San Nicola di Myra~Chiesa Ortodossa Italiana

https://www.facebook.com/groups/1607118762794700

per informazioni rivolgersi a padre Gianni

email: giannidepaola79@gmail.com

Nella foto in alto  Padre Gianni de Paola, naturopata, Presidente dell’Università Popolare del Molise “Paracelso” – Segretario Nazionale della Federazione Naturopati Operatori Olistici – Docente di Reiki e di Naturopatia. Nella foto sotto, padre Gianni col nostro Arcivescovo Metropolita mons. Filippo Ortenzi.

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Fraternità Ortodossa
Costituita la Fraternità Ortodossa a Pistoia e Pomezia (RM)

Costituita la Fraternità Ortodossa

a Pistoia e Pomezia (RM)

Costituita la Fraternità Ortodossa a Pistoia e Pomezia (RM)

L’Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, mons. Filippo Ortenzi, sentito il Presidente Nazionale della Fraternità Ortodossa ing. Ambrogio Giordano  ha provveduto alla nomina dei responsabili della Fraternità delle città di Pistoia e Pomezia (RM) – https://italiaortodossaa.blogspot.com/2020/08/costituita-la-fraternita-ortodossa.html 

Per Pistoia e provincia è stato nominato responsabile della Fraternità Ortodossa l’avv. Marco Tarelli con studio legale a Pistoia e Agliana (PT) mentre a Pomezia (RM) la Fraternità sarà rappresentata da Valerio Ruggiero, un ragazzo proveniente dai Francescani dell’Immacolata che si è anche iscritto al Corso di Liturgia Pastorale per diventare Diacono della nostra Chiesa.

Costituita la Fraternità Ortodossa a Pistoia e Pomezia (RM)

La Fraternità Ortodossa è regolata dal Canone n. 69 del Corpus Canonum (Codice di Diritto Canonico) della Chiesa Ortodossa Italiana.

Comma 1) La Fraternità Ortodossa ha il fine di promuovere l’apostolato ortodosso in collaborazione con le strutture ecclesiali della Chiesa Ortodossa Italiana secondo le finalità che le verranno assegnate dal Santo Sinodo.

Comma 2) La Fraternità Ortodossa ha altresì il fine di promuovere l’associazionismo ortodosso anche nei territori privi di clero.

Comma 3) La nomina dei responsabili della Fraternità Ortodossa viene fatta dal vescovo competente per territorio, in assenza dall’Arcivescovo Metropolita sentito il Presidente Nazionale dell’Associazione.

Comma 4) La Fraternità Ortodossa è organizzata a livello nazionale con Statuto proprio.

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Consacrati due nuovi Vescovi Ortodossi

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Rocca Grimalda (AL)

 

Consacrati due nuovi Vescovi Ortodossi

Rocca Grimalda (AL). Domenica 26 luglio, nella Cappella privata di mons. Giovanni Ferrando (don Nino per i roccatani), si è svolta la Divina Liturgia consacratoria, officiata da Sua Eminenza mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana e da mons. Antonio Berardo, barone di Casaluce e vescovo ortodosso di Ravenna, durante la quale sono stati elevati alla dignità episcopale, lo stesso Giovanni Ferrando, quale vescovo di Alessandria e Seborga e Richard Marty, quale vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia. Alla cerimonia hanno partecipato anche: Padre Stefano Capponi (parrocchia Sant’Emidio da Ascoli), Padre Emanuele Ferrero (Parrocchia San Martito de la Tours di Torino), Padre Paolo Fabris (Missione Sant’Orso di Aosta) e Padre Stefano Garzino (Parrocchia San Gabriele Arcangelo di Manta – CN).

Consacrati due nuovi Vescovi Ortodossi.

La Diocesi di Alessandria Seborga che è stata affidata a Sua Ecc. Rev.ma Giovanni Ferrando ha quale territorio canonico le provincie piemontese di Alessandria, Asti e Cuneo e quelle liguri di Savona ed Imperia (meno Viareggio e San Remo) ed ha sede episcopale a Rocca Grimalda (AL) presso l’Abbazia dei Canonici Regolari di Sant’Antonio (Antoniani) dei quali il vescovo ricopre il ruolo di Gran Maestro.

Consacrati due nuovi Vescovi Ortodossi

E’ stato elevato altresì alla dignità episcopale Sua Eccellenza Reverendissima Richard Marty quale vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia con giurisdizione canonica sulle città liguri di Ventimiglia e San Remo, sui territori italiani irredenti della Contea di Nizza, della Sardegna, di Briga e Tenda e sul Principato di Monaco. Sede episcopale della diocesi è nella città francese di Cannes.

 

 

 

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ROMA Parrocchia Santi Costantino e Elena

ROMA  Parrocchia Santi Costantino e Elena

La Parrocchia Ortodossa SS. Costantino e Elena aderisce alla Chiesa Ortodossa Italiana

ROMA Parrocchia Santi Costantino e Elena

Padre Giovanni Ioan Pricop, responsabile della Missione Ortodossa Rumena di Roma (proveniente dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli) ha aderito alla Chiesa Ortodossa  Italiana. Padre Pricop, di nazionalità rumena, ha una piccola Chiesa a Roma, in via Roccella Jonica n. 15, a due passi dal capolinea ANAGNINA  della Metro A.

La comunità parrocchiale dell’Anagnina (Parrocchia Santi Costantino e Elena) è molto numerosa (oltre 300 parrocchiani) tanto che il luogo di culto è normalmente insufficiente per raccoglierli tutti (ci entrano al massimo 100 persone) e, una parte dei fedeli è costretta a seguire la liturgia fuori della Chiesa. Il dott. padre Ioan è stato nominato dall’Arcivescovo Metropolita quale Esarca per l’Italia delle comunità di lingua rumena della nostra Chiesa.

 

IROMA Parrocchia Santi Costantino e ElenaROMA Parrocchia Santi Costantino e ElenaROMA Parrocchia Santi Costantino e ElenaROMA Parrocchia Santi Costantino e Elena

dal Codex Canonum approvato dal Santo Sinodo  il 22 agosto 2019 con Bolla Apostolica “Codex Ecclesia Orthodoxa Italica” (prot. N. 14/19)

Canone 28– La Parrocchia

Comma 1) La parrocchia è la comunità dei cristiani ortodossi, chierici e laici, situata su un certo territorio guidata da un sacerdote parroco nominato dal gerarca della rispettiva diocesi.

Comma 2) La Comunità Parrocchiale, che raggruppa almeno 10 (dieci) persone di religione ortodossa e che si trova sotto la giurisdizione di un vescovo, può essere creata in base al libero consenso dei fedeli per soddisfare i loro bisogni religiosi e morali, sotto la direzione di un sacerdote (o in mancanza di un diacono) scelto dalla comunità e provvisto della benedizione del vescovo.

Comma 3) Spetta unicamente al Vescovo diocesano erigere, sopprimere o modificare le parrocchie ricadenti nel proprio territorio.

Comma 4) Nelle parrocchie si conservano i documenti dell’anagrafe ecclesiastica: atti di battesimo, atti di matrimonio, atti di morte.

Comma 5) La parrocchia è il motore dell’attività pastorale nel suo territorio. In essa si porta avanti:

Roma Parrocchia Santi Costantino e Elena

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No alla profanazione di Santa Sophia

No alla profanazione di Santa Sophia

No alla profanazione di Santa Sophia

Il 10 luglio 2020 su pressione del governo islamista di Recep Tayyip Erdoğan leader dell’AKP (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) il Consiglio di Stato Turco ha annullato il decreto del fondatore della Turchia moderna il generale Mustafa Kemal Atatürk che in nome della laicità e della modernizzazione dello Stato aveva abolito il calendario islamico e l’alfabeto arabo preferendo il calendario gregoriano e l’alfabeto latino, aveva emanato una Costituzione basata sul diritto occidentale e trasformato la Basilica di Santa Sofia da Santa Moschea della Grande Hagia Sophia in museo. Parimenti è stato annullato il provvedimento del suo predecessore Ahmet Necdet Sezer che nel 2006 aveva destinato una piccola stanza del complesso museale a luogo di culto e di preghiera sia per i musulmani che per i cristiani. Tale fatto è un insulto alla Storia, al Cristianesimo ed anche all’idea di Turchia laica e tollerante che era alla base della rivoluzione dei “Giovani Turchi”  e del Partito Repubblicano del Popolo che nel 1922 depose il Sultano Maometto VI ed abolì il Califfato, trasformano la Turchia da teocrazia islamica in uno Stato Moderno.  Sarebbe opportuno che l’Italia protesti vivamente contro questo sopruso ed insulto alla Storia e a tutto l’Ecumene Cristiano. A quanti criticano le posizioni anti-immigrazioniste dei partiti patriottici europei ricordo che in Turchia c’è stato una vera e propria sostituzione etnica delle popolazioni che ivi vivevano prima dell’invasione ottomana. L’Anatolia non era infatti un territorio disabitato. In tale territorio erano germogliate  nell’antichità civiltà importanti, come l’impero degli Ittiti e, prima dell’unificazione operata dai Romani vi erano Stati e Nazioni quali la Bitinia, la Lycia, la Frigia, la Galazia, la Lidia, la Panfilia, la Misia, il Ponto,il Regno di Pergamo, la Licaonia, la Paflagonia,la Pisidia; la regione assira e curda (i curdi sono discendenti del popolo iranico dei Medi) della Cappadocia;  le regioni armene del Commagene, dell’Armenia Superiore  e della Cilicia; i territori ellenici della Troade, della Ionia, della Darcania e la regione siriaca dell’Hatay (dove c’è la capitale storica della Siria: Antiochia dei Siri). Tutte queste popolazioni furono amalgamate dai romani tanto che quando giunsero, a più riprese, tribù turco-mussulmane (la più importante delle quali furono i turchi ottomani) l’Anatolia era popolata da romei (romani di lingua greca), armeni, assiri e siriaci. Oggi  delle popolazioni originarie dell’anatolia sopravvivono poche migliaia di romei (impropriamente definiti greci), di siriaci (ad Antiochia) e di armeni (a Istambul) in quanto sono state sterminate, o espulse o assimilate dal Califfato Islamico. Lo ricordino ai governanti italiani che, in dispregio della storia, stanno favorendo l’invasione afro-islamica della nostra Patria. Non vorremmo che tra qualche secolo i pochi cristiani che saranno sopravvissuti ricordino Conte, Mattarella e Papa Francesco quali responsabili dell’islamizzazione dell’Italia e del fatto che San Pietro, come profetizzato da Maometto nel Corano, al pari di Santa Sophia venga un domani trasformata in Moschea. Nel totale silenzio dell’Italia va segnalata la presa di posizione della Russia di Putin, che ancora una volta, si è dimostrata l’unica difesa della cristianità nel mondo e dell’UNESCO che reputa Santa Sophia quale Patrimonio dell’Umanità.  Fa rumore il complice silenzio della Chiesa Cattolica Romana (non ha protestato né come Chiesa né come Stato Città del Vaticano limitandosi il Papa a dire unicamente di “essere addolorato“)che ha, sulla propria coscienza, il saccheggio e profanazione della Basilica di Santa Sofia (dedicata alla Sophia o Sapienza di Dio) voluta dall’isoapostolo  San Costantino Imperatore ed inaugurata il 15 febbraio 360 dal figlio Costanzo II, avvenuta nel 1202 quando la IV Crociata indetta da Papa Innocenzo III (lo stesso della crociata contro i Catari nella Francia Meridionale e dell’Inquisizione) fece crollare il plurimillenario Impero Romano (l’impero bizantino è una bufala storica in quanto giuridicamente non è mai esistito) assaltando e saccheggiando Costantinopoli-Nuova Roma e depredando la basilica delle preziose reliquie ivi custodite (per lo storico romeo Niceta Coniata oltre le reliquie dei Santi, furono trafugate anche una pietra del sepolcro di Gesù e il Sudario, ossia la Sacra Sindone). Dal 1202 al 1261(anno nel quale fu riconquistata dai principi romei e fu restaurato l’Impero) infatti la Basilica di Santa Sofia fu trasformata in una Cattedrale cattolica romana. Dopo la conquista islamica Santa Sofia fu trasformata in Moschea dal Sultano Maometto II il 29 maggio 1453 e tale rimase fino alla Rivoluzione Kemalista che la trasformò in museo nel 1931. E’ bene che l’Italia riconsideri la sudditanza all’imperialismo turco, riprenda le relazioni diplomatiche con la Repubblica Araba della Siria e cessi di appoggiare le milizia islamiste del filo-turco Consiglio Nazionale Siriano e il Governo islamista libico di Bengasi (in mano ai Fratelli Musulmani) appoggiato dalla Turchia ed appoggi invece, come fa la Francia, gli USA, l’Egitto  e la Russia l’azione del Feldmaresciallo Generale  Khalīfa Belqāsim Ḥaftar Alferjani  del governo di Tobruck, che lotta contro le milizie islamiste e per una Libia libera e laica”

No alla profanazione di Santa SophiaMons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana

 

 

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Abkhazia e Ossezia del Sud

Abkhazia e Ossezia del Sud

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Con Decreti n. 65 e n. 66  del 7 e 8 luglio 2020, S.E.R. Filippo, per grazia di Dio e volontà del Santo Sinodo, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, ha decretato la costituzione, ai sensi del Canone 110 del Codex Canonum della nostra Chiesa delle Legazioni Apostoliche della Chiesa Ortodossa Italiana per la Repubblica dell’Abkhazia e per la Repubblica dell’Ossezia del Sud. 

Delegato Apostolico per l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud È stato nominato Il dott.  Enrico Attilio Deliperi (nella foto in alto  il dott. Enrico Attilio Deliperi, primo da sinistra con la bandiera della Repubblica dell’Abkhazia)

Abkhazia e Ossezia del Sud

Il dott. Enrico Attilio Deliperi, è un imprenditore d’origine sarda residente a Roma che opera nel Caucaso e rappresenta in Italia le due repubbliche secessioniste staccatesi dalla Repubblica di Georgia, ossia la Repubblica di Abkhazia, stato costiero sul Mar Nero corrispondente   a parte dell’antica Colchide (terra di Eete e Medea, del mito di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del Vello d’Oro e patria anche delle Amazzoni) . L’Abkhazia nel passato ha fatto parte dell’Impero Romano, sia sotto il diretto controllo di Roma che di Costantinopoli-Nuova Roma; e della Repubblica dell’Ossezia del Sud – Stato di Alania, uno stato montuoso la cui popolazione discende dall’antica popolazione iranica degli Alani. (nella foto in basso la bandiera della Repubblica dell’Ossezia del Sud – Stato di Alania)

Canone 110 – Legazioni Apostoliche

Comma 1)  Il Santo Sinodo può nominare e inviare suoi Rappresentanti, detti Legati sia presso  i vari Esarcati presenti nelle diverse nazioni o regioni, sia presso le Chiese in comunione, gli Ordini Cavallereschi, Case Regnanti o ex Regnanti,  Stati e le Autorità pubbliche, come pure di trasferirli e richiamarli. Comma 2) I Legati rappresentano il Santo Sinodo ed hanno il compito di relazionare l’Arcivescovo Metropolita sulle condizioni in cui versano i varie Esarcati, nonché su tutto ciò che tocca la vita stessa della Chiesa e il bene delle anime; nonché promuovere e sostenere le relazioni fra la Chiesa Ortodossa Italiana  e le Organizzazioni presso le quali sono stati accreditati; Comma 3) Il Legato dell’Arcivescovo Metropolita presso altra Chiesa o struttura religiosa può prendere il nome di Apocrisario. Comma 4)L’ufficio del Legato cessa per revoca da parte della Chiesa o rinuncia. Comma 5Il compito principale del Legato  è quello di rendere sempre più saldi ed efficaci i vincoli di unità che intercorrono tra la Chiesa Ortodossa Italiana  e le Autorità dei territori o le Istituzioni presso il quale è accreditato.

 

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Matrimoni ortodossi al Santuario della SS. Trinità

Matrimoni ortodossi al Santuario della SS. Trinità

Matrimoni ortodossi al Santuario della SS. TrinitàSi è svolta, presso il Santuario della Santissima Trinità di Valle Paradiso (Boville Ernica FR) officiata da Sua Ecc. Rev.ma Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi),  assistito da Padre Sergio Arduini, Rettore del Santuario,  il Rito dell’Incoronazione che ha unito in matrimonio: Padre Nilo  (al secolo Alfredo Mancuso), nostro sacerdote  e Gran Priore Vicario della Confraternita Templare San Giacomo de Molay con Federica Olga Pagliani, diaconessa della nostra Chiesa e Fabio Marroccolo, confratello templare di Altamura (BA) con Florentina Podaru (detta Lilly).

Matrimoni ortodossi al Santuario della SS. TrinitàMatrimoni ortodossi al Santuario della SS. Trinità

Durante la celebrazione della  Divina Liturgia matrimoniale,  gli stessi sono stati incoronati e uniti nel  santo mistero del matrimonio. Il matrimonio ortodosso  non è l’unione legale di un uomo e  di una donna ma è il riconoscimento da parte della Chiesa dell’unione che Dio ha già operato nelle vite degli sposi: è l’ingresso, in modo misterioso, dell’unione umana degli sposi (in quanto unione terrena, soggetta al peccato, al dolore e alla morte) nella dimensione divina del Regno di Dio. La Chiesa Ortodossa considera il legame matrimoniale di un uomo e una donna “mistero grande … in Cristo e nella Chiesa”, e la famiglia che da esso ne deriva una “Chiesa domestica” che costituisce la sola garanzia per la nascita e la educazione cristiana ed ortodossa dei figli.

Matrimoni ortodossi al Santuario della SS. Trinità

Efesini 5,25-32:

“E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,  per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

  1. Giovanni Crisostomo: Omelia XX sulla lettera agli efesini

Un saggio che aveva annoverato molte cose tra le beatitudini, ha posto anche questa nel novero di una beatitudine: “Una moglie dice che va d’accordo col marito“. E pure altre volte pone tra le beatitudini il fatto che una moglie viva in armonia col marito. Fin dall’origine appare che Dio ha avuto molta cura di quest’unione; e parlando di entrambi come di uno solo così diceva: “Maschio e femmina li fece“; e di nuovo: “Non c’è più né maschio né femmina“. …Stabilì così per il marito e per la moglie il fondamento e la disposizione dell’amore, affidando a ciascuno il compito adatto: a questo il compito di comandare e proteggere, a quella di ubbidire. … La compagna della vita, la madre dei figli, il fondamento di ogni letizia non con il timore e le minacce bisogna incatenarla, ma con l’amore e la condiscendenza. …Non ricercare presso la moglie ciò che non le appartiene. Vedi che la chiesa ricevette tutto dal Signore: per merito suo è divenuta gloriosa, per merito suo immacolata. Non disprezzare la sposa per la sua bruttezza. Ascolta la Scrittura che dice: “Piccola fra gli esseri alati è l’ape e fonte di dolcezza è il suo frutto”. È creatura di Dio: tu non maltratti quella, ma il suo creatore. Che danno potrebbe averne la moglie? Non lodarla per la bellezza: è propria di anime sregolate la lode, quell’odio e lo stesso amore. Ricerca la bellezza dell’anima: imita lo sposo della chiesa. La bellezza esteriore è piena di ostentazione e di dissennatezza e fa cadere nella gelosia e spesso ti fa sospettare assurdamente della realtà. Ma arreca piacere? Sino al primo mese ed al secondo o al massimo ad un anno, ma in seguito non più, ed il prodigio è consunto dall’abitudine: restano invece i mali sopraggiunti a causa della bellezza, la vanità, la dissennatezza e l’orgoglio. Niente di simile invece per colei che non è tale, ma l’amore che è incominciato in modo giusto permane intenso, poiché riguarda la bellezza dell’anima, non del corpo. … “Così dice i mariti devono amare le loro mogli come i propri corpi“. Che è mai questo? È passato ad un’immagine più elevata, ad un esempio più efficace; e non solo questo, ma per così dire anche ad un altro motivo più vicino e più evidente. Quello infatti non era di molta efficacia. Affinché non si dicesse: “Colui era Cristo, era Dio ed ha dato se stesso“, in altro modo pone ormai la stessa istanza dicendo: “Così devono“, poiché non si tratta di grazia, ma di dovere. Dopo aver detto: “Come i loro corpi“, aggiunse: “Nessuno mai ebbe in odio la propria carne, ma la nutre e la riscalda“. Cioè la cura con molta attenzione. E come è sua carne? Ascolta: “Questo ora è osso dalle mie ossa dice e carne dalla mia carne“. E non solo questo ma anche: “Diventeranno dice una sola carne“. “Come anche Cristo amò la chiesa“. È passato all’esempio precedente. “Poiché siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa“. In ché modo? È nato dalla nostra materia, come anche Eva è carne dalla carne di Adamo. … “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna ed i due si trasformeranno in una sola carne”. Infatti indica che uno, lasciati i genitori dai quali nacque, si unisce a quella ed in seguito il padre, la madre e il figlio sono la carne formatasi dall’unione di entrambi, poiché il figlio nasce dalla mescolanza dei semi, cosicché i tre sono una sola carne. …Il matrimonio deriva non da passione né dal corpo, ma è tutto spirituale, essendo l’anima unita a Dio con un vincolo ineffabile e Dio solo lo conosce. Per questo dice: “Chi è unito al Signore è un solo spirito”.

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Due nuovi operai nella vigna del Signore

Due nuovi operai nella vigna del Signore

Montesilvano (PE) 

Due nuovi operai nella vigna del Signore

Due nuovi operai vengono a lavorare nella vigna del Signore, a rafforzare la presenza della nostra Chiesa sul territorio e a guidare le anime sulla via della Salvezza.

Il Regno dei Cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna” 

(Matteo 20,1)

Nel suggestivo Hotel Adriatico di Montesilvano (Pescara), in una giornata ricca di impegni (prima della cerimonia di ordinazione c’era stata la presentazione del Comitato per la glorificazione di Ugo Bassi), si è svolta, officiata da mons. Filippo, Arcivescovo di Roma, coadiuvato da Padre Stefano di Ascoli e Padre Daniele di Roma, una Divina Liturgia in Rito Gallicano Italico, durante la quale sono stati ordinati:

Padre Paolo Fabris,  incardinato nella Diocesi di Torino, dove curerà la Missione “Sant’Orso di Aosta” di Aosta e Provincia

Padre Gianni de Paola, incardinato nella Diocesi di Bari, dove curerà la Missione San Nicola di Myra di Campomarino (CB) e la Missione San Michele Arcangelo di Foggia.

Due nuovi operai nella vigna del Signore

I due nuovi Servi del Signore hanno ambedue seguito il Corso di Liturgia Pastorale organizzato dall’Accademia Ortodossa San Nicodemo L’Aghiorita indispensabile per chiunque voglia far parte del nostro Clero, perché oltre ad una formazione di base in campo teologico e sacramentale fornisce tutte le liturgie, i benedizionali e quanto serve per seguire e guidare il popolo di Dio.

Al termine della cerimonia mons. Filippo Ortenzi, arcivescovo di Roma e Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana è stato intervistato da emittenti televisive locali, tra le quali ricordiamo Tele Pescara.

dal Codex Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana

Canone 31– La Missione

Comma 1) La Missione è la comunità dei cristiani ortodossi, situata su un territorio, nazionale od estero, dove manchi un sacerdote la cui cura è affidata ad un Diacono o membro minore del Clero o a un religioso. Può essere diretta anche da un sacerdote, se trattasi di territorio estero od anche nazionale, qualora trattasi di un nucleo di fedeli non costituita in Parrocchia.

Comma 2) La Missione è costituita dal gerarca territorialmente competente o l’Arcivescovo Metropolita sentito il Santo Sinodo.

Comma 3) Nei territori di missione spetta al Vescovo del luogo promuovere, guidare e coordinare le iniziative e le opere, che tendono all’azione missionaria.

Due nuovi operai nella vigna del Signore

Montesilvano (PE)

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Consacrazione di tre sacerdoti

Consacrazione di tre sacerdoti e una diaconessa

 

Consacrazione di tre sacerdoti

Si è svolto, presso il Santuario della Santissima Trinità – Chiesa Cattedrale della Chiesa Ortodossa Italiana (via Valle Paradiso n. 1 – Boville Ernica FR), durante il la Divina Liturgia in Rito Gallicano Italico officiata dall’Arcivescovo Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi) l’ordinazione sacerdotale dei diaconi:  Franco Altobello di Latina, Sergio Arduini di Frosinone e Stefano Capponi di Ascoli.

Consacrazione di tre sacerdotiI tre sacerdoti guideranno rispettivamente:

Padre Sergio: Rettore del Santuario della Santissima Trinità di Valle Paradiso e Parroco di Frosinone (Parrocchia San Michele Arcangelo).

Padre Franco: Parroco di Latina (Parrocchia San Marco Evangelista) e responsabile delle Missioni di Terracina e Rocca Massima.

Padre Stefano: Parroco di Ascoli Piceno (Parrocchia Sant’Emidio) e responsabile delle Missioni di Teramo, Giulianova (TE) e Guarldo Tadino (PG)

Consacrazione di tre sacerdoti

E’ stata altresì ordinata Diaconessa la signora Marisa Soldà, ipodiacono della nostra missione pontina. Al termine della cerimonia si è consumato un rancio fraterno offerto dai nuovi operai della vigna del Signore che vanno a rafforzare e arricchire l’Arcidiocesi di Roma della nostra Chiesa.

Canone 49 – Presbiterato (Codex Canonum)

Comma 1) Il presbitero è il  ministro del culto ordinato per il sacerdozio (ad sacerdotium) che ha ricevuto, in una specifica ordinazione, il mandato di presiedere il culto, guidare la comunità cristiana e annunciare la parola di Dio.

Comma 2) l’attività del presbitero è finalizzata al servizio della comunità cristiana in un’ottica di  carità pastorale, che si concretizza nel triplica compito:

  1. a) Presidenza della liturgia;
  2. b) guida della Comunità;
  3. c) annuncio della parola.

I tre compiti (tria munera) sono modellati a imitazione di Cristo: sacerdote, re (servo) e profeta.

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