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Bolla Apostolica “Tituli Sanctorum”

Bolla Apostolica Tituli Sanctorum

Emanato Decreto sui titoli da attribuire ai Santi glorificati dalla Chiesa Ortodossa Italiana

Bolla Apostolica “Tituli Sanctorum”

L’Arcivescovo Metropolita Sua Eccellenza Reverendissima Filippo Ortenzi in data 4 dicembre 2020 con prot. n. 129/20 ha promulgato la Bolla Apostolica “Tituli Sanctorum”esaminata e approvata dal Santo Sinodo e dal Consiglio Nazionale Ecclesiastico, nella quale si elencano i titoli dei santi in uso nella Chiesa Ortodossa Italiana.

PREMESSO

– Che il Santo Sinodo e il Consiglio Nazionale Ecclesiastico, hanno approvato la normativa emanata.

– Che il Codex Canonum della nostra Chiesa approvato il 22 agosto 2019 con Bolla Apostolica “Codex Ecclesia Orthodoxa Italica” dal Santo Sinodo (prot. N. 14/19) regola le procedure inerenti la glorificazione dei Santi con I canoni: Canone n. 92 – La Postulazione dei Santi Canone 93 – La Glorificazione dei Santi.

DECRETA

Che i  Tituli Sanctorum per coloro che vengono proposti per la glorificazione sono i seguenti:


Il seguente elenco spiega i riferimenti: Dopo il nome del santo, si aggiunge il titolo appropriato: ( 
il Taumaturgo , il Grande , il Porta trofeo , ecc.).

  • Anargiro: Sono detti anárgyroi (letteralmente senza denaro) i santi medici che prestarono la loro opera con assoluto disinteresse, senza mai chiedere retribuzione alcuna, né in denaro, né di altro genere, in applicazione del precetto evangelico: “Gratis accepistis, gratis date“. I Santi anargiri per antonomasia sono Cosma e Damiano.

  • Apostolo: “Il santo, glorioso e lodevole Apostolo” sono i discepoli costituiti da Gesù per dare continuità al messaggio della salvezza da lui proclamato più Mattia (che sostituì Giuda Iscariota) Paolo e Barnaba.

  • Arcangeli: dal latino  larchangelus (greco antico:  ἀρχάγγελοςarchànghelos – composto dalle parole αρχειν, “àrchein“, comandare e αγγελος, “àngelos“), significa “capo degli angeli”. La Chiesa Cattolica ne venera tre: Gabriele – Michele e Raffaele. La Chiesa Ortodossa venera anche Uriel – Barachiel – Jegudiel e Selafiel.

  • Confessore : colui che ha sofferto (prigionia, tortura, esilio ecc.) per la fede ma non è stato martirizzato a titolo definitivo

  • Discepoli: primitivi seguaci di Gesù elencati nel Vangelo di Luca (10.1-24) la Chiesa Ortodossa li venera come 70 apostoli.

  • Evangelista: “il santo, glorioso e lodevole Apostolo ed Evangelista” gli autori dei Vangeli canonici: Luca – Marco – Matteo e Giovanni.

  • Etnomartire– La Chiesa Ortodossa Italiana può riconoscere Santi anche cristiani italiani di particolare valore morale e spirituale morti non in “odio alla fede” (in odiun fidei) ma in “odio alla Patria” (in odium Patriae). Can. 93 comma 4

  • Geromartiri: “Nostro Padre tra i santi” martiri appartenenti all’ordine episcopale

  • Giusto“il Santo e giusto” una persona santa sotto l’Antica Alleanza (Antico Testamento Israele) o per i santi sposati della Nuova Alleanza

  • Ieroconfessore : uno che ha sofferto per la fede, ma non è stato martirizzato, che è anche un sacerdot

  • Ieromartire: un martire membro dell’ordine sacerdotale

  • Illuminatore: il santo che per primo portò la fede a un popolo o a una regione, o che vi svolse una grande opera di evangelizzazione come missionario o evangelista.

  • Isoapostolo (Uguale agli Apostoli) : colui la cui opera ha notevolmente edificato la Chiesa, sia attraverso il lavoro missionario diretto che assistendo il posto della Chiesa nella società, solitamente attribuito agli Imperatori romani: es. san Costantino I, isapostolo

  • Martire : uno che è morto per la fede – Can. 93 comma 3

  • Matto per Cristo : un santo noto per la sua apparente, ma santa, follia

  • Megamartire (Grande martire) : uno che è stato martirizzato per la fede e ha subito torture – Can. 93 comma 3

  • Mirovita – colui che secerne il balsamo dal corpo incorrotto es. San Nicola

  • Misericordioso : Santo noto in vita per il lavoro di beneficenza, specialmente verso i poveri Can. 93 comma 6

  • Non mercenario : un santo che ha rifiutato di accettare il pagamento per la guarigione

  • Nuovo martire : un martire che spesso porta lo stesso nome di un martire più antico, ma di solito più recente nella storia della Chiesa

  • Patriarchi: sono le venti figure ataviche tra Adamo e Abramo. Dieci sono antidiluviane (Adamo – Seth – Enos – Kenan – Malaleèl – Iared – Enoch – Matusalemme – Lamech e Noè) e dieci post-diluviani (Sem – Arpachshad – Kenan – Shelah – Eber – Peleg – Reu – Nahor – Terah – Abramo)

  • Portatore di Dio : uno che porta Dio dentro di sé ed è infiammato nel cuore dall’amore per Lui 

  • Portatrice di mirra : una delle donne che erano presenti alla passione di Cristo e andò al sepolcro per ungere il corpo di Gesù

  • Profeta: I 16 profeti biblici (A.T.) più Giovanni Battista (N.T.)

  • Portatore di passione : uno che ha affrontato la sua morte in modo simile a Cristo

  • Protomartire : il primo martire in una determinata località, città o regione

  • Venerabileun santo monaco – Can. 93 comma 6

  • Venerabile-martire : un monastico martirizzato

  • Vergine martire : una donna martire non sposata, non monastica, casta

  • Taumaturgo : un santo famoso per aver compiuto miracoli, Can. 93 comma 6

  • Teologo : santo i cui scritti teologici sono ritenute di aparticolare valore dalla Chiesa.

Bolla Apostolica “Tituli Sanctorum”

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La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

Incontro con la comunità eritrea

La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

La Maina

Terra di amazzoni e guerrieri

un territorio greco che i musulmani non sono riusciti mai a domare

La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

La Maina (parte meridionale del territorio dell’antica Sparta) è una penisola del Peloponneso abitato da una popolazione greca che vive in una zona montuosa e impervia e  che termina a Capo Matapan. I manioti furono ultima popolazione greca che non si era ancora convertita al cristianesimo e dove era sopravvissuta l’antica religione pagana ellenica, la loro conversione avvenne a ridosso dell’anno mille, quando da secoli l’impero romano stava combattendo contro le invasioni islamiche nel vicino oriente e che avevano occupato anche diverse isole greche. La conversione fu opera soprattutto di san Nicone il Metanoita, ricordato anche per la fondazione di tre chiese e un monastero a Sparta, dove è sepolto e venerato da secoli. Pur scarsamente abitata (oggigiorno vi vivono poco più di 20.000 persone e, nel passato, raggiunse al massimo 100.000 abitanti) è stata l’unica regione della Grecia rimasta pressoché indipendente per tutto il periodo della denominazione islamica ottomana. I Manioti (detti anche Spartani) infatti abitavano in torri fortificate, in zone difficilmente accessibili e impraticabili e avevano donne tenaci, che combattevano ferocemente insieme ai propri uomini. La Koinon (Comunità) dei manioti fu semi-indipendente per tutto il periodo dell’Impero Romano, che ebbe sempre un forte rispetto per questi discendenti dell’antica Sparta, dove reclutava tra le più efficienti truppe combattenti. Nel 468 distrussero un’armata di vandali e alani mandata da Gaiserico per conquistare la Grecia e durante le invasioni barbariche neppure i Visigoti e gli Avari, che avevano occupato il resto della Grecia, riuscirono a penetrare nei territori di questa bellicosa popolazione. Dopo la conquista crociata di Costantinopoli, che nel nome del cattolicesimo pose fine al millenario impero romano, depredando la città delle sue reliquie (trasportate prevalentemente a Roma) e delle sue ricchezze, i manioti, come un’altra popolazione montanara di fede ortodossa, quella degli zaconi, furono le uniche genti greche i cui territori non furono occupati dalle forze franco-cattoliche del Principato di Acaia. Con la riconquista della Grecia da parte del ricostituito Impero Romano (erroneamente definito bizantino dagli storici contemporanei)  e l’espulsione degli invasori franco-cattolici dalla Laconia, i manioti divennero fedeli sudditi del Despotato di Morea. Dopo la caduta di Costantinopoli (1453) ad opera del Sultano Maometto II iniziò l’aggressione islamica alla Grecia. Nel 1480 l’Impero Ottomano, per sottomettere questo lembo di territorio rimasto indipendente, mandò contro i manioti 2000 fanti e 300 cavalieri che furono attaccati e sterminati dai ribelli manioti guidati dal comandante Kladas, che successivamente, sterminarono tutti i turchi e i mussulmani che ivi si erano insediati nella Piana di Laconia.. Dopo tale atto per oltre un secolo i mussulmani ottomani si ben guardarono di attaccare questi fieri discendenti di Sparta. Soltanto nel primo decennio del XVII secolo un esercito ottomano formato da più di 20.000 uomini e 70 navi riuscì, sia pure per poco, a sottomettere la MainaNel 1659 un esercito di 13.000 manioti sconfisse gli ottomani e liberò Calamata (Peleponneso greco) dal giogo islamico e nel 1667 navi corsare maniote attaccarono la flotta turca incendiando numerose navi per aiutare i loro fratelli dell’isola di Candia difesa, dai veneziani. Quando il gran Visir mandò una flotta guidata da Hasan Baba per sottometterli, questi attaccarono le navi e fecero strage dei turchi. Alla fine del XVII secolo, anche grazie al tradimento del potente clan dei Gerakaris, la Mania passò sotto il dominio ottomano e una parte rilevante della popolazione fuggì in Occidente, come i Latriani che nel 1670 si stabilirono a Livorno (dove presero il cognome Medici), altri a Volterra o a Napoli (qui Tomaso Asanis Paleologo fece costruire una chiesa greco-ortodossa). Il clan degli  Stephanopoulos si stabilì in Corsica e da qui successivamente in Sardegna, creando un insediamento a Montresta. Nel ‘700 i manioti si resero nuovamente indipendenti con Sua Altezza Gerakarios Limberakis, governatore della Maina e signore di Rumelia (terra dei Romani). Nel 1770 i Manioni furoni tra i promotori della sollevazione promossa dall’ammiraglio russo conte Aleksey Grigoryevich Orlov. In quell’anno una Legione composta da 500 manioti e 6 russi debellò un contingente di ben 3.500 soldati ottomani. Truppe ottomane che erano penetrate nella Maina vennero attaccate nottetempo ad Almiro dai guerrieri e amazzoni mainite, in tale battaglia  i turchi persero oltre 1.700 uomini a fronte di appena 39 perdite maniote. Dopo la fine della rivolta,volontari manioti combatterono contro gli ottomani e a fianco dei russi in Crimea dove operò una Legione al comando del maggiore Stephanos Mavromicalis. Per sottomettere i manioti la Sublime Porta mandò ingenti truppe turche e albanesi. A Kastania le Case-Torri del clan Kolokotronis resistettero per 12 giorni ad un esercito ottomano di oltre 16.000 uomini guidato da Haci Osman. Le Torri erano difese da 150 manioti in armi, sia uomini che donne, molti dei quali morirono in battaglia e gli altri, catturati furono torturati e uccisi per smembramento. La moglie del comandante Kostantinos Kolokotronis, vestita da guerriero maniota riuscì a fuggire col figlio Theodoros, che successivamente diventerà uno degli eroi dell’indipendentismo greco. Dopo Kastania le truppe ottomane di Haci Osman avanzarono verso Skoutari per attaccare le Torri del clan Grigorakis ma una milizia di clefti manioti (i clefti erano delle milizie irregolari anti-turche, simili agli aiduchi operanti negli altri paesi balcanici e ai cetnici serbi) formata da 5.000 uomini e 2.000 donne attaccò i turchi nella Piana di Agio Pigada. L’esercito ottomano perse oltre 10.000 uomini in battaglia e il resto dovette fuggire e ripiegare verso la Laconia, a dimostrazione che non solo negli uomini ma anche nelle donne della Maina scorreva il sangue guerriero di Sparta. Dopo tale battaglia la Maina fu la base delle milizie ortodosse dei clefti e i suoi porti si trasformarono in basi di pirateria anti-turca. Nel 1803 una flotta ottomana guidata dall’Ammiraglio turco Seremet fu respinta dai manioti della roccaforte di Zatenos e nel 1807 analoga sorte ebbero gli attacchi turchi contro la città di Gytheio. Anche l’attacco ottomano del 1815 fu respinto dai guerrieri mainiti guidati da Theodorobey (Theodoros Zanerakos). Nel 1821 i manioti furono i primi ad aderire militarmente al movimento indipendentista greco Filiki Eteria e davanti alla Chiesa degli Arcangeli Michele e Gabriele di Areopoli iniziarono la guerra d’indipendenza una settimana prima che la sollevazione iniziasse anche nelle altre località greche. La bandiera delle truppe mainote era bianca con una croce blu al centro e il motto “Vittoria o Morte” con sopra lo scudo spartano, non usarono lo slogan “Libertà o Morte” come tutte le altre formazioni dell’Eteria perché la Maina era già da secoli libera dal giogo ottomano. Il 23 marzo 1821 truppe maniote guidate da Petros Mavromicalis, comandante in capo delle truppe spartane (così erano denominate le truppe maniote) liberò Calamata e, successivamente attaccò gli ottomani in Messenia e Laconia. Un contingente spartano di 300 uomini diretto da Theodoros Kolokotronis liberò l’Accadia sconfiggendo un contingente turco di 1.300 uomini, mentre il 12 settembre truppe spartane occuparono Tripoli, capitale ottomana del Peloponneso. Nel 1824 l’esercito ottomano, rafforzato da un enorme armata egiziana al comando del Chedivè (vice-Re) d’Egitto Mehmed Ali riuscì a soffocare l’insurrezione greca e a riprendere il controllo di tutto il territorio, ad eccezione della Maina e della città di Nauplia difesa da contingenti spartani. Il 21 giugno 1826 Mehmed Ali, desideroso di soffocare l’ultimo territorio ribelle della Grecia, attaccò la Maina con 7.000 soldati e due navi da guerra ma fu respinto davanti alle Mura di Vergas da 2.000 guerrieri manioti, rafforzati da 500 rifugiati greci. Le armate islamiche furono costrette ad evacuare la Maina subendo la perdita di oltre 2.500 uomini. Il 24 giugno 1926 il comandante delle forze ottomane-egiziane mandò una flotta contro la città portuale di Areopoli priva di guarnigioni essendo tutti gli uomini a combattere ad Almyro e Vergas, 1.500 soldati egiziani sbarcarono nella Baia di Diros ma alla notizia i sacerdoti ortodossi iniziarono a richiamare il popolo al sono delle campane e centinaia di donne e vecchi che lavoravano nei campi assaltarono i turchi con roncole, falci e forconi ricacciando indietro i soldati islamici che furono costretti a fuggire e risalire sulle navi. Nella battaglia gli egiziani persero 1.000 soldati e le vittoriose donne di Diro sono passate alla storia come “le Amazzoni di Diro”. Ibhraim Pasha al fine di sottomettere la Maina mandò una armata araba  di 6.000 uomini che rasero al suolo la Casa-Torre del clan Stathakos ma furono sconfitti a Polytsaravos dalle milizie clefte-spartane forti di 2.500 uomini. Nella battaglia  gli arabi ebbero 400 morti a fronte di appena 9 manioti. Questa battaglia è ritenuta dagli storici come l’inizio della liberazione della Grecia dalla dominazione ottomana. Per concludere vorrei segnalare che in Sardegna, nella zona nota come Pianàrza, tra il fiume Temo e il Monteferru esiste un paese, di nome Montresta (OR) fondato nel 1746 da una cinquantina di famiglie maniote originarie della città di Oitylo e provenienti da un precedente insediamento in Corsica, su un territorio messo loro a disposizione dal Re di Sardegna Carlo Emanuele III. In detta cittadina, che oggi ha poco meno di 500 abitanti, la lingua maniota (una lingua greca arcaica che al pari del griko o greco-salentino ha molti doricismi) è estinta e la popolazione parla italiano o sardo e le uniche testimonianze rimangono in alcuni cognomi, quali Stefanopoli (Stephanopoulos), Comneno o Passero (Psaròs).

mons. Filippo Ortenzimons. Filippo Ortenzi
Rettore Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo

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Ingresso della Theotokos al Tempio
Ingresso della Theotokos al Tempio

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il 21 novembre si commemora la presentazione della Vergine Maria al Tempio di Gerusalemme

 

Ingresso della Theotokos al Tempio

Il 21 novembre (il 4 dicembre per le Chiese che usano il calendario giuliano) è una delle 12 Festività Maggiori dell’Ortodossia. In tale data si ricorda la presentazione di Maria al Tempio di Gerusalemme. La notizia ci perviene da testi religiosi “apocrifi” e, precisamente dal protoVangelo di Giacomoattribuito a san Giacomo il Giusto, fratello del Signore e primo capo della nascente chiesa cristiana, come fanno fede gli Atti degli Apostoli dove si evidenzia come fu Giacomo, e non Pietro, a presiedere il Concilio Apostolico di Gerusalemme, dal Vangelo dello pseudoMatteo daLibro sulla natività di Maria, attribuito a san Girolamo (capitolo VI). Secondo la Tradizione Maria fu presentata la Tempio dai genitori Anna Giovacchino come promesso dai genitori a Dio affinché gli facesse concepire un figlio, dove visse e servì come vergine del tempio fino al suo fidanzamento con La festa fu celebrata a Gerusalemme la prima volta nel 543, giorno della consacrazione della basilica di Santa Maria Nuova (il 18 ottobre 1009 detta chiesa fu fatta distruggere dall’Imam-Califfo fatimide al-Hakim bi-Amr Allah, che sradicò la chiesa fino alle fondamenta, tanto per ricordarlo a quei leader religiosi cristiani che vanno a pregare nelle Moschee, baciano il Corano e sostengono che “l’Islam è una religione di Pace – ogni riferimento all’attuale Pontefice non è casuale) alla presenza del Patriarca Gerosolomitano Pietro e di san Giustiniano I (Flavius Petrus Sabbatius Iustinianus) isoapostolo e imperatore romano.

“beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”

Oggi nella Divina Liturgia vengono letti:

DallEpistola di San Paolo Apostolo (Ebrei 9,1-7): “Certo, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una tenda, la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta; essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo, poi, c’era la tenda chiamata Santo dei Santi, con 4l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne, che era fiorita, e le tavole dell’alleanza. E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che stendevano la loro ombra sul propiziatorio. Di queste cose non è necessario ora parlare nei particolari.
Disposte in tal modo le cose, nella prima tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrare il culto; nella seconda invece entra solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per quanto commesso dal popolo per ignoranza

Dal Vangelo secondo Luca (Luca 10: 38-42 e 11: 27-28) : Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». – “Mentre diceva questo, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Inni

Troparion

Oggi è l’anteprima della buona volontà di Dio,
Della predicazione della salvezza dell’umanità.
La Vergine appare nel tempio di Dio,
In attesa di annunciare Cristo a tutti.
Rallegriamoci e cantiamo per lei: Rallegrati,
O Adempimento Divino della dispensazione del Creatore.

Kontakion

Il tempio più puro del Salvatore;
La preziosa Camera e Vergine;
Il sacro Tesoro della gloria di Dio,
Si presenta oggi alla casa del Signore .
Porta con sé la grazia dello Spirito,
Pertanto, gli angeli di Dio la lodano:
“Veramente questa donna è la dimora del paradiso.”

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La vera storia dei Magi

Simbologia della Croce Ortodossa

Simbologia della Croce Ortodossa

Simbologia della Croce Ortodossa

Guardando una Croce ortodossa, ciò che solitamente cade subito all’occhio è il “predellino inclinato” posto nella parte inferiore ove poggiano i piedi di Gesù. Tuttavia la Croce della tradizione ortodossa è piena di simbolismi e segni che rimandano a fatti delle sacre scritture, rendendo di fatto il Simbolo per eccellenza della cristianità uno scrigno  che custodisce il cuore della professione di fede del cristiano.

Vediamo di analizzare alcuni segni, almeno i più appariscenti:

  1. La croce ortodossa non ha appeso il Cristo, inteso come la rappresentazione  tridimensionale dell’uomo, ma sulla scia di non apprezzare le statue, bensì al massimo le icone, sul crocifisso tradizionale ortodosso troviamo raffigurato Cristo Crocifisso, il nostro Salvatore! C’è da notare che non porta la corona di spine e che i suoi piedi sono inchiodati singolarmente, con due chiodi diversi. Dietro il corpo sono raffigurate la lancia, con la quale gli venne trafitto il costato e la canna con in punta una spugna, con la quale gli porsero l’aceto da bere.
  2. Sopra la testa possiamo trovare scritte le espressioni in greco “IC XC NI KA” che significano “Gesù Cristo vince”. Sulla  tavola più in alto (come in quella latina) sono incise le lettere  INBI, in greco (in latino INRI), incisione imposta da Pilato per scherno e che significa “Gesù di Nazaret, Re dei Giudei”.
  3. Sulla barra centrale, dove sono distese le braccia e inchiodate le mani, troviamo le raffigurazioni del sole (a sinistra) e della luna piena (a destra) che ricordano un passo di Gioele “Il sole si muterà in tenebra, e la luna in sangue” (GI 2:31). sopra le braccia troviamo l’iscrizione “Il Figlio di Dio” mentre sotto di esse “Ci prosterniamo davanti alla tua Croce, o Sovrano, e glorifichiamo la tua santa Risurrezione”.
  4. Veniamo infine alla barra diagonale su cui sono inchiodati i piedi. Non vi sono documenti storici e archeologici che ne garantiscono la realtà, ma nella tradizione ortodossa ormai ha assunto un tale importante significato che non potrebbe non esserci e tra l’altro è degno di venerazione secondo quanto riportato nel Salmo 98:5 “Adoriamo lo sgabello dei suoi piedi ..”La Croce ortodossa assume le sembianze di una bilancia, simbolo della giustizia o del “Giudizio”, Gesù infatti fu crocifisso in mezzo a due ladroni, di cui uno, per essere pentito dei propri errori finì in paradiso, l’altro all’inferno, pertanto la parte alta della barra indica l’ascesa al paradiso, la parte bassa la discesa all’inferno.

Simbologia della Croce Ortodossa

padre Gianni de Paola

Missione “San Nicola di Myra” di Campomarino (CB)

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Incontro con la comunità eritrea

Nagorno Karabakh

Nagorno Karabakh

La Repubblica del Nagorno Karabakh non esiste più

L’Armenia sconfitta dall’esercito azero e dalle milizie islamiche filo-turche è stata costretta a firmare la capitolazione

Nagorno Karabakh

Nel silenzio dei media, dell’Occidente e del Papa si è consumato il dramma degli

armeni del Nagorno Karabakh che, abbandonati da tutti, sono stati sconfitti dall’esercito a

zero, supportato dalle milizie fondamentaliste islamiche del Consiglio Nazionale Siriano (riconosciuto dall’Italia) e dall’aviazione turca. Attaccato da soverchianti forze militari, fortemente armate dalla Turchia (il più potente esercito della NATO dopo gli USA) e da Israele, l’esercito armeno e le milizie del Karabakh, è stato massacrato perdendo circa 8.000 soldati. Anche perché le milizie islamiche non facevano prigionieri, limitandosi a sgozzare tutti gli “infedeli” catturati. Degli armeni, primo popolo ad aver abbracciato il cristianesimo, evidentemente non frega niente a nessuno, neppure al Papa che pure interviene a difendere i musulmani bengalesi del Myanmar o gli uiguri della Cina. Né al Governo Italiano, né alle Sinistre (gli armeni sono popolazioni autoctone e non immigrate in tale territorio come gli azeri e, ovviamente Boldrini e company si sentano più vicini agli immigrati musulmani invasori che agli autoctoni cristiani) tanto meno il nostro Ministro degli esteri che forse ignora dell’esistenza dell’Armenia, oppure è solidale con l’alleato turco o non può criticare Israele (non è politicamente corretto). Il  Governo armeno, al fine di impedire che nel silenzio del mondo i turchi finissero quel genocidio iniziato nella prima metà del secolo scorso, hanno firmato l’Armistizio, che non è altro che una capitolazione e resa senza condizioni. La Russia, che non se l’è sentita di fare la guerra ad un Paese Nato (la Turchia) è stata garante della capitolazione armena mandando sul territorio 2.000 soldati, al solo fine di permettere ai soldati e alle popolazioni armene di detto territorio di poter defluire in Armenia senza essere sgozzati dai mujāhidīn islamici, venuti a combattere la  jihād contro gli “infedeli” armeni. 

genocidio armeno – prima metà del ‘900

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La Repubblica del Nagorno Karabakh non esiste più

L’Armenia sconfitta dall’esercito azero e dalle milizie islamiche filo-turche è stata costretta a firmare la capitolazione

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La vera storia dei Magi

DDL Zan Boldrini Scarfarotto

DDL Zan Boldrini Scarfarotto

Approvato alla Camera

DDL Zan Boldrini Scarfarotto

Il D.D.L. Zan-Scalfarotto-Boldrini  sulla cosiddetta omotransfobia è stato approvato, col voto favorevole della maggioranza giallorossa e quello contrario del centrodestra il 4 novembre alla Camera dei Deputati (254 sì, 193 no e 1 astenuto). Vengono aggiunte ai reati di opinione riguardanti l’omotransfobia anche le critiche alla disabilità per criminalizzare coloro che si oppongono ad una legge anticristiana e liberticida come fossero nemici dei disabili. Si inaspriscono le norme di cui agli artt. 604 bis e ter e la legge Mancino alle critiche relative alle etnie, razze e religioni in modo di poter condannare al carcere chi critica la politica immigrazionista del Governo, l’invasione e la sostituzione etnica del nostro popolo ad essa correlata. Si andrà in carcere anche se si criticherà l’islamizzazione che dette norme comportano e come in Francia si perseguirà l’islamofobia e la xenofobia con i risultati che tale politica suicida a prodotto nello Stato limitrofo dove è cresciuta la cristianofobia e l’antisemitismo e sono state messe a repentaglio le stesse vite delle popolazioni autoctone e cristiane. “Si è messa al bando la dottrina cristiana sul matrimonio e la moralità – afferma mons. Filippo Ortenzi, Primate della Chiesa Ortodossa Italiana –in quanto sarà pericoloso leggere e fare omelie su quanto scritto sulla Genesi (19,1-29) e nel Levitico (liev. 18,22)  sulla sodomia o le lettere di san Paolo (Rm 1,24-27 – 1 Cor. 6,9-10 e 1 Tim. 1-10) in quanto verranno perseguitate le opinioni critiche nei confronti del matrimonio omosessuale, dell’utero in affitto, delle adozioni alle coppie omogenitoriali ecc.”  DDL Zan Boldrini Scarfarotto

Certamente l’uscita di papa Francesco sui matrimoni gay, in rottura con la Tradizione plurimillenaria della dottrina cristiana e cattolica e le ben note posizioni progressiste del Pontefice saranno sembrate un via libera a quanti da anni stanno smantellando il concetto di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio come hanno stabilito i padri costituenti inserendo detto concetto nell’art. 29 della Costituzione, ciò detto la Chiesa Ortodossa Italiana invita tutte le forze politiche e le comunità cristiane a fare fronte unico contro detta legge liberticida, compresa la Chiesa Cattolica che, ricordiamo nel Catechismo  (can. 2357) definisce gli atti omosessuali come contrari alla legge naturale

DDL Zan Boldrini Scarfarotto approvato alla Camera

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Da Islam a Ortodossia

Da Islam a Ortodossia 

L’attività missionaria ortodossa tra le popolazioni islamiche

 

Da Islam a Ortodossia

Nel mentre in Europa Occidentale si sta verificando una rapida scristianizzazione ed un aumento esponenziale delle popolazioni islamiche dovute alle scellerate politiche immigrazioniste delle élites liberal, plutocratiche e radical-chic, le Sante Chiese Ortodosse sono le uniche il cui apostolato sta facendo breccia tra i musulmani.

Anche in Italia, dove soltanto a Roma, ogni mese, almeno 200 cattolici abiurano il cristianesimo per convertirsi all’Islam e la Chiesa vaticana non ha una pastorale specifica per la conversione dei mussulmani, gli unici islamici che si convertivano al

Abkazi (da MadreRussia.com)

cristianesimo è grazie all’apostolato delle chiese evangeliche pentecostali, quelle che, per altro, a causa della loro attività missionaria in terra islamica sono le più perseguitate, essendo la Chiesa cattolica generalmente tollerata in quanto aliena dal proselitismo.  Tuttavia, se è vero che i musulmani siano difficili da convertire al protestantesimo classico o al cattolicesimo, rami del cristianesimo che soffrendo la secolarizzazione non riescono a mantenere i fedeli neppure tra le popolazioni dove storicamente ed etnicamente sono radicati da secoli, le uniche Chiese che riescono a portare intere popolazioni islamiche a Cristo sono quelle ortodosse.  Non è raro nell’Ortodossia venerare dei Santi provenienti dall’Islam. La Chiesa Ortodossa Georgiana ad esempio venera san Abo di Tiblisi (Abu al-Tiflisi) un arabo musulmano di Bagdad (attuale Iraq), di professione profumiere che, dopo essere giunto in Gergia si è convertito al cristianesimo ortodosso. Denunciato come cristiano dai funzionari arabi a Tbilisi e arrestato morì martire per mano islamica il 6 gennaio 796. La Chiesa Ortodossa Russa venera sant’Abramo di Bulgaria (Abraham), un bulgaro del volga della Tartaria, assassinato nella città di Bulgar dai mussulmani quale apostata il 1 aprile 1229 e San Serapione di Kozheozersky – ex musulmano di discendenza tartara che si convertì al cristianesimo e fondò il monastero di Kozheozersky nel nord della Russia.

La Chiesa Copta Ortodossa venera San George El Mozahem (Jumaa Al Atawy) nato a Talkha , in Egitto da padre musulmano. Convertitosi all’ortodossia prese il nome di George, perché quel giorno era la festa romana di San Giorgio. Arrestato per apostasia è morto martire, il 26 giugno 969, a Samanoud (Egitto) per aver lasciato l’ Islam.

Il Patriarcato Ortodosso di Gerusalemme venera San Qays al-Ghassani (‘Abd al-Masih), un arabo di Najran (attuale Arabia Saudita), convertitosi alla fede ortodossa e diventato monaco, divenne amministratore e superiore del Monastero del Monte Sinai, catturato dai musulmani durante un suo viaggio apostolico a Ramia (attuale Israele) fu decapitato per apostasia.

Il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli venera San Christodoulos (Amhed il Calligrafo) un turco musulmano di alto rango, funzionario dell’Impero Ottomano, martirizzato per la fede il 3 maggio 1682.

La Chiesa Ortodossa Russa è quella che più di ogni altra ha ottenuto successi nell’evangelizzazione dei popoli islamici, si ricordano i successi di San Michele di Kiev (X secolo) che convertì molti bulgari del volga al cristianesimo o di San Macario di Mosca (XVI secolo), apostolo tra i tartari, è grazie al suo apostolato e a quattro secoli di lavoro missionario che un nuovo sottogruppo si è sviluppato all’interno del popolo tataro, quello dei Krjashen o tartari ortodossi (oggi circa 350.000).  Altro popolo mussulmano d’origine turca convertitosi dall’Islam all’Ortodossia è quello dei Gagauzi, discendenti dei turchi Oguz, che nel XIII secolo si convertirono all’ortodossia ed oggi sono circa 230.000 (per lo più in Moldova). Ma è soprattutto nel XXI secolo che le Chiese Ortodosse hanno intensificato l’evangelizzazione tra le popolazioni islamiche, dove, soprattutto nel Caucaso, popolazioni che all’inizio del XX secolo erano prevalentemente islamiche, si sono convertite in massa all’ortodossia. Gli agiari, abitanti dell’Adjaria, conosciuti fino al secolo scorso come musulmani georgiani, oggi sono per oltre tre quarti convertiti al cristianesimo ortodosso. Stessa cosa è successa tra gli abkhazi e gli afro-abkhazi (popolazione di colore retaggio dei nordafricani portati in Abkhazia come schiavi dagli ottomani nei secoli passati) dell’Abkhazia e gli Osseti, convertitosi in massa dopo la strage jihadista di Beslan. Nella Chiesa Ortodossa Russa ci sono sacerdoti kazachi, ceceni, tartari e ingusci, molti dei quali convertitosi dall’Islam, che svolgono opera missionaria tra le popolazioni turco-mussulmane dell’ex Unione Sovietica. In Albania e in Indonesia, dove si è costituita una comunità di 2.500 ex mussulmani convertiti all’Ortodossia, le Chiese Ortodosse stanno svolgendo una frenetica attività missionaria. L’Ortodossia sta fiorendo anche tra i curdi del nord della Siria che dopo aver subito persecuzioni da parte dello Stato Islamico cominciano ad avere forti dubbi sulla loro appartenenza islamica. E in Italia? La Chiesa Cattolica solitamente non fa apostolato tra i musulmani e ogni anno non più di una trentina di persone si convertono al cattolicesimo mentre le Chiese Ortodosse presenti nel nostro territorio, essendo comunità etniche che si rivolgono ai loro fedeli della diaspora, solitamente non fanno proselitismo e curano unicamente le esigenze religiose dei loro connazionali. Unica eccezione è la Chiesa Ortodossa Italiana, che sta svolgendo un’attività missionaria tra i musulmani presenti nel nostro paese. Al riguardo segnaliamo la costituzione di una comunità ortodossa a Giulianova (TE) composta prevalentemente da ex musulmani albanesi del quale è responsabile il sig. Denis Hilvyu, responsabile locale dell’associazione laicale Fraternità Ortodossa. Un altro centro missionario tra gli albanesi presenti in Italia è a Brienza (PZ) del quale è responsabile il sig. Franz Franc Bregu, un cristiano albanese ex cattolico, seminarista dell’Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita, che studia per diventare Diacono. La nostra è una Chiesa nazionale e patriottica, ma al contempo missionaria, perché segue gli insegnamenti di Gesù che ci ha detto: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Marco 16: 15-16).

Mons. Filippo Ortenzi

Da Islam a Ortodossia.

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Incontro con la comunità eritrea

Restiamo Liberi

RESTIAMO LIBERI

Manifestazione per la libertà d’opinione e di religione

Si è svolta sabato scorso a Roma la manifestazione “Restiamo Liberi” organizzata dalle associazioni del “Family Day”, in particolare da Pro Vita & Famiglia secondo la quale: “ Con la legge Zan-Boldrini-Scarfarotto sull’omotransfobia, sono in grave p

RESTIAMO LIBERI

ericolo le realtà che ci sono più care: l’innocenza dei bambini, la libertà di espressione, di religione e di associazione, la sicurezza delle donne dall’egemonia transgender, la libertà da un’imposizione dell’ideologia gender a tutti i livelli della società”. Molte le delegazioni delle associazioni presenti alla manifestazione, tra le quali ricordiamo, oltre Pro Vita: l’Osservatorio parlamentare Vera Lex, il Comitato scientifico dell’Ucid, il coordinamento Polis pro persona, il Centro studi Livatino, esponenti di varie chiese evangeliche pentecostali, di alcuni partiti politici quali gli onorevoli Gasparri e Malan (evangelico valdese) di Forza Italia, l’on. Binetti dell’U.D.C., l’on. Rauti di Fratelli d’Italia e Pillon della Lega. Tra I presenti anche il vescovo mons. Filippo Ortenzi in rappresentanza della Chiesa Ortodossa Italiana.

Restiamo Liberi

Massimo Gandolfini, promotore della manifestazione ed esponente del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, nel suo intervento conclusivo, dopo aver iniziato il discorso affermando che «Siamo contrari a ogni forma di discriminazione», RESTIAMO LIBERIha denunciato il pericolo di una legge che prevede il carcere per chiunque sostenga che il matrimonio deve essere tra un uomo ed una donna, che un bambino a diritto ad avere un papà e una mamma e non un genitore1 e genitore2, che si oppone ai matrimoni tra persone dello stesso genere, si batta contro le adozioni alle coppie diversamente etero e “all’ignobile pratica dell’utero in affitto.” E’ stato denunciato anche il fatto che detta legge stanzi 4 milioni di euro a favore delle associazioni Gay per insegnare la cultura gender nelle scuole e che per reati d’opinione vengano previste  pene dai 18 mesi a 6 anni di galera a chi semplicemente si impegna per promuovere il diritto naturale di ogni bambino ad avere un padre e una madre o a chi definisce come un abominio contro il genere umano la barbara pratica dell’utero in affitto. A ciò si aggiunge, come nei campi di rieducazione delle peggiori dittature, l’attività non retribuita presso le associazioni del mondo LGBT. Come se non bastasse il DDL ZAN, è stato depositato in Parmamento anche un D.D.L. Boldrini al fine di reintrodurre la censura in Italia sui libri di scuola che dovranno essere valutati da una commissione per verificare se sono conformi all’ideologia antifascista e alla cultura gender. “E’ un attacco anche alla libertà religiosa – sostiene il Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, mons. Filippo Ortenzi – perché si rischia di essere denunciati e finire in carcere se in Chiesa si leggono i passi della Bibbia che condannano la sodomia (vedi Libri della Genesi e del Levitico) e soprattutto si censura San Paolo Apostolo che nella lettera ai Romani, e nella prima lettera ai Corinti e nella prima a Timoteo condanna ripetutamente gli atti omosessuali, e sostiene che gli arsenokoitai” (ἀρσενοκοῖται) – “depravati” non erediteranno il Regno dei Cieli” (1 Corinzi 6,11).” “E’ assurdo che non vi siano restrizioni per i musulmani che possano impunemente propagandare le sure del Corano che incitano ad uccidere gli infedeli mentre si vogliono nuovamente perseguitare i cristiani per la loro Fede. Eppoi il testo è ambiguo su vari punti, tanto che, secondo alcuni giuristi, possono essere considerate posizioni discriminatorie anche quelle contro la pedofilia

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RESTIAMO LIBERI Manifestazione per la libertà d’opinione e di religione 

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Incontro con la comunità eritrea

Incontro con la comunità eritrea

Incontro con la comunità eritrea

Il 27 settembre festa della santa croce (calendario giuliano) – mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, si è incontrato  con una delegazione  del Consiglio Direttivo della comunità copta ortodossa eritrea di Roma, guidata dal Presidente padre Gebremariam Hadera, e composta dal segretario Ghirmay Simon e dal consigliere Selomon Sambini 

(nella foto: da sinistra: Selomon Sambini mons. Filippo Ortenzi – padre Gebremariam Hadera,  e Ghirmay Simon).

A Roma abitano circa 7.000 eritrei e italo-eritrei, la metà dei quali di religione ortodossa (gli altri sono cattolici, protestanti, musulmani o agnostici). E’ una comunità integrata nel tessuto sociale della città e molto attaccata all’Italia, che diede il nome a questo territorio nel XIX secolo, sembra infatti che la denominazione Eritrea sia stata suggerita all’allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi (di famiglia arbereshe una delle anime della spedizione dei Mille e del Risorgimento italiano) dallo scrittore milanese Carlo Dossi, suo consigliere culturale negli anni della conquista della colonia, riprendendolo dal greco ἐρυθρός (erythrós) che significa “rosso” essendo situata nelle coste del mar Rosso.
Incontro con la comunità eritrea

 

I membri della comunità eritrea hanno lamentato che il nostro Governo ha abbandonato completamente il loro paese, nonostante i forti legami storici con l’Italia, tanto che l’italiano, lingua conosciuta da molti eritrei, sta per essere sostituito dall’arabo e dall’inglese ed si sono detti disponibili ad iniziare una utile e proficua collaborazione tra la comunità ortodossa eritrea e quella italiana.

 

Incontro con la comunità eritrea

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La vera storia dei Magi

Sacrario Militare

Sacrario Militare 

“Campo della Memoria” di Nettuno (RM)

 

Sacrario Militare

Tutte le ultime Domeniche del mese (tempo permettendo) alle ore 11 presso il Sacrario militare – CAMPO DELLA MEMORIA di Nettuno – sito in via Rocca Priora (traversa di via dei Frati) verrà celebrato un trisagio dei defunti e una Divina Liturgia in memoria dei marò della Barberico caduti nella battaglia di Nettunia (sbarco anglo-americano di Anzio-Nettuno). da padre Franco Altobello e padre Sergio Arduini, nominati dalla nostra Chiesa quali cappellani del sacrario.


Sacrario Militare

Il Campo della Memoria è formato da un grande prato verde con un altare in pietra, un sepolcro e, al centro, una Croce di Sant’Andra , rappresentativa della fede cristiana e della X Max (Divisione di Fanteria di Marina agli ordini del comandante Junio Valerio Borghese). La croce è dedicata a tutti i combattenti della R.S.I.. caduti nel secondo conflitto mondiale.

L’Associazione Campo della Memoriacon sede a Roma e della quale è Presidente Alberto Indri, cura la manutenzione del sacrario ed è un’associazione apartitica e senza scopo di lucro fondata a Firenze nel 1989, da reduci dello stesso Barbarigo per accogliere le spoglie mortali dei ragazzi del Barbarigo che morirono combatterono sul fronte pontino nel 1944.

La Chiesa Ortodossa Italiana officerà il trisagio dei defunti con Divina Liturgia in rito gallicano italico tutte le ultime domeniche del mese. I sacerdoti padre Sergio Arduini, Rettore del Santuario della Santissima Trinità di Valle Paradiso (Boville Ernica) e padre Franco Altobello, parroco della Missione San Marco Evangelista di Latina cureranno la cappellania del Sacrario.

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