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Marocchinate
MaROCCHINATE  

Aspettavano i liberatori ma arrivò l’inferno

Commemorazioni effettuate dalla  Chiesa Ortodossa Italiana e dall’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate  

 

Il giorno della memoria delle vittime delle “marocchinate” (18 maggio), presso diversi capoluoghi in tutta Italia (Bari, Bologna, Cagliari, Cuneo, Frosinone, Genova, Latina, Napoli, Novara, Roma e Viterbo) e in tantissimi altri Comuni,  si sono tenute delle manifestazioni con la deposizione di un tricolore a un monumento o in un luogo simbolico dove civili inermi hanno perso la propria vita.                                                                                            

La Chiesa Ortodossa Italiana ha commemorato le vittime con la presenza del vescovo mons. Filippo Ortenzi, che ha ricordato le vittime e proceduto alle benedizioni di rito, accompagnato da padre Sergio di Frosinone e padre Alessandro di Roma. “Il 18 maggio del 1944, con lo sfondamento della linea Gustav, le forze alleate conquistano Monte Cassino ed il generale francese Augustin Guillaume concede ai Goumier (truppe marocchine, algerine, tunisine, senegalesi e berbere inquadrate nell’esercito francese e comandate da Ufficiali e Sottufficiali bianchi) 50 ore, almeno così ci racconta la vulgata storica, per riscuotere la loro ricompensa secondo la legge islamica, ovvero che tutto ciò che viene conquistato e non è musulmano può essere violentato e ucciso… Questo si traduce in stupri e uccisioni di donne, uomini, bambini e vecchi, come già avvenuto mesi prima in Sicilia e lungo tutto il territorio del sud Italia. Le violenze, che oggi verrebbero denunciate come crimini di guerra e contro l’umanità, arrivano fin nei territori del viterbese e del senese e solo l’appello di Papa Pio XII al Generale Clarke riesce a mettere fine a questa barbarie. La prima cittadina a subire questo assalto fu Esperia dove più di 700 donne furono violentate nell’indifferenza del Generale De Gaulle, presente in loco“. Così  padre Sergio Arduini,  appuntato dei carabinieri e parroco ortodosso di Valle Paradiso, nonché Vice Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, ricostruisce gli eventi che hanno insanguinato l’Italia, colpendo la popolazione civile, inerme e indifesa.

Nel frusinate le commemorazioni sono cominciate già verso le 08:30, proprio nel capoluogo, presso il vecchio stadio Matusa, ormai trasformato in un parco aperto al pubblico, dove il Sindaco Nicola Ottaviani ha presenziato al posizionamento di un cippo commemorativo realizzato dalla Accademia delle Belle Arti di Frosinone.

Presente anche Emiliano Ciotti, Presidente della O.N.L.U.S. Associazione Nazionale Vittime Delle “Marocchinate” , il quale ha spiegato come l’associazione supporti e assista le vittime nelle denunce presso i Tribunali ordinari e militari, e anticipa che per il prossimo anno si sta preparando una denuncia presso la Corte Internazionale dell’Aia.

Emiliano Ciotti ha posto l’attenzione su come lo Stato Italiano abbia liquidato, con indennizzi irrisori, quelle poche vittime che, superando la vergogna e la paura di essere “additate e marchiate”, trovarono il coraggio di denunciare. L’avvio di una battaglia legale per chiedere “un’indennità di accompagno” è stata annunciata anche dall’Avv. Mauro Sabetta durante la cerimonia, sempre a Frosinone, che in serata ha concluso la giornata.

Altro impegno dell’Associazione è ottenere il riconoscimento da parte dello Stato della Giornata Nazionale delle Marocchinate così come già avviene per la giornata delle Foibe e delle Shoah

Il Vice Presidente Sergio Arduini, nel suo accorato intervento presso il Monumento ai Caduti di Torrice (FR), ha posto l’attenzione su come la difficoltà più grande, all’inizio delle attività della ONLUS, sia stata il rompere il muro di omertà e silenzio, dovuto anche alle controverse dinamiche che ancora oggi riguardano la storia della Liberazione e come sia difficile affrontare argomenti che ancora oggi sono molto divisivi e politicizzati. L’unica cosa certa è che le vittime, prima di essere fasciste o comuniste, prima di essere di destra o di sinistra, sono innanzitutto vittime. Tra i presenti numerosi giovani capeggiati da Gian Marco Crescenzi e il consigliere comunale avv. Giancarlo Florenzani.

La Chiesa Ortodossa Italiana e l’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate hanno commemorato le vittime dei “liberatori islamici” anche a Castro dei Volsci (paese natale di Nino Manfredi, dove è presente la statua che ricorda la Mamma Ciociara. Tra i presenti anche l’assessore di Ceccano Ginevra Bianchini e il presidente della Gioventù Nazionale del Frusinate Daniele Massa.

 

La manifestazione si è svolta anche a Veroli, dove tra i presenti abbiamo notato il pittore di fama internazionale Luigi Centra, il consigliere comunale avv. Cristiano Papetti e il coordinatore cittadino di Destra Sociale in Fratelli d’Italia Giancarlo Natalia

 

 

 

Alla manifestazione di Giuliano di Roma, tra le numerose persone che hanno partecipato alla commemorazione, segnaliamo il Presidente del Consiglio Provinciale Daniele Marra e il Sindaco del paese Adriano Lampazzi.

 

 

Alla manifestazione provinciale di Frosinone erano presenti anche delle rappresentanze dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato e Associazione Nazionale Carabinieri (vedi foto) oltre che il Sindaco di Ceccano dott. Roberto Caligiore, il presidente del Consiglio Provinciale Daniele Marra e una delegazione degli Amici della Fiamma di Paliano diretti da Antonello Schifalacqua e Roberto Humber.

La Chiesa Ortodossa Italiana ha partecipato alle manifestazioni di Frosinone, Torrice, Castro dei Volsci, Giuliano di Roma, Veroli e ancora Frosinone dove il Primate Metropolita, Mons. Filippo Ortenzi, ha benedetto i tricolori deposti sui monumenti, tutti i partecipanti e ha invitato ad un momento di preghiera che ha visto il profondo e rispettoso raccoglimento per un minuto di silenzio seguito dalle note dell’Inno degli Italiani.

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“Aspettavano i liberatori ma arrivò l’inferno. Dove passarono però le truppe francesi, accaddero cose mai viste in quelle terre: stupri, rapine, saccheggi, omicidi, evirazioni e torture furono all’ordine del giorno… Appena sbarcati in Italia i Goumiers fecero subito vedere di che pasta erano fatti, in Sicilia, infatti, essi cominciarono a razziare e sequestrare donne del luogo considerandole “bottino di guerra” e le portarono via come prostitute. Queste violenze non vennero compiute solo in Sicilia ma prosegui poi nel resto della penisola, concentrandosi sopratutto nel centro Italia e si arrestò solo nell’ottobre del ’44 alle porte di Firenze, quando il corpo di spedizione francese fu trasferito in Provenza. Oltre mille omicidi, 60.000 donne stuprate e ben 180.000 violenze carnali.”

(dalla presentazione del libro “Le marocchinate” di Emiliano Ciotti – nella foto con padre Sergio Arduini e mons. Filippo Ortenzi )

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Aspettavano i liberatori ma arrivò l’inferno

Commemorazioni effettuate dalla  Chiesa Ortodossa Italiana e dall’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate  

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Io coltivo la Vita
Io coltivo la vita  

Foggia – inaugurato da padre Gianni

Orto/Giardino Sociale

 

Io coltivo la vita

Io coltivo la vita” è un’associazione di promozione sociale, presieduta da Pasquale di Domenico, che ha realizzato un Progetto “Orto/Giardino Socialenella periferia della città di Foggia, con l’intento di  recuperare un’area rurale e trasformarla in un’area didattica e sperimentale dove  possano confluire alcuni soggetti fragili, diversamente abili e i loro familiari.

Chiesa ortodossa italiana

Nel suo spirito di difesa del Creato e di valorizzazione dell’alimentazione sana, e dove il verde viene considerato luogo di aggregazione,  di ricreazione e di solidarietà sociale questa associazione si è trovata in perfetta sintonia con la Chiesa Ortodossa Italiana, che a tali temi è stata sempre sensibile, tanto che in Puglia collabora a un progetto BioSlow con l’Associazione Italia Bio, con la quale ha sottoscritto un protocollo d’intesa il 5 marzo scorso. La posa della prima pietra del progetto è avvenuta domenica 16 maggio, terza domenica di Pasqua, con la benedizione di padre Gianni De Paola, parroco della Missione “San Nicola di Myra” di Campomarino (CB), naturopata e Presidente dell’Università Popolare “Paracelso” del Molise.

L’ associazione “Io coltivo la vita”, della quale padre Gianni, su proposta del Presidente e in accordo dell’intero gruppo dirigente è stato accolto quale cappellano e guida spirituale, ha per scopo quello di recuperare un’area rurale in abbandono, data in comodato d’uso da una pia donna proprietaria della tenuta e trasformarla in area didattica e sperimentale ove far svolgere progetti di orto/giardino didattico, raccolta, trasformazione e conservazione dei prodotti della terra a ragazzi e giovani con fragilità diverse, affinché attraverso il contatto con la natura e utilizzando la percezione olfattiva, visiva, tattile, del gusto e dell’udito, che non mancano in nessun soggetto cosiddetto fragile o diversamente abile possano vivere un aspetto della natura diverso e a loro precluso in città. 

Durante la cerimonia di inaugurazione Padre Gianni ha benedetto una edicola votiva, realizzata artigianalmente da un fedele della Chiesa e donata all’Associazione. L’edicola rappresentante una croce tipica ortodossa vuole significare “Cristo in mezzo a noi”- come ha spiegato nella sua omelia Padre Gianni! Video e foto della cerimonia di inaugurazione sono state pubblicate sulla pagina facebook dell’associazione:

https://www.facebook.com/groups/259110505769717

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Foggia – inaugurato da padre Gianni

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Diaconia femminile

Diaconia Femminile  

Le Diaconesse nella Chiesa Ortodossa

Intervista di Tudor Petcu a mons. Filippo Ortenzi

 

Diaconia Femminile

Il prof. Tudor Petcu, ricercatore del Dipartimento di Filisofia delle Religioni dell’Università di Bucarest ha intervistato il nostro Arcivescovo Metropolita mons. Filippo Ortenzi sulla diaconia femminile. L’intervista è stata pubblicata sul blog: https://bottegadinazareth.com/ vicino alla Diocesi cattolica e alle ACLI di Como. Riportiamo il testo dell’intervista:

1.) Potrebbe dirmi perché sarebbe stata invalsa la prassi dell’ordinazione delle diaconesse nella Chiesa Ortodossa e quali ne costituiscono gli argomenti teologici?

La legittimità dell’ordinazione delle diaconesse fu riconosciuta sia dal Concilio Ecumenico di Calcedonia del 451 che da quello di Costantinopoli del 692, e non risulta che questo riconoscimento sia mai stato formalmente abrogato. Se si consultano le Costituzioni Apostoliche, libro VIII, valide per tutta la Chiesa definita “Una, Santa Cattolica Apostolica” (la Chiesa indivisa del primo millennio) si legge chiaramente che le stesse prevedono l’accesso delle donne all’ordine diaconale. La prassi si è mantenuta inalterata nella Chiesa Ortodossa, anche se dal XV secolo in poi molte Chiese dell’Est ne hanno fortemente circoscritte nel numero le consacrazioni. La Chiesa Ortodossa è rimasta fedele ai Concili Ecumenici della Chiesa indivisa del primo millennio mentre, al contrario, la Chiesa Romana, che man mano si è allontanata dalla Retta Fede, ha abrogato la diaconia femminile fin dal VI -VII secolo, considerando le donne indegne di far parte del clero, compreso quello minore. Per comprendere bene il ruolo e la funzione della diaconia femminile è utile leggere il libro dello scrittore Evanghelos D. Theodoru,  dal titolo: “La questione dell’ingresso delle donne nel Sacro Clero secondo la tradizione Ortodossa orientale“. Qui l’autore ci ricorda come “secondo la Didaskalia e secondo la Costituzione degli Apostoli (Costitutiones Apostolorum) la diaconessa occupa una posizione molto onorata negli Ordini del clero, dato che in queste fonti da una parte viene sottolineato che i diaconi e le diaconesse appartengono allo stesso ministero, al “ministerium diaconiae”… E’ come un’anima in due corpi” . E’ dunque importante sottolineare che, come ci ricorda lo scrittore, diaconi e diaconesse condividono lo stesso ministero. Il testo che ho citato è consultabile nel sito dell’Arcidiocesi italiana del Patriarcato di Costantinopoli. In ambito cattolico è difficile reperire documentazioni utili perché si tende a sminuire e ridimensionare il ruolo delle diaconesse dei primi secoli. Ho l’impressione che si punti a farle apparire in un ruolo senza significato e senza consacrazione. Una specie di colf o di sacrestana.

2.) Quali sono le più importante diaconesse nella storia della Chiesa Ortodossa?

Per quanto riguarda l’Italia vi sono alcune Sante dei primi secoli che sono state diaconesse, anche se la Chiesa Cattolica tende a nascondere la loro appartenenza all’ordine sacro. Cito le romane Giulia, Typhena, Melania, Tatiana, Fabiola, Restituta di Sora, . Vi è poi il caso della Santa più venerata in Sicilia: Sant’Agata, patrona di Catania, San Marino e Malta, nonché co-patrona di Capua e Palermo ed altre località in Italia e all’estero. Nell’antichità le diaconesse venivano ordinate prevalentemente tra le vergini, le vedove e tra le mogli dei vescovi. Al riguardo va ricordato che San Gregorio di Nissa, che peraltro aveva una sorella diaconessa di nome Macrina, ricevette la consacrazione ad episcopo unitamente alla moglie Teodosia che nella stessa liturgia venne consacrata diaconessa. Ricordiamo inoltre Gorgonia di Nazianzo, figlia del vescovo san Gregorio Nazianzeno il Vecchio e Santa Nonna e Sorella di san Cesario e san Gregorio Nazianzeno. Le Sante egiziane Domenica e Apollonia di Alessandria. In Occidente nel VI secolo si parla di Redegonda, moglie del re merovingio Clotario I, che si ritirò come diaconessa a Noyon. Nell’Ortodossia la diaconessa più nota e venerata è Olimpia di Nicomedia, collaboratrice nelle opere caritative di Giovanni Crisostomo, nota anche come Olimpia la Diaconessa”.

3.) Perché oggi si torna a discutere sul tema dell’ ordinazione delle diaconesse?

Seppure con l’ affermarsi progressivo del monachesimo femminile in diverse Chiese ortodosse sia caduta in desuetudine la diaconia femminile, essa non è mai stata formalmente abrogata. Non solo. Vi sono Chiese come quella Apostolica Armena e quella Apostolica Autocefala Ortodossa Georgiana dove è difficile trovare una parrocchia dove non vi sia almeno una diaconessa. Per quanto riguarda le chiese greco-ortodosse va ricordato che San Nektarios, (Nettario), nel XIX secolo ricominciò a consacrare diaconesse, scegliendone molte tra le monache del monastero da lui fondato. Oggi in diverse chiese ortodosse dell’Europa orientale sono state ordinate numerose diaconesse, specialmente in ambito monastico, soprattutto tra le abbadesse dei monasteri. Il rilancio del diaconato femminile è stato auspicato, tra l’altro, sia dalla Commissione Pan-Ortodossa di Rodi del 1988 che dal Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Greca del 2004. In ambito cattolico, papa Francesco, nel 2016, durante l’udienza all’Unione internazionale Superiore generali (Uisg) tenuta in Vaticano nel maggio 2016, ha affermato di voler riprendere lo studio sul diaconato femminile nella Chiesa primitiva, anche se poi tale eventualità sembra sia stata accantonata a causa dell’ostilità da parte della maggioranza dell’episcopato. Va rilevato che le chiese evangeliche, riformate, anglicane e vetero-cattoliche hanno, seppure in forme diverse, ripristinato il ministero diaconale femminile.

4.) Quanto importante è l’ordinazione delle diaconesse nella Chiesa Ortodossa Italiana di oggi?

Il recupero del valore ecclesiale delle diaconesse è stato, fin dall’origine, uno dei punti caratterizzanti per la Chiesa Ortodossa Italiana, che vede come uno dei suoi precursori spirituali il vescovo Leopoldo Adeodato Mancini, che all’interno della sua comunità ortodossa di spiritualità assiro-caldea, all’inizio del secolo per primo rilanciò detto ministero consacrando diaconessa madre Marzia Vicenzi di Ala (TN). La prima diaconessa della nostra Chiesa è stata Maria Dimitrova, autorevole esponente della comunità bulgara capitolina, ordinata a Roma (Casale Caletto) il 29 giugno 2016.  Successivamente sono state ordinate nell’anno 2018  Gabriela Velicaholova a Tavarnelle Val di Pesa (FI). Nel 2019 Barbara Piana e Lucrezia Teresi a Scarnafigi(CN) e Olga Federica Pagliani a Rocca Imperiale (CS). Nel 2020 Marisa Soldà a Boville Ernica (FR). Quest’anno, se la situazione pandemica ce lo permetterà, è prevista l’ordinazione delle diaconesse Tania Pizzamiglio di Bagnaria Alta (UD), Laura Sangiorgio di Catania, Ersilia Barracca di Roma ed Elena Quidello di Taranto. Nella Chiesa Ortodossa Italiana le donne sono valorizzate anche in altri ordini ecclesiastici minori quali l’Ipodiaconato ed il lettorato. Va ricordato che la prima donna ad entrare nel nostro clero, è stata Lorella Latini, stilista, artigiana e creativa, nonché Presidente dell’associazione laica di fedeli denominata L’Arca di Sant’Antonio Abate” che si occupa prevalentemente della difesa del creato e della lotta contro la violenza sugli animali, che fu ordinata lettrice poco dopo la rifondazione ufficiale della Chiesa nel 2014.  Oltre questa valorosa sorella è lettore anche la signora   Marie Monique Marty, che rappresenta la componente femminile della nostra Chiesa in Francia.

5.) Quale è l’importanza della donna nella storia del Cristianesimo?

Le donne hanno avuto sempre una grande importanza nella storia del Cristianesimo. Basti pensare alla figura di Maria madre di Gesù e di Maria Maddalena, che fu la prima persona alla quale il Salvatore si manifestò dopo la Risurrezione. La Maddalena, che Ippolito nel suo Commento al Cantico chiama “l’Apostolo degli Apostoli, ebbe un ruolo preminente durante la predicazione di Nostro Signore perché, come ci racconta Luca (8,2-3) ne finanziava la missione con i suoi beni. Al contrario degli apostoli Maria Maddalena, insieme a Maria madre del Salvatore e a Maria di Cleofa (zia di Gesù in quanto moglie del fratello del Giusto Giuseppe”) accompagnarono Gesù durante la Via dolorosa” e furono presenti alla crocifissione – come riportato unanimemente da tutti e quattro gli evangelisti: Luca (23,55-56), Marco (40,41), Matteo (27,55) e Giovanni (19,25) – e alla deposizione del corpo nella tomba messa a disposizione da Giuseppe d’ Arimatea (per questa ragione, nell’ortodossia, sono venerate come “Sante Mirofore”). Furono sempre figure femminili, la Maddalena, la Madonna e Salomé, moglie di Zebedeo e mamma degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni il Teologo, ad essere informate dagli angeli della risurrezione di Gesù e a vedere per prime il Salvatore, come ci informano i vangeli canonici di Matteo (28,1-5) e Marco (16,1-2) e l’apocrifo Vangelo di Pietro (12). Nella Chiesa primitiva non c’era differenziazione alcuna tra uomo e donna. Ce lo conferma Paolo di Tarso, nella Lettera ai Galati (3,28): «non esiste più né giudeo né gentile, né uomo né donna» e la Maddalena, secondo gli apocrifi: Vangelo di Filippo e Vangelo di Maria Maddalena e il Dialogo del Salvatore, tutti scritti in lingua copta (egiziana), Maddalena possedeva addirittura una autorevolezza maggiore degli stessi Apostoli. Non va poi dimenticata l’importanza della presenza di donne missionarie come Priscilla, di cui ci parla l’evangelista Luca negli Atti degli Apostoli (capitoli 18 e 19) e Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi e in quella ai Romani, o Giunia (Rom. 16,7). Non dimentichiamo l’importanza nel Cristianesimo primitivo della classe delle vedove, attive nell’apostolato e nella carità, come Tabila, discepola di Cristo (Atti 9,36-41), delle profetesse, come le quattro figlie di Filippo dei Settanta (Atti 21,8), delle stesse diaconesse, come Fede (Paolo – Romani 16,1), o di santa Nino, alla quale si deve l’illuminazione (conversione) della Georgia.

6.) Come spiega Lei, da vescovo ortodosso italiano, l’esistenza ancora evidente di forme di misoginia all’interno di alcune chiese cristiane?

Fu la Chiesa latina a iniziare la marginalizzazione ecclesiologica delle donne. Basti pensare che nel 591 il vescovo di Roma, Papa Gregorio Magno, sostenne che Maria Maddalena non era altri che la prostituta scampata alla lapidazione di cui ci parla Giovanni (8,1-11) e, subito dopo, nel 593, ben 21 vescovi latini si riunirono in un Concilio locale a Mâcon (Francia) per discutere se la donna potesse essere definita, oppure no “essere umano”, ossia se quando si parlava di “uomo”, il sostantivo significasse “essere umano maschio” oppure “essere umano” a prescindere dal genere maschile o femminile.  Importanti teologi cattolici quali Agostino d’Ippona e Tommaso d’Aquino concordavano con Aristotele nel considerare la donna “un maschio mancato” e a far presente che, al contrario dell’Uomo, la donna non fu creata dal nulla ma da una costola d’Adamo rimarcando, come Agostino d’Ippona, che è stata la causa del peccato originale. Questa concezione cattolica della donna non creata ad immagine di Dio ma ad immagine dell’uomo si è così radicata nel Cristianesimo d’occidente che portò alla soppressione dell’ordine delle diaconesse prima e all’imposizione del celibato del clero. L’inquisizione cattolica, nei secoli XV-XVII fece condannare al rogo decine di migliaia di donne, accusate di stregoneria. Base ideologica della visione diabolica della donna fu la Bolla Pontificia “Summis desiderantes affectibus” (Desiderio con supremo ardore) del Papa Innocenzo VIII del 5/12/1484 che diede ispirazione al libro Malleus Maleficarum (Il Martello delle Streghe) dei frati domenicani tedeschi Sprenger e Institor che riprendevano la tesi agostiniana della donna come maschio mancato (“mas occasionatus”) e sostenevano che femina (donna) derivi da fe + minus, che significa: fede minore. Addirittura nel XVI secolo, un grande inquisitore cattolico, il frate domenicano Bernardo da Como, in un libro dal titolo De Strigiis”,  giunse a sostenere che la donna non avesse un’anima perché non era altro che uno strumento del demonio per la dannazione degli uomini e fonte di tentazione diabolica. Questa concezione cattolica della donna non creata ad immagine di Dio ma ad immagine dell’uomo si è così radicata nel Cristianesimo d’occidente che portò alla soppressione dell’ordine delle diaconesse. La concezione della natura peccaminosa della donna quale causa del peccato originale ha contagiato anche movimenti religiosi cristiani. Soltanto alla fine del secolo scorso, Papa Giovanni Paolo II (lettera apostolica del10 luglio 1995 e Giubileo 2000)  chiedeva perdono per le ingiustizie compiute verso le donne, la violazione dei diritti femminili, la denigrazione storica delle donne e i peccati commessi nel passato dagli uomini di Chiesa Cattolica contro la loro dignità per le quali faceva pubblica ammenda, Papa Giovanni Paolo II (con la Lettera Apostolica del10 luglio 1995 e nel corso del Giubileo 2000)  ha sconfessato la pregressa e plurisecolare misoginia e facendo pubblica ammenda ha chiesto perdono alle donne per le ingiustizie, la violazione dei diritti femminili, la denigrazione storica e i peccati commessi nel passato dalla Chiesa Cattolica contro la loro dignità.

Diaconia Femminile  

Le Diaconesse nella Chiesa Ortodossa

Intervista di Tudor Petcu a mons. Filippo Ortenzi

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Intercomunione

Intercomunione 

 tra la Chiesa Ortodossa Italiana e l’Eglise Orthodoxe du Congo

 

intercomunione

Grazie all’opera di mons. Richard Marty, vescovo di Nizza, Monaco e Ventimiglia della Chiesa Ortodossa Italiana è stato sottoscritto un trattato di piena comunione sacramentale, liturgica e canonica tra la Chiesa Ortodossa Italiana e la Chiesa Ortodossa del Congo  – Eglise Orthodoxe Byzantine du Congo-Brazzaville – detta Chies fa parte dell’Alleanza Mondiale delle Chiesa Canoniche Ortodossa co-presieduta da Sua Beatitudine Jacques-Israel Nectaire, della Chiesa Ortodossa d’Europa-Chiesa di Francia, in intercomunione con la nostra Chiesa.

Chiesa Ortodossa Italiana e et Eglise Orthodoxe du Congo

In nomini Patris et Fili et Spiritus Sancti. Amen

Noi, sua Beatitudine Filippo Ortenzi, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana e sua Beatitudine Simon-Pierre PEMBET SYTHA, Arcivescovo, Metropolita delle Chiesa Ortodossa Bizantina de Congo-Brazzaville, dopo aver ascoltato i rispettivi Santi Sinodi, e obbedendo al parola di nostro Signore Gesù Cristo  affinché siano cosa sola (Giovanni XVII, 20) stipuliamo la piena comunione sacramentale, liturgica e canonica tra le nostre chiesa.

Nous, sa Béatitude Filippo Ortenzi, Archevêque Métropolite de l’Eglise Orthodoxe Italienne et sa Béatitude Simon-Pierre PEMBET SYTHA, Archevêque Métropolite de l’Eglise Orthodoxe Byzantine du Congo-Brazzaville, ayant entendu le Saint Synode du Congo, et en obéissant à la parole de Notre Seigneur Jésus-Christ et pour qu’ils soient Un (Jean XVII, 20), nous stipulons la pleine communion sacrée, liturgique et canonique entre nos églises.

Intercomunione

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