Dopo circa due anni di detenzione senza accuse formali, si è venuto a sapere che lo studente egiziano dell’Università di Bologna, Patrick Zaki, è detenuto per motivi religiosi in quanto ha denunciato una realtà sotto gli occhi di tutti, e cioè che nella Repubblica Araba d’Egitto i copti (egiziani), popolazione camita discendente degli antichi egizi sono discriminati e perseguitati dalla maggioranza araba e musulmana e tollerati, al più, come cittadini di seconda classe o dhimmi. Ovviamente la notizia non ha fatto piacere alla maggioranza dei mass media italiani che, pensavano che Zaki fosse indagato per avere posizioni diverse da quelle governative sulla condizione degli omosessuali in Egitto. Un Zaki “frocio” era, evidentemente “politicamente corretto“, uno “cristiano”, per chi si batte per l’invasione afro-islamica del nostro popolo, per togliere i crocifissi dalle scuole ecc. diventa, per i pennivendoli del pensiero unico, meno difendibile. All’uopo riporto un articolo da me pubblicato il 26 dicembre 2017 sul blog Italia Ortodossa dal titolo: Egitto – come si diventa stranieri in Patria.
Esisteva un tempo, un’antica civiltà che fiorì sulle rive del Nilo migliaia di anni prima che in Italia fosse fondata Roma. Il popolo che viveva in tale territorio costruì monumenti imponenti, che ancora oggi gli scienziati non riescono a capirne le tecniche di costruzione, crearono la scrittura, l’astronomia, la medicina ed era culturalmente progredito migliaia di anni prima che sul mediterraneo si affermassero la cultura greca e la potenza di Roma. Tale popolo mantenne la propria autonomia religiosa e culturale anche dopo essere entrato a far parte dell’Impero Romano e favoriva la conoscenza, avendo costituito la più grande biblioteca del mondo. Il popolo egiziano fu anche uno dei primi a convertirsi al cristianesimo, a cui diede fermento mistico con il monachesimo fondato da Sant’Antonio il Grande e da santi e dotti monaci conosciuti come i “Padri del deserto“, con una particolare vivacità culturale e teologica e ciò fino a quando nel 639 d.c. orde arabe provenienti dalla Palestina al comando di Amr Ibn al-As irruppero nel suo territorio sconfiggendo successivamente le truppe romane (l’Impero Bizantino non è mai esistito si è sempre chiamato Impero Romano e giuridicamente, dopo la caduta di Roma la capitale dell’Impero divenne Costantinopoli-Nuova Roma, salvo nel periodo 663-668 quando la capitale imperiale fu portata a Siracusa, in Sicilia) che, incapaci militarmente di difenderlo, l’abbandonarono alla dominazione islamica nel 642. Gli arabi, popolo rozzo di nomadi venuti dal deserto, animato da un fanatismo religioso che gli imponeva la diffusione della religione con la spada e lo sterminio o sottomissione dei popoli soggiogati, per prima cosa cercò di colpire il cuore della cultura egizia distruggendo la grande biblioteca di Alessandria dove erano custodite non soltanto le conoscenze dell’antico Egitto ma di tutta la Civiltà ellenico – romana, con la giustificazione, come affermò il Califfo (vicario del Profeta e Guida dei Credenti) Omar che se nei libri si affermavano cose in accordo con il Corano erano inutili, se invece si affermavano cose contrarie erano dannose e pertanto, in ambedue i casi andavano distrutti. Dopo una trentina d’anni gli invasori arabi imposero come lingua ufficiale l’arabo, che sostituì il copto (egiziano), che gradualmente cessò di essere parlato dagli abitanti finendo per estinguersi, dopo un migliaio di anni, alla fine del diciassettesimo secolo, sopravvivendo unicamente come lingua liturgica della Chiesa Copta-Ortodossa e delle altre Chiese Cristiane presenti nel territorio. Gli Arabi imposero anche il calendario mussulmano, lunare e impreciso che sostituì il calendario copto od alessandrino derivato dall’antico calendario egizio e la scrittura copta, simile a quella greca, fu sostituita da quella araba meno elaborata essendo priva di vocali. Con il tempo gli invasori arabi si sposarono con le donne o gli uomini locali e, com’è d’obbligo, per i non credenti, se si sposano con un mussulmano, si devono convertire all’Islam e, gradualmente numerosi egiziani onde non pagare la tassa di sottomissione e non essere dhimmi (credenti in una religione dei popoli del libro – cristiani ed ebrei – tollerati ma discriminati e sottomessi all’Islam), si convertirono all’Islam abbandonando la loro religione ed accettando nome e costumi arabi, finendo per considerarsi arabi essi stessi. Gradualmente in Egitto, il termine egiziano o copto, ha finito per individuare i discendenti degli antichi egizi che mai si sono mischiati con gli Arabi ed hanno mantenuto una lingua (sia pur usata nella liturgia ma che si studia nelle Parrocchie), un popolo (quello egiziano autentico) e una fede (quella cristiana). Molti ignorano che non esiste una Repubblica Egiziana ma una Repubblica Araba d’Egitto, a rimarcare che l’Egitto è degli Arabi e dei Mussulmani e che gli egiziani (copti) e i cristiani non hanno diritti. Quello che è successo in Egitto è successo anche in Kosovo dove gli albanesi immigrati al seguito delle truppe ottomane hanno gradualmente superato per numero le precedenti popolazioni serbe-ortodosse costringendole a lasciare i territori dei loro avi e sarebbe successo in Spagna se non ci fosse stata la Reconquista cristiana (per fortuna loro all’epoca non c’era un Papa Francesco) ed in Sicilia se dopo quattro secoli di dominazione saracena non fosse stata liberata dai normanni di Goffredo D’Altavilla. Quanto sopra raccontato è un monito per tutti quelli che nel nome dell’accoglienza vogliono le frontiere aperte, rischiamo di finire come gli egiziani … stranieri in Patria.
Mons. Filippo Ortenzi
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