Per la Pace e contro tutte le guerre
A Roma si è svolta una significativa manifestazione contro l’Europa della Finanza e della Guerra, promossa dall’onorevole Marco Rizzo e dal dottor Francesco Toscano, esponenti del movimento D.S.P. A questo appuntamento, che ha riunito voci critiche e consapevoli del dramma che il nostro tempo sta vivendo, ha preso parte Sua Beatitudine Filippo di Roma, Primate della Chiesa Ortodossa Italiana, accompagnato dal reverendo padre Marco e dallo ieromonaco Sebastiano. La presenza della Chiesa a tale evento ha voluto essere segno di testimonianza evangelica e di attenzione viva verso le sofferenze dei popoli, in uno scenario internazionale segnato dall’ombra delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie.

Durante il suo intervento, Sua Beatitudine ha rivolto parole ferme e profetiche contro il flagello della guerra in Ucraina, definita come il: “frutto avvelenato delle provocazioni atlantiche e di una politica cieca alle necessità di pace”. Ha ricordato con dolore come la Chiesa Ortodossa Ucraina, fedele al Patriarcato di Mosca, sia oggi oggetto di una persecuzione dura e sistematica, centinaia di luoghi di culto sono stati sequestrati dalle autorità statali e consegnati, con violenza e senza rispetto per la libertà religiosa, alla Chiesa Greco-Cattolica Uniate e a comunità scismatiche estranee alla tradizione canonica. È un attacco non solo alla fede, ma anche al cuore stesso della cultura e della memoria spirituale di un popolo, privato del diritto di pregare e di custodire le proprie radici.

Non meno grave, ha sottolineato Sua Beatitudine, è la situazione delle minoranze etniche in territorio ucraino, costrette a subire discriminazioni e politiche di assimilazione forzata. Non solo il popolo russo viene colpito, ma anche le comunità ungheresi e soprattutto le popolazioni moldavo-rumene della Bessarabia Meridionale e della Bucovina del Nord, terre storicamente appartenute alla Romania e annesse da Stalin all’Ucraina in epoca sovietica. In queste regioni oggi si proibisce l’uso della lingua materna, si ostacola la pratica religiosa secondo la tradizione della Chiesa Ortodossa Rumena e si mira a cancellare un patrimonio di fede e cultura che dovrebbe invece essere riconosciuto e rispettato. È una forma di oppressione silenziosa e persistente, che cerca di recidere le radici di intere comunità, condannandole all’omologazione e alla perdita della loro identità.

La denuncia di Sua Beatitudine non si è limitata al contesto ucraino. Egli ha voluto richiamare l’attenzione anche sulla tragedia che ha colpito il Nagorno Karabakh, dove la repubblica armena di Artsakh è stata recentemente annientata dalle forze azere. Le operazioni militari sono state sostenute dal concorso di milizie islamiste provenienti dalla Siria, fatte affluire appositamente dalla Turchia, e hanno provocato lo sradicamento forzato delle popolazioni armene da territori nei quali esse erano presenti da secoli, anzi da millenni. Lo stesso Strabone, storico greco-cappadocio del I secolo avanti Cristo, attestava come quelle genti appartenessero già allora al regno artasside della Grande Armenia, molto prima dell’avvento del Cristianesimo. Oggi quella continuità storica e culturale è stata brutalmente interrotta da un’azione che non può che essere definita pulizia etnica, un crimine che ferisce non soltanto il popolo armeno, ma l’intera coscienza dell’umanità.
Concludendo il suo intervento, Sua Beatitudine Filippo ha ribadito che la voce della Chiesa non può tacere dinanzi a tali ingiustizie. L’Ortodossia, che affonda le sue radici nella pace di Cristo e nel mistero della Croce e della Risurrezione, è chiamata a ricordare a tutti gli uomini e a tutte le nazioni che la guerra non è mai soluzione, ma solo tragedia e rovina. La missione del Vangelo è quella della riconciliazione, del rispetto dei popoli, della tutela delle identità e della libertà religiosa. La Chiesa non si schiera con le potenze di questo mondo, ma con i poveri, i perseguitati, le vittime dell’odio e della violenza.
Il messaggio che da Roma si è voluto lanciare al mondo intero è dunque chiaro e inequivocabile “la pace è il dono più grande di Dio e nessun interesse geopolitico, economico o militare può giustificare la distruzione della vita umana, la cancellazione delle culture e la persecuzione della fede”.
La Chiesa Ortodossa Italiana, per bocca del suo Primate, continuerà a pregare e a operare affinché i popoli martoriati trovino consolazione, giustizia e libertà, e affinché le guerre, in ogni luogo, lascino spazio alla fraternità e alla speranza.
