Roma – Convegno sull’Ecclesiologia Ortodossa

Si è svolto a Roma, organizzato dalle Edizioni Theosis un interessante convegno sull’Ecclesiologia Ortodossa e che ha affrontato anche il tema delle divisioni interne all’ortodossia, allo scisma ucraino e alle persecuzioni contro la Chiesa Ortodossa Ucraina e la Chiesa Ortodossa Estone da parte dei rispettivi Stati. Il monaco atonita greco-ortodosso padre Paisios Karyotis (nella seconda foto con il nostro Metropolita Sua Beatitudine Filippo I) ha criticato le politiche occidentali, atlantiche ed europee che vogliono imporre, da un lato un minimalismo teologico alle varie Chiese e, dall’altro, una visione relativistica e occidentale della religione, riguardo alla Russia ha sostenuto che “Se la Russia divenisse occidentale la cultura ortodossa cesserebbe di esistere”. Padre Paisios ha criticato il cosmopolitismo internazionale che cerca di distruggere le sovranità e le culture nazionali e come la secolarizzazione porta alla scomparsa dei valori religiosi, nazionali e familiari.

L’ecumenismo interconfessionale è nato negli U.S.A., in ambito metodista all’inizio del secolo passato per opera soprattutto di John Raleigh Mott, leader della Young Men’s Christian Association (Y.M.C.A.), Premio Nobel per la Pace nel 1946 e Presidente onorario a vita del Consiglio Ecumenico delle Chiese, il relatore ha raccontato di un argomento poco noto in Europa, quello del movimento del Social Gospel (Vangelo Sociale) che è stato l’equivalente evangelico della dottrina sociale della Chiesa Cattolica e che ebbe un certo seguito tra le classi popolari negli USA e in Canada nella prima metà del secolo scorso.
Altro argomento sconosciuto nel nostro Paese è quello relativo alla Conferenza di Mosca dell’8-21 luglio 1948 in concomitanza del cinquecentesimo anniversario della autocefalia della Chiesa Ortodossa Russa (p.s. a Kiev, non a Mosca), conferenza che nell’auspicio di Stalin doveva essere l’VIII Concilio Ecumenico e avrebbe dovuto asservire le Chiese Ortodosse alla politica sovietica, cosa che non avvenne.
A questa Conferenza parteciparono le Chiese Ortodosse di Russia, Serbia, Romania, Bulgaria, Georgia, Albania, Cecoslovacchia, Polonia, Grecia, Costantinopoli, Alessandria, Grecia, Cipro, Antiochia e alla quale partecipò anche il Patriarca della Chiesa Apostolica Armena.
Tra gli argomenti trattati il Vaticano e la Chiesa Ortodossa, con condanna del Concilio di Firenze del 1431, con condanna all’unitarismo greco-cattolico e alle azioni sovversive adottate dai cattolici contro l’Ortodossia; ribadì la fedeltà alla liturgia patristica ed espresse perplessità riguardo la creazione di un Consiglio ecumenico delle Chiese, dominato dalle correnti e tendenze politiche protestanti; si pronunciò a favore del mantenimento della Paschalia alessandrina (nel Concilio di Nicea era stato affidato al Patriarcato di Alessandria d’Egitto il compito di calcolare la data della Pasqua).
Detto Sinodo panortodosso non si trasformò in Concilio Ecumenico perché le Chiese di Costantinopoli, Cipro e Grecia si rifiutarono, per motivi politici, di sottoscrivere il documento finale.
Padre Paisios ha spiegato i motivi del boicottaggio da parte di Costantinopoli, boicottaggio dovuto a motivi non di ordine religioso ma politico, dovuti all’intervento diretto del Pentagono e della Cia, tanto che nel 1948 agenti Cia andarono a Istanbul e rapirono il Patriarca di Costantinopoli Maximos V, che fu prelevato, costretto alle dimissioni e mandato in esilio in Svizzera, dove morì nel 1971 e messo a capo il vescovo greco-ortodosso di origine epirota albanese Atenagora, Arcivescovo greco-ortodosso di New York A, cittadino americano, ecumenista, filo-atlantico trasportato direttamente in Turchia con l’aereo privato del Presidente Harry Truman, da allora il Patriarcato di Costantinopoli non è stato altro che la mano della CIA all’interno dell’Ortodossia.
L’igumeno padre Dionisis Shlenov, collegato direttamente da Mosca, ha affrontato il tema della Ecclesiologia del Primato, tesi eretica di derivazione papista, secondo la quale il Patriarca di Costantinopoli è il “primo universale”, non più primus inter pares ma primus sine paribus, con il potere di poter concedere o togliere unilateralmente l’Autonomia o l’Autocefalia (come avvenuto in Ucraina e Lettonia) e con giurisdizione universale. Addirittura con giurisdizione su tette le nazioni dove sono assenti Chiese Ortodosse indipendenti da lei riconosciute e sull’intera diaspora, come sancito nel Concilio Pan-Ortodosso di Creta del 2016, dove mancavano i rappresentanti di circa l’80% dei fedeli ortodossi.

La pretesa di Costantinopoli di essere l’erede dei diritti di Roma (p.s. dove per altro la Metropolia ortodossa è stata restaurata dalla nostra Chiesa ed è accettata dalle decine di Chiese Ortodosse aderenti all’U.I.C.O.A. – Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale) è assolutamente contraria ai canoni conciliari, non è vero che Costantinopoli, eretta a Patriarcato nel 325 per motivi politici quale ierarca con potere sulle soppresse Metropolie dell’Asia (Efeso), della Tracia (Eraclea) e del Ponto (Trebisonda) abbia mai avuto una giurisdizione universale ed “ecumenico” riguardava l’ecumene imperiale, essendo i Concili indetti dagli Imperatori romani e riguardavano le diocesi interne all’impero. Non è altresì vero che Costantinopoli è madre delle Chiese, tantomeno la Chiesa madre (titolo che spetta a Gerusalemme). Il primato d’onore, che originariamente spettava a Roma, non è stato mai riconosciuto da alcun Concilio Ecumenico come primato di potere e l’ortodossia, al contrario del cattolicesimo, non prevede un Monarca assoluto e infallibile ma una chiesa sinodale dove i vertici sono primus si, ma inter pares e non dei dittatori che possono fare e disfare, anche nei territori canonici di altre Chiese (vedi Ucraina ed Estonia) a loro piacimento. La Chiesa è il Corpo di Cristo e capo della Chiesa non è né il Papa né il Patriarca di Costantinopoli, ma Cristo stesso, ogni tesi diversa è, oggettivamente, eretica.
