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ROMA – Festa San Michele Arcangelo

Roma – Festa di  San Michele Arcangelo

la Chiesa Ortodossa Italiana partecipa alla festa della comunità  Ortodossa Eritrea

 

Si è svolta domenica 22 novembre, nella Chiesa Copta Ortodossa Eritrea di San Salvatore in Campo, la festa patronale dell’Arcangelo Michele, alla quale hanno partecipato un migliaio di fedeli della comunità eritrea di Roma.

San Michele è raffigurato come un giovane alato in armatura, con spada che  affronta il demonio in veste di drago, per sconfiggerlo. La preghiera che i fedeli gli rivolgono, è di essere difesi dalle insidie e dalla malvagità del Male. 

Preghiera sempre molto attuale.

 La cerimonia è stata guidata da Abuna Paulus, vescovo per l’Europa delle comunità copte ortodosse eritree. Alla celebrazione, successiva processione e festa ha partecipato Sua Beatitudine Filippo, arcivescovo di Roma della Chiesa Ortodossa Italiana.

Le autorità religiose eritree, nei loro interventi, hanno ringraziato la Chiesa Ortodossa Italiana per aver partecipato all’evento e sono rimasti favorevolmente sorpresi per la rinascita dell’ortodossia nella nostra Nazione.

La nostra Chiesa intrattiene rapporti amichevoli con la comunità ortodossa eritrea da anni, già nel 2020 (per la precisione il 27 settembre) – mons. Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, si era incontrato  con una delegazione  del Consiglio Direttivo della comunità copta ortodossa eritrea di Roma, guidata dal Presidente padre Gebremariam Hadera, e composta dal segretario Ghirmay Simon e dal consigliere Selomon Sambini per instaurare rapporti di amicizia e collaborazione tra le comunità ortodosse eritrea e italiana.

Nella foto Abuna Paulus, vescovo per l’Europa della Chiesa Copta Ortodossa Eritrea e S.B. Filippo

Ci ha fatto quindi enormemente piacere l’invito, giuntoci dal Rev. Tesfaslassie Estifanos Kifle, parroco della Chiesa Copta Ortodossa Eritrea di Roma, di partecipare  alla cerimonia liturgica dell’Arcangelo San Michele, che ha avuto luogo il 20 novembre 2022 dalle ore 08.00 in Piazza San Salvatore in Campo. La cerimonia, effettuata in una Chiesa strapiena è stata molto suggestiva e, durante l’Eucarestia è stato chiesto all’Arcangelo di aiutarci a crescere nella fiducia, conducendoci sulla strada del coraggio e della Fede eroica e pura.

Successivamente si è svolta una processione con l’uscita  delle Tavole Sacre, al termine della quale si è svolta una manifestazione con canti religiosi nella piazza antistante la Chiesa e, dopo le parole del vescovo Abuna Paulus il nostro Metropolita ha portato i saluti della Chiesa Ortodossa Italiana.

L’Eritrea è uno Stato laico che rispetta e festeggia le ricorrenze delle diverse religioni presenti, principalmente cristiano ortodossa e musulmana sunnita, con piccole minoranze cattoliche, protestanti e animiste. A Roma gli eritrei e gli italo-eritrei (discendenti di coppie miste) sono circa settemila molti dei quali con cittadinanza italiana e ben integrati nel tessuto sociale della nostra città.

Mentre gli italo-eritrei sono per lo più cattolici, i cittadini eritrei presenti in Italia sono in maggioranza ortodossi con una forte minoranza musulmana. 

Abitata fin dall’antichità, l’attuale Eritrea, al tempo dei faraoni (2.500 a.C),  era conosciuta come “La terra di Punt“, che significa “Terra degli dei”.

Nell’anno 1000 a.C. fu occupata dai Sabei (il popolo yemenita della mitica Regina Machedà, che andò in sposa al Re Salomone ed è nota nella Bibbia come Regina di Saba) di religione ebraica, che poi diedero origine a vari regni, il Regno di D’mt (VIII secolo a.C) e il Regno di Axum (I secolo d.C – VII secolo d.C).

Durante il regno axumita le popolazioni dell’attuale eritrea si convertirono al cristianesimo copto ortodosso, tranne una piccola parte che rimase fedele alla religione ebraica (falascià), poi sopravvenne un periodo di turbolenza medioevale che finì nel XVI secolo con l’invasione ottomana che durò fino al 1882 quando passò sotto il governo reale italiano. 

Fu sotto l’Italia che a questo territorio fu dato il nome di Eritrea (suggerito al presidente del Consiglio Francesco Crispi dallo scrittore milanese Carlo Dossi ), riprendendo dal greco ἐρυθρός (erythrós) che significa “rosso” essendo situata nelle coste del mar Rosso.

Il popolo eritreo è stato sempre molto legato all’Italia, tanto che dopo la sconfitta delle truppe italiane  a  Gondar (27-11-41), gli eritrei condussero, dal novembre 41 all’autunno 43 una forte guerriglia contro l’occupazione britannica che coinvolse oltre settemila guerrieri, guidate da comandanti sia italiani come Luigi Cristiani (seniore della Milizia) e il capitano del SIM Francesco De Martini, che eritrei come il muntaz (caporale degli Zaptiè o carabinieri eritrei) Ali Gabrè e lo sciumbasci (maresciallo degli ascari) Amid Idris Awate, quest’ultimo nel dopoguerra sarà uno degli eroi dell’indipendentismo eritreo dove diresse le formazioni militari guerrigliere.

Ma il più noto di tutti, vero eroe nazionale per l’Eritrea, è stato il capitano di cavalleria Amedeo Guillet, noto come il “Comandante Diavolo”, comandante del “Gruppo Bande Amhara”, una vera leggenda tanto che nel 2000 venne ricevuto all’Asmara dal presidente Isaias Afewerki con gli onori riservati ad un capo di Stato.

Dopo la celebrazione religiosa l’incontro è proseguito in Via Tuscolana presso DIVINA Club dove si è svolto un pranzo comunitario. Sua Beatitudine è stato fatto accomodare sul tavolo delle autorità, a fianco del primo segretario dell’ambasciata dello Stato di Eritrea Haile Ogbazghi Tecle. La comunità eritrea lamenta che il nostro Governo, nonostante i legami storici con l’Italia,  ha abbandonato completamente il loro paese, vittima non soltanto di una cattiva stampa ma anche di embarghi che ne impediscono la crescita economica.

L’Italia è il secondo esportatore in Eritrea dopo l’Arabia Saudita ma, praticamente, non importa nulla. La nostra Chiesa ha dato la sua disponibilità per sensibilizzare le autorità italiane affinché l’amicizia tra i popoli eritreo e italiano favorisca anche la reciproca comprensione e amicizia tra gli Stati.

nella foto con il primo segretario dell’Ambasciata Eritrea Haile Ogbazghi Tecle

Chiesa Ortodossa Italiana

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CATANIA – Attivazione Eremo “Maria Madre della Misericordia a Catania”

CATANIA – attivazione

Eremo “Maria Madre della Misericordia

Attivate la Confraternita del Buon Samaritano e la Fraternità Ortodossa in Sardegna.

Intercomunione con la Chiesa Cattolica Apostolica Indipendente di Tradizione Salomonica del Brasile.

La nostra  Chiesa sta vivendo una fase di crescita incredibile, non passa settimana che nuovi operai si aggiungono al clero, domenica 13 novembre presso la nostra Cattedrale di Roma, durante la divina liturgia  in rito gallicano italico, officiata da padre Sergio Arduini, Sua Beatitudine Filippo di Roma ha consacrato ieromonaco padre Giovanni Malaponte di Catania.

 

A Catania padre Giovanni seguirà la sua comunità di fedeli guidando l’Eremo “Madonna Madre della Misericordia” sita in via Enrico Pantano n. 67.

 

 

Alla cerimonia hanno partecipato, oltre padre Sergiopadre Sebastiano padre Raphael che ha accompagnato il neo sacerdote.

Tra i fedeli presenti, segnaliamo anche la presenza del dott. Paolo Miki D’Agostino, direttore editoriale del quotidiano Paese Roma e portavoce del Comitato per la Glorificazione di Ugo Bassi (che si dovrebbe tenere nell’inverno dell’anno prossimo a Trani) e il dott. Andrea Littera, massimo esperto di ontopsicoterapia d’Italia.

In Sardegna il dott. Alessandro Podda di Loceri (NU), docente di lingua e cultura sarda, è stato nominato rappresentante per la Sardegna della Confraternita del Buon Samaritano e della Fraternità Ortodossa. Il dott. Podda, che è seminarista presso la nostra Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita dove sta seguendo con profitto il corso di Liturgia Pastorale per accedere al diaconato. 

Il dott. Podda ha tradotto in lingua sarda la Divina Liturgia della nostra Chiesa dal titolo “Giusta Fide Antìga – Liturgia Divina de su populo sardu”, che quanto prima sarà data alle stampe.

 

A livello internazionale la nostra Chiesa ha sottoscritto una intercomunione con la Chiesa Cattolica Apostolica Indipendente di Tradizione Salomonica del Brasile della quale è Metropolita – Primate dom Felismar Manuel, la quale, al di là del nome riconosce gli stessi Concili, gli stessi sacramenti e gli stessi dogmi delle Chiese Ortodosse. Questa chiesa in Italia è rappresentata da padre Luciano Bruno, proveniente dal mondo veterocattolico, che ha assicurato la completa collaborazione con le strutture ecclesiali, pastorali, accademiche e caritative della nostra Chiesa.

 

 

Chiesa Ortodossa Italiana

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Attivate due nuove Parrocchie a Roma e Trieste

Attivate due  nuove Parrocchia a Roma e Trieste 

Aiuti Umanitari dal SOSMA-UNITAU e dai Cavalieri Portaspada

Protesta della Chiesa Ortodossa Italiana e dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate al cimitero francese di Venafro

 

 

La nostra Chiesa sta vivendo negli ultimi mesi una crescita esponenziale, presso la Chiesa Cattedrale di via Bovino n. 43 (quartiere Torre Gaia – Roma) si è costituita la parrocchia “Sant’Ugone dei Pagani” della quale è stato nominato parroco padre Alessandro Frezza, la stessa è la sede arcivescovile di Sua Beatitudine Filippo di Roma, Metropolita della nostra Chiesa. 

Padre Alessandro potrà contare sulla collaborazione di padre Sebastiano e padre Sergio nonché della diaconessa avv. Ersilia Lia Barracca e del lettore Mihaela Traci.

Il rito utilizzato in parrocchia è prevalentemente  quello gallicano italico, anche se eccezionalmente verrà utilizzato anche il San Giovanni Crisostomo.

La parrocchia di “Sant’Ugone dei Pagani si aggiunge alla parrocchia “Santi imperatori Costantino ed Elena di Roma Anagnina (via Roccella Ionica n. 6), magnificamente diretta da padre Giovanni Pricop, parrocchia con più di settecento fedeli, per la quasi totalità di nazionalità rumena.

Ha chiesto di essere incardinato nella nostra Chiesa il dott. padre Constantin Eugeniu Negrea, laureato in Teologia Dogmatica all’Università di Iași (Moldavia rumena) e ordinato sacerdote nella Chiesa Ortodossa Rumena. 

Lo stesso andrà a dirigere la Parrocchia “La resurrezione del Signore – Inviarea Domnului” di Trieste, una comunità prevalentemente di lingua rumena, che già conta oltre trecento fedeli. (nella foto padre Constantin Eugeniu Negrea)

 

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che risuona o cembalo che strepita. Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi tanta fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei averi e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. La carità è magnanima, è benevola la carità. Non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia di orgoglio, non manca di rispetto, non cerca II proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. La carità tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà, la conoscenza svanirà. […] Ora, dunque, rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. La fede finirà, la speranza finirà, ciò che rimarrà è la carità, perché la più grande di tutte!. San Paolo – 1 lettera Corinzi 13,1-13

Sua Altezza Serenissima Paolo di Giovine, principe di Roccaromana e Gran Maestro del SOSMA-UNITAU (Supremo Ordine di San Michele Arcangelo – Unione Nazionale Internazionale Territoriale Aiuti Umanitari), come sempre, sulla scia di quanto indicato dal fondatore e compianto Nicolas Chieti, ha coniugato sempre più la fratellanza cavalleresca con gli Aiuti Umanitari a fianco degli ultimi e dei bisognosi.

 

Martedì 3 novembre sono stati distribuiti dal SOSMA-UNITAU e dal Sacro Ordine dei Cavalieri Portaspada ai poveri di Guidonia, tramite la Caritas, ai poveri delle comunità italiana e rumena della Chiesa Ortodossa Italiana e a un centro di accoglienza per profughi ucraini circa tre quintali di susine, avuti in dono grazie alle conoscenze dei principi di Giovine (SOSMA) e Olivieri (Portaspada).

VENAFRO – il tre novembre, In occasione della visita della signora Lise Moutoumalaya, consorte del Console generale della repubblica Francese a Napoli al Cimitero di Venafro (IS) dove sono seppelliti 3414 soldati del Corpo di Spedizione Francese in Italia (per la maggior parte formato da truppe coloniali composte da goumier   marocchini, algerini, tunisini e senegalesi), il dott. Emiliano Ciotti, presidente dell’A.N.V.M. – Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, nostro fedele, accompagnato da alcuni dirigenti dell’A.N.V.M. tra i quali padre Sergio Arduini, parroco di Frosinone, nonché cappellano della stessa, hanno organizzato un sit-in di protesta per chiedere che la Francia riconosca le colpe dei suoi soldati compiute nel 1944 al termine della seconda guerra mondiale.

 

I goumier (per almeno un quarto formato da francesi e per il resto da soldati musulmani provenienti dal nord africa) del Corpo di Spedizione Francese si macchiò di 60mila violenze nei confronti della popolazione civile italiana. Queste violenze bestiali dal 1946 vennero definite con il termine “marocchinate”.

 

Il presidente dell’A.N.V.M. Emiliano Ciotti ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Chiediamo alla Francia di riconoscere i crimini commessi dai suoi soldati coloniali. Questi soldati si macchiarono di violenze terribili: stupri, aggressioni, furti, rapine, razzie e omicidi. Tutte vicende che per troppi anni sono state volutamente sottaciute e che adesso il Governo Francese dovrebbe riconoscere pubblicamente.

Sarebbe un gesto di pacificazione importante che servirebbe a ridare dignità alle vittime e serenità alle famiglie che ancora piangono le violenze subite dai loro cari, ingiustamente dimenticati anche dall’Italia.”

CHIESA ORTODOSSA ITALIANA

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