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Simbologia della Croce Ortodossa

Simbologia della Croce Ortodossa

Simbologia della Croce Ortodossa

Guardando una Croce ortodossa, ciò che solitamente cade subito all’occhio è il “predellino inclinato” posto nella parte inferiore ove poggiano i piedi di Gesù. Tuttavia la Croce della tradizione ortodossa è piena di simbolismi e segni che rimandano a fatti delle sacre scritture, rendendo di fatto il Simbolo per eccellenza della cristianità uno scrigno  che custodisce il cuore della professione di fede del cristiano.

Vediamo di analizzare alcuni segni, almeno i più appariscenti:

  1. La croce ortodossa non ha appeso il Cristo, inteso come la rappresentazione  tridimensionale dell’uomo, ma sulla scia di non apprezzare le statue, bensì al massimo le icone, sul crocifisso tradizionale ortodosso troviamo raffigurato Cristo Crocifisso, il nostro Salvatore! C’è da notare che non porta la corona di spine e che i suoi piedi sono inchiodati singolarmente, con due chiodi diversi. Dietro il corpo sono raffigurate la lancia, con la quale gli venne trafitto il costato e la canna con in punta una spugna, con la quale gli porsero l’aceto da bere.
  2. Sopra la testa possiamo trovare scritte le espressioni in greco “IC XC NI KA” che significano “Gesù Cristo vince”. Sulla  tavola più in alto (come in quella latina) sono incise le lettere  INBI, in greco (in latino INRI), incisione imposta da Pilato per scherno e che significa “Gesù di Nazaret, Re dei Giudei”.
  3. Sulla barra centrale, dove sono distese le braccia e inchiodate le mani, troviamo le raffigurazioni del sole (a sinistra) e della luna piena (a destra) che ricordano un passo di Gioele “Il sole si muterà in tenebra, e la luna in sangue” (GI 2:31). sopra le braccia troviamo l’iscrizione “Il Figlio di Dio” mentre sotto di esse “Ci prosterniamo davanti alla tua Croce, o Sovrano, e glorifichiamo la tua santa Risurrezione”.
  4. Veniamo infine alla barra diagonale su cui sono inchiodati i piedi. Non vi sono documenti storici e archeologici che ne garantiscono la realtà, ma nella tradizione ortodossa ormai ha assunto un tale importante significato che non potrebbe non esserci e tra l’altro è degno di venerazione secondo quanto riportato nel Salmo 98:5 “Adoriamo lo sgabello dei suoi piedi ..”La Croce ortodossa assume le sembianze di una bilancia, simbolo della giustizia o del “Giudizio”, Gesù infatti fu crocifisso in mezzo a due ladroni, di cui uno, per essere pentito dei propri errori finì in paradiso, l’altro all’inferno, pertanto la parte alta della barra indica l’ascesa al paradiso, la parte bassa la discesa all’inferno.

Simbologia della Croce Ortodossa

padre Gianni de Paola

Missione “San Nicola di Myra” di Campomarino (CB)

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La Maina Terra di amazzoni e guerrieri

Incontro con la comunità eritrea

Nagorno Karabakh

Nagorno Karabakh

La Repubblica del Nagorno Karabakh non esiste più

L’Armenia sconfitta dall’esercito azero e dalle milizie islamiche filo-turche è stata costretta a firmare la capitolazione

Nagorno Karabakh

Nel silenzio dei media, dell’Occidente e del Papa si è consumato il dramma degli

armeni del Nagorno Karabakh che, abbandonati da tutti, sono stati sconfitti dall’esercito a

zero, supportato dalle milizie fondamentaliste islamiche del Consiglio Nazionale Siriano (riconosciuto dall’Italia) e dall’aviazione turca. Attaccato da soverchianti forze militari, fortemente armate dalla Turchia (il più potente esercito della NATO dopo gli USA) e da Israele, l’esercito armeno e le milizie del Karabakh, è stato massacrato perdendo circa 8.000 soldati. Anche perché le milizie islamiche non facevano prigionieri, limitandosi a sgozzare tutti gli “infedeli” catturati. Degli armeni, primo popolo ad aver abbracciato il cristianesimo, evidentemente non frega niente a nessuno, neppure al Papa che pure interviene a difendere i musulmani bengalesi del Myanmar o gli uiguri della Cina. Né al Governo Italiano, né alle Sinistre (gli armeni sono popolazioni autoctone e non immigrate in tale territorio come gli azeri e, ovviamente Boldrini e company si sentano più vicini agli immigrati musulmani invasori che agli autoctoni cristiani) tanto meno il nostro Ministro degli esteri che forse ignora dell’esistenza dell’Armenia, oppure è solidale con l’alleato turco o non può criticare Israele (non è politicamente corretto). Il  Governo armeno, al fine di impedire che nel silenzio del mondo i turchi finissero quel genocidio iniziato nella prima metà del secolo scorso, hanno firmato l’Armistizio, che non è altro che una capitolazione e resa senza condizioni. La Russia, che non se l’è sentita di fare la guerra ad un Paese Nato (la Turchia) è stata garante della capitolazione armena mandando sul territorio 2.000 soldati, al solo fine di permettere ai soldati e alle popolazioni armene di detto territorio di poter defluire in Armenia senza essere sgozzati dai mujāhidīn islamici, venuti a combattere la  jihād contro gli “infedeli” armeni. 

genocidio armeno – prima metà del ‘900

Nagorno Karabakh

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La Repubblica del Nagorno Karabakh non esiste più

L’Armenia sconfitta dall’esercito azero e dalle milizie islamiche filo-turche è stata costretta a firmare la capitolazione

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La vera storia dei Magi

DDL Zan Boldrini Scarfarotto

DDL Zan Boldrini Scarfarotto

Approvato alla Camera

DDL Zan Boldrini Scarfarotto

Il D.D.L. Zan-Scalfarotto-Boldrini  sulla cosiddetta omotransfobia è stato approvato, col voto favorevole della maggioranza giallorossa e quello contrario del centrodestra il 4 novembre alla Camera dei Deputati (254 sì, 193 no e 1 astenuto). Vengono aggiunte ai reati di opinione riguardanti l’omotransfobia anche le critiche alla disabilità per criminalizzare coloro che si oppongono ad una legge anticristiana e liberticida come fossero nemici dei disabili. Si inaspriscono le norme di cui agli artt. 604 bis e ter e la legge Mancino alle critiche relative alle etnie, razze e religioni in modo di poter condannare al carcere chi critica la politica immigrazionista del Governo, l’invasione e la sostituzione etnica del nostro popolo ad essa correlata. Si andrà in carcere anche se si criticherà l’islamizzazione che dette norme comportano e come in Francia si perseguirà l’islamofobia e la xenofobia con i risultati che tale politica suicida a prodotto nello Stato limitrofo dove è cresciuta la cristianofobia e l’antisemitismo e sono state messe a repentaglio le stesse vite delle popolazioni autoctone e cristiane. “Si è messa al bando la dottrina cristiana sul matrimonio e la moralità – afferma mons. Filippo Ortenzi, Primate della Chiesa Ortodossa Italiana –in quanto sarà pericoloso leggere e fare omelie su quanto scritto sulla Genesi (19,1-29) e nel Levitico (liev. 18,22)  sulla sodomia o le lettere di san Paolo (Rm 1,24-27 – 1 Cor. 6,9-10 e 1 Tim. 1-10) in quanto verranno perseguitate le opinioni critiche nei confronti del matrimonio omosessuale, dell’utero in affitto, delle adozioni alle coppie omogenitoriali ecc.”  DDL Zan Boldrini Scarfarotto

Certamente l’uscita di papa Francesco sui matrimoni gay, in rottura con la Tradizione plurimillenaria della dottrina cristiana e cattolica e le ben note posizioni progressiste del Pontefice saranno sembrate un via libera a quanti da anni stanno smantellando il concetto di famiglia come società naturale fondata sul matrimonio come hanno stabilito i padri costituenti inserendo detto concetto nell’art. 29 della Costituzione, ciò detto la Chiesa Ortodossa Italiana invita tutte le forze politiche e le comunità cristiane a fare fronte unico contro detta legge liberticida, compresa la Chiesa Cattolica che, ricordiamo nel Catechismo  (can. 2357) definisce gli atti omosessuali come contrari alla legge naturale

DDL Zan Boldrini Scarfarotto approvato alla Camera

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La Libertà Religiosa in Italia

Chiesa Ortodossa Italiana
Da Islam a Ortodossia

Da Islam a Ortodossia 

L’attività missionaria ortodossa tra le popolazioni islamiche

 

Da Islam a Ortodossia

Nel mentre in Europa Occidentale si sta verificando una rapida scristianizzazione ed un aumento esponenziale delle popolazioni islamiche dovute alle scellerate politiche immigrazioniste delle élites liberal, plutocratiche e radical-chic, le Sante Chiese Ortodosse sono le uniche il cui apostolato sta facendo breccia tra i musulmani.

Anche in Italia, dove soltanto a Roma, ogni mese, almeno 200 cattolici abiurano il cristianesimo per convertirsi all’Islam e la Chiesa vaticana non ha una pastorale specifica per la conversione dei mussulmani, gli unici islamici che si convertivano al

Abkazi (da MadreRussia.com)

cristianesimo è grazie all’apostolato delle chiese evangeliche pentecostali, quelle che, per altro, a causa della loro attività missionaria in terra islamica sono le più perseguitate, essendo la Chiesa cattolica generalmente tollerata in quanto aliena dal proselitismo.  Tuttavia, se è vero che i musulmani siano difficili da convertire al protestantesimo classico o al cattolicesimo, rami del cristianesimo che soffrendo la secolarizzazione non riescono a mantenere i fedeli neppure tra le popolazioni dove storicamente ed etnicamente sono radicati da secoli, le uniche Chiese che riescono a portare intere popolazioni islamiche a Cristo sono quelle ortodosse.  Non è raro nell’Ortodossia venerare dei Santi provenienti dall’Islam. La Chiesa Ortodossa Georgiana ad esempio venera san Abo di Tiblisi (Abu al-Tiflisi) un arabo musulmano di Bagdad (attuale Iraq), di professione profumiere che, dopo essere giunto in Gergia si è convertito al cristianesimo ortodosso. Denunciato come cristiano dai funzionari arabi a Tbilisi e arrestato morì martire per mano islamica il 6 gennaio 796. La Chiesa Ortodossa Russa venera sant’Abramo di Bulgaria (Abraham), un bulgaro del volga della Tartaria, assassinato nella città di Bulgar dai mussulmani quale apostata il 1 aprile 1229 e San Serapione di Kozheozersky – ex musulmano di discendenza tartara che si convertì al cristianesimo e fondò il monastero di Kozheozersky nel nord della Russia.

La Chiesa Copta Ortodossa venera San George El Mozahem (Jumaa Al Atawy) nato a Talkha , in Egitto da padre musulmano. Convertitosi all’ortodossia prese il nome di George, perché quel giorno era la festa romana di San Giorgio. Arrestato per apostasia è morto martire, il 26 giugno 969, a Samanoud (Egitto) per aver lasciato l’ Islam.

Il Patriarcato Ortodosso di Gerusalemme venera San Qays al-Ghassani (‘Abd al-Masih), un arabo di Najran (attuale Arabia Saudita), convertitosi alla fede ortodossa e diventato monaco, divenne amministratore e superiore del Monastero del Monte Sinai, catturato dai musulmani durante un suo viaggio apostolico a Ramia (attuale Israele) fu decapitato per apostasia.

Il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli venera San Christodoulos (Amhed il Calligrafo) un turco musulmano di alto rango, funzionario dell’Impero Ottomano, martirizzato per la fede il 3 maggio 1682.

La Chiesa Ortodossa Russa è quella che più di ogni altra ha ottenuto successi nell’evangelizzazione dei popoli islamici, si ricordano i successi di San Michele di Kiev (X secolo) che convertì molti bulgari del volga al cristianesimo o di San Macario di Mosca (XVI secolo), apostolo tra i tartari, è grazie al suo apostolato e a quattro secoli di lavoro missionario che un nuovo sottogruppo si è sviluppato all’interno del popolo tataro, quello dei Krjashen o tartari ortodossi (oggi circa 350.000).  Altro popolo mussulmano d’origine turca convertitosi dall’Islam all’Ortodossia è quello dei Gagauzi, discendenti dei turchi Oguz, che nel XIII secolo si convertirono all’ortodossia ed oggi sono circa 230.000 (per lo più in Moldova). Ma è soprattutto nel XXI secolo che le Chiese Ortodosse hanno intensificato l’evangelizzazione tra le popolazioni islamiche, dove, soprattutto nel Caucaso, popolazioni che all’inizio del XX secolo erano prevalentemente islamiche, si sono convertite in massa all’ortodossia. Gli agiari, abitanti dell’Adjaria, conosciuti fino al secolo scorso come musulmani georgiani, oggi sono per oltre tre quarti convertiti al cristianesimo ortodosso. Stessa cosa è successa tra gli abkhazi e gli afro-abkhazi (popolazione di colore retaggio dei nordafricani portati in Abkhazia come schiavi dagli ottomani nei secoli passati) dell’Abkhazia e gli Osseti, convertitosi in massa dopo la strage jihadista di Beslan. Nella Chiesa Ortodossa Russa ci sono sacerdoti kazachi, ceceni, tartari e ingusci, molti dei quali convertitosi dall’Islam, che svolgono opera missionaria tra le popolazioni turco-mussulmane dell’ex Unione Sovietica. In Albania e in Indonesia, dove si è costituita una comunità di 2.500 ex mussulmani convertiti all’Ortodossia, le Chiese Ortodosse stanno svolgendo una frenetica attività missionaria. L’Ortodossia sta fiorendo anche tra i curdi del nord della Siria che dopo aver subito persecuzioni da parte dello Stato Islamico cominciano ad avere forti dubbi sulla loro appartenenza islamica. E in Italia? La Chiesa Cattolica solitamente non fa apostolato tra i musulmani e ogni anno non più di una trentina di persone si convertono al cattolicesimo mentre le Chiese Ortodosse presenti nel nostro territorio, essendo comunità etniche che si rivolgono ai loro fedeli della diaspora, solitamente non fanno proselitismo e curano unicamente le esigenze religiose dei loro connazionali. Unica eccezione è la Chiesa Ortodossa Italiana, che sta svolgendo un’attività missionaria tra i musulmani presenti nel nostro paese. Al riguardo segnaliamo la costituzione di una comunità ortodossa a Giulianova (TE) composta prevalentemente da ex musulmani albanesi del quale è responsabile il sig. Denis Hilvyu, responsabile locale dell’associazione laicale Fraternità Ortodossa. Un altro centro missionario tra gli albanesi presenti in Italia è a Brienza (PZ) del quale è responsabile il sig. Franz Franc Bregu, un cristiano albanese ex cattolico, seminarista dell’Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita, che studia per diventare Diacono. La nostra è una Chiesa nazionale e patriottica, ma al contempo missionaria, perché segue gli insegnamenti di Gesù che ci ha detto: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato” (Marco 16: 15-16).

Mons. Filippo Ortenzi

Da Islam a Ortodossia.

L’attività missionaria ortodossa tra le popolazioni islamiche 

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Incontro con la comunità eritrea

Restiamo Liberi

RESTIAMO LIBERI

Manifestazione per la libertà d’opinione e di religione

Si è svolta sabato scorso a Roma la manifestazione “Restiamo Liberi” organizzata dalle associazioni del “Family Day”, in particolare da Pro Vita & Famiglia secondo la quale: “ Con la legge Zan-Boldrini-Scarfarotto sull’omotransfobia, sono in grave p

RESTIAMO LIBERI

ericolo le realtà che ci sono più care: l’innocenza dei bambini, la libertà di espressione, di religione e di associazione, la sicurezza delle donne dall’egemonia transgender, la libertà da un’imposizione dell’ideologia gender a tutti i livelli della società”. Molte le delegazioni delle associazioni presenti alla manifestazione, tra le quali ricordiamo, oltre Pro Vita: l’Osservatorio parlamentare Vera Lex, il Comitato scientifico dell’Ucid, il coordinamento Polis pro persona, il Centro studi Livatino, esponenti di varie chiese evangeliche pentecostali, di alcuni partiti politici quali gli onorevoli Gasparri e Malan (evangelico valdese) di Forza Italia, l’on. Binetti dell’U.D.C., l’on. Rauti di Fratelli d’Italia e Pillon della Lega. Tra I presenti anche il vescovo mons. Filippo Ortenzi in rappresentanza della Chiesa Ortodossa Italiana.

Restiamo Liberi

Massimo Gandolfini, promotore della manifestazione ed esponente del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, nel suo intervento conclusivo, dopo aver iniziato il discorso affermando che «Siamo contrari a ogni forma di discriminazione», RESTIAMO LIBERIha denunciato il pericolo di una legge che prevede il carcere per chiunque sostenga che il matrimonio deve essere tra un uomo ed una donna, che un bambino a diritto ad avere un papà e una mamma e non un genitore1 e genitore2, che si oppone ai matrimoni tra persone dello stesso genere, si batta contro le adozioni alle coppie diversamente etero e “all’ignobile pratica dell’utero in affitto.” E’ stato denunciato anche il fatto che detta legge stanzi 4 milioni di euro a favore delle associazioni Gay per insegnare la cultura gender nelle scuole e che per reati d’opinione vengano previste  pene dai 18 mesi a 6 anni di galera a chi semplicemente si impegna per promuovere il diritto naturale di ogni bambino ad avere un padre e una madre o a chi definisce come un abominio contro il genere umano la barbara pratica dell’utero in affitto. A ciò si aggiunge, come nei campi di rieducazione delle peggiori dittature, l’attività non retribuita presso le associazioni del mondo LGBT. Come se non bastasse il DDL ZAN, è stato depositato in Parmamento anche un D.D.L. Boldrini al fine di reintrodurre la censura in Italia sui libri di scuola che dovranno essere valutati da una commissione per verificare se sono conformi all’ideologia antifascista e alla cultura gender. “E’ un attacco anche alla libertà religiosa – sostiene il Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, mons. Filippo Ortenzi – perché si rischia di essere denunciati e finire in carcere se in Chiesa si leggono i passi della Bibbia che condannano la sodomia (vedi Libri della Genesi e del Levitico) e soprattutto si censura San Paolo Apostolo che nella lettera ai Romani, e nella prima lettera ai Corinti e nella prima a Timoteo condanna ripetutamente gli atti omosessuali, e sostiene che gli arsenokoitai” (ἀρσενοκοῖται) – “depravati” non erediteranno il Regno dei Cieli” (1 Corinzi 6,11).” “E’ assurdo che non vi siano restrizioni per i musulmani che possano impunemente propagandare le sure del Corano che incitano ad uccidere gli infedeli mentre si vogliono nuovamente perseguitare i cristiani per la loro Fede. Eppoi il testo è ambiguo su vari punti, tanto che, secondo alcuni giuristi, possono essere considerate posizioni discriminatorie anche quelle contro la pedofilia

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RESTIAMO LIBERI Manifestazione per la libertà d’opinione e di religione 

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Incontro con la comunità eritrea

Incontro con la comunità eritrea

Incontro con la comunità eritrea

Il 27 settembre festa della santa croce (calendario giuliano) – mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, si è incontrato  con una delegazione  del Consiglio Direttivo della comunità copta ortodossa eritrea di Roma, guidata dal Presidente padre Gebremariam Hadera, e composta dal segretario Ghirmay Simon e dal consigliere Selomon Sambini 

(nella foto: da sinistra: Selomon Sambini mons. Filippo Ortenzi – padre Gebremariam Hadera,  e Ghirmay Simon).

A Roma abitano circa 7.000 eritrei e italo-eritrei, la metà dei quali di religione ortodossa (gli altri sono cattolici, protestanti, musulmani o agnostici). E’ una comunità integrata nel tessuto sociale della città e molto attaccata all’Italia, che diede il nome a questo territorio nel XIX secolo, sembra infatti che la denominazione Eritrea sia stata suggerita all’allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi (di famiglia arbereshe una delle anime della spedizione dei Mille e del Risorgimento italiano) dallo scrittore milanese Carlo Dossi, suo consigliere culturale negli anni della conquista della colonia, riprendendolo dal greco ἐρυθρός (erythrós) che significa “rosso” essendo situata nelle coste del mar Rosso.
Incontro con la comunità eritrea

 

I membri della comunità eritrea hanno lamentato che il nostro Governo ha abbandonato completamente il loro paese, nonostante i forti legami storici con l’Italia, tanto che l’italiano, lingua conosciuta da molti eritrei, sta per essere sostituito dall’arabo e dall’inglese ed si sono detti disponibili ad iniziare una utile e proficua collaborazione tra la comunità ortodossa eritrea e quella italiana.

 

Incontro con la comunità eritrea

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La vera storia dei Magi

Sacrario Militare

Sacrario Militare 

“Campo della Memoria” di Nettuno (RM)

 

Sacrario Militare

Tutte le ultime Domeniche del mese (tempo permettendo) alle ore 11 presso il Sacrario militare – CAMPO DELLA MEMORIA di Nettuno – sito in via Rocca Priora (traversa di via dei Frati) verrà celebrato un trisagio dei defunti e una Divina Liturgia in memoria dei marò della Barberico caduti nella battaglia di Nettunia (sbarco anglo-americano di Anzio-Nettuno). da padre Franco Altobello e padre Sergio Arduini, nominati dalla nostra Chiesa quali cappellani del sacrario.


Sacrario Militare

Il Campo della Memoria è formato da un grande prato verde con un altare in pietra, un sepolcro e, al centro, una Croce di Sant’Andra , rappresentativa della fede cristiana e della X Max (Divisione di Fanteria di Marina agli ordini del comandante Junio Valerio Borghese). La croce è dedicata a tutti i combattenti della R.S.I.. caduti nel secondo conflitto mondiale.

L’Associazione Campo della Memoriacon sede a Roma e della quale è Presidente Alberto Indri, cura la manutenzione del sacrario ed è un’associazione apartitica e senza scopo di lucro fondata a Firenze nel 1989, da reduci dello stesso Barbarigo per accogliere le spoglie mortali dei ragazzi del Barbarigo che morirono combatterono sul fronte pontino nel 1944.

La Chiesa Ortodossa Italiana officerà il trisagio dei defunti con Divina Liturgia in rito gallicano italico tutte le ultime domeniche del mese. I sacerdoti padre Sergio Arduini, Rettore del Santuario della Santissima Trinità di Valle Paradiso (Boville Ernica) e padre Franco Altobello, parroco della Missione San Marco Evangelista di Latina cureranno la cappellania del Sacrario.

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XX Settembre 1870

XX settembre 1870

Roma è italiana

 

XX Settembre 1870

Il 20 settembre 1870 la V Armata dell’esercito italiano, guidata dal generale Raffaele Cadorna, deputato della Destra Storica al Parlamento italiano, entrava a Roma ottenedo la resa dell’esercito pontificio, guidato del generale tedesco Hermann Kanzler (un cui nipote morirà combattendo nell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale nel 1916) e composto prevalentemente da volontari cattolici provenienti prevalentemente dalla Svizzera, dalla Germania e dalla Francia (Zuavi francesi, belgi e olandesi del colonnello svizzero Eugenie Joseph Allet; carabinieri tedeschi ; volontari francesi della Legione di Antibes). Finiva così una teocrazia plurimillenaria che aveva malgovernato Roma e l’Italia Centrale (Lazio, Umbria, Marche, Romagna e parte dell’Emilia) per oltre un millennio (dal 750 al 1870). Detto regime basava la sua legittimazione su un falso storico, sulla cui inattendibilità nessuno storico e filologo attuale dubita, il che la dice lunga su una Chiesa che da un lato rivendica di essere l’unica chiesa fondata da Gesù e dall’altro è sempre vissuta manipolando la verità e promuovendo la menzogna. Infatti tutti i Papi hanno rivendicato il loro diritto a regnare appellandosi alla falsa Costitutum Costantini, ossia alla inesistente Donazione di Costantino a papa Silvestro I, secondo la quale l’imperatore avrebbe attribuito al papa Silvestro I e ai suoi successori le seguenti concessioni:

  • il primato (principatum) del vescovo di Roma sulle chiese patriarcali orientali: CostantinopoliAlessandria d’EgittoAntiochia e Gerusalemme;
  • la sovranità del pontefice su tutti i sacerdoti del mondo;
  • la sovranità della Basilica del Laterano, in quanto “caput et vertex”, su tutte le chiese;
  • la superiorità del potere papale su quello imperiale.
  • la giurisdizione civile sulla città di Roma, l’Italia e sull’Impero Romano d’Occidente.
  • Il diritto del Papa all’utilizzo del diadema imperiale, degli onori e delle insegne proprie dell’imperatore.


XX Settembre 1870

Papa Pio IX (al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti), denominato il “papa porco” dai romani che tentarono di gettarne la bara nel Tevere durante il funerale, noto per la repressione dei moti indipendentisti come la Repubblica Romana, per aver fatto decapitare numerosi patrioti (nella foto il famoso boia pontificio Mastro Tit, e aver scomunicato tutti coloro che (*1) disconoscevano il potere temporale della Chiesa, probabilmente su fece proclamare infallibile dal Concilio Vaticano I, al fine di ribadire la validità della falsa donazione costantiniana e scomunicare tutti coloro che anelavano all’unità d’Italia.

Questo personaggio, che tra le altre cose rinchiuse nuovamente gli ebrei nel ghetto (erano stati emancipati dall’effimera Repubblica Romana), nonostante si sia reso responsabile delle Stragi di Perugia del 20 giugno 1859, dove diede carta bianca alle truppe mercenarie svizzere guidate dal colonnello Antonio Schmidt d’Altorf è stato canonizzato come Santo dalla Chiesa Cattolica….

Ricordiamo che dopo la liberazione di Roma dalla tirannide pontificia, Pio IX promulgò, il 1 novembre 1870, l’enciplica Respicientes ea Omnia per denunciare quella che definiva ingiusta, violenta, nulla e invalida, occupazione di Roma la cui sovranità era stata “concessa a questa Sede Apostolica per particolare volontà di Dio” cosa che detta da un’enciplica da un Vicario di Cristo infallibile era come l’avesse detto Cristo stesso, e pertanto comunicava  “a tutta la Chiesa che tutti coloro i quali compirono l’invasione, l’usurpazione, l’occupazione di qualunque provincia dei Nostri Stati e di questa alma città, o fecero alcune di tali cose; e parimenti i loro mandanti, fautori, aiutanti, consiglieri, aderenti od altri, quali che siano, che procurarono l’esecuzione dei fatti predetti o l’eseguirono essi stessi in qualsivoglia modo, o sotto qualunque pretesto, incorsero nella scomunica maggiore e nelle altre censure e pene ecclesiastiche inflitte dai sacri Canoni, dalle Costituzioni apostoliche e dai decreti dei Concilii generali, principalmente da quello Tridentino

XX Settembre 1870

Sull’operato di Papa Mastai credo sia esaustivo leggere il sonetto dedicato alle vittime perugine della repressione pontificia del poeta Gesuè Carducci.

PER LE STRAGI DI PERUGIA

di Gesuè Carducci

Non piú di frodi la codarda rabbia
Pasce Roma nefanda in suo bordello;
Sangue sitisce, e con enfiate labbia
A’ cattolici lupi apre il cancello;

E gli sfrena su i popoli, e la sabbia
Intinge di lascivia e di macello:
E perché il mondo piú temenza n’abbia,
Capitano dà Cristo al reo drappello;

Cristo di libertade insegnatore;
Cristo che a Pietro fe’ ripor la spada,
Che uccidere non vuol, perdona e muore.

Fulmina, Dio, la micidial masnada;
E l’adultera antica e il peccatore
Ne l’inferno onde uscí per sempre cada.

Note

*1) tra questi il sacerdote e patriota padre Ugo Bassi, cappellano della Legione Garibaldina durante la Repubblica Romana, di venerata memoria, oggetto di una postulazione presso la Chiesa Ortodossa Italiana che ne riconosce la santità e il martirio.

 

XX settembre 1870

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Missione San Nicola di Myra

Missione San Nicola di Myra

di Campomarino (CB)

 

Missione San Nicola di Myra

La Missione San Nicola di Myra di Campomarino (CB) diretta dall’infaticabile Padre Gianni de Paola, comunica di aver attivato una Cappella in via Moscato n. 12.

Padre Gianni comunica altresì gli orari delle funzioni liturgiche, che si terranno:

Lunedì, giovedì e sabato alle ore 18.00
? Martedì, mercoledì e venerdì alle ore 
8.00

Domenica: Divina Liturgia alle ore 9.30


Missione San Nicola di Myra

Durante la settimana, specie il giovedì, le funzioni liturgiche vengono spesso trasmesse in diretta facebook sulla pagina della Missione: Padre Gianni~Missione San Nicola di Myra~Chiesa Ortodossa Italiana

https://www.facebook.com/groups/1607118762794700

per informazioni rivolgersi a padre Gianni

email: giannidepaola79@gmail.com

Nella foto in alto  Padre Gianni de Paola, naturopata, Presidente dell’Università Popolare del Molise “Paracelso” – Segretario Nazionale della Federazione Naturopati Operatori Olistici – Docente di Reiki e di Naturopatia. Nella foto sotto, padre Gianni col nostro Arcivescovo Metropolita mons. Filippo Ortenzi.

Missione San Nicola di Myra

 

 

Missione San Nicola di Myra di Campomarino (CB)

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

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Fraternità Ortodossa
Costituita la Fraternità Ortodossa a Pistoia e Pomezia (RM)

Costituita la Fraternità Ortodossa

a Pistoia e Pomezia (RM)

Costituita la Fraternità Ortodossa a Pistoia e Pomezia (RM)

L’Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, mons. Filippo Ortenzi, sentito il Presidente Nazionale della Fraternità Ortodossa ing. Ambrogio Giordano  ha provveduto alla nomina dei responsabili della Fraternità delle città di Pistoia e Pomezia (RM) – https://italiaortodossaa.blogspot.com/2020/08/costituita-la-fraternita-ortodossa.html 

Per Pistoia e provincia è stato nominato responsabile della Fraternità Ortodossa l’avv. Marco Tarelli con studio legale a Pistoia e Agliana (PT) mentre a Pomezia (RM) la Fraternità sarà rappresentata da Valerio Ruggiero, un ragazzo proveniente dai Francescani dell’Immacolata che si è anche iscritto al Corso di Liturgia Pastorale per diventare Diacono della nostra Chiesa.

Costituita la Fraternità Ortodossa a Pistoia e Pomezia (RM)

La Fraternità Ortodossa è regolata dal Canone n. 69 del Corpus Canonum (Codice di Diritto Canonico) della Chiesa Ortodossa Italiana.

Comma 1) La Fraternità Ortodossa ha il fine di promuovere l’apostolato ortodosso in collaborazione con le strutture ecclesiali della Chiesa Ortodossa Italiana secondo le finalità che le verranno assegnate dal Santo Sinodo.

Comma 2) La Fraternità Ortodossa ha altresì il fine di promuovere l’associazionismo ortodosso anche nei territori privi di clero.

Comma 3) La nomina dei responsabili della Fraternità Ortodossa viene fatta dal vescovo competente per territorio, in assenza dall’Arcivescovo Metropolita sentito il Presidente Nazionale dell’Associazione.

Comma 4) La Fraternità Ortodossa è organizzata a livello nazionale con Statuto proprio.

Costituita la Fraternità Ortodossa a Pistoia e Pomezia (RM)

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