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Glorificazione Ugo Bassi

Glorificazione Venerabile Ugo Bassi

Valle di Suio, 25 maggio 2024

Sabato 25 maggio, si è svolto nella Valle di Suio (Castelforte LT),  nel Piazzale della sede dell’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Salomone, sede anche della Missione “San Giacomo de Molay” della nostra Chiesa, il Rito di Glorificazione del Venerabile Ugo Bassi, ex sacerdote barnabita, cappellano della Legione Italiana (garibaldina),  etno martire ed Eroe del Risorgimento italiano. Prima della pandemia, agli inizi del 2020, si costituì un Comitato per la Glorificazione di Ugo Bassi che vide la partecipazione di autorevoli personalità quali il dott. Daniele Gregorio Scalise (Catanzaro) Presidente Nazionale Confederazione imprenditoriale ES.A.AR.CO; l’avv. principe Giuseppe Francesco Maria Francica Mayo di Belforte e Panaia (Vibo Valentia) della  S.G.L. Garibaldina d’Italia; il dott. Renzo Buglione (Bologna) M.V. R.L. Ugo Bassi; il dott. Daniele Dragone (Roma) Gran Priore della Confraternita dei Cavalieri della Milizia di San Michele Arcangelo; il dott. Carmelo La Rosa (Messina) Gran Priore delle Sentinelle della Pietà del Pellicano “Argonauti del Santo Graal”; il dott. Francesco Vecchio (Napoli) – G.M. Ordine dei Cavalieri del Tempio di Salomone; mons. Richard Marty (Francia) – vescovo di Nizza – Monaco e Ventimiglia; il dott. Roberto Pinna (Cagliari) – cancelliere della nostra Chiesa e decano ortodosso per la Sardegna; Paolo Miki D’Agostini (Roma) direttore editoriale quotidiano Paese Roma e il prof. Raffaele K. Salinari (Bologna), scrittore, medico chirurgo, docente dell’Università di Bologna autore di un documento sulle “Basi teologiche dell’impegno civile di Ugo Bassi” che, unitamente a delle testimonianze di avi del principe Francica Mayo, sono stati tra le basi del processo di canonizzazione.

Al tavolo della presidenza del rito di glorificazione, vedi foto, erano Sua Beatitudine Filippo Ortenzi, Arcivescovo Primate della Chiesa Ortodossa Italiana, il dott. Francesco Vecchio, Gran Maestro dei Cavalieri dell’Ordine di Salomone ed ipodiacono della nostra Chiesa, il generale Constantin Bartolomeo Savoiu, Arconte del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e mons. Svetoslav Vasilev, vescovo di Serdica (Bulgaria) del Sinodo Internazionale dell’U.I.C.O.A. (Unione Internazionale delle Chiese Ortodosse Autocefale).

Dopo aver portato i saluti del Santo Sinodo, Sua Beatitudine Filippo I ha illustrato brevemente la figura di Ugo Bassi, uno dei più luminosi eroi del Risorgimento italiano. Sacerdote barnabita, patriota e garibaldino si è opposto al potere temporale della Chiesa Cattolica e, giustamente, può essere considerato un precursore della necessità di costituire una Chiesa Nazionale italiana.

Sacerdote dei Chierici Regolari di San Paolo  (barnabiti), ne seguì scrupolosamente la dedizione alla vita comunitaria in povertà,  (per la qual cosa furono spesso oggetto di diffidenza da parte della Chiesa Cattolica che più volte li mandò a giudizio dell’Inquisizione perché accusati di seguire le eresie delle beghine o begardi, e dei poveri di Lione  o valdesi, movimenti pauperistici che criticavano l’opulenza e il potere temporale della Chiesa), fu attivo nell’apostolato cristiano e nell’educazione dei giovani in scuole, convitti e oratori nello spirito dell’ordine che è quello di «rianimare lo spirito ecclesiastico e lo zelo per le anime tra il clero». Fu un predicatore piuttosto famoso e, nei suoi lunghi e numerosi viaggi per l’Italia, vivendo sempre in povertà, fu seguito spesso da molte persone attratte dalla sua testimonianza di fede. Adolescente durante l’età napoleonica, studiò nel collegio Barnabita di Bologna manifestando interesse verso gli scrittori patrioti e liberali. Rimase affascinato dal Proclama che il generale Gioacchino Napoleone Murat, Re di Napoli, emise da Rimini nel 1815, parlando per la prima volta di una Italia libera e unita. Fuggito dal collegio per arruolarsi, gli venne, a causa della giovane età, rifiutato l’arruolamento. Le sue prediche infiammavano i fedeli ma preoccupavano le gerarchie cattoliche in quanto era solito denunciare la corruzione del clero e l’operato della corte pontificia con violente invettive contro ”iniqua Roma avara metropoli sentina di vizi“, oltreché polemizzare contro l’odioso ordine dei gesuiti visti come i difensori dell’oppressione clerico-feudale e nemici del popolo e della Patria (erano talmente impopolari che anche un liberale neoguelfo e moderato come l’abate piemontese padre Vincenzo Gioberti, li attaccò col libro “Il gesuita moderno”). A Genova le sue invettive contro i gesuiti, gli procurarono oltre che l’ostilità di detta compagnia anche della Lega Cattolica (partito clericale antenato della Democrazia Cristiana) e della gerarchia della Chiesa. Probabilmente si deve anche all’opera di Ugo Bassi se Sua Maestà Carlo Alberto (i due si stimavano reciprocamente tanto che ottenne anche una udienza da parte del Re) promulgò il 28 agosto 1948 una legge (la legge n.777) con la quale, anche al fine di fermare i numerosi tumulti e le manifestazioni anti gesuitiche che a Genova erano degenerate in rivolte violente, ma erano altrettanto animose anche in Sardegna (a Cagliari e a Sassari dove i gesuiti erano stati espulsi a furor di popolo) e in Piemonte: a Chieri, Novara, Torino, Saluzzo ecc. ne decretava l’espulsione dal Regno di Sardegna (legge purtroppo abrogata dal fascismo nel 1929 a seguito della stipula dei Patti Lateranensi).

Le sue continue prediche per la riscoperta dell’ortodossia cristiana dei primi secoli contro la degenerazione cattolica, la corruzione del clero e il potere temporale gli procurarono espulsioni e il divieto di accedere dal Ducato di Parma, dal Lombardo Veneto e la proibizione a predicare negli Stati Pontifici. Ugo Bassi si trovava ad Ancona quando seguì come cappellano i volontari pontifici del Gen. Durando che stavano partendo per unirsi all’esercito sabaudo nella Prima guerra d’indipendenza. Con acceso patriottismo diffuse lo spirito rivoluzionario fra i soldati, come prima aveva infuso quello religioso nella popolazione civile. Fu ferito a Treviso il 12 maggio 1848 e portato a Venezia, all’epoca governata dall’Austria. Rimase nella città lagunare e, dopo la sua guarigione combatté per la Repubblica di San Marco (1848-49). Sempre nel 1848 il Papa Pio IX, sentito il Generale dei Barnabiti, ne decretò la secolarizzazione, ciò nonostante il Bassi continuò a sentirsi un sacerdote e comportarsi come tale. Nel 1849 si trovava a Roma, dove partecipò alla nascita della Repubblica Romana e venne nominato cappellano della Legione Italiana di Garibaldi. Così Bassi descrive l’incontro con l’Eroe dei Due Mondi: “Garibaldi è l’Eroe più degno di poema, che io sperassi in vita mia di vedere. Le nostre anime si sono congiunte come se fossero state sorelle in cielo prima di trovarsi nelle vie della terra“.

Bassi seguì il gen. Giuseppe Garibaldi nei combattimenti di Palestrina, Velletri, Roccasecca, dove venne ferito a un piede, e sul Gianicolo. Fino alla resa di Roma rimase in prima fila prestando assistenza religiosa ai combattenti della Repubblica ed anche ai nemici francesi feriti e catturati. Il 2 luglio pronunciò l’ultimo discorso: celebrando in S. Lorenzo in Lucina l’elogio funebre per la morte di Luciano Manara ebbe parole dure contro gli artefici della caduta della Repubblica. A Roma combatté, curò i feriti, rincuorò i soldati. Dopo la caduta della Repubblica Romana fuggì alla volta di Venezia con il Generale Giuseppe Garibaldi, Francesco Nullo, Angelo Brunetti detto Ciceruacchio, Giovanni Livraghi e altri. Giunto a San Marino, il gruppo si separò.

Bassi, partito da San Marino, con il capitano garibaldino Giovanni Livraghi, fu catturato dai soldati dell’esercito austro-ungarico (che insieme a quello borbonico e a quello francese si erano alleati per restaurare il potere temporale della Chiesa) il 3 agosto nei pressi di Comacchio e furono rinchiusi nella torretta medievale di Villa Spada. Il 7 agosto, senza aver subito alcun processo, i due vennero condannati a morte e il giorno successivo fucilati e gettati in una unica fossa ubicata in una località vicina all’attuale Torre di Maratona dello Stadio. Morì, quarantottenne recitando l’Ave Maria. Il 18 agosto 1849 gli austriaci, per impedire che i cittadini di Bologna manifestassero i propri sentimenti di approvazione e affetto sulla tomba del Bassi, riesumarono il suo corpo traslandolo nel cimitero della Certosa.

L’8 agosto 1940, su sollecitazione dello storico Umberto Beseghi (biografo di Ugo Bassi) e del direttore del Museo Civico del Risorgimento Giovanni Maioli al fine di saldare in un unico ambiente i caduti del Risorgimento e della Prima Guerra Mondiale. Il sarcofago contenente i resti di Ugo Bassi fu collocato, alla presenza dei discendenti dei familiari e di S.A.R. Adalberto di Savoia-Genova, Duca di Bergamo nella nicchia prospiciente l’altare presente nella cripta del sacrario dei Caduti della Grande Guerra. Negli anni ’80 del secolo scorso, fu riscoperto nell’ambito dell’operazione culturale denominata Socialismo Tricolore da Bettino Craxi che fu un ammiratore del suo patriottismo e delle sue profonde convinzioni civili e religiose. Padre Ugo Bassi che vedeva nel Risorgimento un ideale cristiano di libertà e carità può essere considerato un precursore dell’esigenza di costituire una Chiesa Nazionale e Patriottica, (come lo dimostra il fatto che nella nostra successione apostolica è presente mons. Paolo Gullotti Miraglia che nel 1900 a Piacenza fu consacrato vescovo della Chiesa Cattolica Indipendente d’Italia, i cui ideali sono stati raccolti dalla Chiesa Ortodossa Italiana. Il valore morale e spirituale di padre Ugo Bassi è indubbio, avendo dedicato la vita, oltre che per gli Ideali di Patria e Libertà, anche nell’assistenza ai poveri, agli ammalati (come la cura dei colerosi dell’Olivella di Palermo e dei feriti nella battaglia di Roma, senza distinzione se fossero patrioti italiani o dell’armata cattolica francese), non dimentichiamo che a Palermo nel 1837, a Palermo, i suoi richiami alla purezza della vita dei primi tempi cristiani e all’applicazione totale dei principi evangelici furono osteggiati non solo dal Regime Borbonico che vi intravedeva un pericoloso intento politico e una visione di rinnovamento della società civile ma anche del clero cattolico, che difendeva con i denti i propri privilegi feudali ed era spesso un “instrumentum regni” utile alle classi dominanti per tenere nell’ignoranza e sfruttare il popolo. Sempre nel 1837 in Sicilia, fronteggiò l’epidemia di colera che si era propagata a Siracusa, e per la meritoria opera di assistenza personale verso i poveri e gli infermi, pagando di tasca sua i medicinali, divenne (come testimoniato dal Sindaco di Siracusa Emanuele Francica Barone di Pàncali) il benemerito della sua città e passò alla storia come “Padre degli infelici“. A Bologna, durante l’occupazione asburgica e il malgoverno pontificio, il “luogo del martirio” di Ugo Bassi divenne meta di un continuo pellegrinaggio e i ciuffi d’erba intrisi del suo sangue, strappati dal popolo nel luogo della fucilazione, sono venerati come le reliquie di un “santo del popolo”. Una scritta recita: “Moschettato da chi tradì Italia e Pio” ma, come ha scritto il principe Giuseppe Francesco Maria Francica Mayo di Belforte e Panaja, un cui avo ha combattuto nell’esercito garibaldino partecipando alla spedizione dei mille: “Si può, pertanto, capire l’entusiasmo e la gioia che assapora il mio cuore, se la causa di Glorificazione riuscirà a trionfare su tutte le brutture commesse dalla storia. “Padre perdona, poiché essi non sanno quel che fanno”. Ma il guaio è che “essi” sapevano e ancora oggi “sanno”.

Successivamente Sua Beatitudine ha letto il  Tomos di Glorificazione del Venerabile Ugo Bassi: Noi Filippo di Roma (al secolo Filippo Ortenzi), Servo dei Servi di Dio, Arcivescovo Metropolita della Chiesa Ortodossa Italiana vista la Postulazione e la successiva istruttoria, sentito il Santo Sinodo ed il Tribunale Nazionale Ecclesiastico, effettuata ai sensi del Comma 1 del Canone n. 92 della Chiesa Ortodossa Italiana, vista la documentazione addotta, e in considerazione che ai sensi dei Canoni il Venerabile Ugo Bassi rientra, come è stato testimoniato, per virtù ed opere, tra coloro che siano meritevoli di speciale e devota venerazione, avendo dedicato la propria intera esistenza terrena alla vivificazione della fede e della vita cristiana, all’evangelizzazione, alla cura materiale e spirituale dei poveri, dei malati e dei bisognosi, alla diffusione dell’amore per Dio, i Poveri e la Patria, contro il potere temporale pontificio e per l’unificazione della nostra amata Italia, per i cui ideali ha dato e perso la vita.

DECRETIAMO, DICHIARIAMO E PROCLAMIAMO

l’accoglimento pieno e incondizionato, in coscienza e rivolgendo con fede sincera lo sguardo nostro al Santo Vangelo, dell’inserimento col titolo di Venerabile ed Etno Martire di padre Ugo Bassi, riconosciuto dalla data odierna tra i Santi venerati dalla nostra Chiesa, e l’iscrizione nel calendario dei Santi l’8 agosto, giorno della sua dipartita dal mondo terreno e del Suo ritorno alla Casa del Padre e il 25 maggio giorno della sua Glorificazione da parte della nostra Chiesa.

Il nobile cavaliere dott. Armando Pannone, noto scrittore partenopeo,   ha letto la preghiera a San Ugo Bassi scritta dal poeta e scrittore cav. Francesco Russo, Gran Priore della Confraternita dei Cavalieri Templari “Ugone dei Pagani”.

Si è proceduto poi alla benedizione delle Icone e delle stampe dedicate al santo nonché della stele di acciaio nautico dove è incisa con il laser la figura di Giacomo de Molay, ultimo gran Maestro dei Cavalieri Templari e primo santo glorificato dalla nostra Chiesa.

Alla cerimonia, hanno partecipato anche personalità provenienti dalla Romania (gen. Constantin B. Savoiu), Moldavia, Bulgaria (Sua Beatitudine Svetoslav Vasilev, arcivescovo di Senica), Serbia (col. Draconir Petrovic), Macedonia (Goran Rafajlosky), Francia e Stati Uniti d’America (Olli Spencer)  che hanno potuto conoscere la figura del Santo grazie alle traduzioni in inglese (Corrado Tocci e gen. Savoiu), francese e rumeno (gen Savoiu).

Alla celebrazione hanno partecipato anche padre Alessandro di Roma e il parroco (padre Sergio) e vice-parroco (padre Emanuele) della Chiesa diSan Miche Arcangelo di Frosinone.

Chiesa Ortodossa Italiana

Via Appia Nuova n. 612  – 00179 ROMA

telefono: +39 0621119875 – email: chiesaortodossaitaliana@gmail.com  C.F. 930053400045

            

 

 

Filippo Ortenzi

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