E’ uscito il numero 2 de La Voce Francescana, rivista mensile della Fraternità di San Francesco, diretta da fra Giovanni Maria Maddamma, Superiore della Fraternità e vescovo di Bari e del Mercurion. La rivista rappresenta uno strumento prezioso per comunicare il messaggio di pace, fraternità e amore ed è un punto di riferimento per chi desidera abbracciare la spiritualità francescana.
In questo numero:
L’Editoriale di fra Giovanni – Auguri a fra Nunzio Lavore – Salviamo la Chiesa e il mondo – Combattiamo il falso profeta – Ricordando Benedetto XVI – La battaglia di don Minutella – Riflessioni francescane – Battesimo al Giordano – Spazio Fraterno – Personaggio del mese – Lo scatto di fra Giacomo.
L’inizio della Missione della Fraternità di San Francesco per una nuova Chiesa in Italia è databile all’ottobre scorso durante il Decennale della Chiesa Ortodossa Italiana tenutosi a Rimini.
Ci si può abbonare alla Voce Francescana mandando un’offerta alla stessa (per informazioni tel. +39 0256567824 – email: info@ordinefrancescano.it)
Coloro che desiderano avere una copia in pdf della rivista La Voce Francescana possono richiederla alla Cancelleria della nostra Chiesa: chiesaortodossaitaliana@gmail.com oppure padregianni.coi@gmail.com
Mons Roberto Pinna, Episcopo della Diocesi di Cagliari della Chiesa Ortodossa Italiana, ha presenziato al rito effettuato a San Nicolò D’Arcidano (Oristano) presso la comunità serba seguita dalla nostra Chiesa, dove la Slava è stata effettuata presso la famiglia Milanovic, che ha quale santo protettore San Giovanni Battista.
La Slava, o venerazione e culto del Santo Protettore della Famiglia è una istituzione tipica delle popolazioni ortodosse slave, in particolare dei serbi, dove è diffusa la venerazione delle icone, o “teologia in colori” come viene definita da alcuni studiosi.
Detta pratica fu istituita da San Sava (al secolo Rastko Nemanjić, originario di Podgorica in Montenegro è stato il fondatore della Chiesa Ortodossa Serba), figlio dell’allora sovrano Stefan Nemanja, celebrato ancora oggi come il più grande santo della Serbia. La Slava serba è insieme una festa di compleanno della famiglia, nello Spirito della santa Fede cristiana ortodossa che si celebra nel nome del Santo Patrono. Nella sua importanza per una famiglia serba, la Slava viene subito dopo la Pasqua e la Natività.
Rito
In una posizione importante della casa, davanti ad una candela sempre accesa, viene collocata l’icona del santo patrono. Vicino, spesso accanto ad altre icone, viene allestito un ambiente dedicato alla devozione e al ricevimento del sacerdote.
La Slava si ripete ogni anno con la celebrazione di una particolare Messa- la Messa – Slava, appunto – durante la quale viene fatta passare di mano in mano una torta caratteristica che, tagliata e baciata, è distribuita a tutti i componenti della famiglia. In questa maniera la famiglia ringrazia il santo protettore per tutti i beni ricevuti durante l’anno trascorso e spera che egli continui a proteggerla dal male.
Nel giorno della Slava il sacerdote asperge le abitazioni con l’acqua santa e benedice le spighe, in segno di venerazione e memoria dei defunti. Alla fine della funzione il sacerdote taglia la torta e, innalzandosi verso l’icona, recita: “Questo io ti offro, O Signore, a onore e gloria del Santo. Con le Sue preghiere, o Signore, accetta questa offerta fra i tuoi doni celesti.”
Pertanto, come la croce è un segno di appartenenza al Cristianesimo, così l’icona è un segno caratteristico dell’Ortodossia. Nelle chiese e nelle famiglie ortodosse si possono trovare infatti più icone che croci. I fedeli spesso portano al collo o in tasca una piccola icona, come una croce. Si tratta per lo più di riproduzioni di icona più cara della casa, generalmente appartenuta per lungo tempo alla stessa famiglia e passata da una generazione all’altra in eredità o ricevuta quale dono propiziatorio e di benedizione da parte dei genitori.
A volte il fedele sceglie personalmente la sua icona. Si tratta allora dell’effigie del santo che il credente sente più vicino durante la preghiera – a seconda della sua esperienza diretta o della sua tradizione familiare – ed al quale si affida.Infine alcuni monaci portano con sé un dittico o trittico, composto da più icone, che si può aprire e chiudere, così da offrire la possibilità al fedele, nel momento del raccoglimento, di trasferirsi col pensiero in chiesa, davanti a l’iconostasi, davanti all’altare.
Per la cultura serba, la Slava è divenuta una festa spirituale identificata con il proprio nome e la propria esistenza. Nella storia del popolo ortodosso e serbo, la Slava ha arginato con successo il proselitismo cattolico romano, le persecuzioni dall’Occidente, e la schiavitù religiosa e la brutalità dell’islam per secoli.
L’osservanza della Slava è compiuta anche da organizzazioni culturali e sociali, città, e perfino da unità militari. Insieme ai parenti, si riuniscono in quel giorno amici e conoscenti; la casa è aperta a tutti quelli che arrivano. Le emozioni di quanti celebrano si caricano delle motivazioni più nobili.
Essi sono pronti e desiderosi di accogliere e offrire il meglio in termini di amicizia, cibo e bevande, e tutto si prepara in spirito di preghiera. Il padrone di casa per quel giorno non si siede. Il suo dovere è di dare il benvenuto e servire: “Da sluzi Krasno Ime”. Ci sono molte belle forme di “zdravljica” (brindisi) che in questo giorno si pronunciano e si ascoltano, con il padrone di casa e gli invitati che invocano le benedizioni di Dio e dei Santi ortodossi e si scambiano i migliori auguri a vicenda, è un giorno di grande esultanza spirituale.
La Missione San Raffaele Arcangelo di Milano, diretta da padre Gabriele
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