L’Ipodiacono Giovanni Trombino ha raggiunto la Casa del Padre

L'Ipodiacono Giovanni Trombino ha raggiunto la Casa del Padre

Giovedì 20 febbraio è deceduto presso l’ospedale ICOT di Latina Giovanni Trombino, uno dei primi fedeli della nostra Chiesa ed Ipodiacono della nostra Comunità di Latina. Ho conosciuto Giovanni anni fa presso la sede di Confimprese Italia dove firmammo il C.C.N.L. Colf Badanti per dare assistenza contrattuale ad una categoria scarsamente contrattualizzata. Da allora siamo rimasti amici, condividendo le battaglie a favore delle categorie disagiate e, al riguardo si è sempre contraddistinto per le battaglie a favore delle donne delle pulizie, dei senzatetto, dei pensionati e dei diseredati. Se un domani dovrà rendere conto delle opere di carità, Giovanni probabilmente le ha seguite tutte. Quando nel giugno 2014 fondammo la Chiesa Ortodossa Italiana fu uno dei primi ad aderire, tanto da venire ordinato Ipodiacono nel Forte Sangallo di Nettuno (RM) il 21 marzo 2015. Lo andai a trovare nell’autunno scorso insieme con il Segretario Nazionale del Sindacato Italiano Autonomo SIA-Confsal e, sebbene sul letto attaccato ad una bombola d’ossigeno e con un piede gonfio era ancora animato da spirito combattivo e voleva attivare CAF e Patronato a Latina per seguire quel popolo minuto alla cui difesa aveva dedicato tutta la sua vita. Lo sono andato a trovare, l’ultima volta sabato 8 febbraio u.s. Abbiamo recitato insieme delle preghiere e gli ho impartito il sacramento dell’unzione degli infermi che, purtroppo, nel suo caso è coinciso con una estrema unzione. Era ricoverato nel Reparto Terapia del Dolore e cure palliative, dove vengono portate le persone per le quali non ci sono più speranze di guarigione. Lo spirito però era forte, mi ha chiesto materiale propagandistico perché stava facendo apostolato tra le infermiere, fantasticava di voler aprire una Chiesa e diceva anche di aver individuato il luogo, pensava a come far funzionare l’Opera Ortodossa Mensa dei Poveri, della quale era responsabile di Latina, perché, mi diceva ci stanno tanti poveri che hanno bisogno di un minimo di conforto e di un piatto di minestra. Era sicuro che poteva riprendere quanto prima il suo apostolato perché stava ricoverato in riabilitazione e sarebbe uscito entro un paio di mesi. Fino all’ultimo sognava per il futuro. L’ultima volta che l’ho sentito per telefono, domenica scorsa, nonostante mi avesse assicurato che stava bene l’ho sentito sofferente e con difficoltà a parlare. Purtroppo i polmoni erano compromessi da anni e non reggevano più. Ignoro i motivi delle sue difficoltà respiratorie che lo hanno portato alla morte, forse le sigarette che fino a qualche anno fa fumava o forse è una conseguenza dell’attività lavorativa presso la Centrale Nucleare di Latina prima della sua chiusura.

L’Ipodiacono Giovanni Trombino ha raggiunto la Casa del Padre

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