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Confraternita del Buon Samaritano
confraternita
del buon samaritano  

 

La Confederazione delle Confraternite del Buon Samaritano è in continua crescita sia dal punto di vista organizzativo che operativo. Dopo la costituzione della Confederazione nel 2014 fu costituitaa una prima Confraternita a Roma Laurentina ad opera dell’ipodiacono Giovanni Lavoretti, che ha distribuito numeroso vestiario usato a famiglie rumene e italiane in difficoltà, successivamente è stata attivata una pagina facebook (www.facebook.com/confraternitabuonsamaritano) e, nel maggio 2020, grazie alla disponibilità della signora Daniela de Merulis di Roma, è stato attivato sulla pagina facebook, utilizzando il pulsante whatsapp, il serviziovoce amica” per dare assistenza telefonica a distanza alle persone che, stando a casa, specialmente in questo periodo di pandemia, si sentano particolarmente sole ed hanno bisogno di una voce di conforto. Nel 2020 la Confraternita è stata attivata a Terracina (LT) dal sig. Carlo Baldasseroni e a febbraio di quest’anno, per dare maggiore impulso il dott. Arturo Fontana è stato nominato Presidente diocesano per il Lazio. Quest’anno, per la prima volta, la Confraternita del Buon Samaritano è stata attivata in Sicilia, grazie all’impegno del dott. Michele Antonio Tramontana che, quale Presidente Regionale della Sicilia, ha attivato un centro di raccolta abiti usati a Santa Caterina Villarmosa (CL) dove ha distribuito abiti usati a famiglie bisognose, sia italiane che rumene.

confraternita del Buon Samaritano

Le Confraternite del Buon Samaritano, aderenti alla Confederazione Nazionale delle Confraternite del Buon Samaritano (C.F.93053690041), organizzazione canonica della Chiesa Ortodossa Italiana (www.chiesa-ortodossa.com) è stata fondata a San Michele Mondovì (CN) il 23 luglio 2014 e, ai sensi del Canone 68 del Codex Canonum della Chiesa si prefigge “di promuovere la carità cristiana nel campo socio sanitario” nonché “il volontariato e la formazione di operatori pastorali di volontari della carità nonché l’apostolato della fede ortodossa” Le Confraternite del Buon Samaritano sono associazioni di volontariato dipendenti canonicamente dalla Chiesa Ortodossa che agiscono nei limiti della legge 11 agosto 1991, n. 266, delle leggi regionali di attuazione e dei principi generali dell’ordinamento giuridico.

Ai sensi dell’art. 5 dello Statuto

La Confederazione delle Confraternite del Buon Samaritano non ha scopo di lucro e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale nell’ambito della carità cristiana quali:

a) costituzione, ove possibile, di strutture di volontariato con ambulanza per trasportando ammalati e diversamente abili;

b) costituzione di ambulatori per l’assistenza medico-sanitaria ad ammalati od infortunati;

c) assistenza materiale e spirituale agli ammalati od infortunati nel loro domicilio e nei luoghi di cura;

e) concorrendo con la propria organizzazione ed esperienza a soccorrere le popolazioni colpite da calamità naturali;

f) partecipazione a congressi, seminari, incontri. nazionali ed internazionali nei quali si dibattano problemi inerenti il primo soccorso e la pubblica assistenza;

g) impegnarsi per la missione di evangelizzazione ed apostolato della Chiesa, manifestando un autentico slancio missionario, con l’intento di promuovere la diffusione della fede ortodossa italiana.

h) effettuando ogni altro servizio-attività idoneo al raggiungimento degli scopi sociali.

Chi fosse interessato ad attivare localmente una struttura locale della Confraternita può contattarci via email: confraternitabuonsamaritano@gmail.com

dal Codex Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana:

Canone 68 – Confraternite del Buon Samaritano

Comma 1) Nelle Parrocchie, nei Monasteri e nelle sedi dipendenti dalla Chiesa Ortodossa Italiana è prevista la costituzione di associazioni ecclesiastiche pubbliche di fedeli denominate Confraternita del Buon Samaritano, collegate tra loro in una Confederazione;

Comma 2) le Confraternite del Buon Samaritano hanno il fine di promuovere la carità cristiana nel campo socio sanitario.

Comma 3) le Confraternite promuovono il volontariato e la formazione di operatori pastorali di volontari della carità nonché l’apostolato della fede ortodossa e possono partecipare con propri abiti alle processioni parrocchiali.

confraternita
del buon samaritano

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Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

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Parabola del Buon Samaritano volontariato cristiano carità cristiana confraternita del Buon Samaritano

Ordinazioni a Orsara di Puglia FG
ordinazioni a Orsara di Puglia FG

Domenica 6 giugno ore 11

 

ordinazioni a Orsara di Puglia FG

Domenica 6 giugno, alle ore 11, presso la Locanda Rurale “Posta Guevara”, sita in via Napoli SS 90 – località Giardinetto,71 – 1027 Orsara di Puglia FG mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, coadiuvato da padre Alessandro di Roma, provvederà all’ordinazione sacerdotale di padre Gianni e di padre Gabriele, oltreché di diaconi, diaconesse, lettori e confratelli.

Dopo l’Agape fraterna, mons. Filippo Ortenzi, nella veste di Rettore  e il dott. Arturo Bascetta, quale professore e membro del Senato Accademico dell’UNISAG Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo consegneranno gli Attestati a partecipanti il Corso di Storia, Teologia e Spiritualità Ortodossa:  ing. Ambrogio Giordano (di Foggia), padre Gianni De Paola (di Campomarino – CB), professoressa Elena Quidello (di Martina Franca), cav. Alessandro Frezza (di Roma), sig. Marco Barra (di Salerno) e padre Pasquale Caiano (di Bitetto – BA).

Mons. Filippo Ortenzi, consegnerà  altresì  dei riconoscimenti al dott. Ubaldo Sterlicchio, compositore musicale e innografo e al cav. Francesco Russo di Cortimpiano e verranno consegnate  delle Crux Meriti.

Orsara di Puglia è un ridente paese facente parte della Comunità Montana dei Monti Dauni Meridionali dove nell’VIII secolo si stabilirono dei monaci ortodossi basiliani che introdussero il culto di San Michele Arcangelo (patrono della città), tanto che la Grotta del santo è, ancora oggi, meta di pellegrinaggi. Durante la cerimonia religiosa verrà verrà costituita localmente la Confraternita di San Michele Arcangelo il cui primo confratello, che verrà accolto col rito dell’investitura, sarà il sig. Pasquale di Domenico, orsarese doc. 

Per arrivare ad Orsara di Puglia:

IN TRENO:

– Dalla stazione di Foggia, servizio autobus  .

 

IN AUTO:

– Aut. BO-BA, uscita casello di Foggia, per la S.S. 16 indicazioni per Troia, poi S.S. 90 indicazioni per Napoli, S.S. 546 per Troia e S.P. per Orsara.


– Dalla S.S. 90 Napoli, deviazione per Orsara.


– Aut. NA-BA, uscita casello di Candela, superstrada per FG uscita ad Orsara, infine S.S. 160 fino al bivio Giardinetto – T. Guevara – Orsara.

ordINAzioni a Orsara di puglia fg  

Domenica 6 giugno ore 11

Chiesa Ortodossa Italiana

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UNISAG Università San Giovanni Crisostomo

 

Marocchinate
MaROCCHINATE  

Aspettavano i liberatori ma arrivò l’inferno

Commemorazioni effettuate dalla  Chiesa Ortodossa Italiana e dall’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate  

 

Il giorno della memoria delle vittime delle “marocchinate” (18 maggio), presso diversi capoluoghi in tutta Italia (Bari, Bologna, Cagliari, Cuneo, Frosinone, Genova, Latina, Napoli, Novara, Roma e Viterbo) e in tantissimi altri Comuni,  si sono tenute delle manifestazioni con la deposizione di un tricolore a un monumento o in un luogo simbolico dove civili inermi hanno perso la propria vita.                                                                                            

La Chiesa Ortodossa Italiana ha commemorato le vittime con la presenza del vescovo mons. Filippo Ortenzi, che ha ricordato le vittime e proceduto alle benedizioni di rito, accompagnato da padre Sergio di Frosinone e padre Alessandro di Roma. “Il 18 maggio del 1944, con lo sfondamento della linea Gustav, le forze alleate conquistano Monte Cassino ed il generale francese Augustin Guillaume concede ai Goumier (truppe marocchine, algerine, tunisine, senegalesi e berbere inquadrate nell’esercito francese e comandate da Ufficiali e Sottufficiali bianchi) 50 ore, almeno così ci racconta la vulgata storica, per riscuotere la loro ricompensa secondo la legge islamica, ovvero che tutto ciò che viene conquistato e non è musulmano può essere violentato e ucciso… Questo si traduce in stupri e uccisioni di donne, uomini, bambini e vecchi, come già avvenuto mesi prima in Sicilia e lungo tutto il territorio del sud Italia. Le violenze, che oggi verrebbero denunciate come crimini di guerra e contro l’umanità, arrivano fin nei territori del viterbese e del senese e solo l’appello di Papa Pio XII al Generale Clarke riesce a mettere fine a questa barbarie. La prima cittadina a subire questo assalto fu Esperia dove più di 700 donne furono violentate nell’indifferenza del Generale De Gaulle, presente in loco“. Così  padre Sergio Arduini,  appuntato dei carabinieri e parroco ortodosso di Valle Paradiso, nonché Vice Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, ricostruisce gli eventi che hanno insanguinato l’Italia, colpendo la popolazione civile, inerme e indifesa.

Nel frusinate le commemorazioni sono cominciate già verso le 08:30, proprio nel capoluogo, presso il vecchio stadio Matusa, ormai trasformato in un parco aperto al pubblico, dove il Sindaco Nicola Ottaviani ha presenziato al posizionamento di un cippo commemorativo realizzato dalla Accademia delle Belle Arti di Frosinone.

Presente anche Emiliano Ciotti, Presidente della O.N.L.U.S. Associazione Nazionale Vittime Delle “Marocchinate” , il quale ha spiegato come l’associazione supporti e assista le vittime nelle denunce presso i Tribunali ordinari e militari, e anticipa che per il prossimo anno si sta preparando una denuncia presso la Corte Internazionale dell’Aia.

Emiliano Ciotti ha posto l’attenzione su come lo Stato Italiano abbia liquidato, con indennizzi irrisori, quelle poche vittime che, superando la vergogna e la paura di essere “additate e marchiate”, trovarono il coraggio di denunciare. L’avvio di una battaglia legale per chiedere “un’indennità di accompagno” è stata annunciata anche dall’Avv. Mauro Sabetta durante la cerimonia, sempre a Frosinone, che in serata ha concluso la giornata.

Altro impegno dell’Associazione è ottenere il riconoscimento da parte dello Stato della Giornata Nazionale delle Marocchinate così come già avviene per la giornata delle Foibe e delle Shoah

Il Vice Presidente Sergio Arduini, nel suo accorato intervento presso il Monumento ai Caduti di Torrice (FR), ha posto l’attenzione su come la difficoltà più grande, all’inizio delle attività della ONLUS, sia stata il rompere il muro di omertà e silenzio, dovuto anche alle controverse dinamiche che ancora oggi riguardano la storia della Liberazione e come sia difficile affrontare argomenti che ancora oggi sono molto divisivi e politicizzati. L’unica cosa certa è che le vittime, prima di essere fasciste o comuniste, prima di essere di destra o di sinistra, sono innanzitutto vittime. Tra i presenti numerosi giovani capeggiati da Gian Marco Crescenzi e il consigliere comunale avv. Giancarlo Florenzani.

La Chiesa Ortodossa Italiana e l’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate hanno commemorato le vittime dei “liberatori islamici” anche a Castro dei Volsci (paese natale di Nino Manfredi, dove è presente la statua che ricorda la Mamma Ciociara. Tra i presenti anche l’assessore di Ceccano Ginevra Bianchini e il presidente della Gioventù Nazionale del Frusinate Daniele Massa.

 

La manifestazione si è svolta anche a Veroli, dove tra i presenti abbiamo notato il pittore di fama internazionale Luigi Centra, il consigliere comunale avv. Cristiano Papetti e il coordinatore cittadino di Destra Sociale in Fratelli d’Italia Giancarlo Natalia

 

 

 

Alla manifestazione di Giuliano di Roma, tra le numerose persone che hanno partecipato alla commemorazione, segnaliamo il Presidente del Consiglio Provinciale Daniele Marra e il Sindaco del paese Adriano Lampazzi.

 

 

Alla manifestazione provinciale di Frosinone erano presenti anche delle rappresentanze dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato e Associazione Nazionale Carabinieri (vedi foto) oltre che il Sindaco di Ceccano dott. Roberto Caligiore, il presidente del Consiglio Provinciale Daniele Marra e una delegazione degli Amici della Fiamma di Paliano diretti da Antonello Schifalacqua e Roberto Humber.

La Chiesa Ortodossa Italiana ha partecipato alle manifestazioni di Frosinone, Torrice, Castro dei Volsci, Giuliano di Roma, Veroli e ancora Frosinone dove il Primate Metropolita, Mons. Filippo Ortenzi, ha benedetto i tricolori deposti sui monumenti, tutti i partecipanti e ha invitato ad un momento di preghiera che ha visto il profondo e rispettoso raccoglimento per un minuto di silenzio seguito dalle note dell’Inno degli Italiani.

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“Aspettavano i liberatori ma arrivò l’inferno. Dove passarono però le truppe francesi, accaddero cose mai viste in quelle terre: stupri, rapine, saccheggi, omicidi, evirazioni e torture furono all’ordine del giorno… Appena sbarcati in Italia i Goumiers fecero subito vedere di che pasta erano fatti, in Sicilia, infatti, essi cominciarono a razziare e sequestrare donne del luogo considerandole “bottino di guerra” e le portarono via come prostitute. Queste violenze non vennero compiute solo in Sicilia ma prosegui poi nel resto della penisola, concentrandosi sopratutto nel centro Italia e si arrestò solo nell’ottobre del ’44 alle porte di Firenze, quando il corpo di spedizione francese fu trasferito in Provenza. Oltre mille omicidi, 60.000 donne stuprate e ben 180.000 violenze carnali.”

(dalla presentazione del libro “Le marocchinate” di Emiliano Ciotti – nella foto con padre Sergio Arduini e mons. Filippo Ortenzi )

MaROCCHINATE  

Aspettavano i liberatori ma arrivò l’inferno

Commemorazioni effettuate dalla  Chiesa Ortodossa Italiana e dall’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate  

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Io coltivo la Vita
Io coltivo la vita  

Foggia – inaugurato da padre Gianni

Orto/Giardino Sociale

 

Io coltivo la vita

Io coltivo la vita” è un’associazione di promozione sociale, presieduta da Pasquale di Domenico, che ha realizzato un Progetto “Orto/Giardino Socialenella periferia della città di Foggia, con l’intento di  recuperare un’area rurale e trasformarla in un’area didattica e sperimentale dove  possano confluire alcuni soggetti fragili, diversamente abili e i loro familiari.

Chiesa ortodossa italiana

Nel suo spirito di difesa del Creato e di valorizzazione dell’alimentazione sana, e dove il verde viene considerato luogo di aggregazione,  di ricreazione e di solidarietà sociale questa associazione si è trovata in perfetta sintonia con la Chiesa Ortodossa Italiana, che a tali temi è stata sempre sensibile, tanto che in Puglia collabora a un progetto BioSlow con l’Associazione Italia Bio, con la quale ha sottoscritto un protocollo d’intesa il 5 marzo scorso. La posa della prima pietra del progetto è avvenuta domenica 16 maggio, terza domenica di Pasqua, con la benedizione di padre Gianni De Paola, parroco della Missione “San Nicola di Myra” di Campomarino (CB), naturopata e Presidente dell’Università Popolare “Paracelso” del Molise.

L’ associazione “Io coltivo la vita”, della quale padre Gianni, su proposta del Presidente e in accordo dell’intero gruppo dirigente è stato accolto quale cappellano e guida spirituale, ha per scopo quello di recuperare un’area rurale in abbandono, data in comodato d’uso da una pia donna proprietaria della tenuta e trasformarla in area didattica e sperimentale ove far svolgere progetti di orto/giardino didattico, raccolta, trasformazione e conservazione dei prodotti della terra a ragazzi e giovani con fragilità diverse, affinché attraverso il contatto con la natura e utilizzando la percezione olfattiva, visiva, tattile, del gusto e dell’udito, che non mancano in nessun soggetto cosiddetto fragile o diversamente abile possano vivere un aspetto della natura diverso e a loro precluso in città. 

Durante la cerimonia di inaugurazione Padre Gianni ha benedetto una edicola votiva, realizzata artigianalmente da un fedele della Chiesa e donata all’Associazione. L’edicola rappresentante una croce tipica ortodossa vuole significare “Cristo in mezzo a noi”- come ha spiegato nella sua omelia Padre Gianni! Video e foto della cerimonia di inaugurazione sono state pubblicate sulla pagina facebook dell’associazione:

https://www.facebook.com/groups/259110505769717

Io coltivo la vita  

Foggia – inaugurato da padre Gianni

Orto/Giardino Sociale

 

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Diaconia femminile

Diaconia Femminile  

Le Diaconesse nella Chiesa Ortodossa

Intervista di Tudor Petcu a mons. Filippo Ortenzi

 

Diaconia Femminile

Il prof. Tudor Petcu, ricercatore del Dipartimento di Filisofia delle Religioni dell’Università di Bucarest ha intervistato il nostro Arcivescovo Metropolita mons. Filippo Ortenzi sulla diaconia femminile. L’intervista è stata pubblicata sul blog: https://bottegadinazareth.com/ vicino alla Diocesi cattolica e alle ACLI di Como. Riportiamo il testo dell’intervista:

1.) Potrebbe dirmi perché sarebbe stata invalsa la prassi dell’ordinazione delle diaconesse nella Chiesa Ortodossa e quali ne costituiscono gli argomenti teologici?

La legittimità dell’ordinazione delle diaconesse fu riconosciuta sia dal Concilio Ecumenico di Calcedonia del 451 che da quello di Costantinopoli del 692, e non risulta che questo riconoscimento sia mai stato formalmente abrogato. Se si consultano le Costituzioni Apostoliche, libro VIII, valide per tutta la Chiesa definita “Una, Santa Cattolica Apostolica” (la Chiesa indivisa del primo millennio) si legge chiaramente che le stesse prevedono l’accesso delle donne all’ordine diaconale. La prassi si è mantenuta inalterata nella Chiesa Ortodossa, anche se dal XV secolo in poi molte Chiese dell’Est ne hanno fortemente circoscritte nel numero le consacrazioni. La Chiesa Ortodossa è rimasta fedele ai Concili Ecumenici della Chiesa indivisa del primo millennio mentre, al contrario, la Chiesa Romana, che man mano si è allontanata dalla Retta Fede, ha abrogato la diaconia femminile fin dal VI -VII secolo, considerando le donne indegne di far parte del clero, compreso quello minore. Per comprendere bene il ruolo e la funzione della diaconia femminile è utile leggere il libro dello scrittore Evanghelos D. Theodoru,  dal titolo: “La questione dell’ingresso delle donne nel Sacro Clero secondo la tradizione Ortodossa orientale“. Qui l’autore ci ricorda come “secondo la Didaskalia e secondo la Costituzione degli Apostoli (Costitutiones Apostolorum) la diaconessa occupa una posizione molto onorata negli Ordini del clero, dato che in queste fonti da una parte viene sottolineato che i diaconi e le diaconesse appartengono allo stesso ministero, al “ministerium diaconiae”… E’ come un’anima in due corpi” . E’ dunque importante sottolineare che, come ci ricorda lo scrittore, diaconi e diaconesse condividono lo stesso ministero. Il testo che ho citato è consultabile nel sito dell’Arcidiocesi italiana del Patriarcato di Costantinopoli. In ambito cattolico è difficile reperire documentazioni utili perché si tende a sminuire e ridimensionare il ruolo delle diaconesse dei primi secoli. Ho l’impressione che si punti a farle apparire in un ruolo senza significato e senza consacrazione. Una specie di colf o di sacrestana.

2.) Quali sono le più importante diaconesse nella storia della Chiesa Ortodossa?

Per quanto riguarda l’Italia vi sono alcune Sante dei primi secoli che sono state diaconesse, anche se la Chiesa Cattolica tende a nascondere la loro appartenenza all’ordine sacro. Cito le romane Giulia, Typhena, Melania, Tatiana, Fabiola, Restituta di Sora, . Vi è poi il caso della Santa più venerata in Sicilia: Sant’Agata, patrona di Catania, San Marino e Malta, nonché co-patrona di Capua e Palermo ed altre località in Italia e all’estero. Nell’antichità le diaconesse venivano ordinate prevalentemente tra le vergini, le vedove e tra le mogli dei vescovi. Al riguardo va ricordato che San Gregorio di Nissa, che peraltro aveva una sorella diaconessa di nome Macrina, ricevette la consacrazione ad episcopo unitamente alla moglie Teodosia che nella stessa liturgia venne consacrata diaconessa. Ricordiamo inoltre Gorgonia di Nazianzo, figlia del vescovo san Gregorio Nazianzeno il Vecchio e Santa Nonna e Sorella di san Cesario e san Gregorio Nazianzeno. Le Sante egiziane Domenica e Apollonia di Alessandria. In Occidente nel VI secolo si parla di Redegonda, moglie del re merovingio Clotario I, che si ritirò come diaconessa a Noyon. Nell’Ortodossia la diaconessa più nota e venerata è Olimpia di Nicomedia, collaboratrice nelle opere caritative di Giovanni Crisostomo, nota anche come Olimpia la Diaconessa”.

3.) Perché oggi si torna a discutere sul tema dell’ ordinazione delle diaconesse?

Seppure con l’ affermarsi progressivo del monachesimo femminile in diverse Chiese ortodosse sia caduta in desuetudine la diaconia femminile, essa non è mai stata formalmente abrogata. Non solo. Vi sono Chiese come quella Apostolica Armena e quella Apostolica Autocefala Ortodossa Georgiana dove è difficile trovare una parrocchia dove non vi sia almeno una diaconessa. Per quanto riguarda le chiese greco-ortodosse va ricordato che San Nektarios, (Nettario), nel XIX secolo ricominciò a consacrare diaconesse, scegliendone molte tra le monache del monastero da lui fondato. Oggi in diverse chiese ortodosse dell’Europa orientale sono state ordinate numerose diaconesse, specialmente in ambito monastico, soprattutto tra le abbadesse dei monasteri. Il rilancio del diaconato femminile è stato auspicato, tra l’altro, sia dalla Commissione Pan-Ortodossa di Rodi del 1988 che dal Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Greca del 2004. In ambito cattolico, papa Francesco, nel 2016, durante l’udienza all’Unione internazionale Superiore generali (Uisg) tenuta in Vaticano nel maggio 2016, ha affermato di voler riprendere lo studio sul diaconato femminile nella Chiesa primitiva, anche se poi tale eventualità sembra sia stata accantonata a causa dell’ostilità da parte della maggioranza dell’episcopato. Va rilevato che le chiese evangeliche, riformate, anglicane e vetero-cattoliche hanno, seppure in forme diverse, ripristinato il ministero diaconale femminile.

4.) Quanto importante è l’ordinazione delle diaconesse nella Chiesa Ortodossa Italiana di oggi?

Il recupero del valore ecclesiale delle diaconesse è stato, fin dall’origine, uno dei punti caratterizzanti per la Chiesa Ortodossa Italiana, che vede come uno dei suoi precursori spirituali il vescovo Leopoldo Adeodato Mancini, che all’interno della sua comunità ortodossa di spiritualità assiro-caldea, all’inizio del secolo per primo rilanciò detto ministero consacrando diaconessa madre Marzia Vicenzi di Ala (TN). La prima diaconessa della nostra Chiesa è stata Maria Dimitrova, autorevole esponente della comunità bulgara capitolina, ordinata a Roma (Casale Caletto) il 29 giugno 2016.  Successivamente sono state ordinate nell’anno 2018  Gabriela Velicaholova a Tavarnelle Val di Pesa (FI). Nel 2019 Barbara Piana e Lucrezia Teresi a Scarnafigi(CN) e Olga Federica Pagliani a Rocca Imperiale (CS). Nel 2020 Marisa Soldà a Boville Ernica (FR). Quest’anno, se la situazione pandemica ce lo permetterà, è prevista l’ordinazione delle diaconesse Tania Pizzamiglio di Bagnaria Alta (UD), Laura Sangiorgio di Catania, Ersilia Barracca di Roma ed Elena Quidello di Taranto. Nella Chiesa Ortodossa Italiana le donne sono valorizzate anche in altri ordini ecclesiastici minori quali l’Ipodiaconato ed il lettorato. Va ricordato che la prima donna ad entrare nel nostro clero, è stata Lorella Latini, stilista, artigiana e creativa, nonché Presidente dell’associazione laica di fedeli denominata L’Arca di Sant’Antonio Abate” che si occupa prevalentemente della difesa del creato e della lotta contro la violenza sugli animali, che fu ordinata lettrice poco dopo la rifondazione ufficiale della Chiesa nel 2014.  Oltre questa valorosa sorella è lettore anche la signora   Marie Monique Marty, che rappresenta la componente femminile della nostra Chiesa in Francia.

5.) Quale è l’importanza della donna nella storia del Cristianesimo?

Le donne hanno avuto sempre una grande importanza nella storia del Cristianesimo. Basti pensare alla figura di Maria madre di Gesù e di Maria Maddalena, che fu la prima persona alla quale il Salvatore si manifestò dopo la Risurrezione. La Maddalena, che Ippolito nel suo Commento al Cantico chiama “l’Apostolo degli Apostoli, ebbe un ruolo preminente durante la predicazione di Nostro Signore perché, come ci racconta Luca (8,2-3) ne finanziava la missione con i suoi beni. Al contrario degli apostoli Maria Maddalena, insieme a Maria madre del Salvatore e a Maria di Cleofa (zia di Gesù in quanto moglie del fratello del Giusto Giuseppe”) accompagnarono Gesù durante la Via dolorosa” e furono presenti alla crocifissione – come riportato unanimemente da tutti e quattro gli evangelisti: Luca (23,55-56), Marco (40,41), Matteo (27,55) e Giovanni (19,25) – e alla deposizione del corpo nella tomba messa a disposizione da Giuseppe d’ Arimatea (per questa ragione, nell’ortodossia, sono venerate come “Sante Mirofore”). Furono sempre figure femminili, la Maddalena, la Madonna e Salomé, moglie di Zebedeo e mamma degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni il Teologo, ad essere informate dagli angeli della risurrezione di Gesù e a vedere per prime il Salvatore, come ci informano i vangeli canonici di Matteo (28,1-5) e Marco (16,1-2) e l’apocrifo Vangelo di Pietro (12). Nella Chiesa primitiva non c’era differenziazione alcuna tra uomo e donna. Ce lo conferma Paolo di Tarso, nella Lettera ai Galati (3,28): «non esiste più né giudeo né gentile, né uomo né donna» e la Maddalena, secondo gli apocrifi: Vangelo di Filippo e Vangelo di Maria Maddalena e il Dialogo del Salvatore, tutti scritti in lingua copta (egiziana), Maddalena possedeva addirittura una autorevolezza maggiore degli stessi Apostoli. Non va poi dimenticata l’importanza della presenza di donne missionarie come Priscilla, di cui ci parla l’evangelista Luca negli Atti degli Apostoli (capitoli 18 e 19) e Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi e in quella ai Romani, o Giunia (Rom. 16,7). Non dimentichiamo l’importanza nel Cristianesimo primitivo della classe delle vedove, attive nell’apostolato e nella carità, come Tabila, discepola di Cristo (Atti 9,36-41), delle profetesse, come le quattro figlie di Filippo dei Settanta (Atti 21,8), delle stesse diaconesse, come Fede (Paolo – Romani 16,1), o di santa Nino, alla quale si deve l’illuminazione (conversione) della Georgia.

6.) Come spiega Lei, da vescovo ortodosso italiano, l’esistenza ancora evidente di forme di misoginia all’interno di alcune chiese cristiane?

Fu la Chiesa latina a iniziare la marginalizzazione ecclesiologica delle donne. Basti pensare che nel 591 il vescovo di Roma, Papa Gregorio Magno, sostenne che Maria Maddalena non era altri che la prostituta scampata alla lapidazione di cui ci parla Giovanni (8,1-11) e, subito dopo, nel 593, ben 21 vescovi latini si riunirono in un Concilio locale a Mâcon (Francia) per discutere se la donna potesse essere definita, oppure no “essere umano”, ossia se quando si parlava di “uomo”, il sostantivo significasse “essere umano maschio” oppure “essere umano” a prescindere dal genere maschile o femminile.  Importanti teologi cattolici quali Agostino d’Ippona e Tommaso d’Aquino concordavano con Aristotele nel considerare la donna “un maschio mancato” e a far presente che, al contrario dell’Uomo, la donna non fu creata dal nulla ma da una costola d’Adamo rimarcando, come Agostino d’Ippona, che è stata la causa del peccato originale. Questa concezione cattolica della donna non creata ad immagine di Dio ma ad immagine dell’uomo si è così radicata nel Cristianesimo d’occidente che portò alla soppressione dell’ordine delle diaconesse prima e all’imposizione del celibato del clero. L’inquisizione cattolica, nei secoli XV-XVII fece condannare al rogo decine di migliaia di donne, accusate di stregoneria. Base ideologica della visione diabolica della donna fu la Bolla Pontificia “Summis desiderantes affectibus” (Desiderio con supremo ardore) del Papa Innocenzo VIII del 5/12/1484 che diede ispirazione al libro Malleus Maleficarum (Il Martello delle Streghe) dei frati domenicani tedeschi Sprenger e Institor che riprendevano la tesi agostiniana della donna come maschio mancato (“mas occasionatus”) e sostenevano che femina (donna) derivi da fe + minus, che significa: fede minore. Addirittura nel XVI secolo, un grande inquisitore cattolico, il frate domenicano Bernardo da Como, in un libro dal titolo De Strigiis”,  giunse a sostenere che la donna non avesse un’anima perché non era altro che uno strumento del demonio per la dannazione degli uomini e fonte di tentazione diabolica. Questa concezione cattolica della donna non creata ad immagine di Dio ma ad immagine dell’uomo si è così radicata nel Cristianesimo d’occidente che portò alla soppressione dell’ordine delle diaconesse. La concezione della natura peccaminosa della donna quale causa del peccato originale ha contagiato anche movimenti religiosi cristiani. Soltanto alla fine del secolo scorso, Papa Giovanni Paolo II (lettera apostolica del10 luglio 1995 e Giubileo 2000)  chiedeva perdono per le ingiustizie compiute verso le donne, la violazione dei diritti femminili, la denigrazione storica delle donne e i peccati commessi nel passato dagli uomini di Chiesa Cattolica contro la loro dignità per le quali faceva pubblica ammenda, Papa Giovanni Paolo II (con la Lettera Apostolica del10 luglio 1995 e nel corso del Giubileo 2000)  ha sconfessato la pregressa e plurisecolare misoginia e facendo pubblica ammenda ha chiesto perdono alle donne per le ingiustizie, la violazione dei diritti femminili, la denigrazione storica e i peccati commessi nel passato dalla Chiesa Cattolica contro la loro dignità.

Diaconia Femminile  

Le Diaconesse nella Chiesa Ortodossa

Intervista di Tudor Petcu a mons. Filippo Ortenzi

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Intercomunione

Intercomunione 

 tra la Chiesa Ortodossa Italiana e l’Eglise Orthodoxe du Congo

 

intercomunione

Grazie all’opera di mons. Richard Marty, vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia della Chiesa Ortodossa Italiana è stato sottoscritto un trattato di piena comunione sacramentale, liturgica e canonica tra la Chiesa Ortodossa Italiana e la Chiesa Ortodossa del Congo  – Eglise Orthodoxe Byzantine du Congo-Brazzaville – detta Chies fa parte dell’Alleanza Mondiale delle Chiesa Canoniche Ortodossa co-presieduta da Sua Beatitudine Jacques-Israel Nectaire, della Chiesa Ortodossa d’Europa-Chiesa di Francia, in intercomunione con la nostra Chiesa.

Chiesa Ortodossa Italiana e et Eglise Orthodoxe du Congo

In nomini Patris et Fili et Spiritus Sancti. Amen

Noi, sua Beatitudine Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana e sua Beatitudine Simon-Pierre PEMBET SYTHA, Arcivescovo, Metropolita delle Chiesa Ortodossa Bizantina de Congo-Brazzaville, dopo aver ascoltato i rispettivi Santi Sinodi, e obbedendo al parola di nostro Signore Gesù Cristo  affinché siano cosa sola (Giovanni XVII, 20) stipuliamo la piena comunione sacramentale, liturgica e canonica tra le nostre chiesa.

Nous, sa Béatitude Filippo Ortenzi, Archevêque Métropolite de l’Eglise Orthodoxe Italienne et sa Béatitude Simon-Pierre PEMBET SYTHA, Archevêque Métropolite de l’Eglise Orthodoxe Byzantine du Congo-Brazzaville, ayant entendu le Saint Synode du Congo, et en obéissant à la parole de Notre Seigneur Jésus-Christ et pour qu’ils soient Un (Jean XVII, 20), nous stipulons la pleine communion sacrée, liturgique et canonique entre nos églises.

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Anzio

Anzio

 Commemorazione dello sbarco di Luciano Manara

e dei suoi bersaglieri

 

Anzio

La mattina di sabato, 24 aprile, presso il Porto di Anzio (RM), si è tenuta una manifestazione per ricordare lo sbarco, avvenuto il 26 aprile 1849, del col. Luciano Manara che, a capo di 600 bersaglieri, era venuto a combattere per la difesa della Repubblica Romana.

Nel pieno rispetto delle normative anti-Covid (la Polizia Locale ha svolto servizio di ordine pubblico), una piccola folla si è radunata per la manifestazione organizzata dal dott. Massimo Flumeni, dalla sezione “Enrico Toti” dell’A.N.C.R. (Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Roma) e dalla Federazione Bersaglieri d’Italia di Roma, associazioni delle quali è Presidente.

Anzio

Sono intervenuti: l’assessore alle politiche sociali del comune di Anzio, Velia Fontana; il Prof. Tommaso Amato, della Pro Loco di Anzio; il Prof. Luciano Baietti, presidente U.N.U.C.I. (Unione Nazionale Ufficiali in

AnzioCongedo d’Italia) di Anzio; Irridio Palomba presidente delle Sezionidell’Associazione Nazionale Granatieri di Sardegna e AssoArma di Nettuno; Pietro Cappellari, scrittore e ricercatore storico della Federazione Nazionale Arditi d’Italia; Ivana Ingrosso delle Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. Erano anche presenti, quali labariferi, Stefano Pucciotti dell’Associazione Mutilati Invalidi di Guerra, Benito D’Eufemia dell’Associazione Nazionale Italiana Reduci di Russia e Alessandro Nani dell’Associazione Nazionale Bersaglieri con i labari delle rispettive associazioni.

Anzio

Dopo la presentazione della cerimonia da parte del Presidente dott. Massimo Flumeni, l’Assessore Velia Fontana ha portato i saluti del Sindaco di Anzio a tutti gli astanti, dopo di che, sulle sempre suggestive note del silenzio, suonato da due trombettieri, è stata apposta una corona sulla lapide che ricorda lo sbarco del Colonnello Luciano Manara. La benedizione della lapide, da parte di Mons. Filippo I, Primate Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, ha concluso la breve ma suggestiva cerimonia.

Anzio

Mons. Filippo Ortenzi ha ricordato come il Colonnello Manara sia “un martire del Risorgimento: già eroe delle cinque giornate di Milano e della prima guerra d’indipendenza (dove a capo dei bersaglieri lombardi combatté prima sotto le insegne del Governo Provvisorio di Milano e poi del Regno di Sardegna), sbarcò nel Lazio per difendere la Repubblica Romana dalle forze reazionarie che volevano restaurare lo Stato Pontificio, sconfisse ripetutamente le truppe borboniche e liberò le città di Anagni e Frosinone, venne nominato dal Gen. Giuseppe Garibaldi quale Capo di Stato Maggiore delle forze patriottiche romane e morì a Villa Spada combattendo contro le soverchianti armate francesi del gen. Nicolas Charles Victor Oudinot, inviate da Napoleone III a sopprimere la Repubblica Italiana per restaurare il governo pontificio. La sua orazione funebre fu tenuta da padre Ugo Bassi, un sacerdote barnabita, patriota e cappellano della Legione Garibaldina, fucilato a Bologna l’8 dicembre dello stesso anno e che è oggetto di una causa di glorificazione da parte della Chiesa Ortodossa Italiana, quale etno-martire, venerabile e confessore.

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La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

Domenica delle Palme o Entrata Trionfale

Domenica delle Palme o Entrata Trionfale

 Roma – Parrocchia SS. Elena e Costantino

Domenica delle Palme o Entrata Trionfale

La domenica delle palme, che nella Chiesa Ortodossa è chiamata anche entrata trionfale, è una delle grandi feste della Chiesa, viene celebrata la domenica prima di Pasqua ed è la domenica con   la quale si entra nella settimana pasquale, chiamata anche la grande settimana.   Per San Giovanni Crisostomo è chiamata Grande non perché la Settimana Santa ha più ore o giorni, ma perché gli eventi che la Chiesa chiama a vivere durante questa settimana sono veramente grandi e unici (da Ortodoxia.it). In questo giorno la Chiesa celebra l’ingresso trionfale di Gesù, a Gerusalemme nei giorni precedenti la Pasqua ebraica, seduto su un giovane asino, non a cavalcioni ma da un lato come a dire che quello è il suo trono.  L’asino ha un valore simbolico perché nelle tradizioni e nella prassi militare dell’antico Oriente era un animale pacifico, mentre il cavallo era un animale da guerra (Ger.9,10). Gesù Cristo fu ricevuto al suo ingresso a Gerusalemme da una folla osannante, tra la quale numerosi bambini, con rami di palma e di alloro. (Mt 21.8; Giov. 12.13) dicendo ” Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (Mt 21.9; Salmo 117.26). Nell’entrata trionfale Gesù viene accolto con rami di palma, una pianta antichissima, dell’ordine arecales, i cui resti fossili risalgono all’Era del Cretaceo (80 milioni di anni fa) e che nella tradizione ebraica, rappresenta una delle “quattro specie frutto della terra”  portate in processione per la festa delle Capanne o Sukkot, quale espressione di gioia e ringraziamento prescritta da Dio secondo Levitico (23,40): Il primo giorno prenderete frutti degli alberi migliori, rami di palma, rami con dense foglie e salici di torrente, e gioirete davanti al Signore, vostro Dio”. La palma e l’alloro nella tradizione greca e romana rappresentano un simbolo di trionfo, acclamazione e regalità, segni di vittoria e trionfo. Nella Chiesa cattolica, anche a causa della mancanza di palmeti in Europa, i rami di palma sono stati sostituiti da quelli d’olivo anche a causa di un’antica antifona gregoriana canta: «Pueri Hebraeorum portantes ramos olivarum obviaverunt Domino» (“Giovani ebrei andarono incontro al Signore portando rami d’olivo“), nell’Europa dell’Est si usano rami di salici (specie in Russia) ed i fedeli tengono in mano rami di salici, fiori o candele (candele decorate con fiori, specie tra gli ortodossi arabi). I greci tengono croci intrecciate da rami di palma o foglie di alloro la domenica delle palme. In Romania è la festa dei fiori e si fanno gli auguri a tutte le donne che portano il nome di un fiore (Floarea, Florentina, Marghereta, Narcisa, Petunia,Violeta ecc.).

Domenica delle Palme o Entrata Trionfale

Quest’anno il nostro Arcivescovo Metropolita mons. Filippo Ortenzi ha celebrato la Divina Liturgia presso la Parrocchia SS. Elena e Costantino di Roma Anagnina, insieme a molti fedeli. Si è proceduto alla benedizione delle palme d’olivo e della benedizione del cibo portato dalle nostre fedeli e consumato fraternamente in modo da rinsaldare i vincoli di fratellanza e di comunità.

La Domenica delle Palme o Entrata Trionfale

 Roma – Parrocchia SS. Elena e Costantino

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Esicasmo

A Sanremo spettacolo blasfemo

Esicasmo

Esicasmo

 “Preghiera del Cuore” e meditazione cristiana

Esicasmo

Anche in Italia comincia a diffondersi la conoscenza dell’Esicasmo o “preghiera del cuore“, un complesso sistema di meditazione cristiana che trova le sue radici nel Vangelo di Marco (10,46-52) quando nella città di Gerico un mendicante cieco cominciò a gridare: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» e Gesù lo guarì dicendo: «Va’, la tua fede ti ha salvato». L’esicasmo pertanto si basa sulla preghiera di Gesù “Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà“, alla quale in ambito slavo russo è stato aggiunto “di me, peccatore“. Per il prof. Massimo Giusio, teologo, scrittore e sociologo delle religioni, nonché direttore didattico dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo (struttura accademica della Chiesa Ortodossa Italiana) la dottrina e pratica esicasta si è sviluppata attraverso cinque fasi.                                                                                  Prima fase, detta dei Padri del deserto, riguarda i secoli III e IV dell’era volgare. L’esicasmo nasce in ambiente monastico e vede quali massimi esponenti Evagrio del Ponto Gregorio di Nissa (autore del libro: La vita di Mosè). I monaci eremiti iniziano a praticare la preghiera continua a Gesù attraverso un’invocazione, composta da una sola breve formula (preghiera monologica). Essi si ritirano in luoghi appartati, lontani dalle interferenze acustiche e mondane per combattere le passioni che rallentano la possibilità di avvicinamento allo Spirito.

Seconda fase, ha quale spazio temporale i secoli VI e VII ed è definita sinaitica, in quanto sviluppatesi nei monasteri del Monte Sinai. Essa ha quale massimo esponente Giovanni Climaco, per il quale la preghiera monologica (anche solo Gesù, Gesù, Gesù …) è di per sé sufficiente alla discesa della mente nel cuore. Durante questa fase si iniziano a sperimentare e codificare tecniche quali la compressione del mento sul petto, il rallentamento del battito cardiaco, il controllo del respiro anche attraverso la respirazione a narici alternate che, con la recitazione continua della preghiera monologica (Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà) da origine a quella che, attualmente, viene definita con una espressione tautologica Esicasmo Trascendentale (l’Esicasmo è di per sé trascendentale). 

Terza fase, riguarda i secoli X e XI e vede quale esponente principale Simeone il Nuovo Teologo. In questo periodo inizia ad emergere la necessità assoluta di non fare mai l’esicasmo da soli ma di avvalersi dell’aiuto di una Guida Spirituale, ossia di un maestro con esperienza, saggezza, prudenza e preparazione teologica. Vengono perfezionate ulteriormente quelle tecniche psico-fisiche che accompagnano la preghiera, quali il controllo del battito cardiaco e della respirazione, l’isolamento mentale dai pensieri e dalle interferenze esterne e la discesa dello Spirito dalle narici al cuore,  la ricerca della theosis interiore (il Regno di Dio è dentro di Noi).

Quarta Fase. Nel XIII secolo, grazie a Gregorio il Sinaita, l’esicasmo fu introdotto tra i monaci del Monte Athos ed inizia la Fase athonita. In questo periodo la mistica esicasta si scontra con la teologia razionalista cattolica della scolastica. La teologia tomistica condannò l’esicasmo in nome di una certa laicizzazione della stessa teologia, ovvero di una sua progressiva trasformazione in filosofia della religione, sotto l’influenza dell’aristotelismo (vedi https://www.homolaicus.com/storia/medioevo/esicasmo.htm). In questo periodo vi verificò uno scontro  tra due eminenti teologi ortodossi Barlaam il Calabro (di Seminara – RC) e Gregorio Palamas. In tale fase Barlaam accuserà gli esicasti di onfaloscopia o contemplazione perpetua dell’ombelico ed altre nequizie, paragonandoli addirittura agli eretici messaliani e ai bogomili. Barlaam contestava: “la pretesa di vedere l’essenza divina con gli occhi del corpo“, perché a suo giudizio un’essenza inconoscibile rende impossibile farne esperienza diretta coi sensi. Alle critiche di Barlaam rispose Gregorio Palamas con le Triadi per la difesa dei santi esicasti, un’opera che per la prima volta offre una sintesi teologica della spiritualità dei monaci orientali. Nel 1351 fu convocato a Costantinopoli un Concilio (Nono concilio Ecumenico per il Patriarcato di Costantinopoli) nel quale non soltanto fu accettata come pienamente ortodossa la teologia esicasta secondo Gregorio Palamas ma le pratiche athonite furono vivamente consigliate ai fedeli che volessero perseguire la theosis e l’edificazione del Tempio dello Spirito nel proprio corpo. Detto Concilio condannò le posizioni di Barlaam il Calabro. La fase athonita è importante perché è in questo periodo che l’esicasmo da pratica limitata al mondo monastico iniziò a diffondersi ed essere consigliata anche ai laici e, pertanto, Gregorio Palamas può essere considerato l’iniziatore dell’esicasmo contemporaneo.

 Quinta fase. Nei secoli XVII-XVIII l’esicasmo vede la definitiva codificazione da parte di Nicodemo l’Aghiorita, autore della Filocalia  (letteralmente, amore della bellezza) un florilegio patristico che è una vera e propria Enciclopedia, il  manuale delle giovane marmotte”, come lo ha definito Max Giusio, per l’orientamento del fedele. La discesa delle mente nel cuore, le tecniche di postura, respirazione, controllo del battito cardiaco, la preghiera incessante a Gesù, l’attenzione (“state attenti” si dice nella Liturgia di Giovanni Crisostomo), la concentrazione quale essenzializzazione della focalizzazione dell’attenzione dello sguardo sull’anima, l’eliminazione progressiva dalla mente di tutto ciò che ci circonda e la focalizzazione dello sguardo su un punto particolare, la calata della mente sul cuore per raggiungere il ricordo di Dio come ricerca della theosis della quale è importante valorizzarne l’efficacia, vengono dettagliatamente descritte in un libro (la FILOCALIA) del quale consiglio la lettura.

Esicasmo

Per coloro che volessero approfondire la conoscenza dottrinale del cristianesimo orientale può essere utile leggere il libro Elementi di teologia ortodossa” del dott. prof.  Massimo Giusio, sociologo, scrittore, teologo, docente e saggista torinese (Collana ACCADEMIA – III ABE Arturo Bascetta Edizioni gennaio 2021). Chi invece volesse seguire una lezione del prof. Massimo Giusio, può ascoltarla gratuitamente iscrivendosi al canale youtube UNISAG, dove potrà ascoltare anche interessanti lezioni sulle prove ontologiche, filosofiche e razionali dell’esistenza di Dio.

mons. Filippo Ortenzi
                

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Diavolo Demonologia e Satanismi

Diavolo Demonologia e Satanismi

 tra Storia, Teologia e Sociologia

Diavolo Demonologia e Satanismi

Sabato 3 aprile (vigilia della Pasqua cattolica) si è svolta una interessante lezione su: DIAVOLO, DEMONOLOGIE E SATANISMI TRA STORIA, TEOLOGIA tenuta dal teologo ortodosso Massimo Giusio, responsabile del Dipartimento Storico-Religioso dell’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo. Abbiamo avuto la fortuna di ascoltare l’intervento del professor Massimo Introvigne, sociologo delle religioni tra i più importanti al mondo, che ci ha parlato del satanismo e dei satanisti, temi su cui è considerato, anche per i libri di cui è autore, un vero esperto internazionale. Tra gli intervenuti anche  mons. Filippo Ortenzi sulla figura di Papa Giovanni XXII, ritenuto uno dei fondatori della demonologia cattolica, iniziatore della caccia alle streghe e che Dante aveva citato nella Divina Commedia quale simoniaco e corrotto.    

Diavolo Demonologia e Satanismi

Commissione Europea – L’Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo (UNISAG) è registrata al numero  686411142111-53 quale: Istituto di Ricerca e Formazione  

Vi ricordiamo che la lezione di sabato prossimo delle ore 17,30 (chi volesse partecipare scriva a: unisangiov.crisostomo@gmail.com) avrà per tema l’ESICASMO o “preghiera del cuore” e sarà tenuta dai prof. Massimo Giusio e Tudor Petcu

ore 17,30 – prof. Massimo Giusio

1. Chi è il vero padre dell’Esicasmo? Le influenze del mondo orientale
2. Le “Cinque fasi” dell’Esicasmo: inquadramento storico e teologico
3. La storia straordinaria della “Repubblica Teocratica”: spiritualità del Monte Athos
ore 18,15 – prof. Tudor Petcu
1. Tecniche, metodi e pratiche esicastiche nell’area greca, russa e rumena
2. La storia straordinaria di Sfantul Ambrozìe de la Optìna (1812 – 1891) – La spiritualità dell’ “Athos parallelo” di Optina
mons. Filippo Ortenzi
                

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Incontro con la comunità eritrea

Servizio Voce Amica