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Roccagorga
Roccagorga (LT)  

Benedizione Targa via Anastasio Gigli

e targa commemorativa dedicata alle Vittime delle Marocchinate  

 

Roccagorga

Aspettavano i liberatori ma arrivò l’infermo” –  Nel 1944,  a seguito dello  sfondamento della linea Gustav,  il generale francese Augustin Guillaume concesse ai Goumier (truppe musulmane marocchine inquadrate nell’esercito francese) 50 ore,  per riscuotere la loro ricompensa secondo la legge islamica (Shari’a)  ovvero che tutto ciò che viene conquistato e non è musulmano può essere violentato e ucciso… ”  La “liberazione” del frusinate e del sud pontino ebbe conseguenze durissime per la popolazione locale che fu oggetto di stupri, violenze, saccheggi e uccisioni indiscriminate di “infedeli” da parte delle truppe  coloniali dell’esercito alleato.

L’A.N.V.M. – Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, egregiamente diretta da Emiliano Ciotti, da anni si batte per far conoscere i crimini dei vincitori effettuati contro l’inerme popolazione italiana da parte delle truppe coloniali francesi, e in tale ottica è rimasta fortemente turbata dal fatto che il giorno dei morti Papa Francesco è andato a rendere omaggio ai gourmier morti al cimitero francese di Roma, portando fiori bianchi. “Ha reso omaggio ai carnefici e non alle vittime” hanno sostenuto quelli dell’A.N.V.M. che, a tal fine si sono avvicinati alla Chiesa Ortodossa Italiana, tanto che il presidente stesso ha preso la Tessera di fedele della nostra comunità religiosa.

Domenica 14 novembre,  è stata posta una Targa  in via Anastasio Gigli, dedicata a un ragazzo di 14 anni violentato e ucciso dalle truppe coloniali.  Dopo gli interventi del Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, Emiliano Ciotti e del vice-sindaco di Roccagorga, Mario Romanzi (di Fratelli d’Italia), Sua Eccellenza Reverendissima Filippo di Roma, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana, dopo un breve intervento dove ha ricordato che quanto accaduto in Italia è successo in questo secolo anche   nella Piana di Ninive in Iraq per mano dell’Isis e il pericolo che un’invasione islamica incontrollata può rappresentare per la sicurezza dei popoli europei ha benedetto la targa di marmo.

Oltre il Presidente dell’A.N.V.M. Emiliano Ciotti e il vicesindaco  di Roccagorga Mario Romanzi, (nella foto sopra con vescovo Filippo), erano presenti  il sig. Roberto Gigli, parente del ragazzo assassinato al quale è stata dedicata la via,

erano presenti delle guardie ittiche ecozoofile dell’associazione Vigiles-Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee del CONI), la cui sede provinciale è a Roccagorga e del quale è presidente lo stesso Emiliano Ciotti, nonché  alcuni cittadini del paese.

L’A.N.V.M. si batte da tempo affinché  lo Stato riconosca il 18 maggio quale “giorno della memoria delle vittime delle marocchinate” , il 18 maggio scorso mons. Filippo, accompagnato da padre Barnaba di Frosinone e padre Alessandro di Roma ha partecipato alle manifestazioni commemorative organizzate dall’A.N.V.M.   a Frosinone, Torrice,  Castro dei Volsci, Veroli ed altre località del Frusinate. Le  vicende delle marocchinate sono state descritte anche dallo scrittore Alberto Moravia, il cui libro diede lo spunto al regista Vittorio De Sica, per il film “La Ciociara”, uscito nel 1960 e che ebbe per protagonisti attori quali Jan-Paul Belmondo e Sophia Loren, che per l’interpretazione vinse un Oscar quale migliore attrice protagonista.

Emiliano Ciotti (nella foto a destra dopo padre Barnaba di Frosinone e mons. Filippo)  da anni sta raccogliendo documentazioni e memorie per non far dimenticare e far conoscere alle nuove generazioni, quanto successo nel 1944 e, all’uopo, ha scritto anche un libro dal titolo: “Le Marocchinate”.

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Esicasmo

Esicasmo

 Meditazione e preghiera contemplativa e

progetto Hesychia  “Spirito Mente e Corpo”

 

Esicasmo

Oltre l’apatia e la ataraxia. Dopo il periodo nel quale imperversava la cultura new-age, e dove vari “maestri” proponevano percorsi di perfezione legati alla tradizione buddista o orientale, non è stata valutata appieno la tradizione monastica Ortodossa. Nella tradizione monastica Ortodossa, cerchiamo di capire il grande valore dell’esicasmo. Si parla di una meditazione e di una “preghiera del cuore“.

La Preghiera del cuore, radicata nel Nuovo Testamento, viene assunta da una «corrente» propria della spiritualità orientale antica che è stata chiamata esicasmo. Il nome proviene dal greco hesychìa che significa: calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione. L’esicasmo può essere definito come un sistema spirituale di orientamento essenzialmente contemplativo che ricerca la perfezione (deificazione) dell’uomo nella unione con Dio tramite la preghiera incessante. Tuttavia ciò che caratterizza tale movimento è sicuramente l’affermazione della eccellenza o della necessità della stessa hesychia, della quiete, per raggiungere la pace con Dio.

In un documento del monastero di Iviron del monte Athos, si legge questa definizione: «L’esicasta è colui che solo parla a Dio solo e lo prega senza posa». Gli esicasti, inserendosi nella tradizione biblica, esprimeranno l’esperienza della preghiera. contemplativa attraverso l’invocazione e l’attenzione del cuore al Nome di Gesù, per camminare alla sua presenza, essere liberati da ogni peccato e rimanere nel dolce riposo di Dio in ascolto della sua parola silenziosa. La storia dell’esicasmo inizia con i monaci del deserto d’Egitto e di Gaza. «A noi, piccoli e deboli, non ci resta altro da fare che rifugiarci nel Nome di Gesù», dice uno di loro. Si afferma poi al monastero del Sinai, con san Giovanni Climaco.

Un esponente di spicco è sicuramente Simeone il Nuovo Teologo. Rinascerà al Monte Athos nel sec. XIV. Quiete, solitudine e silenzio interiore, che viene raggiunta attraverso la solitudine e il silenzio esteriore, si presenta tuttavia come un mezzo eccellente per raggiungere l’orazione ininterrotta. l’unione con Dio nella contemplazione, attraverso la preghiera . In quanto mezzo e non fine l’esichia va distinta sia dalla apàtheià degli Stoici, intesa come assenza e liberazione dalle quattro passioni fondamentali, la tristezza, il timore, il desiderio e il piacere; sia dall’ataraxia degli Epicurei, che consiste nella libertà dell’anima dalle preoccupazioni della vita.

Padre Roberto Pinna  (parroco Sant’Efisio di Cagliari – via Giuseppe Peretti n. 2/A)

progetto Hesychia 

 

La parrocchia San Nicola di Myra di Campomarino (Këmarini in lingua arbëreshe), in collaborazione con l’Università Popolare del Molise “Paracelso” ha predisposto dei Corsi di Esicasmo nei locali parrocchiali, siti nella frazione Nuova Cliternia – via Moscato n. 12,  che hanno come obiettivo la ricerca della pace interiore attraverso la Naturopatia in unione con Dio e in armonia con il creato. 

Il parroco di Campomarino,  insieme con il figlio Alessandro (accolito della nostra Chiesa) e la moglie sta realizzando delle corde di preghiera (komboskini), che sono degli strumenti di fede molto usate in ortodossia, per la pratica della preghiera esicasta o anche detta del cuore! Una pratica religiosa molto semplice alla

portata di tutti, per invocare la misericordia di Gesù Cristo su di noi è sugli altri. Coloro che sono interessati a partecipare al  Progetto Hesychia “spirito, mente e corpo” oppure vuole sperimentarlo attraverso una corda di preghiera ortodossa può contattare il parroco di Campomarino padre Gianni De Paola al numero telefonico +39 3392401480

Pogetto Hesychia – Sprito, Mente e Corpo

Parrocchia San Nicola di Myra 

località Nuova Cliterna

via Moscato,12

86042 Campomarino  (CB)

             

Chiesa Ortodossa Italiana

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Eremi Gabrieliti

Eremi Gabrieliti a Mondovì e a Cardè

 Crescita della Chiesa Ortodossa Italiana nel Cuneense e della Confraternita di San Gabriele Arcangelo

 

 

Padre Stefano Garzino, sacerdote della Parrocchia di Santa Caterina d’Alessandria di Saluzzo (Salusse in piemontese), su delega dell’Arcivescovo Metropolita Filippo, ha provveduto alla consacrazione di un Eremo monastico con relativa chiesa domestica, e all’ordinazione di due monaci (una monaca e un monaco).

Dallo Statuto della Confraternita di San Michele Arcangelo

Art. 1 – scopi

La Confraternita dei Cavalieri di San Gabriele, è una Confraternita religiosa della Chiesa Ortodossa Italiana, costituita ai sensi del canone 68 del Codex Canonum, riconosciuta con Decreto Arcivescovile Prot. n. 4 del 20 gennaio 2021 che si prefigge di favorire lo studio e la devozione di san Gabriele Arcangelo, la ricerca etica, e spirituale, lo studio della cavalleria cristiana e la partecipazione al culto e all’apostolato della Chiesa.                                               

                                                                                                    

Art. 2 – confratelli

Ai sensi del canone 64 del Codex Canonum della Chiesa Ortodossa Italiana i Confratelli sono i membri di un’associazione pubblica di fedeli, che ha come scopo l’incremento del culto pubblico, la venerazione di un Santo protettore, attività di apostolato e catechesi, e l’esercizio di opere di carità, e che vengono ammessi alla stessa attraverso una cerimonia detta di investitura. Pertanto possono entrare a far parte della Confraternita uomini e donne di spiccate virtù cristiane che s’impegnano ad aiutare la Chiesa collaborando con i Vescovi, i Sacerdoti ed i Monaci.

Padre Stefano, ha provveduto alla tonsura monastica di madre Silvana del Volto Santo  e di padre Domenico da Cardè (al secolo Domenico Gribaudo).                                                                                                                                                   

Madre Silvana del Volto Santo è una donna di grande spiritualità cristiana, che da anni vive da suora laica ed è devota della mistica Maria Faustyna Kowalska, una religiosa polacca vissuta nella prima metà del secolo scorso propagatrice del culto della Divina Misericordia con lo scopo di avere fiducia nella misericordia di Dio e di adottare un atteggiamento misericordioso verso il prossimo.

A questa mistica si devono anche delle profezie inerenti la seconda venuta di Gesù: “« Oh, quanto è cara a Dio l’anima che segue fedelmente l’ispirazione della Sua grazia! Io ho dato al mondo il Salvatore e tu devi parlare al mondo della Sua grande Misericordia e preparare il mondo alla Sua seconda venuta. Egli verrà non come Salvatore misericordioso, ma come Giudice Giusto. Oh, quel giorno sarà tremendo! E’ stato stabilito il giorno della giustizia (cfr. At 17,31), il giorno dell’ira di Dio davanti al quale tremano gli angeli. Parla alle anime di questa grande Misericordia, fino a quando dura il tempo della pietà. Se tu ora taci, in quel giorno tremendo dovrai rispondere di un gran numero di anime. Non aver paura di nulla; sii fedele fino alla fine. Io ti accompagno con la mia tenerezza »                                                                              (nella foto la Cappella dell’Eremo di Mondovì)

Domenica prossima a Cardè verrà inaugurato un Eremo, che sarà diretto da padre Domenico da Cardé. Nell’eremo verrà effettuato il rito della dedicazione di una Cappella al culto dedicata al Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini, episcopo e ieromonaco di grande spiritualità e fondatore di varie associazioni iniziatiche-cavalleresche che si rifanno alla Pietà del Pellicano,  glorificato dalla Chiesa Ortodossa Italiana il 3 luglio scorso a Manta (CN).

 

                           (nella foto Cappella Venerabile Adeodato Mancini di Cardè)

 

Eremi Gabrieliti a Mondovì e a Cardè

Confraternita di San Gabriele Arcangelo

Gran Priorato – via Garibaldi,21 – 12030 Manta (CN)

Gran Priore: padre Stefano Garzino

Priorato di Saluzzo – via Santa Caterina – 12037 Saluzzo (CN)

Priore: fratel Giovanni Valeri 

Priorato della Valle d’Aosta – via Monte Emilius,3 – 11100 Aosta

Priore: padre Paolo Fabris

Priorato della Sardegna – via Giuseppe Peretti, 2/A – 09121 Cagliari

Priore: padre Roberto Pinna

 

Eremi Monastici Gabrieliti

 

Eremo di Mondovì – Corso Diaz, 17 – 12084 Mondovì

madre Silvana del Volto Santo

Cappella Maria Faustyna 

                                                         

                            (nella foto confratelli gabrieliti e della Confraternita del Santo Sepolcro con l’Arcivescovo Filippo di Roma)

 

Eremo di Cardè – Corso Giovanni XXIII,18 – 12030

padre Domenica da Cardè

Cappella Venerabile Adeodato Mancini

(la divina liturgia viene celebrata tutte le domeniche)

 

 

(nella foto l’icona del Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini che sarà posta nella Cappella dell’Eremo Gabrielita di Cardè)

Le divine liturgie negli eremi gabrieliti di Mondovì e Cardè verranno celebrate da padre Stefano, parroco di Saluzzo.

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Milano

Chiesa Ortodossa Italiana – Milano

Capitolo delle Sentinelle della Pietà del Pellicano

era presente una delegazione dell’Ordine Ecumenico del Santo Sepolcro

 

Chiesa Ortodossa Italiana

Si è svolto a Milano il capitolo dei Cavalieri Sentinelle della Pietà del Pellicano “Argonauti del Santo Graal”, associazione fondata a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) dal dott. Carmelo La Rosa e riconosciuta come Confraternita d’ispirazione cavalleresca e associazione universale della Chiesa Ortodossa Italiana con Decreto n. 16 del 12 maggio 2018.

Le Sentinelle della Pietà del Pellicano, sono una organizzazione iniziatica e caritativa che devono la loro origine all’apostolato del Venerabile Leopoldo Adeodato Mancini, vescovo ortodosso assiro-caldeo glorificato dalla Chiesa Ortodossa Italiana a Manta (CN) il 3 luglio scorso.

Domenica 3 novembre, come ha scritto Salvatore Perrillo sul quotidiano Puglia Press (vedi: https://www.pugliapress.org/2021/11/01/esclusivo-evento-dei-templari-a-milano/) “si è tenuta a Milano la cerimonia di investitura dei Cavalieri Templari della Pietà del Pellicano: una propizia occasione Per programmare le prossime attività a favore dei più bisognosi nonché per accrescere il numero dei membri di questo ordine.

La cerimonia è stata magistralmente organizzata da Caterina Praticò, ambasciatrice e Cancelliere della Commenda di Milano in collaborazione con Silvano Maria Botta comandante della sede meneghina.

La funzione presieduta dal Gran Priore d’Italia Antonino Iannello, ha registrato la qualificata presenza – in qualità di assistente spirituale – di Mons. Giacomo Doglione (Archimandrita, Gran Priore dell’Ordine Monastico Templare e Vescovo emerito di Saluzzo e Seborga della Chiesa Ortodossa Italiana ). A riprova della proficua collaborazione tra ordini, a Milano era presente la delegazione magistrale dell’Ordine Ecumenico di Gerusalemme guidati dal Luogotenete Gran Maestro Vicario Cav. Giovanni Alborghetti, accompagnato dai dignitari Cav. Giovanni Paolo Alborghetti – Gran Cerimoniere dell’Ordine e i dal Gran Cancelliere Cav. Emanuele Bona. A margine dell’incontro la riunione tenutasi tra i due rappresentanti degli ordini ha portato alla determinazione circa la realizzazione di un nuovo incontro in terra bresciana per una cerimonia internazionale che radunerà tutti i Gran Maestri degli Ordini della Pietà del Pellicano nonché per i tradizionali auguri di un sereno Santo Natale.

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CROAZIA

Croazia  

Storia e martirio della Chiesa Ortodossa Croata

 

Sebbene sia il primo Concilio Ecumenico di Nicea (325) che quello di Calcedonia (451) dispongano che i vescovi di ogni Provincia  formino un  Sinodo e, all’interno di esso, scelgano un Metropolita (canone apostolico n. 34: “ I vescovi di ogni nazione scelgano fra loro un primate”) tale norma, “di fatto” spesso non è stata rispettata a causa sia  delle pretese di giurisdizione universale del Vescovo cattolico  di Roma che della deriva “papista” di quello di Costantinopoli, il quale  non avendo praticamente più fedeli in Turchia pretende di avere una giurisdizione universale su tutto l’ecumene ortodosso. La Chiesa Ortodossa in Croazia esiste fin da prima dello scisma del 1054 e già ai tempi di Fozio (863-924) buona parte della Croazia era subordinata alla Metropolia di Spalato, subordinata al Patriarcato (autocefalo) di Aquileia. E’ indubbio che la Croazia sia storicamente legata a Roma e che le prime eparchie (diocesi) ortodosse  sorsero nel 1219 a Ston e Prevlaka/Kotor per opera dei serbi ma è altrettanto certo che, con l’avanzata dei turchi nel XV secolo in Bosnia e nella Croazia centrale emigrarono numerosi ortodossi di etnia valacca e lingua arumena, molti dei quali conosciuti poi come morlacchi (o valacchi neri, intendendo i turchi per nero il nord, ad es. Mar Nero o Mare del Nord). I Valacchi erano pastori ortodossi, ma tra loro c’erano anche unità militari irregolari dipendenti dai turchi note come Martholosen.  Nel 1502 si costituì una sede metropolitana ortodossa nel monastero di Krusedol a Srijem per seguire i fedeli ortodossi valacchi e serbi. Nel 1557 con la restaurazione del Patriarcato serbo-ortodosso di Pec (ora in Kosovo) questi estese la sua giurisdizione sui serbi, i greco-vlach e sui numerosi croati che nei secoli XVI e XVII si convertirono all’Ortodossia, soprattutto nella Croazia Turca (Bosanka Krajina e Dalmazia settentrionale). A causa delle discriminazioni subite nella Croazia cattolica e anche nella Dalmazia veneziana, dove l’ortodossia era perseguitata e si perseguiva una politica di conversione forzata al cattolicesimo, nel 1593 il vescovo dei valacchi Vasilije si trasferì nella Croazia turca (Slavonia) a Orahovica, dove l’islam ottomano mostrava più tolleranza dei cattolici verso l’ortodossia. Dopo che nel 1766, su pressione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, l’Impero Ottomano soppresse il Patriarcato serbo di Pec e quello bulgaro-macedone di Ocrida, sostituendo tutti i vescovi con episcopi greci, i serbo-valacchi dipendenti dall’Impero Austro-Ungarico si organizzarono, nel 1766  in Metropolia autonoma e successivamente, nel 1848, in Patriarcato a Karlovci (in Vojvodina), questo patriarcato sopravvisse fino al 1918 e curava i fedeli serbi, valacchi e morlacchi, croati e rumeni.

Quando 1918, alla fine della prima guerra mondiale, fu fondato il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, nel territorio del nuovo stato a livello metropolitano diverse giurisdizioni ortodosse, il Patriarcato di Karlovci (serbo-valacco-rumeno), il Patriarcato di Pec e Belgrado (serbo),  la Chiesa Autocefala (dal 1905) del Montenegro-Littorale (Arcidiocesi di Zeta), l’Arcidiocesi bulgaro-macedone di Ocrida, la sede metropolitana di Bukovinsko-Dalmazia e la Chiesa Ortodossa Serba Nazionale Autonoma in Bosnia ed Erzegovina ambedue sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli. Tutte queste Chiese furono unite a Belgrado il 26 maggio 1919 in un’unica Chiesa Ortodossa Serba per il regno appena formato. Da allora iniziò la serbizzazione della popolazione ortodossa jugoslava, e  tutti gli ortodossi nel territorio della Jugoslavia, compresa la popolazione non serba (valacchi, rumeni, macedoni, montenegrini, croati, bulgari, ucraini, albanesi, greci, ruteni, ecc.) erano subordinati al Patriarca di Belgrado e considerati ortodossi serbi. Va precisato che le attuali lingue: croato, serbo, bosniacco e montenegrino non sono altro che dialetti di un’unica lingua serbo-croata. Nel 1941, a seguito del crollo del Regno di Jugoslavia sotto la pressione militare dell’Asse, fu fondato lo Stato Indipendente di Croazia, comprendente buona parte della Croazia e della Bosnia Erzegovina (meno l’Istria e la Dalmazia occupata dal Regno d’Italia). In tale territorio vivevano (censimento 1931) oltre sei milioni di abitanti; di questi 750.000 erano croati di fede islamica (nel dopoguerra Tito li fece considerare come etnia a sé stante col nome di Bosgnacchi, fino allora si sentivano croati, tanto che molti di loro militavano nelle milizia ustascia e diedero numerosi volontari alla Waffen SS) e  il 31% della popolazione era ortodossa, nella stragrande maggioranza serba. Il Governo filo-nazista croato, riconobbe soltanto tre religioni: la Chiesa Cattolica, l’Islam e il  Protestantesimo (luterano e calvinista) della confessione  Elvetica di Augusta (alla quale aderiva una parte dell’allora numerosa minoranza tedesca). Lo Stato Indipendente di Croazia osteggiava però  la Chiesa Ortodossa Serba, vista come la longa manus dello Stato serbo in territorio croato, come anche la religione ebraica per motivi razziali, avendo sposato le dottrine razziste del nazionalsocialismo tedesco. La posizione del governo croato rispetto all’Ortodossia fu chiaramente espressa dal Capo del Governo ustascia, dott. Ante Pavelic: “La Chiesa ortodossa serba è parte integrante dello Stato serbo. La gerarchia della Chiesa ortodossa serba è guidata dallo Stato serbo … In Croazia potrebbero esistere Chiese mondiali che non dipendono da uno Stato, e ci sono tali Chiese. Ma se una Chiesa non è una Chiesa mondiale, allora può essere solo una Chiesa nazionale croata, può essere solo una Chiesa che ha piena libertà nel campo spirituale e nella libertà di coscienza, ma in tutte le altre questioni deve essere sotto il controllo dello Stato croato.” Gli ustascia perseguitarono i serbi in quanto tali, e si resero responsabili di atrocità sia verso gli stessi che verso gli ebrei, analogamente va detto che i cetnici serbi facevano lo stesso verso i croati e i musulmani (allora come anche nella seconda metà del XX secolo). Va ricordato che prima della serbizzazione dell’Ortodossia nell’ex Jugoslavia non furono pochi eminenti patrioti croati di fede ortodossa, tra i quali ricordiamo ad esempio il più grande poeta del Risveglio Nazionale Croato; Josip Runjanin (1821-78), il compositore dell’inno nazionale croato; Makso Prica (1823-73),  il dottor Gavro Manojlovic (1856-1926), storico e presidente dell’Accademia jugoslava delle scienze e delle arti e financo esponenti del Partito Croato dei Diritti come lo scrittore e politico ustascia Nikola Kokotovic (1859-1917), i generali Fedor Dragojlov e Djuro Grujic, capi di stato maggiore dell’esercito croato durante la seconda guerra mondiale ecc. Va ricordato che il dottor Ante Starcevic, fondatore del moderno nazionalismo croato e del Partito dei diritti, aveva la mamma di fede  ortodossa. La posizione anti serba del governo croato era tale che alcuni sostenevano che i serbi andavano: per un terzo ammazzati, per un terzo espulsi e per un terzo assimilati favorendo la conversione forzata al cattolicesimo. Già  alla fine dell’800 in Croazia si iniziava a parlare della necessità di costituire una Chiesa Nazionale Ortodossa Croata. Nel 1942, anche al fine di dare una copertura religiosa anche agli ortodossi serbi, il dott. Vinko Kriskovic sostenne un cambiamento liberale nello status giuridico dei serbi in Croazia sulla base dei diritti umani, della libertà di confessione, dell’etica e morale,  sottolineando che la Chiesa ortodossa croata sarebbe stata istituita come primo passo verso questa pacificazione.  Il 31 marzo 1942, il Governo dello Stato Indipendente di Croazia istituì la Chiesa ortodossa Croata. Questa era una  Chiesa autocefala ed episcopale, che avrebbe dovuto avere quali organi ecclesiastico-gerarchici: il Patriarca della Chiesa Ortodossa Croata e il Metropolita di Zagabria, il Santo Sinodo, l’Alta Corte Ecclesiastica, l’Episcopato, i tribunali parrocchiali, i sacerdoti e i consigli amministrativi ecclesiastici ed era divisa  amministrativamente in eparchie (diocesi), decanati e parrocchie. Metropolita di Zagabria fu incoronato il vescovo russo Germogen, l’ex metropolita di Novomoskovsk (regione cosacca del Kuban) emigrato in Jugoslavia dopo il crollo delle Armate Bianche per opera dell’Armata Rossa, che fu solennemente intronizzato a Zagabria,  il 7 giugno 1942, nella chiesa ortodossa della Santa Trasfigurazione. Dalle memorie del suo segretario apprendiamo che  a seguito della fondazione della Chiesa Ortodossa Croata  furono rilasciati circa 3000 detenuti ortodossi dai campi di detenzione di Sisak, Slavonski Brod, ecc. e che alcuni sacerdoti che non erano emigrati in Serbia  tornarono dal campo di detenzione di Caprag al loro gregge. Molte chiese ortodosse che erano state chiuse furono immediatamente riaperte e lo stesso  metropolita Germogen fu personalmente presente alla riapertura delle chiese di Mitrovica, Ruma, Irig e Srijemski Karlovci ecc. Furono pubblicati libri liturgici in lingua croata e lettere latine (al posto dell’alfabeto cirillico) e adottato il calendario gregoriano al posto di quello giuliano usato dai serbi. Con la costituzione della Chiesa Ortodossa Croata diminuirono fortemente le conversioni forzate al cattolicesimo e tanti che si erano convertiti per paura ritornarono all’ortodossia. Alla Chiesa Ortodossa Croata aderirono diversi sacerdoti ortodossi croati, russi, rumeni, serbi ed anche qualche sacerdote greco-cattolico uniate. Il 4 agosto del 1944 la Chiesa Ortodossa Croata fu riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa Ortodossa Rumena – Patriarcato di Bucarest. Nel 1945, a seguito della sconfitta delle forze dell’Asse e il crollo dello Stato Indipendente della Croazia, il governo comunista di Tito sciolse la Chiesa Ortodossa Croata e restituì la giurisdizione su tutti gli ortodossi della Jugoslavia alla Chiesa Ortodossa Serba. Il Metropolita Germogen e tutti i sacerdoti e dirigenti ortodossi croati catturati dai partigiani furono assassinati in quanto reputati anticomunisti. Sua Grazia mons. Germogen (nome secolare Georgy Ivanovich Maximov), insieme al vescovo Spiridon, a diversi sacerdoti e fedeli fu fucilato (aveva 84 anni)  dai comunisti il 30 giugno 1945. Durante la guerra ben 28 sacerdoti ortodossi croati furono assassinati dai partigiani titini e oltre 70 dopo la cosiddetta liberazione da parte del Governo comunista jugoslavo. E’ soltanto dal 1990 che nella Croazia, ormai indipendente, dove all’ultimo censimento del 2011 su 4.284.889 abitanti, di cui 3.874.321 croati, ovvero il 90,42 per cento, ben 16.647 cittadini di etnia croata si sono dichiarati cristiani ortodossi (per curiosità si sono dichiarati tali anche tre cittadini di etnia ebraica) che si è iniziato a parlare di ricostruzione della Chiesa Ortodossa Croata, richiesta che ha avuto l’avallo politico del Partito Croato dei Diritti ma è stata osteggiata dal Governo croato a dalla Chiesa Ortodossa Serba (i serbi sono 186.633 il 4,4% della popolazione della Croazia). Oltre gli ortodossi croati vi sono anche altre minoranze non serbe di religione prevalentemente ortodossa che vivono in Croazia, tipo (sempre censimento 2011): 4.517 montenegrini, 4.138 macedoni, 1936 ruteni, 1878 ucraini,  1279 russi, ed altri 3.000 tra bulgari, rumeni, valacchi, bielorussi, greci, moldavi, armeni ecc. Tutte queste popolazioni aspirano alla costituzione di una Chiesa Nazionale Ortodossa Croata, staccata da quella serba, affinché anche la Croazia, come l’Italia, la Francia, la Spagna, ecc. abbia la possibilità di avere, ai sensi del canone apostolico n.  34 (mai abrogato da alcun Concilio Ecumenico) una propria Chiesa Ortodossa Autocefala. 

   Sua Ecc. Rev. Filippo Ortenzi

Chiesa Ortodossa Italiana

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La vigna del Signore ha un nuovo operaio

La vigna del Signore ha un nuovo operaio

Padre Alessandro Nicola nuovo diacono di Roma

chiesa ortodossa italiana

Domenica 17 ottobre, presso la Chiesa dei Santi Imperatori Costantino – via Roccella Ionica n. 6 Roma – dell’Esarcato per le comunità di lingua rumena della Chiesa Ortodossa Italiana, è stato ordinato diacono Alessandro Nicola Margine (Alexandru Nicolae). 

L’ordinazione di padre Alessandro Nicola, coniugato,  già ipodiacono, rafforza la parrocchia dei Santi Imperatori e la comunità di lingua rumena di Roma, egregiamente diretta da padre Giovanni Pricop, uomo di grande spiritualità e carisma 

Alla cerimonia d’ordinazione, effettuata da mons. Filippo di Roma, Arcivescovo Metropolita della Chiesa, ha partecipato padre Alessandro Frezza, corepiscopo ed ausiliare del vescovo, nonché l’esarca padre Giovanni Pricop, che ha celebrato la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo.

 

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Crescita dell’Ortodossia in Abruzzo e Molise

Crescita dell’Ortodossia in Abruzzo e Molise

  Nuove nomine nella Fraternità Ortodossa          La CESI aderisce alla Chiesa Ortodossa Italiana 

 

 

Il CESI (Centro Europeo di Studi strategici e Intelligence), della quale è Presidente il sig. Giustino Bruno, si è posta sotto l’omoforio della nostra Chiesa. Il CESI è un’associazione culturale che si batte per la solidarietà e la filantropia e si ispira agli antichi cavalieri templari. Il Centro, regolarmente registrato presso l’Agenzia delle Entrate ha anche un accredito n-cage ar 324 presso la N.A.T.O e, tra le altre attività, organizza dei Corsi in Military Life Support e BSL-D (Basic Life Support – Defibrillation, ovvero le manovre di primo soccorso con l’impiego di defibrillatore.) Medicina Tattica di Emergenze e di Elisoccorso Base e BSL-D.

       

Crescita dell'Ortodossia in Abruzzo e Molise

Grande impulso ha avuto anche la Fraternità Ortodossa in Abruzzo dove il sig. Giustino Bruno è stato nominato Presidente Regionale dell’associazione. La Fraternità Ortodossa è un’associazione laica di fedeli, della quale è Presidente Nazionale l’ing. Ambrogio Giordano, che ha quale fine quello di promuovere l’apostolato ortodosso in collaborazione con le strutture ecclesiali della Chiesa Ortodossa Italiana nonché di promuovere l’associazionismo ortodosso anche nei territori privi di clero. Il neo Presidente Regionale Giustino Bruno è una persona molto attiva sul territorio e oltre a presiedere il CESI è anche membro dell’Assemblea Internazionale Templare con sede in Spagna.

A puro titolo di curiosità, la famiglia di Bruno (nella foto Giustino Bruno) è imparentata col noto frate domenicano, scrittore e filosofo Giordano Bruno, condannato al rogo dall’inquisizione e arso vivo come obstinatissimo eretico” a Campo dei Fiori di Roma il 17 febbraio 1600 e oggi ricordato come un martire della libertà di pensiero contro l’oscurantismo cattolico.

Spirito libero, ribelle e antidogmatico Giordano Bruno contestò le posizioni geocentriste tolemaiche e sostenne la tesi copernicana che la Terra ruota intorno al Sole nonché, con 400 anni d’anticipo sulle scoperte astronomiche successive, che le altre stelle del firmamento potrebbero essere altri soli al centro di altri mondi.

Sostenne inoltre che Dio è al tempo stesso mens super omnia (principio trascendente) inconoscibile e oggetto di fede e mens insita omnibus (principio immanente) conoscibile attraverso la ragione umana. Fu critico della  religiosità ignorante e superstiziosa della Chiesa Cattolica, definita con spirito «santa asinità».

Al contrario di Galileo Galilei che per salvare la pelle firmò un documento dove sostenne che si era sbagliato e le sue tesi erano false, Giordano Bruno difese coerentemente le sue posizioni scontrandosi con l’ottusità inquisitoria e terrapiattista della Chiesa Cattolica finendo sul rogo. (a titolo d’informazione le tesi terrapiattiste erano rigettate dalla Chiesa Ortodossa tanto che simbolo della regalità romana a Costantinopoli era un globo terrestre sormontato da una croce).

Siamo sicuri che Giustino, il quale si è anche iscritto al Corso di Liturgia Pastorale dell’Accademia Ortodossa San Nicodemo l’Aghiorita per fare un percorso vocazionale per accedere al diaconato, sarà un ottimo apostolo dell’ortodossia in terra abruzzese e, un domani, un valente sacerdote della nostra Chiesa.

In Abruzzo, dove già operano dei nuclei della Fraternità Ortodossa in provincia di Teramo, con responsabili nella stessa Teramo (Franco Scarcinelli), a Sant’Elpidio alla Vibrata (Mario Orsatti) e a Giulianova (Denis Hylviu), la Fraternità Ortodossa si è estesa anche in provincia di Chieti, A Lanciano infatti si è costituito un nucleo intorno alla signora Antonella D’Agostino, una persona di grande religiosità, appassionata dalle tecniche meditative dell’esicasmo trascendentale e che si è iscritta al Corso di Liturgia Pastorale per accedere al diaconato. (La nostra Chiesa, come il cristianesimo primitivo e altre chiese ortodosse ammette anche le donne al diaconato).                    (nella foto Antonella D’Agostino con padre Gianni de Paola)

Anche in Molise è stato costituito un nucleo della Fraternità Ortodossa, e precisamente nella città di Campobasso, dove è stato nominato responsabile il sig. Michele Saporito. La Fraternità molisana potrà contare sull’assistenza religiosa e il supporto di padre Gianni De Paola, parroco di San Nicola di Myra di Campomarino. 

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Pellegrinaggio alla Foiba di Basovizza

Pellegrinaggio alla foibe di Basovizza

 Padre Barnaba al Sacrario di Redipuglia, a Villa Carnera e alla Foiba di Basovizza

 

Pellegrinaggio alla foibe di Basovizza

Un gruppo di fedeli della Chiesa Ortodossa Italiana della provincia di Frosinone, diretti da padre Barnaba (al secolo Sergio Arduini) hanno effettuato un pellegrinaggio in Friuli e nella Venezia Giulia per rendere omaggio ai caduti della Grande Guerra del Sacrario Militare di Redipuglia e alle vittime della barbarie comunista assassinati nella Foiba di Basovizza. A Redipuglia (GO) vi è un imponente sacrario militare monumentale, costruito in tre anni da un gruppo di lavoro dallo scultore Giannino Castiglioni e dall’architetto Giovanni Greppi, inaugurato il 18 settembre 1938 alla presenza del Capo dello Stato on. Benito Mussolini che contiene le spoglie di 39.857 caduti identificati che recano tutte la scritta PRESENTE e nell’ultimo gradone due grandi tombe comuni ai lati di una cappella votiva dove riposano 60.330 caduti ignoti.

Il Sacrario vuole ricordare i 689.000 soldati italiani caduti nella I guerra mondiale, all’epoca percepita IV guerra d’Indipendenza perché promossa per riportare alla madrepatria le città irredente di Trento e Trieste. Tra i caduti sepolti a Redipuglia c’è la tomba del Maresciallo d’Italia principe Emanuele Filiberto Duca D’Aosta, comandante della III Armata, che nel 1931 chiese di essere sepolto tra i propri soldati. Unica donna sepolta nel sacrario è quella della ventunenne Margherita Kaiser Parodi, in omaggio delle crocerossine morte durante la guerra per soccorrere i soldati feriti.   

Durante il pellegrinaggio padre Barnaba ha visitato Villa Carnera e reso omaggio alla Tomba di Primo Carnera a Sequals (PD) per rendere omaggio all’unico pugile italiano che ha vinto (al Madison Square Garden di New York nel 1933) il campionato mondiale dei Pesi Massimi, un uomo generoso, leale, probo e sportivo popolarissimo dell’Italia dell’anteguerra ricordato ancora oggi come “Il Gigante Buono”. 

                                           (nella foto padre Barnaba, e  sulla sinistra e Roberto Humber )

Il pellegrinaggio nelle terre friulano-giuliane si è concluso a Basovizza, una frazione di Trieste dove nel 1945 le forze comuniste dell’Armata Popolare Jugoslava, supportare dal PCI e dai partigiani comunisti italiani (che erano a favore dell’annessione del Friuli Venezia Giulia alla Jugoslavia), hanno assassinato migliaia di soldati e cittadini italiani.

Dopo che il 30 marzo 2004 fu promulgata la legge n. 92/2004 che istituiva il Giorno del Ricordo per i martiri delle Foibe (su proposta di legge del triestino Roberto Menia e di Ignazio La Russa di AN, oggi ambedue in F.d’I): per “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” il 10 febbraio 2007 fu inaugurato il Sacrario delle Foibe di Basovizza, con annesso centro di documentazione.

Precedentemente già nel 1992 l’allora presidente della Repubblica on. Oscar Luigi Scalfaro aveva decretato che la Foiba di Basovizza fosse dichiarata monumento nazionale. La foiba di Basovizza è una cavità artificiale, e in particolare un pozzo minerario per l’estrazione del carbone, profondo 228 metri e largo 4 dove alla fine della seconda guerra mondiale ebbero luogo eccidi ed esecuzioni sommarie di prigionieri di guerra (italiani e tedeschi), di civili italiani e anti comunisti sloveni da parte dei partigiani comunisti jugoslavi.

La data scelta è stata quella del 10 febbraio perché in tale giorno, nel 1947, fu firmato il trattato di pace di Parigi che consegnò alla Repubblica comunista della Jugoslavia i territori dell’Istria, del Quarnaro, le città di Zara e Fiume e la Dalmazia, precedentemente parte del Regno d’Italia. Dopo questa data ci fu la pulizia etnica degli italiani dell’Istria, Fiume e Dalmazia con almeno 16.500 italiani infoibati e 350.000 (giuliani, quarnerini e dalmati) profughi.

Va ricordato che I comunisti non si accanirono soltanto contro gli italiani reputati fascisti, ma contro gli italiani in quanto tali, essendo stati infoibati anche partigiani antifascisti quali l’autonomista fiumano Riccardo Zanella e I partigiani Licurgo Olivi del Partito Socialista e Augusto Sverzutti del Partito d’Azione, membri del C.L.N. ma contrari alla juogoslavizzazione del Friuli Venezia Giulia avallata dalle bande comuniste italiane garibaldine nel nome dell’Internazionalismo Comunista (i partigiani comunisti italiani della Divisione Garibaldi “Natisone” che si era posta agli ordini dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia nel maggio 1945 si resero responsabili dell’Eccidio di Porzûs dove trucidarono decine di partigiani, tra I quali Guido Pasolini fratello del poeta e regista Pier Paolo, della Divisione Osoppo di partigiani cattolici e monarchici di sentimenti patriottici e italiani). Va ricordato che dopo la guerra i partigiani comunisti si accanirono contro non soltanto gli italiani, ma soprattutto contro i patrioti croati, dei quali ricordiamo lo sterminio dell’intero clero e classe dirigente della Chiesa Ortodossa Croata.

Padre Barnaba ha benedetto le tombe dei martiri e ricordato i caduti, che non hanno mai avuto giustizia perché il Governo Italiano, guardasigilli il comunista stalinista Palmiro Togliatti, il 22 giugno 1946 promulgò la famosa “Amnistia Togliatti” onde evitare che fossero giudicati i responsabili dei crimini fatti dai partigiani, il 18 settembre 1953 poi il Governo Pella, su proposta del guardasigilli democristiano Antonio Azara approvò un ulteriore indulto e amnistia per tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948, ossia le stragi e le uccisioni di fascisti, presunti tali o anticomunisti effettuati nei tre anni successivi alla fine della guerra.      

Mons. Filippo Ortenzi

Chiesa Ortodossa Italiana

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Patrick Zaki

Patrik Zaki

 Egitto – come si diventa stranieri in Patria

 

Dopo circa due anni di detenzione senza accuse formali, si è venuto a sapere che lo studente egiziano dell’Università di Bologna, Patrick Zaki, è detenuto per motivi religiosi in quanto ha denunciato una realtà sotto gli occhi di tutti, e cioè che nella Repubblica Araba d’Egitto i copti (egiziani), popolazione camita discendente degli antichi egizi sono discriminati e perseguitati dalla maggioranza araba e musulmana e tollerati, al più, come cittadini di seconda classe o dhimmi.   Ovviamente la notizia non ha fatto piacere alla maggioranza dei mass media italiani che, pensavano che Zaki fosse indagato per avere posizioni diverse da quelle governative sulla condizione degli omosessuali in Egitto. Un Zaki “frocio” era, evidentemente “politicamente corretto“, uno “cristiano”, per chi si batte per l’invasione afro-islamica del nostro popolo, per togliere i crocifissi dalle scuole ecc. diventa, per i pennivendoli del pensiero unico, meno difendibile. All’uopo riporto un articolo da me  pubblicato il 26 dicembre 2017 sul blog Italia Ortodossa dal titolo: Egitto – come si diventa stranieri in Patria.      

Esisteva un tempo, un’antica civiltà che fiorì sulle rive del Nilo migliaia di anni prima che in Italia fosse fondata Roma. Il popolo che viveva in tale territorio costruì monumenti imponenti, che ancora oggi gli scienziati non riescono a capirne le tecniche di costruzione, crearono la scrittura, l’astronomia, la medicina ed era culturalmente progredito migliaia di anni prima che sul mediterraneo si affermassero la cultura greca e la potenza di Roma. Tale popolo mantenne la propria autonomia religiosa e culturale anche dopo essere entrato a far parte dell’Impero Romano e favoriva la conoscenza, avendo costituito la più grande biblioteca del mondo. Il popolo egiziano fu anche uno dei primi a convertirsi al cristianesimo, a cui diede fermento mistico con il monachesimo fondato da Sant’Antonio il Grande e da santi e dotti monaci conosciuti come i “Padri del deserto“, con una particolare vivacità culturale e teologica e ciò fino a quando nel 639 d.c.  orde arabe provenienti dalla Palestina al comando di Amr Ibn al-As irruppero nel suo territorio sconfiggendo successivamente le truppe romane (l’Impero Bizantino non è mai esistito si è sempre chiamato Impero Romano e giuridicamente, dopo la caduta di Roma la capitale dell’Impero divenne Costantinopoli-Nuova Roma, salvo nel periodo 663-668 quando la capitale imperiale fu portata a Siracusa, in Sicilia) che, incapaci militarmente di difenderlo,  l’abbandonarono alla dominazione islamica nel 642. Gli arabi, popolo rozzo di nomadi venuti dal deserto, animato da un fanatismo religioso che gli imponeva la diffusione della religione con la spada e lo sterminio o sottomissione dei popoli soggiogati, per prima cosa cercò di colpire il cuore della cultura egizia distruggendo la grande biblioteca di Alessandria dove erano custodite non soltanto le conoscenze dell’antico Egitto ma di tutta la Civiltà ellenico – romana, con la giustificazione, come affermò il Califfo (vicario del Profeta e Guida dei Credenti) Omar che se nei libri si affermavano cose in accordo con il Corano erano inutili, se invece si affermavano cose contrarie erano dannose e pertanto, in ambedue i casi andavano distrutti. Dopo una trentina d’anni gli invasori arabi imposero come lingua ufficiale l’arabo, che sostituì il copto (egiziano), che gradualmente cessò di essere parlato dagli abitanti finendo per estinguersi, dopo un migliaio di anni, alla fine del diciassettesimo secolo, sopravvivendo unicamente come lingua liturgica della Chiesa Copta-Ortodossa e delle altre Chiese Cristiane presenti nel territorio. Gli Arabi imposero anche il calendario mussulmano, lunare e impreciso che sostituì il calendario copto od alessandrino derivato dall’antico calendario egizio e la scrittura copta, simile a quella greca, fu sostituita da quella araba meno elaborata essendo priva di vocali. Con il tempo gli invasori arabi si sposarono con le donne o gli uomini locali e, com’è d’obbligo, per i non credenti, se si sposano con un mussulmano, si devono convertire all’Islam e, gradualmente numerosi egiziani onde non pagare la tassa di sottomissione e non essere dhimmi (credenti in una religione dei popoli del libro – cristiani ed ebrei – tollerati ma discriminati e sottomessi all’Islam), si convertirono all’Islam abbandonando la loro religione ed accettando nome e costumi arabi, finendo per considerarsi arabi essi stessi. Gradualmente in Egitto, il termine egiziano o copto, ha finito per individuare i discendenti degli antichi egizi che mai si sono mischiati con gli Arabi ed hanno mantenuto una lingua (sia pur usata nella liturgia ma che si studia nelle Parrocchie), un popolo (quello egiziano autentico) e una fede (quella cristiana). Molti ignorano che non esiste una Repubblica Egiziana ma una Repubblica Araba d’Egitto, a rimarcare che l’Egitto è degli Arabi e dei Mussulmani e che gli egiziani (copti) e i cristiani non hanno diritti. Quello che è successo in Egitto è successo anche in Kosovo dove gli albanesi immigrati al seguito delle truppe ottomane hanno gradualmente superato per numero le precedenti popolazioni serbe-ortodosse costringendole a lasciare i territori dei loro avi e sarebbe successo in Spagna se non ci fosse stata la Reconquista cristiana (per fortuna loro all’epoca non c’era un Papa Francesco) ed in Sicilia se dopo quattro secoli di dominazione saracena non fosse stata liberata dai normanni di Goffredo D’Altavilla. Quanto sopra raccontato è un monito per tutti quelli che nel nome dell’accoglienza vogliono le frontiere aperte, rischiamo di finire come gli egiziani … stranieri in Patria.     

Mons. Filippo Ortenzi

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Gérard Depardieu

Gérard Depardieu

Parigi – l’attore francese si è convertito all’Ortodossia

 

Gèrard Xavier Marcel Depardieu, nato a Châteauroux, nella regione francese della Valle della Loira il 27 dicembre 1948, è uno dei più famosi attori e produttori cinematografici d’oltralpe. Nella sua carriera è stato protagonista di numerosi film, il più noto dei quali è il Cyrano de Bergerc (per il quale ha vinto quale miglior attore protagonista il Festival di Cannes del 1990, il Premio César nel 1991 e fu  candidato al premio Oscar quale miglior attore protagonista nel 1991), ha ottenuto altri premi come miglior attore protagonista con i film L’ultimo metrò (Premio Cèsar 1981) e Police (Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile alla 42.ma Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia 1985), ha vinto altresì il Golden Globe nel 1991 per il film Matrimonio di convenienza e il Leone d’Oro alla carriera a Venezia nel 1997. Tra gli altri riconoscimenti ricordiamo che nel 1991 gli fu dedicato un asteroide (19999 Depardieu) sito nella Fascia degli asteroidi tra Marte e Giove e di essere stato insignito dell’Ordine della Legion d’Onore nel 1996.

Nato in una famiglia cattolica, laica e di sinistra, non è stato mai battezzato e, nell’ambiente del cinema francese, al pari della maggioranza degli altri attori aveva sposato idee di sinistra, anti-occidentali e terzomondiste che lo portarono, nel 1970 a convertirsi all’Islam, religione abbandonata due anni dopo, e ha subire la fascinazione delle spiritualità orientali quali buddhismo e induismo, senza mai formalmente aderire ad alcuna denominazione religiosa. Unica costante nella sua vita, l’avversione alla Chiesa Cattolica. Col tempo ha modificato le proprie idee politiche, abbandonando la sinistra anti-cristiana, antinazionale e filo-islamica e avvicinandosi alla destra sovranista, tanto che nel 2017 ha appoggiato alle presidenziali Marine Le Pen del Rassemblement National contro il candidato liberal Emmanuel Macron di La Rèpublique en Marche e nel 2019 i gilet gialli. Appassionato dalla Russia nel 2013 gli fu concessa da Valdimir Putin la cittadinanza russa, e a causa di ciò è stato inserito nel 2015 tra le persone a cui è vietato l’ingresso nella Repubblica dell’Ucraina. Come è in uso nell’ortodossia, l’attore in Russia si è affidato ad un Padre Spirituale, ed è stato personalmente seguito nel suo percorso di conversione da Padre Tikho Chevkunov, conosciuto per essere il confessore personale del presidente russo Vladimir Putin. A 71 anni, finito il periodo di catecumenato, è stato battezzato il 4 settembre scorso, a Parigi, nella Cattedrale ortodossa russa di Saint-Alexandre-Nevsky. Il battesimo dell’attore è stato fatto per aspersione e non per immersione perché, causa la mole, il battistero della cattedrale era piccolo. Va ricordato che, al contrario di quanto affermato da talune chiese ortodosse fondamentaliste paleoimerologhiti, il battesimo per aspersione è perfettamente ortodosso perché già previsto nella Didachè in epoca apostolica.

Al contrario di esponenti del cinema quali Omar Sharif (nato cattolico), della musica: Janet Jackson, Ice Cube, Snoop Dogg .. e dello sport, come i pugili Cassius Clay e Miki Tyson che hanno abbandonato il protestantesimo o il cattolicesimo per l’Islam, l’Ortodossia, negli ultimi anni sta suscitando una forte fascinazione nel mondo dello spettacolo. Molti ignorano, ad esempio, che il famoso attore americano Charles Bronson si era convertito all’ortodossia, così come il cantante raggee giamaicano Bob Marley, ex rastafariano. Tra gli altri attori convertitesi all’ortodossia ricordiamo le attrici americane Jennifer Ariston, Tyna Frey, Rita Amy Sedaris, Shawnee Smith (anche cantante ed ex avventista), Lana Wood, Milla Jovovich …; gli attori americani Tom Hanks, Jim Belushi, Cari-Hiroyki Tagawa, Michael Chiklis, John Stamos …; i cantanti e musicisti: Adam Aminé Daniel (rapper d’origine etiope), Yuri Shervchuk, il cantante inglese dei Depeche Mode David Gahan e la cantante Katie Melua, il cantante d’origine ebraica Chris Hillman dei I Byrd, il pianista d’origine svizzero-alzsaziana Alexandre Frey, il compositore statunitense John Craton, i compositori inglesi Ivan Moody e sir Jon Kenneth Tavener, il musicista jazz afro-americano Kalil Amar Wilson ecc; artisti come Gala Dalì (modella e moglie di Salvador Dali) e sportivi come i campioni Marcus Stoinis (Australia – cricket), Milan Lucic (Canada – hockey), Andre Agassi (americano d’origine iraniana – tennis), Jeff George (USA – quaterback di Football americano) ecc. In Italia tra coloro che si sono convertiti alla Chiesa Ortodossa Italiana ricordiamo Alessandro D’Agostini, noto poeta e artista, fondatore del Movimento Poeti d’Azione, il compositore dott. Ubaldo Sterlicchio, ex generale della Polizia Stradale e il nobile cavalier Francesco Russo di Cortimpiano, noto poeta, scrittore ed innografo sia in italiano che in napoletano.

Mons. Filippo Ortenzi

Gérard Depardieu Parigi – l’attore francese si è convertito all’Ortodossia

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