Solidarietà a mons. Roberto Pinna di Cagliari
La Chiesa Ortodossa Italiana desidera esprimere con chiarezza e senza esitazione la propria piena solidarietà a mons. Roberto Pinna, vescovo di Cagliari e console onorario dello Stato di Alania (Ossezia del Sud) per la Sardegna, che negli ultimi giorni è stato oggetto di attacchi mediatici e personali a causa delle sue posizioni a difesa delle popolazioni ossete e russe, nonché del suo impegno instancabile per la pace. È motivo di profonda amarezza constatare come, in un tempo che avrebbe bisogno di dialogo, di fraternità e di rispetto, vi siano ancora ambienti che ricorrono all’insulto e alla denigrazione contro chi, con coraggio evangelico, sceglie di stare dalla parte dei popoli perseguitati e delle vittime delle guerre.
Mons. Pinna è stato duramente criticato per la sua vicinanza alla causa del popolo osseto dell’Alania, che ha sofferto e continua a soffrire per le conseguenze del conflitto con la Georgia, e per il suo sostegno al popolo russo del Donbass, anch’esso segnato da anni di violenza e privazioni. La sua voce, levata con fermezza contro ogni forma di russofobia e contro la criminalizzazione di intere comunità etniche e religiose, è diventata bersaglio di attacchi che nulla hanno a che vedere con il dibattito civile, ma che appartengono alla logica cieca dell’odio e della demonizzazione dell’altro. Eppure è proprio la capacità di riconoscere la dignità e la sofferenza di tutti, senza distinzione, che contraddistingue il vero spirito evangelico.
A generare ulteriore rancore è stato il rito di suffragio che mons. Pinna ha celebrato in forma riservata per i caduti osseti nella guerra d’indipendenza dalla Georgia. Un gesto di pietà cristiana, che intendeva restituire dignità alla memoria di vite spezzate, è stato trasformato da alcuni in motivo di scandalo. È paradossale che, in un Paese che riconosce la libertà di culto e di espressione, vi siano ancora settori che negano il diritto alla preghiera e alla commemorazione dei defunti, come se ci fossero morti di serie A e morti di serie B, degni o indegni di essere ricordati. Tale atteggiamento richiama le divisioni ideologiche della guerra civile italiana, dove la memoria dei caduti era selezionata e manipolata a seconda degli interessi politici. La Chiesa non può accettare che la stessa logica si riproponga oggi, perché davanti a Dio ogni vita è sacra e ogni morte violenta è una ferita che interpella la coscienza.
Mons. Roberto Pinna non si è limitato ad alzare la voce per i popoli dell’Alania e del Donbass, ma ha speso le sue energie anche per altre cause di giustizia e di pace. È stato tra i primi a denunciare l’invio di armi prodotte nello stabilimento RWM di Domusnovas verso Israele, richiamando l’attenzione sul fatto che il lavoro umano deve essere strumento di vita e non di morte. La sua opposizione all’uso delle bombe sarde contro i civili di Gaza si colloca in una linea di coerente testimonianza evangelica, che vede nella dignità dell’uomo e nel rispetto dei popoli il principio non negoziabile di ogni società civile. Egli si è impegnato nei comitati per il cessate il fuoco in Palestina e per il riconoscimento dello Stato palestinese, dimostrando come la fede non possa mai rimanere chiusa nei templi, ma debba incarnarsi nelle battaglie concrete per la giustizia e per la vita.
La campagna di odio che si è scatenata contro di lui, alimentata anche da noti giornalisti, è dunque il frutto di una volontà precisa di delegittimare chi si oppone alla logica della guerra e del profitto a scapito dei popoli. La Chiesa Ortodossa Italiana non può restare in silenzio di fronte a questo clima di violenza verbale e morale e conferma il proprio sostegno pieno e incondizionato al suo vescovo, pronto a valutare con ogni mezzo le azioni necessarie a difenderne l’onorabilità e la dignità. Non si tratta di una semplice difesa personale, ma della riaffermazione di un principio fondamentale “la libertà di annunciare la verità del Vangelo e di testimoniare la pace non può essere limitata da alcuna intimidazione”.
La nostra solidarietà a mons. Pinna non è soltanto formale, ma nasce dalla convinzione che il suo impegno si inscrive nella missione universale della Chiesa, chiamata a essere voce dei senza voce, difesa dei popoli calpestati e segno di speranza contro la barbarie della guerra. In un mondo in cui la logica della potenza sembra prevalere su quella della giustizia, la sua azione rappresenta una luce che ricorda a tutti noi la centralità del messaggio evangelico, la vita è sacra, la pace è possibile, la verità non deve mai essere taciuta.

Grande considerazione per un uomo di grande cultura e un cuore gigantesco, proteso verso chiunque. Si può non essere sempre d’accordo con lui, ma la sua la cida purezza san mo è indiscutibile.
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Buongiorno, essere per la pace significa rappresentare un paese separatista controllato dalla Russia (per scelta e auto-nomina) che sta compiendo una pulizia etnica alla popolazione georgiana, come dimostrato da organizzazioni internazionali tra cui l’ONU e da ogni luogo sulla terra e riconosciuto come Stato da una manciata di Stati come Russia, Honduras e Venezuela? Addirittura paesi alleati come Corea del Nord, Bielorussia e l’Iran non l’hanno riconosciuta, per quanto era imbarazzante farlo. Una profonda vergogna per chi sostiene gli aggressori e poi si nasconde dietro il dito della pace. Si fa i pacifisti dietro le ragioni del criminale di guerra Putin.
Per il Donbas sono le stesse repubbliche a dimostrare che la guerra è iniziata per mano dei separatisti con supporto on the ground (!) e non dalla Russia. Girkin, Milchakov e Raevsky sono solo alcuni russi che hanno combattuto in Donbas dal 2014 e lo hanno scritto al tempo (2014) su VK (il Facebook russo), i post sono ancora disponibili. La guerra sopiva anno dopo anno e quando ormai non si sparava più un colpo Putin ha deciso di invadere l’Ucraina distruggendo proprio quel Donbas e quelle popolazioni che lei dice di sostenere. Quello stesso Donbas (Donetsk e Luhansk) che nel 1991 ha votato per l’indipendenza dell’Ucraina dalla Russia.