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Roma – ordinazioni sacerdotali  

Roma – ordinazioni sacerdotali  

Due missionari al servizio dei poveri

 

Domenica 5 dicembre, durante la Divina Liturgia in rito gallicano italico, officiata da mons. Alessandro Frezza, concelebrante padre Barnaba da Frosinone, Sua Eccellenza Reverendissima Filippo di Roma, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, nella Cattedrale di via Bovino n. 43 Roma (località Grotta Celoni – VI Municipio) ha provveduto alla chirotonia sacerdotale dello ieromonaco padre Elia di Reggio Calabria (al secolo Vittorio Favazzo) e di padre Sebastiano dell’Esarcato Ortodosso di lingua rumena di Roma (al secolo Sabin Octavian Nicolcea).

Padre Elia era stato, il giorno prima, tonsurato monaco e ordinato ierodiacono da mons. Filippo in una cerimonia religiosa alla quale aveva partecipato padre Stefano di Saluzzo, parroco di “Santa Caterina” e Gran Priore della Confraternita di San Gabriele Arcangelo.

Di Padre Elia, che a marzo scorso fu accolto come novizio nella nostra chiesa, nominato “diacono eletto” e al quale fu affidata la Missione “Sant’Elia lo Speleota”, santo al quale è particolarmente legato tanto da scegliere Elia come nome religioso abbiamo già parlato su questo blog in un articolo pubblicato il mese di marzo scorso (https://www.chiesa-ortodossa.com/blog/missione-santelia-lo-speleota/) che vi invitiamo a rileggere, dove raccontiamo la storia di questo “missionario al servizio dei poveri.

Padre Elia, diplomato all’Ipsia, ha anche superato un corso triennale di Regista Televisivo, ha effettuato un corso di Operatore Pastorale presso l’Istituto Operatori Pastorali della Diocesi Cattolica di Reggio Calabria e ha conseguito il Diploma di Liturgia Pastorale presso l’Accademia Ortodossa San Nicodemo L’Aghiorita della nostra Chiesa. Uomo di grande fraternità ecumenica collabora con la Caritas diocesana nei servizi di mensa e ascolto e presta servizio di giardiniere volontario presso la Parrocchia greco-Ortodossa reggina.

All’ordinazione di padre Elia, che nel passato ha anche svolto piccole parti nel cinema ed effettuato anche alcuni documentari come regista, ha partecipato anche il noto attore Vincenzo Bonanno, al quale è legato da antica amicizia. Padre Sebastiano invece viene dalla Romania, dove è stato ordinato sacerdote nella Chiesa Ortodossa del Vecchio Calendario, in Italia dopo una breve collaborazione con la Metropolia di Milano e della Longobardia è venuto a Roma, dove ha preso servizio quale cantore nella Parrocchia dei Santi Imperatori “Costantino ed Elena” di Roma Anagnina, egregiamente diretta da padre Giovanni Pricop.

Anche lui ha conseguito il Diploma di Liturgia Pastorale presso la nostra Accademia. Anche padre Sebastiano è un missionario tra gli ultimi, operando tra i poveri, i senzatetto ed anche tra i rom rumeni di Roma. Questi due nostri fratelli, che si aggiungono ai due ieromonaci siciliani ordinati la settimana precedente, sono la prova lampante che i semi gettati dalla nostra Chiesa stanno dando i loro frutti e che lo Spirito Santo ci guida e ci protegge. Padre Elia è stato incardinato nella Diocesi del Mercurion e padre Sebastiano in quella di Roma.

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Sicilia

Sicilia

sulle orme di Sant’Antonio 

 Consacrati due ieromonaci siciliani

Attivati Eremi a Paternò e Partanna

 

Domenica 28 novembre, nella Cattedrale di via Bovino,43, Sua Ecc. Rev. Filippo, arcivescovo metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, coadiuvato dal corepiscopo mons. Alessandro Frezza, nel corso della Divina Liturgia in rito gallicano italico, ha effettuato la chirotonia di confermazione di due monaci eremiti siciliani che si sono posti sotto l’omoforio della nostra Chiesa.  Alla celebrazione ha partecipato anche padre Sebastiano Nicolcea dell’Esarcato di lingua rumena di Roma.

I due ieromonaci siciliani che hanno arricchito la nostra presenza sul territorio sono padre Raphael di Paternò (CT) e padre Antonio di Partanna (TP), il primo, che ha avuto anche l’attestato di esorcista, ha aperto un Eremo nella sua città dedicato a San Raffaele Arcangelo e l’altro a Partanna dedicato a San Giuseppe il Giusto. Gli Eremi sono stati eretti ai sensi del canone 35 del Codex della Chiesa Ortodossa Italiana che prevede che “Oltre la vita cenobitica dei Monasteri, i monaci possono condurre vita anacoretica in Eremi, Lavre o Skite” e che “L’Eremo è una struttura isolata dal mondo, dove uno o più monaci/monache, conducono una vita di preghiera e ascesi in stretto contatto con la natura”.

Per la verità abbiamo usato il termine Eremo in modo improprio, ossia nel senso comune intendendo con esso una Casa religiosa, comprendente una cappella devozionale, abitata da un solo monaco. In realtà gli eremiti metropolitani sono più vicini ai medievali anacoreti (dal greco ἀναχωρέω, anachōreō, che significa “ritirarsi”) cattolici. Nella Chiesa Ortodossa Russa c’è un termine specifico per definire gli eremiti metropolitani che, pur praticando una vita di preghiera ed ascesi non sono isolati dal mondo, vivono in mezzo alla comunità e la supportano sia spiritualmente che nelle opere di carità e si chiama Poustinia e detti monaci poustinik. Il poustinik, pur dedito alla preghiera e all’ascesi, non si isola dalla società ma è sempre disponibile a supportare i fedeli con consigli, preghiere e opere di carità cristiana. I due ieromonaci (monaci sacerdoti), sono di  spiritualità antoniana e verranno inseriti nel costituendo Ordine Ecumenico di Sant’Antonio in fase di costituzione, del quale si sta scrivendo la Regola, e che sarà diretto dal teologo e corepiscopo Max Giusio di Torino.       

Eremo “San Raffaele Arcangelo”

ieromonaco Padre Raphael

via San Michele, 153 – 95047 Paternò (CT)

Divina Liturgia tutti i giorni e la domenica mattina

Eremo “San  Giuseppe il Giusto”

ieromonaco Padre Antonio

via Messina,7 – 91128 Partanna (TP)

Divina Liturgia tutti i giorni e la domenica mattina

           

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Affile

AFFILE 

Sulle orme di san Benedetto

 

Domenica 21 novembre, nella Chiesa di san Pietro, sita nel vecchio cimitero dismesso di Affile, è stata celebrata, alla presenza ddell’arcivescovo mons. Filippo Ortenzi, da padre Barnaba (al secolo Sergio Arduini) e dal corepiscopo mons. Alessandro di Roma (Alessandro Frezza) una divina liturgia nel paese dove si è verificato il primo miracolo di san Benedetto da Norcia. Affile (antica Eufide), è una cittadina di 1.500 abitanti, sita sui monti affiliani, adiacente agli altopiani di Arcinazzo e facente parte della Comunità Montana dell’Aniene. La Chiesa di San Pietro è (notizie dal sito comunale) “ sicuramente la chiesa più antica di Affile, posta sull’anonimo colle e impersona uno dei primi luoghi di culto cristiano nella Valle dell’Aniene, tanto che si può farla risalire ad epoca paleocristiana. Dedicata al principe degli Apostoli, è stata in anni recenti inserita nel contesto cimiteriale comunale. Nel 494 d.C. S. Benedetto da Norcia, all’età di 17 anni, decide di abbandonare i suoi studi e di allontanarsi dall’ambiente decadente e corrotto di Roma, per dedicarsi alla vita eremitica. Si reca quindi ad Affile, accompagnato dalla sua nutrice

Cirilla.  Ad Affile e proprio grazie a Cirilla, San Benedetto compì il suo primo miracolo! Si narra che Cirilla avesse chiesto in prestito alle donne del paese un setaccio per il grano, forse di terracotta, che si ruppe in due parti. Affranta dal dispiacere, tornando a casa S. Benedetto trovò la nutrice in lacrime: talmente commosso dalla scena, il giovane si mise a pregare tenendo in mano i pezzi dell’arnese. La sua devozione fu tale che, miracolosamente al termine della preghiera il setaccio era nuovamente ricomposto! Venuti a conoscenza dell’evento, gli abitanti del paese vollero appendere il setaccio sopra la porta della chiesa, perché a tutti fosse noto il miracolo. Si dice che per molti anni ancora rimase lì. Tanto clamore suscitò il prodigio che a San Benedetto, giunto ad Affile proprio per schivare la folla, non rimase che fuggire di nascosto, anche dalla sua nutrice. Ritirandosi in una località deserta poco distante: Subiaco, dove in solitudine il santo compose la sua regola, fondamentale per il monachesimo occidentale”.

(nelle foto in alto sopra la Chiesa di san Pietro e sotto padre Barnaba, padre Alessandro e il vescovo Filippo)

 

Il 21 novembre è il giorno nel quale le chiese cristiane fanno memoria dell’entrata di Maria al tempio e mons. Filippo di Roma (Filippo Ortenzi),  nella sua omelia ha ricordato l’evento, ricordando come Maria fosse figlia di Giovacchino ed Anna, e che è nata in una famiglia benestante, come anche Gesù e che la narrazione che Gesù fosse nato in una famiglia povera è completamente falsa. Ha ricordato altresì la figura di san Benedetto, patrono d’Europa, la sua riforma del monachesimo occidentale, la sua Regula monasteriorum, che è stata la base del monachesimo europeo medioevale e non solo. Come Benedetto nella sua Regola introdusse la norma della stabilitatis loci che poneva fine al fenomeno, tipicamente occidentale, dei monaci vacanti decretando l’obbligo per un monaco di risiedere tutta la vita nello stesso monastero e la più famosa ora et labora. Ha ricordato come dette disposizioni indispettirono dei monaci che non amavano di cambiare il loro comportamento  (conversio morum) e per questo a Subiaco tentarono anche di avvelenarlo. Mons. Filippo ha ricordato altresì come la cultura europea deve molto al monachesimo benedettino in quanto fu grazie ai monaci amanuensi che sui loro scriptorium ci hanno tramandato, ricopiando a mano parola per parola, non soltanto i libri sacri ma anche i testi della cultura greco-romana quasi completamente scomparsi dopo le invasioni barbariche.

Il vescovo Filippo ha consegnato una crux meriti al sindaco di Affile,  Ercole Viri, con croce di San Benedetto,  per l’opera di valorizzazione del territorio e per il tentativo, in un momento di scristianizzazione strisciante del nostro popolo, di rivitalizzazione della spiritualità benedettina. 

La Chiesa Ortodossa Italiana si prefigge di ritornare a cwlwbrare periodicamente ad Affile, costituendo all’uopo una apposita “Missione san Benedetto” , che dipenderà dalla Parrocchia san Michele Arcangelo di Frosinone. Padre Barnaba che, oltre Frosinone è anche Rettore del Santuario della Santissima Trinità di Valle Paradiso (Comune di Boville Ernica) curerà personalmente, con l’ausilio dei sacerdoti che manderà a supportarlo l’Arcidiocesi di Roma, detta comunità. Fatto positivo è che, nonostante non sia stata fatta alcuna pubblicità pubblica, diversi cittadini affiliani hanno partecipato alla liturgia, tanto che diversi sono rimasti anche fuori della Chiesa.

Oltre il vescovo Filippo, il corepiscopo Alessandro e padre Barnaba, alla Divina Liturgia ha partecipato anche padre Sebastiano Nicolcea (nella terza foto vicino padre Barnaba – sopra il vescovo Filippo consegna al Sindaco di Affile, Ercole Viri la pergamena di crux meriti e la croce di san Benedetto)

 

Nella foto a fianco dei fedeli fuori della Chiesa

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Roccagorga
Roccagorga (LT)  

Benedizione Targa via Anastasio Gigli

e targa commemorativa dedicata alle Vittime delle Marocchinate  

 

Roccagorga

Aspettavano i liberatori ma arrivò l’infermo” –  Nel 1944,  a seguito dello  sfondamento della linea Gustav,  il generale francese Augustin Guillaume concesse ai Goumier (truppe musulmane marocchine inquadrate nell’esercito francese) 50 ore,  per riscuotere la loro ricompensa secondo la legge islamica (Shari’a)  ovvero che tutto ciò che viene conquistato e non è musulmano può essere violentato e ucciso… ”  La “liberazione” del frusinate e del sud pontino ebbe conseguenze durissime per la popolazione locale che fu oggetto di stupri, violenze, saccheggi e uccisioni indiscriminate di “infedeli” da parte delle truppe  coloniali dell’esercito alleato.

L’A.N.V.M. – Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, egregiamente diretta da Emiliano Ciotti, da anni si batte per far conoscere i crimini dei vincitori effettuati contro l’inerme popolazione italiana da parte delle truppe coloniali francesi, e in tale ottica è rimasta fortemente turbata dal fatto che il giorno dei morti Papa Francesco è andato a rendere omaggio ai gourmier morti al cimitero francese di Roma, portando fiori bianchi. “Ha reso omaggio ai carnefici e non alle vittime” hanno sostenuto quelli dell’A.N.V.M. che, a tal fine si sono avvicinati alla Chiesa Ortodossa Italiana, tanto che il presidente stesso ha preso la Tessera di fedele della nostra comunità religiosa.

Domenica 14 novembre,  è stata posta una Targa  in via Anastasio Gigli, dedicata a un ragazzo di 14 anni violentato e ucciso dalle truppe coloniali.  Dopo gli interventi del Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, Emiliano Ciotti e del vice-sindaco di Roccagorga, Mario Romanzi (di Fratelli d’Italia), Sua Eccellenza Reverendissima Filippo di Roma, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, dopo un breve intervento dove ha ricordato che quanto accaduto in Italia è successo in questo secolo anche   nella Piana di Ninive in Iraq per mano dell’Isis e il pericolo che un’invasione islamica incontrollata può rappresentare per la sicurezza dei popoli europei ha benedetto la targa di marmo.

Oltre il Presidente dell’A.N.V.M. Emiliano Ciotti e il vicesindaco  di Roccagorga Mario Romanzi, (nella foto sopra con vescovo Filippo), erano presenti  il sig. Roberto Gigli, parente del ragazzo assassinato al quale è stata dedicata la via,

erano presenti delle guardie ittiche ecozoofile dell’associazione Vigiles-Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee del CONI), la cui sede provinciale è a Roccagorga e del quale è presidente lo stesso Emiliano Ciotti, nonché  alcuni cittadini del paese.

L’A.N.V.M. si batte da tempo affinché  lo Stato riconosca il 18 maggio quale “giorno della memoria delle vittime delle marocchinate” , il 18 maggio scorso mons. Filippo, accompagnato da padre Barnaba di Frosinone e padre Alessandro di Roma ha partecipato alle manifestazioni commemorative organizzate dall’A.N.V.M.   a Frosinone, Torrice,  Castro dei Volsci, Veroli ed altre località del Frusinate. Le  vicende delle marocchinate sono state descritte anche dallo scrittore Alberto Moravia, il cui libro diede lo spunto al regista Vittorio De Sica, per il film “La Ciociara”, uscito nel 1960 e che ebbe per protagonisti attori quali Jan-Paul Belmondo e Sophia Loren, che per l’interpretazione vinse un Oscar quale migliore attrice protagonista.

Emiliano Ciotti (nella foto a destra dopo padre Barnaba di Frosinone e mons. Filippo)  da anni sta raccogliendo documentazioni e memorie per non far dimenticare e far conoscere alle nuove generazioni, quanto successo nel 1944 e, all’uopo, ha scritto anche un libro dal titolo: “Le Marocchinate”.

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Esicasmo

Esicasmo

 Meditazione e preghiera contemplativa e

progetto Hesychia  “Spirito Mente e Corpo”

 

Esicasmo

Oltre l’apatia e la ataraxia. Dopo il periodo nel quale imperversava la cultura new-age, e dove vari “maestri” proponevano percorsi di perfezione legati alla tradizione buddista o orientale, non è stata valutata appieno la tradizione monastica Ortodossa. Nella tradizione monastica Ortodossa, cerchiamo di capire il grande valore dell’esicasmo. Si parla di una meditazione e di una “preghiera del cuore“.

La Preghiera del cuore, radicata nel Nuovo Testamento, viene assunta da una «corrente» propria della spiritualità orientale antica che è stata chiamata esicasmo. Il nome proviene dal greco hesychìa che significa: calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione. L’esicasmo può essere definito come un sistema spirituale di orientamento essenzialmente contemplativo che ricerca la perfezione (deificazione) dell’uomo nella unione con Dio tramite la preghiera incessante. Tuttavia ciò che caratterizza tale movimento è sicuramente l’affermazione della eccellenza o della necessità della stessa hesychia, della quiete, per raggiungere la pace con Dio.

In un documento del monastero di Iviron del monte Athos, si legge questa definizione: «L’esicasta è colui che solo parla a Dio solo e lo prega senza posa». Gli esicasti, inserendosi nella tradizione biblica, esprimeranno l’esperienza della preghiera. contemplativa attraverso l’invocazione e l’attenzione del cuore al Nome di Gesù, per camminare alla sua presenza, essere liberati da ogni peccato e rimanere nel dolce riposo di Dio in ascolto della sua parola silenziosa. La storia dell’esicasmo inizia con i monaci del deserto d’Egitto e di Gaza. «A noi, piccoli e deboli, non ci resta altro da fare che rifugiarci nel Nome di Gesù», dice uno di loro. Si afferma poi al monastero del Sinai, con san Giovanni Climaco.

Un esponente di spicco è sicuramente Simeone il Nuovo Teologo. Rinascerà al Monte Athos nel sec. XIV. Quiete, solitudine e silenzio interiore, che viene raggiunta attraverso la solitudine e il silenzio esteriore, si presenta tuttavia come un mezzo eccellente per raggiungere l’orazione ininterrotta. l’unione con Dio nella contemplazione, attraverso la preghiera . In quanto mezzo e non fine l’esichia va distinta sia dalla apàtheià degli Stoici, intesa come assenza e liberazione dalle quattro passioni fondamentali, la tristezza, il timore, il desiderio e il piacere; sia dall’ataraxia degli Epicurei, che consiste nella libertà dell’anima dalle preoccupazioni della vita.

Padre Roberto Pinna  (parroco Sant’Efisio di Cagliari – via Giuseppe Peretti n. 2/A)

progetto Hesychia 

 

La parrocchia San Nicola di Myra di Campomarino (Këmarini in lingua arbëreshe), in collaborazione con l’Università Popolare del Molise “Paracelso” ha predisposto dei Corsi di Esicasmo nei locali parrocchiali, siti nella frazione Nuova Cliternia – via Moscato n. 12,  che hanno come obiettivo la ricerca della pace interiore attraverso la Naturopatia in unione con Dio e in armonia con il creato. 

Il parroco di Campomarino,  insieme con il figlio Alessandro (accolito della nostra Chiesa) e la moglie sta realizzando delle corde di preghiera (komboskini), che sono degli strumenti di fede molto usate in ortodossia, per la pratica della preghiera esicasta o anche detta del cuore! Una pratica religiosa molto semplice alla

portata di tutti, per invocare la misericordia di Gesù Cristo su di noi è sugli altri. Coloro che sono interessati a partecipare al  Progetto Hesychia “spirito, mente e corpo” oppure vuole sperimentarlo attraverso una corda di preghiera ortodossa può contattare il parroco di Campomarino padre Gianni De Paola al numero telefonico +39 3392401480

Pogetto Hesychia – Sprito, Mente e Corpo

Parrocchia San Nicola di Myra 

località Nuova Cliterna

via Moscato,12

86042 Campomarino  (CB)

             

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Eremi Gabrieliti

Eremi Gabrieliti a Mondovì e a Cardè

 Crescita della Chiesa Ortodossa Italiana nel Cuneense e della Confraternita di San Gabriele Arcangelo

 

 

Padre Stefano Garzino, sacerdote della Parrocchia di Santa Caterina d’Alessandria di Saluzzo (Salusse in piemontese), su delega dell’Arcivescovo Metropolita Filippo, ha provveduto alla consacrazione di un Eremo monastico con relativa chiesa domestica, e all’ordinazione di due monaci (una monaca e un monaco).

Dallo Statuto della Confraternita di San Michele Arcangelo

Art. 1 – scopi

La Confraternita dei Cavalieri di San Gabriele, è una Confraternita religiosa della Chiesa Ortodossa Italiana, costituita ai sensi del canone 68 del Codex Canonum, riconosciuta con Decreto Arcivescovile Prot. n. 4 del 20 gennaio 2021 che si prefigge di favorire lo studio e la devozione di san Gabriele Arcangelo, la ricerca etica, e spirituale, lo studio della cavalleria cristiana e la partecipazione al culto e all’apostolato della Chiesa.                                               

                                                                                                    

Art. 2 – confratelli

Ai sensi del canone 64 del Codex Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana i Confratelli sono i membri di un’associazione pubblica di fedeli, che ha come scopo l’incremento del culto pubblico, la venerazione di un Santo protettore, attività di apostolato e catechesi, e l’esercizio di opere di carità, e che vengono ammessi alla stessa attraverso una cerimonia detta di investitura. Pertanto possono entrare a far parte della Confraternita uomini e donne di spiccate virtù cristiane che s’impegnano ad aiutare la Chiesa collaborando con i Vescovi, i Sacerdoti ed i Monaci.

Padre Stefano, ha provveduto alla tonsura monastica di madre Silvana del Volto Santo  e di padre Domenico da Cardè (al secolo Domenico Gribaudo).                                                                                                                                                   

Madre Silvana del Volto Santo è una donna di grande spiritualità cristiana, che da anni vive da suora laica ed è devota della mistica Maria Faustyna Kowalska, una religiosa polacca vissuta nella prima metà del secolo scorso propagatrice del culto della Divina Misericordia con lo scopo di avere fiducia nella misericordia di Dio e di adottare un atteggiamento misericordioso verso il prossimo.

A questa mistica si devono anche delle profezie inerenti la seconda venuta di Gesù: “« Oh, quanto è cara a Dio l’anima che segue fedelmente l’ispirazione della Sua grazia! Io ho dato al mondo il Salvatore e tu devi parlare al mondo della Sua grande Misericordia e preparare il mondo alla Sua seconda venuta. Egli verrà non come Salvatore misericordioso, ma come Giudice Giusto. Oh, quel giorno sarà tremendo! E’ stato stabilito il giorno della giustizia (cfr. At 17,31), il giorno dell’ira di Dio davanti al quale tremano gli angeli. Parla alle anime di questa grande Misericordia, fino a quando dura il tempo della pietà. Se tu ora taci, in quel giorno tremendo dovrai rispondere di un gran numero di anime. Non aver paura di nulla; sii fedele fino alla fine. Io ti accompagno con la mia tenerezza »                                                                              (nella foto la Cappella dell’Eremo di Mondovì)

Domenica prossima a Cardè verrà inaugurato un Eremo, che sarà diretto da padre Domenico da Cardé. Nell’eremo verrà effettuato il rito della dedicazione di una Cappella al culto dedicata al Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini, episcopo e ieromonaco di grande spiritualità e fondatore di varie associazioni iniziatiche-cavalleresche che si rifanno alla Pietà del Pellicano,  glorificato dalla Chiesa Ortodossa Italiana il 3 luglio scorso a Manta (CN).

 

                           (nella foto Cappella Venerabile Adeodato Mancini di Cardè)

 

Eremi Gabrieliti a Mondovì e a Cardè

Confraternita di San Gabriele Arcangelo

Gran Priorato – via Garibaldi,21 – 12030 Manta (CN)

Gran Priore: padre Stefano Garzino

Priorato di Saluzzo – via Santa Caterina – 12037 Saluzzo (CN)

Priore: fratel Giovanni Valeri 

Priorato della Valle d’Aosta – via Monte Emilius,3 – 11100 Aosta

Priore: padre Paolo Fabris

Priorato della Sardegna – via Giuseppe Peretti, 2/A – 09121 Cagliari

Priore: padre Roberto Pinna

 

Eremi Monastici Gabrieliti

 

Eremo di Mondovì – Corso Diaz, 17 – 12084 Mondovì

madre Silvana del Volto Santo

Cappella Maria Faustyna 

                                                         

                            (nella foto confratelli gabrieliti e della Confraternita del Santo Sepolcro con l’Arcivescovo Filippo di Roma)

 

Eremo di Cardè – Corso Giovanni XXIII,18 – 12030

padre Domenica da Cardè

Cappella Venerabile Adeodato Mancini

(la divina liturgia viene celebrata tutte le domeniche)

 

 

(nella foto l’icona del Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini che sarà posta nella Cappella dell’Eremo Gabrielita di Cardè)

Le divine liturgie negli eremi gabrieliti di Mondovì e Cardè verranno celebrate da padre Stefano, parroco di Saluzzo.

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Milano

Chiesa Ortodossa Italiana – Milano

Capitolo delle Sentinelle della Pietà del Pellicano

era presente una delegazione dell’Ordine Ecumenico del Santo Sepolcro

 

Chiesa Ortodossa Italiana

Si è svolto a Milano il capitolo dei Cavalieri Sentinelle della Pietà del Pellicano “Argonauti del Santo Graal”, associazione fondata a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) dal dott. Carmelo La Rosa e riconosciuta come Confraternita d’ispirazione cavalleresca e associazione universale della Chiesa Ortodossa Italiana con Decreto n. 16 del 12 maggio 2018.

Le Sentinelle della Pietà del Pellicano, sono una organizzazione iniziatica e caritativa che devono la loro origine all’apostolato del Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini, vescovo ortodosso assiro-caldeo glorificato dalla Chiesa Ortodossa Italiana a Manta (CN) il 3 luglio scorso.

Domenica 3 novembre, come ha scritto Salvatore Perrillo sul quotidiano Puglia Press (vedi: https://www.pugliapress.org/2021/11/01/esclusivo-evento-dei-templari-a-milano/) “si è tenuta a Milano la cerimonia di investitura dei Cavalieri Templari della Pietà del Pellicano: una propizia occasione Per programmare le prossime attività a favore dei più bisognosi nonché per accrescere il numero dei membri di questo ordine.

La cerimonia è stata magistralmente organizzata da Caterina Praticò, ambasciatrice e Cancelliere della Commenda di Milano in collaborazione con Silvano Maria Botta comandante della sede meneghina.

La funzione presieduta dal Gran Priore d’Italia Antonino Iannello, ha registrato la qualificata presenza – in qualità di assistente spirituale – di Mons. Giacomo Doglione (Archimandrita, Gran Priore dell’Ordine Monastico Templare e Vescovo emerito di Saluzzo e Seborga della Chiesa Ortodossa Italiana ). A riprova della proficua collaborazione tra ordini, a Milano era presente la delegazione magistrale dell’Ordine Ecumenico di Gerusalemme guidati dal Luogotenete Gran Maestro Vicario Cav. Giovanni Alborghetti, accompagnato dai dignitari Cav. Giovanni Paolo Alborghetti – Gran Cerimoniere dell’Ordine e i dal Gran Cancelliere Cav. Emanuele Bona. A margine dell’incontro la riunione tenutasi tra i due rappresentanti degli ordini ha portato alla determinazione circa la realizzazione di un nuovo incontro in terra bresciana per una cerimonia internazionale che radunerà tutti i Gran Maestri degli Ordini della Pietà del Pellicano nonché per i tradizionali auguri di un sereno Santo Natale.

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CROAZIA

Croazia  

Storia e martirio della Chiesa Ortodossa Croata

 

Sebbene sia il primo Concilio Ecumenico di Nicea (325) che quello di Calcedonia (451) dispongano che i vescovi di ogni Provincia  formino un  Sinodo e, all’interno di esso, scelgano un Metropolita (canone apostolico n. 34: “ I vescovi di ogni nazione scelgano fra loro un primate”) tale norma, “di fatto” spesso non è stata rispettata a causa sia  delle pretese di giurisdizione universale del Vescovo cattolico  di Roma che della deriva “papista” di quello di Costantinopoli, il quale  non avendo praticamente più fedeli in Turchia pretende di avere una giurisdizione universale su tutto l’ecumene ortodosso. La Chiesa Ortodossa in Croazia esiste fin da prima dello scisma del 1054 e già ai tempi di Fozio (863-924) buona parte della Croazia era subordinata alla Metropolia di Spalato, subordinata al Patriarcato (autocefalo) di Aquileia. E’ indubbio che la Croazia sia storicamente legata a Roma e che le prime eparchie (diocesi) ortodosse  sorsero nel 1219 a Ston e Prevlaka/Kotor per opera dei serbi ma è altrettanto certo che, con l’avanzata dei turchi nel XV secolo in Bosnia e nella Croazia centrale emigrarono numerosi ortodossi di etnia valacca e lingua arumena, molti dei quali conosciuti poi come morlacchi (o valacchi neri, intendendo i turchi per nero il nord, ad es. Mar Nero o Mare del Nord). I Valacchi erano pastori ortodossi, ma tra loro c’erano anche unità militari irregolari dipendenti dai turchi note come Martholosen.  Nel 1502 si costituì una sede metropolitana ortodossa nel monastero di Krusedol a Srijem per seguire i fedeli ortodossi valacchi e serbi. Nel 1557 con la restaurazione del Patriarcato serbo-ortodosso di Pec (ora in Kosovo) questi estese la sua giurisdizione sui serbi, i greco-vlach e sui numerosi croati che nei secoli XVI e XVII si convertirono all’Ortodossia, soprattutto nella Croazia Turca (Bosanka Krajina e Dalmazia settentrionale). A causa delle discriminazioni subite nella Croazia cattolica e anche nella Dalmazia veneziana, dove l’ortodossia era perseguitata e si perseguiva una politica di conversione forzata al cattolicesimo, nel 1593 il vescovo dei valacchi Vasilije si trasferì nella Croazia turca (Slavonia) a Orahovica, dove l’islam ottomano mostrava più tolleranza dei cattolici verso l’ortodossia. Dopo che nel 1766, su pressione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, l’Impero Ottomano soppresse il Patriarcato serbo di Pec e quello bulgaro-macedone di Ocrida, sostituendo tutti i vescovi con episcopi greci, i serbo-valacchi dipendenti dall’Impero Austro-Ungarico si organizzarono, nel 1766  in Metropolia autonoma e successivamente, nel 1848, in Patriarcato a Karlovci (in Vojvodina), questo patriarcato sopravvisse fino al 1918 e curava i fedeli serbi, valacchi e morlacchi, croati e rumeni.

Quando 1918, alla fine della prima guerra mondiale, fu fondato il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, nel territorio del nuovo stato a livello metropolitano diverse giurisdizioni ortodosse, il Patriarcato di Karlovci (serbo-valacco-rumeno), il Patriarcato di Pec e Belgrado (serbo),  la Chiesa Autocefala (dal 1905) del Montenegro-Littorale (Arcidiocesi di Zeta), l’Arcidiocesi bulgaro-macedone di Ocrida, la sede metropolitana di Bukovinsko-Dalmazia e la Chiesa Ortodossa Serba Nazionale Autonoma in Bosnia ed Erzegovina ambedue sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli. Tutte queste Chiese furono unite a Belgrado il 26 maggio 1919 in un’unica Chiesa Ortodossa Serba per il regno appena formato. Da allora iniziò la serbizzazione della popolazione ortodossa jugoslava, e  tutti gli ortodossi nel territorio della Jugoslavia, compresa la popolazione non serba (valacchi, rumeni, macedoni, montenegrini, croati, bulgari, ucraini, albanesi, greci, ruteni, ecc.) erano subordinati al Patriarca di Belgrado e considerati ortodossi serbi. Va precisato che le attuali lingue: croato, serbo, bosniacco e montenegrino non sono altro che dialetti di un’unica lingua serbo-croata. Nel 1941, a seguito del crollo del Regno di Jugoslavia sotto la pressione militare dell’Asse, fu fondato lo Stato Indipendente di Croazia, comprendente buona parte della Croazia e della Bosnia Erzegovina (meno l’Istria e la Dalmazia occupata dal Regno d’Italia). In tale territorio vivevano (censimento 1931) oltre sei milioni di abitanti; di questi 750.000 erano croati di fede islamica (nel dopoguerra Tito li fece considerare come etnia a sé stante col nome di Bosgnacchi, fino allora si sentivano croati, tanto che molti di loro militavano nelle milizia ustascia e diedero numerosi volontari alla Waffen SS) e  il 31% della popolazione era ortodossa, nella stragrande maggioranza serba. Il Governo filo-nazista croato, riconobbe soltanto tre religioni: la Chiesa Cattolica, l’Islam e il  Protestantesimo (luterano e calvinista) della confessione  Elvetica di Augusta (alla quale aderiva una parte dell’allora numerosa minoranza tedesca). Lo Stato Indipendente di Croazia osteggiava però  la Chiesa Ortodossa Serba, vista come la longa manus dello Stato serbo in territorio croato, come anche la religione ebraica per motivi razziali, avendo sposato le dottrine razziste del nazionalsocialismo tedesco. La posizione del governo croato rispetto all’Ortodossia fu chiaramente espressa dal Capo del Governo ustascia, dott. Ante Pavelic: “La Chiesa ortodossa serba è parte integrante dello Stato serbo. La gerarchia della Chiesa ortodossa serba è guidata dallo Stato serbo … In Croazia potrebbero esistere Chiese mondiali che non dipendono da uno Stato, e ci sono tali Chiese. Ma se una Chiesa non è una Chiesa mondiale, allora può essere solo una Chiesa nazionale croata, può essere solo una Chiesa che ha piena libertà nel campo spirituale e nella libertà di coscienza, ma in tutte le altre questioni deve essere sotto il controllo dello Stato croato.” Gli ustascia perseguitarono i serbi in quanto tali, e si resero responsabili di atrocità sia verso gli stessi che verso gli ebrei, analogamente va detto che i cetnici serbi facevano lo stesso verso i croati e i musulmani (allora come anche nella seconda metà del XX secolo). Va ricordato che prima della serbizzazione dell’Ortodossia nell’ex Jugoslavia non furono pochi eminenti patrioti croati di fede ortodossa, tra i quali ricordiamo ad esempio il più grande poeta del Risveglio Nazionale Croato; Josip Runjanin (1821-78), il compositore dell’inno nazionale croato; Makso Prica (1823-73),  il dottor Gavro Manojlovic (1856-1926), storico e presidente dell’Accademia jugoslava delle scienze e delle arti e financo esponenti del Partito Croato dei Diritti come lo scrittore e politico ustascia Nikola Kokotovic (1859-1917), i generali Fedor Dragojlov e Djuro Grujic, capi di stato maggiore dell’esercito croato durante la seconda guerra mondiale ecc. Va ricordato che il dottor Ante Starcevic, fondatore del moderno nazionalismo croato e del Partito dei diritti, aveva la mamma di fede  ortodossa. La posizione anti serba del governo croato era tale che alcuni sostenevano che i serbi andavano: per un terzo ammazzati, per un terzo espulsi e per un terzo assimilati favorendo la conversione forzata al cattolicesimo. Già  alla fine dell’800 in Croazia si iniziava a parlare della necessità di costituire una Chiesa Nazionale Ortodossa Croata. Nel 1942, anche al fine di dare una copertura religiosa anche agli ortodossi serbi, il dott. Vinko Kriskovic sostenne un cambiamento liberale nello status giuridico dei serbi in Croazia sulla base dei diritti umani, della libertà di confessione, dell’etica e morale,  sottolineando che la Chiesa ortodossa croata sarebbe stata istituita come primo passo verso questa pacificazione.  Il 31 marzo 1942, il Governo dello Stato Indipendente di Croazia istituì la Chiesa ortodossa Croata. Questa era una  Chiesa autocefala ed episcopale, che avrebbe dovuto avere quali organi ecclesiastico-gerarchici: il Patriarca della Chiesa Ortodossa Croata e il Metropolita di Zagabria, il Santo Sinodo, l’Alta Corte Ecclesiastica, l’Episcopato, i tribunali parrocchiali, i sacerdoti e i consigli amministrativi ecclesiastici ed era divisa  amministrativamente in eparchie (diocesi), decanati e parrocchie. Metropolita di Zagabria fu incoronato il vescovo russo Germogen, l’ex metropolita di Novomoskovsk (regione cosacca del Kuban) emigrato in Jugoslavia dopo il crollo delle Armate Bianche per opera dell’Armata Rossa, che fu solennemente intronizzato a Zagabria,  il 7 giugno 1942, nella chiesa ortodossa della Santa Trasfigurazione. Dalle memorie del suo segretario apprendiamo che  a seguito della fondazione della Chiesa Ortodossa Croata  furono rilasciati circa 3000 detenuti ortodossi dai campi di detenzione di Sisak, Slavonski Brod, ecc. e che alcuni sacerdoti che non erano emigrati in Serbia  tornarono dal campo di detenzione di Caprag al loro gregge. Molte chiese ortodosse che erano state chiuse furono immediatamente riaperte e lo stesso  metropolita Germogen fu personalmente presente alla riapertura delle chiese di Mitrovica, Ruma, Irig e Srijemski Karlovci ecc. Furono pubblicati libri liturgici in lingua croata e lettere latine (al posto dell’alfabeto cirillico) e adottato il calendario gregoriano al posto di quello giuliano usato dai serbi. Con la costituzione della Chiesa Ortodossa Croata diminuirono fortemente le conversioni forzate al cattolicesimo e tanti che si erano convertiti per paura ritornarono all’ortodossia. Alla Chiesa Ortodossa Croata aderirono diversi sacerdoti ortodossi croati, russi, rumeni, serbi ed anche qualche sacerdote greco-cattolico uniate. Il 4 agosto del 1944 la Chiesa Ortodossa Croata fu riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa Ortodossa Rumena – Patriarcato di Bucarest. Nel 1945, a seguito della sconfitta delle forze dell’Asse e il crollo dello Stato Indipendente della Croazia, il governo comunista di Tito sciolse la Chiesa Ortodossa Croata e restituì la giurisdizione su tutti gli ortodossi della Jugoslavia alla Chiesa Ortodossa Serba. Il Metropolita Germogen e tutti i sacerdoti e dirigenti ortodossi croati catturati dai partigiani furono assassinati in quanto reputati anticomunisti. Sua Grazia mons. Germogen (nome secolare Georgy Ivanovich Maximov), insieme al vescovo Spiridon, a diversi sacerdoti e fedeli fu fucilato (aveva 84 anni)  dai comunisti il 30 giugno 1945. Durante la guerra ben 28 sacerdoti ortodossi croati furono assassinati dai partigiani titini e oltre 70 dopo la cosiddetta liberazione da parte del Governo comunista jugoslavo. E’ soltanto dal 1990 che nella Croazia, ormai indipendente, dove all’ultimo censimento del 2011 su 4.284.889 abitanti, di cui 3.874.321 croati, ovvero il 90,42 per cento, ben 16.647 cittadini di etnia croata si sono dichiarati cristiani ortodossi (per curiosità si sono dichiarati tali anche tre cittadini di etnia ebraica) che si è iniziato a parlare di ricostruzione della Chiesa Ortodossa Croata, richiesta che ha avuto l’avallo politico del Partito Croato dei Diritti ma è stata osteggiata dal Governo croato a dalla Chiesa Ortodossa Serba (i serbi sono 186.633 il 4,4% della popolazione della Croazia). Oltre gli ortodossi croati vi sono anche altre minoranze non serbe di religione prevalentemente ortodossa che vivono in Croazia, tipo (sempre censimento 2011): 4.517 montenegrini, 4.138 macedoni, 1936 ruteni, 1878 ucraini,  1279 russi, ed altri 3.000 tra bulgari, rumeni, valacchi, bielorussi, greci, moldavi, armeni ecc. Tutte queste popolazioni aspirano alla costituzione di una Chiesa Nazionale Ortodossa Croata, staccata da quella serba, affinché anche la Croazia, come l’Italia, la Francia, la Spagna, ecc. abbia la possibilità di avere, ai sensi del canone apostolico n.  34 (mai abrogato da alcun Concilio Ecumenico) una propria Chiesa Ortodossa Autocefala. 

   Sua Ecc. Rev. Filippo Ortenzi

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La vigna del Signore ha un nuovo operaio

La vigna del Signore ha un nuovo operaio

Padre Alessandro Nicola nuovo diacono di Roma

chiesa ortodossa italiana

Domenica 17 ottobre, presso la Chiesa dei Santi Imperatori Costantino – via Roccella Ionica n. 6 Roma – dell’Esarcato per le comunità di lingua rumena della Chiesa Ortodossa Italiana, è stato ordinato diacono Alessandro Nicola Margine (Alexandru Nicolae). 

L’ordinazione di padre Alessandro Nicola, coniugato,  già ipodiacono, rafforza la parrocchia dei Santi Imperatori e la comunità di lingua rumena di Roma, egregiamente diretta da padre Giovanni Pricop, uomo di grande spiritualità e carisma 

Alla cerimonia d’ordinazione, effettuata da mons. Filippo di Roma, Arcivescovo Metropolita della Chiesa, ha partecipato padre Alessandro Frezza, corepiscopo ed ausiliare del vescovo, nonché l’esarca padre Giovanni Pricop, che ha celebrato la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo.

 

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Crescita dell’Ortodossia in Abruzzo e Molise

Crescita dell’Ortodossia in Abruzzo e Molise

  Nuove nomine nella Fraternità Ortodossa          La CESI aderisce alla Chiesa Ortodossa Italiana 

 

 

Il CESI (Centro Europeo di Studi strategici e Intelligence), della quale è Presidente il sig. Giustino Bruno, si è posta sotto l’omoforio della nostra Chiesa. Il CESI è un’associazione culturale che si batte per la solidarietà e la filantropia e si ispira agli antichi cavalieri templari. Il Centro, regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate ha anche un accredito n-cage ar 324 presso la N.A.T.O e, tra le altre attività, organizza dei Corsi in Military Life Support e BSL-D (Basic Life Support – Defibrillation, ovvero le manovre di primo soccorso con l’impiego di defibrillatore.) Medicina Tattica di Emergenze e di Elisoccorso Base e BSL-D.

       

Crescita dell'Ortodossia in Abruzzo e Molise

Grande impulso ha avuto anche la Fraternità Ortodossa in Abruzzo dove il sig. Giustino Bruno è stato nominato Presidente Regionale dell’associazione. La Fraternità Ortodossa è un’associazione laica di fedeli, della quale è Presidente Nazionale l’ing. Ambrogio Giordano, che ha quale fine quello di promuovere l’apostolato ortodosso in collaborazione con le strutture ecclesiali della Chiesa Ortodossa Italiana nonché di promuovere l’associazionismo ortodosso anche nei territori privi di clero. Il neo Presidente Regionale Giustino Bruno è una persona molto attiva sul territorio e oltre a presiedere il CESI è anche membro dell’Assemblea Internazionale Templare con sede in Spagna.

A puro titolo di curiosità, la famiglia di Bruno (nella foto Giustino Bruno) è imparentata col noto frate domenicano, scrittore e filosofo Giordano Bruno, condannato al rogo dall’inquisizione e arso vivo come obstinatissimo eretico” a Campo dei Fiori di Roma il 17 febbraio 1600 e oggi ricordato come un martire della libertà di pensiero contro l’oscurantismo cattolico.

Spirito libero, ribelle e antidogmatico Giordano Bruno contestò le posizioni geocentriste tolemaiche e sostenne la tesi copernicana che la Terra ruota intorno al Sole nonché, con 400 anni d’anticipo sulle scoperte astronomiche successive, che le altre stelle del firmamento potrebbero essere altri soli al centro di altri mondi.

Sostenne inoltre che Dio è al tempo stesso mens super omnia (principio trascendente) inconoscibile e oggetto di fede e mens insita omnibus (principio immanente) conoscibile attraverso la ragione umana. Fu critico della  religiosità ignorante e superstiziosa della Chiesa Cattolica, definita con spirito «santa asinità».

Al contrario di Galileo Galilei che per salvare la pelle firmò un documento dove sostenne che si era sbagliato e le sue tesi erano false, Giordano Bruno difese coerentemente le sue posizioni scontrandosi con l’ottusità inquisitoria e terrapiattista della Chiesa Cattolica finendo sul rogo. (a titolo d’informazione le tesi terrapiattiste erano rigettate dalla Chiesa Ortodossa tanto che simbolo della regalità romana a Costantinopoli era un globo terrestre sormontato da una croce).

Siamo sicuri che Giustino, il quale si è anche iscritto al Corso di Liturgia Pastorale dell’Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita per fare un percorso vocazionale per accedere al diaconato, sarà un ottimo apostolo dell’ortodossia in terra abruzzese e, un domani, un valente sacerdote della nostra Chiesa.

In Abruzzo, dove già operano dei nuclei della Fraternità Ortodossa in provincia di Teramo, con responsabili nella stessa Teramo (Franco Scarcinelli), a Sant’Elpidio alla Vibrata (Mario Orsatti) e a Giulianova (Denis Hylviu), la Fraternità Ortodossa si è estesa anche in provincia di Chieti, A Lanciano infatti si è costituito un nucleo intorno alla signora Antonella D’Agostino, una persona di grande religiosità, appassionata dalle tecniche meditative dell’esicasmo trascendentale e che si è iscritta al Corso di Liturgia Pastorale per accedere al diaconato. (La nostra Chiesa, come il cristianesimo primitivo e altre chiese ortodosse ammette anche le donne al diaconato).                    (nella foto Antonella D’Agostino con padre Gianni de Paola)

Anche in Molise è stato costituito un nucleo della Fraternità Ortodossa, e precisamente nella città di Campobasso, dove è stato nominato responsabile il sig. Michele Saporito. La Fraternità molisana potrà contare sull’assistenza religiosa e il supporto di padre Gianni De Paola, parroco di San Nicola di Myra di Campomarino. 

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