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Arcidiocesi di Roma – Ordinazione diaconale

Arcidiocesi di Roma – Ordinazione diaconale
Arcidiocesi di Roma - Ordinazione diaconale

Domenica 26 gennaio, giorno nel quale si commemora San Tito, discepolo di San Paolo di Tarso e protovescovo di Creta,  mons. Filippo di Roma, episcopo, arcivescovo Primate della Chiesa Ortodossa Italiana, presso  la sua residenza primaziale, nella città di Roma   ha ordinato DIACONO il cameraman Stefano Cappoli, di Ascoli Piceno, membro del Consiglio Nazionale Ecclesiastico nonché portavoce della nostra Chiesa. Padre Stefano, al quale vanno gli auguri di buon lavoro. Padre Stefano guida la  Missione Sant’Emidio da Ascoli di Ascoli Piceno ed è un punto di riferimento per i nostri fedeli marchigiani e teramani.

Arcidiocesi di Roma – Ordinazione diaconale

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: info@chiesa-ortodossa.com  C.F. 930053400045

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Casa Alloggio Madre della Consolazione

La vera storia dei Magi

Christian Day

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Sabato 25 gennaio – ore 15 – Roma Piazza SS. Apostoli

Christian Day
Roma – 25 gennaio 2020 – ore 15 – Piazza Santi Apostoli

Al fine di dire  «Stop alle azioni blasfeme e vergognose contro i valori e i principi Cristiani»  la rete dei Movimenti Cristiani Italiani promossa da Claudia Baldari (Mov. Rialzati Italia), da Sandro Olivieri (Cristiani per l’Italia) e presieduta da Adriano Crepaldi (A.C.E.) ha organizzato una

MANIFESTAZIONE a ROMA  – in Piazza Santi Apostoli 

per sabato 25 gennaio

PER DIFENDERE IL CREDO CRISTIANO

E’ una manifestazione pubblica, non confessionale né di preghiera, per ribadire la necessità di difendere l’identità cristiana e per dire basta alla costante mancanza di rispetto nei confronti della religione cristiana e delle figure di Gesù e della Vergine Maria.. Alla Manifestazione hanno aderito numerose associazioni cristiane, tra le quali la nostra Chiesa Ortodossa Italiana che sarà presente con una propria delegazione, diretta da mons. Filippo Ortenzi, che sarà tra i relatori dell’evento.

Riportiamo qua sotto il Comunicato dei Movimenti Cristiani Italiani

Christian Day

«Stop alle azioni blasfeme e vergognose contro i valori e i principi Cristiani»

La rete di Movimenti Cristiani Italiani uniti insieme in un’unica voce, ha denunciato «con forza gli ultimi fatti gravissimi accaduti nella nostra Nazione contro il nostro credo Cristiano, contro i nostri valori e principi e soprattutto contro la persona del nostro Signore Gesù Cristo». Ovvero, «il Manifesto esposto al Museo d’arte contemporanea di Roma –affermano i Movimenti Cristiani Uniti – che ritrae uno scempio senza fine di un uomo con un bambino inginocchiato che demarca profili di depravazione e di pedofilia, lasciando intendere che quell’uomo rappresenti Gesùla serie Tv di Netflix che, superando ogni decenza, ha lanciato il film blasfemo ‘La prima tentazione di Cristo’, dove Gesù viene raffigurato in versione omosessuale, con un fidanzato e con nessuna voglia di diffondere il vangelo, anzi frequentando i suoi discepoli che vengono descritti come un gruppo di alcolisti».  «Denunciamo a voce alta – proseguono i Movimenti Cristiani Uniti – queste azioni blasfeme e vergognose chiedendo con forza la rimozione del manifesto osceno dal Museo d’arte contemporanea di Roma e la sospensione della serie TV di Netflix, perché riteniamo che tali atti non solo offendano in modo ignobile il nostro credo e la persona del nostro Signore Gesù Cristo, ma siano identificabili come reato penale di vilipendio contro un credo religioso, il credo Cristiano». «Siamo diventati il Paese dove i bambini in classe devono rimuovere il Crocifisso per non offendere altri credi religiosi, e nessuno si indigna o batte ciglio per difendere il nostro credo, la nostra cultura e la nostra identità cristiana. Siamo stanchi di queste continue offese, di questi continui attacchi e chiediamo leggi più severe per coloro i quali compiano tali blasfemie, e la punizione per i responsabili di tali atti. A tal fine depositeremo denuncia presso la Procura della Repubblica per l’affissione del manifesto osceno che demarca non solo il reato di vilipendio ma ha anche i connotati della pedofilia», hanno aggiunto. Infine, l’annuncio di una manifestazione di piazza a Roma: «sabato 25 gennaio 2020 alle ore 15 in Piazza Santi Apostoli, per difendere il nostro credo Cristiano, per chiedere leggi più severe, per difendere i nostri valori, i nostri principi e la nostra identità cristiana, e invitiamo tutti a unirsi a noi in questa battaglia di civiltà». Walter Giannò

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La Libertà Religiosa in Italia

Casa Alloggio Madre della Consolazione

Casa Alloggio Madre della Consolazione

Casa Alloggio Madre della ConsolazioneCasa Alloggio Madre della Consolazione

Per iniziativa di Luciano Maria Meloni, fondatore e priore della Fraternità Sentinelle della Speranza nonché ipodiacono della Chiesa Ortodossa Italiana è stata attivata a Formello (Roma), in una località periferica immersa nel verde, la Casa Alloggio “Madre della Consolazione”.

Riportiamo un comunicato del fondatore Luciano Maria Meloni: “Salve! Vuoi passare un fine settimana o più giorni nella villa-casa alloggio sita nel verde e alle porte di Roma…chiamaci per info al 3806989188. Inoltre dal 13 gennaio sino al 2 febbraio 2020 presso la casa alloggio “Madre della Consolazione” dalle 9,00 alle 11,00 e dalle 15,00 alle 18,00 ci sarà l’open- day riservato per chi vuole soggiornare a lungo termine, per anziani o categorie protette…. Un’incantevole   posizione in un ambiente famigliare dove ci si sente veramente protetti, accuditi e coccolati a misura di persona.. chiama senza indugio 3806989188

Oltre che attività educative, di soggiorno per anziani e non solo e di inclusione sociale va segnalata che detta Casa Alloggio si basa su principi cristiani ed umanisti, compresa assistenza religiosa. Nella struttura è stata attivata una piccola Cappella, inaugurata prima di Natale dal nostro Arcivescovo Metropolita mons. Filippo Ortenzi

Per chi volesse informazioni sulla struttura può telefonare al numero 0639366198 oppure al 3806989188 o scrivere a: frsentinellesperanza@libero.it

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Università Ortodossa San Giovanni Crisostomo
Il Padre Nostro

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Il “Padre Nostro”Accade assai spesso che fedeli, esperti e studiosi di liturgia ci pongano la delicata questione delle specificità, nelle tradizioni ortodosse, che caratterizzano la recitazione del “Padre Nostro”, preghiera essenziale nella storia del Cristianesimo, sia d’Occidente che d’Oriente, presente già nel II – III secolo nella forma aramaica (con la denominazione “Abùn”, padre, tratta dai versi iniziali “Abùn D – bah – Smaja”, “Padre che sei nei cieli”) e transitato in forma molto simile nella forma ebraica (Abun, “Padre”), poi in quella greca (con la denominazione “Kiriake Proseukè”: preghiera del Signore) e poi nella traduzione latina della “Vulgata” di San Gerolamo, che inizia a diffondersi dal IV secolo (quando la preghiera assume la denominazione di “Oratio Dominica”).  Giova ricordare le tre principali differenze nel testo liturgico da recitare, precisando che le prime due sono meno seguite, specialmente nel nostro Paese, mentre la terza è più rispettata, anche nelle parrocchie di tradizione russa e rumena.

1.Il pane “quotidiano”

Nella tradizione ortodossa, è assai  senz’altro sempre preferibile la forma “Dacci oggi il nostro pane soprasostanziale” o “necessario”. Tale espressione traduce, in modo molto più appropriato, la formulazione greca “Tòn àrton hemòn tòn epiùsion dòs hemìn sémeron” (dove “epiùsion” è tradotto in latino dalla Vulgata “ supersubstantialem”). Ricordiamo che la radice ”ousian” (qui col prefisso “epì”, sopra) è di particolare importanza nella filosofia, nella teologia e nell’esegesi, identificando l’ “ousia” la sostanza, l’essenza profonda, ciò che è in sè sussistente.

Il Padre Nostro

2.“Non ci indurre in tentazione”

La formulazione della tradizione latina appare poco rispondente all’originaria stesura greca, in cui il verso completo è: “kài mé eisenènkes hemàs eis peirasmòn (presente in Matteo 6,13 e Luca 11,4, e discutibilmente tradotta nel latino “ne nos inducas in tentationem”). Il verbo utilizzato eisphérein significa letteralmente “portare / condurre verso “, diverso e meno “forte” di “inducere” (il vero “calco” latino – come nota il prof. R. Uglione, che sul versetto in questione ha condotto encomiabili approfondimenti filologici, sarebbe difatti “inferre“) della Vulgata (per la verità “inducere” non si deve alla traduzione di S. Girolamo ma è già ampiamente attestato nelle versioni Veteres Latinae pregeronimiane, come il cod. Bobbiensis e il cod. Colbertinus) ad attenuare il significato del versetto meglio traducendo, come spesso fanno le tradizioni ortodosse, con formule come “non permettere che noi siamo indotti in tentazione”. Ricordiamo che il testo nell’aramaico originario era w-là, “e non”, tà-làn, “portarci, portare noi”, l – nesjuhnàh “in tentazione”). Persino sant’Ambrogio (già nel 370-380!) insegnava ai catecumeni “et ne nos patiaris induci in temptationem” (“e non tollerare che siamo indotti in tentazione” – Trattato De Sacramentis V 4,18). Su questa linea esegetica modificatrice si colloca una buona parte della tradizione patristica e anche una nuova e recentissima traduzione Cei della Bibbia: “e non abbandonarci alla tentazione”. I problemi non riguardano solo il verbo eispherein, dal momento che il greco peirasmós può significare “tentazione” ma anche, più semplicemente, “prova”. È chiaro che la scelta tra queste due accezioni implica due “agenti” diversi: la “prova” provenendo da Dio, la “tentazione” dal demonio. Da più parti ( anche autorevoli ) è stato fatto osservare che Dio, essendo Padre misericordioso, non può assolutamente mettere alla prova i suoi figli né tantomeno tentarli. Ciò sarebbe per alcuni addirittura blasfemo. Per la verità, alcuni episodi biblici parrebbero attestare il contrario (basti citare i casi di Abramo e di Giobbe, ed alcune inequivoche espressioni dei Salmi : Ps. 10, 5 “ Il Signore mette alla prova giusti ed empi”. Dal salmo 25, 2 si deduce che il giusto può persino chiedere a Dio di metterlo alla prova: “Scrutami, o Signore, e mettimi alla prova”). Non solo, ma Dio può addirittura permettere a Satana di “tentare” il giusto: basti citare l’episodio notissimo delle tentazioni di Gesù nel deserto, prima dell’inizio della sua vita pubblica, e il bellissimo commento che ne fa S. Agostino (Comm. al Salmo 60,3) : “La nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove…Nessuno può conoscere sé stesso se non è tentato… Il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale… Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana… Cristo fu tentato dal diavolo nel deserto, ma in Cristo eri tentato anche tu… Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato, ma perché non consideri che egli ha anche vinto ? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore!”. In definitiva, personalmente riterrei preferibile “non abbandonarci nella prova / nel momento della prova”, naturalmente anche nel senso ampio di “ non sottoporci, o Signore, ad una prova troppo dura e troppo pesante per le nostre forze” o, al limite, “ non abbandonarci nella tentazione / nel momento della tentazione” , in linea con S. Paolo (Prima lettera ai Corinzi, 10,13: “Dio … non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere”. Singolare, che dopo ben diciassette secoli, solo negli anni scorsi si sia aperto, nel mondo teologico latino un dibattito articolato su questo argomento, certamente delicato ma assai interessante, e non solo sul piano storico e filologico.

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3.“Liberaci dal Maligno”

Sono molto numerose ed ampiamente condivisibili le tradizioni ortodosse che utilizzano la formula “Liberaci dal Maligno”, anziché “Liberaci dal male”. Ricordiamo che il testo greco originario è “allà rüsai hemàs apò tu poneroù” e quello aramaico nella prima formulazione era èla pacàn mèn bisàh, “ma liberaci da ciò che è male”. Anche alla luce di quanto esposto sopra rispetto alla traduzione “Non abbandonarci nella tentazione”, sarebbe più coerente interpretare nel versetto seguente il genitivo poneroû come un genitivo maschile (“Maligno”) anziché neutro (“male”), cioè, appunto, “ma liberaci dal Maligno” (dal quale provengono le tentazioni). Questa posizione, per così dire, “personificatrice” è confortata dal fatto che in numerosi manoscritti greci (anche antichi) leggiamo, a conclusione del Padre nostro, la dossologia “Poiché tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli “ (versione – testo dell’oratio Dominica inglobante la dossologia come parte integrante – adottata anche nell’eucologia e nella liturgia delle Chiese della Riforma). Come ricorda ancora Uglione, l’attestazione di una analoga dossologia già nella Didaché ( un’opera risalente alla fine del I secolo d. C.) fa ritenere che tale dossologia sia un ampliamento molto arcaico, dovuto quasi sicuramente a motivazioni liturgiche. Era, infatti, consuetudine diffusa nel giudaismo concludere le preghiere con una dossologia formale e le prime comunità cristiane erano solite seguire la prassi liturgica sinagogale. E’ evidente infatti, in prospettiva escatologica, che la potenza del Maligno è destinata, alla fine dei tempi, a svanire e ad essere superata e vinta dalla potenza di Dio: poiché, in definitiva, suoi e soltanto suoi sono il regno, la potenza e la gloria.

Mons. Max Giusio (Teologo)

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La vera storia dei Magi

La Libertà Religiosa in Italia

 

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La vera storia dei Magi

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Il Vangelo di Matteo (Matteo II, 1-14) ci racconta che dei  Magi, seguendo un astro, erano giunti in Giudea per rendere omaggio al Re che era nato, perché avevano visto sorgere la sua stella ed erano venuti per adorarlo. Detti Magi, portarono in dono a Gesù, nel giorno della nascita – avvenuta nella città di Betlemme – come preannunciato nella Bibbia (Michea 5,1) riconosciuto come Messia e Re dei Giudei, oro (in omaggio alla sua regalità), incenso (in omaggio alla sua divinità) e mirra (una gommoresina aromatica usata per le imbalsamazioni, in omaggio alla sua vittoria sulla morte). Dell’adorazione dei Magi parla soltanto l’evangelista  Matteo (Matteo II,2) dove non ne è precisato il numero e non si dice fossero Re. L’opinione che fossero tre, si diffuse per il fatto che essendo tre i doni, ne avessero portato uno ciscuno e , nei secoli successivi si iniziarono a dare anche dei nomi a detti Magi, conosciuti in Italia come GaspareBaldassarre e Merchionne ma con altri nomi in altri paesi (es.: Karsukan, Basanater Hor in Etiopia; Galgalat, Malgalat Sarachin in Israele; KagphaBadadakharida e Badadilma in Armenia; LarvandadHormisdas e Gushnasaph in Siria; ApelliusAmerius e Damascus in Grecia ecc.). Come l’invenzione dei nomi (non presenti nel vangelo) anche quella che fossero Re  è una storia venuta secoli dopo che non c’entra nulla con la figura storica dei Magi, ma con una interpretazione del Salmo LXXI,10 («Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.») non associato ai Magi né dalle fonti canoniche delle varie Chiese cristiane, né dai Padri della Chiesa. L’adorazione dei Magi a Gesù bambino è definita Teofania dalla Chiesa Ortodossa (dal greco theophàneia, composto da theos – dio e da phàinein – manifestarsi) che la festeggia unicamente al Natale ed Epifania (dal greco epifaneia – manifestazione) dalla Chiesa Cattolica che la festeggia a parte il 6 gennaio.Ma chi erano i Magi? Per lo storico e scrittore greco di Alicarnasso (Asia Minore – attuale Turchia) Erodoto, i Magi o magoi (persiano magūsh, greco màgos) erano una casta sacerdotale ereditaria dei Medi sul tipo di quella dei bramini indù, sacerdoti astronomi che hanno dato nome al termine magia (latino magus, greco magos), una casta di astronomi, indovini, incantatori, incaricati del culto del fuoco, prelati dell’antica religione zoroastriana presente in Iran (letteralmente Terra degli Ariani) da tempo immemorabile, dei cui poteri divinatori ne parla anche il profeta Daniele che “per l’aiuto di Dio venne posto a capo dei “magi” di Babilonia(Daniele 4:9 e 5:11).  

La vera storia dei Magi

L’abbigliamento dei Magi non era regale ma molto semplice, avevano pantaloni aderenti, tuniche corte, scarpe a punta ricurva e ampi mantelli sulle spalle; ma soprattutto avevano il capo coperto dai tipici “berretti frigi”, copricapo rosso conico con la punta ripiegata in avanti. La religione zoroastriana fu fondata da Zarathustra, un profeta proveniente dall’attuale Azerbaigian, il cui nome significa Terra dei Fuochi in onore di questa antica religione, tanto che nella capitale Baku ancora oggi si trova un antico tempio di fuoco Ateshgah. I Magi che adorarono Gesù provenivano probabilmente dall’attuale Kurdistan, dove vivevano i Medi, un antico popolo iranico che per Erodoto prima ancora si chiamavano Ariani e cambiarono il nome in Medi in onore di Medea la Colchide, moglie di Giasone capo degli Argonauti ed i cui discendenti sono gli attuali Curdi. Il territorio della Media dal quale probabilmente venivano i Magi è un vasto altopiano situato nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia, che include i laghi di Urmia e Van le catene dei monti Zagros e Tauro. A titolo di pura curiosità l’antica lingua lingua dei Medi sopravvive attualmente unicamente in un piccolo villaggio montanaro di nome Abyaneh, di poco più di 300 abitanti, situato nella regione iraniana di Isfahan, dove è ancora presente un antichissimo tempio di fuoco zoroastriano Harpak utilizzato anticamente dai Magi.Ma perché i Magi, sacerdoti di una religione straniera, andarono a rendere omaggio a Gesù? Nel Vangelo di Matteo è scritto che seguirono un astro, e non una stella cometa. Secondo gli astronomi intorno all’Anno Uno passò vicino alla terra la cometa di Encke e nell’anno 7 a.c. ci fu una congiunzione particolarmente luminosa Giove-Saturno che si trovarono nel cielo uno vicino all’altro per ben tre volte come evidenziato da Corrado Lamberti, direttore della rivista Le Stelle, ma forse il motivo va ricercato nei testi sacri dell’antica religione mazdeista o zoroastriana, dove nell’Avesta è profetizzata la nascita,da una Vergine, di un “salvatore” o Saoshyant che sovraintenderàò al rinnovamento del mondo. Il Saoshyant (Salvatore) alla fine dei tempi porterà alla risurrezione dei corpi a cui seguirà il giudizio universale e nel Vangelo Siriano dell’Infanzia (un vangelo apocrifo) c’è scritto che in seguito alla nascita di Gesù a Betlemme vennero dei Magi dall’Oriente “… come  aveva predetto Zarathustra”. Gesù, il Messia ebraico (māšīāḥ) che rende compimento a quanto preannunciato nella Bibbia dai Profeti Isaia (7:14) e Geremia (31:22) è anche il Salvatore (Saoshyant) profetizzato da Zoroastro nell’Avesta e sia per la Bibbia che per l’Avesta Gesù doveva, per rendere compimento alle profezie delle due religioni monoteiste dell’antichità, nascere da una Vergine, come testimoniato anche nei Vangeli di Luca (1:34-35) e Matteo (1:18-23). La figura dei Magi, sacerdoti astronomi dell’antico culto zoroastriano (che ancora sopravvive, con circa 300.000 fedeli, concentrati soprattutto in Iran e in India), venuti da una terra straniera (probabilmente dai monti Zagros nell’attuale Kurdistan iracheno) a rendere testimonianza della manifestazione di Gesù quale Messia e Salvatore, ha una grande importanza simbolica nel cristianesimo perché rappresenta l’universalità del messaggio di Cristo venuto per la salvezza non del solo popolo d’Israele ma di tutta l’umanità.

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La Libertà Religiosa in Italia

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Problemi e prospettive

Convegno “Internacional Religious Freedom Roundtab”

Su iniziativa del senatore Lucio Malan, si è svolta, presieduta dal dott. Massimo Introvigne, Presidente del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni) la Terza Tavola Rotonda Italiana sulla Libertà Religiosa dal titolo: LA LIBERTA’ RELIGIOSA IN ITALIA: PROBLEMI E PROSPETTIVE.  La Tavola Rotonda si è svolta venerdì 19 dicembre alle ore 15 presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, messa a disposizione dal Senato della Repubblica.  L’iniziativa è stata promossa dalla sezione italiana della International Religious Freedom (IRF) Roundtable.

Dopo l’introduzione del sen. Lucio Malan, che ha ricordato di essere un fedele della Chiesa Valdese, una comunità per secoli perseguitata e discriminata, che non poteva né aprire Chiese né acquistare immobili, al di fuori del loro ghetto valligiano (Val Pellice, Val Chisone e Valle Germanasca, tutte in Piemonte – Città Metropolitana di Torino n.d.r.) ha moderato gli interventi il dott. Massimo Introvigne, uno dei massimi esperti di religioni a livello mondiale. Numerosi sono stati gli interventi, da parte di rappresentanti dell’Alleanza Evangelica Italiana, della Chiesa di Dio Onnipotente con seguaci tra la comunità cinese, della Chiesa Ortodossa Rumena, di rappresentanti della religione induista vaisnava (Hare Krisna), dei buddisti della Soka Gakkai e di movimenti esoterici come i Rosa+Croce e l’Archeosofia, di nuovi movimenti religiosi come Scientology o i Mormoni fino ai seguaci del Movimento Raeliano. Erano presenti anche diversi professori universitari di cattedre di diritto canonico e inter-religioso di Roma e Napoli ed esponenti di associazioni quali la Federazione Europea per la Libertà di Credo ed altre ancora. Va segnalata anche la presenza di rappresentanti di minoranze islamiche eterodosse, come la Coreis dell’imam Pallavicini (sufi) e un Imam dell’Ahmadiyya una confessione islamica perseguitata come apostata in Pakistan (dove è nata) e in buona parte dei paesi islamiciTra le proposte della Tavola Rotonda ci sono state quella dell’istituzione di un garante per la libertà religiosa che, come proposto dall’accolito cattolico torinese Luciano Saroglia vede come candidato ideale il dott. prof. Massimo Introvigne la cui competenza in materia è apprezzata a livello internazionale.

Molti relatori hanno evidenziato l’anacronismo di una legge come quella dei Culti Ammessi  (Legge 24 giugno 1929 n. 1159) creata in epoca fascista soprattutto per regolamentare le uniche due comunità non cattoliche allora presenti in Italia: quella valdese e quella ebraica, e della necessità di una legge sulla libertà di culto, più volte promessa dalla classe politica, ma mai promulgata. Si è ricordato che prima della guerra i rapporti tra lo Stato e le comunità religiose dell’Impero (ebrei, musulmani, ortodossi, evangelici ecc.) dipendevano dal Ministero della Giustizia e del Culto mentre ora dipendono dal Ministero dell’Interno come se la tutela delle libertà civili e religiose fosse una questione meramente securitaria.

Alcuni relatori sono intervenuti per denunciare che il Ministero dell’Interno ha varato una squadra anti-sette che ha quale consulente principale un sacerdote cattolico esorcista che determina quale comunità religiosa sia o no una setta e come alcune regioni, come la Toscana, avevano addirittura costituito un Osservatorio sui Culti Abusanti che prendeva di mira soprattutto i seguaci di Scientology e dell’Archeosofia.

Mons. Filippo Ortenzi nel suo intervento ha denunciato la censura anti-cristiana di Facebook che banna blog cristiani come Italia Ortodossa e l’ostilità manifestata da taluni vescovi (come quello di Frosinone-Ferentino) verso le minoranze cristiane e in particolare contro la nostra comunità ciociara di Valle Paradiso.

Tra le proposte scaturite dalla Tavola Rotonda, segnaliamo:

– l’istituzione di  un Garante per la Libertà Religiosa;

– la creazione di un Museo delle Religioni (proposta avanzata dall’avv. Francesco Curto del Comitato FedeInsieme nonché membro del Tribunale Nazionale Ecclesiastico della Chiesa Ortodossa Italiana);

– la creazione di Commissioni  come sulla preparazione di proposte legislative specifiche sulla libertà di religione e l’accoglienza di esuli fuggiti da paesi dove subiscono persecuzioni religiose (es. Amhadi in Pakistan, Bahai in Iran, cristiani in Somalia ecc.)

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Epistula Lentuli

Epistula Lentuli

Epistula Lentuli
********: The Savior (acheiropita), c. 1167.. Moscow, Tretyakov State Gallery*** Permission for usage must be provided in writing from Scala.

Epistula Lentuli ad Romanos de Christo Jesu

Quale era il volto di Gesù? Quello dell’Uomo della Sindone o quello dipinto dai pittori da secoli? Nel 1421 fu rinvenuto dal nobile italiano Giacomo Colonna il cosiddetto “manoscritto di Jena” un antico documento inviato a Roma dalla capitale dell’Impero (Costantinopoli). E’ l’epistola (lettera) mandata dal senatore romano Publius Lentulus all’imperatore Tiberio dove parla di un certo Gesù Cristo, uomo dal grande potere taumaturgico e del quale illustra la figura fisica. Il ritratto che ne scaturisce è più vicino all’immagine di Nostro Signore effettuata dai cristiani dei primi secoli che a quella attuale che lo rappresenta come una specie di hippy moderno. Detta lettera, scritta da un magistrato romano, ex governatore della Siria Palestina prima di Ponzio Pilato, di religione pagana e non cristiano, è un apocrifo (cioè non fa parte dei canoni cristiani) e, per taluni storici, anche un falso. Noi non sappiamo se il documento sia vero o falso, ma riteniamo il documento importante e, di conseguenza lo proponiamo anche a voi. Questa è una delle più antiche immagini di Gesù, quella inerente la tradizione del mandylion, il Volto Santo acheropita, ossia non dipinto da mano umana, venerato dalle prime comunità cristiane, noto come immagine di Edessa di Mesopotania (oggi Urfa in Turchia) poi traslato a Costantinopoli – Nuova Roma (oggi Istambul – Turchia) e scomparso nel 1204 quando le orde cattoliche crociate conquistarono e saccheggiarono Costantinopoli causando la fine dell’Impero Romano.

“Un ufficiale romano di nome Lentulo allorché si trovava, per i Romani, nella provincia della Giudea all’epoca di Tiberio Cesare vedendo Cristo, le mirabili sue gesta, la sua predicazione, gli infiniti miracoli e varie altre cose stupende, così al senatore romano scrisse: In quei tempi apparve, e vive tuttora, un uomo dotato di straordinario potere di nome Gesù Cristo. Dalla gente è detto profeta di verità, i suoi discepoli lo chiamano Figlio di Dio, risuscita i morti, e guarisce [tutte] le malattie. E’ un uomo dalla statura alta e ben proporzionata, dallo sguardo improntato a severità;  quanti lo guardano lo possono amare e temere. I suoi capelli hanno il colore delle noci di Sorrento molto mature e discendono dritti quasi fino alle orecchie; dalle orecchie in poi sono increspati e a ricci alquanto  più chiari e lucenti ondeggianti sulle spalle; nel mezzo  ha una riga secondo il costume dei nazarei. La sua fronte è liscia e serenissima, il viso non ha né rughe né macchie, ed è abbellito da un [moderato] rossore. Il naso e la bocca sono perfettamente regolari. Ha barba abbondante [e impubere] dello stesso colore dei capelli: non è lunga, e sul mento [in mezzo] è (leggermente) biforcuta. Il suo aspetto è semplice e maturo. I suoi occhi sono azzurri, vivaci e brillanti. Terribile quando rimprovera, accarezzevole e amabile quando insegna, gioviale pur conservando la gravità. Qualche volta ha pianto, ma non ha mai riso [non fu  mai visto ridere, bensì piangere]. La statura del suo corpo è alta e diritta, le mani e le braccia graziose alla vista. Parla poco, grave e misurato. Giustamente fu dunque detto dal profeta: Il  più bello dei figli degli uomini [Dall’aspetto più bello dei figli degli uomini]. Costui è il re della gloria, che gli angeli desiderano contemplare, la cui bellezza è ammirata dal sole e dalla luna,  il salvatore del mondo,  l’autore della vita.  A lui onore e gloria in eterno. Amen”

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L'abete Addobbato
L’abete Addobbato

L’abete Addobbato L'abete Addobbato

L’abete addobbato è una tradizione cristiana

L’usanza di addobbare un albero per festeggiare il Natale è una tradizione antica, risalente al 724 quando un Vescovo d’origine britannica, San BONIFACIO, apostolo dei germani (e attuale patrono della Repubblica Federale Tedesca) addobbò un abete sempre verde con candele accese per ricordare la nascita di Gesù Cristo, vera Luce del mondo. Tale tradizione si diffuse rapidamente tra le popolazioni germaniche, prevalentemente tra quelle che in seguito adottarono la riforma protestante luterana (Germania, Danimarca, paesi scandinavi e baltici).
Tallin, capitale dell’Estonia rivendica di essere stata la prima città al mondo dove è stato eretto un albero di Natale nella piazza principale nel 1441, primato conteso da un’altra città baltica, quella di Riga, capitale della Lettonia, che afferma che il primo albero di Natale è stato in realtà ivi eretto nel 1510, tanto che ha posto una targa scritta in otto lingue per affermare quanto sostenuto. Dal baltico dove convivono le chiese luterane ed ortodosse, la tradizione dell’albero di Natale si è estesa anche in Russia e nei paesi dell’Est. Da tempo però, la stampa e la cultura dominante, stanno scristianizzando la valenza dell’albero di Natale, sempre più slegato al significato religioso e associato a mere mode consumistiche, cercano di darne una origine acristiana e se non addirittura pagana. Vero è che nelle religioni pagane antiche, tendenzialmente animiste, quale quella celtica degli antichi Druidi, l’albero era considerato un elemento sacro, come è anche vero che nella religione norrena (germanico-vikinga) era venerato l’albero Idrasil o Albero dell’Universo che congiungeva il regno dei morti (Helheim) con il regno degli Asi o divinità nordiche (Asgard) e che il culto veniva effettuato nei boschi sacri, sotto le sacre querce, ma lì non si festeggiava addobbando l’albero a festa, ma praticando rituali di sangue, denominati blot, a favore delle divinità, sacrifici effettuati in tutti i paesi germanici e del nord Europa.
Sotto le querce sacre, ove venivano consultate come oracoli le maghe veggenti dette volur, i sacerdoti, chiamati godi effettuavano sacrifici di animali, soprattutto cavalli e maiali, le cui carni venivano bollite in grandi pentoloni (vds. il pentolone usato dal druido Panomarix del villaggio gallico di Armorica, nelle storie di “Asterix”) ed il sangue, che credevano contenesse poteri magici, veniva asperso sulle case e sui guerrieri, pensavano desse loro forza. In detti rituali cruenti, conditi con grosse bevute di birra ed altre bevande inebrianti consacrate dai godi che portavano i partecipanti ad uno stordimento e ubriacamento per entrare così in contatto con gli Dei, o con gli Elfi (una sorta di geni che vivono nell’aria e nelle foreste) spesso venivano effettuati sacrifici umani. L’albero pagano pertanto non ha nulla in comune con quello cristiano del Natale, l’uno è collegato a rituali di sangue e di morte, mentre l’altro a rituali di vita e di luce. Le cronache dell’epoca narrano che San Bonifacio San Bonifacio(venerato sia dai cattolici, che dai protestanti, che dagli ortodossi) affrontò i pagani che si erano riuniti presso la “sacra Quercia del Tuono di Geismar” per effettuare dei sacrifici umano al fine di ottenere la benevolenza del Dio Thor – Dio del Tuono e figlio di Odino, Re degli Dei, e di Jord, dea della Terra, particolarmente venerato dai guerrieri germani, gridando: “questa è la vostra Quercia del Tuono e questa la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor” e con una scure colpì l’albero sacro. Un vento si levò all’improvviso facendo cadere l’albero, che cadendo si spezzò in quattro parti. Dietro l’albero stava un piccolo abete e San Bonifacio disse che l’abete, albero il cui legno veniva utilizzato per costruire le case, sarebbe diventato il nuovo albero sacro e, quale albero di pace, avrebbe sostituito la quercia simbolo di guerra e di crudeltà. L’abete, da portare nelle case come simbolo di amore e bontà fu associato dal Santo Vescovo Bonifacio a Gesù Bambino e nella notte di Natale veniva addobbato con candele accese.
L’albero di Natale ha pertanto un’origine e un significato completamente diverso ed opposto a quello degli alberi sacri delle religioni pagane, semmai può richiamare quell’albero della vita posto al centro del Giardino dell’Eden o paradiso terrestre, del quale ci parla la Bibbia nel libro della Genesi (2.9). L’albero di Natale, per i cristiani, ricorda pertanto l’albero del Paradiso e rappresenta simbolicamente la Croce di Cristo, Salvatore dell’umanità, come recitato nella prefazione della liturgia dell’Esaltazione della Santa Croce dove vengono pronunciate le seguenti parole: “Nell’albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita , e chi dell’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo, nostro Signore” a significare che Gesù è venuto su questa terra per riconciliare l’uomo con Dio e a tal fine, l’abete, sempreverde e che se anche reciso mantiene a lungo colore e profumo, rappresenta l’albero della vita eterna. Nel medioevo gli alberi di Natale, denominati anche “alberi del Paradiso”, oltre che con le candele, cominciarono ad essere decorati con mele (richiamo biblico all’albero della conoscenza ed al superamento con Gesù del peccato originale), ai quali furono successivamente aggiunte, anche noci, castagne e a porre ai piedi dell’albero, anche dei dolci fatti con latte e miele, quale richiamo biblico alla terra promessa, o altri biscotti e soltanto in epoca successiva anche altri regali. La tradizione dell’albero di Natale in Occidente è più recente di quella del presepe (tradizione iniziata da San Francesco d’Assisi nella città di Greccio nel 1223) e si è sviluppata soltanto nel XIX secolo. In America fu portata dai coloni protestanti già all’inizio della colonizzazione europea, mentre in Austria fu introdotta nel 1816 a Vienna la prima metà dell’ottocento dalla principessa tedesca Enriette Alexandrine Friederike Wilmine von Nassau-Weilburg, moglie dell’Arciduca Carlo, Duca di Teschen, famoso generale austro-ungarico che sconfisse Napoleone nella battaglia di Aspem-Essling e in Francia nel 1840 dalla duchessa di Orléans. Sebbene in Occidente l’albero di Natale, come tante tradizioni reimportate dall’America, è entrato nel costume, spesso più consumistico che religioso, di tutte le popolazioni europee, non molti sanno che la Chiesa Cattolica lo ha visto per molto tempo con sospetto, tanto che è stato definitivamente sdoganato soltanto nel 1982 da Papa Giovanni Paolo II che ha iniziato la tradizione di far mettere un albero di Natale in Piazza San Pietro. Non molti sanno che l’Italia è stata una delle prime nazioni a maggioranza cattolica dove è stata introdotta la tradizione dell’albero natalizio. Infatti il primo albero di Natale è stato addobbato a Roma nella seconda metà dell’ottocento per volere della Regina Margherita, l’amatissima moglie del Re Umberto I, resa famosa perché in suo onore i pizzaioli napoletani inventarono in suo onore la pizza Margherita (tipica pizza napoletana, condita con pomodoro, mozzarella, basilico, sale ed olio che ha certamente contribuito al riconoscimento della pizza napoletana come patrimonio culturale dell’umanità da parte dell’Unesco) ed il grande poeta Gesuè Carducci dedicò la celebre ode Alla Regina d’Italia.
Filippo Ortenzi

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La Libertà Religiosa in Italia

Intercomunione con la Iglesia Catolica
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Intercomunione con la Iglesia Catolica Apostolica Ortodoxa de Nicaragua 
e costituzione Legazione Apostolica in Bulgaria
E’ stata sottoscritta tra la Chiesa Ortodossa Italiana, rappresentata da mons. Filippo Ortenzi, arcivescovo di Roma e la Iglesia Catolica Apostolica Ortodoxa – Diocésis de Nicaragua, rappresentata da mons. Felix Soza, vescovo di San Pablo, in obbedienza alla parola di Nostro Signore Gesù Cristo “perché tutti siano una cosa sola “  (Giovanni XVII,20) ed in base alla totale osservanza dei Santi Canoni della Santa Chiesa Ortodossa, la piena intercomunione sacrale, liturgica e canonica tra le nostre Chiese. Le nostra due Chiese sono strettamente Nazionali e utilizzano di rituali propri.
Inoltre la nostra Chiesa ha costituito una Legazione Apostolica in Bulgaria della quale è stato nominato responsabile Padre Elia Tsispanias, che curerà i rapporti con le altre realtà ecclesiali, nonché la comunità italiana ortodossa della diaspora di Sofia.

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Il Martirio di Corneliu Zelea Codreanu
Il Martirio di Corneliu Zelea Codreanu

Il Martirio di Corneliu Zelea Codreanu Il Martirio di Corneliu Zelea Codreanu

30 novembre anniversario 
del martirio di Corneliu Zelea Codreanu
Il 30 novembre 1938 veniva assassinato a Tâncăbești (Romania), all’età di 39 anni, Corneliu Zelea Codreanu fondatore e capo carismatico del Movimento Legionario, dal 1930 conosciuto anche con il nome di Guardia di Ferro. Fondatore nel maggio 1922 venne  dell’Associazione degli Studenti Cristiane (Asociația Studenților Creștini). Nel marzo 1923 Codreanu fu cofondatore della Lega per la Difesa Nazionale Cristiana (Liga Apărării Național Creștine), Durante tale periodo fu  ingiustamente imprigionato per ben sette mesi di prigione nel carcere di Văcărești per delle accuse cospiratorie dalle quali fu assolto. Nel maggio 1924 organizzò un campo volontario di studenti, chiamato Fratellanza della Croce (Frăția de Cruce),  interrotto dall’intervento dalla polizia che arrestò tutti i presenti.  Durante il processo, aggredito dalla polizia estrasse la pistola ed uccise il prefetto, della qual cosa fu assolto per legittima difesa. Il 24 giugno 1927,  giorno di San Giovanni Battista, Codreanu fondò la Legione dell’Arcangelo Michele (Legiunea Arhanghelului Mihail) movimento anticapitalista ed anticomunista, patriottico, che: “ha soprattutto il carattere di una grande scuola spirituale. Tendente ad accendere fedi insospettate,  e a trasformare e rivoluzionare le anime. Gridate ovunque che il male, la miseria, la rovina vengono dall’anima. L’anima è il punto cardinale sopra il quale si deve operare nel momento attuale. L’anima dell’individuo e l’anima del popolo” (Il Capo di Cuib). Non si può comprendere pienamente Codreanu senza comprendere la fede ortodossa, dove popolo e chiesa coincidono in una unità indissolubile.Nel giugno del 1930 la Legione si trasformò in Partito con il nome di Guardia di Ferro (Garada de Fier). Nel giugno del 1931 il governo demoplutocratico rumeno sciolse la Guardia di Ferro, perseguendone le sedi ed incarcerano numerosi legionari, tra i quali Codreanu. Il movimento subì feroci persecuzioni da parte dei vari governi liberali (nel 1933 furono arrestati oltre 18.000 legionari), Dopo che la magistratura, per l’ennesima volta, smontò le accuse contro i gardisti nel 1934 la Guardia di Ferro si ricostituì con il nome di Tutto per la Patria (Totul pentru Tara), che intraprese opera di aiuto alle popolazioni attraverso i campi di lavoro legionari, dove attraverso l’azione volontaria dei legionari si aiutavano le popolazioni a costruire ponti, utilizzare nuove tecniche agricole, costruire dighe, innalzare nuove Chiese ecc, Nel 1938 un colpo di stato conservatore sciolse tutti i partiti, compreso quello legionario, che alle elezioni aveva ottenuto il maggior numero di consensi, contro il quale fu scatenata una brutale repressione. Imprigionato insieme a numerosi legionari fu assassinato, unitamente ad altri 13 dirigenti del movimento legionario,  nel carcere di Doftana dai gendarmi che ebbero dal governo un premio di 30.000 lei (moneta rumena ancora in uso in detto Stato) cadauno.
Di lui scrisse il giornalista Indro Montanelli che ebbe modo di conoscerlo:
«Era sobrio fino all’astinenza. Digiunava il martedì e il venerdì fino alle cinque del pomeriggio (…) Non si curava delle donne. E anche per questo, forse, non si curava dei suoi vestiti (…) Non aveva nessuna idea del denaro (…) Sua moglie doveva sottrargli di nascosto il denaro, quando ce n’era, per impedirgli di farne dono ai poveri e agli amici, che erano poveri anch’essi
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